Elena crack

Elena crack
(Monte Nona, Avancorpo ovest – lato sud)
di Alberto Benassi

Quante volte, andando e ritornando da arrampicare sulle familiari pareti dell’amato Monte Procinto, mi sarò fermato, con la faccia rivolta all’insù, a guardare quella fessura? Tante!! Alta sopra il sentiero, quella decisa crepa strapiombante, che incide il lato sud dell’avancorpo del Monte Nona, a sinistra del Canale Allegri, non può passare inosservata. Impossibile che nessuno l’abbia notata. Sicuramente l’avranno vista in tanti. Possibile che nessuno abbia pensato di provarci? Che sappia io, nessuno l’ha ancora fatto. Si, vero, ne viene fuori un itinerario breve, ma l’obbiettivo è evidente e molto interessante, soprattutto se realizzato in un’ottica diversa dall’usuale. Anche nei luoghi più familiari, che frequentiamo da una vita, c’è sempre qualcosa da scoprire che ci può sorprendere, solleticandoci curiosità ed interesse.

Dura lotta con l’Alpe

Mentre sul lato ovest dell’avancorpo che guarda il Procinto, c’è la storica ed oggi rinnovata ed ampliata falesia chiamata “Calamijeans”, con tutta una fitta serie di monotiri di arrampicata sportiva, ed alcune vie di più tiri, tra cui la più conosciuta e ripetuta è Via col Vento e altre due vecchie vie ormai dimenticate. Il lato sud, subito a destra del netto e bello spigolo, è praticamente vergine, a parte una breve via che realizzò il mio amico Giorgio Giannaccini parecchi anni fa, ma molto a destra in prossimità della prima parte dello storico canale Allegri salito negli anni ’30 dai fratelli Sergio e Vinicio Ceragioli, la cordata apuana più forte di quell’epoca. L’idea è di cercare di salire la fessura usando materiale ad incastro, portando martello e qualche chiodo (perché non si sa mai), ma non spit. Uno stile oggi inconsueto per questi luoghi. Intendiamoci, non s’inventa nulla di nuovo! Sulle pareti del Procinto, già parecchi anni fa, furono aperti itinerari in questo stile trad, come si usa dire oggi.

Elena crack
Sosta 2

E sempre in questo stile, diversi itinerari del Procinto si possono salire in buona sicurezza, io stesso l’ho fatto, godendo così di sensazioni diverse, anche su vie che, oramai, si conoscono a memoria per averle salite più volte. Propongo di provarci ad Alessandro Angelini, così sabato 6 agosto 2022, dopo un precedente tentativo, in cui saliamo solo il primo tiro e pochi metri del secondo, completiamo questa breve nuova via che supera l’ostica ma estetica fessura. Per comodità decidiamo di dividere la via in tre brevi ma intensi tiri, ricorrendo ad una progressione mista libera e artificiale.

Non siamo riusciti a rispettare l’impegno originario di usare solo friend, così sono stati infissi alcuni chiodi a fessura, alle soste e lungo i tiri, mentre è stato fatto ricorso (anche per la progressione) a una buona scelta di friend (camalot e totem) anche di misura grossa fino al 5 Camalot. Possono essere utili i nut, ma noi non li avevamo. La fessura strapiomba e impone una scalata sostenuta, atletica e tecnica quanto entusiasmante su buona roccia. Con una aerea corda doppia da 60 metri si torna comodamente a terra quasi sul sentiero. Quindi, più comodo di così!! Dedichiamo la via ad Elena, nipotina di Alessandro, con l’aggiunta di un tocco californiano a ricordo di lontane, nel tempo e in chilometri, esperienze west coast.

Primi salitori
Alberto Benassi e Alessandro Angelini, 6 agosto 2022, dopo un precedente tentativo.

Difficoltà
Per come l’abbiamo salita, arrampicata mista libera e artificiale, abbiamo dato una valutazione complessiva di VII e A1/A2. Arrampicatori più abili di noi, che non hanno problemi a proteggersi con materiale ad incastro, riusciranno sicuramente a salire la via in arrampicata libera.

Alessandro Angelini in apertura sulla prima lunghezza
Il vuoto sotto la S2

Materiale usato e lasciato
Sosta zero 1 chiodo.
I° Tiro: 3 chiodi e 1 fettuccia su clessidra. Sosta su 1 chiodo e pianta.
II° Tiro: 3 chiodi e 1 kevlar su clessidra. Sosta 1 chiodo da rinforzare con friend.
III° Tiro 3 chiodi. Sosta su 1 chiodo e pianta con cordino e maglia rapida di calata.
Il terzo chiodo del secondo tiro era stato usato per calarsi al primo tentativo. Per dimenticanza è rimasto lì.
Usati inoltre friend di varie misure: 1 serie di Totem più Camalot dal n. 0,50 al n. 5

Avvicinamento
Semplice ed evidente, dal sentiero Aristide Bruni sotto la parete ovest del monte Nona, raggiunta la piazzola ad uso elicottero di soccorso, prima di arrivare al ponticello che dà accesso alla Cintura, lasciare il sentiero salendo per erba ripida e roccette in direzione della fessura a destra dello spigolo strapiombante. In breve si raggiunge una stretta ma comoda cengetta, sotto una specie di diedro-canale, con a sinistra una prua strapiombante incisa da una caratteristica scanalatura con clessidra. 1 chiodo universale di sosta.

Alberto Benassi in apertura sulla fessura del secondo tiro. Foto: Luca Masetto.
Alessandro Angelini sulla fessura della seconda lunghezza.

Relazione
Prima lunghezza
Prediligendo l’estetica alla logica, evitare sia l’erboso diedro-canale di destra, sia l’aggiramento a sinistra, superando direttamente con atletico passo la prua con scanalatura e clessidra. Raggiunta un’altra clessidra con fettuccia, salire su terrazzino da dove si traversa decisamente a destra entrando nella metà superiore del diedro, che si risale fino ad uscire sul comodo terrazzo con pianta dove si sosta. VI+ e A1 oppure VII. 3 chiodi e fettuccia in clessidra (lasciati) e friend. Sosta su pianta e 1 chiodo.

Seconda lunghezza
Salire sul gradino sopra la sosta a prendere la strapiombante fessura. Superarla con atletica e sostenuta arrampicata fino a sostare in una scomoda nicchia. VII e A1.
3 chiodi e kevlar in clessidra (lasciati) e friends. Sosta 1 chiodo (lasciato) e 2 friend.

Terza lunghezza
Seguire la sottile e strapiombante fessura, quindi proseguire per rocce più articolate ma sempre verticali e impegnative lasciando sulla destra un diedrino svasato. Per un breve tratto erboso si raggiunge la sosta (di calata) su pianta. 3 chiodi (lasciati) e friends. A2 e VI. Sosta su pianta e 1 chiodo con cordino e maglia rapida.

Note
Durante la seconda ripetizione, la via è stata salita in completa arrampicata libera dal giovane e talentuoso Lorenzo Toscani (non so il nome del suo compagno), proponendo queste difficoltà: primo tiro 6b; secondo tiro 6c atletico; terzo tiro 7a boulderoso.
Il secondo e il terzo tiro possono essere fatti in un unico tiro.

Discesa
Con una calata da 60 m (pianta + chiodo con cordino e maglia rapida) si torna comodamente giù, arrivando quasi al sentiero.

Ringraziamenti
Ringraziamo l’amico Paolo Gabrielli e il gestore del rifugio Forte dei Marmi, Luca Masetto, per le foto che ci hanno fatto.

Elena crack ultima modifica: 2026-01-10T05:49:00+01:00 da GognaBlog

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10 pensieri su “Elena crack”

  1. Bel lavoro Alberto ma probabilmente fuori dalla mia portata, per adesso mi accontento di fare ogni tanto qualche tiretto a Calamijeans.

  2. Bel lavoro Alberto ma probabilmente fuori dalla mia portata, per adesso mi accontento di fare ogni tanto qualche tiretto a Calamijeans.

  3. Non era una fessura ma una sirena da sogno che cantava: BENAASSSIIIIII…..!vieniii . non devi solo vedermi ma sentirmi con l orecchio e l eta’ “giusta”. E i sogni a volte si realizzano!
     

  4. Eh… Immagino bene che l’ Autore della via e del pezzo non intendesse suggerire dei doppi sensi volgarucci, ma rimane il fatto che in inglese colloquiale, “Elena crack” ha un riferimento ben preciso – e tutto meno che elegante – all’anatomia femminile…

  5. Bella prosa!
    Ben distesa, un buon ritmo, efficace, comunicativa.
    Sinceri complimenti. 

  6. Pensa te , sti ragazzini, vanno ancora in giro per le Apuane a piantar chiodi . Però bravi 

  7. Grande Alberto! L’avventura è dietro l’angolo basta avere gli occhi per vederla….

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