Presentiamo qui due articoli, pubblicati rispettivamente in aprile e in agosto 2025, che oggi assumono ancora più valore a causa delle pretese di Trump sulla Groenlandia.
App e lista boicottaggio di USA e Israele
di Marco Migli
(pubblicato su quinewselba.it il 12 aprile 2025)
Mentre Giorgia Meloni va in pellegrinaggio da Donald (ma a schiena dritta, come ha suggerito il nostro sagace Ministro degli Esteri), nel mondo succedono cose meno esilaranti, per le quali noi, che non siamo ascoltati dai nostri leader politici, possiamo solo, oltre che stabilire rapporti fraterni con gli altri popoli, agire come non-consumatori attraverso il boicottaggio.
Il boicottaggio è uno strumento di pressione politica messo in atto anzi tutto da Rosa Parks (che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto ad un bianco su un autobus), continuò con la lotta contro l’apartheid in Sudafrica, contro la decisione del presidente francese Chirac di condurre test nucleari nel Pacifico e contro le multinazionali che sfruttano le risorse naturali e il lavoro minorile (è auspicabile che una protesta sia messa in atto contro Marco Rubio, il ministro degli esteri di Trump, che in Florida ha autorizzato il lavoro notturno di tredicenni per contrastare la mancanza di manodopera dovuta all’espulsione degli immigrati messa in atto dal governo Trump).
Il boicottaggio dovrebbe riguardare anzi tutto il negazionismo del cambiamento climatico: il Boycott Cop è stata l’espressione più visibile dell’azione delle Organizzazioni che hanno visto lo svuotamento dei contenuti ecologisti dei summit internazionali. Il boicottaggio del principale negazionista del cambiamento climatico, Donald Trump, può essere organizzato verso la Trump Organization, che si compone anche del portafoglio investimenti personale di Trump, i cui profitti sono derivati da aziende, alcune delle quali sono presenti in Italia: Bank of America e Morgan Stanley (banche), Boeing, Facebook, General Electric, Chevron, UPS (servizio di spedizioni), Coca-Cola, Home Depot (cose di casa), Bristol-Myers Squibb e Sanofi (gruppi farmaceutico), Ford, Conoco (società petrolifera), Energy Transfer (società di trasporto di gas naturale), Kinder Morgan (trasporto e stoccaggio di derivati del petrolio), IBM, Intel, Verizon (fornitore di banda larga), Nike, Google, Apple, AT&T, Philip Morris, Citigroup (servizi finanziari e bancari), Whole Foods (rivenditore di prodotti naturali e biologici), Johnson & Johnson, Caterpillar.
Dovrebbe allargarsi alle sette sorelle big tech USA: Apple, Microsoft, Google, Amazon, Nvidia, Tesla e Meta Platforms; è, ovviamente, anche un’occasione per lasciar andare le Malboro e gli alcoolici.
In Europa sono già numerose le iniziative di boicottaggio anti-Trump: la compagnia norvegese Haltbakk Bunkers si è rifiutata di rifornire le navi della Marina americana; il gruppo Facebook danese Boycott varer fra USA si è organizzato per difendere l’ingerenza USA sulla Groenlandia; un gruppo Facebook svedese promuove il passaggio da Google a Ecosia, da Netflix a Viaplay. È noto il crollo della vendita delle Tesla in Europa.
In Canada alcune catene di vendita hanno iniziato a capovolgere i prodotti statunitensi esposti sugli scaffali in modo che sia più facile agli acquirenti individuarli ed evitarli. I consumatori canadesi possono anche scaricare l’app Maple Scan che controlla i codici a barre per vedere se i loro acquisti di generi alimentari sono effettivamente canadesi o hanno società madri degli Stati Uniti.
Ma già prima che Trump annunciasse tariffe generalizzate, c’erano state proteste e attacchi ai campi da golf di Trump in Irlanda e in Scozia, mentre ci sono state proteste presso gli showroom Tesla, nuove Tesla sono state date alle fiamme e alcune Tesla in strada sono state imbrattate con vernice che disegnava simboli nazisti.
Quale potrebbe essere una protesta civile da parte di noi italiani? Potremmo iniziare a non fare vacanze negli USA, a non bere Coca-Cola o Pepsi, ad evitare i 700 punti vendita McDonald’s e a non pagare con Visa, Mastercard, Apple Pay, Worldpay.
Ecco allora la lista dei prodotti USA da boicottare in Italia (insieme ai referenti pubblicitari).
Bibite: Coca-Cola (Fanta, Sprite, Ice Lemon), Pepsi (7 Up, Gatorade), Dr. Pepper, Prime, Monster Succhi: Chupa chups, Beverly, Bonaqua, Capri Sun, Fattoria Scaldasole (anche yogurt e dessert), Kinley, Minute Maid, Mirinda, Slam, Tropicana.
Cereali di prima colazione: Kellogg (All-Bran, Kellogg’s, Rice Krispies), General Mills (Cheerios), QuackerSnack: Cheetos, Pringles, Lay’s, Doritos, Herr’s, Ferrara Pan Candy, Pay Day.
Pasta, pane e sostituti del pane: Free Aglut Piatti pronti: Suzi-Wan, Uncle Ben’s (piatti pronti, riso).
Condimenti d’insalata e salse: Campbell’s, Liebig, Heinz, Frank’s RedHot, Hidden Valley, Ketchup Heinz, Legeresse, Mayonnaise, Mato Mato, Valentina.
Cioccolato e barrete: Mars (M&M’s, Bounty, Snickers, Twix, Bounty; è proprietaria di Uncle Ben’s e alimenti per animali: Whiskas, Pedigree), Hershey’s, Reese’s, Lion, Kinder, Butterfinger, Milka, Suchard, Terry’s, Toblerone.
Biscotti e merendine: Mondelez International (Oreo, Philadelphia, Milka, Milky Way, Toblerone, Trident e Halls, Saiwa, Tuc). Snickers Caramelle e lecca-lecca: Charms, Tootsie.
Gomme da masticare: Wrigley’s, Trident.
Formaggi confezionati: Kraft, General Mill’s, Gim, Invernizzi, Jocca, Linderberger, Lunchables, Mozary, Osella, Philadelphia, Sottilette Kraft, Susanna.
Sottaceti: Van Holten’sCaffè: Nestlé, Caramba, Hag, Splendid (cui bisogna aggiungere Illy e Lavazza, che hanno manifestato l’intenzione di trasferire i loro stabilimenti negli USA), Starbucks (presente con punti vendita in diverse città e centri commerciali, vende anche nei supermercati caffè pronti, frappuccini e snack).
Carne e pesce in scatola: Simmenthal, Spuntì, Mareblu (tonno e sardine).
Prodotti per l’infanzia: omogeneizzati, pappe e latte: Dieterba, Latte David, Montefiore, Nipiol, Plasmon (anche camomilla e infusi, merendine, yogurt e dessert), Similac Teddi (anche yogurt e dessert); pannolini: Dignity, Huggies, Lines (anche assorbenti e tamponi, prod. igiene intima), Linidor, Pampers (anche fazzoletti), Pull Ups; bagnoschiuma e shampoo: Fissan (anche prod. igiene intima, creme protettive), Infasil (anche saponi mani e viso, prod. igiene intima).
Frutta: Del Monte, Bouba, Dole, BajellaFarmaci: Pfizer, Bristol-Myers Squibb.
Pulizia del corpo: Gillette (lamette, saponi e lozioni da barba; Oral-B dentifrici); sapone e lozioni da barba: Aqua Velva, Noxzema, Williams (sapone e lozioni da barba); saponi mani e viso: Camay, Donge; bagnoschiuma e shampoo: Badedas (anche saponi mani e viso), Clear&Clear, Experience, Head&Shoulders, Keramine H, Monsavon, Nidra, Palmolive (anche saponi mani e viso, saponi e lozioni barba), Pantene, Radox, Wella, Zest (bagnoschiuma e shampoo, detersivi); dentifrici: AZ, Colgate, Fukident, Oral-B, PlaxProdotti per l’igiene: creme protettive: Delial, Glicemille, Glysolid, Johnson & Johnson, Neutrogena,Oil of Olaz, Penaten, Piz Buin; igiene personale o intima: Aveeno, Clerasil, Demak’up, Depilzero, Douss Douss, Sanex, Milton (igiene personale, varechina); assorbenti e tamponi: Carefree, Intervallo, Kotex, Lines, O.B., Silhouette, Tampax; fazzoletti e carta igienica: Kleenex, Lotus, Scottex, Scottonelle, Senz’acqua, Tempo, Tenderly, Tutto, Tuttoacqua.
Bucato e pulizia ambienti: det. Bucato a mano e lavatrice: Ace (ma anche det. sup. dure, additivi e smacchianti, varechina), APC, Ariel, Bolt, Dash, Dinamo, Dora, Polin, Tide; ammorbidenti: Fabuloso (anche det. superfici dure), Lenor, Soflan (anche det. bucato a mano e lavatrice); additivi e smacchianti: Bio Shout, Febreze; det. superfici dure: Aiax, Anitra WC, Baleno, Idraulico Liquido, Mastro Lindo, Mister Verde, Mr. Muscolo, Spic&Span, Tuono, Viakal; guanti e spugnette: Actibel, Bravo, Scotch-Brite, Swiffer; carta assorbente: Bounty (ma anche gelati e snack surgelati, merendine); fazzoletti: Asciugatutto (det. bucato a mano e lavatrice); cera: Pronto; varechina: Deodoranti per l’ambiente: Ambi-pur, GladeInsetticidi: Autan, Baygon, Bloom , Dum Dum, Off!, Raid, VaponaCera per scarpe: Kiwi Guttalin, Kiwi Pratico.
Un aiuto per il boicottaggio è lo smartphone: l’app contro i dazi americani si chiama Trump Tax; è stata sviluppata dal gruppo Alleanza Verdi Sinistra e permette di scansionare il codice a barre dei prodotti per scoprirne l’origine e orientare gli acquisti di conseguenza; nonostante il rifiuto di Apple di ospitarla sull’App Store, Trump Tax è comunque disponibile per dispositivi Android e accessibile tramite il sito trumptax.eu.
Boicottare Israele è l’obiettivo dell’app «No Thanks», disponibile sia su dispositivi iOS che Android; l’app ha superato i 7 milioni di download; si scansiona il codice a barre di un prodotto e l’app fornisce un responso immediato: se la schermata è verde, l’acquisto è “approvato”, se è rossa, significa che il brand rientra nella lista dei marchi da boicottare. L’elenco è vasto e comprende aziende di vari settori, da colossi alimentari ai marchi della moda, fino a società dell’intrattenimento.
Ecco una lista dei prodotti israeliani da boicottare, alcuni dei quali prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani: Aromi e spezie: MATA, Deco-Swiss, Israel Dehydration Co. Ltd.Bevande: Askalon, Latroun, National Brewery Ltd., Carmel, Eliaz Benjamina Ltd., Montfort, Yarden Vineyards, International Distilleries of Israel Ltd. (Sabra), Gamla, Hebroni.
Budini: OSEM, MATA, Israel Edible Products Ltd. –Telma.
Cipolle: Beit Hashita, Carmit, Sunfrost.
Formaggi: Kfir Bnei-Brak Dairy Ltd., Tnuva, Central Co-op, MATA, Haolam Frutta: Assis Ltd., Carmel Medijuice, NOON, PRI-TAIM, Agrexco USA Ltd., Yakhin, PRI-ZE, FIT (Federation of Israel Canners), Jaffy’s Citrus Products.
Prodotti a base di pomodoro: FIT, Medijuice, Pardess, Yakhin, VITA.
Prodotti dolciari (caramelle e noccioline): Carmit, Elite, Geva, Rimon, Karina, Lieber, Oppenheimer, OSEM, Taste of Israel, Israel Edible Products – Telma.
Olive: Beit Hashita, H&S Private Label, Shan Olives Ltd. (Hazayith).
Marmellate, conserve, sciroppi, miele e frutta candita: Assis Ltd., I&B Farm Products, Meshek Industries (Beit Yitshak 778) Ltd., VITA.
Pesce: Noon, Yonah, Carmel, Ask retailer/frozen filet.
Prodotti a base di tacchino: Hod Lavan, Soglowek, Yarden, Ask retailer/butcher/Deli.
Prodotti dietetici: Elite, Froumine, OSEM, Israel Edible Products – Telma, Kedem, Afifit Ltd., Magdaniat Hadar Ltd., Tivon.
Prodotti di forneria: Affifit Ltd., Barth, Elite, Einat, Froumine, Hadar, Israel Edible Products – Telma, Magdaniat Hadar Ltd., OSEM, Taste of Israel.
Prodotti vegetali: Yakhin, PRI-TAIM, PRI-ZE Growers/MOPAZ, Sanlakol, Carmelit Portnoy, Tapud, Sun Frost. Salse per pizza: Jaffa-Mor, VITA, H&S Private Label, MATAZuppe, salse e dadi: Israel Edible Products Ltd. – Telma, OSEM, MATA, Gourmet CuisineSoftware e componenti per computer: Four M, Cimatron, Eliashim Micro Computers, Sintel, Ramir (Adacom), Rad, Orbotech, Shatek, Scitex, 4th Dimension Software Ltd., magic Software, 32-bit.
Inoltre è in atto una campagna internazionale di boicottaggio contro la Caterpillar Company, che ha fornito bulldozers a basso costo allo Stato d’Israele per la devastazione dei Territori Palestinesi (Caterpillar commercializza in Italia, oltre ai bulldozers, anche scarpe ed abbigliamento con il suo logo CAT).
Ci sono, infine, altre forme di complicità con Israele: Carrefour, multinazionale della grande distribuzione alimentare; McDonald’s, Domino’s Pizza, Pizza Hut e Papa John; Burger King; Hewlett Packard; Danone; il gruppo assicurativo Axa; Puma; Siemens; la joint venture Sabra Dipping Company; la catena multinazionale del caffé Starbucks; Coca-Cola; Nestlè; Intel; L’Oréal; Levi Strauss Jeans e Celio; Timberland; Nokia; Accorhotel.
La maggior parte di tutti questi prodotti fa male alla salute… boicottare ti allunga la vita!
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Numerosi cittadini dell’Unione Europea stanno boicottando i beni di consumo statunitensi a causa dei dazi imposti da Donald Trump.
Come boicottare i prodotti americani
(e smettere di dare soldi agli USA)
di Flavia Provenzani
(pubblicato su money.it il 1° agosto 2025)
Negli ultimi mesi, si è consolidato in Europa un movimento di protesta economica contro i prodotti statunitensi. Tra le motivazioni più rilevanti spiccano i dazi imposti all’Unione Europea da Donald Trump e le crescenti tensioni politiche internazionali, in particolare il sostegno degli Stati Uniti a Israele nel sanguinoso conflitto con la Palestina, ma anche la più “datata” guerra tra Russia e Ucraina.
Il boicottaggio, nato inizialmente in Canada come risposta alle pressioni commerciali statunitensi, si è rapidamente diffuso attraverso i social media e le reti di attivisti, trovando terreno fertile nei Paesi dell’Unione Europea. Tra questi, la prima nazione a sollevarsi è stata la Danimarca, in reazione alle minacce del tycoon di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti. Questo movimento rappresenta una forma di diplomazia economica dal basso, in cui i cittadini utilizzano il proprio potere d’acquisto come strumento di pressione politica.
L’esempio di Francia, Danimarca e Svezia
In Francia, un sondaggio condotto dall’Istituto francese dell’opinione pubblica (IFOP) ha evidenziato un netto cambiamento nelle abitudini di consumo dei cittadini. Circa un terzo della popolazione ha smesso di acquistare marchi americani, mentre il 64% sostiene apertamente il boicottaggio dei prodotti provenienti dagli Stati Uniti. I brand più colpiti sono Coca-Cola e McDonald’s, considerati veri e propri simboli dell’economia americana.
In Danimarca, Salling Group – uno dei principali gruppi della grande distribuzione nel Paese – ha introdotto un nuovo sistema di etichettatura che permette ai consumatori di distinguere chiaramente i prodotti di origine europea da quelli importati da Paesi extra-UE. Sempre nel Nord Europa, la Svezia ha adottato una forma di boicottaggio più sottile. In alcune catene di supermercati svedesi, i prodotti statunitensi vengono posizionati sugli scaffali con l’etichetta rivolta verso il muro, un trucco che li rende così poco visibili e meno attraenti per i clienti.
Le alternative europee ai prodotti USA
Boicottare i prodotti statunitensi può sembrare – almeno all’inizio – una sfida impegnativa, ma esistono numerosi strumenti che rendono l’impresa più semplice. Su piattaforme online come Reddit, ad esempio, si trovano molte sezioni dedicate in cui gli utenti condividono consigli su alternative di acquisto. Inoltre, per facilitare le scelte al supermercato, sono disponibili app specifiche come TrumpTax, Buy European e Buy From EU, pensate proprio per evitare prodotti statunitensi ed extra UE.
Tra i tanti marchi americani popolari in Italia, non mancano valide alternative nostrane in grado di sostituirli efficacemente. Nonostante le catene di fast food made in USA come McDonald’s, Burger King e KFC siano diventate punti fermi per un pasto veloce ed economico, esistono alternative più sane e vicine alla nostra cultura gastronomica, come La Piadineria e Alice Pizza, ma anche ristoranti “american style” come Old Wild West e Roadhouse.
Per chi cerca un’alternativa al caffè di Starbucks, realtà come Caffè Vergnano 1882, Caffè Borbone e le caffetterie Lavazza offrono esperienze autenticamente italiane, mentre gli amanti di soft drink come Coca-Cola, Pepsi e Fanta possono apprezzare alternative locali come il Chinotto Sanpellegrino o Neri, le bibite agrumate Lemonsoda e Oransoda e le numerose varianti di Levissima, Ferrarelle e San Benedetto.
Anche gli amanti dei dolci possono stare tranquilli: snack iconici come Mars, Snickers, M&M’s e Oreo possono essere facilmente sostituiti dalla linea Ferrero, che con prodotti come Nutella, i dolcetti Kinder e le caramelle Tic Tac ha conquistato mercati nazionali e internazionali. A livello di biscotti e merendine, Mulino Bianco (Barilla), Bauli, Motta e Loacker offrono alternative valide legate a ingredienti semplici e tradizioni locali.
Per la colazione, i cereali Kellogg’s sono sostituibili con gli svizzeri Fitness Nestlé, mentre le salse Heinz possono essere scambiate con quelle Calvé. Infine, per formaggi e latticini, marchi tradizionali italiani come Galbani, Parmareggio, Auricchio, Nonno Nanni e Latteria Soresina possono prendere il posto del Philadelphia.
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Hai scritto bene: gli Stati Uniti sono stati i precursori, dunque non sono più i soli.
A livelli internazionale si stipulano accordi precisi, non c’è qualcuno che faccia tutto da solo e mi piacerebbe che finalmente la smettessimo di dare gettare sempre la responsabilità oltre ai nostri confini.
Siamo noi italiani a star distruggendo la nostra economia e la nostra cultura, nessun altro.
P.S.: la cosa ironica e tragica è che questa industrializzazione del cibo produce schifezze nel vero senso della parola, ma il processo è tale che non ce ne accorgiamo. Youtube è pieno di video di influencer americani che stupefatti di come i burger di Mcdonald’s in Italia (e non solo) siano molto più buoni che in USA (e più piccoli)
Non capisco bene cosa vuoi dire.
Io sto parlando dell’industrializzazione spinta del cibo, che serve a estrarre valore finanziario dalla produzione di cibo, non certo per sfamare le masse.
Per massimizzare l’estrazione di valore, l’industrializzazione si serve di molti trucchi: rendere facilmente producibili certi cibi ma non altri, distruggere le reti di produzione e commercio locali, provocare carenze per alzare i prezzi distruggendo montagne di cibo, imporre alternative più remunerative, provocare dipendenze fisiche o psicologiche, ecc.
Ma sopratutto l’industrializzazione del cibo deve essere senza vincoli legali, per poter additivare, conservare, colorare senza alcun riguardo per la salute di consumatori e produttori e tantomeno per l’ambiente. Non ultima c’è la propaganda, è una balla che non ci sia cibo a sufficienza senza industrializzazione…al massimo non ci sono abbastanza profitti e non sono abbastanza concentrati.
In questo campo gli USA sono stati sicuramente i precursori e sono i portabandiera: una delle cose che ha appena provato a imporre Trump è stata l’abolizione delle norme sanitarie europee per ottenere la libera esportazione di carne dagli USA.
Il cibo di bassa qualità sarà anche prodotto in tutti i paesi, ma le multinazionali citate sono sicuramente nella top-ten delle classifiche per quantità e nocività
Caro Matteo,
sovrapponi il cibo prodotto dalle masse con quello che conosciamo essere il cibo americano, ovvero hamburger e simili.
Il cibo di pessima qualità è prodotto da tutti i paesi per soddisfare una porzione (crescente) di popolo e se ci fosse una qualche possibilità, per tutti i paesi, di importare pochi prodotti esteri a favore di quelli locali vorrebbe dire che crollerebbe l’economia mondiale, che si basa proprio su questo.
Dunque direi che è di difficile attuazione.
“con questo vuoi dire che solo gli Stati Uniti producono cibo di bassa qualità?”
Grazia, per favore, cerca di non mandarla in vacca con lo sterile atteggiamento da duro-e-puro.
Gli USA sono il gigante mondiale dello junk-food e hanno una legislazione che permette di additivare schifezze che in Europa sono state abolite dagli anni ’70. In più stanno attivamente cercando di forzare l’Europa ad abolire dette leggi per poter esportare da noi.
Quindi no, ovviamente, il cibo di merda non lo producono solo negli USA, ma loro producono il peggiore e ne producono molto di più.
La mia era una sorta di battuta, ma del tutto vera: lista dei prodotti di origine americana è semplicemente la lista delle peggio schifezze assolutamente da evitare per la propria salute!
A meno di voler aderire all’ideologia crovellica per cui qualunque tentativo o azione che metta in questione lo status-quo (sopratutto se lui la percepisce “di sinistra”) è idiota.
Dal boicottare il cibo spazzatura a contestare le olimpiadi passando per le manifestazioni per denunciare gli omicidi a Gaza, tutto quello che disturba il manovratore è idiota, ideologico e farlo un inutile piagnisteo.
E poi si boicotta una lista preparata da chi? Come se non ci sono centinaia di sottomarche che fanno ugualmente capo alla casa madre che si boicotta!
Matteo, con questo vuoi dire che solo gli Stati Uniti producono cibo di bassa qualità? Su…
Favorevolissimo al boicottaggio, vorrei far notare che applicarlo nel campo del cibo è la cosa più facile al mondo: la lista dei prodotti di origine americana è semplicemente la lista delle peggio schifezze assolutamente da evitare per la propria salute! 😊
Non credo minimamente nella forza di questo tipo di boicottaggio, non solo perché penso possa essere esso stesso pilotato da qualcuno, ma soprattutto perché non sono questo tipo di azioni a creare quell’onda che propagandosi può avere un impatto notevole dal punto di vista sociale e politico.
Penso che avrebbe molto più senso invitare a boicottare i supermercati in generale, a preferire le botteghe, a evitare gli imballaggi, a muoversi in bici o a piedi, a scansare i luoghi già affollati, a tornare a ritmi di vita secondo natura, etc, etc, etc, etc.
A me fanno sorridere i gruppi Facebook che dicono di boicottare prodotti e sistemi USA: Meta da dove arriva?
Poi un commento sul boicottaggio a Caterpillar: forse i promotori non sanno che quell’azienda è di gran lunga la leader del mercato nel suo settore. Boicottarla, anche indirettamente come proposto in altri casi, significherebbe privarsi di enormi quantità di materie prime, infrastrutture, etc.
In ultimo, smettere di visitare gli USA perché chi la governa non piace equivarrebbe non andare in Veneto o in Friuli o Puglia o Campania per analoghe idiosincrasie.
Ideologia idiota. Con la globalizzazione, poi, il boicottaggio è una scelta ancora più idiota: ormai in ogni prodotto, compresi quelli alimentari, “a monte” ci sono pezzi/ingredienti/contributi provenienti dai paesi che si vorrebbe boicottare! A prescindere da ciò, io non sento l’esigenza di boicottare gli USA perché i cittadini statunitensi hanno eletto Trump come presidente. Ciò premesso, io seguo un’alimentazione molto semplice e molto “local”, per cui non acquisto (quanto meno non lo faccio con assiduità) né Coca Cola né Kellogs: non li acquisto né quando il Presidente USA è un democratico né quando è un repubblicano. Non li acquisto perché non mi piacciono e basta. Preferisco la toma del bergié di Giaveno e la birra artigianale della bassa Val di Susa. Magari anche quei prodotti local hanno, “a monte”, degli ingredienti di provenienza USA (fertilizzanti, concimi, attrezzi vari), ma non mi pogo il problema.
Niente Wild Country e Black Diamond,
Solo Cassin, Kouba e CT.
Ma la dolce Danimarca non è quella che ha fatto sterelizzare del donne Inuit…?!?!?
Molto probabilmente quelle applicazioni le avrete (io no) in un bell’ iphone concepito e disegnato negli usa ma costruito in Cina.
Cazzo, anche l’Aqua Velva.
Mi è caduto il mito che avevo fin da bambino.
Propongo di boicottare anche le merci danesi e norvegesi. La Danimarca pretende di stare nell’Unione Europea a mezzo servizio con un piede dentro e l’altro fuori, tanto che si permette di rifiutare l’euro. La Norvegia poi non vuole neppure entrare nell’Unione Europea come la Groenlandia: ci sono due popoli che coltivano l’egoismo nazionale per lucrare solo i vantaggi del monopolio senza contribuire alle spese collettive. E peggio: gli uni con la caccia alla balena e gli altri con l’estrazione del petrolio lavorano per la distruzione dell’ambiente.
Grazie! Avevo cercato una app simile su Google con ‘boycott USA’ , ma chiaramente il reindirizzamento nn ha dato i risultati voluti…