Dove va la decrescita?

L’Associazione italiana per la Decrescita (www.decrescita.it) sta forse prendendo una deriva che si allontana sempre più dalle sue intenzioni originarie, per portarsi verso una visione del mondo che accetta e promuove molti aspetti della modernità, probabilmente incompatibili con le sue intenzioni originarie; inoltre la decrescita viene considerata troppo spesso come un problema sostanzialmente sociale-economico-politico, non ecologico-globale. Siamo un gruppetto di minoranza, appartenente anche all’Associazione Ecofilosofica (www.filosofiatv.org) che non condivide questo andamento, forse disastroso per il futuro.  In sostanza, a nostro avviso:                                                                        

Il concetto di Decrescita non può essere etichettato come di destra o di sinistra, visto che queste ultime sono caratterizzazioni ottocentesche e mirano tutte alle Crescita;

Il concetto di Decrescita prevede l’uscita dall’antropocentrismo;

Il concetto di Decrescita prevede l’uscita dall’economicismo (uscita dall’economia moderna);

– Il concetto di Decrescita prevede l’uscita dal paradigma cartesiano-newtoniano, sorto a fine Settecento e che ha condotto essenzialmente alle visioni di cui sopra, causa dell’attuale situazione del Pianeta. In realtà, il paradigma cartesiano-newtoniano è già stato falsificato (ma il sistema non se n’è accorto): per la parte newtoniana, dalla relatività e, per la parte cartesiana, dal principio di indeterminazione.

La decrescita non può essere vista come un obiettivo isolato, possibile conservando l’attuale visione materialista-industrialista-economicista e mantenendo “l’uomo al centro”, ma consegue naturalmente da una visione del mondo del tipo di quella dell’Ecologia Profonda.

Chi fosse interessato a partecipare al tentativo di ottenere un cambiamento di rotta dell’Associazione per la Decrescita, può contattare, per adesione e/o informazioni:
–       Gloria Germani  gloriagermani2016@gmail.com  e/o
–       Paolo Scroccaro ecofilosofia@yahoo.it  

Si tratterebbe solo, senza alcun impegno formale né permanente, di intervenire con scritti o commenti ed eventualmente aderire con qualche iscrizione, tutto su base volontaria (Guido Dalla Casa).

Dove va la decrescita?
di Guido Dalla Casa
(pubblicato su ariannaeditrice.it il 1° settembre 2024)

Considerazioni generali 
Mi sembra opportuna qualche osservazione su alcune posizioni delle Associazioni per la Decrescita, anche per cercare di capire l’indirizzo generale che stanno prendendo (con qualche eccezione). In generale, ritengo che la decrescita debba seguire naturalmente come conseguenza di una visione filosofica di Ecologia Profonda, quindi fuori dall’Occidente. Invece:

– Si continua ad insistere sui temi sociali-politici-economici, con scarsissimi cenni al problema ecologico globale, che è causato dall’intera civiltà industriale e dai suoi fondamenti di pensiero, l’antropocentrismo e il materialismo, frutto dei dualismi-opposizioni uomo-Natura e mente-materia, di provenienza antica ma consolidati nei secoli 1700-1800. Invece la politica e i problemi sociali-economici c’entrano poco, essendo tutta roba centrata quasi soltanto “sull’uomo”. Di problemi sociali si parla da almeno due secoli, con risultato zero;

– L’Ecologia Profonda non è “equidistante fra destra e sinistra”, ma totalmente al di fuori di quel finto dualismo, sostanzialmente inesistente;

– Marx è percepito dal pubblico come “progressista e materialista”, ed è stato certamente antropocentrico, quindi assolutamente incompatibile con l’Ecologia Profonda. Per quanto riguarda le espressioni ecomarxismo e soprattutto ecologia queer, meglio non commentare;

– Negli scritti della Decrescita ho sentito nominare piuttosto poco pensatori come Spinoza, Gandhi, Naess, Capra, Bateson, Prigogine, Bohm, Sheldrake, molto importanti per la base filosofica da cui può discendere, come conseguenza, la decrescita, anzi, meglio ancora, la scomparsa dell’economia e quindi dell’intera civiltà industriale, che è la causa dei guai;

– Si continua, salvo qualche eccezione, a trattare i problemi di una sola cultura umana (su 5000) e di una sola specie (su 30 milioni) come se fossero“le caratteristiche del mondo intero”. In gran parte delle culture native non esistevano problemi sociali. La Natura è il Complesso (Inconscio Ecologico), il sociale è il dettaglio di una specie, per quanto spaventosamente in soprannumero. Talvolta, anche se raramente, si riconosce il ruolo fondamentale dei non-umani, ma si trasformano milioni e milioni di specie di esseri senzienti, più le relazioni organiche/inorganiche che li collegano, in operatori economici “eterni”, pretendendo di adattare l’intera Natura alle categorie economiche dell’Occidente: miliardi di anni contro due secoli di una sola specie!

– Sono quasi assenti gli accenni a qualche filone di pensiero che potrebbe tirarci progressivamente fuori, almeno in parte, dall’attuale tragica situazione (Fisica quantistica, Dinamica dei Sistemi Complessi, studi sulla mente degli altri animali e dei vegetali, Etologia, Ecopsicologia, filosofie orientali).

Il paradigma sistemico
Non ho visto praticamente accenni consistenti alla necessità di procedere con ragionamenti basati su un paradigma sistemico-olistico anziché sul solito paradigma lineare cartesiano-newtoniano. Per quanto ne so, l’unico studio sistemico serio (anche se ancora antropocentrico), eseguito nel secolo scorso, è stato quello descritto nel noto rapporto I limiti dello sviluppo (1972) e messo sotto silenzio, anche se le sue proiezioni si stanno rivelando esatte.

Una nota:
Il rapporto I limiti dello sviluppo è stato l’unico studio sistemico serio eseguito finora sul sistema mondiale. Le sue proiezioni in avanti si stanno rivelando esatte, dopo più di 50 anni. Allora fu fatto un errore da parte dei divulgatori, che misero in evidenza soprattutto l’esaurimento delle risorse, mentre il risultato essenziale era l’impossibilità di proseguire con gli andamenti della civiltà industriale perché incompatibili con il funzionamento del Sistema Terrestre. Dei 12 scenari esaminati, solo due non portavano a un collasso del sistema, ma avevano come condizione necessaria e non sufficiente lo stabilizzarsi della popolazione mondiale attorno all’anno 1975, che corrisponde circa alla metà di quella attuale. Anche lo scenario-limite con l’ipotesi di “risorse infinite” collassava (solo qualche anno più tardi degli altri), perché la curva dell’inquinamento andava all’infinito.

Inoltre, è uscito il libro Assalto al Pianeta di Sandro Pignatti e Bruno Trezza passato completamente sotto silenzio, sempre per non intaccare il fanatismo suicida della crescita e i fondamenti stessi della civiltà industriale. Dal libro:

“La questione ambientale non è la conseguenza dell’aumento dell’entropia dei materiali, come descritto da Georgescu-Roegen e neppure dell’esaurimento delle risorse preconizzato dal Club di Roma; essa deriva, invece, dal fatto che disponiamo di troppa energia, e questo causa una continua accelerazione dei processi industriali, aumento dell’inquinamento, eutrofizzazione, effetto serra, e la conseguenza è il disarticolamento della Biosfera (Sandro Pignatti e Bruno Trezza, Assalto al pianeta, Ed. Bollati Boringhieri, 2000)”.

Concordo, quindi, con l’affermazione che “abbiamo buttato via 50 anni”.

Il problema demografico
Ho visto citato assai poco il problema più grosso, quello ormai insolubile, una delle cause principali della tragedia ecologica: lo spaventoso eccesso di popolazione umana. Un Primate di 70 Kg, che vorrebbe anche mangiare carne, non ci sta su questo Pianeta in numero di 8 miliardi. C’è un’aquila ogni mille marmotte… un leone ogni mille gazzelle. Un ragionamento semplice citato nel Manifesto per la Terra di Ted Mosquin e Stan Rowe (2004): Quanti eravamo prima di cominciare ad estrarre e bruciare combustibili fossili? Un miliardo. Forse si può arrivare a 3-4 miliardi, ma non di più. Ora ci troviamo in un transitorio, in cui siamo costretti a “divorare la Terra”.

E’ vero che 100 americani non sono come 100 indiani o africani, ma il Rapporto al Club di Roma I limiti dello sviluppo citato teneva già conto della media ponderale mondiale delle attività e dei consumi. In ogni caso, siamo comunque in troppi perché provochiamo un grave squilibrio nel Complesso (Ecosfera) e togliamo lo spazio vitale agli altri esseri senzienti: questo fatto ha una grandissima importanza, anche morale. La biovarietà, su cui si basano le capacità omeostatiche della Terra, è in gravissima diminuzione: le specie si estinguono ad un ritmo impressionante, circa 10.000 volte quello naturale.

Il problema sembra ormai insolubile. L’unico modo sarebbe una consapevolezza diffusa in tutta l’umanità: è probabile che una coppia, priva di condizionamenti di istituzioni religiose e di istanze degli industrialisti-sviluppisti, non desideri più di due figli. Poiché circa un quinto degli umani non forma coppia, o non desidera figli, o non può averne, il numero comincerebbe a calare lentamente con un andamento esponenziale negativo. Un calcolo grossolano indica che occorrerebbero diversi secoli per arrivare a valori accettabili, ma non abbiamo certamente tanto tempo. Quindi ormai provvederà la Terra, in qualche modo: con un “meraviglioso imprevisto”? Speriamo.

La “transizione energetica”
La reclamizzata “transizione energetica”, intesa come sostituzione delle fonti fossili con le cosiddette “energie rinnovabili”, è una colossale presa in giro: con i consumi attuali (e qualcuno vorrebbe addirittura aumentarli!) si provocherebbero distruzioni di Natura assolutamente intollerabili (in sostanza, impossibili). I fossili vanno lasciati sottoterra: come noto, stanno tragicamente alterando l’atmosfera terrestre. Il nucleare sarebbe ancora peggio, una catastrofe! Per le scorie indistruttibili, per l’estrema gravità degli incidenti e perché ci sarebbe veramente troppa energia, che continuerebbe a distruggere sempre più i cicli vitali della Terra.

Dobbiamo consumare molto, ma molto di meno!

In sostanza, qualunque discorso al popolo dovrebbe iniziare più o meno in questo modo: “Abbiamo constatato che il modello culturale umano denominato civiltà industriale-tecnologica, nato due secoli fa nella cultura occidentale e basato sull’economia, è fallito perché è incompatibile con il funzionamento dell’Ecosfera, che è il Sistema più grande di cui facciamo parte. Vediamo come uscirne con un minimo di sofferenza per tutti gli esseri senzienti”.

Dove va la decrescita? ultima modifica: 2025-05-20T04:39:00+02:00 da GognaBlog

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24 pensieri su “Dove va la decrescita?”

  1. @3
    “Inconscio Ecologico” è una felice espressione coniata qualche decennio fa da Joanna Macy, scienziata-psicologa che vive in California dove ha fondato il movimento dell’Ecopsicologia. E’ autrice di 12 libri e tuttora vivente. In fondo l’Inconscio Ecologico è un’estensione dell’Inconscio Collettivo di Jung.
    Il movimento dell’Ecopsicologia esiste ed è attivo anche in Italia, guidato da Marcella Danon, con sede presso Lecco. Fa parte dell’European Ecopsychology Society.

  2. #20, Guido non sono sicuro di capire bene cosa vuoi sostenere e non conosco Sheldrake, però volendo oltrepassare il tacchino di Popper si finisce facilmente nella pozzanghera di di Douglas Adams.
    Il che è ancora peggio, almeno il tacchino sapendo che alle 9 arrivava il cibo poteva essere il primo della fila e mangiare bene, Fino alla vigilia di Natale, ovviamente.

  3. E si, i canguri bisogna vederli prima di morire, se no che vita è?
    Porta a casa un boomerang, magari ti serve nelle scialpinistiche!

  4. Come sempre, è quasi impossibile inserirsi nei vostri consueti battibecchi!
    Mi limiterò quindi a dire che da un bel po’ penso che una DECRESCITA CONSAPEVOLE e fatta per scelta personale sia la strada giusta per intraprendere un cammino verso un’ECOLOGIA PROFONDA. Le vostre seghe mentali non mi coinvolgono, né ora né in altre analoghe situazioni su questo Blog.

  5. @12
    Matteo, forse non sono stato chiaro. I dieci “dogmi” sono presi pari pari dal libro di Sheldrake, che intende proprio criticare chi li prende come tali. Credo comunque che il cosiddetto “onere della prova” spetti a chi li approva e segue “automaticamente”, e non viceversa, con tutte le riserve e i dubbi del caso. In effetti, a volte abbiamo “prove” sperimentali (e non dimentichiamo il “tacchino di Popper”) al massimo per un secolo e pretendiamo di estenderne la validità a 14 o 15 miliardi di anni: mi sembra un po’ troppo. Comunque, sono molto d’accordo con il contenuto dell’ultimo libro di Ilya Prigogine, il cui titolo dice già molto: “La fine delle certezze”.

  6. per chi non ha voluto conformarsi ai “dogmi scientifici” di allora come me, è una ferita ancora aperta
     
    Parmeggiani (@17), capisco che sia stato un periodo difficile, ma permettimi di far notare che parlare di “conformarsi ai “dogmi scientifici”” per chi ha scelto di vaccinarsi, riduce una scelta complessa a una questione di schieramento, e insinua una contrapposizione bianco/nero tra c.d. liberi pensatori (i buoni) e c.d. conformisti (i cattivi).
    Il punto, invece, dovrebbe essere valutare le opzioni senza pregiudizi in base alle informazioni disponibili e attendibili, non un aprioristico “conformarsi” o “non conformarsi“.
    Bisognerebbe, quindi, evitare di trasformare decisioni sanitarie in gesti simbolici o identitari o, peggio, pregiudiziali (dogmatici).
    Perché è lì che, secondo me, sorgono i problemi.
     
     
    Possiamo sperare in un “meraviglioso imprevisto”?
     
    Caro Guido (@18) se con “meraviglioso imprevisto” intendi il famoso meteorite da qualcuno invocato, non so se “sperare” e “meraviglioso” siano i termini più adatti.
    Ma, trattandosi la Terra appunto di un Sistema Complesso parte di un sistema ancora più complesso, tutto è possibile.
     
    Pare comunque che la Terra sia destinata in futuro a essere vaporizzata dal nostro sole e che la vita come la conosciamo oggi si estinguerà ben prima.
    Dunque, nel lungo periodo, il problema si risolverà da solo, anche senza imprevisti.
     
    Resta da capire quanta sofferenza sarà versata nel frattempo, sia da parte nostra che da parte di tutti gli esseri viventi che hanno avuto la ventura di condividere con noi il loro viaggio come individui e come specie.
    Riusciremo a fare qualcosa per evitarne almeno una parte, o dovremo arrivare a un epsilon dal muro contro cui stiamo andando a schiantarci prima di acquisirne consapevolezza?

  7. @6
    Caro Giuseppe, su scienza e dogmi siamo d’accordo. L’elenco di Sheldrake era  per dire quello che si dovrebbe evitare. Infatti volevo solo evidenziare che coloro che prendono come dogmi qualcuna delle voci elencate (e non sono pochi!) non sono scienziati, ma semplicemente servi del sistema.                 Per quanto riguarda l’Ecologia Profonda, beh…, siamo quattro gatti, e probabilmente resteremo tali. In fondo, si tratta di rendersi conto fino in fondo che siamo componenti di un Sistema (o meglio, di un Organismo) molto più grande. Al punto in cui siamo, temo che ci penserà la Terra (non necessariamente in maniera “cosciente”). Ma in che modo? Non ne ho la più pallida idea. In fondo, mi ritengo un ottimista: I veri pessimisti sono coloro che pensano che tutto andrà avanti come prima, solo con piccoli accorgimenti di facciata (cosiddetti green!?!), perché in tal caso si arriverebbe a situazioni ancora più disastrose e veramente tragiche per tutti gli esseri senzienti. Possiamo sperare in un “meraviglioso imprevisto”?
     

  8. @Balsamo

    Che poi, Parmeggiani, citare un farmaco (eventualmente) curativo (ivermectina) in alternativa a uno preventivo (vaccino) lascia il tempo che trova, e farlo a seguito di un articolo che parla di Ecologia Profonda, di tempo ne trova ancora meno.

     
    Hai ragione, ma come spiegavo prima a Massimo, per chi non ha voluto conformarsi ai “dogmi scientifici” di allora come me, è una ferita ancora aperta. Mi scuso con tutti per l’ “off-topic”

  9. Caro Parmeggiani (@7), un’altra cosa ampiamente sopravvalutata e interpretata in modo distorto è il principio di autorità.
    Hai mai sentito la frase “l’ha detto un premio Nobel” usata per dare più credibilità a una affermazione? Mi sa di sì, vero? 🙂
     
    Quali siano gli effetti dei vaccini a mRna o dell’ivermectina (da te citati) non dipende da quello che dice né Burioni né Bassetti, ma dalla Natura.
    Di cui, al limite, Burioni e Bassetti possono essere osservatori, esattamente come noi.
    Ma, dato che essi hanno più competenza di noi in campo medico, è meno probabile (ma non impossibile) che prendano cantonate nell’intepretare le loro (o altrui)osservazioni.
    Ma il principio di autorità si ferma qui, e sarebbe bene riuscire a scindere l’aspetto caratteriale/comunicativo da quello della competenza nel proprio campo.
     
    Che poi, Parmeggiani, citare un farmaco (eventualmente) curativo (ivermectina) in alternativa a uno preventivo (vaccino) lascia il tempo che trova, e farlo a seguito di un articolo che parla di Ecologia Profonda, di tempo ne trova ancora meno.

  10. E ne avresti ben d’onde, scusa Andrea!
    Comunque il fatto che dei sedicenti scienziati argomentino in maniera ben poco scientifica e prestino giustificazioni pseudo scientifiche alla politica è proprio una delle cose che mi fa paura
     

  11. @Matteo quando dici “Alberto” ti riferisci a me? Potrei offendermi!! 🙂
    Hai ragione, ma coloro che facevano (e fanno) questi ragionamenti si sono definiti come “scienziati”, anche se secondo me hanno poco a che spartire con la scienza, ma sono in effetti più politici

  12. Alberto, a onor del vero “se la scienza sembra religione” non è certo colpa della scienza, ma della politica applicata alla scienza (e di chi vi si presta, ovviamente)
     
    Il che a parer mio è ben peggio e più pericoloso da tutti i punti di vista!

  13. Guido, mi pare che tu faccia un po’ di confusione definendo come “dogmi assoluti” affermazioni decisamente non omogenee.
    In particolare:
    *La Natura si comporta come una macchina.
    *Il complesso energia-materia è rimasto costante da sempre e per sempre.
    *Le leggi della Natura restano invariate.
    *La materia non ha alcun genere di coscienza.   
    *La Natura non ha alcuno scopo, né obiettivo.   
     
    Non so se questi assunti (non dogmi) siano veri in senso assoluto, ma di certo il ritenerle vere è l’unico punto di partenza ragionevole. Ovviamente fino a prova contraria, che però nessuno finora ha mai prodotto
     
    *Tutta l’eredità biologica è trasmessa nella materia. 
    *Tutto ciò che è nella memoria è registrato come tracce materiali. 
    *La mente è un prodotto soltanto del cervello.   
    Queste affermazioni potrebbero essere messe in questione solo se riuscissi a metterti in comunicazione con un ricordo senza tracce materiali o con una mente senza cervello e riuscirai cambiare il colore degli occhi di un feto con la forza del pensiero. Naturalmente dovrai essere anche capace di spiegare a me come posso farlo io, per provare che ne sei davvero capace.
    *I fenomeni psichici sono illusioni.
    Bisognerebbe che tu definissi un po’ meglio cosa sono i “fenomeni psichici”, ma in generale direi che è assodato che esistano e anche che hanno forti effetti fisici
    *La medicina materiale meccanicista è l’unica che funziona veramente.
    Questo poi è un’affermazione completamente destituita di fondamento: l’albo degli psicologi e degli psicoterapeuti è li per dimostrarlo
     

  14. @Massimo,
    probabilmente tu ti sei felicemente vaccinato, io ho vissuto un periodo della mia vita da paria della società, per motivi futili, e non lo dimentico facilmente.
    Quindi se qualcuno mi viene a dire che “la scienza non ha dogmi”, oltre a essere d’accordo con lui, mi ritorna in mente inevitabilmente un periodo invece in cui la scienza sembrava religione. 

  15. Alberto (Bonino), dopo il tuo ultimo commento ti do un consiglio spassionato: TACI!
     
    P.S. Tutt’al più protesta per le offese.

  16. #5 Regattin, l’igmoranza la lascio a lei, io vivo benissimo da laureato in pensione e viaggiatore in tutto il mondo e sciatore alpino, adoro i comprensori e i gli impianti veloci.. La vostra prosopopea ha stancato la gente normale. Creìdete di essere gli eletti e i depositari della verità? Illusi, non per nulla alle elezioni non contate mai nulla. Il prossimo mese parto con mia moglie per un mese in Australia e io dovrei lamentarmi della mia vita? Al dopo ci penseranno i posteri io penso al mio oggi.Per voi sinistri è un orrore ma io sono orgoglioso del mio egoismo, primo devo vivere bene io, il resto conta poco. Vi scandalizzo e vi faccio orrore? non me ne frega nulla

  17. Non male, su un post che parla di ecologia citare Burioni al settimo commento.
    A proposito di ossessioni.

  18. @Balsamo

    Caro Guido (@4), se c’è un concetto che è radicalmente estraneo al pensiero scientifico – almeno nella dimensione teorico-epistemologica delle scienze sperimentali – è proprio quello di DOGMA.Il metodo scientifico, per sua natura, è antitetico al dogmatismo: si fonda sulla verifica empirica, sulla falsificabilità, sulla revisione continua dei modelli alla luce dei dati.

    D’accordissimo con te.
    Vallo a dire ai Burioni, ai Bassetti e compagnia bella che hanno ripetuto e ripetono all’infinito che la “scienza” che ha portato ai vaccini a mRna è inconfutabile.
    e che l’invermectina è solo un vermicida per cavalli
     

  19. Caro Guido (@4), se c’è un concetto che è radicalmente estraneo al pensiero scientifico – almeno nella dimensione teorico-epistemologica delle scienze sperimentali – è proprio quello di DOGMA.
    Il metodo scientifico, per sua natura, è antitetico al dogmatismo: si fonda sulla verifica empirica, sulla falsificabilità, sulla revisione continua dei modelli alla luce dei dati.
    Come sai, la scienza non afferma verità assolute, ma costruisce modelli utili a interpretare il mondo, sempre aperti a revisione.
     
    In questo senso, i cosiddetti DOGMI che Sheldrake elenca e che tu riporti, sono tali solo per chi ha una idea affatto distorta di ciò che è la scienza e la ricerca scientifica. 
     
    Trovo invece stimolante e importante l’idea di Ecologia Profonda, soprattutto come consapevolezza a rivedere  il rapporto di noi umani con tutto il vivente.
    Tuttavia, fatico a vedere l’attinenza tra questo concetto e alcune tue affermazioni, tipo: “il paradigma cartesiano-newtoniano è già stato falsificato […]: per la parte newtoniana, dalla relatività e, per la parte cartesiana, dal principio di indeterminazione“.
    Falsificato in che senso, esattamente?
    La meccanica quantistica e la relatività non annullano Newton o Cartesio, ma ne delimitano il campo di validità. Sono evoluzioni del pensiero scientifico, non rotture ideologiche.
     
    Ma soprattutto: che rapporto hanno davvero con l’Ecologia Profonda?
    Non vorrei che l’aggiunta di concetti scientifici estrapolati dal contesto (come la meccanica quantistica – affascinante ed attrattiva per un certo pubblico) servisse più a conferire un’aura suggestiva che a portare chiarezza al discorso.
    E temo che questo, invece di rafforzare la causa dell’Ecologia Profonda, rischi di renderla meno credibile agli occhi di chi cerca coerenza e rigore.
    Ma questa è solo una mia opinione, naturalmente.

  20. @2. Purtroppo l’estrema tua ignoranza non ti sarà sufficiente per continuare a nascondere la merda sotto al tappeto per molto tempo. Continua pure a credere che le risorse del pianeta siano illimitate: è una prerogativa di chi vive nel mondo dei sogni, quasi ti invidio.

  21. Quando viene messo in dubbio anche uno solo dei DOGMI elencati da un noto scienziato inglese e riportati qui di seguito, i “benpensanti servi del sistema” perdono la testa.     *La Natura si comporta come una macchina.   *Il complesso energia-materia è rimasto costante da sempre e per sempre.   *Le leggi della Natura restano invariate.   *La materia non ha alcun genere di coscienza.   *La Natura non ha alcuno scopo, né obiettivo.   *Tutta l’eredità biologica è trasmessa nella materia.   *Tutto ciò che è nella memoria è registrato come tracce materiali.   *La mente è un prodotto soltanto del cervello.   *I fenomeni psichici sono illusioni.   *La medicina materiale meccanicista è l’unica che funziona veramente.       (Rupert Sheldrake – Le illusioni della scienza, Apogeo Urra, 2013)
     

  22. Dopo la citazione a sproposito del principio di indeterminazione come indice certo di cialtroneria  mi mancava quella di “Inconscio ecologico”.
    Usare parole a caso serve a coprire la mancanza di idee?

  23. Mi stupisco sempre dell’esistenza di alcune associazioni che fanno della stupidità il loro credo. Chi credenella decrescitàè contro l’essere uomo. E’ essere stupido e innaturale. e che qui si siano adito a certi personaggi……Amen

  24. Sono in sostenitore della decrescita globale. moderata, tranquilla, ma irreversibile. ne va della nostra sopravvivenza sul pianeta. Condivido il principio per cui la decrescita, prima di svilupparsi sul terreno socio-economico, sia un modo di concepire l’esistenza e in particolare l’utilizzo delle risorse presenti in natura (dall’acqua ai metalli diffusi, fino alle “terre rare”). Sposare la decrescita comporta quindi un radicale cambio di paradigma.
     
    Il problema è che bisogna che l’umanità intera si convinca della necessità di vivere in modo “oculato” e non consumistico. Data la mia opinione estremamente pessimistica sugli esseri umani, io dubito fortemente che ciò succederà. Infatti da un lato i cittadini dei paesi sviluppati non capiranno mai perché devono rinunciare agli “sfizi”. Dall’altro, gli individui dei continenti non sviluppati reclamano (e reclameranno sempre di più) il diritto di poter godere di un mondo che conceda anche a loro gli “sfizi”.
     
    Per cui il futuro dell’umanità è un viaggio sul Titanic…
     
    PS: spiace che l’Associazione per la Decrescita abbia imboccato la descritta deriva…  Se anche loro si fanno prendere dal clima consumistico, significa che il nostro destino è segnato

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