Il rifugista: «Non è un gesto politico». La risposta della SAT: «Siamo una realtà plurale e le regole devono essere uguali per tutti».
La bandiera palestinese al rifugio
(gli alpinisti chiedono di rimuoverla e il gestore si rifiuta)
di Matilde Peretto
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 18 agosto 2026)
«Ti chiediamo di provvedere alla rimozione della bandiera palestines». È il messaggio arrivato ad Alberto Bighellini, gestore del rifugio Stivo ad Arco (in provincia di Trento), da parte della SAT, la Società alpinisti tridentini. Questa, proprietaria del rifugio, vuole che la bandiera venga tolta perché «ciò che viene esposto è inevitabilmente percepito all’esterno come espressione della SAT stessa e non solo come posizione personale del gestore». Ma Bighellini non ci sta: «La bandiera non la tolgo».
Il precedente
Non è la prima volta che succede: il rifugio aveva già esposto, lo scorso anno, la stessa bandiera ricevendo la medesima lettera dalla SAT. «Sono rimasto deluso che anche quest’anno mi sia arrivata la stessa comunicazione. Pensavo la pensassero come me sui valori di solidarietà che condivido con la SAT (e con cui vado molto d’accordo). Invece sembra che per loro la priorità sia rimuovere questa bandiera che, però, io non toglierò».
«Non sto facendo politica»
Bighellini ha buoni rapporti con la SAT e il loro dialogo è sempre stato pacifico: «Spero che anche quest’anno ci sarà un allineamento, per ora la discussione è pacata. Ci tengo, però, a sottolineare una cosa», continua il rifugista, «quello che faccio io con la bandiera della Palestina non è politica, ma un atto di solidarietà. Se fossi una persona che sta morendo sotto le bombe sarei sollevata di sapere che a 2mila metri di altitudine c’è un rifugio che pensa a me. Mi dispiace e spero che questo mio gesto solidale non sia preso come politica perché si tratta di una questione a priori. È puro sostegno verso chi muore per la guerra. Come in un incidente stradale: se qualcuno si fa male non si resta indifferenti, ma ci si ferma e si aiuta come si può».
Il rifugio
Il gestore dello Stivo spiega anche che non ci sono molte persone che si lamentano della bandiera appesa: «Magari qualcuno disapprova, ma poi pensa anche che ha 2mila metri uno fa quello che vuole. Sono molti di più quelli che mi dicono “che bello che sensibilizzi su questo tema”». Un altro motivo, forse, per non togliere la bandiera palestinese.
La risposta della SAT
La SAT, attraverso le parole del presidente Cristian Ferrari, ha pubblicato una nota stampa in cui risponde alle discussioni, ribadisce la sua posizione e la spiega: «Solidarietà, umanità, pace e vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra appartengono alla storia e ai valori della SAT e non sono in discussione. Comprendiamo quindi che la bandiera palestinese esposta al rifugio Stivo rappresenti, nelle intenzioni del gestore, anzitutto un segno di vicinanza a una popolazione che sta vivendo una situazione di straordinaria sofferenza. Ma proprio perché la SAT è una realtà plurale, le regole comuni non possono dipendere da quanto condividiamo o meno una determinata posizione. Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti. Questo non limita la libertà personale di nessuno: significa rispettare le regole dell’Associazione quando la si rappresenta».
«Clima di collaborazione e rispetto»
Per la società, dunque, la bandiera palestinese va rimossa, ma si professa positiva nell’epilogo della questione: «Il gestore ha comunicato la propria intenzione di non rimuovere la bandiera. La SAT ha ribadito nella risposta il principio alla base della propria richiesta e, allo stesso tempo, l’auspicio di proseguire il rapporto in un clima di collaborazione e rispetto, invitando il gestore a confrontarsi preventivamente con l’Associazione rispetto a iniziative o scelte personali che coinvolgano il rifugio, evitando decisioni assunte autonomamente. Non intendiamo alimentare ulteriormente un confronto che rischierebbe di trasformare una questione di regole in uno scontro sulla bandiera palestinese», conclude il presidente Cristian Ferrari.
Il commento
della Redazione
E’ vero che arte, cultura e sport (e quindi anche la frequentazione della montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Però è anche vero che la questione palestinese e l’eccidio al quale abbiamo assistito e assistiamo pressoché indifferenti non ha nulla a che fare con le questioni ideologiche. Se noi appassionati di montagna ci scaldiamo tanto per salvare qualcuno in pericolo, anche i più sprovveduti; se è del tutto normale prestare soccorso a chi è stato vittima di un incidente stradale; se è vero ciò che il Vangelo ci ha insegnato, quell’amore per il prossimo che abbiamo messo sotto ai piedi, allora non c’è alcun dubbio che dobbiamo solidarizzare con il più debole, con le vittime innocenti. La bandiera palestinese potrà essere anche un vessillo politico, ma per la maggioranza di coloro che la espongono è una protesta, volta a far terminare al più presto la bestiale violenza e l’accanimento su un popolo, indipendentemente dalle ragioni e dai torti (quelli sì, politici e magari anche ideologici).
La protesta è tale veramente se non si limita alle parole, deve avere la stessa natura della guerra che la provoca: e in sede di guerra deve valere ogni possibile ribellione a regole e “imparzialità” che in genere proteggono soprattutto gli aggressori.
E, in ultima analisi, ci duole concludere che la nostra protesta è davvero limitata: infatti si riduce a una o due riuscite manifestazioni, a qualche corteo ripetuto ogni settimana con poche centinaia di persone, a tante parole spese al vento. Non ci deve meravigliare che, in questa situazione di totale assenteismo di solidarietà vera, qualcuno o qualche istituzione si possano “indignare” per una bandiera esposta da un privato in un luogo pubblico. Noi non possiamo accettare questo menefreghismo generale e utopisticamente auspichiamo invece che ci sia un moto di solidarietà popolare tale che convinca anche medici, infermieri, poliziotti, vigili urbani e pubblici impiegati a indossare su un braccio una fascia con i colori palestinesi. Fino ad arrivare ai più pavidi, giornalisti, presentatori TV o altra gente ancora più in vista. Perfino i presidenti delle sezioni del CAI… Fino ai magistrati e ai giudici, che sono uomini anche loro. E che il numero di questi coraggiosi che sfidano le “regole” e il personale licenziamento cresca a dismisura, fino ad arrivare finalmente in Parlamento.
Il commento
di Carlo Crovella
Ho sempre sostenuto (ripetutamente anche in questo blog) che arte, cultura e sport (questo inteso in senso lato, comprendendo anche la montagna) devono restare al di sopra delle questioni ideologiche. Cioè devono stare “ad un livello superiore” rispetto ai problemi del mondo, altrimenti portiamo lo scontro ideologico anche dove cerchiamo relax e divertimento.
Non mi era piaciuta, mesi fa, la bandiera palestinese in cima al Cervino o dipinta sui Dru. Non mi piace neppure se sventola fuori da un rifugio. Nonostante quello che afferma il gestore in questione, apporre una “certa” bandiera implica una presa di posizione politica o quanto meno ideologica. Non è un’azione asettica ed è questo l’errore di fondo: la montagna non è di una “certa” parte (corretta o meno che sia la natura della posizione), ma è di tutti, a prescindere dall’ideologia del singolo.
Lo stesso vale per i rifugi. Cosa implica subdolamente l’apposizione di una bandiera (questa o un’altra poco rileva, sto parlando di questioni di principio)? Che sono ben accetti quelli che si riconoscono sotto la bandiera apposta, mentre gli altri giocano fuori casa: o se ne vanno o mandano giù.
Questo fenomeno non va assolutamente bene e dobbiamo evitarlo, al netto della specifica bandiera oggi in questione. Domani potrebbe riguardare il vessillo del III Reich o quello della Confederazione Sudista o addirittura quello del Ku Klux Klan. In tali ipotesi ci sarebbe un’ondata di indignazione nel mondo degli appassionati di montagna, ma è proprio questa asimmetria che è sbagliata.
Quindi condivido la posizione della SAT. Segnalo inoltre che, fondata o meno detta posizione, essa è la scelta del proprietario dell’immobile (almeno, per quello che mi risulta), mentre il gestore è “solo” un utilizzatore protempore di muri altrui per la sua (legittima) attività imprenditoriale. Ma a questo deve limitarsi, il resto non gli compete.
Per cui la gerarchia giuridica è a favore della SAT, al netto della natura della sua scelta, e i gestori devono adeguarsi.
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Allora, non riuscite proprio a rendervi conto che con iniziative demenziali come questa, nonostante la totale ininfluenza sul problema mediorientale, state contribuendo a scavare la fossa ai palestinesi? Se non ci arrivate, è inutile continuare a ripetervelo. Ci provo un’ultima volta. Parto dalla sottostante frase contenuta nel commento 73 e dal commento 73 nella sua interezza.
Se il CAI rischia di offendere “certi” soci, ci sono altri soci a cui non frega nulla che si offendano.
Tale affermazione è antisemita, o quanto meno viene percepita come tale dagli ebrei italiani, specie se iscritti al CAI. Infatti il chissenefrega per i soci CAI che si offendono (per la faccenda della famosa bandiera) non può che coinvolgere soci CAI ebrei. O al massimo i loro sostenitori come il sottoscritto, ma sappiamo che il sottoscritto non di “offende” avendo una pellaccia da rinoceronte e poi io non c’entro niente e si sa che sono un sionista sul piano ideologico, pur non essendo ebreo né di sangue né di religione.
Così parlò uno “educato alla democrazia” (ma soprattutto educato) e che “non ha il cervello ottenebrato dal fanatismo“.
Bravo, “democratico” Bertoncè! Continua così 🙂
P.S.
“castronerie e agli strafalcioni del tuo commento di giorni fa sul Corno alle Scale“?
Guarda, Bertoncè, che il lavori alle seggiovie al Corno alle Scale sono fatti reali.
Quindi, altro che spinti “alla rinuncia” come dici te.
Se non ci credi, vai pure a vedere tu stessso.
Sempre ammesso che tu sappia dov’è il Corno alle Scale, naturalmente 🙂
Alberto, certamente ciascuno è libero di esporre bandiere dalle finestre di casa propria.
Però mi chiedo: se tutti ci comportassimo cosí, a che cosa si ridurrebbero le nostre città? A uno stadio durante la finale della Coppa del Mondo di calcio?
Secondo me è una questione di buona educazione, di vivere civile, di rispetto nei confronti di chi la pensa in modo diverso. Siamo liberi di esprimere il nostro favore alla Palestina oppure a Israele, ma rispettando il prossimo e le regole.
“Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e poi ti batte con l’esperienza.” (attr. a Oscar Wilde)
“Mai discutere con un provocatore. Ti trascina al suo livello e poi ti batte con la cattiveria ottusa.” (Fabio Bertoncelli)
È per tale motivo che non ho neppure risposto, per esempio, alle castronerie e agli strafalcioni del tuo commento di giorni fa sul Corno alle Scale: non ne vali la pena.
Forse sono io che leggo male : una casa privata e’ la casa di un privato , un rifugio alpino e’ la casa di un’ associazione di alpinisti , mica la casa in montagna del gestore.
Il gestore, pleonasticamente , gestisce il rifugio in nome e per conto di chi glielo affida , cioe’ la SAT.
Le iniziative di boicottaggio rientrano fra le forme di protesta perfettamente civili, prima che assolutamente lecite.
Personalmente, per dirne una, ho recentemente smesso di andare in un certo esercizio da quando il titolare, una volta presa un po’ di confidenza, ha iniziato a manifestarmi una certa “antipatia” per le persone non bianche, e altre vedute non esattamente democratiche (eufemismo).
Scusa Fabio nel rispetto della legge, perchè non dovrei esporre sul tetto di casa mia una bandiera?
Io espongo la mia, te esponi la tua, non mi sembra ne di mancare di rispetto a qualcuno, ne di limitare la libertà di pensiero. Espongo solo me stesso in appoggio a qualcuno a una causa in cui credo.
Esporre una bandiera è anche denunciare o anche festeggiare qualcosa di importate che è accaduto o sta avvenendo. Qualcosa di bello o di brutto se non tragico.
Ad esempio esporre in questo momento la bandiera nepalese è una manifestazione di vicinanza a quel popolo per la tragedia che l’ha colpito.
La democrazia, nel rispetto delle leggi, è fatta di confronto, di partecipazione, non di silenzi.
I silenzi sono segno di menefreghismo o di sudditanza. Ma dobbiamo essere cittadini non sudditi.
Mentre l’esposizione di bandiere su sedi istituzionali e uffici pubblici è rigidamente regolata da leggi dello Stato (22/1998, DPR 121/2000), quella su proprietà private fa parte della libertà di manifestazione del pensiero garantite dalla Costituzione Italiana (art. 21).
Chiedere di rinunciare a esprimere le proprie idee sul proprio balcone “per rispetto nei confronti di chi la pensa in modo diverso“, significa confondere il rispetto con l’invisibilità o il conformismo.
La democrazia non si basa sul silenzio per evitare il disaccordo, ma sulla coesistenza pacifica di opinioni visibilmente diverse.
Questo “almeno per chi è stato educato alla democrazia e non ha il cervello ottenebrato dal fanatismo“.
Fanno eccezione, naturalmente, quei simboli vietati dal codice penale, tipo quelli legati al fascismo, al nazismo o che istigano all’odio razziale o alla violenza. O che ledono il decoro del condominio.
Bisognerebbe capire che una bandiera palestinese esposta in edificio privato come simbolo di solidarietà nei confronti del popolo che rappresenta, non rientra in queste categorie.
Però “mi rendo conto che sarebbe pretendere troppo dall’intelligenza umana“.
In ogni edificio pubblico o aperto al pubblico NON dovrebbero sventolare bandiere di Stati esteri, né bandiere di partito, di sindacato, di movimenti politici.
Beninteso, qualunque sia il loro orientamento.
È un principio talmente OVVIO che non richiede spiegazioni, almeno per chi è stato educato alla democrazia e non ha il cervello ottenebrato dal fanatismo.
Anche dalle finestre delle case private non dovrebbero pendere quelle bandiere, perlomeno per rispetto nei confronti di chi la pensa in modo diverso. Però mi rendo conto che sarebbe pretendere troppo dall’intelligenza umana.
Come non fosse ovvio…
Tempo cinque minuti dall’ affissione di una bandiera israeliana fuori da un rifugio e partono le iniziative Boycott Rif. Pincopalla , con contorno a seguire da parte dei soliti idioti di “Pastasciutta antirifugista”…
“sono convinto che gli stessi che oggi strillano a sostengo della bandiera palestinese […] sarebbero gli stessi che strillerebbero”
Crovè, guarda che se qua c’è qualcuno che “strilla come un’aquila“, quello sei tu, eh.
Prova a girarti indietro un attimo e a guardare numero e dimensione degli interventi. Per non parlare poi della ripetitività di quanto espresso.
Per quanto riguarda l’equivalenza fra antisemitismo e antisionismo, comprendo che affibbiare a chi la pensa diversamente lo stigma dell’antisemitismo possa essere un comodo espediente retorico, ma i primi a subirne danno sono proprio gli ebrei.
Mettere sullo stesso piano la riprovazione nei confronti delle azioni perpetrate dal governo di Israele e una postura razzista come quella dell’antisemitismo, rivolta a un intero popolo in quanto tale, non fa che indebolire il concetto stesso di antisemitismo.
“E’ talmente evidente che non so più cme esprimerlo” (cit.)
Fossi in te, inoltre, starei particolarmente attento a parlare di ““fumus persecutionis” a danno degli ebrei“, vista la parte politica in cui ti riconosci, da dove essa trae la sua origine (dalla quale stiamo ancora aspettando un netto distacco – ideologico e non solo a parole) e la persecutionis non così fumus di cui tale origine si è resa protagonista in un passato non poi così lontano.
P.S.
“basta che ci sia un solo socio che spossa ritenersi “offeso””
Urca, non ti facevo così attento alle minoranze, Crovè.
Avevo capito che “la maggioranza decide e gli altri si adeguano“.
Ma forse avevo capito male, capita a chi non ha “facoltà intellettiva all’altezza” (sempre molto gentile nei tuoi apprezzamenti, neh? 🙂 ).
Tu trova un gestore disposto all’esperimento e ne riparliamo.
Comunque per ora le uniche violenze registrate sono state quelle all’auto del povero Gigante e a quelle alle cave in Toscana: pronto a scommettere fatte tutte da gente appartenente alla parte politica che sostiene Israele.
Io invece penso , che come accade in diverse universita’ ci sarebbero azioni dirette contro il gestore.
Certo che il mio supporto vale solo per alcune bandiere e non c’entra proprio nulla con il boicottaggio di artisti o atleti.
Se poi trovi un gestore di rifugio che voglia esporre la bandiera israeliana il mio giudizio sarà netto, ma non pretenderò che la tolga.
Se al Rif. Telegrafo , poco distante , il gestore esponesse una bandiera israeliana , potremmo misurare la coerenza di chi discetta di discrezionalita’ dei gestori.
O vale solo per alcune bandiere ?
Bobby, mi pare che la logica della tua analisi sia alquanto fallace, come spesso ti capita.
Un bandierone israeliano ovunque piazzato, come può determinare chi vuole negare il diritto di parola ad un oratore israeliano, escludere Israele dalla partecipazione ai concorsi sulle opere letterarie o cinematografiche o impedire ai russi di suonare alla Scala?
Comunque il mio “magari no” era puramente personale, perché sono sempre stato contrario all’esclusione di artisti dalle esibizioni o atleti dalle competizioni per ragioni politiche
Ha ragione Karl Popper. (moderatore: bannami anche questo post). Passo e chiudo.
E’ facile verificarlo : basta appendere un bandierone di Israele fuori da altri rifugi dell’arco alpino , e sentire quali sono le prime galline che cantano.
…e invece magari no, Bobby.
Magari i pro bandierina, sono gli stessi che manifesterebbero fuori dalle universita per negare il diritto di parola ad un oratore israeliano , o che sgomitano per escludere Israele dalla partecipazione ai concorsi sulle opere letterarie o cinematografiche.
Quando ho sentito che qualcuno voleva impedire ai russi di suonare alla Scala per fare del male a Putin , ho pensato veramente che abbiamo idiotida esportare nel mondo.
Sembra di vedere il Marchese del Grillo , solo che loro ne sono inconsapevoli.
Crovella, usa pure le definizioni che vuoi: sono tutte sbagliate come le tue opinioni.
Quando “ciò che rileva è il “sangue””, può essere rilevante per te o per loro, ma per il resto del mondo si chiama semplicemente razzismo.
E il razzismo chiama sempre e solo altro razzismo, uguale e contrario e egualmente deprecabile.
E alla fine conduce solo a violenza e sopraffazione.
Per cui, in conclusione, ottima cosa la bandiera palestinese sul rifugio.
Infine sono convinto che gli stessi che oggi strillano a sostengo della bandiera palestinese (sia qui che altrove, magari anche fra i “famosi” 500 soci..) sarebbero gli stessi che strillerebbero CONTRO la bandiera ucraina, perché offende soci SAT si origine russa, per non parlare di una bandiera russa che offende soci SAT di origine ucraina… E’ ovvio che sul punto preciso c’è una specifico “fumus persecutionis” a danno degli ebrei, cioè si può, anzi si deve parlare di antisemitismo e non “solo” di antisionismo
E, in base alle mie personali conoscenze con individui ebrei, dal 7 ottobre in poi il grande mondo degli ebrei dispersi nel pianeta (in particolare in Occidente) si è maggiormente “stretto” introno a Israele e ai loro consanguinei residenti in Israele. Chi di più (diventando un convinto sionista), chi di meno, ma sono tutti molto più partecipi alle vicende anche quotidiane che accadono in Israele e lo sono a fianco dei loro consanguinei: ecco perché dico che ii concetti di “ebrei”, “israeliani” e “sionisti” stanno convergendo tutti nello stesso diume etnico. E siccome questo fenomeno l’ho registrato anche in ebrei italiani NON ferventi in termini di personale fede religiosa, ne consegue che NON è la comunanza della religione o della cultura la causa dello stringersi introno agli Israeliani, ma il “sangue”. Un mio amico ebreo, praticamente ateo/agnostico da sempre, è rimasto molto colpito dal famoso 7 ottobre e mi ha confidato che è rimasto colpito proprio perché lui lo vive come un episodio antisemita e non come un episodio “solo” antisionista. La legge del sangue è anche quella per cui eventuali ebrei italiani soci del CAI o della SAT in particolare potrebbero sentirsi feriti dalla bandiera palestinese nel rifugio.
Data la costante propensione alla polemica, per cui se scrivo “ebreo italiano” mi si obietta che è più preciso scrivere “cittadino italiano di etnia e religione ebraica”, ma poi se scrivo così si va a cercare altre spunti di polemica solo per “cagare il cazzo” e basta, informo che d’ora in avanti tornerò ad usare anche sul Gogna Blog la mia usuale definizione di ebreo italiano (o europeo o statunitense..) intendendo cittadini di questi paese e non cittadini della sola Israele, non residenti in Israele e non necessariamente caratterizzati da una fede personale profonda e /o da particolare ricchezza in termini di cultura ebraica. In soldoni faccio riferimento a cittadini occidentali, di sangue ebreo che possono essere più o meno ferventi nella loro fede e nella relativa cultura, ma ciò che rileva è il “sangue”. Infatti ciò che unisce il grande mondo degli ebrei sparsi per l’intero pianeta NON è tanto la loro religione né la conoscenza più o meno approfondita delle Sacre Scritture, bensì il sangue comune, quindi la loro base comune è una questione etnica e non religioso-ideologico-culturale. Poi lo diventa anche (certo!), ma solo come conseguenza della legge del sangue comune.
“Etnia ebraica” è un concetto che esiste eccome! Gli ebrei residenti NON in Israele ma ovunque nel mondo possono essere coinvolti (a tiolo personale) nel credo religioso e/o nella relativa cultura (=conoscenza della Sacre Scritture), ma NON è questo che li fa “essere” ebre: sono elementi aggiuntivi. Infatti ci sono molti ebrei si sangue che sono tiepidi per non dire atei (loro preferiscono farsi chiamare “laici”), ma ciò nonostante sono ebrei eccome! e si sentono tali e intimamente ne sono fieri. Certo evitano di dirlo pubblicamente in giro, proprio per il clima storicamente antisemita e che purtroppo si è riacceso negli ultimi 3 anni facendo appunto confluire l’antisionismo e l’antisemitismo. Nessun ebreo cittadino occidentale e residente in Occidente andrà in giro a dire “Io sono ebreo!” perché teme per sé e per i suoi familiari, causa l’imbecillità dominante (basta un solo imbecille a provocare danni fisici a loro..). Ma dentro di sé un ebreo è intimamente fiero di esserlo e percepisce che non è uguale agli altri. E io, che ne conosco molti, concordo con loro e con la loro conclusione. Ci sono caratteristiche personali di un individuo che prescindono dall’intensità della sua fede ebraica e/o dalla conoscenza della Sacre Scritture, ma che lo definiscono chiaramente a vista d’occhio. Per me sono caratteristiche molto POSITIVE, per altri sono negative, per cui i veri razzisti sono questi ultimi e non chi (come me) apprezza gli ebrei innanzi tutto per le loro caratteristiche di sangue. Quindi il concetto di etnia ebraica esiste eccome: se poi preferiamo, in nome del woke (che oggi è in via di abbandono… per cui è due volte ridicola la vs obiezione) NON usare queste definizione, facciamolo pure, ma non è questa la faccenda dirimente, perchè l’etnia ebraica esiste eccome.
I 500 sci, come ho già scritto, NON rilevano perché non è una questione di numeri (oltretutto 500 su 350.000 soci nazionali contano un a beata mazza e anche solo 500 sui 29.000 soci SAT contano niente). Ma la questione NON è numerica: basta che ci sia un solo socio che spossa ritenersi “offeso” dall’implicito schierarsi del CAI (su questo come su un qualsiasi altro tema) che fa passare questo “schierarsi” dalla parte del torto. E’ talmente evidente che non so più cme esprimerlo, evidentemente le ns facoltà intellettiva non sono all’altezza. D’altra parte è la posizione dei responsabili della SAT, i quali non possono giuridicamente imporre al rifugista di togliere la bandiera, ma hanno ben definito i dati del problema sulla necessità che il CAI sia terzo su questo come su ogni altro tipo di questione. L’obiettivo dei responsabili del CAI (in questo caso della SAT) deve continuare ad essere “evitare di ferire, indisporre, adombrare questa o quella categoria di soci”. altrimenti, come ho scritto, entriamo in un processo di “balcanizzazione” del CAI che sarà l’inizio della morte del CAI.
“laltro cita un articolo come prova del diffuso sostegno alla bandiera palestinese in quel rifugio, senza leggere fino in fondo tutto l’articolo”
Crovella, non avevo dubbi che tu, dall’articolo (che ho letto per intero – e ci mancherebbe), avresti estratto solo la parte che ti piaceva.
D’altronde, per te gli oltre 500 soci firmatari “non rileva un fico secco” mentre rilevano invece i ben 3 dicasi 3 personaggi da te citati. Senza peraltro porti la domanda se costoro siano o no soci CAI (o invece te la sei posta?).
Dovresti capire che, dal punto di vista logico, ma anche da quello semplicemente numerico, il tuo ragionamento scricchiola.
Inoltre, io ti avevo solo suggerito di provare a vedere se trovavi qualche socio firmatario della petizione a favore della bandiera e anche “di etnia e religione ebraica“.
Nessuna pretesa da parte mia che l’articolo fosse prova “del diffuso sostegno” di alcunché, né che fosse a favore o contro mie eventuali tesi.
Che oltre 500 soci abbiano firmato contro la rimozione è un fatto, così come ci siano altri a favore (compresi i tre che hai così diffusamente citato).
Come non deve sorprendere che ci siano soci in accordo con la tua posizione (anche se non mi risultano petizioni in tal senso), così non deve sorprendere che ve ne siano a favore.
Liquidarli con “non rileva un fico secco” non mi sembra una posizione né equilibrata né tantomeno intelligente.
Quanto all’inaffidabilità delle elucubrazioni, più che sulla (supposta) pretesa che un articolo debba essere o bianco o nero e se non è totalmente a favore della propria tesi passarlo sotto silenzio, andrebbe forse misurata sul riuscire a esprimere un’affermazione e il suo contrario nello stesso breve intervento.
Tipo il CAI “filogovernativo” ma “terzo rispetto alle questioni dell’attualità e della politica“, ad esempio.
Per non parlare “delle belle passeggiate nella natura” invece “di trascorrere il tempo sui social“.
Non ti pare?
Se il CAI rischia di offendere “certi” soci, ci sono altri soci a cui non frega nulla che si offendano.
Comunque, parlare di “cittadini italiani di etnia ebraica” (o francesi, o spagnoli) è cosa sostanzialmente differente dal parlare di “etnia ebraica”.
E non c’entra nulla -ma proprio nulla- che [alcuni di] loro pretendano di essere il “popolo eletto”: non è come loro considerano se’ stessi (o come li consideri tu) che renda la cosa reale…in fondo anche i tedeschi si consideravano un popolo superiore.
E che si offendano pure!
quindi siamo al paradosso che incappate costantemente in ridicoli autogoal. Uno oggi insibnua accuse di razzismo a una definizione che tempo fa ha “preteso” proprio lui e l’laltro cita un articolo come prova del diffuso sostegno alla bandiera palestinese in quel rifugio, senza leggere fino in fondo tutto l’articolo che, invece, riporta anche non poche testimonianze allineate alle mie tesi. Se siete in buona fede, siete dei veri allocchi. Se non siete degli allocchi, siete in mala fede. Tertium non datur. E questa vostra falsità di fondo (qui vostra, ma molto diffusa) fa male alla causa palestinese, perché irrobustisce sempre di più la simpatia per le posizioni degli ebrei tutti e, di conseguenza, anche di quelli israeliani e perfino di quelli sionsti.
Antisemitismo: L’avversione e la lotta contro gli Ebrei.(Treccani) Crovella, a me aatisemita non me lo dici! Punto! Te e il tuo “invincibile Israele” campione di tecnologia militare e di intelligence, sei qua a fare propaganda ad un governo retto da una serie di soggetti incriminati dalla corte internazionale e mi dici che sono “osssionato”. Diciamo pure che hai pisciato decisamente fuori dal vaso e sarebbe ora che ti ricacciassi in gola certe accuse. Questo è un consiglio e non una minaccia: prendi zaino e scarpe e vai a farti un bel trekking tra le amate montagne così raffreddi il cervello e chissà che ri faccia bene. La montagna per fortuna è democratica e accetta anche i sionisti, nonostante le tue manie di persecuzione. Se non ti piace una bandiera davanti ad un rifugio puoi sempre strappare la tessera e e rimanere fuori a mangiarti un panino portato da casa, ma stai tranquillo che dal rifugio non ti caccia nessuno.
SECONDA PARTE
«Esponete anche la bandiera di Israele»
Santoni osserva come oggi la bandiera palestinese venga esposta soprattutto come segno di solidarietà verso la popolazione di Gaza, «vittima di una tragedia che considero un genocidio». Ma per il presidente dell’associazione «Territorio, Casa, Identità» una bandiera nazionale porta con sé l’intera storia politica di un popolo, comprese le pagine più controverse: «Chi conosce quei luoghi sa che molti dei kibbutz colpiti il 7 ottobre erano abitati da persone che avevano costruito rapporti di dialogo e collaborazione con i palestinesi e che, in larga parte, non appartenevano all’elettorato della destra israeliana. È anche per loro che esporrei la bandiera di Israele, accanto a quella palestinese. In questi giorni — prosegue Santoni — commenti e prese di posizione sembrano essersi nuovamente divisi in due tifoserie. Ma né la bandiera palestinese coincide solo con Hamas né quella israeliana solo con Netanyahu. Entrambe rappresentano popoli, storie e sensibilità molto più ampie dei rispettivi governi e movimenti politici. Proprio per questo, la scelta di esporne una in una struttura associativa non può essere considerata neutra».
Per sottolineare quanto siete inaffidabili nelle vs elucubrazioni e quindi anche citazioni, preciso pubblicamente che la parte finale dell’articolo linkato da Balsamo riporta anche le voci di chi si schiera con la SAT e dissente dalla presenza della bandiera palestinese. Riporto a vantaggio dei lettori del Gogna Blog la parte finale di tale articolo, dividendola in due parti.
PRIMA PARTE
Le voci a sostegno della Sat
Tuttavia, non mancano le voci che chiedono di ammainare la bandiera. «Il gestore del rifugio è liberissimo di avere le proprie idee, di esprimere solidarietà al popolo palestinese, ma un rifugio della Sat non è casa sua. Per questo quella bandiera va tolta», affermano Elisabetta Aldrighetti (ex consigliera comunale di Fratelli d’Italia) e Gianluigi Maino del movimento politico Voce comune. «Un rifugio di montagna non è uno spazio di rappresentazione politica, non è il luogo nel quale esporre simboli e prese di posizione personali su conflitti e questioni internazionali».
Sulla stessa lunghezza d’onda si schiera anche Giovanni Santoni, presidente dell’associazione «Territorio, Casa, Identità» ed ex segretario del Partito autonomista di Riva del Garda: «Ritengo che la Sat abbia ragione, sia in forza delle regole che disciplinano le proprie strutture, sia per il precedente che altrimenti si verrebbe a creare. Perché la bandiera palestinese sì e quella israeliana no?».
CONCLSIONE DELLA MIA RISPOSTA AL 65
Quindi nella mia definizione “di etnia ebraica” (che uso in questi frangenti)non c’è assolutamente del razzismo verso gli ebrei, ma semoplicemente una precisazione epr distinguere questi nostri concittadini italiani. Dopo di che, ora dà fastidio leggere “di etnia ebraica”? Bene torniamo alla mia originaria definizione “ebrei italiani (francesi, spagnoli, europei ecc): Tutto molto più corto da scrivere. Ma ancora una volta dimostrate che passate da un cortocircuito ideologico all’altro, che non avete un’idea lucida in testa, che insomma fate gazzarra solo per provocazione e oggi contestate quello che voi stessi avete proposto di dire tempo fa.
Ti faccio notare che proiprio tu mi avevi (tempo fa) rimbeccato sul punto che si deve (deve?) dire “cittadini italiani di etnia e religione ebraica” al posto della più generica definizione da me usata abitualmente di “ebrei italiani” (o anche “ebrei europei”). ebbebne a suo tempo mi sono adeguato alle tue istanze, non perché le condivido nel contenuto, ma proprio per evitare discussioni terminologiche. Ebbene, ora che uso la definizione da te segnalata, fa ridere che adesso ti accusi di implicito “razzismo”. Smettiamola con questi sofismi onanistici da leguleio di terz’ordine. troviamo una definizione condivisa per definire sinteticamente gli ebrei che vivono in Italia e hanno cittadinanza italiana. Essere ebrei non è solo una questione religiosa e neppure solo culturale. Loro si considerano il “popolo eletto” (perché così detto nelle Sacre Scritture) e in questa definizione c’è anche una componente etnica. Io li approvo e mi piacciono tantissimo e i mei amici ebrei mi dicono sempre che io sono un ebreo af honorem, perchè ho le loro stesse caratteristiche ersonali e culturali.
nfine non fatemi ripetere perché il CAI è “governativo per definizione” (NON del governo Meloni, ma di qualsiasi Governo e di ogni colore politico) perché l’ho spiegato a prova di stupido: lo Stato passa al CAI, ogni anno, un congruo sostengo a fondo perduto e non si morde la mano che ti dà da mangiare. Ma ciò NON incide, anzi rafforza la necessità che il CAI sia “terzo” rispetto alle questioni dell’attualità e della politica, altrimenti il CAI rischia di offendere “certi” soci. Oggi su questo tema, domani su un altro argomento, ma così non va bene, al netto delle caratteristiche del problema mediorientale.
Vorrei anche far notare che parlare di “etnia” è un errore, un non senso oppure una mistificazione in ogni caso e in particolare quando si parla di “etnia e religione ebraica”
Si può parlare di religione ebraica e (con qualche prudenza) di cultura ebraica, ma non di etnia, perché non esiste una “razza ebraica” o una unità linguistica ebraica.
Parlare di etnia ebraica è molto pericoloso, perché può sottointendere un pregiudizio razzista, che sappiamo a cosa conduce in ultima istanza.
La faccenda delle 500 firme non rileva un fico secco sulle mie considerazioni: quand’anche ci fosse anche un solo ebreo socio SAT, quella bandiera, posta su un rifugio della SAT, può offendere anche quell’unico socio SAT. Io ritengo che il CAI debba evitare qualsiasi “marchio” politico-ideologico.
In tutto questo, infine, la presunta “propaganda” (voi bollate con tale termine tutto ciò che non vi piace, anche in altri risvolti dell’attualità), dicevo la presunta propaganda del governo israeliano NON c’entra niente. I sionisti NON sono solo quelli al governo di Israele, ma l’intera (o pressoché intera) popolazione ebraica israeliana, ovvero gli ebrei con cittadinanza e residenza in Israele. Chi, fra gli ebrei, NON condivide l’ideologia sionista, da l territorio di Israele se n’è già andato. Per cui chi è rimasto, salvo rarissime eccezioni, condivide l’ideologia sionista. La differenza, in Israele, NON è fra sionisti e antisionisti ma piuttosto fra “esageratamente sionisti” (Ben Givr ecc) e “moderatamente sionisti”, come il possibile nuovo premier Eisenkot (che pochi gg fa ha pubblicamente affermato che con lui al governo NON sorgerà MAI uno stato di Israele).
Ho già spiegato per filo e per segno che l’evoluzione degli ultimi anni, in particolare dal 7 ottobre 2023, sta rendendo obsoleta e inattuale la distinzione a tavolino fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista”. I tre concetti stanno convergendo sempre di più. Israeliani e sionisti sono rmai un tutt’uno (per quesnto detto nelle righe soprastanti). E anche “ebrei” (intesi come grande popolo ebraico diffuso nel mondo) e siniosti stanno convergendo e sono molto più mescolati dei decenni scorsi, proprio in conseguenza degli accenimenti dal 7 ottobre 2023 in poi.
La commistione fra atti antisionisti e atti che diventano antisemiti deriva proprio dall’ossessiva ideologia espressa anche dal commento 53. Ripeto che, fra gli ebrei che conosco e frequento, ho registrato un aumento della “prudenza” nell’esprimersi pubblicamente, anche in dibattiti apparentemente marginali come quelli su un blog di montagna. Questi mie amici/conoscenti, da ma interrogati, per curiosità, mi hanno risposto che in effetti temono che intervenire in un qualsiasi dibattito possa esporre a ritorsioni personali le loro persone e soprattutto quelle deii loro familiari. Io penso che il silenzio anche in questa sede sia collegabile a questo clima di antisemitismo che si è innescato proprio con i cartelli “Segre assassina” e similari, esposti nelle manifestazioni pro pal. Ma sono convinto che, in separata sede, non sono pochi i soci CAI/SAT di etnia ebraica che sono risentiti e amareggiati per la suddetta bandiera in un rigugio del CAI
Crovella, mamma mia, ma quanto frigni per ‘sta bandiera? 🙂
Riguardo a “un cittadino italiano di etnia e religione ebraica, che è anche socio CAI o SAT” poresti provare a vedere se ne trovi qualcuno tra gli oltre 500 soci che hanno firmato per lasciarla dov’è.
Fonte: https://shorturl.at/MbHmz
P.S. Confondere antisemitismo con antisionismo come ti ostini a fare (ma gli ossessionati sono gli altri, naturalmente) temo sia segno d’avere “un gran minestrone in testa” (cit.)
E’ un pò come affermare che “il CAI è filogovernativo per definizione” (@69) e subito dopo scrivere lenzuolate sulla presunta terzietà del CAI.
Come se le posizioni ideologiche dei soci e della dirigenza nonché il “consistente finanziamento” statale ne non influenzassero le politiche. O essere filogovernativi o terzi fosse la stessa cosa.
D’altra parte ci hai pure scritto che “al posto di trascorrere il tempo sui social, facciamoci delle belle passeggiate nella natura, ammirando le distese di campi e di boschi“. Ma i tazebao che incessantemente scarichi sul blog ci raccontano un’altra storia.
Sicuramente sono io che non capisco, ma a me più che di terzietà, mi sembra si tratti di terza età. 🙂
P.S.: Davide al #53 è assolutamente lucido e tutt’altro che ossessionato.
Ed ha perfettamente ragione a pretendere “a me nessuno può chiamarmi antisemita”: tantomeno lo può fare chi è intrinsecamente razzista come un sionista.
” sarebbe innnteressante che quo si esprimesse un ebreo italiano socio CAI”
E perché dovrebbe essere più interessante del parere di un qualunque altro socio?
“per il notevole timore generale (degli ebrei) di suscitare poi reazioni antisemite, anche a titolo individuale”
Come già detto, se la propaganda del governo israeliano continua a confondere il termine “ebreo” con il termine “sionista” e gli ebrei si adeguano a questa propaganda, sarà inevitabile che le azioni antisioniste diventino azioni antisemite. Sopratutto se i sionisti continueranno a essere colonialisti, stragisti e terroristi, fomentando guerre di aggressione e instabilità
Per evitarlo occorre primo, tenere ben divise le responsabilità (personali), evitando le generalizzazioni (tutti gli ebrei…) e le confusioni (ebreo NON significa sionista) e secondo, cercare in tutti i modi di fermare i colonialisti, gli stragisti e i terroristi in Palestina e Libano.
Il (1)53 e’ la classica conferma che una presa di posizione quando diventa ossessione fa perdere lucidità e fa passare dalla parte del torto.
Sul preciso punto “bandiera palestinese in un rifugio del CAI” sarebbe innnteressante che quo si esprimesse un ebreo italiano socio CAI o meglio ancora SAT. Intendo: un cittadino italiano di etnia e religione ebraica, che è anche socio CAI o SAT, su come si sente circa la suddetta bandiera in un rifugio di un’associazione cui è iscritto anche costui. Pero’ temo che non registreremo testimonianze di questo tipo, neppure su un blog di montagna, per il notevole timore generale (degli ebrei) di suscitare poi reazioni antisemite, anche a titolo individuale. In soldoni, che qualcuno riesca a risalire agli individui e poi li aspetti sotto casa con i forconi. Fra gli ebrei che frequento, ho infatti registrato un aumento della prudenza nelle manifestazioni pubbliche delle loro idee. Di fatto stanno defilati ed evitano di prendere posizioni e tutto ciò corrisponde ad un aumanto del clima di antisemitismo in Europa. Precisato ciò, sarei molto curioso di cosa pensando davvero i soci SAT di etnia ebraica. Con 29.000 soci, la SAT è la più grande sezione italiana del CAI: realisticamente ci saranno di certo dei soci di etnia ebraica, credo anche non pochi. Quella bandiera, “impegnando” la SAT, è irriguardosa nei confronti di “certi” soci SAT e per estensione anche dell’intero CAI. Il gestore può sostituirla con una bandiera arcobaleno, simbolo di pace e priva del rischio di risultare irriverente verso questa o quella categoria di soci CAI.
“se hanno regolarmente acquisito i terreni”
Anche qui ci sarebbe da discutere. A parte che le terre regolarmente acquistate assommavano a meno della metà di quelle previste dal piano di spartizione del ’47, occorrerebbe anche conoscere come sono avvenute le vendite.
Intendo dire che non sarebbe la prima volta nella storia che qualcuno viene “convinto” a vendere…
Cazzo, che visione delle cose…continue illuminazioni! cose inaudite! sono estasiato da cotanto acume………
Per me se hanno regolarmente acquisito i terreni , hanno diritto al loro Sion.
Se fanno imperialismo a spese dei confinanti no.
Il tuo discorso Bobby mi ricorda un po’ quello del fascismo che ha fatto anche cose buone…
Una visione assolutista e violenta non può finire bene, come non lo può una teocentrica e colonialista.
Anche se all’inizio ha acquistato pagando (poco)
Io invece penso che esista un sionismo “buono” , legato alla fondazione di uno stato di Israele entro i confini riconosciuti dalla comunita’ internazionale , ed un sionismo “maligno” , legato alla volonta’ espansiva di Israele praticata con mezzi illegali.
Fuor di metafora , il sionismo con 2 stati e confini certi e’ eticamente ok , i territori acquistati con cash da Israele sono eticamente ok , le attuali aggressioni ed espropri violenti di terre in Cisgiordania sono da impedire.
“antisionista equivale ad essere antisemita”. Di fronte a un’affermazione del genere io mi ribello e la rispedisco al mittente. A me antisemita non me lo viene a dire nessuno, sia chiaro. Antisionista si, convintamente, antisemita no, e non me ne frega un cazzo degli “aneddoti”. Se un ebreo si considera discriminato dall’antisionismo vuol dire che è un sionista, mi pare chiaro e lampante, e chi afferma il contrario fa il gioco dei sionisti. Non mi sono mai posto il problema, e mai me lo porrò, se un fascista o nazista, o qualsiasi altro fanatico intollerante, razzista o violento di qualsiasi ideologia o religione, si senta discriminato, e la stessa cosa riguarda i sionisti, visto il livello violenza che esercitano dovunque. Quindi gli israeliani sono per la larga parte sionisti? Ma guarda un po’, forse che forse il problema è proprio questo, e secondo qualcuno qua non ce ne siamo resi conto e mi fa la lezione da bravo sionista? Per quanto sbagliato possa pensare, anche la pompa di benzina vede cos’è il sionismo. Per fortuna solleva l’animo sentire Moni Ovadia, non certo un nazistello, dire: “mi rifiuto, da ebreo, di sentire ancora nominare “stato ebraico ” o “stato di Israele” , per me in Israele c’è uno “stato sionista”, che si fonda su una ideologia criminale, colonialista, segregazionista, razzista e da ultimo genocidaria.. e per quanto mi riguarda, pur da non credente, il sionismo è una punizione divina” e “i sionisti sono i peggiori antisemiti”. Io sono perfettamente d’accordo e, in quanto antisionista, ribadisco, non sono antisemita. Detto ciò, i distinguo storici e semantici e le osservanze dei regolamenti per una bandiera esposta in basso, attaccata alla balaustra di un rifugio alpino, che testimonia solidarietà di fronte alla strage per assassinio indiscriminato di decine di migliaia di bambini, insieme ai loro genitori, di un popolo vittima di colonialismo, stragi, cacciate e genocidio dal dopoguerra ad oggi, chiusi da decenni dentro una galera a cielo aperto, da parte un esercito regolare e troppo ben armato, al netto delle ragioni, anche comprensibili, della SAT, lo trovo vagamente nauseante, pensando che in montagna la solidarietà umana di fronte a tali tragedie è un valore, non un aspetto da discutere con libri e vocabolario. Pace in terra agli uomini di buona volontà!
Proposta: Crovella ministro degli esteri, Tajani ai vertici So.Sat
Non sei per nulla la mia ossessione Matteo, è questo il punto: tu sei solo il pretesto per denunciare un atteggiamento diffuso, di cui sei un importante interprete. Il fatto che tu non l’abbia ancora capito dopo tutti questi anni la dice lunga sulle tue capacità di comprendonio. E il fatto che il blog non abbia mai denunciato queste modalità di confronto la dice lunga sulle motivazioni per cui voi vecchiardi vi ritrovate qui a scrivere o “discutere”. Serve aria nuova, solo che i vostri polmoni non sono in grado di accoglierla…
“sono perlopiù il frutto di personalissime valutazioni,il piu delle volte, sganciate dalla realtà che si vuole interpretare
Descrizione mirabile di Matteo, grazie.”
…disse quello che interviene solo e unicamente per provocare la sua personalissima ossessione…
Descrizione mirabile di Matteo, grazie.
@39 Non ho alcun timore per l’invincibile Israele e neppure me ne suscita una singola bandiera. Piuttosto e’ più preciso dire che mi infastidisce tale bandiera (il cui impatto effettivo sul problema mediorientale è meno di zero) perché coinvolge un rifugio di proprietà della SAT che è sezione del CAI, associazione nazionale di cui sono socio anche io. Io dissento da tale bandiera e dal significato ideologico e politico che essa esprime e contesto aspramente che un’associazione con un bacino sociale cosi ampio (ergo molto diversificato nelle opinioni personali) sia tirata per i capelli dalla scelta di un singolo (il gestore). Questo e il punto: l’ho scritto almeno 100 volte! Il CAI deve stare fuori da questi temi perché nel CAI ci sono soci di tutti gli orientamenti ideologici. Ciò che condividiamo fra noi soci deve essere solo la passione per la montagna, ma sui temi di attualità-politica-ideogia il CAI deve restare terzo. Perché il CAI non è “solo” dei soci propal, come non è solo dei soci filoisraeliani. La differenza è che non risultano azioni dei soci filoisraeliani tendenti a marchiare il CAI in tale direzione, mentre i propal non hanno reticenze a tirare l’acqua dalla loro parte e (come si è visto anche i questo dibattito) si risentono come bisce se li si rimbecca, perché schierarsi propal lo considerano una azione nobile e quindi chi la osteggia è un delinquente. Anche se fosse cosi, ma cmq non è oggettivamente cosi, il problema mediorientale non rientra fra i temi satutari del CAI. Quindi conserviamo l’assoluta terzietà del CAI, altrimenti il CAI rischia di entrare in una “balcanizzazione” che lo frammentera’ in mille comunita’ in astio fra di loro e tutto ciò sarà solo di danno per il CCAI. Chi è veramente affezionato al CAI lo tiene fuori da beghe tipo questa
Mettiamola così… Signori
Di per se molte valutazioni che percorrono questo blog, socio esistenziali o socio storico fantasmagoriche, tranne alcuni lampi,radi,sono perlopiù il frutto di personalissime valutazioni,il piu delle volte, sganciate dalla realtà che si vuole interpretare, ci stà,il contenitore è un gazzabbuglio di elementi che si richiamano al mondo alpestre, ma in realtà,poco collimano con lo stesso,è un operazione defininiamola di marketig direzionale, e molti,i più ci nuotano, soddisfatti? e va beh!!!Una cosa è il cazzeggio alla super o medio cazzola, un altra è l’utilizzo del tema per aggredire o aggredirsi tra soggetti,non importa il perchè e il per come, non si ha da fare.E’ una quetione di rispetto, non mi piace ciò che dici e che pensi, ma ti rispetto,io ho preso in giro il Sig. Crovella, bravo in tematiche puramente alpestri,estenuante?iperesposto? nel variegato nulla di tanto un poco,Non si offenda si rilegga il Monte Analogo e tiri un po il freno a mano.
Io continuo a leggere questo blog di cui sono un critico,solo perchè gradirei l’Alpe morfologicamente in quanto tale,ho deriso il gestore,non lo insulto ma è una provocazione a fin di bene. Che si torni agli spigoli, alle pareti, alle imprese a coloro che le hanno realizzate, e dato i tempi a ciò che succederà agli ambienti e realizzazioni,per le condizioni che si vanno creando.Onestamente,è meglio evitare di stimolare la stupidità aggressiva che cova oramai latente ovunque..buon procedere
Io, francamente, mi sto solo divertendo; nel frattempo pare che il mio paziente lavoro di logorio stia producendo risultati persino migliori del previsto.
Matteo, forse prima o poi ti renderai conto che intervenire in modo banale e scomposto in questioni che non ti riguardano ha delle conseguenze. E forse qualche riflessione toccherà anche al Capo, che della tolleranza mostrata nei tuoi confronti potrebbe trovarsi a dover rivedere i parametri, se vorrà evitare in futuro altri casi in-Fausti.
A questo proposito invito gli avventori del blog a rileggere i commenti iniziali di Matteo al primo articolo del Capo sulle schiodature veronesi. È utile farlo, perché altrimenti si rischia di non comprendere la reale portata della questione. La deriva dei nick falsi dietro ai quali in molti si sono divertiti a commentare, ha avuto in Matteo uno dei suoi principali facilitatori. Matteo non si è mai tirato indietro e non ha perso occasione di buttare in rissa da portineria la discussione, come in molte altre occasioni del resto.
Questo è Matteo P.
P.S. Roberto, ormai puoi solo continuare a girarci intorno. Sul punto, però, la risposta non è arrivata. Ciao caro 😉
Fausto. Sarebbe a mio parere un comportamento singolare se uno si mettesse a discettare con anonimi e sconosciuti interlocutori in rete della propria vita, di ciò che ha fatto o non fatto, dei propri meriti e delle proprie responsabilità. Qualcuno può sentire questo bisogno di autobiografia diffusa e come tale va rispettato, come tutti i bisogni umani, compreso quello di “inzigare” (verbo italiano popolare o regionale che significa insistere in modo noioso per ottenere qualcosa, oppure aizzare, istigare e stuzzicare qualcuno). Finché almeno non diventano molesti. Per quanto mi riguarda altri sono i bisogni che sfogo in rete nei giorni di pioggia e di ozio.
Resta un solo punto poco chiaro.
Se Israele è invincibile, inarrestabile, non condizionabile e qualunque azione inefficace, perché ti prendi la briga, per una bandiera su un rifugio, di ripetere la trita pappardella per centinaia di righe?
Perché voi (voi, fratelli italioti, intendo, ma anche destroidi in generale) siete così spaventati da qualunque forma di dissenso e protesta, tanto da teorizzare inesistenti organizzazioni, inventare reati improbabili e o paventar terrorismi?
Io credo che tra le molte balle e letture distorte della propaganda a cui credete ciecamente, ci sia anche quella dell’Israele inarrestabile e degli ebrei monoliticamente concordi.
E che quindi sia cosa buona e giusta esternare il dissenso, anche con una bandiera su un rifugio o solo approvando il rifugista
Perché serve che qualcuno smonti una narrazione falsa e brucia chi sostiene con ragioni pretestuose…esattamente come continua a bruciare al patetico Fausto!
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la trovi qui come in altri miei commenti, è trasversale e non riguarda solo la Palestina. Riguarda un certo atteggiamento “palestinoide”. Rivediti il commento, sono sicuro che potrai capire. FM
Come hai fatto tu durante la tua esistenza, giusto Roberto? vi riscoprite tutti “attivisti per la vita”, rigorosamente dopo una certa età…
Figurati Tiziano, con te io manco l’ho cominciato, non mi interessi minimamente. Mi interessa solo estirpare dalla faccia della Terra l’atteggiamento “matteoide”. Nel frattempo, continuo a tartassare il blog per mio puro gusto (ringraziate Matteo per questo). FM
39 ) condivido
Personalmente ritengo che in questa fase storica sia più utile ed efficace unire e non dividere chi ritiene sia urgente non alzare la temperatura ma cercare realisticamente di tornare a ragionare accettando gli inevitabili compromessi. Penso che si possa fare con alcune attenzioni e senza annacquare il messaggio o nascondere le responsabilità di azioni contrarie ad ogni minimo valore di umanità che si sperava di non vedere più. La linea è sempre la stessa: isolare i violenti e coloro che usano la paura per manipolare e governare e mettere insieme gli uomini “normali” , non i santi, ma quelli che vogliono garantire a se stessi e ai loro figli una vita decente e dignitosa, magari ogni tanto anche con qualche momento di felicità. Nonostante le delusioni penso siano ancora la maggioranza della nostra specie. Se si deve fare qualche sacrificio alla perentoria affermazione di se’ e delle proprie granitiche convinzioni va bene, forse ne vale la pena. Anche Libero va bene, diceva il saggio figlio del protagonista un po’ deviante e ribelle di un bellissimo film Kim Rossi Stuart. Opinione personale, ovviamente.
Sul piano delle ritorsioni economiche a Israele (a parte la considerazione che l’ennesimo pacchetto di sanzioni alla Russia – a quanto siamo arrivati? 22? 23? 24? – dimostra che quella strada è del tutto inefficacie, visto che non è finita la guerra in Ucraina), ma la vera domanda, con Israele, è la seguente: quale paese è così “scemo” da decidere sanzioni contro Israele che è il paese tecnologicamente più evoluto e fornitore di irrinunciabili infrastrutture strategiche per i paesi occidentali???? Vi immaginate un qualsiasi paese (potrebbe essere l’Italia ma anche un altro, tutti sono nella stessa situazione), i cui servizi segreti utilizzano software israeliani (che notoriamente sono i più evoluti al mondo) che oggi sanziona Israele e domani telefona agli Israeliani e dice: “Scusatemi tanto, neh, è vero, ieri noi siamo stati cattivi con voi, ma ci perdonate? Su dai, sapete oggi avremmo bisogno della nuova realise del software per i nostri 007, che altrimenti lavorano alla cieca…”… Cosa pensate che rispondano gli israeliani? una bella pernacchia! e con gusto! Per cui, abbiate pazienza, ma Israele tiene per le palle tanto gli SA che gli europei. Quindi difficile che si muova qualcosa su questi fronti.
Quanto al problema generale, toglietevi dalla testa che l’Europa (intesa sia come UE sia come sommatoria – totale o parziale – di governi nazionali) vada contro Israele. Sul piano strettamente militare non siamo assolutamente attrezzati e in fondo non ce ne frega granché di far uccidere i nostri soldati solo per i diritti dei palestinesi. E’ duro da dire, ma così è la realtà: ancora una volta gli ideali nobilissimi si piegano alla realpolitik. Questo sia con governi di destra che di sinistra (i riconoscimenti dello cosiddetto Stato di Palestina sono atti formali e ininfluenti, utilizzati solo per esigenze di politica interna..).
@32 quello che ti hanno riportato è fondato sul piano giuridico, ma non prendiamoci in giro: la bandiera palestinese NON è una bandiera qualsiasi, come quella francese, danese o brasiliana. Esporre quella bandiera ha un sottinteso “ideologico-politico” ben preciso: esporla è una presa di posizione molto “chiara”. Inoltre il tema cardine non è il rapporto locatore-locataria, ma che il locatore (la SAT che ai gg nostri è la più grande sezione del CAI: pare annoveri 29.000 soci). comprnederà all’interno del libro soci (quindi compropietari del rifugi) anche persone che NON gradiscono che un “loro” rifugio sociale prenda posizioni politiche e meno che mai “questa” posizione politica. infatti fra i soci possono esserci ebrei (trovo statisticamente probabile) e anche sem0lici sionisti come il sottoscritto. Io NON pretendo che un rifugio assuma espressioni esplicite di scelte poligiche a me gradite, ma vorrei che si evitasse il contrario. perché il CAI è di tutti e non di “questi”! soci o di “quegli altri” soci. Diciamo che il rifugista, se proprio ci tiene a fare saper al mondo il suo credo pacifista, potrebbe sostituire la bandiera palestinese con una bandiera arcobaleno che è un generico simbolo di pace e non sottintende una esplicita presa di posizione su un particolare problema così irto di risvolti complicati
@31 Si vede che la realtè in sè è mbecille, o. meglio, risulta imbecille ai tuoi occhi. Non è che sei imbecille tu che pretendi di imporre una visione che non esiste a controparti che manco ti cagano? impara prima a conoscerli, sennò fdarai sfumare ogni tentativo di (ipotetico) accordo. L’imbecillità è di chi continua a parlare di un argomento senza conoscere i veri dati del problema. Per risolvere il problema mediorientale ci sono solo due strade procedurali: 1) O sconfiggere Israele sul piano militare (e ti voglio vedere: è l’esercito più tecnologicamente evoluto al mondo e inoltre alle spalle hanno gli USA e quindi dichiarare guerra a Israele significa dichiarare guerra – in senso stretto – anche agli USA: ma chi mai lo farà?); 2) Oppure imposti una trattativa con gli israeliani,. In qesto secondo caso, per convincerli a sedersi al tavolo delle trattative NON bisogna offenderli insinuando di imporre loro una legge che non riconosco0no, ma (come dico io) blandirli, sennò al tavolo delle trattative manco si siedono. Una volta che li ha convinti a sedersi a tale tavolo, si apre una trattativa cioè un itinerario che, epr raggiungere un obiettivo, richiede un compromesso, un “do ut des”, significa che, una volta che sei riuscito (però con un approccio diametralmente al tuo) a convincere glie ebrei a sedersi al tavolo, occorre avere delle contropartite interessanti agli occhi degli israeliani, sennò la trattativa sfuma e si insabbia.
Fausto! Te lo scrivo ridendo: hai rotto er cazzo! Dopo 100 e più commenti nel merito quale sarebbe la tua posizione? Stammi bene!
Fausto x quel che mi riguarda il discirso con te e’ gia’ terminato sia perche’ non ne ricavo niente di costruttivo sia perche’ ritengo dannoso tediare gli altri inutilmente. Stammi bene. A non arrivederci
Ho chiesto un po’ in giro a persone competenti. Dal punto di vista formale pare che il locatore non possa imporre al locatario di rimuovere la bandiera di uno Stato straniero dall’immobile, a meno che sia contemplato dal contatto di affitto. Sarebbe lo stesso se la bandiera fosse quella della Francia o degli USA o di Israele. Infatti il locatore ha tentato, forse su segnalazione, una via di persuasione “Gentile” e di fronte al diniego si è fermato. Così mi dicono. Dal punto di vista comunicativo dipende quali effetti si vogliono ottenere. Se l’obiettivo è quello di contribuire , pur con grossi limiti, alla creazione di una pressione sociale estesa perché si fermino i massacri e i popoli la smettano di farsi abbindolare da falsi profeti e macellai e li sostituiscano con classi dirigenti più ragionevoli e umane, allora sarebbe meglio usare simboli di pace e di vicinanza alle vittime dei diversi attori in conflitto che uniscano e non dividano. Basta anche magari una scritta e uno striscione che chiarisca il senso di un simbolo e di un messaggio. In questo la nostra povera Europa con tutti i suoi difetti, i suoi antichi valori e la sua storia di inutili carneficine potrebbe svolgere un ruolo importante. Non esiste solo la forza delle armi ma anche il cosiddetto “soft power” le famose divisioni corazzate che il Papa non aveva con grande meraviglia di Stalin.. Però ci vorrebbe una classe dirigente con valori solidi e la schiena diritta. Giusto come dice qualcuno parlare qui soprattutto di montagna però al “cuor non si comanda”, almeno per chi un cuore lo ha conservato anche dentro “la ragnatela dei fatti quotidiani”.
Dunque, riassumendo perché 50 righe in 3 interventi sono veramente troppe.
1- lo Stato di Israele appartiene di diritto agli ebrei (e dovrebbe essere molto più esteso) perché glielo ha promesso un dio, come è scritto sul libro che conta più varianti, traduzioni e interpretazioni conflittuali mai scritto
2 – tutti gli ebrei del mondo riconoscono nello Stato di Israele la loro Madre Patria
3 – anziché forzarli occorre blandire gli israeliani (e per estensione tutti gli ebrei) affinché accettino di trattare piuttosto che invadere, uccidere indiscriminatamente e provocare guerre in tutto il M.O. destabilizzandolo di conti nuo.
4 – basta una sola bandiera palestinese su un solo rifugio, un CAI che non si impone e (peggio di tutti) un solo matteo per vanificare ogni sforzo di portare il messaggio evangelico di amore e fratellanza.
Non so se ho mai letto tutta assieme una serie così sconclusionata di infondate imbecillità.
Il senso è chiaro: gli interventi di Matteo riducono i problemi complessi a giudizi superficiali, luoghi comuni o processi sommari caratterizzati da una visione disimpegnata della vita, pienamente intrisi della cultura consumistica ed egocentrica di cui lui – come molti altri tipo Tiziano – è figlio. Tanto per rendertela ancora più comprensibile: è uno che si interessa dei problemi sociali o politici, certamente, ma più lontani sono e meglio è così non si trova costretto a toccarli con mano; quelli vicini invece, son tutte beghe affrontate con atteggiamento scettico. Quindi, caro columbide, mi pare che rientri pienamente nella definizione di qualunquista, rivisitata in chiave moderna, vale a dire una persona che intenzionalmente ignora o sminuisce gli eventi politici e sociali che lo circondano, riconoscendo invece quelli lontani per darsi un tono: se vogliamo, Matteo è un mix tra il radical chic e il qualunquista moderno, che per me si riassume con un’unica etichetta: BOOMER. Quindi confermo la mia tesi: Matteo, un Uomo qualunque.
Dati i “fili” (apparentemente invisibili, ma profondi e molto robusti), che legano fra loro tutti i componenti del grande popolo ebraico (a maggior ragione con quella che loro considerano la loro Madre Patria), anche episodi marginali, come l’incapacità del CAI di ottenere dal rifugista di togliere la bandiera palestinese, contribuiscono a ferire l’emotività degli ebrei e quindi a farli chiudere a riccio. È ovvio che il destino del M.O. non dipende certo da questo specifico episodio, del tutto collaterale, ma “sono gli acini che compongono il grappolo d’uva”. Se non iniziamo a saper tacitare epèisodi così ittilevanti, non possiamo pensare di evitare i cartelli stile Segre nazista o meloni assassina e quindi non agiremo mai per alleggerire il clima di odio verso il grande mondo ebraico che comprende anche gli israeliani e i sionisti. Chi è interessato a portare il messaggio evangelico di amore e fratellanza, dovrebbe per prima cosa lavorare per ottenere i prerequisito affinché tale messaggio sia “accettato” e faccia presa, altrimenti anche i più nobili ideali non otterranno mai nulla di effettivo.
Se pensate di “imporre” agli ebrei una cosa del genere, che è contraria a uno dei loro pilastri valoriali di base, li irritate, anzi li offendete e li ferite e quindi li fate chiudere a riccio, per cui non otterrete da loro nessuna concessione. Premesso che a titolo personale (da osservatore terzo, seppur tifoso degli ebrei e di Israele) io sono convinto che il problema mediorientale sia irrisolvibile (e quindi pragmaticamente penso che sia utile spostare i palestinesi), se volete tenervi qualche chance di convincere gli ebrei/israeliani/sionisti a trattare su questi temi dovete blandirli e NON aggredirli anche solo verbalmente. Basta un solo Matteo (che innervosisce gli ebrei e li fa chiudere a riccio) per vanificare i bellissimi e nobilissimi intenti di esprimere il messaggio evangelico, come manifestato anche qui. Chi è interessato a seguire la nobilissima strada “pacifista” dovrebbe per prima cosa tacitare e zittire i vari Mattei che con il loro agire scriteriato vanificano l’azione magari di mille, diecimila, centomila “pacificatori”. Un solo matteo rovina il lavoro ricucitore di innumerevoli pacificatori..
Ancora una volta chiedo venia agli esegeti delle sacre scritture (e agli amici ebrei in particolare), ma per spiegarmi devo semplificare ed esprimermi in modo approssimativo, ma altrimenti non sari capito. La “Terra di Israele “, anche detta la “Terra Promessa”, è ala terra che, come è scritto nella Bibbia, Dio in persona (Jahvé) ha assegnato ad Abramo e a suoi discendenti. Questa terra promessa (l’Israele storica) è molto più ampia dei confini dell’Israele costituita nel 1948. Ecco perché gli ebrei, in particolare sionisti e residenti in Israele, trovano naturale espandersi, in quanto non stanno invadendo terre altrui, ma stanno riappropriandosi di terre assegnate a loro da Jahwè in persona. Questa assegnazione divina è il motivo per cui, come ho scritto Israele viene percepita la “Madre Patria” da parte di tutti gli ebrei dispersi nel mondo: è unoi dei loro pilasrtri fondanti. Anche gli ebrei più tiepidi in termini religiosi si riconoscono in questivalori di base perché sono un segno distintivo della loro appartenenza al grande popolo ebraico (ecco perché fa ridere mettersi a spulciare sulle differenze fra ebrei, sionista e israeliano). Stante questi presupposti valoriali, per un ebreo i confini dell’Israele politica (quella del 1948) sono già “un sopruso”, perché conseguono al prevalere della legge degli uomini rispetto alle Legge di Dio. Fondato o meno questo presupposto, esso “è” e per risolvere il problema occorre aggirare tale presupposto e non affrontarlo di petto.
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sottoscrivo! Bravo
Succesivamente alla polemicaDe Luca ha scritto su Fb, che per lui è giusto 2 popoli e 2 Stati … come gli accordi di Oslo tra OLP e Rabin ( ammazzato dalla estrema destra)
Si tratta quindi NON di certificazioni ingegneristiche, ma di situazioni emotive e di impostazione ideologiche. Per essere sionisti non è neppure necessario essere ebrei, basta condividere lo spirito e l’ideologia. Può capitare a un non ebreo, a maggior ragione capita per ebrei anche se non fisicamente residenti in Israele D’altra parte non capita solo a pensatori di destra diventare dei convinti sionisti. Pochi mesi fa Erri De Luca ha mandato in tilt la sinistra italiana dichiarando apertamente di essere un convinto sionista. De Luca ha una conoscenza delle sacre scritture ebraiche infinitamente più profonda della mia (è stato anche un traduttore in italiano), ma proviene da un universo ideologico addirittura opposto rispetto a me. In passato Erri De Luca ha fatto parte di Lotta Continua, quindi era perfino più a sinistra del PCI. Inoltre va in montagna da molto tempo, ha arrampicato molto in Dolomiti, per cui è socio CAI e anzi nel novembre 2025 è stato anche nominato socio Accademico (CAAI). Sarebbe interessante intervistarlo sulla questione della bandiera palestinese in un rifugio del CAI per registrare la sua posizione in merito, visto che si è dichiarato “sionista” (come me), ma che proviene da un background di sinistra (e non di destra). Che dirà? Lascerà libertà di parola (in nome del pluralismo democratico tanto caro alla sinistra) oppure anche lui propenderà per la terzietà del CAI (poiché, come sionista, sarà invece amareggiato)?
Forse per deformazione da ingegnere, alcuni di voi tendono a partire dall’assioma (in realtà infondato) che le cose devono essere giuste e corrette a tavolino oppure non “sono”. Ad esempio quando mi si contesta che la differenza fra ebreo, israeliano e sionista si sta sfarinando (anzi secondo me è bell’e che sfarinata in un unuicum indistinto) con la tesi che c’è una emigrazione negativa da Israele NON si è capito proprio il senso di quello che dico. Cioè che uno può anche andarsene dal M.O., ma restare sionista e israeliano nell’animo
Non è necessario trasferirsi in Israele per essere sionisti. Basta condividere lo spirito e l’ideologia del sionismo. Così può benissimo capitare agli ebrei che pure continuano a risiedere da noi e (udite, udite!) capita anche ai non ebrei come me.
Quindi la’effettiva residenza in M.O. non c’entra nulla con l’essere sionisti o meno. In termini metaforici ritengo uguale anche per il termine israeliano: io sono un tifoso di Israele, pur senza esserci andato da almeno 20 anni… Moltissimi ebrei ,anche se residenti nel mondo (limitiamoci a quelli europei e a quelli italiani in particolare), Israele la vivono emotivamente come la loro Madre Patria emotiva/ideologica/religiosa e questo concetto (L’HO GIA SCRITTO!) non c’entra nulla con la costituzione dell’attuale Stato nel 1948 né col fatto di essere o meno residenti in M.O.
Gentili e variegati frequentatori del blog…se riassumereste in fila la tipologia degli interventi extra alpinistici puri..per il resto dal Barnum degli interventi riguardante gli aspetti ..definiamoli socio cultural etnici ..e taratta tà..che ne emerge?…se non una penosa e incredibile supercazzola …senza offesa per i singoli soggetti…essendo i soggetti il piû delle volte avezzi alle chiacchere…sarebbe meglio e ,piû interessante e produttivo trattare solo aspetti puramente alpinistici,specie di questi tempi,climatici inclementi.Non ê che uno frequentando le alpi diventa un esperto in geopolitica..e nemmeno se fai delle pareti nord con due attrezzi. diventi consulente di materiali con conoscenza di fisica dei solidi…pertanto..riflettere riflettere..specie la direzione
Fausto, ma lo sai cosa significa il termine qualunquista?
Va bene avercela con Matteo e volerlo bersagliare però con un minimo di senso!
Mai come i tuoi
Io non capisco davvero come sia ancora possibile tollerare il qualunquismo di Matteo in questo blog. Imbarazzante come ogni tema che affronta sia banalizzato in questa maniera. Comincio a credere che chi lo tollera, e frequenta, abbia anch’egli dei seri problemi…
Ben povera accusa, Alberto, se viene da un tifoso dei terroristi sionisti.
“per loro la Israele nata nel 1948 è solo il “vestito del giorno” della loro Madre Patria ideologica, emotiva e religiosa che torna su su fino ad Abramo e anche oltre.”
Ecchiseneciava? Gli iraniani hanno quindi diritto all’impero di Ciro II di Persia il Grande?
“Quindi conteggiare l’età dello stato di Israele in “soli” 80 anni è un errore che commette solo chi non ha veri contatti con ebrei”
Lo stato di Israele ha anni. Punto. Conteggiarne di più è semplice falsificazione storica.
“La differenza concettuale fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista” all’atto pratico si sta sfarinando”
Questa è una tua opinione, in realtà Israele ha un saldo di emigrazione negativo (emigra più gente di quanta ne arrivi) e proprio perché molti non vogliono essere governati da sionisti e non si sentono al sicuro. Peraltro sta perdendo la parte più acculturata e civile della popolazione.
Comunque, fosse vero ciò che scrivi, il pericolo è che di fron te ai crimini reiterati, alla guerra di espansione continua e alle crisi provocate da Israele qualcuno inizi a pensare “il por ‘dolfo in fondo non aveva mica tutti i torti, gli ebrei sono una peste…”
“vincerò la mia pigrizia da “bougia nen” torinese e mi recherò di persona nel rifugio in questione, dove ammainerò la bandiera palestinese e la sostituirò con quella israeliana”
Puoi sempre provarci, ma temo che il bordo piscina sia una meta più alla tua portata delle tue conclamate capacità alpinistiche…
Esatto il termine…io lo so perchê chiacchero…e via chiaccherando l’astuto storico come ski alpinista provetto arzigogola e curva su temi cui lui chiacchera..e continuare a chiaccherare…un Mieli un Ovadia una specie di Segre da paese..si infila..spinge..preme..cerca la ragione..ma va oltre..prende..qualsiasi punto di vista lo torce ..lo spreme..e sfidando la fisica dei solidi..lo trasforma..e poi vi ê chi teme l intelligenza artificiale..questa ê a km zero
Poi ti accusano di essere tifoso dei terroristi islamici.
Leggi i commenti indietro.
Tutto ciò, però, costituisce un binario collaterale del vero tema odierno. Anche io trovo disdicevole che il CAI tolleri un atto anche nella sua versione esclusivamente “anti-sionista”. Infatti ci possono essere soci del CAI (ad esempio il sottoscritto) che sono sionisti convinti e il CAI è tenuto a non offenderli, come non deve offendere nessun altra tipologia di socio: lo può fare attraverso la citata terzietà. Altrimenti, come ho già scritto più volte, entriamo in un gioco che danneggerà solo il CAI: allora io mi metterò a sfoggiare un simbolo israeliano (es una fascetta al braccio, un cappellino..) perché, se vale una cosa, vale anche l’altra. E se non basta, vincerò la mia pigrizia da “bougia nen” torinese e mi recherò di persona nel rifugio in questione, dove ammainerò la bandiera palestinese e la sostituirò con quella israeliana.
Anzi, ultimamente (pur restando cittadini italiani e residenti da noi) sono molto coinvolti nel tema e in certe situazioni sono diventati accaniti sionisti. A volte spingono in tali direzione i risvolti spiccioli di vita personale: per esempio un mio amico, più o meno mio coetaneo, adesso ha due figli in Israele: sono andati a fare l’università là, poi si sono sistemati, hanno trovato lavoro e poi le compagne e hanno costituito le loro famiglie. Questo mio amico mi dice: “Da quando i miei figli abitano là, ogni volta che sento di un attentato mi prende l’ansia, perché potrebbero essere passati di lì per caso i miei.” Di conseguenza costui è diventato sionista convinto, cioè sostiene che occorre togliere tutti gli altri popoli dal M.O. per evitare sofferenze e problemi agli ebrei che risiedono in Israele. Ebbene alla luce di questo aneddoto, è facile comprendere che le differenze a tavolino fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista” si stanno sfarinando. Anzi ormai in molti casi i tre concetti convergono in un unico filone. Ergo le castronerie le sparate voi, che parlate a vanvera. La dissertazione sulle differenze terminologiche (differenze ormai quasi scomparse all’atto pratico) serve al tema del giorno (la terzietà del CAI) perché, magari in buone fede, chi sventola la bandiera palestinese pensa anche in buona fede, di compiere “solo” un atto “anti-sionista”, ma invece l’atto rischia anche di essere “anti-semita” e può urtare la sensibilità di ebrei italiani soci del CAI e loro simpatizzanti.
Secondo. La differenza concettuale fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista” all’atto pratico si sta sfarinando (anzi forse nella realtà non esiste neppure più), in particolare dal 7 ottobre 2023 in poi. Mi ricordo che ancora una decina di anni fa queste differenze concettuali avevano corrispondenza nella realtà: ovvero un ebreo (per esempio cittadino italiano e qui residente) non necessariamente si sentiva coinvolto sul tema Israele e meno che mai su quello del sionismo. O meglio, alcuni sì, altri no, ma forse (ripeto fino a circa 10 anni fa) gli ebrei sparsi per il mondo erano in maggioranza “agnostici” sul problema Israele+sionismo: lo consideravano un problema esclusivo dei loro confratelli che “volevano” vivere in M.O… Ma negli ultimi 10 anni (e in particolare, ovviamente, dal 7 ottobre 2023 in poi), le cose sono cambiate profondamente. Me lo ricordo benissimo perché i miei amici ebrei li frequento da quando eravamo ragazzi e, negli ultimi 10 anni, ho proprio registrato in loro il suddetto cambiamento.
Vi attaccate a questioni da azzeccagarbugli e in ciò dimostrate che i veri IGNORANTI siete voi, perché ragionate a tavolino e non conoscete l’effettiva realtà oggettiva. Ciò deriva dal fatto che è evidente che non avete contatti diretti con ebrei, altrimenti avete contatti diretti con ebrei e quindi parlate a vanvera ma c’è molto differenza fra le definizion9i a tavolino e la realtà oggettiva.
Partiamo da Israele. Israele come stato costituito nel 1948 ha circa 80 anni di vita, ma nella cultura ebraica il passato affonda molto più in là, nella notte dei tempi. Lo so perché chiacchiero quasi quotidianamente con amici ebrei.: per loro la Israele nata nel 1948 è solo il “vestito del giorno” della loro Madre Patria ideologica, emotiva e religiosa che torna su su fino ad Abramo e anche oltre. Quindi conteggiare l’età dello stato di Israele in “soli” 80 anni è un errore che commette solo chi non ha veri contatti con ebrei. La loro convinzione è molto diversa da quella che avete in testa voi: per questo ogni attacco a Israele (anche quella di “oggi”) viene in genere vissuto dagli ebrei come un attacco alla loro Madre Patria e quindi un attacco all’intero popolo ebraico diffuso nel mondo.
Bravo Matteo a sbugiardare x l’ennesima volta il Crovella. Quello che mi dispiace e faccio fatica a capire e’ perche’ persone che hanno tutte le capacita’ x documentarsi correttamente si prestino a veicolare menzogne . Altro discorso x le opinioni
Perché, che fine hai fatto?
Attento Matteo a quello che scrivi. O farai la mia stessa fine.
“Israele è la loro Madre Patria, anche per il passato millenario…qualsiasi attacco a Israele (da quelli gravissimi tipo 7 ottobre fino alle cose collaterli come questa faccenda della bndiera) per tutti gli ebrei, salvo rarissime eccezioni, vissuto come un attacco a tutto il popolo ebraico.”
“la distinzione fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista” non è come.m la pensate voi: specie sulla reazione agli attacchi, questi concetti convergno fino a diventare un tutt’uno.”
Solo alcune precisazioni, per sottolineare l’ignoranza, la faziosità e la propaganda da cui nascono certe concezioni.
Primo Israele non ha alcun passato millenario, arrivando al massimo a 3/4 di secolo. Anche volendo rifarsi al libro, il termine Israele significa “colui che lotta con dio” o anche “dio prevale” o “dio governa” e non è mai riferito a un luogo specifico e particolare. La definizione “terra di Israele” significa “luogo dove dio prevale”…è l’equivalente in pratica di “muslim” cioé “sottomesso a dio”.
Secondo Israele non è la patria degli ebrei, al massimo (e comunque è moltissimo) è o è stata l’incarnazione del sogno degli ebrei della diaspora di avere un luogo dove non essere perseguitati. Infatti molti ebrei di stretta osservanza ritengono un’eresia la pretesa di alcuni ebrei di voler incarnare la promessa biblica di “una terra di Israele”, che compete solo all’altissimo.
Terzo, nel mio intervento importa molto poco cosa pensino gli ebrei, piuttosto quello che pensa il resto del mondo sulla politica di Israele e su quello che comporta. Se continuerà sulla strada della politica colonialista, espansiva, terroristica e con gli attuali massacri indiscriminati e non provocati, il resto del mondo sarà sempre più contrario.
Ma se si continua a confondere il governo dello stato di Israele con la totalità degli abitanti, la totalità degli abitanti con gli ebrei e gli ebrei con i sionisti, allora succederà che prima o poi da qualche parte qualcuno vorrà vendicare le colpe del governo di Israele su un ebreo qualunque o su tanti.
E già è iniziato ad accadere.
Ultima nota, “Io che conosco più di voi gli ebrei” ma che cazzo ne sai di chi conosciamo io o altri?
@ Roberto
I condomini hanno visto tanti ‘amministratori’ passare sotto i ponti , sono condomini , non sono mica scemi.
Per quanto paraculo possa essere l’amministratore , a volte i ‘condomini-elettori’ scelgono di cambiarlo perche’ non fa quello che vogliono loro ; e a volte il nuovo amministratore e’ un generale con la lingua tagliente , a volte una donna che addirittura amministra per piu’ tempo di tutti gli amninistratori , da quando hanno costruito il palazzo.
Un’ulima annoazione che mi pare ineressane. L’amarezza del mio amico non è tanto nei confronti del rifugista, quanto nei confronti dei corrispindenti dirigenti del CAI che non hanno imposto al rifugista la rimozione della bandiera, limitandosi una semplice dichiarazione, corretta si’, ma sterile e quindi un po’ ipocrita sul tema dell’effettiva terzietà del CAI…
Seconda questione. a differenza di alcuni commentatori che denotano loro ignoranza, gli ebrei tutti (cioè anche quelli che non abitano in Israele) conoscono perfettamente che differenza ci sia fra “ebreo m”e “sionosta”. Ma proprio per questo eovo significativo l’episodio del mio amico. infatti quello che sfugge è che Israele è la loro Madre Patria, anche per il passato millenario. Di conseguenza un qualsiasi attacco a Israele (da quelli gravissimi tipo 7 ottobre fino alle cose collaterli come questa faccenda della bndiera) per tutti gli ebrei, salvo rarissime eccezioni, vissuto come un attacco a tutto il popolo ebraico. Da questo punto di vista dovete aggiornare i vostri protocolli di ragionamento, perché l’email distinzione fra “ebreo”, “israeliano” e “sionista” non è come.m la pensate voi: specie sulla reazione agli attacchi, questi concetti convergno fino a diventare un tutt’uno. Io che conosco più di voi gli ebrei (italiani) non sento a credere che che quella bandiera sia vissuta come un atto dispregio ancheverso di loro
Due piani di essi. Salvo rarissime eccezioni, gli ebrei israeliani sono per definizione sionisti, sennò non vivrebbero in Israele. “Sionisti” non sono solo Nethanyahu e i suoi ministri. Sionisti sono per forza tutti gli ebrei che abitano in M.O. lo vedremo nelle imminenti elezioni israeliane, dove i sondaggi danno favorita la compagine oggi all’opposizione, ma sempre di centro destra e soprattutto sionista ed espanivista. Per cui la politica imperialista di Israele non cambierà d’un millimetro, forse non avremo più le manifestazioni provocatorie dei vari Ben Givr. Segnalo che bei sondaggi la sinistra pacifista (due ioli e due stati) è data al 10% circa e coincide sostanzialmente con cittadini israeliani NON ebrei. Cmq vedremo: se la “colpa” di tutto è di Netanyahu, caduto lui, tutto cambierà (ma, non so se l’avete capito, secondo me la politica espansivo stanno cambierà(
Forse, qualcuno, da una parte e dall’altra, vuole che si scannino…??
Bobby. A volte i popoli seguono i falsi profeti. E quella zona del mondo pullula di falsi profeti, con copricapo differenti ma ugualmente attratti dal fare la pelle all’infedele e convinti così di risolvere il problema o almeno incanalare l’odio che serpeggia nelle cantine della cosiddetta civiltà. Ma non solo in quella zona. Qualcuno ad un certo punto si sveglia dall’incantesimo, si incazza e mette in funzione il patibolo, qualche volta letterale qualche volta sotto forma di esilio in patria o fuori. Qualche volta invece un popolo deve prima toccare il fondo per aprire gli occhi. E allora sono guai. Scimiottando Brecht potremmo dire beati i popoli e le epoche che non hanno bisogno di profeti o di eroi ma solo di efficienti amministratori del condominio, magari un po’ ladri ma bravi a gestire l’assemblea condominiale evitando che i condomini si scannino.