Diversi e un po’ speciali?
(sul versante ovest della Pania della Croce)
di Alberto Benassi
La via nuova ha come direttiva l’evidente e caratteristico camino a campana che incide centralmente la prima parte del pilastro: questo si sviluppa prossimo al sentiero che dalla Foce di Mosceta sale alla Pania della Croce, sopra la piazzola delle Gorfigliette.
Proponiamo di chiamare questo pilastro “Pilastro delle Gorfigliette”. Il camino non poteva passare inosservato vista la sua caratteristica forma che lo rende evidente e decisamente interessante.
Il 7 dicembre 2024, dopo un bel giro tra Corchia e Pania, con Enrico eravamo andati a studiare da vicino quel caratteristico camino che già avevo adocchiato in precedenza più volte con l’idea di aprirci un nuovo itinerario.
Dalla curva del sentiero in breve scendiamo fino a toccare con le mani la bocca del camino: bello, suggestivo e caratteristico, la roccia promette bene, invoglia proprio a salirlo.
Improvvisamente un grosso stormo di gracchi corallini arriva sopra di noi volteggiando intorno al pilastro. Forse è la loro casa, li avremo disturbati con la nostra visita? La proposta che faccio a Enrico è di ritornarci, quanto prima, salire il camino e proseguire fino alla cima del pilastro disegnando un nuovo itinerario che dalle premesse appariva molto interessante e di discreto impegno nonostante la sua brevità. Spero che i gracchi non si arrabbieranno quando torneremo a fare gli invadenti come di solito siamo noi sapiens. Questi giri, oltre a fare fiato e godere delle bellezze ambientali che ci circondano, ci sono utili per mettere a fuoco nuove possibilità di apertura.

Il “quanto prima” alla fine si è rivelato piuttosto lungo, così dieci mesi dopo, ripropongo a Enrico di andare a salire quel camino. La mia forma e il morale non sono dei migliori, un’estate iniziata male e conclusa ancora peggio con la morte di mio babbo, mi ha tenuto lontano dalla montagna e dall’arrampicata. La voglia però è tanta e dopo aver coinvolto Paolo, in un bellissimo sabato di ottobre ricco di colori, piuttosto caldo nonostante la stagione autunnale, e dopo una bella camminata, eccoci all’attacco armati di una bella scelta di friend, dadi, cordini, un nutrito numero di chiodi da fessura di varie forme e misure, martello e cordino di servizio per tirare su il materiale e lo zaino in modo da arrampicare più leggeri possibile. Non portiamo né spit né trapano (che non ho). Sono convinto che possiamo farne a meno. Lo so questa scelta non favorirà le ripetizioni, ma in questi ultimi anni mi prende così, se proprio non necessari, gli spit li lascio volentieri a casa. Ma come si fa a sapere se non sono necessari? Puro intuito e speriamo d’indovinarci…

Alle 6.30 con Enrico ci troviamo al parcheggio della COOP a Pietrasanta. Prima il ritrovo era quasi sempre da Madeo, ma adesso anche lì è cambiato tutto e non si può più parcheggiare. Il tempo passa e il mondo cambia. Passiamo a prendere Paolo, che da poco ha cambiato casa e andiamo su a Levigliani e da lì a parcheggiare presso l’ingresso turistico dell’Antro del Corchia. Diviso più o meno equamente il materiale e riempiti gli zaini risaliamo il sentiero delle Voltoline diretti a Mosceta. Da lì al colletto delle Gorfigliette e ancora su lungo il sentiero fino alla quarta curva dove, in basso a destra, è subito ben visibile il camino iniziale.

Ci prepariamo, come al solito la vestizione è una specie di rito, direi propiziatorio, per altri scaramantico, ognuno ha il suo sistema nel disporsi il materiale, ognuno è immerso nei suoi pensieri che precedono la “lotta coll’alpe”.
Lasciamo giù due zaini mentre il terzo, con dentro quello che ci servirà, lo tireremo su con il cordino di servizio. Gli amici mi fanno un regalo facendomi partire per primo, ci speravo e ci tenevo a salire da primo il camino che non si rivelerà il tratto più difficile della via ma sicuramente il più caratteristico. Paolo aprirà il secondo tiro ed Enrico il terzo, il più difficile su un bel muro verticale inciso centralmente da una sottile fessura e sopra da una lama orizzontale invisibile da sotto. Il quarto è senza storia, pura formalità.

Relazione
Entrare nel camino (1 chiodo lasciato all’inizio), risalirlo in opposizione (IV e V; 1 chiodo lasciato). Quando si restringe e si chiude uscire a destra (VI-). Salire più facilmente (IV) fin sotto ad un muretto (1 chiodo lasciato) obliquando a sinistra su comodo terrazzino dove si sosta su 2 chiodi lasciati (20 m).
Superare verso destra una placca adagiata (IV), proseguire più facilmente a destra fino ad un muretto (1 chiodo con cordino lasciato), superarlo e sempre verso destra (III) ad un diedrino con pianticella dove si sosta su 2 chiodi lasciati (20 m).
Superare a destra un gradino (IV), sempre a destra alla base (1 chiodo lasciato) del verticale muro compatto inciso al centro da una sottile fessura. Alzarsi a prendere la fessura (V+), per essa (A1 su friend e chiodo lasciato) fino a raggiungere una bella lama orizzontale non visibile da sotto (1 chiodo lasciato). Superare il muretto finale (V+) uscendo su breve rampa inclinata che a sinistra porta alla sosta su 2 chiodi lasciati (25 m).
Proseguire facilmente per placchette, risalti e crestina finale (III) fino ad uscire pochi metri a destra del sentiero. Sosta su spuntone, 40 m.
Questa volta i gracchi corallini non si sono fatti vedere. Se ne saranno andati? Oppure ci avranno osservato da lontano e lasciato giocare come si fanno giocare i bimbetti? Bisogna essere pazienti con i bimbetti…
Il nostro piccolo pilastro è prossimo al sentiero, oggi molto frequentato da chi sale in Pania, così la nostra arrampicata ha tanto di spettatori. Si fermano a guardare, li vedo fotografare, li sento commentare, qualcuno chiede “che via è?”. Altri “che grado è?”. Ma non ci dobbiamo curar di loro, abbiamo altro a cui pensare, è vero sono lì vicini, quasi invadenti, ma allo stesso tempo lontani. Roberto Iannilli un po’ d’anni fa, invitato a tenere una serata alla Casa del Popolo a Solaio, dopo avergli detto di avere ripetuto la sua via Voci di Terre lontane sulla parete est del Corno Piccolo al Gran Sasso, gli chiesi il perché di quel nome che trovavo un po’ misterioso e affascinante allo stesso tempo. Sulla fotografia, che gli mostrai e che mi ritraeva mentre mi accingevo a salire il tiro chiave della via, mi scrisse: “Per noi che dall’alto sentiamo – voci di terre lontane – e ci sentiamo diversi un po’ speciali”. Ecco ho pensato, anche noi, come Roberto, ci siamo sentiti lontani da quelle voci, diversi e un po’ speciali?
Materiale usato: chiodi come da relazione; 1 serie di Totem più Camalot 0.4 / 0.5 / 0.75 / 1 / 3; cordini vari; 10 rinvii; 2 mezze corde da 60 m e cordino di servizio.
Materiale consigliato: oltre alla normale dotazione alpinistica, piccola scelta di chiodi e martello per ogni necessità; friend come sopra; possono essere utili i nut che avevamo ma non abbiamo usato; scelta di cordini; può essere utile una staffa che non avevamo.
Discesa: in breve per il vicino sentiero senza difficoltà. Sconsigliabile scendere in doppia.
Nota doverosa: subito dopo l’apertura, scoprimmo, con una certa dose di sorpresa e incredulità, che il camino del primo tiro, su cui non avevano trovato segni di passaggio, era già stato salito. Qualche anno prima, di ritorno dalla cresta della Quota 1750 m l’aveva salito il nostro amico Nico Bertellotti con alcuni suoi amici uscendo tutto a sinistra rinunciando a salire il resto del pilastro. Dunque quella particolare struttura aveva già attirato le attenzioni altrui.
Pania della Croce (Alpi Apuane), versante ovest
Primo Pilastro delle Gorfigliette (nome proposto)
Via Diversi e un po’ speciali?
Prima ascensione di Alberto Benassi, Enrico Puccetti e Paolo Gabrielli a comando alternato, 11 ottobre 2025.
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Ripetuta ieri con l amico Luigi… piccola discussione all’attacco per chi voleva partire sul primo tiro e di conseguenza il terzo i più belli… ho dovuto cedere per non rovinare la giornata… che è stata comunque bella come la via … conosco Alberto e gli altri Apritori anche sapendo che Alberto è una garanzia … mi sono sentito comunque partecipe mentre scalavo dell’avventura dell’apertura … vie tradizionali ti fanno assaporare quell’incertezza e lo stupore “Bravi Ragazzi” penso quanto prima di tornarci e fare i tiri dispari.
Cia Roberto, è un piacere sentirti. Sicuramente ci rivedremo lì.
Bel lavoro Alberto, la proverei volentieri anche perché le vie Apuane sono sempre nella mia lista però vado più volentieri su itinerari spittati
Di casini ne ho già combinati abbastanza…
Mi dispiace per tuo padre, ma tu quand’è che ritorni un po’ nella falesietta sul mare con vista su Sestri levante, c’è pure qualche tiretto nuovo nuovo.
Caro Alberto, leggere di montagna è diventata una delle mie passioni, dal momento che ormai il tempo ha segnato per me il limite.Non che fossi particolarmente dotato, ma questo fatto di sentirsi “diversi e un po’ speciali” effettivamente fin dalle prime arrampicate era una sensazione presente, sia pure accanto a legami di stima e amicizia . Era un po’ un liberarsi dalle “catene” della vita di tutti i giorni. Ed il corpo respirava momenti a volte esaltanti altre volte meno, ma sempre comunque di ampio respiro.La dipartita di tuo padre, dopo che mi avevi raccontato del ritorno precipitoso dall’estero, per i suoi problemi di salute francamente mi era rimasta nell’ombra, ti chiedo scusa per non essere stato presente.Ti ringrazio per la tua amicizia. Complimenti per la ViaAndrea
Ricambio i complimenti ad Edo e alla Silvia per la loro apertura su quell’estetico spigolo del secondo pilastro che avevo anche io adocchiato. Complimenti anche per aver continuato nella direzione dello stile da noi adottato. Uno stile certo non alla moda.
Complimentandomi con Alberto per l’articolo e plaudendo all’idea e alla modalità di apertura, segnalo che la via è stata ripetuta già il 15 ottobre.
E che i ripetitori, visto l’estetico spigolo del secondo pilastro lì vicino, il 28 ottobre hanno provveduto a realizzare nello stesso stile ovvero a comando alternato, dal basso, a chiodi tradizionali e protezioni veloci, un’altra breve salita chiamandola “Ladra di opportunità” (100m, 4 L., max VI-/A0, V obbl.).
Per eventuali interessati, i dettagli di quest’ultima sono disponibili all’indirizzo http://www.alpiapuane.com/forums/topic/relazione-via-ladra-di-opportunita/
Considerando il lungo avvicinamento e la brevità degli itinerari è plausibile e consigliabile pensare di riuscire a ripeterli entrambi in giornata.
Grazie Gianfranco
“Lo so questa scelta non favorira’ le ripetizioni”. Sai che pure noi ( Marchetti ed io ) andammo a finire quella via alla torre calderone ale guglie di vinca ,che prende nome dal vero Calderone ,dove ebbe la sfortuna di volare sulla cengia alla base della torre stessa , ebbene per rispetto loro (Caderone-Ciampi) usammo solo chiodi e protezioni veloci ,ebbene ad oggi che io sappia ,quella via ha una sola ripetizioni che è la mia con alcuni amici . Il chiodo ,caro Alberto, fa la differenza. P.S. non sapevo di tuo padre e ne approfitto per farti le più sincere condoglianze
Bel racconto, bell’atmosfera, bella roccia e soste attrezzate da manuale. Bravo.
11 ottobre 2025.
Il Benassi ha colpito ancora, implacabile.
11 ottobre 2035.
Il Benassi colpirà ancora. Diverso e un po’ terminator!
😀 😀 😀
La roccia da come appare in foto deve essere strasolida…e avrà sicuramente sollevato un po il morale del periodo!Un camino così certo si fa notare!Le prime mani sopra .non erano le vostre ma ha un importanza molto relativa.BRAVI RAGAZZI.
“Diviso più o meno equamente il materiale”
In questa frase ritrovo innumerevoli lamentazioni, recriminazioni, bonarie discussioni e scuse con cui spesso iniziano gli avvicinamenti (“ma perché sempre a me tutto il ferro?”, “cazzo, tutto il peso al più vecchio”, “certo che rimango indietro se mi carichi come un mulo”, ecc.) 🙂