La Bonatti alla Nord del Cervino

“I giorni dopo la nostra ripetizione, mille domande mi sono passate per la mente: cos’avrà provato Bonatti? Chissà cos’avrà visto? Come si sarà mosso?…”

La Bonatti alla Nord del Cervino
di François Cazzanelli
(pubblicato su Annuario del CAI di Bergamo, 2021)

Quando sogni da parecchi anni una cosa, ti aspetti che sia perfetta. In montagna difficilmente le cose vanno come te le immagini, anzi spesso è tutto il contrario. Però è proprio questo il bello, no?
Se potessimo calcolare tutto al millimetro l’avventura non esisterebbe.

Sarò onesto, l’idea che mi ero fatto di questa via non si è rivelata molto distante dalla realtà.

La Bonatti è una via stupenda con difficoltà che in termini moderni possiamo definire quasi classiche. Questa via, però, dev’essere ben contestualizzata perché non siamo sul Grand Flambeau o sulla Nord dell’Aiguille du Midi, bensì nel cuore della Nord del Cervino, e chi conosce questa montagna sa che quando tocchi la croce di vetta sei solo a metà dell’opera.

Sulla via Bonatti alla Nord del Cervino. Foto: François Cazzanelli.

La cosa che ancora mi lascia senza parole è immaginare Walter in pieno inverno ben 56 anni fa che apre questa via in solitaria. I giorni dopo la nostra ripetizione, mille domande mi sono passate per la mente: cos’avrà provato Bonatti? Chissà cos’avrà visto? Come si sarà mosso?

Purtroppo, non potendogliele più fare ho elaborato a fondo la nostra salita e l’unica cosa che mi sento di dire è: grazie Walter! Ci hai regalato l’ennesimo capolavoro, sarà nostro compito valorizzare e far conoscere agli alpinisti del futuro la bellezza di questa via. Era da quando abbiamo aperto la nostra via sul Pilastro Rosso del Brouillard (Incroyable, NdR) che io, Matteo Della Bordella e Francesco Ratti parlavamo della Bonatti. Finalmente a fine marzo del 2021 la meteo sembrava dalla nostra ed eravamo tutti e tre liberi, però la parete era bella secca. Che fare? Due elementi su tre erano dalla nostra, proviamo!

Il 30 marzo 2021, zaino in spalla, partiamo da Plateau Rosa in direzione rifugio dell’Hörnli. Martin, il gestore, è un mio caro amico e ci ha lasciato le chiavi dello splendido rifugio che si trova ai piedi dell’omonima cresta. Arrivati in rifugio lasciamo il materiale e andiamo subito a fare la traccia fino all’attacco della via.

Decidiamo di lasciare una delle nostre mezze corde fissa sui primi 60 m di parete di modo da essere più rapidi il mattino seguente. Rientrati al rifugio ci aspetta una notte a 5 stelle dentro il nuovissimo e modernissimo rifugio. Il locale è bello caldo e cenare bevendo acqua gasata e Rivella non ha prezzo. Ci appisoliamo felici e rilassati sotto a dei morbidi piumoni. Alle 4 suona la sveglia e alle 5 si parte. Tutto fila liscio e in poco tempo siamo in cima alla corda fissata il giorno prima. Tocca a me partire: come dice la relazione di Walter, mi tocca subito un camino corto ma non facile dove trovo alcuni vecchi chiodi.

Superato il camino le difficoltà non sono estreme e velocemente scaliamo 300 m di parete che ci portano alla partenza del famigerato Traverso degli Angeli. Qui tocca a Francesco, che velocemente percorre due lunghezze divertenti su roccia sana. Arriviamo così nella zona del famigerato pendolo e qui prende il comando Matteo che senza pensarci troppo inizia ad attraversare! Arrivato a metà tiro ci urla “Possiamo passare senza pendolare… ci provo?”.

Io e Francesco ci guardiamo e non diciamo nulla, la nostra fiducia è totale se lui dice che si passa si passa.

Matteo arriva in fondo al traverso e ci dice che ci sono dei chiodi, collega tutto, rinforza la sosta e ci urla di partire. Siamo un pelo distanziati, essendo in traverso è bene non stare troppo vicini. Raggiungo Matteo in sosta, mi assicuro e Matteo mi dice di assicurare Francesco, così gli fa un video con la GoPro. Francesco toglie l’ultima protezione e in quel momento il sottile strato di ghiaccio sotto i suoi piedi si rompe. Francesco vola e pendola sotto la sosta, non lo vediamo più per alcuni secondi fino a quando ci urla che sta bene e che sta iniziando a risalire le corde. Tutto bene, pericolo scampato, qualche secondo per riordinare le idee e si ricomincia. Matteo riparte. Adesso gli tocca il tiro di VI. Da fuori classe qual è lo sale rapidamente. Il tiro è strapiombante con tanto vuoto sotto ai piedi, ma la roccia è splendida e le difficoltà durano pochi metri.

Ci troviamo finalmente nel grande anfiteatro dove purtroppo le condizioni sono molto secche e saliamo lentamente. A metà dell’anfiteatro Francesco trova un guanto di lana inglobato nel ghiaccio e i pensieri vanno subito a Bonatti. Sarà suo? Forse abbiamo lavorato troppo di fantasia, ma in quel momento pensare che quel guanto fosse di Walter ci ha emozionato tantissimo.

Le difficoltà però non sono finite. Ci aspetta ancora un muro compatto di roccia rossa poco solida solcato a metà da una grande fessura. Parte Matteo e con grande classe risolve il problema. Probabilmente con più ghiaccio sarebbe stato più semplice, ma non fa niente. Superata la fessura, Francesco con un paio di tiri più semplici ci porta in cima alla rampa della via Schmid. Siamo a circa 4000 m e ci aspettano ancora 500 m di parete.

Tocca di nuovo a me, conosco bene questa parte e dentro di me sono ben conscio che se vogliamo uscire con la luce bisogna accelerare. Scaliamo veloci, non dobbiamo più cercare la via e questo è già un grande vantaggio, ma purtroppo è tutto molto secco, i canali e le goulotte che tanto rendono semplice questa parte sono solo un ricordo. Finalmente alle 21 con gli ultimi raggi di luce tocchiamo la punta del Cervino.

Siamo felici, finalmente abbiamo ripetuto la Bonatti! Siamo la seconda cordata ad uscire in giornata ed onestamente con le condizioni così secche non è stato semplice! Foto di rito e si comincia a scendere sulla Cresta del Leone, Francesco è davanti, Matteo in mezzo e io chiudo. In questa parte giochiamo in casa, il copione lo conosciamo bene! Alle 23.30 siamo in capanna Carrel. Ci cuciniamo una meritata pasta e ci buttiamo a letto! La mattina seguente in 2 ore siamo a Cervinia e ci concediamo un meritato pranzo al ristorante di mia mamma, Les Skieurs d’Antan, cucinato da mio cugino Teto Stradelli!

Che dire, è stata un’avventura fantastica. L’ennesima sulla montagna di casa!
Ci tengo a ringraziare i miei compagni di cordata per aver condiviso assieme questa salita!

Un ringraziamento speciale va anche alla Società Guide del Cervino, a Martin Lehner gestore della Hörnlihütte, Nicola Corradi direttore dell’Heliski Cervinia, Giuliano Trucco, Anjan Truffer e a Teto Stradelli.

Nelle due foto potete trovare una piccola relazione della via, questo è il nostro omaggio a Walter Bonatti, sperando che in futuro altre cordate possano ripetere questo splendido itinerario!

La Bonatti alla Nord del Cervino ultima modifica: 2025-12-02T05:42:00+01:00 da GognaBlog

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32 pensieri su “La Bonatti alla Nord del Cervino”

  1. 29. I 500 metri di cui parla Cazzanelli vanno dalla fine della rampa Schmid (linea arancione) alla cima, mentre i 100 metri ipotizzati di cui scrivevo comprendono solo il tratto che differisce tra la linea tracciata qui sopra e quella di Bonatti nell’immagine dell’altro post.

    La cosa per me evidente è che Bonatti sia passato, in alto, a sinistra della via Schmidt originaria, quella del 1931.

    Che dire, evidentemente sei a conoscenza di particolari che sia Barmasse che Gogna ignorano.

  2. Comunque, la foto della mostra riporta un tracciato che, nella parta alta, non è fedele a quello indicato da Bonatti e neanche a quello di Cazzanelli. La cosa per me evidente è che Bonatti sia passato, in alto, a sinistra della via Schmidt originaria, quella del 1931.

  3. Non sono certo 100 metri. In ogni caso è Cazzanelli che scrive di 500 metri di parete da affrontare dalla fine della rampa della via Schmidt. Quindi la tua critica è involontariamente indirizzata innanzitutto a Cazzanelli. Quanto al commento 18, che dire… si potrebbe leggere come una riflessione filosofica, forse così apparirebbe più comprensibile. A me non sembra così oscuro. Chissà che non diventi più leggibile confrontando l’impresa di Cazzanelli con il film la “Voie Bonatti” in cui Christophe Dumarest e Yann Borgnet decidono di concatenare, con umiltà, tre vie Bonatti. Non ho nessun rosicamento, né giudico Cazzanelli e tantomeno intendo sminuirlo. Cerco solamente di ragionare con la mia testa. Rosicamento proprio no. Ho smesso di salire montagne perché avevo altre priorità nella mia vita. Diversamente non so dove sarei arrivato, non credo fin lassù, anche se la cosa tuttora mi affascina. Se ho usato toni sbagliati mi scuso, soprattutto con Cazzanelli. A volte posso sembrare un po’ troppo rigido, forse lo sono e questo mi dispiace. Però sto imparando a non esserlo.
     

  4. https://gognablog.sherpa-gate.com/tutti-o-quasi-i-tracciati-sul-cervino/
     
    Tutto sommato non mi pare che abbiano “rubato”. La differenza tra le due linee si riscontra solo nell’ultima uscita in cresta: la Bonatti (osservando le 2 immagini) dove c’è scritto “Rampa finale” sale in obliquo a sinistra, tutta lì la differenza. E in ogni caso, Lupo, non mi sembrano assolutamente 500 metri, saranno forse un centinaio.
    Infine Lupo al 18, è davvero incomprensibile ciò che vuoi dire. Rosicamento? 

  5. Egr. Frank, proprio a causa di chi la pensa come te sono nate le più grandi menzogne della storia dell’alpinismo. Romanticismo non significa pressapochismo. Bisogna invece essere precisi, fornire prove  circostanziate, perché di contaballe l’ambiente alpinistico è pieno.
    Sul caso specifico posso immaginare che la cordata di Françoise si sia spostata verso destra a causa della scarsità di neve e ghiaccio nella parte alta. Non sono di certo un esperto del Cervino, ma la nord classica l’ho salita e ricordo che la parte alta è facile e si può salire un po’ dappertutto. La roccia è piuttosto friabile e non escludo che i ripetitori si siamo spostati verso la cresta di Zmutt per trovare roccia più sana, anche se forse poco più difficile dell’uscita originale. 
     

  6. 25 Frank
    Il tracciato disegnato da Bonatti sulla foto nella metà superiore della parete nord sui GIORNI GRANDI mi sembra diverso…Boh??

  7. Amo la montagna ma ci cammino, non la scalo. Però posso dire che tutte queste critiche e tanti  distinguo sono fuori luogo. Nessuno sa con certezza diedro dopo diedro dove è passato esattamente Bonatti.  Ognuno (credo) interpreta i passaggi tecnici secondo l’intuizione del momento. Nessuno sa come Sinner, dopo aver battuto Alcaraz, lo batterà una seconda, e poi una terza volta.  Alcune imprese sportive sono irripetibili. Ma Cazzanelli era lì, sulla Nord, l’ha salita agevolmente e si è commosso al pensiero che molta della roccia che toccava era “appartenuta” a Walter. E già per questo merita il titolo  di averla ripetuta.  “Agevolmente”, certo, perché oggi le racchette sono in fibra di carbonio e titanio, non di legno, quindi il gioco è più veloce.  Per ciò, pretendere di ridimensionare una bellissima impresa solo perché non si è seguito il “filo rosso di  Arianna” mi sembra puerile.

  8. Quanto al ristorante di famiglia e al saluto al presidente, non vedo cosa ci sia di male. Direi che sono contento per loro. Mi piace invece il clima di familiarità che traspare dal racconto di Cazzanella. Grazie Enri per le sue osservazioni.

  9. Avrebbe potuto scrivere che un terzo della via Bonatti non era in condizioni di essere percorsa, neanche da lui, per cui ha deciso di uscire per la Schmidt. Questa sarebbe stata una effettiva genuinità. Pochissimi sanno dove passa la via Bonatti. Chi legge ora, pensa che termini 500 metri prima del percorso originario. Non sono pochi 500 metri lassù. 

  10. Avrebbe potuto scrivere che un terzo della via Bonatti non era in condizioni di essere percorsa, neanche da lui, per cui ha deciso di uscire per la Schmidt. Questa sarebbe stata una effettiva genuinità. Pochissimi sanno dove passa la via Bonatti. Chi legge ora, pensa che termini 500 metri prima del percorso originario. Non sono pochi 500 metri lassù. 

  11. Effettivamente il disegno di Cazzanelli si ricongiunge alla fine della rampa della Schmidt e sbuca poi sulla cresta di Zmutt molto più in basso della vetta, quando invece la Bonatti secondo il suo primo salitore tira piu dritto  in entrambi i punti. Non credo però sia questo il punto. La Nord del Cervino in alto può dare molte alternative a seconda delle condizioni, più o meno neve e ghiaccio piu o meno secco. La ripetizione della Bonatti è sempre un’impresa anche se oggi viene fatta in giornata ma ricordiamoci chi sono gli autori di questa ripetizione di cui all’articolo, sono dei marziani. Vorrei ricordare anche la Destivelle su questa via. Il racconto di Francoise non toglie nulla a Bonatti, anzi e d’altra parte dimostra come al giorno d’oggi alcuni marziani (pochi) possano ripetere vie in poco tempo ed in velocità. Io mi sono trovato Cazzanelli vicino, giusto sul Cervino ed è di una rapidità sbalorditiva, lo sapete tutti, è un alieno. Ne leggo sempre le imprese e lo reputo un fuoriclasse e mi piace questo suo atteggiamento non direi ingenuo ma genuino e sempre un po’ da ragazzo scanzonato (definizione perlatro del tutto restrittiva…). Se poi vogliamo dire che non si può apprezzare il suo alpinismo perchè tiene (la sua famiglia)  un ristorante a  Cervinia (ho già detto dove di preciso) ed ha avuto il torto di salutare il presidente dell’eliski di Cervinia…..vabbè….

  12. Meglio dire allora abbiamo ‘percorso’, e non ripetuto, la via Bonatti sulla nord del Cervino e, in questo caso, uscendo per la Schmidt e la Cresta di Zmutt.

  13. In realtà, ripetizioni come questa sono tentativi di ripetizione, di riprodurre qualcosa che non può essere replicato, soprattutto se condotte in situazioni non analoghe rispetto a quelle dei primi salitori,  i quali peraltro non avevano nulla di ciò di cui disponiamo oggi, mentre noi oggi non abbiamo quello che avevano loro: l’ignoto davanti a sé. Quindi, bisognerebbe dire, umilmente: “Abbiamo provato a ripetere la via Bonatti alla nord del Cervino. Ci siamo davvero riusciti, chissà?”.

  14. Perché dai 4000 metri in su non devono più cercare la via? Perché Cazzanelli dice di conoscere molto bene la parete da quel punto in poi? Bonatti quindi è uscito per la Schmidt e poi lungo il terzo grado della Zmutt? A leggere la sua relazione non pare proprio che sia stato così, ma che Walter sia andato su dritto dopo il quarto bivacco, subito dopo il quale ha affrontato un difficile strapiombo di trenta metri (non menzionato da Cazzanelli),  scrivendo che la ripresa della scalata era stata subito violenta. E poi ci sono altre cose che esprimono chiaramente che Bonatti non fosse sulla Cresta di Zmutt.
     

  15. il commento #2 ci ricorda chi andava in giro ad arrampicare quando tutti noi poveretti non potevamo uscire dai confini del Comune…

  16. I 500 metri di parete dalla fine della rampa della via Schmid non tornano. E cosa centra poi la Cresta di Zmutt con la via Bonatti? Walter ha realizzato una via diretta e non su cresta.

  17. Ho letto l’articolo, l’impressione che suscita è quella di essere di fronte a una via non così difficile. 
    Però, quello che mi fa pensare, è la foto con l’itinerario di Cazzanelli. In realtà sembra mancare un terzo della via Bonatti. Qualcuno l’ha confrontata con il tracciato illustrato da Walter nel suo libro i Giorni Grandi?

  18. Alberto , se metti a confronto questo racconto con quello del mitico Bonatti, ti vengono mille domande a cui cerchi di rispondere ma non è facile essere razionali e dire che è solamente colpa del materiale . Persino Cazzanelli ci pensa 

  19. Infatti caro Gianfranco,  la lettura fa sembrare questa via quasi facile, una passeggiata.
    Ci sono alieni in giro.

  20. E, va beh , noi qui che pensiamo  spit si o spit no , questi se ne vanno in giro per la nord del cervino come fosse una qualsiasi via di un qualsiasi centro , infatti poi se ne vanno pure al ristorante, complimenti certo ,e il povero Bonatti mangiò pane secco per 5 di , questo si che fa pensare . 

  21. Un ringraziamento speciale va anche […] Nicola Corradi direttore dell’Heliski Cervinia, […].

    ???

  22. Conosco personalmente e stimo Cazzanelli e il suo racconto su una via emblematica come la Bonatti.
    Ugualmente capisco il commento di Bagnasco perché critico, e quindi degno di considerazione. 
    Enri, se non l’hai capito rileggitelo.

  23. Il ristorante della mamma di Francois non è in un grattacielo in mezzo alle brutture del paese ma in fondo alla pista del Ventina. E anche se fosse dentro uno degli orribili grattacieli di Cervinia,  io non ho molto capito il commento 4….

  24. Che bella boccata d alpinismo nella lettura,  leggerezza e semplicità con cui si racconta,merce molto rara!

  25. Cazzanelli, a cui va il merito, oltre di essere un superbo alpinista, di essere genuino come le rocce che sale, non si fa problemi a reclamizzare il ristorante della madre, il cuoco e pure l’heliski di Cervinia. 
    È qui che sta la sua genuinità (e forse ingenuità) di montanaro nato ai piedi del Cervino. 
    Acclamato da chi in altre occasioni e su questo blog, si sarebbe scagliato contro l’orrenda urbanizzazione della conca del Breuil, i suoi ristoranti gourmet e soprattutto l’heliski.
    Un po’ come chi è contro la droga o ha avuto un figlio tossico, passando le pene dell’inferno, ma va ai concerti di Vasco Rossi, perché lui può, gli altri sono merda.

  26. Bella descrizione della salita della Nord del Cervino (31/3/2021) di Francois Cazzanelli con Matteo Della Bordella e Francesco Ratti, che ci ricorda l’impresa in solitaria di Walter Bonatti nel 1965. Grazie 

  27. Bello leggere la leggerezza, la semplicità e la modestia di questo campione.

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