I cento anni di PPP

Tre mesi esatti dopo il centenario della sua nascita.

I cento anni di PPP
(perché abbiamo tanto amato Pier Paolo Pasolini anche se alcune sue scelte erano opposte agli ideali di sinistra)
di Fausto Bertinotti
(pubblicato su ilriformista.it del 1 marzo 2022)

Non si salverà neppure Pier Paolo Pasolini dalla celebrazione. La celebrazione mediatica è un segno dei tempi. La secolarizzazione, di cui Pasolini aveva letto in anticipo, seppure credo unilateralmente la barbarie, ha invaso e pervaso di sé almeno il grande campo delle comunicazioni. Anniversari di morte e di nascita, come la scomparsa di una personalità pubblica, diventano l’occasione di un trionfo mediatico. Un tempo si diceva che il comunista buono era il comunista morto, ora vale per tutte le persone che hanno raggiunto il nuovo codice d’onore, cioè la notorietà.

Pier Paolo Pasolini

Non so se potrà bucare il muro della prevedibile retorica dar conto, al contrario, di come una generazione politica di sinistra, interna al Movimento operaio, giovani comunisti, socialisti, abbiano amato Pasolini e abbiano continuato a farlo, malgrado alcune sue scelte politiche risultassero per loro urticanti e li vedesse su opposte frontiere. Era il ’68 quando, nella battaglia di Valle Giulia a Roma, che aveva opposto gli studenti alla polizia, Pasolini scrisse ne Il Pci ai giovani: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti, perché i poliziotti sono figli di poveri». Il colpo fu duro. Pensammo, e continuo a pensare, che si sbagliava, trascinato nell’errore da un poco significativo dato sociologico e dal comprensibile odio per tutte le borghesie. Sbagliava tanto da non vedere la risposta operaia e studentesca che stava attraversando il mondo intero e che avrebbe aperto le porte alla straordinaria stagione di lotta di classe che ha trasformato il nostro Paese negli anni Settanta, anche rendendolo un po’ più umano, proprio a partire da quel biennio rosso ’68-’69.

Una ballata da dentro quel nuovo mondo, proprio dentro quello scontro, ne dava conto in presa diretta, con le speranze e i sogni che stavano nascendo, seppure lontani dalla terra arata e seminata dal sempre grande intellettuale. Era la ballata Valle Giulia di Paolo Pietrangeli. La rottura continua a scavare nel fondo, fino a rivelarsi in modo illuminante nel famosissimo testo La scomparsa delle lucciole. La tesi di Pasolini va al fondo di una mutazione antropologica che viene fatta risalire alla metà degli anni Sessanta, comparabile all’inquinamento dell’aria e dell’acqua, che produce la scomparsa delle lucciole e comparabile all’invasione nelle borgate delle “brutte costruzioni” che la snaturano. L’industrializzazione e la società dei consumi avrebbero demolito quel che Pasolini definiva “il grande Paese”, il mondo del Pci che si stava formando dentro il Paese Italia. Secondo Pasolini, quel popolo, che avendolo tanto amato aveva ben conosciuto, subiva una mutazione che lo ha deformato come la sua stessa coscienza, rendendolo «degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale».

Alla luce di questa inquietante traiettoria, Pasolini rivedrà drammaticamente, fino al rovesciamento, anche il suo giudizio, sui protagonisti dei suoi romanzi: i ragazzi della borgata romana. Dopo la scomparsa delle lucciole, anche la politica avrebbe cambiato di segno, rendendo inusabile persino il discorso del Politecnico e di Fortini sulla presenza in Italia di due fascismi: soggettivo e oggettivo. Dopo, la Democrazia cristiana diventa il vuoto, e i suoi dirigenti le “teste di legno”. Si sarebbe preparato così il passaggio dal vecchio assetto di potere a quello nuovo della polizia tecnocratica e sovranazionale. Non tragga in inganno la singolare aderenza di questa conclusione, quella della scomparsa delle lucciole, con la situazione attuale. Di mezzo, ci sono tutti gli anni Settanta, ci sono i suoi protagonisti: gli operai dei Consigli, i giovani, le donne. In mezzo c’è stata una contesa che ha cambiato il Paese con riforme sociali e di civiltà e soprattutto con una partecipazione e un protagonismo delle masse che avrebbe potuto portare a un’altra società, a un altro modello di società. È la sconfitta di quella storia che ci ha condotti qui, non la sua esistenza, che invece il poeta si è negata.

La distanza politica non poteva essere più grande, e proprio in quella fase, la metà degli anni Settanta, si faceva una distanza cruciale. Eppure, un filo forse allora poco visibile quanto resistentissimo ci ha continuato a legare a lui. Bisognerebbe riuscire a spiegarlo. Non so se in casi come questi, l’incontro tra dei giovani critici e uno scrittore, si possa parlare di innamoramento. Noi lo conoscemmo divorando i suoi Ragazzi di vita e Una vita violenta. Non eravamo così raffinati da aver saputo guardare bene dentro le straordinarie poesie che li avevano preceduti. Quei libri, per noi, furono una rivelazione. Ci portarono dentro le borgate romane fino al Prenestino a conoscere il sottoproletariato, così lontano dalla realtà operaia e politica che frequentavamo, e vicini alla sua scandalosa umanità. In quell’universo, il Riccetto, un ragazzo che vive di espedienti, di furti e di altro “fuori norma”, si tuffa nell’acqua del Tevere e rischia la sua vita per salvare una rondine che stava affogando. La vitalità, la spontanea generosità del ragazzo di borgata sono una risorsa di umanità, ma non possono essere un dono permanente. Quando Riccetto perde i suoi riccioli e si integra perde quella dote e si avvia al drammatico destino costruitogli da una società ingiusta e inumana.

Ma lì, in quel mondo, vivevano le lucciole, che sono la ragione della poetica di Pasolini. Lo dirà lui stesso nelle Ceneri di Gramsci. Il poeta si rivolge a Gramsci dicendogli «sono attratto da una vita proletaria a te anteriore, è per me una religione. Per la sua allegria (lo attrae), non la millenaria sua lotta, la sua natura, non la sua coscienza». C’è in una frase tutta una ragione di attrazione profonda e di un dissenso. Ritorna allora l’interrogativo: “Allora perché Pasolini?”. Già negli anni Sessanta, non è facile capire bene perché quei giovani militanti che si volevano eredi di marxismi eretici, che leggevano la politica del sindacato e delle sinistre alla luce della centralità del conflitto di classe, nella lente della lotta operaia, fossero così attratti dalla tematica pasoliniana e dalle sue opere, e ancora di più dalla sua figura di intellettuale, di scrittore, di artista. Lo inseguimmo ovunque: nel romanzo, nella poesia, nella saggistica, nella linguistica, fin dentro quel suo cinema così intenso e illuminato, che il capolavoro La ricotta aveva preannunciato.

Ci avevano avviati a lui i Dialoghi con Pasolini, la rubrica che lo scrittore teneva su Vie Nuove, un periodico comunista e popolare tra gli ultimi anni Cinquanta e i primi Sessanta. Erano state quelle risposte alle lettere dei lettori, che saranno poi raccolte nel volume Le belle bandiere. Ancora oggi, esse ci parlano della temperie di un tempo, di ricerca e di impegno. Pasolini vi era immerso da protagonista, secondo la sua interpretazione, e una presenza profetica in un tempo che era di transizione, cercando le risposte anche a quella che veniva definita una crisi (una delle tante crisi) del marxismo. Ma non nelle prossimità politiche vanno cercate quelle passioni nostre che si rivelarono durevoli. Infatti, anche quando quelle prossimità vennero meno, le nostre passioni continuarono. Già allora il panorama intellettuale e letterario avrebbe suggerito di poter alimentare, quelle stesse passioni, con altre presenze, suscettibili di maggiori sintonie politico-culturali. Scrittori come Franco Fortini, poeti come Edoardo Sanguineti, il Volponi del Memoriale, per altri versi ancora Calvino, e poi per intero il “Gruppo 63” che animava la ricerca della nuova Avanguardia, e altri ancora avrebbero potuto esserlo allo stesso titolo.

Perché quella connessione sentimentale con Pasolini? Una ragione forse si trova nel doppio di quella sua frase che abbiamo citato. Da un lato, un assoluto religioso della ricerca di un popolo che vive già, come può, l’umanità cercata per il futuro, l’avversione radicale alla società dei consumi, al capitalismo delle società violente come rifiuto sistematico del mondo borghese, conducono alla tensione profetica del poeta. Isaac Deutscher titola uno dei tre volumi della trilogia su Leone Trotskj Il profeta disarmato. Nessuna parentela con Pasolini, se non forse proprio la definizione di “profeta disarmato”. Noi quell’essere disarmato lo trovavamo nel secondo paragrafo della frase citata, quella in cui si diceva che non l’attraeva di quel popolo, che pure cercava, la sua lotta, la sua coscienza, cioè si può dire la classe operaia. Non si può prendere la scorciatoia per spiegare il rapporto con Pasolini con la sua grandezza, perché anche altri ce ne sono.

Forse ci aiuta invece a capirlo proprio questa drammatica tensione tra i due poli che, uniti, hanno riempito la politica del Novecento. Deprivato di quell’unione tra popolo e classe, Pasolini non si è arreso e ha continuato a cercare e a testimoniare. Conservatore e rivoluzionario, com’ebbe a dire Enrico Berlinguer del comunista. Alla modernità Pasolini si è messo di traverso, come Walter Benjamin, credo pensasse che la rivoluzione si fa premendo il freno e non l’acceleratore. Forse era proprio questo non poter essere mai pacificato che non consentì mai al dissenso di farsi separazione. “Loro” uccisero il profeta. Non so se avesse ragione Gianni Borgna nella sua ricerca sulla genesi dell’uccisione del poeta, uccisione che definiva politica. Certo, fu un omicidio culturale. Pasolini portava con sé nel mondo il carisma dell’ultimo grande intellettuale civile del Paese.

Nella contesa tra Jean-Paul Sartre e Albert Camus non si trattava allora di scegliere da che parte stare, ma di connetterli, di connettere l’intellectuel engagé e l’uomo in rivolta. Uno scrittore suo coetaneo, seppure da lui lontanissimo, Beppe Fenoglio, aveva trovato la parola giusta che credo possa definire il nostro Pasolini. Ritrovando le speranze del nuovo mondo che si affacciava, le speranze dell’aurora, Fenoglio scriveva che nasceva allora «quella nuova parola, nuova nell’acquisizione italiana, così tenera e splendida, nell’aria dorata: partigiano». Partigiano. Forse sta qui la ragione di una passione durevole.

Fausto Bertinotti
Politico e sindacalista italiano è stato Presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008. Segretario del Partito della Rifondazione Comunista è stato deputato della Repubblica Italiana per quattro legislature ed eurodeputato per due.

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I cento anni di PPP ultima modifica: 2022-06-05T04:34:00+02:00 da GognaBlog

27 pensieri su “I cento anni di PPP”

  1. 27
    lorenzo merlo says:

    Il mio precedente pensiero non è in alcun modo da allinearsi all’attuale politica cosiddetta gender.
    Questa è una spaccatura con la natura più di quanto l’uomo avesse finora realizzato. (Ricordo che le giovani spose afghane divengono tali solo dopo le prime mestruazioni).
    La natura stessa ha bisogno di eccezioni per mantenere fermo il proprio orizzonte. Come noi di errori per giungere allo scoopo del progetto.
    È l’orizzonte  dell’essere umano che viene però meno – e con essa la relativa stabilità – quando con una legge, una politica, una cultura  si vuole sottrarre il dominio agli opposti creativi.
    Una delle ormai numerose espressioni del liquamico precipitare  in cui siamo.

  2. 26
    lorenzo merlo says:

    Certo. “Approfittare” però è un altro argomento, non necessariamente implicato nel mio precedente.
    Non so nulla di quanto Pasolini ne approfittasse nell’accezione cui alludi.
    Penso che approfittare dell’altro a maggior misura se indifeso sia deprecato da tutti i contesti sociali non criminali.

  3. 25

    Merlo non fai una piega ma,  morale a parte,  chi approfitta di chi per ovvi motivi è più debole, non mi è simpatico. Per me i ragionamenti vengono dopo quello che mi trasmette la pelle. Che vuoi farci…

  4. 24
    lorenzo merlo says:

    Assmere una norma morale quale verità genera il problema.
    La maggiore età – che allude a spaccare il secondo tra legittimo e illegittimo – è una convezione. Con tutte le ragioni storiche del caso, ma sempre convezione, convenienza.
    In Afghanistan le cosiddette moglibambine, non sono ammissibili da norme morali che sono incluse nel pacchetto democrazia esportata.
    Qualunque fantasia sessuale di chiunque di noi può trovarsi spesso fuori dalla morale in corso. Eppure qualcuno la realizza senza senso di colpa.
    Uno dei limiti è dunque di tipo morale.
    Tuttavia questo si esprime secondo indole culturale personale. Ovvero, a parità di ordine morale sociale e a parità di infrazione soltanto alcuni ne risentono.

  5. 23

    22): ho sempre pensato la stessa cosa, per questo non mi ha mai entusiasmato pur approvandone certi aspetti. Ma una persona tutta, è un insieme d’ogni cosa che la compone. C’ho sempre visto una grossa e insormontabile  stonatura. Sarò (anzi, sono) limitato.

  6. 22
    Fabio Bertoncelli says:

    Nei testi celebrativi di Pasolini si tace che fosse un pedofilo. Tutt’al piú il fatto viene presentato di sfuggita come se si trattasse di una bazzecola, quasi una stravaganza artistica.
    Chissà perché? (Domanda retorica)
    … … …
    Pedofilia: 1) Attrazione erotica verso bambini e fanciulli, spec. del proprio sesso; 2) Il comportamento criminale che ne deriva (cfr. vocabolario Hoepli).
    Ebbene, Pasolini non si limitava alla mera attrazione, ma faceva sesso con minorenni maschi. Non li costringeva con la violenza fisica (forse), ma semplicemente li comprava per pochi spiccioli, approfittando del loro stato di povertà, della loro debolezza, della loro età.
    .. … …
    Voi mi capirete se vi dico che tutto il resto della vita di Pasolini è assolutamente ininfluente sul giudizio che mi sono formato su di lui.
     
    Ecco, il re è nudo.

  7. 21
    lm says:

    Solo banalità senza valore. Neanche un argomento. È così da tempo. Cosa non vedo?
     

  8. 20
    Giacomo Govi says:

    Merlo, abbiamo capito che sostieni di vedere bene tutto quello che gli altri non vedono, lo ripeti all’infinito. Ma si suppone che se lo scrivi qui, e’ perché’ vuoi trasmetterlo con argomenti, spiegazioni, discussioni. Che per altro esigi dagli altri con insistenza. Beh non appena te ne si da’ l’opportunità’ abbandoni.
    Almeno la piantassi con i tuoi toni da messia apocalittico…

  9. 19
    lorenzo merlo says:

    Nel dubbio metti la mascherina.

  10. 18
    antoniomereu says:

    Difficile definire ,collocare interpretarne la grandezza ,PPP ha visto dentro il corpo(il marcio) del paese e lo ha incautamente descritto nelle le sue opere.L Italia ha la brutta capacità di eliminare quasi sul nascere chi può portare luce e cambiamento ,preferisce ombre e solido passato.
    Ambrosoli,Matteotti,Falcone,Moro,Borsellino,Mattei etc sei in buona compagnia ,Poeta.

  11. 17
    lm says:

    Cosa non vedo?

  12. 16
    Roberto Pasini says:

    Non ci sono spiegazioni semplici per fenomeni complessi. Dal 1973/76 ad oggi sono passati 50 anni e sono accadute cose che hanno cambiato il mondo. La crisi del pensiero e del modello organizzativo della sinistra socialista e comunista, nato tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, è dovuto alla difficoltà di far fronte a questi cambiamenti sia sul piano della teoria che su quello della pratica. Ne’ la categoria del “venduto” ne’ la rivalutazione di alcuni elementi delle democrazie occidentali liberali contrapposti al “dispotismo” orientale, ne’ la sofferta accettazione berlingueriana dell’ “ombrello” Nato in piena guerra fredda rappresentano una spiegazione adeguata e sufficiente di quello che è successo. La caduta dell’URSS, la evidente trasformazione della dittatura del proletariato in un regime oppressivo e inefficiente, gestito da una casta corrotta di privilegiati, la difficoltà a finanziare uno stato sociale generoso caposaldo delle politiche redistributive del dopoguerra, l’arrancare delle politiche keynesiane dello sviluppo, la trasformazione profonda dei luoghi di lavoro, tecnologica, organizzativa e sociale……lì bisogna andare a cercare per capire e spiegare. Ma è faticoso. Ancora più faticoso individuare come venirne fuori. Ripresentare vecchie ricette come Melenchon ti può far prendere il 22% (risultato indubbiamente notevole) ma questo accade in Francia, paese diverso dall’Italia, come Govi può confermare, visto che mi pare abiti in Francia, e comunque non vai lontano. Ma il rosso è comunque sempre rosso ( e il nero è nero) e non ha niente a che vedere con la spesso strumentale brodaglia rosso/bruna che mette tutto insieme in un confuso calderone spacciato per pensiero alternativo e ribelle: da Trump a Putin passando per Pasolini e Evola e via cantando. Disinformazione, in parte voluta, in parte in buona fede, ma il risultato non cambia. 

  13. 15
    Giuseppe Balsamo says:

    Un dubbio su noi stessi ? Non sia mai.
    Meglio l’ennesima proiezione sugli altri del non vedere.
     
     
    “L’unico che ti costringe a credere alle teorie strampalate che pensi, sei tu.Digli di smetterla.”
    [semicit. @Dio]
     

  14. 14
    lorenzo merlo says:

    Mi fermo del tutto.
    non sei in grado di vedere il valore simbolico della questione? Nessun problema io non voglio convincere nessuno  non sei in grado di dare significato pertinente a quanto ho scritto  idem
    chi non ha il necessario per vederne gli obbrobri e respingerla trova la società capitalistica la migliore del mondo. non sei tu quello incapace di vedere le implicazioni filisofiche della fisica quantica?
    nessuna neraviglia in caso. 

  15. 13
    Giacomo Govi says:

    Lorenzo, per me ti fermi troppo presto. “apre la porta a coloro che erano stati nemici”:  Schematismo che ben riflette il tuo modo anche di parlarci su questo blog, fatto di nemici da individuare lungo il cammino, e processare a pie’ sospinto. In realta’ se qualcuno e’ amico o nemico non e’ scritto sulla pietra, lo definiscono le sue azioni e i nostri interessi… andrebbe elaborato ben oltre. “Fa inorridire alcuni” ma chi? E perche’ dovremmo preoccuparcene? Non l’hai spiegato. ” Orienta verso nuovi lidi capitalisti le prue prima rivolte a est”. Quali sarebbero? Quali paesi europei si orientarono volontariamente verso est? Infine, puoi elaborare “il risultato che non tutti vedono ma chi vuole”?

  16. 12
    lorenzo merlo says:

    Se il pc sdogana la nato, di più, la accredita apre la porta a coloro che erano stati nemici. Prende la distanze dal patto e dall urss. essendo il piu importante pc europeo fa inorridirre alcuni e orienta verso nuovi lidi capitalisti le prue prima rivolte a est. lazione stimola chi non vedeva lora di una liberazione da mamma urss e lascia alla vulgata lidea di un occidente quale portatore di valori condivisibili. Il risultato lo vedono non tutti ma chi vuole. 

  17. 11
    Roberto Pasini says:

    Sull’andare in montagna si applicano qui abitualmente criteri storico filologici rigorosi: dati, nomi delle vie, attribuzioni, dettagli, amori e amorazzi, sappiamo persino cosa hanno mangiato e dove hanno fatto la pipì i beniamini …Poi, quando si cambia argomento,ale’ …….Roxi Bar.  Detto in modo franco: è imbarazzante vedere che si  prendono in giro i merenderos della montagna, i caiani mangiapolenta cicciottelli, rivendicando giustamente formazione, esperienza, competenza, curriculum e abilità e poi osservare, il pezzo dopo,  fare discussioni da merenderos e da dilettanti della filosofia, della scienza o della politica. O non se ne parla e si applica il motto “pasticcere fai il tuo mestiere” o si affrontano i temi con la stessa passione ma anche lo stesso rigore e attenzione analitica. PS. Il dibattito su Norberto Bobbio, un Gervasutti della Filosofia Politica, che avrebbe potuto, a pieno merito diventare un capo dello stato del livello di Luigi Einaudi, ne è stato un esempio che dimostrava una conoscenza del tutto superficiale delle sue opere e della sua carriera. Tutto basato sul titolo di un bigino. Immagino cosa sarebbe successo se si fosse discussa l’opera e la figura di Gervasutti o altri con la stessa superficialità. Quindi lasciamo in pace Berlinguer o Pasolini, o parliamone in modo adeguato, anche dei loro errori e delle loro contraddizioni. Cosa che cerca di fare nel suo pezzo Bertinotti, politico raffinato e di lunga esperienza che viene dal sindacato e dalla sinistra socialista libertaria,  comunque lo si giudichi. Senza strumentalizzazioni per fare demagogia a basso costo su lucciole e tradimenti. 

  18. 10
    Giacomo Govi says:

    Merlo, non basta, te lo faccio sapere.  Applica per primo a te stesso quello che chiedi agli altri. Argomenti.  Ragionamenti, se ne hai, magari tuoi.  Ti ho proposto una traccia: ” il significato simbolico e politico dell’apertura alla Nato del Pci”
    Svolgi, ti leggiamo.

  19. 9
    Roberto Pasini says:

    Non si comprende quell’intervista se  non la si collega ai tre articoli che Berlinguer scrisse nel 1973 su Rinascita dopo la morte di Allende. In sostanza si rinunciava all’idea di dittatura del proletariato e si collocava la prospettiva socialista all’interno del sistema della democrazia parlamentare. Una rivoluzione politica e ideologica.  Berlinguer come tutto il gruppo dirigente comunista, compresi Cossutta e Cervetti, gli uomini dei sovietici in Italia, sapevano bene come era finita in URSS e cosa succedeva la’ , anche se poi sfumavano e giustificavano in pubblico. Se volete trovare analogie fatelo pure ma non dimenticate la storia che abbiamo vissuto. La montagna è una cosa seria e appassionante (personalmente mi ha dato tantissimo) ma resta un gioco che riguarda un piccolo segmento della società.  La politica e le scelte politiche di chi ne porta il peso investe il destino di milioni di persone. Non si fa con discorsi infiammati da bar, oggi  da social.

  20. 8
    lorenzo merlo says:

    Da solo non ti è chiaro?
    Ora capisco quando qualcuno cerca di spiegare il disastro in cui siamo sostenendo che sono tutti degli incapaci. E non dei venduti come invece credo io.
    La forza di un simbolo corrisponde alla deviazione di correnti energetiche che orientano idee e pensieri. Non so se basta. Nel caso fammi sapere.
     

  21. 7
    Giacomo Govi says:

    Merlo, non cavartela sempre con 2 righe. Se hai capito tutto, fai uno straccio di analisi, parlaci di quel significato, politico e simbolico, prendici per mano e spiegaci per bene. 
    P.S. e’ gradita roba di spessore, che faccia pensare

  22. 6
    lorenzo merlo says:

    Manca però il significato simbolico e politico dell’apertura alla Nato del Pci. Quel significato lo vediamo nel pieno del suo bagliore oggi.

  23. 5
    Roberto Pasini says:

    Michelazzi. A proposito di fake. Legittimo pensarla come si vuole sulla sinistra attuale e non solo. L’intervista di Berlinguer a Pansa è del 1976 e dire che “osannava” la nostra appartenenza alla Nato è tuttavia a mio parere un’intepretazione che distorce il suo ragionamento proiettando all’indietro tematiche contemporanee. Non so quanti anni avessi tu a quell’epoca, ma immagino tu sappia come stavamo messi in Italia in quel momento: il famoso sorpasso, una piena guerra civile con un morto al giorno, forze oscure di ogni tipo che operavano sul nostro territorio, tentativi di colpi di stato e colpo di stato in Cile con la morte di Allende nel 1973, che segno’ profondamente la riflessione politica del PCI, all’interno del quale c’erano persone che avevano le informazioni su cosa bolliva in pentola nel campo russo  e in quello americano. Non dimenticarti i rapporti con l’URSS di molti membri del PCI. Quindi diamo pure i nostri giudizi sull’oggi, senza sconti, ma non dimentichiamo nella polemica i contesti del passato e le date dei documenti a cui facciamo riferimento. 

  24. 4

    P.S.: un fascista buono è un fascista morto.
    Anche qui caro Fausto o non ricordi bene oppure il revisionismo ti ha preso la mano…

  25. 3
    lorenzo merlo says:

    Alemeno uno di voi, che dica qualcosa che non sia una banalità senza contenuto.
    Almeno uno che sostenga questo progresso con qualche argomento che faccia pensare, che abbia un minimo di spessore.
    Vi prego, almeno uno.

  26. 2

    No, Pasolini non sbagliava caro Fausto.
    Non sbagliava quando simpatizzò coi poliziotti a Valle Giulia, perché vedeva oltre, lontano.
    Vide bene, molto bene, quanto si stesse allontanando la supposta Lotta di classe dalla classe stessa…
    Vide bene che frotte di borghesi si stavano impossessando dell’ideologia comunista, trasformandola in un ibrido che non rispecchiava più i valori in difesa delle classi più povere ma andava esaltando l’imborghesimento del proletariato, un ibrido che pochi anni più tardi, porterà al disfacimento di quel baluardo che il PCI rappresentava (seppure ormai con l’euro comunismo già si fosse sulla “rotta delle americhe” o meglio dell’america…) sostituendolo con una nuova sinistra che di sinistra già allora aveva solo il nome. Un Fake, come si direbbe oggi con il linguaggio delle giovani generazioni, un falso.
    E non fu un falso o meglio una storpiatura ideologica l’intervista di Berlinguer dove osannava l’appartenenza alla NATO?Possiamo vederla oggi in mille modi, possiamo disegnarci i fiorellini ma la realtà, evidente ed ormai totalmente palesatasi, è che fu la stoccata finale a quell’ideale internazionalista, simbolo della rivoluzione sociale.
    E tutto questo lo vide Pasolini, lo anticipò, senza essere capito. E lo dimostri anche tu, ancora una volta, se non bastasse rivedere nella tua storia politica gli errori e le storture che hai messo in campo, riducendo nuovamente a cenere ciò che stava riemergendo e di cosa parlo lo sai molto ma molto bene.
    Non mi soffermerò a spiegarti (sì spiegarti perché appare evidente che non hai proprio capito), l’intervento di Pasolini al Congresso radicale, dove elenca perfettamente i motivi del “disastro”, dove indica la rotta di collisione che la sinistra di allora stava seguendo, la quale avrebbe portato alla luce il nuovo nemico della classe lavoratrice: la sinistra attuale.
    Quella finta sinistra che non rappresenta più la sua definizione, colla quale hai banchettato e banchetti ancora.
    Quella sinistra che ha distrutto le difese della classe operaia, ha trasformato il sindacato in un vassallo dell’avanzante Neo-liberismo, in nome di un arricchimento borghese per pochi a discapito dei molti, che ha tradito completamente la rivoluzione.
    Caro Fausto, prima di parlare di Pasolini, prima di tentare di intuire cosa intendesse coi suoi scritti, coi suoi film, riguardati “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, perché evidenzia per bene ciò che anche tu hai contribuito ad istituire.
    Se oggi siamo all’alba di nuove schiavitù, se lo Stato sociale non rimane che un flebile ricordo, se i tuoi diritti civili, nemici del comunismo come anche Gramsci definiva, sono stati il cavallo di Troia per il disfacimento dell’Ideale, fatti qualche domanda e rileggiti meglio il Poeta.
    Che i fischi di Torino, di qualche settimana fa, siano un segnale. Ti regalino finalmente la pensione e l’oblio.

  27. 1
    lorenzo merlo says:

    L’eros è andato perduto nell’opulente poltiglia.
    I vigliacchi non chiederanno scusa e si domanderanno “di cosa poi?”.

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