La nostra vera crescita
di Andrea Di Bari
Il nostro Spirito è immesso in un processo di crescita che è contemporaneamente un processo di rinascita di ciò che è oscuro dentro di noi, quel divino, quel sacro oscuro che si illumina e che passa dall’oscurità alla luce attraverso il lavoro in quanto movimento e dunque lotta e comunque il rimettersi in discussione, e comunque il provare continuamente tutta una serie di situazioni nuove fino a raggiungere quella situazione nella quale fermarsi di tanto in tanto, va bene, ma per poi riprendere la marcia e riprendere il superamento.
Solo in ciò la scoperta continua, non quando invece ci fermiamo alla prima sosta e ci mettiamo tranquilli.
Non va bene dal punto di vista dello Spirito, non va bene neppure dal punto di vista della vita, perché tante, troppe vite sono in parte addormentate, senza colore, senza scosse, senza novità, senza pensiero, senza movimento della conoscenza che sulla terra è realizzabile attraverso il provare e riprovare esperienze continuamente nuove finché è possibile, finché le forze ci sorreggono; perché poi verrà il momento in cui le forze non ci sorreggeranno più, e allora in quel caso cade il senso dell’eros della vita, quel movimento che è l’aspetto fondamentale del vivere nella pulsione dionisiaca.
Questo è il discorso che dovrebbe attraversare la vita dell’essere umano.
E come si può fare? Con il coraggio di osare, con la decisione che ogni giorno sia un giorno nuovo per fare una cosa diversa, che ogni giorno sia buono per riscoprire le pulsioni, per riscoprire il desiderio, la volontà, ogni giorno un piccolo progetto, una piccola novità. Magari fare sempre le stesse cose, ma farle arricchendole continuamente di un nuovo condimento.
Purtroppo ci domina la paura, e attraverso la paura si mantiene in vita una esistenza immobile. Questo non è soltanto un male dal punto di vista dello Spirito, lo è anche per la vita comune; questo modo di vivere porta malattia, depressione, stanchezza, porta noia, aggiunge ignoranza ad ignoranza.
Bisogna dunque rinnovare il proprio spirito interiore, il nostro Spirito, la nostra anima vorrebbe questo, anche se sul piano umano tutto questo costa fatica. Non si deve morire così come si è nati, bisogna morire molto diversamente e non bisogna vivere pensando sempre di essere immobili come se l’immobilità rappresentasse un fine e un vanto.
Il cambiamento è un vanto, chi cambia vive nella maniera giusta e soprattutto nella maniera utile, perché qui c’è un aspetto in un certo senso estetico se vogliamo della vita, quello cioè di trasformarla in una utilità, per chi crede nell’esistenza di un’anima e dunque di una natura interiore, di essere uno Spirito che abita il corpo, è lo Spirito che deve dominare, non il corpo. Il corpo si acquieta, ci vuol poco per sedare un corpo, un po’ di cibo e un letto per dormire e il corpo va come vanno i corpi degli animali, i quali non cercano nulla dentro la propria esistenza personale, ma noi no, noi non dobbiamo vivere così, siamo sempre in tempo per cambiare, siamo sempre in tempo per osare un po’ di più.
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Scusate se mi intrometto ma…. esiste anche il piacere di leggere ….così come il piacere di mangiare , di scalare di stare in compagnia e talvolta anche di fare una bella cacata….
Dal mio punto di vista , se il libro / manuale spiazza e sostituisce la tua valutazione personale , e’ un grosso problema.
Se tu sei un medico , una delle tue capacita’ piu’ importanti e’ di fare una diagnosi centrata.
Se tu sei un oculista non sei obbligato a riconoscere una patologia oculare in ogni paziente , soprattutto se e’ evidente che ha un trauma o un tumore al fegato.
Sembra cosi’ ovvio , ma non lo e’ affatto.
Ceteris paribus per una persona normale , la capacita’ di relativizzare tutti i libri che ha letto , di ragionare con la propria testa , ed arrivare addirittura a pensare che il grande Umberto Eco possa avere detto anche qualche cazzata , e’ una dote importante che tanti non hanno.
Sul manuale del perfetto scialpinista ti insegnano che in presenza di un incidente da valanga e’ necessario organizzare una squadra e nominare un coordinatore del soccorso , tutto bene , ma il MIO cervello mi chiede: quanto e’ grande la squadra da coordinare ?
Quanto e’ grande la valanga ?
Quanto e’ formata nelle operazioni di ricerca e scavo ?
Quanto tempo sto perdendo in operazioni non salvavita ?
Ecco , durante le esercitzioni per la ricerca in valanga ho visto di tutto : il sepolto sotto da 5 minuti , con le vie aeree piene di neve , e tre pirla che litigano su chi deve “fare il capo” , come scritto sul manuale.
Bobby , un manuale è uno strumento. Stessa cosa per un manuale d’arrampicata, è uno strumento utile, importante. Ma non è il manuale che ti farà essere un grande alpinista o che ti salverà la pelle in montagna.
@ Alberto Benassi
La mia posizione e’ scomoda : quello che voglio dire e’ che il libro spesso ti prende per mano , e porta con se ,quasi impone , una sua “visione del mondo” , che castra le altre opzioni , specie se e’ didattico.
Se un manuale meccanico afferma che se la macchina non procede e’ colpa dello spinterogeno , molte persone , magari quelle che non hanno mai aperto un cofano o studiato problem solving , finiranno per pensarlo veramente invece di fare intervenire il proprio cervello e spirito critico.
I libri possono essere uno stimolo a confrontarsi, a capire che ci sono anche strade, e che la nostra non è l’ombelico del mondo. Insomma possono servire a mettersi in discussione e se ti metti in discussione cresci, migliori te stesso e i rapporti con gli altri. Ma i libri non sono il vangelo, la verità assoluta, sono uno strumento.
@ 21
i libri possono farci conoscere cinquemila vite, ma resta a noi il compito di viverne davvero almeno una: la nostra.
Concordo con Roberto.
I libri possono essere delle bellissime miniere di idee , ma leggere un libro e’ come seguire il tracciato Gps di un altro : ad ogni “bivio” l’autore del libro ha fatto una scelta , per ragioni sue , e tu potresti averne fatte n di diverse.
La vita è fatta di rapporti umani, quindi anche di compromessi, di accordi, di scambi, di rinunce e di scontri. Se fai sempre e comunque come ti pare, senza mai metterti in discussione, vuol dire che non tieni in minima considerazione gli altri e tendi ad imporre sempre e comunque la tua visione.
Umberto Eco diceva:: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro».
Io non sono del tutto d’accordo. Per quanto possiamo leggere, conoscere e immaginare le vite degli altri, alla fine abbiamo vissuto davvero una sola vita: la nostra. E l’unica cosa che conta è quanto l’abbiamo vissuta e compresa veramente.
Pertanto, si possono conoscere migliaia di storie, idee e personaggi e, nello stesso tempo, vivere poco la propria esistenza. Perché conoscere qualcosa non equivale ad averne fatto esperienza.
Un libro può raccontarmi l’amore, un viaggio, o mille altre cose, ma viverle è un’altra cosa. Nell’esperienza reale devo scegliere, partecipare, rischiare, sbagliare, cambiare idea, valutare quello che mi accade e fare i conti con le conseguenze delle mie decisioni. È questa la differenza fondamentale tra conoscere 5000 vite, sapere qualcosa della vita e viverla.
Naturalmente leggere è importantissimo. I libri allargano la mente, ci aiutano a capire la società nella quale viviamo e, qualche volta, persino noi stessi. Ma tutto questo diventa davvero parte della nostra vita quando quella conoscenza incontra l’esperienza concreta nel mondo concreto, con gli altri, con le difficoltà, con le possibilità che incontriamo, e non certo con lo spirito. Se proprio vogliamo parlare di spirito parliamo di noi stessi, di ciò che siamo nel nostro essere più vero, e quanto ci impegniamo per realizzare i nostri desideri.
Persino scegliere l’ozio può essere una scelta legittima, se è proprio ciò che desideriamo. Il problema nasce quando ci ritroviamo a vivere una condizione che non abbiamo scelto, mentre avremmo voluto fare tutt’altro. A quel punto non stiamo più vivendo e decidendo la nostra vita: in qualche misura la stiamo subendo.
Credo che anche il discorso di Andrea sul cambiamento vada letto in questa prospettiva. Cambiare, di per sé, non è necessariamente un valore. Lo diventa perché il cambiamento apre sempre a nuove possibilità, ci coinvolge, ci mette davanti a nuove scelte e ci permette di fare esperienze che altrimenti non avremmo fatto. Il contrario è una vita che rischia di trasformarsi in pura ripetizione: stessi gesti, stessi percorsi, stesse risposte, fino a quando l’abitudine diventa noia e la noia insoddisfazione.
Allora potremmo modificare leggermente la bellissima intuizione di Eco: i libri possono farci conoscere cinquemila vite, ma resta a noi il compito di viverne davvero almeno una: la nostra.
Ma quanti di noi credono veramente che cambiare serva ad arricchire la vita, e solo ciò che scegliamo, affrontiamo e sperimentiamo direttamente possa renderla autentica?
Bazzicare la filosofia è deleterio: dopo un po, se non si è molto solidi, ti coglie la smania di filosofare, di scrivere sistemi. (Come bazzicare la letteratura)
Il guaio è che alla fine scimiotti, parafrasi, metti in bell’ordine pensierini altrui.
Simpatica l’idea dell’illumanesimo, ma finisce nel nome: l’idea di proporre addirittura un “sistema” sconfina tra il paradossale e il surreale soprattutto quando ha la struttura argomentativa di un tema liceale debordante.
TROVA IL TEMPO
Trova il tempo di riflettere,è la fonte della forza.
Trova il tempo di giocare,è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di leggere,è la base del sapere.
Trova il tempo d’essere gentile,è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare,è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare,è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo d’essere contentoè la musica dell’anima.
(Antica ballata Irlandese)
La bellezza di affrontare la vita impreparati è straordinaria. Allora la vita ha originalità: fluisce, giovane e fresca. Allora la vita ti riserva molte sorprese. E se la vita ti riserva tante sorprese, non conoscerai mai la noia.
Albero sono perfettamente d’accordo con te al n 6, ma dove è scritto che devo x forza fare qualcosa.
Condivido la parte sul miglioramento personale e la ricerca di nuovi stimoli nel quotidiano. Ma riguardo alla parte conclusiva, in un mondo incomprensibile e indifferente all’essere umano, non è forse il nostro desiderio continuo di trovare un senso, addirittura un’utilità alla nostra vita, fonte di frustrazione, ansia e allontanamento dalla felicità per molte persone?
Sostituire lavoro con azione e distinguere chiaramente Mente da Spirito, Anima e corpo potrebbe aiutare a non intortarsi troppo. La vita è l’esperienza prima dell’anima che si emoziona e poi dello spirito che ragiona. Questi due fatti vengono invertiti per assecondare proprio la logica del lavoro e tanti altri aspetti materialistici che vengono sempre di più dati per legge indiscutibile.
Ozio? Conviene accompagnarlo alla riflessione.
Mentre stai oziando, è bene che tu mediti. Si può farlo anche quando cammini da solo in un bosco o lungo un crinale panoramico.
Durante un’ascensione solitaria si è ovviamente in tutt’altre faccende affaccendati. Tuttavia, una volta giunti in vetta, quando la nave è approdata in un porto sicuro, si può lasciare campo libero alla mente. E cosí meditare in solitudine, come già fece tanto tempo fa un poeta sensibile sul piccolo Monte Tabor, sopra Recanati.
Sagge parole . Dentro di me alterno rabbia da estinguere verso un mondo piccolo e cattivo,disillusione e paure varie specialmente per il declino cognitivo che incombe…..
E poi gioco tra allenamento / scalata / riposo …..come ciclo vitale…..
Bobby (sarebbe ora che ti palesassi con nome e cognome a mio avviso ma fai tu…), qui entriamo in un discorso complesso e toccherebbe studicchiare un minimo, con il mio compagno di sventura Roberto Mucciarini da 30 anni cerchiamo di sviscerare nelle pagine blog di “Illumanesimo” le questioni più tecniche, lo spirito (che in illumanesimo è indicato come CEFA) non si ammala mai, è la psiche materiale biologica che manda segnali di sconforto e depressione. https://www.illumanesimo.it/
Comunque per essere più precisi meglio parlare di “Ozio” che di noia, quest’ultimo è un termine negativo, la noia “accade” non è voluta e appare quando si ha assenza di prospettive e senso “alto e buono” delle cose da poter fare, in cui investire energia. L’ozio può, anzi dovrebbe essere sempre piacevole soprattutto se programmato.
E se lo spirito e’ malato , e non vuole piu’ cercare niente ?
Senza dubbio una “noia buona” , vista come assenza di lavori impellenti e mente libera di vagare e di essere creativa esiste.
Ovidio ne parlava spesso come momento ricreativo.
Certo che la noia deve essere transitoria. ci devo trovare gusto , quel dolce gusto del fare nulla. Altrimenti diventa depressione.
La noia è importante se riusciamo a dargli significato, l’importante (questa è la mia opinione) è che possa essere transitoria, una intercapedine tra azioni importanti per le nostre azioni costruttive, per la nostra felicità e quella degli altri se riusciamo ad essere un minimo contagiosi.
La noia, siamo veramente sicuri che è quella sensazione sempre e comunque negativa? Io dico di no. Ci sono momenti in cui non ho voglia di fare nulla, mi piace annoiarmi. Chi l’ha detto che devo sempre osare, che devo sempre fare qualcosa che sia per me stesso o per gli altri? Sempre crescere, sempre cambiare. Un’imposizione, una forzatura, un obbligo sempre e comunque, Che devo sempre dimostrare o dimostrarmi? No oggi non faccio nulla. Mi annoio. Anche quando decido di annoiarmi sono padrone di me stesso.
Scriveva Gervaso: ” La vita.Sebbene non ne abbia ancora afferrato il senso,ho capito che ne ha uno straordinario”.
Bello scritto , grazie!
Non c’è cosa più importante al mondo, che la nostra evoluzione interiore.
“Sii padrone di te stesso ovunque tu sia, e fa di quel luogo la sede del tuo risveglio”
Lin-chi
Il corpo e la mente umana sono fatti per esaurirsi e rigenerarsi ogni giorno in un lavoro sempre uguale e sempre diverso che (forse) finisce con la morte. Per ciascuno di noi che vuole vivere una vita piena dovrebbe essere questo un percorso profondo fatto di molti e continui tasselli che vanno a sommarsi in noi sotto forma di esperienze mai definitive o assolute.Io però non vedo tanto la realizzazione personale nel continuo cambiamento (anche se intrinsecamente c’è) quanto nel portare avanti, nei vari ambiti della vita (sociale e lavorativa) per cui siamo dotati e forse predisposti o predestinati, un lavoro continuo, metodico e dedicato attraverso quei tasselli continui che ci faccia evolvere personalmente riuscendo anche a dare o lasciare qualcosa. Per qualcuno tra i più dotati e impegnati questo porterà al premio Nobel mentre per la maggior parte creerà persone soddisfatte che fanno qualcosa di utile per se’ e per gli altri nel loro continuo divenire. Le parole di Andrea, che sento vicine quando parla di coltivare “lo spirito” o “l’interiorità” attraverso azioni e cambiamenti, io le interpreto e le vivo all’incirca cosi’ occupandomi delle cose che penso di saper/poter fare sperando che possano arricchirmi e a ricaduta poter essere utili anche ad altri.
Anche la spiritualità fondata sul lavoro ,si,ma che avete mangiato ?
Non bastava una Repubblica fondata sul lavoro, ma ora anche una spiritualità.
Per fortuna c’è la pensione.