Le (non) guerre dell’Italia dopo il 1945
(una storia taciuta che sarebbe utile raccontare)
di Ulderico Nisticò
(pubblicato su secoloditalia.it il 1 febbraio 2026)
Trump è stato pesante e inesatto, e bene ha fatto a riprenderlo Giorgia Meloni. Ciò detto, cerchiamo di interpretare cosa pensasse, e non solo a proposito di Afghanistan. Sappiamo che non ha in simpatia l’Europa, e stiamo apprendendo che nemmeno apprezza la Nato, anzi, secondo lui, la Nato è quasi solo l’America. E qui serve un poco di storia.
Gli Usa e il ruolo guida nella Nato
Gli Usa entrarono ufficialmente nella Seconda guerra mondiale con l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941; e sorvoliamo sul notissimo fatto che se l’aspettavano e avevano preparato tutto. È un fatto che forze Usa arrivano in Gran Bretagna mesi dopo, e la prima partecipazione effettiva è in Algeria nel novembre del 1942. Giusto, però è anche un fatto che da allora furono gli Usa a comandare anche sulle forze inglesi nelle campagne d’Italia, e poi di Normandia e fino all’occupazione della Germania, nei limiti dell’accordo con Stalin. Da allora l’Europa Occidentale, Italia inclusa, è disseminata di basi americane; cui si aggiunse, dal 1949, la Nato a netta prevalenza Usa; e le altre presenze furono e sono subordinate. Diciamo anche comodamente subordinate e a prezzi stracciatissimi, ma è tutto a guida Usa. È un fatto, e innegabile, che piaccia o no. Così nella Guerra di Corea, Guerra del Vietnam e varie spedizioni; e Guerra del Kosovo contro la Serbia; e l’Afghanistan, attaccato dagli Americani, e da cui si ritirarono gli Americani.
L’articolo 11 della Costituzioni, che va letto tutto
Sono fatti. Non è però rispondente al vero che gli Americani siano stati soli, almeno per quanto riguarda direttamente l’Italia in quanto parte della Nato; e, come diremo, anche senza Nato. E, a mio modestissimo parere, sarebbe ora di raccontare tutte le guerre, ufficialmente (non) guerre, combattute dall’Italia dopo il 1945. Sono certo che se ne conserva precisa memoria negli Uffici Storici delle Forze Armate, però quello che mi stuzzica è che bisognerebbe far uscire le notizie, renderle di pubblico dominio, liberarle dal politicamente corretto e dalla prudenza con cui se ne parlò e se ne parla. Tanto, il famoso articolo 11 «l’Italia ripudia la guerra», non è composto da cinque parole, articoli compresi, ma da oltre 70 e magmatiche: leggetelo, e dormirete tranquilli! Comunque gli viene in soccorso l’articolo 52, «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino»; e tutti sanno che spesso la miglior difesa è l’attacco, e che prevenire è meglio che curare. Ed essere assenti dalle grandi questioni mondiali è la strada più sicura per istigare chiunque a fare i suoi comodi ai nostri danni.
Da Kindu al Libano, fino a Nassiriya
A parte un ospedale da campo in Corea, e la triste (alcuni dissero orrenda) strage di Kindu (1961), dobbiamo attendere il 1982 per una spedizione italiana davvero armata, quella in Libano. Non è certo un caso che da allora iniziò l’attuale riforma di fatto del servizio militare in senso, sempre di fatto, professionale. Da quell’anno, è lunghissimo l’elenco delle presenze militari di terra, mare e cielo, e in luoghi tutt’altro che pacifici; e se di alcuni episodi, come il caso Nassiriya, si dovette per forza sapere, e di qualche altra situazione, la linea politica italiana, dico di tutti i governi fino a ieri, fu parlarne pochissimo; e di mettere grosse pulci nell’orecchio a chi di ragione, stampa inclusa.
La spedizione a Timor Est in difesa dei cattolici
Sarei curioso di sapere quanti vennero a conoscenza che l’Italia partecipava a una spedizione a Timor Est in difesa dei cattolici; e, scusate la battutaccia, dove si trovi, anzi se esistano Timor Est e quindi anche Ovest. Ebbene, i nostri soldati ci sono stati. Per la cronaca, è la più lontana azione militare italiana dai tempi in cui Giuliano Augusto arrivò, nel 363 d. C., nel cuore della Persia; e dalla spedizione internazionale in Cina dell’anno 1900, che però, a occhio, è più vicina di Timor. Ricordo che l’Italia ebbe un possedimento a Tien Tsin.
La battaglia al “Checkpoint Pasta”
Non si poterono tenere troppo celati i combattimenti del 1992/3 in Somalia attorno al “Checkpoint Pasta”, dove i nostri fecero molto migliore figura della fuga americana. In Libano la presenza italiana è determinante, e, cosa notevole, non è della Nato. Ci siamo in Oceano Indiano, nel Golfo Persico… e sentite questa notiziola scappata per sbaglio a un cronista durante il servizio su una visita ufficiale in Guinea, quindi sull’Atlantico africano: che anche lì staziona una nave militare italiana. Non so a fare che esattamente, ma certo si rende utile a quelle popolazioni e all’Italia.
Il tributo di vite in Afghanistan
E veniamo all’Afghanistan, dove per anni si svolse un’operazione Nato, a seguito degli attentati di New York del 2001. La presidente Meloni ha dichiarato che l’Italia onora 53 Caduti e molti feriti. Feriti e Caduti che hanno una sola possibile causa: scontri a fuoco sul campo, e fra truppe italiane e reparti o gruppi di nemici, in quel caso “taleb-an”, plurale di “taleb”. L’afghano è una lingua indoeuropea del gruppo indoiranico, e an è plurale esattamente come Rom-an-us. Come è piccolo il mondo! Poiché è palese che ci furono veri combattimenti, vorremmo saperne date e luoghi e dinamiche.
Le troppe lacune sulla Serbia
E che dire della guerra del 1999 contro la Serbia? Quella sì che, se uno vuole giocare al piccolo esperto di diritto internazionale, mostra tante, tantissime lacune. Però il governo italiano dell’epoca (vi dico solo che presidente era D’Alema, mio personale nemico ai tempi del Sessantotto; per eventuali altri ministri, informatevi) non batté ciglio a partecipare. Da quelle parti, l’Italia ha rapporti molto, molto stretti con l’Albania; e ha recuperato (micia micia) l’isola di Saseno persa con il trattato di pace del 1947: è deserta però centrale; e c’è un nostro zampino nel Montenegro, provvisorio da trent’anni, all’italiana maniera! Si fa, ma non si dice… sussurrava una canzonetta di quando fu.
Un elenco a volo d’uccello
È un elenco a volo d’uccello… però, a proposito di voli, ci sono nostri aerei nel Baltico e in Romania… E ogni tanto trapela qualcosa a proposito di Somalia (persino Somalia Gibuti, che non fu manco colonia di quei dì) e di un ospedale in Libia dove non ci sono certo solo siringhe; e di truppe nel Niger. Alla fine, nel 2026 pacioso abbiamo forze armate in più luoghi del mondo che nel burbanzoso 1940. Ci mancano le Americhe, salvo una spedizione di soccorsi ad Haiti nel 2021. Non si può mai dire, comunque: c’è sempre in attesa la Groenlandia…
Raccontare una storia veritiera delle (non) guerre italiane
Secondo me, non abbiamo niente da perdere e molto da guadagnare, a pubblicare una veritiera storia delle (non) guerre dal 1982. Anzi, pure prima, se è vero, e non dubito, quanto mi confidò un militare ormai in pensione, di aver partecipato, verso gli anni 1950, all’occupazione di un’isola dalmata, allora iugoslava; e un altro, di aver presidiato a mano armata Lampedusa per impedire la fuga della popolazione dopo il missile del 1986. E c’è sempre il mistero della corazzata Cesare, ceduta all’Urss e saltata in aria a Sebastopoli nel 1955. Come mai? Secondo i sovietici, fu un incidente; secondo una non tanto vaga leggenda metropolitana ci pensarono dei reduci, attempati però arzilli… Ce ne sarà traccia, in qualche ufficio?
Già le cronache italiane dal 1943 sono zeppe di misteri interni; faremmo meglio a rivelare almeno i misteri internazionali e intercontinentali. Tranquilli: un paio di giorni di “venga a riferire in parlamento”, e qualche trasmissione tv; poi, per dirla con Virgilio, fugit irreparabile tempus, e si parla d’altro. Raccontiamo, dunque, e facciamoci romanzi, film.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Sono d’accordo con l’autore e con il signor Telleschi che l’articolo 11 della Costituzione debba essere letto interamente e non soltanto metà come invece viene fatto di solito e che assieme ad esso debba essere ricordato anche l’articolo 52.
Sono d’accordo con l’autore e col signor Telleschi che l’articolo 11 della Costituzione debba essere letto tutto e non metà come invece viene fatto di solito e assieme ad esso ricordare l’articolo 52. E’ quello che penso da anni.
Che la “protezione” USA sia costata pochissimo è solo un’affermazione di Trump (cui prontamente si adeguano i destri) usata in combinazione con il possibile ritiro degli USA dalla NATO (in realtà in pratica impossibile e comunque assolutamente contrario agli interessi USA) al fine di imporre l’ EU rearm come una grossa tassa da pagare agli USA.
Detto in altre parole una balla condita con qualcosa di impossibile.
Purtroppo le guerre sono connaturate alla specie umana e saranno ineliminabili. L’ottica pacifista pura è quindi ingenua, inattuale e anche sciocca. Occorre esser pronti a tutto e concordo sulla necessità del cosiddetto “EU Rearm”, stante il disimpegno degli USA dal loro ruolo di protettori dell’Europa (per noi europei a costo zero o quasi).
Fari parte di organizzazioni internazionali NON è solo fonte di protezione da attacchi nemici o di diffusione del concetto di pace. L’appartenenza alla NATO ha “costretto” l’Italia a partecipare con propri jet militari ai ripetuti bombardamenti di Belgrado nel 1999, bombardamenti di quartieri residenziali con innumerevole vittime civili. Azione meno estesa nel tempo e nel numero di vittime rispetto ai bombardamenti su Gaza, ma concettualmente uguale. Quando sento accusare come “complici nel genocidio” i nostri attuali governanti, mi viene in mente almeno l’episodio del ’99, il quale dimostra che tutto il mondo è paese.
Il paradosso è che, al momento dei bombardamenti su Belgrado, il Presidente del consiglio era Massimo D’Alema, il primo comunista a Palazzo Chigi (anzi il primo segretario del PCI: fino al giorno prima della nomina D’Alema era segretario dei DS, il nome che aveva in quel momento l’ex PCI). Per cui i “bellicisti” non sono solo i bastardi fascisti di destra (come urlano in piazza i pro pal e gli antagonisti di oggi), perché la realpolitik impone delle azioni che non sempre sono “nobili”, anzi..
Purtroppo la demagogia pacifista legge solo la prima parte dell’articolo 11 della costituzione repubblicana (“ripudia la guerra”) e cancella la seconda parte che consente le guerre deliberate dalle alleanze internazionali cui l’Italia aderisce (“L’Italia… consente… alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”). A parte l’ipocrisia di chiamare missioni di pace le non-guerre del dopoguerra, bisogna riconoscere che la costituzione non ripudia la guerra in assoluto, ma distingue tra le guerre di offesa e le guerre di difesa, ovvero tra le guerre ingiuste e le guerre giuste combattute per difendere la patria (secondo l’articolo 52). Purtroppo c’è anche un’altra clamorosa omissione o rimozione: nella costituzione repubblicana la guerra per essere legittima non può essere informale, ma deve essere riconosciuta e dichiarata dal parlamento: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari” (articolo 78). Traduzione: senza una delibera del parlamento nessun cittadino può essere costretto a difendere la patria e dunque l’articolo 52 non può essere applicato per andare in Afghanistan in Serbia o altrove. A parte però ogni valutazione sulla l’opportunità e la legittimità della guerra (del resto la mia è una interpretazione radicale e giacobina), c’è un problema di coerenza che esige una riforma della costituzione.
Reduci di guerra italiani (alpini della Divisione Julia?) minarono e affondarono l’ex Giulio Cesare nel 1955 nella baia di Sebastopoli in URSS, al termine di un’esercitazione della flotta militare sovietica?
Cala, Trinchetto!
La strage di Kindu fu orrenda.
Lo dicono tutti. Non solo alcuni.
È storia.
N.B. Ulderico, almeno le basi!
“[…] l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941; e sorvoliamo sul notissimo fatto che se l’aspettavano e avevano preparato tutto.”
Ma certamente! Addirittura – udite! udite! – si dice che sia stato lo stesso Roosevelt a ordire direttamente il piano d’attacco giapponese in combutta con l’ammiraglio Yamamoto. Si riunivano nottetempo alla Casa Bianca.
Diavolo di un Roosevelt!
Cosí come – è ovvio – la CIA scatenò l’Undici Settembre. Corre voce che ci fosse pure lo zampino del Mossad. O furono gli Ultracorpi in missione segreta da Vega?
Beh, però … mica male l’Italietta … “italiani brava gente” ma quando c’é da menar le mani non sempre ci tiriamo indietro. Anzi …
In fondo l’Impero Romano é storia di guerre, di battaglie, di conquiste. Sono i nostri avi. Faremmo bene a non dimenticarcene. E farebbero bene a non dimenticarselo neanche gli americani (Donald included) a cui piace ispirarsi a quel periodo ma la cui Storia in confronto alla nostra equivale al battito d’ali di una farfalla (con le ali “a stelle e striscie”).