Business e biorisonanza

Business e biorisonanza
di Mirko Giorgi

Conosco una tipa che si cura le infiammazioni con una piramide casalinga. Un baldacchino in metallo anodizzato, disponibile in varie dimensioni e colori. Una struttura leggera, portatile e facile da montare. Occupa poco spazio ed è capace di intercettare le emissioni cosmiche che filtrano dalle finestre (non importa aprirle).

Puoi scegliere tra un’ampia gamma di modelli: il prezzo varia da 44 euro a oltre 850. A tutt’oggi non è emersa alcuna correlazione significativa tra il valore economico della piramide e i benefici terapeutici osservati.

La cosa importante è che vengano rispettati determinati rapporti spaziali, come nella più celebre piramide di Cheope.

La geometria sacra disegnata dall’esile telaietto di rame, oltre a interagire col campo magnetico terrestre, genera connessioni armoniche con l’intero universo.

Gli angoli – e soprattutto il vertice della piramide – sono formidabili canalizzatori di flussi energetici celesti.

Le scienze esoteriche ci insegnano che queste onde di energie sottili arrivano a noi seguendo precisi allineamenti astrali, tragitti misteriosi e imperscrutabili anche per un premio Nobel in Astrofisica, o per uno come Franco Battiato, che di esotismo pop ne sapeva a pacchi.

Qualunque oggetto posto all’interno della piramide viene purificato e caricato energeticamente. Provate con un bicchiere d’acqua e vi convincerete all’istante. Non occorre tirare in ballo la peer review o scomodare il CERN di Ginevra, né pronunciare la parola placebo. Si sente al palato che l’acqua si è potenziata all’inverosimile.

Ho letto che alcuni Operatori Energetici Olistici in Piramidologia sono abilitati a usare anche il biometro di Bovis e il pendolo Ptah, proprio per misurare l’energia della piramide e l’aura umana, e si servono di speciali cappelli o dischi metallici per dirottare l’energia verso la zona del corpo da trattare. Una sorta di radioterapia olistica low cost.

Ci troviamo di fronte a una sapienza millenaria, “ereditata” dagli antichi abitanti delle sponde del Nilo. O, più recentemente, dai Maya.

La tipa in questione (è una collega, fortunatamente lavoriamo in settori diversi della stessa azienda, abbiamo solo contatti sporadici), dice che devi accomodarti al centro della piramide e svuotare la mente.

Spegnere i pensieri. Raccoglierti in preghiera o concentrarti sul respiro. Meditare.

O addirittura ronfare allegramente. Fa tutto lei. La piramide.

Decorso dell’infiammazione urogenitale
Per circa una settimana, il flusso vibrazionale emesso dalla piramide sembrava funzionare bene. Bruciori nella norma, due linee di febbre, umore discreto.

Poi, quando il processo di auto-guarigione sembrava avviarsi verso una fausta conclusione, l’infiammazione urinaria si è inaspettatamente aggravata: febbre alta, dolori acuti ai reni, minzione frequente e dolorosa, qualche macchiolina di sangue, attacchi di panico.

Purtroppo l’hanno dovuta ricoverare d’urgenza, poi bombardarla di antibiotici. Da una collega (che la detesta) ho saputo che, durante la lunga convalescenza, si è consultata con un maestro tantrico certificato di Piramidologia, una figura di spicco nel panorama nazionale, che ha subito scartato l’ipotesi di un malfunzionamento della piramide sacra.

D’altronde, come potrebbe fallire una pratica taumaturgica millenaria?

Secondo il maestro, il flusso di energia pranica si è infranto contro una barriera quantistica di natura personologica, ancorché ideologica. Le ha ricordato che noi tutti siamo figli di una cultura profondamente materialistica e scettica, la stessa che ci insegna a dubitare di tutto e a non credere a niente che non sia suffragato da evidenze scientifiche.

Se ci accostiamo a certe pratiche col cuore chiuso, attiviamo un processo involontario di auto-sabotaggio delle medesime. Siamo come schermati dalla nostra negatività inconscia. Siamo buio, non luce.

È per questa ragione, ha detto, che tanti atei si ammalano così frequentemente. Lo confermano numerose statistiche segrete.

Poi l’ha rincuorata: “Ci sei quasi, devi solo ripulirti”. E le ha consigliato di iscriversi al suo corso avanzato. Sempre che vi siano ancora posti liberi, ha aggiunto nel finale, dell’intorto.

L’anno scorso, col maestro di argille curative e urinoterapia, andò decisamente meglio. Dice che le argille “assorbono le tossine” in quantità ragguardevoli e “scaricano i metalli pesanti” dalle profondità molecolari del corpo, oltre a contrastare l’azione dei radicali liberi.

Le ingeriva tre volte al dì, sciolte in acqua benedetta dinamizzata, con qualche goccia di urina del mattino. Dice che la nostra urina è un potente ricostituente e un antibatterico naturale (quando elencava i benefici dell’urinoterapia volevo scomparire).

Si preparava una melma argillosa miscelando oli essenziali, licheni artici e vari rimedi naturali, poi se la spalmava vigorosamente su ampie porzioni del corpo. Otteneva una pronta rigenerazione cellulare e una salutare decompressione emotiva.

Dopo qualche sessione, il tono dell’umore migliorava sensibilmente: attivazione costante, aura splendente, presenza saggia ed equilibrata, anche se leggermente invasiva. La curva del benessere era in ascesa, così come il grado di serenità esibita davanti alle stringenti sfide professionali che l’attendevano al varco. (Questi ragguagli mi arrivano da un senior partner con cui vado a scalare di tanto in tanto e che vorrebbe cacciarla).

Un esempio per tutti: quando fu costretta a tagliare sette teste della sua divisione, non fu comunicata una fredda disdetta contrattuale, bensì la fine di un ciclo vibratorio deludente e la prospettiva di una salvifica transizione spirituale. Riuscì a trasformare un licenziamento traumatico in un “rilascio karmico collettivo”. Una potente esperienza iniziatica di cui beneficiarono tutti indistintamente: ogni crisi, se vissuta con consapevolezza, è una soglia. Lo ripeteva in continuazione; sembrava una matta. I consulenti l’adoravano.

In quel caso specifico, mischiava l’argilla e la piscia del mattino con i fiori di Bach, pollini a km zero e aloe vera del Messico.

Si aprirono i chakra. Diminuì di botto l’ansia basale. Si liberò del senso di colpa castrante.

Durante quel programma di riequilibrio orgonico si percepiva più accomodante e riflessiva. Un altro picco positivo lo registrò durante il ciclo di “pulizia del campo emozionale” con i bagni sonori: improvvisamente le umilianti piazzate con cui apriva le riunioni calarono del 30% (lo certificano i suoi più stretti collaboratori, in larga maggioranza bocconiani).

E qui non si sta parlando di un cervello fuso.

Professionista brillante, parla quattro lingue, ha due lauree dure. Redige documenti riservati pieni di cifre, grafici e statistiche.

Entra ed esce dalle boardroom col piglio gelido e inespressivo di un sicario.

Una muta compassata di assistenti strapagati la segue ovunque.

Come si passa dalle matrici SWOT alla medicina vibrazionale? Dall’analisi multidimensionale alla lettura dell’aura?

Che sia un cortocircuito tra iperstimolazione cognitiva e regressione magica? Sì, è possibile.

Che sia sull’orlo di una crisi psicotica? Più probabile.

Come dovrebbe reagire il board member che ne ha sostenuto la nomina, se venisse a sapere che le sue analisi di mercato derivano da un’antica pratica augurale etrusca?

O che le sue valutazioni dei trend economici si basano sulla lettura delle viscere?

Probabilmente niente di sconvolgente. Basta che funzioni.

E poi, in azienda, si praticano riti analoghi da sempre.

Solo che oggi si chiamano Scenario Planning e Sentiment Analysis. E i sacrifici umani avvengono a valle delle politiche di downsizing. O, più banalmente, come consuetudine nei budget meeting.

Il sistema è instabile e irrazionale. Come il nostro cervello.

Sincronizziamoci sul caos. E a culo tutto il resto.

Business e biorisonanza ultima modifica: 2026-01-19T04:15:00+01:00 da GognaBlog

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11 pensieri su “Business e biorisonanza”

  1. Ma che brutta persona, tutta concentrata su di sé e il proprio benessere psico-fisico! Poco importa se mangia la merda condita con la merda o un intruglio di vitamine e oligoelementi Bio scientificamente testati: queste persone nella vita avranno sempre successo grazie al loro profondo egoismo, il caos non c’entra.
    A proposito, mi tocca anche segnalare un grave errore nell’illustrazione del testo: vedo infatti che si confonde la classica Wooden Pussy incazzata con la vita con una magnifica Daisy Blonde, che può avere il piccolo difetto, come dicono gli americani, di correggere le bozze dei testi a computer utilizzando direttamente il bianchetto sullo schermo, ma per il resto, è tutt’altra cosa! Ma come si fa ad essere così superficiali, sono davvero sconcertato e basito!

  2. Caro Filippo, io non so perché gli abiti di Valentino volino in India con quel valore: non li compro. Sono certa, tuttavia, che l’areo torna vuoto e non viene usato per il sale dei miseri occidentali che fingono di non sapere che ingeriscono anche il sudore e le ferite di chi lo estrae.

    Generalmente mi servo al mercato dell’usato e, benché non usi sale, a casa mia si trova quello di Trapani che ho comprato presso le saline, se gli ospiti lo desiderano.

  3. Sai Grazia, se mandiamo in India un aereo cargo con vestiti di Valentino
    ( Pace all’anima sua) a 2000 volte il loro valore, possiamo benissimo fare ritornare il cargo con qualche q.le di sale rosa che è solamente a 20 volte il suo valore. O l’aereo lo facciamo tornare vuoto?

  4. Sai, Ezio, se anche fossero reali le proprietà del “sale rosa” io non lo comprerei comunque: non solo noi occidentali sappiamo perfettamente quali siano le condizioni di chi lavora in miniera all’estero e, per di più, sarebbe folle fare arrivare qualcosa dall’altra parte del mondo, visti gli oneri per il trasporto e la presenza di sale nel nostro paese.

  5. @4:
    Immagino bene che Luciano Regasttin lo sappia e che questo sia appunto il senso del suo commento, ma tanto per essere sul sicuro:
    il “sale rosa dell’ Himalaya” non esiste. Si tratta semplicemente di una denominazione commerciale (per non dire una vera e propria truffa), inventata da un volpone pakistano per vendere in tutto il mondo, a prezzi assurdi che possono arrivare a 20 volte quelli del sale normale, del salgemma proveniente in massima parte da miniere a cielo aperto nelle colline del Punjab, ad un’altezza media sui 1500m. Queso sale era in precedenza difficile da vendere, perché la colorazione rossastra (dovuta alla presenza di impurità di ossido di ferro) non piaceva agli acquirenti. E’ bastata un’abile operazione di marketing, con l’aggiunta a pene di levriero della qualificazione “himayana” e del suggerimento di chissà mai quali mistici poteri, per prendere all’amo milioni di fessi.

  6. Luciano, conosco numerose vie di mezzo tra la parlata business e quella scurrile.
    Per il resto, mi pare che l’autore sia ben calato in entrambe le dimensioni – come diverse persone che conosco, che non sanno rinunciare al denaro, ma poi fuori dall’ufficio si fanno chiamare con il nome spirituale – cosa che lo rende abbastanza squilibrato! 

  7. Considerati i tempi in cui viviamo, dubito più che si tratti di invenzione che non di realtà! Comunque sia, la piramide non ha funzionato perché mancava il sale rosa dell’Himalaya!
    Interessante il finale dove l’ironia colpisce la sudditanza alla lingua inglese per concludere ricordandoci che in fondo ci si capisce meglio con termini più terra-terra.

  8. L’ho letto cercando continuamente un’idea di fondo, ma non arriva mai.
    Suppongo che la fantomatica collega non esista e che sia l’autore stesso! 

  9. Mattinata grigia, riscaldamento fermo per permettere ai nuovi proprietari dell’ attico di smontare i termosifoni ( data ideale, nel mese più freddo dell’ anno) ma….meno male che con questo articolo mi hai fatto sganasciare dalle risate!
    E a culo tutto il resto!!

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