No Tav e Alta Felicità

A distanza di ben oltre un mese dai fatti, con il tempo necessario per riflettere a mente fredda su quanto accaduto, Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo e alla pluralità delle diverse culture lo animano. Quella che segue è una riflessione personale e non rappresenta la posizione ufficiale di Mountain Wilderness. Un’associazione che, del resto, raccoglie una biodiversità di sensibilità: dal movimento nonviolento e dall’eredità di Alex Langer fino a posizioni e percorsi differenti, che convivono nel confronto e nel dibattito interno. È proprio questa pluralità di idee, con la capacità di metterle in relazione, una delle ricchezze di Mountain Wilderness.

No Tav e Alta Felicità
(la domanda che l’ambientalismo non può più eludere)
di Nicola Pech
(pubblicato su mountainwilderness.it il 28 agosto 2026)

Quello che è accaduto il 25 luglio 2026 in Val di Susa, intorno al Festival Alta Felicità, dovrebbe spingerci a guardare oltre la cronaca degli scontri, delle pietre e dei lacrimogeni. La storia della Val di Susa è molto più complessa di quella raccontata da Tv, giornali e social network. Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente: ha coinvolto amministratori locali, tecnici, avvocati, associazioni e migliaia di cittadini. Ha prodotto controinformazione, studi, ricorsi, mobilitazioni e presidi. Ha conosciuto forme diverse di conflitto, da quelle istituzionali a quelle più radicali, ma il suo tratto fondamentale resta quello di una comunità che da oltre trent’anni resiste a un’opera inutile, costosissima e devastante.

25 luglio 2026

Il movimento non è riuscito a fermare la Torino-Lione e i cantieri, sebbene molto a rilento e tra mille difficoltà tecniche ed economiche, proseguono: ma sarebbe miope considerare questa una sconfitta senza appello.
La lotta No Tav ha rallentato per decenni il progetto, ha imposto un confronto politico obbligando ad affrontare il dialogo con la popolazione e ha portato nel dibattito pubblico la questione dell’utilità delle grandi opere e del loro impatto sui territori. Questa è una vittoria che non può essere cancellata dal fatto che la Tav si stia costruendo.
Ed è proprio qui che si apre la questione che riguarda tutto l’ambientalismo.

Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.

La pista da bob di Cortina è l’esempio recente più evidente di questo meccanismo: uno scempio ambientale realizzato per le Olimpiadi, con un costo per la collettività che ha superato i cento milioni di euro. Contro quest’opera si è tentato di tutto: ricorsi legali, esposti, mobilitazioni e continue richieste di un tavolo di confronto. Risultato? Zero.


Lo stesso discorso vale per una lunga stagione di infrastrutture progettate in nome di uno sviluppo che troppo spesso coincide con nuovo consumo di suolo, trasformazione irreversibile dei territori, sperpero di denaro pubblico, interessi privati.
Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.

Gli incidenti avvenuti al Festival Alta Felicità impongono oggi una riflessione sul futuro delle lotte ambientaliste, in una fase in cui il vento della repressione soffia sempre più forte. La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.

Il movimento ambientalista deve quindi interrogarsi su come reinventare le proprie pratiche senza rinunciare alla capacità di mobilitazione e di conflitto. La sfida è tenere insieme la mobilitazione dal basso, il lavoro nelle istituzioni, la battaglia culturale e giuridica, la disobbedienza civile, l’azione diretta e la costruzione di comunità capaci di resistere nel tempo. È questa una delle lezioni più forti che la Val di Susa consegna ancora oggi a chi difende i territori.

* Va detto, per amore di verità, che quella dell’ambientalismo, nonostante le molte sconfitte, non è stata affatto una storia di soli fallimenti. Gli ecomostri abbattuti, i parchi nazionali istituiti, le aree sottratte alla cementificazione, alcune vallate salvate dalla speculazione turistica e sciistica sono il risultato concreto di battaglie che hanno avuto successo. Vittorie spesso parziali e faticosamente conquistate, ma significative: dimostrano che resistere, battersi e organizzarsi può ancora servire.

Festival Alta Felicità, NO TAV e Askatasuna
a cura della Redazione

Il movimento No TAV non è un’organizzazione unica con una tessera e una struttura gerarchica nazionale. È una galassia di comitati locali, presìdi, associazioni, centri sociali, gruppi politici e singoli militanti, con posizioni e modalità di azione differenti.
Alta Felicità è un festival organizzato da centinaia di volontari appartenenti al movimento No TAV: la decima edizione si è tenuta a Venaus, in Val di Susa, dal 24 al 26 luglio 2026, con il supporto del comune stesso. Il programma comprendeva campeggio, concerti, dibattiti e iniziative politiche e culturali contro la Torino-Lione. Il festival ha ospitato concerti di 99 Posse, Asian Dub Foundation e altri artisti, mentre il campeggio funzionava come una struttura organizzativa molto più ampia del solo spazio concerti. In questa sorta di grande appuntamento pubblico della galassia No TAV, si può ben capire come sul palco si esibiscano musicisti e artisti che sostengono la causa, mentre contemporaneamente nell’area del campeggio si svolgono discussioni e iniziative politiche.

Parallelamente al festival tradizionalmente si è sempre organizzata una grande mobilitazione verso i cantieri TAV. Di ciò si trova ampia traccia nel sito ufficiale del festival. Nel 2026 il corteo del 25 luglio è partito da Venaus e si è diretto verso i cantieri di San Didero e Chiomonte. La stessa Prefettura aveva predisposto misure di sicurezza specifiche proprio in previsione di possibili azioni presso i cantieri durante i giorni del festival.
Gli scontri non coincidono dunque con il festival, né si può dire che tutti i partecipanti al festival abbiano preso parte agli scontri. Nel 2026, secondo le ricostruzioni delle autorità e della stampa, alcuni gruppi più radicali si sono separati dal corteo e hanno tentato di raggiungere e attaccare i cantieri; ci sono stati lanci di oggetti, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine.

Il punto controverso è quanto il festival sia semplicemente il grande momento pubblico della protesta No TAV e quanto costituisca anche un contesto logistico per le frange più radicali. Dopo gli scontri del 2026, per esempio, la polizia ha identificato oltre 800 persone all’uscita del festival e ha sostenuto che alcuni degli antagonisti coinvolti negli assalti potessero essere partiti dal campeggio del festival o esservi rientrati dopo gli scontri.
Questo non è però un fenomeno nuovo: anche in passato ci sono stati scontri al termine di cortei organizzati nell’ambito dell’Alta Felicità. Nel 2021, per esempio, ANSA riferì di scontri presso il cantiere dopo un corteo partito nell’ambito del festival.

Askatasuna è un centro sociale (nato nei primi anni 2000) autogestito e collettivo politico dell’area antagonista torinese, noto soprattutto per il suo coinvolgimento nelle mobilitazioni No TAV. I suo nome significa “libertà” in lingua basca. Organizza attività culturali, politiche e sociali, ma anche mobilitazioni di piazza e, per questi motivi, è diventato uno dei riferimenti della componente più radicale del movimento No TAV.

Le autorità e parte della stampa hanno evidenziato negli anni la presenza, nell’ambiente No TAV, di militanti dell’area antagonista e di centri sociali, tra cui Askatasuna. Nel 2024, per esempio, il Corriere della Sera riportava che secondo gli investigatori della Questura il presidio No TAV di Venaus, situato fuori dall’area ufficiale del festival, sarebbe stato utilizzato come appoggio logistico dagli organizzatori, fra cui attivisti No TAV e di Askatasuna. La stessa inchiesta distingueva il presidio dall’area comunale dove si svolgevano i concerti.

Dopo gli scontri del 25 luglio 2026, la Questura ha controllato proprio le strade di uscita da Venaus e i partecipanti al campeggio del festival: oltre 1.000 persone sono state sottoposte a controllo. La motivazione dichiarata era individuare i responsabili degli scontri avvenuti ai cantieri, nei quali la Questura riferisce di oltre 120 appartenenti alle forze dell’ordine feriti.

Il giorno successivo la Questura ha riferito di 436 persone identificate dopo la manifestazione, di materiale pirotecnico ed esplosivo sequestrato, oltre a maschere antigas, ordigni artigianali e bottiglie incendiarie.

E, nell’ambito delle misure preventive legate al festival, il Questore ha emesso nel 2026 nove D.A.C.Ur. (Divieto di Accesso alle Aree Urbane) e cinque fogli di via nei confronti di soggetti ritenuti gravitanti nell’area antagonista.

Altro elemento: il 23 luglio la Polizia aveva fermato tre cittadini francesi diretti verso la zona e trovato nel veicolo fumogeni, petardi, tronchesi, un flessibile, materiale per il travisamento, caschi, maschere e liquidi infiammabili.

Il ministro dell’Interno Piantedosi ha definito gli episodi non come semplice dissenso, ma come violenza organizzata, mentre gli investigatori hanno esplicitamente considerato possibile la presenza tra i partecipanti al campeggio di esponenti del cosiddetto Black Bloc coinvolti nelle violenze.

No Tav e Alta Felicità ultima modifica: 2026-09-09T05:43:00+02:00 da GognaBlog

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68 pensieri su “No Tav e Alta Felicità”

  1. # 59: ma sai Ratman, nella foresta di Sherwood si sta davvero bene, conosci gente empatica, fai del bene a qualcuno e lo ricevi. Mi sarebbe stato molto più facile -per educazione, censo, vicende umane- far parte anche io  della razza dei cinici reazionari come te, ma per fortuna ho scelto di stare altrove e non me ne sono mai pentito.
    Hai sempre tempo comunque anche tu per cambiare schieramento, visto che anche i tuoi pensieri sono ampiamente eterodiretti.

  2. Solo i rivoluzionari si sono macchiati di atrocità?
    I reazionari conservatori  invece sono stati degli angioletti, brava gente. 

  3. Ratman ognuno è ingenuamente orgoglioso delle proprie illusioni.
    Io delle mie.
    Te delle tue. 
    La differenza tra te e me, è che io mi metto in discussione. Te invece NO.

  4. “Uscite dalla foresta di scherwood”
    Prima bisognerebbe trovarla: gugle trova solo Scervuud

  5. “Si è sempre parlato poco delle persecuzioni ai danni degli omosessuali perpetrate dai rivoluzionari negli anni ’60 e ’70: fu Che Guevara a presentare al fidato Fidel un piano generale che prevedeva i campi correzionali per i nemici e per i corruttori dei costumi: attori, ballerini e artisti omosessuali furono confinati in speciali sezioni nei lager e la repressione fu atroce”
     
    Roba da essere molto orgogliosi

  6. Ratman grazie del toscanaccio. Meglio essere “accio” che “ente”. Qui a fare filippiche siete in due: te che fai lo sceriffo e il tuo fido esattore Crovella.
    Quanto alla patta aperta dei pantaloni, io me la posso permettere, te non lo so…??
    Io la maglietta con la faccia di Ceghevara ce l’ho, e ne sono orgoglioso.  Te invece c’hai sicuramente  quella con  Andreotti.

  7. Benassi sei un toscanaccio umorale e barricadero. 
    Strafalcioni e t’arruffi: come si diceva un tempo a scuola “il bambino potrebbe fare ma non si impegna”
    Ovvio che “bambino” è complimento sentito: quanta foga ingenua nel duellare a spadino tratto – di legno, ovviamente  -contro i draghi del nuovo millennio. [Anche se nel tuo elenco dei nemici dell’essere umano invero manca la stitichezza – che dicono essere gran fastidio diffuso]
    Fai simpatia, non fosse altro per una certa sgangheratezza delle tue filippiche; pari come adornato di camice abbotttonate storte e i cui lembi escono dalla patta aperta dei pantaloni.
    Ma come certi clown, solo i piu bravi però,  trasformi il ridicolo in poetico.
     

  8. Ratmam sei sempre a buttar sentenze sugli altri che manco conosci. Sei talmente saccente e convinto di avere la verita in tasca che manco  ti accorgi che un branchetto di straccioni che sentenzi, ti prendono per il culo. 
    Scendi dal trono e falla finita di fare lo sceriffo di Nottingham. 
    Guardati allo specchio, la legge sarà anche  dalla tua ma non la giustizia.

  9. Migheli, come molti altri, mi ricorda quei giapponesi rintanati nelle foreste perché dopo decenni  non credevano che la guerra fosse finita: amici il capitalismo dei bei tempi andati è finito. 
    Adesso il nemico è dentro di voi, la logica totalizzante del dominio ha l’aspetto che date alla vostra nostalgia di redenzione, la ribellione è un mito pop dalla faccia di Guevara stampata sulle magliette.
    Uscite dalla foresta di scherwood, robin si sta facendo una canna ad alta felicità.

  10. @ 56
    La cultura delle nostre aule giuridiche si e’ stratificata a partire dagli antichi romani , e  sono consapevole che ci siano una molteplicita’ di sfaccettature da considerare , per esempio che un omicidio colposo sia meglio di un preterintenzionale , a sua meglio di un omicidio volontario in cui compaia il dolo , o di un omicidio in cui e’ evidente una premeditazione.
    Non voglio fare distinzioni fra queste categorie , ma fra pari livelli di gravita’ , senza confondere omicidi colposi con omicidi volontari premeditati.
    Dopo avere annoiato tutti con queste considerazioni , io libererei gli ostaggi e tornerei a parlare di Tav e No Tav 😅

  11. Per me e’ sacrosanto che se tu uccidi una donna perche’ non vuole piu’ stare con te , sia un crimine orribile ( oltre , secondo me , un segnale di una personalita narcisistica , egoista e disastrata da parte dell’omicida ).
    Ma anche quello che prima si ingroppa un bambino , e poi lo uccide per fare sparire le prove , non  e’ certo meglio , e quello che ti ammazza non e’ che ti chieda se tu sei d’accordo.
     

  12. Gli omicidi non possono essere tutti uguali perche ci sono le aggravanti. 
    Rubare è rubare. Ma se rubi qualcosa perche hai fame non è come rubare perche ti vuoi solo arricchire o perchè vuoi vivere bene alle spalle altrui senza fare un cazzo.
    Un omicidio stradale, perche passi col rosso,  non è la stessa cosa di un omicidio in cui viene uccisa una persona perche ti vuoi appropriare di un suo bene. O perchè in quanto donna sei di proprietà. O perche di colore lo ritieni inferiore.
    Oltre all’omicidio c’è l’aggravante di ritenersi proprietari di qualcuno. E nessuno è di proprietà di qualcuno E nessuno è superiore, se lo ritieni oltre ad essere un omicida sei anche un razzista.

  13. Tu hai fatto un’affermazione: quando uccidi togli una vita…e’ lo stesso delitto.
    Ma non é così: gli omicidi sono differenti e differentemente devono venir trattati. I miei esempi erano per evidenziare questo.
    Se uccidi una donna perché é (era/ vorresti che fosse) la tua donna e non si comporta come tu pretendi, beh, é una cosa a se’ stante e dovrebbe essere considerata differente da tutti gli altri.
    Pare a me.
    Comunque nei casi che hai volto al femminile, nessuno si sognerebbe di trovare la fattispecie “femminicidio”

  14. @ Matteo
    Teoria interessante…quindi uccidere il vicino mentre litigo per come ha parcheggiato è la stessa cosa di pianificare e ucciderlo per avere la sua casa?
    .
    Quelle che citi sono le circostanze , non il sesso biologico delle vittime.
    Uccidere il vicino per come ha parcheggiato ovviamente non e’ meno grave che uccidere la vicina per come ha parcheggiato , o uccidere la vicina pianificando di ottenere la sua casa : la sostanza del delitto non cambia se tu uccidi il nonno o la nonna per l’eredita’.
    .
    Lo ripeto : io sono contento di questa pretesa nuova fattispecie di reato , perche’ penso che cosi’ alcuni tipi di omicidi avranno un trattamento meno blando , contraddittorio e farraginoso , ma avrei applaudito anche i nuovi reati di “vecchicidio” , “giovanicidio” , o “lesbicidio” , pero’ capisco che un buon oratore retorico come Vannacci si faccia pubblicita’ semplicemente usando un criterio logico e non contraddittorio nel caos dei tribunali italiani.

  15. “Quando uccidi togli una vita : non ci sono bambinicidi , anzianicidi , omosessualicidi , ed omicidi , e’ lo stesso delitto.”
    Teoria interessante…quindi uccidere il vicino mentre litigo per come ha parcheggiato è la stessa cosa di pianificare e ucciderlo per avere la sua casa?
    Oppure uccidere uno sconosciuto perché negro è come uccidere per qualcuno per farlo smettere di soffrire?
     
    Esempi a minkia, mi rendo conto, ma forse spiegano perché uccidere perché si ritiene di avere un diritto speciale su qualcuno è cosa particolarmente abbietta.
     
    Poi discutiamo pure di numeri e tendenze, per carità, ma mi pare ovvio che gli omicidi non sono affatto tutti uguali.

  16. @48 /50
    Secondo me in un omicidio la discriminante del sesso della vittima e’ tecnicamente irrilevante.
    Quando uccidi togli una vita : non ci sono bambinicidi , anzianicidi , omosessualicidi , ed omicidi , e’ lo stesso delitto.
    In una coppia di donne o di omosessuali , la vittima dell’omicidio non godrebbe della stessa tutela nei delitti passionali , ed e’ una stortura.
    Fra l’altro non c’e’ una crescita di questi crimini, anzi  il numero di omicidi di donne e’ storicamente stabile o in calo , per esempio 2024  -118 , 2025- 96. 
     

  17. Criticare e protestare contro un certo  modello di sviluppo che non si condivide è sacrosanto. 
    Ad esempio volevano costruire una strada nel vallone di Sea. Risultato una speculazione che avrebbe portato ad uno scempio inaudito. Hanno protestato, lottato e sono riusciti a fermare i fautori di un certo modello di sviluppo che ha comè divinità da adorare la speculazione.

  18. Bobby 48
    Ammazzare una donna durante una rapina è un omicidio come ammazzare un uomo.
    Ammazzare una donna perchè da uomo  la vuoi possedere, perche ti dice no, perchè da uomo  ritieni di essere il suo padrone,  non è lo stesso omicidio. È un femminicidio. 
    Siccome i numeri sono da bollettino di guerra, sono una vera vergogna per la civilissima Italia e per gli uomini ialiani che sono dei deboli bamboccioni che sfogano la loro debolezza con la violenza, l’istituzione del femminicidio è un atto di giustizia. Con la speranza che serva a qualcosa.
    Fino a pochi anni fa nella civilissima  Italia era in vigore il delitto d’onore. 
     

  19. “Pero’ in un mondo normale un assassino va punito allo stesso modo”
    Direi proprio di no, Bobby.
    Gli omicidi (intesi come atti e come attori) possono essere molto diversi tra loro e dovrebbero essere trattati in modo diverso e lo sono, in effetti, nel nostro ordinamento.
    Prevedere una particolare fattispecie (aggravante) significa ritenere che sia correlata con una particolare cultura che va combattuta nella società. Al contrario non volere una particolare fattispecie significa negarne l’esistenza o l’importanza.
    Non vale solo per il femminicidio, ma anche per l’odio razziale per esempio.6
     
    Il riferimento al generale mi pare perciò legittimo 

  20. @ 41 Benassi
    Secondo me il tuo riferimento al “generale” e’ gratuito.
    Io sono favorevole alle attuali norme che puniscono i femminicidi , ma l’argomentazione del generale non fa una grinza : il delitto grave che si vuole reprimere e’ l’omicidio ; mettere una pena diversa legata al sesso , per Bobby e’ accettabile , perche’ lui non ammazzera’ mai nessuno ed e’ contento che chi commette gratuiti atti violenti contro le donne se la passi male.
    Pero’ in un mondo normale un assassino va punito allo stesso modo sia che uccida te , che uccida tua moglie , che uccida tuo figlio.

  21. trenta suoi inutili e ripetitivi commenti, a cui purtroppo questo blog ci ha abituato

    Redazione: a quanto pare non solo l’unico a pensarla così, e di “torinesi”, nel senso lato del termine, ce ne sono parecchi. Quello che io ho chiamato più volte “il circolino”, persone che rovinano da un decennio abbondante la sezione commenti del tuo benemerito blog, Capo. La mia chiamata a una tua riflessione si riferisce proprio a questa dinamica, che ho sperimentato sulla mia pelle, ma che a quanto pare non mi vede solo. Pensaci. In molti non commentano a causa delle banalità che siamo costretti a leggere a causa degli “interventisti” a ogni costo, su ogni argomento sentono l’irrefrenabile necessità di esprimere la propria opinione da bar, che qualsiasi adolescente mediamente intelligente sarebbe in grado di portare qui. Vedi per esempio le estenuanti questioni semitiche che i vari membri del circolino dibattono con argomenti triti e ritriti, pensando pure di essere perspicaci…

  22. E allora? e allora, siete saltati sul treno. Nel senso, le rivendicazioni originali sono/erano molte concrete ( per me molto giuste ), viaggiando con voi dubito che si porterano a casa piu’ risultati ( che’ e’ quello che sostiene Pech ).  

  23. #43 Govi: E allora? la scoperta dell’acqua calda… è evidente che chi si  oppone alla TAV si oppone a un certo modello di sviluppo che ha voluto, subito, ereditato, fai tu… nel suo piccolo cercherà di adottare stili di vita consoni alla propria ideologia; e nel suo essere parte di un movimento collettivo, sosterrà tutte le iniziative che vi si oppongono. Forse non dovrebbe, o gli dovrebbe essere permesso solo negli innocui -quelli sì inutili- confini stabiliti dalle autorità? Ci limitiamo al “graffitismo municipalizzato”, sovvenzionato dai comuni per decorare i viadotti?

  24. Piccolo chiarimento: “Ma lo dice anche Pech” -> “Ma lo dico anche riguardo all’intervento di Pech”

  25. E’ esattamente il contrario, purtroppo c’e’ troppa ideologia. Ma lo dice anche Pech e lo vedi bene negli interventi di Migheli. Molte specifiche rivendicazioni, concrete ( forse dovremmo dire di origine, a questo punto), di cui nessuno parla da un pezzo, sono in gran parte sacrosante. Invece si usa il NoTaV per criticare il modello di sviluppo, per estrarre dal dimenticatio Toni Negri, per vagheggiare di sabotaggi collettivi, l’IA, la gig economy, l’ideologia militare… . E dei veri temi non c’e’ quasi piu’ traccia, a cominciare dall’articolo di Pech. Pensare che i risultati si portino a casa cosi’ non saprei se sia ingenuita’ o colpevole opportunismo…

  26. Su fate i bravi, non ci sono bimbi ignoranti ma furbi si , non si tratta di bandiere , di ideologia di orese di posizione, il punto è….vuoi fare una ferrovia nuova  ? bon falla , in tre anni  ? Facciamo 4 , qua è trenta e rotti anni che ci vorrebbero provare e la domanda nasce spontanea…ma in quanti ci quadagnano a metter su du binari ? Chi ha orecchie capisce ed è per questo che si protesta 

  27. La violenza ha tante facce.
    C’è quella fisica, c’è  quella psicologica, c’è quella burocratica, c’è quella del capitale sull’uomo, c’è quella sulla natura che poi si rivolta sull’uomo, c’è quella religiosa, c’è quella politica, c’è quella sanitaria quando stai ore e ore al P.S. e nessuno ti caga o quando al P.S. ti lasciano nottate su una barella senza manco una coperta, c’è quella di chi non paga le tasse perchè ha la sede all’estero ma il fisco fa il culo a quelli che all’estero non ci possono andare, c’è quella dell’uomo sulla donna ma un generale non riconosce il femminicidio, c’è la violenza sul dverso che sempre un geberale lo vuole rinchiudere in un ghetto.
    Mi fermo qui. 
    Cosa dobbiamo fare? Giustificare con rassegnazione  o sabotare queste violenze?

  28. #Bobby: il movimento no-TAV non si oppone “alla” ferrovia, ma “a quella” ferrovia, a “quel” modello di sviluppo.Non fermarti a guardare il dito.

  29. #Bobby: il movimento noTAV non si oppone “alla” ferrovia, ma “a quella” ferrovia, a “quel” modello di sviluppo.Non fermarti a guardare il dito.

  30. #37: negli USA sono considerati eroi nazionali i sabotatori delle telecamere di sorveglianza della azienda Flock: si è creato un movimento di opinione con tanto di avvocati difensori, collette a supporto delle spese legali e in qualche caso appoggio addirittura dalle autorità locali.
    Fatevene una ragione: a volte il progresso parte dal basso, anche con scossoni.

  31. Scusa Migheli ma che cazzo c’entra con l’IA e il capitale sabotare ( con mille giustificazioni fantasiose )  una ferrovia ?
    Le ferrovie ci sono dal 18 esimo secolo , prima delle auto.
    Se anziche’ stivare le merci su un treno elettrico,  come fanno al brennero o al Gottardo ,le faccio viaggiare su 30  proletari TIR a gasolio ho la Val di Susa funziona meglio ?

  32. Un annetto fa’ avevamo Fleximan , un omino con un flessibile, che era molto felice mentre segava gli autovelox installati non dal democratico consorzio civile , ma da quei bastardi dei marziani.
    Strano che non abbia visto articoli in sua difesa.

  33. Sempre Toni Negri, sbeffeggiato dall’alta autorità di Ratman:
    “Sabotaggio” è l’espressione dell’autovalorizzazione della moltitudine operaia e metropolitana a fronte della repressione sempre più pesante che essa subisce. E corrisponde agli alti livelli di coscienza e di organizzazione del proletariati in quegli anni. Non confondete la parola sabotaggio con un’incitazione luddista, di resistenza morale o individuale. Sabotaggio è, nel linguaggio operaista, la resistenza collettiva, moltitudinaria contro il comando capitalista sulla produzione, sull’organizzazione del lavoro. Il sabotaggio individuale può talora essere un sintomo; il sabotaggio collettivo è un’azione rivoluzionaria. Quello che il sabotaggio cerca è l’indipendenza della classe operaia dal capitale e, dentro questa separazione, l’unità proletaria del diverso, l’intersezione di operaio di fabbrica e di lavoratore sociale.”
    Era l’anno 1977.
    2026: progressivo dominio dell’IA sul “capitale uomo”; sfruttamento dell’uomo da parte della gig economy; surriscaldamento del pianeta a causa di scelte economiche ben precise; ideologia militare prevaricante; autoritarismo crescente e repressione di ogni dissenso; impoverimento di massa; e potremmo proseguire.
    Ci sono motivi sufficienti per rendere attuale e giustificato  il “dissenso attivo” dei no TAV?

  34. Toni Negri, da “Il dominio e il sabotaggio”

    «Immediatamente risento il calore della comunità operaia e proletaria, tutte le volte che mi calo il passamontagna. Questa mia solitudine è creativa, questa mia separatezza è l’unica collettività reale che conosco. Né la felicità del risultato mi evita: ogni azione di distruzione e di sabotaggio ridonda su di me come segno di colleganza di classe…»

    Anno 1977
    Associare l’idea di felicità ad azioni di sabotaggio affonda le sue radici in questi pensieri: pura estetica della violenza fine a se stessa.

  35. Sintetizzando in modo schietto, e senza nascondersi dietro vacui giri di parole come fa lui, Nicola Pech sostiene che se qualcuno ritiene giusta la propria idea (in questo caso che la TAV sia dannosa) ha il dovere di uscire dagli (ampi) spazi della legalità per poter far maggior danno e quindi forzare delle conseguenze. Nella fattispecie, suggerisce la legittimità di commettere dei reati per poter imporre la propria volontà su quella altrui. E magari è pure uno di quelli che in altri contesti invoca il rispetto e la salvaguardia della Costituzione… Ospitare interventi di simile violenza e bassezza non rende onore alla (usualmente) ottima Redazione del Blog.

  36. Ambientalisti coloro che bloccano la ferrovia? Che rallentano la tav a favore del trasporto su gomma? Hanno protestato così anche quando è stata fatta l’autostrada ? 

  37. Considerare una vittoria aver fatto sprecare soldi pubblici affermando di voler fermare gli sprechi degli stessi soldi pubblici è degno solo di un gruppo di fanatici, incapaci di ammettere di aver commesso innumerevoli errori, nonostante sia legittimo protestare ed esprimere dissenso, tali forme di espressione non dovrebbero mai sfociare nelle maniere praticate dal movimento stesso. Lo stesso movimento che strumentalizza altre cause che nulla hanno a che vedere con la il movimento, ma lo fanno unicamente per puro ideologismo fanatico.

  38. Forse Pech non si è accordo che la cultura woke e tutto quello che le gira intorno sta passando di moda e comincia anche ad essere rinnegata dai suoi sodali.
    Eppure, dall’alto della sua laurea in giurisprudenza, detiene autorevole competenza tecnico-economica per poterci somministrare il suo augusto parere, che definisce il progetto della linea Torino-Lione “un’opera inutile, costosissima e devastante”.
    Nessun dato scientifico a sostenere questa inappellabile sentenza, nessuna argomentazione professionale, tre insulti e tirem innanz!
    Puntuale, dagli esclusivi salotti e dalle lussuose sale riunioni dell’agenzia Manzoni, dove il giudice Pech medita i suoi anatemi, giunge l’appello alla rivolta, l’incitamento alla devastazione ed alle barbarie.
    Il sommo monarca dei radical chic da un segnale, la massa senza testa degli Unni scatena l’inferno.
    Da confortevoli uffici climatizzati, l’elegante rivoluzionario detta la strategia e preme il bottone, sul campo i criminal-manovali della devastazione aggrediscono e distruggono.  
    Nessun accenno ai milioni di danni patiti dai cantieri, manco un rigo per i 150 poliziotti feriti, solo il vanto di aver rallentato un’opera strategica, classificata di interesse europeo, con 30 anni di criminali ed insensate barbarie.
    E naturalmente neanche un rigo per il Brennero, il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo che, silenziosamente e senza intoppi, procede alacremente.
    Eh già, lì non esistono masse decerebrate da comandare e General Pech deve quindi occuparsi di altri teatri di guerra.
     

  39. Resistenza civile? Mi sono fermato a quella cagata. Voi siete incivili, antidemocratici, fascio comunisti. 

  40. Rischi ambientali come rocce amiantifere che ci sono solo in Val di Susa , delle quali non fregava un cazzo a nessun valsusino quando dovevano scavare la vecchia tratta della ferrovia , non e’ fregato un cazzo a nessun valsusino quando hanno scavato i tunnel autoatradali , non frega un cazzo a nessun ecologista francese quando le gallerie le scavano nella stessa montagna a un metro ad ovest del confine ??

  41. In fin dei conti parliamo di 4 binari.

    È forse e prorio questo che si contesta. Per 4 binari, che in molti ne contestano l’effettiva utilità, si rivolta ambientalmente un territorio, costi pubblici altissimi, rischi ambientali che potrebbero ricadere sulla salute pubblica delle popolazioni locali.

  42. @ 24
    Chiedilo a chi abita li da sempre, c’ha costruito la sua vita. E si vede portare via tutto.
     
    Ma “tutto” che cosa ?
    In fin dei conti parliamo di 4 binari.

  43. @ 23 Benassi
    La strada non so se sia stata utile , presumo di si…
    Sui campi del nonno adesso c’e’ una zona industriale che presumo aiuti l’occupazione.
    E’ difficile fare queste valutazioni senza avere un quadro generale.

  44. Che “ingiustizie” hanno subito i valsusini ?

    Chiedilo a chi abita li da sempre, c’ha costruito la sua vita. E si vede portare via tutto.

  45. Mio nonno ha perso un sacco di terreni, pagati due dita negli occhi , perche’ lo stato voleva farci una strada

    È stata utile quella strada alla comunità? Oppure se ne poteva anche fare a meno come tante opere pubbliche, inutili e poi anche fatte male, che arricchiscono solo le tasche di pochi.

  46. Il problema sono le pendenze della linea storica che non permettono di realizzare convogli merci lunghi e profittevoli dal punto di vista economico. Ricordo un carteggio con il precedente sindaco di Venaus (tra l’altro un ex ferroviere), fieramente NOTAV. Mi aveva risposto, alla mia obiezione sulle pendenze, “… ma che problema c’è … al limite … se ne fanno due di convogli ….”. No comment 🤦🏻‍♂️

  47. @1 Tranquillo Antonio, non ho messo nessun mio zampino nell’articolo, anche perché considero il tema TAV abbondantemente deciso e in modo irreversibile. per cui l’unica cosa che c’è da fare è stroncare sul nascere ogni manifestazione, in modo tale da evitare che degeneri in danni per la collettività.

  48. da sempre sono SI Tav, pur con i dovuti prezzi da pagare in termini ambientali (ma credo che i vantaggi infrastrutturali siano superiori) e con il congruo indennizzo pubblico ai proprietari di terreni e altro in valle. e’ probabile che l’iniziale dissenso vertesse proprio su tale congruità che forse non c’era per il braccino corto del pubblico. Ma se l’iniziale posizione aveva un perché, il dibattito da tempo ha preso un’altra strada: il tema TAV è uno dei tanti totem per esprimere la propria ribellione al sistema istituzionale e al cosiddetto potere oppressivo. NO TAV, NO VAX; NO Israele… sono tutti sulla stessa linea. Da che ho verificato questo, sono diventato severo contro i NO TAV: vanno stroncati perché non ne possiamo più dei loro danni (e delle loro rotture di scatole)

  49. Chi e’ che stabilisce quali sono le “ingiustizie” e quali no ?
    Che “ingiustizie” hanno subito i valsusini ?
    Mio nonno ha perso un sacco di terreni, pagati due dita negli occhi , perche’ lo stato voleva farci una strada , i Valsusini ( quanti diloro sono valsusini ? ) che “ingiustizie” hanno subito ?
     
     

  50. Dispiace vedere persone adulte come te assistere goduti alle gesta di questi scapetrati

    Io non assisto goduto a nulla e non giustifico nessuna violenza. Ma rivendico il diritto di ribellarmi alle ingiustizie soprattutto se fatte sulle minoranze e sono legalizzate da leggi che sono fatte per favorire qualcuno e non le comunità.

  51. Ratman fai tanto il saputello, ma in realtà sei solo uno checragiona a senso unico e non non vede, o non vuol vedere,  più in là del suo naso e dei paraocchi che ti sei messo sulla faccia. Accettare le regole di una società civile ( che poi è proprio civile come dici te?? Non so cosa intendi per società civile ???)  non vuol dire tapparsi naso e occhi difronte alle ingiustizie solo perchè sono legge . Caro Ratman le  leggi non sono sempre giuste e civili.

  52. Il dibattito è ben lungi dall’ essere concluso, inframmezzato dall’ inesistenza delle amministrazioni veramente al potere, che né parlano né spiegano, e le cosiddette lotte libertarie ormai in inutile appannaggio alla delinquenza organizzata travestita da politica antagonista. Stesso copione degli anni settanta che è finito ovunque come noto, e come ha fatto comodo. A mio giudizio la Torino Lione era già reputata inutile prima dell’ inizio lavori,voluta più dalla Francia che da noi ma con una differenza sostanziale, come narratomi da un conoscente che ci lavorava: a differenza nostra, dal versante transalpino e sin da prima degli inizi , la popolazione era stata coinvolta con incontri e spiegazioni, in Italia da subito espropri e legnate. In ogni caso gente come gli “antagonisti” fa da formaggio sui maccheroni, null’altro. 

  53. Benassi, è possibile che chi accetta le regole della società civile sia un fallito.
    Dispiace vedere persone adulte come te assistere goduti alle gesta di questi scapetrati pensando che siano dei rivoluzionari: ecco, più che falliti siete dei guardoni.
    Comunque c’è posto per tutti.

  54. Sarebbe stato saggio non costruire l’av ferroviaria fra Torino e Lione: chi va in gita a Torino o Lione? Né d’altra parte è necessario passare da Torino per arrivare a Parigi: per chi viaggia in Italia da Napoli e Roma sarebbe più comodo passare da Milano e dalla Svizzera. Ma tant’è: conviene completare i lavori per non perdere gli investimenti fatti finora.

  55. non ho letto tutto l’articolo mi soffermo quando dici inutilità della pista Bob forse qualcuno non ha voluto o non era in grado di gestire questa struttura magari organizzando manifestazioni oppure usandola anche in estate traaformandola in una attrazione della valle ma nessuno si è dato da fare solo dire che è lì inusata lasciata a marcire bravi furbi
     

  56.  

    In fondo dispiace che gente adulta abbia ancora queste pulsioni adoleescenziali di spaccare tutto, cercando pretesti per sfogare rabbie che non appartengono piu a nessuna realtà sociale con problemi concreti, ma alle frustrazioni di un ceto medio fallito.
     

    @ 4 Ratman
    Quando ti calpestano non si può sempre offrire l’altra guancia. Altrimenti vuol dire che sei già morto dentro e il fallito sei TE.

  57. Intervento di Pech ahimè in gran parte condivisibile: sarebbe bello poter sostenere dati alla mano il contrario, e cioè che il dissenso pacifico raggiunge i risultati: ma purtroppo spesso non è così.
    @Ratman: pseudonimo davvero ben scelto. Opinioni di un topo.

  58. Sull argomento Tav e le proteste (beghe locali?)penso si sia scritto detto e manifestato di tutto risulta Ovvio che chi sta nelle stanze dei bottoni( ora !)per chiuderla usi tutti i mezzi che ha per incanalare l opinione pubblica generale, magari inscenando e inserendo nel caos e nella vecchiaia della vicenda elementi talmente tossici da avvelenare ogni elemento di protesta legittima democratica e civile; sono copioni visti ,rivisti e sfruttati, anche se non premiati alla Biennale del Cinema in corso a Venezia.

  59. In passato Alessandro chiarí che i testi firmati “la Redazione” sono opera sua, come d’altra parte riesce logico presumere.
    Per di piú, Carlo ovviamente non fa parte della redazione del GognaBlog e si firma sempre con nome e cognome.
    Senza polemica.

  60. La valle è morta grazie ai no tav ditte perse , negozi chiusi i quadri dentro x  non fare brutte figure, miseria nascosta persone senza lavoro indebitate , IO HO DOVUTO VENDETE L’ORO X MANGIARE LA CASA NON AVEVO LAVORO . AI no tav 🇮🇹👎🏻🏴‍☠️

  61. Buongiorno, il commento della Redazione, aggiunge poco o niente.
    Bruciando tutto, fanno odiare  il Movimento
    NoTav, che comunque ci sarà sempre, con o senza i centri sociali.
     
     
     

  62. Io tra le righe leggo una specie di “chiamata alle armi di fronte al potere oppressivo” perchè i mezzi legali non funzionano. Se questa è un’opinione dell’autore ok ( si fa per dire) ma se questa è la linea dell’associazione per me è intollerabile. Inoltre sono state proprio le battaglie legali e pacifiche quelle che hanno portato risultati e smosso la coscienza di tante persone che magari erano disinteressate alle questioni ambientali. Sicuramente la mobilitazione pacifica ha portato tante persone a considerare la pista di Cortina una schifezza di cui chiedere conto ai politici. I casini ormai rituali della Val di Susa hanno ottenuto l’effetto contrario. Personalmente “all’interno della sua biodiversità” mi chiedo dove stia andando MW.

  63. Quando si parla di “Biodiversità delle sensibilità” si entra immediatamente nel campo minato della semantica farfallina sul quale si aprono mille possibilità di dire tutto e il contrario di tutto senza interferire con una possibile intellegenza minima di un dicorso condivisibile.
    Già, perchè se possono essere condivisibili le ragioni di una valle, le paure dei suoi abitanti per delle trasformazioni anche radicali delle condizioni di vita, insomma tutto ciò che giustamente si può definire la paura del nuovo, diventa difficile digerire la monopolizzazione di una condizione legittima da parte di istanze antagoniste, radicalizzate in una visione del mondo aprioristicamente conflittuale.
    Questo articolo, pur contrappuntato con una specie di bon ton istituzionale, non si trattiene dallincendiare, metaforicamente dico, qualche camionetta della polizia in nome di una retorica un poco bolsa, stereotipata in slogan che non possono avere inerlocutori.
    In fondo dispiace che gente adulta abbia ancora queste pulsioni adoleescenziali di spaccare tutto, cercando pretesti per sfogare rabbie che non appartengono piu a nessuna realtà sociale con problemi concreti, ma alle frustrazioni di un ceto medio fallito.

  64. Il sistema Italia ha fallito. Ha fallito in tutto, dalla sanità ai trasporti, dai migranti alla scuola ,dalla politica ambientale a quella sociale e come diceva mio babbo, è tutto un magna magna. Siamo italiani, punto. E ciaone ne`

  65. Non ho ben capito il senso del commento della Redazione all’articolo di Pech, che illustrava assai bene le anime del movimento e la necessità per il dissenso di forzare i confini imposti dalle istituzioni.
    La lunghezza del commento -quasi pari a quella dell’articolo- e le argomentazioni filogovernative fanno sospettare lo zampino del solito giornalista torinese, per cui c’è da sperare che almeno stavolta egli sia pago di questo trattamento di favore, e ci eviti i quindici su trenta suoi inutili e ripetitivi commenti, a cui purtroppo questo blog ci ha abituato.

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