Gaza: il business degli “aiuti umanitari”
di Gaetano Colonna
(pubblicato su clarissa.it il 5 luglio 2025)
Non è una novità che la politica israeliana punti da sempre, oltre che alla distruzione fisica, a quella morale del popolo palestinese: il quotidiano stillicidio di decine e decine di civili sistematicamente uccisi non è quindi un fatto casuale.
Non sono perciò i “danni collaterali” di una guerra moderna – si tratta del lucido perseguimento di una precisa strategia politico-militare.
Dividere i Palestinesi
Nella striscia di Gaza, infatti, Israele non ha esitato ad organizzare e armare gruppi di delinquenti comuni, come quello di Yasser Abu Shabab, contrabbandiere di sigarette e poi trafficante di droga, per questo condannato da Hamas a 25 anni di carcere, dal quale è potuto uscire solo grazie all’attacco israeliano che gli ha aperto le porte della prigione in cui era rinchiuso.
Ora il gruppo capitanato da Abu Shabab, al servizio delle forze armate dello Stato di Israele, è divenuto uno dei più attivi nel saccheggiare sistematicamente gli aiuti internazionali, spalleggiando l’IDF nel bersagliare la popolazione inerme, affollata nei centri di distribuzione in cerca di cibo e acqua. Di gruppi come questo, Israele si è servito anche per tentare di far passare, attraverso i media occidentali, l’idea che a Gaza vi sia un’opposizione ad Hamas da parte della popolazione: capiamo bene ora chi fossero in realtà gli uomini che nei nostri telegiornali dovevano impersonare l’opposizione ad Hamas!
Ma Israele opera anche per creare una frattura permanente fra i Palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania: basti ricordare il fatto che le forze di polizia della cosiddetta Autorità Palestinese di Abu Mazen hanno attivamente collaborato con le forze israeliane, quando queste hanno attaccato militarmente i gruppi vicini ad Hamas in Cisgiordania. L’Autorità Palestinese è del resto arrivata ad espellere i giornalisti di Al Jhazeera, che, unici presenti sul territorio, testimoniavano dell’incrudirsi della repressione israeliana, delle aggressioni armate dei coloni in Cisgiordania, denunciando la collaborazione degli uomini di Abu Mazen con l’occupante israeliano.
Come se non bastasse, lo stesso Abu Mazen, lo scorso 25 giugno 2025 si è esibito in una lettera a Donald Trump, nella quale esprimeva «la sua profonda gratitudine ed il suo apprezzamento per gli sforzi profusi dal Presidente degli Stati Uniti nel raggiungere un cessate il fuoco tra Israele e Iran», come se questo risultato non fosse stato raggiunto dopo un bombardamento aereo su di uno Stato sovrano, esaudendo uno dei desiderata di quell’Israele che da decenni occupa la Cisgiordania in spregio a tutte le norme del diritto internazionale.
Militarizzazione “umanitaria”
Nemmeno si può trascurare la trasformazione che ha assunto il concetto stesso di “aiuto umanitario”, proprio grazie alla felice combinazione delle politiche di Netanyahu e Trump: vale a dire, la militarizzazione degli interventi “umanitari”, che, secondo una delle clausole degli accordi sponsorizzati dal “pacificatore” Donald Trump, permettono oggi al governo israeliano di gestire proprio quegli aiuti, attraverso un meccanismo di scatole cinesi, i cui dettagli sono davvero singolari.
Infatti, l’organizzazione cui gli israelo-statunitensi hanno affidato la gestione “umanitaria” della popolazione della striscia di Gaza è la Gaza Humanitarian Foundation (GHF): organizzazione “indipendente” e “neutrale”, guidata a quanto pare da Jake Wood, ex-marine statunitense, fondatore nel 2010 di Team Rubicon, organizzazione di ex-veterani statunitensi, che intende favorire il loro rientro nella società civile impiegandoli nel soccorso in caso di disastri naturali e di conflitti, come avvenuto dopo il terremoto di Haiti.
La GHF ha delegato l’attività sul campo ad almeno due società di sicurezza private americane: Safe Reach Solutions e UG Solutions. Sono infatti queste a gestire i cosiddetti Secure Distribution Sites (SDS) di Gaza, i luoghi appunto dove avvengono così frequentemente le sparatorie su civili inermi.
Safe Reach Solutions LLC è stata fondata nello stato del Wyoming, USA, nel novembre 2024, cioè proprio alla vigilia dell’apertura dei negoziati per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas: formalmente si presenta come una società di comodo di un’altra società, localizzata nella stessa sede in Wyoming, la Two Ocean Trust, società di gestione patrimoniale, a sua volta costituita da un’assai più consistente azienda, la Teton Corporate Services, anch’essa basata nello Wyoming, che realizza grandi progetti infrastrutturali, con un gruppo direttivo nel quale si trovano nomi importanti del mondo finanziario statunitense.
Non è difficile supporre che, proprio attraverso questi complessi intrecci di scatole cinesi societarie, arrivino i finanziamenti, come i 100 milioni di dollari provenienti da ignoti donatori, che membri della Knesset israeliana, come Avigdor Lieberman e Yair Lapid, fanno risalire allo stesso Stato di Israele, che in tal modo controlla entrambi le tenaglie dell’annientamento di Gaza: quella militare e quella “umanitaria”.
Riprendersi Gaza
Il modello GHF sembra essere parte integrante del piano, dichiarato da Israele, di rioccupare il 75% della Striscia di Gaza, costringendo i palestinesi affamati e senza tetto in quelle che il suo esercito ha definito per l’appunto isole umanitarie, progettate per dividere e governare l’enclave decimata dal massiccio ed indiscriminato intervento militare.
Si tratta poi di sostituire in questo modo operativamente l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite, che dal 1949 si occupa dei bisogni della popolazione rifugiata di Gaza, che nel 2024 le Knesset di Israele ha definito organizzazione terroristica.
Anche per tale ragione, la GHF non può quindi che operare in diretta dipendenza dall’ufficio COGAT, organismo del ministero della difesa israeliano, che, diretto da un alto ufficiale dell’IDF, oggi presiede alla rioccupazione di Gaza, così come avvenuto dal 1967 in avanti in tutti i territori militarmente controllati dallo Stato ebraico.
Secondo alcuni osservatori, in questa operazione di ripresa del controllo totale israeliano sulla Striscia, sembra sia attivo anche l’imprenditore israeliano Liran Tancman, fondatore e amministratore della società di cybersicurezza Rezilient, descritto in un rapporto come “un riservista dell’unità di intelligence delle comunicazioni 8200 dell’IDF”, che avrebbe ottenuto l’impiego di sistemi di identificazione biometrica all’ingresso dei centri di distribuzione “umanitari”, appunto per modernizzare, diciamo così, le modalità di controllo della popolazione palestinese rinchiusa nella Striscia di Gaza.
Veterani “umanitari”
Approfondendo le protagoniste nominalmente statunitensi della gestione “umanitaria” di Gaza, osserviamo che Safe Reach Solution è guidata da un personaggio certamente non comune: Philip F. Reilly, il quale viene infatti presentato così nel sito della società di cybersecurity Garrison, ora parte del gruppo specializzato nella sicurezza informatica militare Everfox:
«funzionario senior dei servizi di intelligence, con 29 anni di esperienza nel National Clandestine Service (CIA/NCS) della Central Intelligence Agency, Reilly ha svolto numerosi incarichi in patria e all’estero, in zone di guerra e in aree di conflitto. Possiede una vasta conoscenza degli ambienti stranieri, dell’interoperabilità tra i membri della comunità di intelligence statunitense e di tutti gli aspetti della comunità delle operazioni speciali militari statunitensi. Attualmente lavora come consulente senior per Boston Consulting Group, e vanta una solida esperienza nella presentazione di nuove tecnologie ai decisori».
Reilly è stato anche vice-presidente, dall’ottobre 2014 al febbraio 2016, del gruppo Constellis, creato nel 2010, che fornisce al Ministero della Difesa Usa, cosiddetti “Servizi di Protezione Globale”, vale a dire personale militare privato (un tempo definiti mercenari), aggiudicandosi solo pochi giorni fa un contratto di 10,3 mld di dollari per i prossimi 10 anni, da parte dello U.S. Army Contracting Command di Rock Island.
Anche UG Solutions merita un po’ di attenzione: si presenta anch’essa, in un sito assai scarno, come una società che fornisce sicurezza operativa, diretta da Jameson Govoni, ex-appartenente ai Berretti Verdi, le truppe speciali statunitensi.
Interessante il fatto che UG Solutions pubblichi in questi mesi annunci di lavoro per assumere “cecchini” con “precedente esperienza in zone di combattimento”, “massimo livello di competenza nell’uso delle armi” e “abilità di combattimento avanzate” in grado di “operare efficacemente in ambienti ad alto rischio”. Sarà data preferenza a “personale qualificato delle forze speciali” e a “personale con esperienza nel campo dell’OSINT/intelligence”.
Niente male davvero per una società che deve assicurare servizi “umanitari” destinati alla popolazione civile. Non sorprende tuttavia questo tipo di competenze, visto che abbondano online foto di giovanotti pesantemente armati che soprintendono alle operazioni di distribuzione degli aiuti “umanitari”.
Massacri & Business
Un documento della GHF, distribuito ai media all’inizio di maggio 2025, elencava infine una serie di alti rappresentanti del mondo aziendale ed ex funzionari statunitensi come membri del suo consiglio di amministrazione, e vantava partnership con istituzioni finanziarie piuttosto note, come Goldman Sachs.
Nel suo consiglio di amministrazione si evidenziava la presenza ad esempio di Raisa Sheynberg, ex funzionaria del Dipartimento del Tesoro, che ha fatto parte del team del progetto di cripto-valuta Libra di Meta, e David Beasley, ex governatore della Carolina del Sud ed ex capo del Programma alimentare mondiale.
Come si vede, con una siffatta gestione “umanitaria”, in un territorio nel quale regna solo fame, morte e distruzione, dove non c’è protezione per i civili inermi, né garanzie per loro, un regime di occupazione basato sul puro esercizio della forza può anche diventare un buon affare per qualcuno.
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Niente, non riuscite ad uscire dalla trappola mentale per cui Gaza e solo Gaza è l’unico “dramma” in tutto il mondo. Neppure io sono insensibile alle vittime di Gaza, ma esistono mille altri drammi in questo stesso momento: bisogna avere lo stesso approccio verso tutti i drammi umanitari. Vedere solo Gaza e nient’altro che Gaza è un grossissimo limite intellettuale, non un punto di forza, perché mina totalmente la credibilità di chi sbraita per Gaza (per i motivi che ho spiegato mille volte). Tanto non sono certo le piazze da 300.000 persone che intimidiscono Netanyahu: al limite saranno gli USA a fermare Israele…
Il tasso di alfabetizzazione in Palestina è molto alto, con una stima del 96,3% secondo un rapporto del 2014 del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite secondo Wikipedia. Questo tasso è considerato elevato rispetto agli standard internazionali e indica che la Palestina ha uno dei tassi di analfabetismo più bassi al mondo
Non male come terzomondo, Crovella
Per tutti i compiaciuti della malvagità: https://www.invictapalestina.org/archives/57052
E ora ditemi che va bene così, che non c’è nulla da meravigliarsi.. “È la natura umana”.
diofa.
Trovo disgustoso etichettare le persone che sono andate in piazza .hanno manifestato e credono in ideali umani e non sono per forza quelli di partiti politici e molte associazioni ecc. ecc. sono anche presenti nei territori devastati da lei citati (vedi Emergency).davvero squallido
@crovella, niente di più squallido della gara dei genocidi. E poi perché dovrebbe essere meno “antioccidentale” (qualsiasi cosa significhi) la lettura di ciò che si genera dalle macerie del colonialismo, in qualunque parte del mondo? Ma vedo che nei post precedenti si sostiene la deportazione di massa, perciò mancano i requisiti morali per la discussione. Non replicherò ulteriormente, Wilde docet. Solo una postilla: chi scrive non ha nessuna simpatia per partiti e partitini, di destra o di sinistra. Trovo solo vergognoso che ci sia ancora chi, direttamente o indirettamente, prova a trovare argomenti a difesa di Israele. E poiché la storia la scrivono i vincitori, temo che resti da salvare ben poco di umano, a questa umanità come a quella ventura.
La “nuova” moda è essere malvagi e compiacersene? Che genere di persone genera un simile atteggiamento? Tutta gente che ti parla di montagna e di spirito. “È sempre stato così” è la pietra tombale del cambiamento in meglio. Vogliono che ci stanchiamo, che diventiamo stupidi servi contenti di esserlo. Non fa per me, né ora, né mai. Nel mio quotidiano faccio assolutamente l’opposto. E non mi stancherò, siatene certi.
E’ saltato il commento con i due link ai casi si pulizia etnica in Mali e in Siria
MALI
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/16/pulizia-etnica-mali-tuareg-wagner-notizie/8061121/
SIRIA
https://www.lastampa.it/esteri/2025/07/16/news/siria_drusi_rischio_pulizia_etnica_occidente_sta_a_guardare-15233494/?ref=LSHA-BH-P4-S2-T1
Sono curioso di vedere se, portati alla luce questi altri due problemi umanitari (Mali e Siria), la sinistra italiana organizzerà piazze da 300.000 persone e/o cortei in stile pro-pal (di questi a un certo punto se n’erano contati mille in tutta Italia, ma mi pare fosse nella primavera 2024, da allora si è perso il conto).
Se a voi buonisti, woke, peace and love, diritti per tutti ecc ecc ecc interessa davvero contrastare OGNI problema umanitario, dovreste protestare contro i casi del Mali e della Siria (per non parlare di quello del Sudan, citato poche settimane fa…) con la stessa animosità che vi contraddistingue sul tema Gaza.
Invece scommetto che per il Mali e la Siria non ci sarà un corteo che sia uno. Perché, in realtà, sul tema Gaza quello che “conta davvero” per la sinistra non è il problema umanitario in quanto tale, ma l’azione di Israele, che la sinistra considera un popolo bianco, bastardo, razzista e imperialista che agisce contro un popolo terzomondista… Questo per i sinistrorsi è il “vero” problema, non i bambini ammazzati, perché di bambini ammazzati in Mali e in Siria e in Sudan ce ne sono a vagonate, ma di quelli non si parlerà perché quelli, per voi, “non contano”, non sono strumentali ai vostri discorsi antioccidentali
Per uno strano caso del destino, nella rassegna stampa di oggi si trova traccia di due problemi umanitari, due esempi di pulizia etnica, completamente diversi dal tema Gaza.
il primo riguarda la pulizia eetnica pertetrata in Mali dai miliziani mercenari della Wagner
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/16/pulizia-etnica-mali-tuareg-wagner-notizie/8061121/
Il secondo riguarda la pulizia etnica della 2nuova” classe dirigente siriana (islamica) a danno dei drusi
https://www.lastampa.it/esteri/2025/07/16/news/siria_drusi_rischio_pulizia_etnica_occidente_sta_a_guardare-15233494/?ref=LSHA-BH-P4-S2-T1
Sono stupito che ogni tanto, anche sui giornali non certo filo-occidentali (e soprattutto non filo governativi del governo italiano), escano notizie che non siano l’ennesimo intervento scandalizzato su Gaza. CONT
“Questa affermazione è un’illusione ottica.”
Ah, davvero? E per quale motivo, Cominetti?
Dicci, dicci…
Trovo che non aiutare l’Ucraina a difendersi sia altrettanto vergognoso che lasciar fare Israele.
Questa affermazione è un’illusione ottica.
Il business composto da “costruzione di mega centro per palestinesi spostati” più “spostamento dei palestinesi” più “ricostruzione totale di Gaza come quartiere residenziale per israeliani” è un business da MILIARDI e MILIARDI di dollari. Non se lo lasceranno certo scappare fra le dita le multinazionali, le grandi società immobiliari e le grandi banche mondiali “solo” per tenere i palestinesi nella loro casa natale. Alla fine vincerà il Dollarone, come sempre nella vita.
Comunque tornando al cielo cosa che dovremmo tutti osservare di più tutti di giorno e di notte sto osservando e studiando la posa delle rane nello stagno e la caccia degli aironi cinerini che a volte quando in coppia sono astuti e bellissimi …che vuoi fare i montanari sono pazzi e soggetti al cretinismo !
Può esserlo…(vergognoso) ma il tallone scoperto o punto debole Russo è proprio quella regione di confine e il popolo che la abita.
Gli americani lo sanno dalla guerra fredda.
Ops Giuseppe
P.s. di Fabio Guarda peccato non si possano pubblicare foto ma han fatto un bel tris di croci sopra casa…
“come si può finanziare l’esercito ucraino sapendo a priori che non potrà mai sopraffare quello russo”
Dicevano la stessa cosa anche dei Vietnamiti, eppure…
Chi combatte per difendere sè stesso e la propria casa da una aggressione è infinitamente più motivato di chi aggredisce. Nè ha necessità di “sopraffarlo” (a differenza di chi invade).
Trovo che non aiutare l’Ucraina a difendersi sia altrettanto vergognoso che lasciar fare Israele.
E la c.d. “Eurussia” l’ha distrutta Putin: i morti e il denaro buttato nelle armi in questi anni di inutile guerra (pardon: “operazione militare speciale“), non sono in carico ad altri che a lui.
P.S. Come è andata l’osservazione del cielo oggi? 🙂
12@Alberto si! ed Europa e ONU a braccia conserte cinicamente a pensare alle ricostruzioni una vergogna,come e cosa fare non saprei …un super embargo non sarebbe male , ma patron Sam non è pro(pal)penso.
A parte i deliri di Crovella che è maestro nel fare il frocio col culo degli altri, come si può finanziare l’esercito ucraino sapendo a priori che non potrà mai sopraffare quello russo?
Credere nell’Ucraina è un utopia che sta facendo solo morti e vendere molte armi.
Il paragone continuo con la guerra a est Europa non regge , li il trappolone USA è perfettamente riuscito e dopo 60 anni hanno trovato un comico che ha preso seriamente la cosa e la Eurussia e scongiurata forse definitivamente e cosa gradita sempre più indebolita, anche se l invasione dei territori russofoni la sta facendo con una mano legata dietro la schiena.
Mentre la situazione M.O. è di tutta altra natura e molto molto più complessa con articolazioni ovunque…anche da noi!
2 milioni meno 60.000 e il genocidio continua.
@ 9
Due milioni di palestinesi a casa Crovella mi paiono eccessivi, pur considerando le eventuali seconde case (conteggiamo una casa per ogni valle principale delle Alpi Cozie).
Ah beh certo, occorre che i leader dell’Occidente, compreso Trump (anzi Trump in primis), si riuniscano e valutino le diverse opzioni, individuando la location adeguata (possono anche essere più location, con divisione in macro gruppi), elaborazione del progetto di costruzione di un campo profughi “dignitoso” (cmq meglio di come è oggi Gaza, che è ormai solo più un mucchio di macerie), identificazione del cronoprogramma sia di costruzione che di successivo spostamento. A quel punto gli USA possono dire a Israele: ci metteremo un anno, due anni, tre anni, ma te li togliamo di torno. In cambio tu Israele, nel frattempo, non spari più un colpo e, ad abundantiam, io USA ci metto i miei militari per reciproca sicurezza fra israeliani e palestinesi. Come destinazioni geografiche ho letto e sentito dire di Sudan, Libia, Giordania, Siria, Libano, Anatolia centrale, Arabia Saudita (nella parte desertica centrale-gli israeliani hanno portato l’acqua nel deserto, per cui non sarebbe un problema…). Naturalmente la cosa più semplice è spostarli nel Sinai che è disabitato, magari sulla costa del Mar Rosso, sul lato opposto rispetto alla costa turistica, quella di Sharm El Sheikh. Da fonti informali, a me risulta che Israele abbia già sondato l’Egitto in merito, fin dall’inverno 2023/24, ma l’Egitto ha sempre risposto “picche” non per principi umanitari, ma anzi perché non vuole prendersi in carico questi 2 ml di individui “problematici”. Ho anche letto di mete davvero “esotiche”, tipo isole in mezzo all’Oceano Atlantico meridionale… ma queste credo che siano davvero fantasia.
Sulla fisiologico tourn over al governo israeliano, ipotesi valida sulla carta, sinceramente non intravedo ancora le condizioni. Se davvero l’opinione pubblica fosse significativamente contraria alla politica di guerra (a me NON risulta, neppure fra i cittadini israeliani di “sinistra”), non si capisce perché i partiti interessati ad andare a nuove elezioni continuino a stare nell’attuale governo. Ricordo che il governo in carica NON è un monocolore del Likud, ma (specie dopo il 7 ottobre) si sono aggiunti veri partitini, sia di centro-sinistra che di destra ortodossa. Se davvero vi fossero i presupposti per migliorare i loro consensi, andando e elezioni anticipate, non si capisce perché continuino a stare nell’attuale governo. poi c’è un interrogativo di fondo: ma siete così sicuri che, andando a nuove elezioni, non vinca ancora Netanyahu???? Se non lui (che ha un po’ di grane con la magistratura), magari il Likud i cmq una compagine che vuole proseguire nella soluzione del problema palestinesi? Io, che un briciolino conosco gli ebrei, non sono così convinto che sia un’ipotesi da escludere a priori…
Li accoglie tutti a casa sua Crovella. Umanità, solidarietà, altruismo sono 3 pilastri della sua esistenza.
Pace e amore e’un utopia , ma da odio nasce odio, la Russia è sotto una dittatura e Israele una democrazia.. fin quando comanderà la destra questo genocidio ( andiamo per i 60.000 morti)non si fermerà, l’ unica speranza è che BIBI e i suoi vadano in minoranza e che prevalga quella parte di società israeliana più moderata, che continua a manifestare contro quello che sta accadendo, vedi anche gli aiuti spontanei fatti al confine. E poi una soluzione che non capisco, dove andrebbero spostati i Palestinesi?
“Quello che avviene laggiù darà adito a chiunque di impossessarsi di qualunque cosa ammesso ne abbia la forza , non capisco perché ti piaccia poi tanto e dai a noi del orbo che non comprende.”
E’ sempre successo così nella storia dell’umanità dalla guerra di Troia alle conquiste di Alessandro Magno e, via via via via, fino a Napoleno o Hitler e certamente anche dopo fino ai ns giorni. Quello che accade in M.O. non è nulla di nuovo né di irrituale rispetto ai comportamenti della specie umana, dalla notte dei tempi. Quindi quello che accade laggiù non è nulla di nuovo che legittimerà altri paesi a espandersi in un’ottica “imperialistica”. Chi vuole lo fa o lo farà, a prescindere dal tema M.O. D’altra parte l’incazione russa dell’ucraina è anteriore all’esplosione del problema mediorientale, quello in corso intendo. Quindi Putin voleva prendersi un pezzo dell’JUcraina (o forse addirittura tutta) e mica ha aspettato che esplodesse il problema Gaza per invadere l’Ucraina: lo ha fatto ben prima. Quindi la natura umana è questa e l’orbo (uso una vs espressione) è colui che non si rende conto di questa realtà.
E’ invece innaturale attendersi che un popolo più forte (militarmente, economicamente, ecc) si “fermi” da solo, autolimitandosi: è contro la natura umana. Nessuno se lo aspetta dalla Russia in Ucraina, perché dovrebbe andare diversamente per Israele? Mi sembrate degli ingenuoni ad aspettarvi che Israele si autolimiti: un po’ sparerà, un po’ inciderà sui rifornimenti alimentari (per tornare all’articolo) e continuerà. A meno che gli USA fermino loro Israele, l’unica soluzione per fermare Israele è toglierle il problema dalle mani, cioè spostare i palestinesi.
Crovella è un ottimo e felice SUDDITO dello zio SEM: “I want you” Evidentemente le origine sabaude fanno ancora il sporco lavoro.
Anche a me mi stanno sui coglioni alcuni vicini di casa, ma con questo non è che li posso deportare perchè mi voglio appropriare della loro proprietà, della loro casa, della loro terra.
Altro che padroni di casa! I palestinesi, intendo. Gli israeliani considerano i palestinesi come dei coinquilini sgraditi. Per quieto vivere, li hanno sopportati per decenni e decenni, ma il 7 ottobre è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non è una questione di vendetta (secondo la legge del taglione, peraltro architrave del Vecchi Testamento, cui per definizione fanno riferimento gli ebrei): l’emotività della vendetta sarà durata 2-3 settimana al massimo. Hanno proprio capito che non li vogliono più fra i piedi, perché un nuovo 7 ottobre può arrivare all’improvviso, stante le distanze fisiche davvero ristrette. Inoltre è palese che gli israeliani vogliono disporre dei territori per loro esigenze: Gaza serve per costruire il quartiere residenziale di chi lavora a Tel Aviv (che vogliono far diventare solo una city di uffici senza abitazioni) e la Cisgiordania serve per i coloni che vogliono aumentare l’area coltivabile per frutta e verdura da esportare. Vedrete che non si fermeranno né da una parte né dall’altra. L’Europa anche se volesse (e secondo me sotto sotto NON vuole inimicarsi gli ebrei, non solo quelli israeliani, ma anche e soprattutto quelli che risiedono qui…), non può fare nulla. Israele è protetta dagli USA come se fosse il 51.mo stato dell’Unione. Che volete fare? Dichiarare guerra a Israele? Significa dichiarare guerra agli USA. Proprio sui quotidiani di oggi è riportato che nelle basi sul territorio italiano ci sono molte decine di bombe atomiche USA, ciascuna più potente di quella sganciata su Hiroshima. Volete dichiarare guerra agli USA per la questione israeliana? E gli USA non debbono neppure trasportare con aerei le bombe atomiche da sganciarci sulla zucca: la fanno saltare direttamente sul ns territorio. Ma cosa può fare l’Europa?
Tiri fuori sto peace end love come se prima di sto scandalo cui l Europa assiste muta e forse (mi auguro di no)complice non ci fossero stati conflitti e fossimo tutti fermi anni70 nudi al parco di S. Babila.
Si vede proprio che hai antenati ispiratori Sabaudo/Savoia e che le loro mirabili/miserabili gesta del passato non ti inducano alla vergogna…anzi!
Quello che avviene laggiù darà adito a chiunque di impossessarsi di qualunque cosa ammesso ne abbia la forza , non capisco perché ti piaccia poi tanto e dai a noi del orbo che non comprende.
???
Forse volevi dire padroni di casa.
Boh sono allibito che ci siano ancora persone che si stupiscono che, con il 7 ottobre, Israele si sia rotta definitivamente le palle dei suoi “coinquilini” e se li voglia togliere dai piedi una volta per tutte, usando una gamma variegata di mezzi e di strategie. Mi sembra un fenomeno talmente “naturale” che strillare al vento significa non capire nulla né della natura umana in generale né tanto meno della questione mediorientale nello specifico. Questo decisione di Israele, io l’ho percepita subito, intendo dire già nell’ottobre 2023, ma anche chi vive nel mondo dei sogni (“peace and love, baci e abbracci, diritti per tutti”…), oggi come oggi (dopo un anno e mezzo abbondante), dovrebbe esserci arrivato…
Israele può proseguire in questa strategia perché ha la copertura degli USA (a prescindere dal presidente in carica: dall’ottobre 2023 al gennaio 2025 c’era Biden…) e quindi nessuno, né singolo Stato né istituzioni sovrannazionali (ONU, ecc), potrà mai fermarla. Il fenomeno si fermerà solo in due casi: o perché gli USA a un certo punto decideranno di non sostenere più Israele (teoricamente fattibile anche domani mattina, ma la vedo difficile…) o perché i palestinesi vengono fisicamente spostati lontano da Israele.