Presidente: ecco l’Italia che Lei non vede più

A un giorno dal tradizionale discorso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella tiene a reti unificate ad ogni fine anno a beneficio dell’intera nazione, ecco l’acuto monito di una grande giornalista.

Presidente: ecco l’Italia che Lei non vede più
di Carmen Tortora
(pubblicato su imolaoggi.it il 27 ottobre 2025)

Signor Presidente, c’è un’Italia che non entra nei palazzi e non parla nelle conferenze. È l’Italia che si alza prima dell’alba, con il fiato corto e la sveglia nel petto, per aprire un bar, un negozio, una stalla.

È l’Italia delle mani screpolate e delle tasche vuote, che non riceve inviti né onorificenze, ma tiene in piedi tutto il resto. È quella che non applaude ai discorsi ufficiali perché mentre Lei parla di “stabilità”, sta contando i centesimi davanti alla cassa del supermercato.

Sergio Mattarella

Fuori dalle sale dorate del potere, c’è una madre che spegne la luce prima di cena per non far salire la bolletta. C’è un padre che si finge sereno davanti ai figli, ma ha lo stomaco chiuso per l’ansia di non riuscire a pagare l’affitto. C’è un pensionato che vive con 700 euro al mese e guarda le medicine come un lusso. Ci sono giovani che non progettano più nulla: non un matrimonio, non un figlio, non una casa. Solo partenze.

Lei parla di “transizione ecologica”, ma questa transizione per molti è diventata un incubo. Gli agricoltori seppelliscono i raccolti perché le norme europee li puniscono se producono troppo. Gli allevatori chiudono le stalle perché non possono più sostenere i costi dell’energia. I pescatori guardano il mare, ma non possono uscire: le nuove regole lo vietano, in nome dell’ambiente. E intanto le multinazionali, quelle sì, continuano a trivellare, costruire, vendere e speculare – sempre col sorriso “verde” stampato sulla faccia.

Nelle città, la sera, le voci si fanno più basse. Nei quartieri popolari, la gente ha paura di uscire dopo il tramonto. Le donne stringono le chiavi tra le dita come se fossero un’arma. Gli anziani abbassano lo sguardo quando attraversano strade che una volta chiamavano “le loro”. L’immigrazione incontrollata non è più solidarietà, è disordine – un disordine pagato da chi già non ha nulla. E chi osa parlarne viene accusato di insensibilità, quando in realtà sta solo urlando per sopravvivere.

Lei cita spesso la parola “umanità”. Ma dov’è l’umanità, Signor Presidente, quando un commerciante si toglie la vita perché sommerso dalle tasse? Quando un padre di famiglia viene licenziato dopo vent’anni di lavoro? Quando una madre deve scegliere se riempire il frigorifero o comprare le scarpe al figlio? Dov’è l’umanità in un Paese dove tutto è diventato un modulo, un algoritmo, un codice fiscale?

Lei parla di “Europa” come di un faro. Ma per noi quel faro è diventato un riflettore accecante che illumina solo i piani alti e lascia il resto del Paese nell’ombra. L’Europa che doveva garantire prosperità e pace ha portato austerità e guerra. Ci avete detto che “difendevamo la libertà” mentre mandavamo miliardi a un conflitto che non ci appartiene. Centosettanta miliardi, Signor Presidente, sottratti a chi qui non riesce a pagare il mutuo. Non è difendere la libertà, è svendere la dignità.

L’Italia che Lei rappresenta si sta sbriciolando. Le botteghe chiudono, le fabbriche si spostano, i campi diventano distese abbandonate. I paesi si svuotano, i centri storici si trasformano in dormitori per turisti, le periferie in discariche umane. C’è un silenzio che non si misura nei sondaggi: è quello di chi non crede più a nulla. Non ai partiti, non ai governi, non all’Europa, e ormai nemmeno al Quirinale.

Lei appare in televisione con il volto pacato e il tono paterno. Ma mentre parla, fuori, l’Italia si consuma. Le persone non chiedono miracoli. Chiedono di essere viste. Chiedono che qualcuno dica, finalmente, che questo modello non funziona. Che l’uguaglianza promessa è diventata privilegio per pochi. Che la “stabilità” è solo l’immobilismo dei potenti, mentre tutto intorno crolla.

Cammini una volta, Signor Presidente, senza scorta, in un mercato di provincia. Guardi negli occhi chi sta dietro il banco: vedrà più verità in uno sguardo che in mille dossier. Vada in una scuola, in una di quelle dove piove dal soffitto, e chieda agli insegnanti come si sentono a dover spiegare ai ragazzi che “il futuro è nelle loro mani” quando le loro mani tremano dalla paura. Si fermi un minuto davanti a un centro per l’impiego: guardi i volti di chi non ha più speranza. Non sono numeri. Sono cittadini, e Lei è il loro Presidente.

Il popolo italiano non si aspetta più promesse. Si aspetta dignità. Si aspetta che chi lo rappresenta smetta di difendere un sistema che lo opprime. Si aspetta parole semplici e vere: “Abbiamo sbagliato strada. Torniamo indietro”.

Non servono più discorsi sulla pace se l’Italia è in guerra con sé stessa. Non serve parlare di “unità” se i cittadini si sentono soli. Non serve esaltare l’Europa se l’Europa non ci ascolta. Servirebbe solo un gesto umano, un atto di coraggio, un segno che qualcuno, lassù, si ricorda che la Repubblica non è fatta di leggi, ma di volti.

Lei ha il potere di farlo. Di restituire al Paese un senso, una direzione, una speranza. Di essere la voce dei deboli invece che l’eco dei forti.

Perché, Signor Presidente, l’Italia non chiede molto. Chiede solo di tornare a casa, e di ritrovare la luce. Ma quella luce non verrà dai palazzi. Verrà solo se chi li abita imparerà di nuovo a guardare verso il basso, dove la vita vera, quella che non si cita nei discorsi, non ha mai smesso di resistere.

Un’italiana qualunque, figlia di chi non ha più voce ma non ha ancora smesso di sperare.

Per aggiornamenti senza filtri: https://t.me/carmen_tortora1

Presidente: ecco l’Italia che Lei non vede più ultima modifica: 2025-12-30T04:56:00+01:00 da GognaBlog

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16 pensieri su “Presidente: ecco l’Italia che Lei non vede più”

  1. Signor Presidente, non Le sembra che in Italia sia fin troppo facile e conveniente delinquere?

  2. Difficile commentare una simile accozzaglia di falsità e becera propaganda di destra estrema che ora veste gli abiti da populista. 
    Una vera montagna di letame. Anzi peggio, con quello ci si concimava i campi.

  3. @Danilodarne la colpa all’Europa, a Mattarella, è uno specchietto per le allodole di un populismo di destra che su queste idee, sta prendendo il potere quasi ovunque, portando il mondo in guerra. 

     
    Stai scherzando vero? chi è che ci sta portando in guerra? Leggiti le dichiarazioni del presidente e del suo omologo (omologa) nell’Unione Europea e dimmi chi è che ci sta portando in guerra

  4. @Danilo non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione perché quell’invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui

    Mi basta questo. Fa il paio con le balle raccontate dal “migliore” Draghi durante il suo mandato come presidente del consiglio

  5. Non è il Paese che va a rotoli, è il mondo. E va a rotoli perché la finanza e l’economia ne stanno mangiando le interiora dopo essersi divorati e spartiti i quarti. La povertà alla porta è frutto di continenti senza più risorse: i potenti vanno con la prepotenza e paventando le armi a chiedere competenze e poteri sulle ultime terre dove un po’ di risorse ci sono. La povertà tanto bene illustrata dalla collega di Imola è uno spiffero di temi di maggiore prevalenza e, darne la colpa all’Europa, a Mattarella, è uno specchietto per le allodole di un populismo di destra che su queste idee, sta prendendo il potere quasi ovunque, portando il mondo in guerra. 

  6. Molteni, buongiorno.
    Lei si è andato a leggere la mia lettera su questo stesso blog? Mi sembra proprio di no. Che poi spetti ad altri agire (leggi: alla politica, ma nella debacle totale del Covid ci sono dentro tutte, ma proprio tutte, le forze politiche) e non alla Presidenza della Repubblica, che ha una funzione istituzionale, certo che sì! Ma se al posto di Mattarella, rieletto anni fa perchè il nostro parlamento su 60 milioni di italiani non è stato in grado di eleggere nessun altro (e allora è stato meglio rieleggere un ex democristiano) ci fosse stato un Pertini, Le posso assicurare che ai vertici delle sanità nazionali e regionali di quelli presenti nel 2019-2020 non ci sarebbe più nessuno …!! Invece sono ancora tutti lì ….
    Nel 2024 in Italia ci sono stati 324 omicidi di cui 112 di donne. Rispetto ai 12000 morti inutili per il Covid i femminicidi sono 107 volte di meno. Per ogni donna ammazzata giustamente al colpevole danno l’ergastolo, se i morti sono 12000 invece non esiste colpevole!
    Mi astengo per pudore da ulteriori commenti ….
    Sono italiano ma non voglio più essere cittadino italiano … lo Stato italiano non merita la mia cittadinanza.

  7. Danilo, è tipicamente italiano tenersi il meno peggio e, per di più, non contemplare la possibilità di lasciar vuota una carica.
    Mi va di puntualizzare che la giornalista non se la prende con nessuno: invita il presidente a mischiarsi al popolo per ricordare le criticità del paese.

  8. Perché non prendersela con l’esecutivo attuale e con i precedenti, invece che con il Presidente, che non ha potere esecutivo, ma solo di controllo, e che fá quello che é in suo potere per raddrizzare le cose storte?
    Mi sembra che ci siano personaggi che hanno il ‘cadreghino’, attaccato potete immaginare dove, che sono al governo da anni. I soldi spesi per confinare gli immigrati oltreconfine mica li ha decisi Mattarella…
    Avete alternative a Mattarella? forse il vicepresidente La Russa?
    I cambiamenti possono uscire solo dalle urne (forse ancore per un po’…), altro che lasciare la tessera elettorale presso il Comune.
    Abbiamo alternative? si propongano!
    O volete l’uomo ( o la donna ) forte?
    Ad esempio Bandecchi?

  9. Bruno, anche qui sul blog è stato pubblicato un articolo che parlava anche delle migliaia di appartamenti di case popolari vuoti e non assegnati. 
     
    Mi sono molto emozionata nel leggere questa lettera, che non solo mi ha ricordato alcuni passaggi impegnativi della mia infanzia, ma che ritrae perfettamente tante realtà attuali di questo paese che sta andando in frantumi. 

  10. Da un Presidente ritirato per la giacchetta  dentro alle stanze del Quirimale controvoglia e conscio che non erano in grado di farne un altro , che usa vetri e filtri colorati del.palazzo opulento del potere che aspettarsi?Che riconosca tutto ciò scritto dalla Tortora e tanto altro ancora?Mamifaccilpiacere!

  11. Ho letto. Ma c’è una cosa molto più importante cui Mattarella dovrebbe rispondere: i 12000 morti in sovrannumero per il Covid e l’assoluta integrale impunità per la nomenklatura sanitaria nazionale e regionale. Alla mia PEC del 18 marzo 2024 ancora nessuna risposta (v. su questo blog ‘Rinuncia ai miei diritti politici’). A tutt’oggi la mia tessera elettorale è presso il mio Comune.

  12. Questo scritto è eccessivamente pessimistico, ma ha un fondo di verità. Un’Italia che “soffre” c’è eccome. A parte i 5 milioni di ns concittadini statisticamente sotto al livello di povertà assoluta, c’è un’altra fascia socio-economica (che un tempo costituiva la parte “inferiore” del cosiddetto ceto medio) che ora “arranca” per arrivare a fine mese. Dovremmo pensare di più a questi nostri concittadini. Cioè prima di strapparci le vesti per i mali del mondo (Gaza, Ucraina, i profughi che arrivano da noi, ecc), dovremmo preoccuparci di far star “accettabilmente” bene tutti gli italiani. Però va sottolineata una cosa importante: il fatto che questa lettera aperta sia diretta al Presidente Mattarella (considerato il “faro della legalità” dagli avversari del Governo di destra) significa che TUTTO il mondo politico italiano (e non solo la maggioranza di governo) non si preoccupa a sufficienza degli italiani che arrancano.

  13. In che senso ci sarebbe un’emergenza abitativa in Italia? Mediamente l’80 per cento degli italiani vive in case di proprietà e ovviamente non tutti possono risiedere nel centro storico, ovvero nel centro di una grande città storica, che ha una capienza limitata: più o meno può ospitare centomila persone. Gli altri si possono sistemare in periferia o in paese a prezzi più ragionevoli.

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