Milano-Cortina 2026 non è solo l’ennesimo grande evento, non è solo l’ennesimo spreco di risorse con impatti devastanti su ambiente e territori. E’ la rappresentazione del modello di mondo che questo sistema economico e tecnoscientifico, e i suoi stakeholder (portatori di interesse), vogliono realizzare. E’ l’occasione per mettere alla prova l’opinione pubblica, testare i territori, fare balzi in avanti con l’innovazione tecnologica applicata alla società. E da quegli stessi territori, diversi ma accomunati da effetti devastanti, deve partire la giusta risposta.
Olimpiadi invernali 2026
(il grande evento come rappresentazione)
tratto da Pensiero Critico (su terreinmoto.org)
antiautvaltellina@autistiche.org
di Antiautoritari di Valtellina
Illustrazioni di Stif
(pubblicato su Nunatak 75 (inverno 2024-2025)
L’opportunità dell’emergenza
Il prossimo anno 2026, tra il 6 e il 22 febbraio e poi tra il 6 e il 15 marzo, si svolgeranno le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. A livello mediatico l’iniziativa è presentata come grande opportunità da cogliere al volo, come nuova potenzialità di crescita per i territori coinvolti, e come attrazione per gli investimenti pubblici e privati. Diventa l’occasione per sbloccare vecchi lavori in lista d’attesa da anni, e per scavalcare le consuete procedure burocratiche che accompagnano i lavori pubblici (le valutazioni di fattibilità e di impatto ambientale, il coinvolgimento di enti territoriali a più livelli…): tutte “lungaggini da evitare” agli occhi di chi tira i fili.
Già dal 2019 partiva la macchina della propaganda allo scopo di creare consenso per l’evento Milano-Cortina 2026 e, parallelamente, di indurre una accettazione rassegnata delle inevitabili conseguenze che porterà negli anni a venire.
Le opere connesse alle Olimpiadi riguardano adeguamenti e nuovi impianti sciistici e sportivi, creazione di villaggi olimpici, costruzione di collegamenti con nuove strade, svincoli, tangenziali, ecc. Attorno a tutto questo, la macchina organizzativa prevede grandi sforzi per la logistica, la diffusione mediatica, per il sistema di controllo militare e di polizia che deve “proteggere” l’evento da qualsiasi tipo di disturbo.
A maggio 2021 il governo Draghi, ravvisando ritardi nella tabella di marcia, annuncia l’emergenza per l'”evento di interesse nazionale”, quindi emana decreti-legge che ne annunciano il commissariamento. Ancora una volta si crea una emergenza, con il ricorso a strumenti eccezionali e per imporre decisioni dall’alto senza possibilità di appello e senza valutazioni d’impatto effettive. La tattica emergenziale consente, tra le altre cose, di militarizzare i cantieri e i territori coinvolti, normalizzando la presenza diffusa di forze armate, in preparazione all’evento, e oltre l’evento stesso.
La trasformazione… continua
I lavori preparatori si declinano in modo diverso sui vari territori.
Nelle valli, la costruzione di nuovi tratti stradali determina una trasformazione definitiva del territorio che causerà negli anni aumento di traffico e di emissioni, con conseguente abbandono delle coltivazioni circostanti, svendita dei terreni e aumento della cementificazione, alla faccia della “sostenibilità verde” tanto sbandierata. Si continua a insistere con un processo già rodato negli ultimi trent’anni, che determina abbandono dei terreni, delle capacità e delle culture di coltivazione, in favore di attività di franchising di grandi marchi, saturando il contesto di capannoni.
Ciò si traduce in un effettivo impoverimento diffuso della capacità di autosostentamento, delle relazioni sociali delle comunità, con la scomparsa delle attività familiari e manifatturiere. Il concetto di “resilienza” negli ultimi anni è diventato di moda ed è stato anche inserito con altri significati nell’acronimo del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Resiliente dovrebbe indicare quella comunità che è in grado di resistere alle difficoltà adattandosi, assorbendo l’urto delle situazioni di crisi, grazie alle esperienze e ai legami tra i suoi membri e tra essi e il territorio.
La trasformazione perseguita dal modello Olimpiadi 2026, supportato proprio dai fondi del PNRR, ottiene esiti opposti a questi, cancellando la resilienza delle comunità locali. I paesi, da centri vivi e attivi, si trasformano in “quartieri dormitorio” dipendenti dalla grande distribuzione. La presunta naturalità delle valli rimane sulle cartoline. I fondovalle sono spazi destinati a traffico veloce e capannoni, le vette mete di turismo predatorio verso impianti sciistici; gli scorci paesaggistici, che prima erano una piacevole scoperta, ora vengono catalogati e adattati alle esigenze dei selfie con smartphone, indicizzati sulle mappe satellitari e indicate dagli influencer come mete di tendenza.
Qui si inserisce la recente corsa dei piccoli centri montani alla costruzione di opere fini a se stesse e colorate attrazioni, nella speranza di deviare una fetta di “turismo-selfie” a proprio vantaggio, in un processo di “lunaparkizzazione” della montagna.
Una situazione diversa ma parallela la vivono i quartieri delle città toccati dal nuovo grande evento: le cosiddette “riqualificazioni urbane” si traducono in gentrificazione di interi quartieri, dove il rinnovamento è sempre a discapito di chi ci vive. Le conseguenze sono il rialzo di affitti e rendite, quindi sfratti e allontanamento dei meno abbienti verso zone più periferiche, infine “plastificazione” e omologazione della città vetrina, scintillante e asettica.
È così che, ad esempio, il Villaggio Olimpico (progetto di rigenerazione urbana di Scalo Porta Romana a Milano) al termine della competizione sarà convertito in student housing dotato di servizi necessari agli studenti, oltre a servizi privati: l’area sarà gestita attraverso una piattaforma digitale funzionale con la previsione di realizzare un digital twin.
Il digital twin (gemello digitale) è una copia virtuale che sfruttando intelligenze artificiali e internet riceve, crea e rielabora in tempo reale informazioni di ogni genere sul quartiere di cui è la simulazione, un sistema che se implementato può anche diventare predittivo, può cioè individuare situazioni prima che accadano. Insomma un anticipo di smart-city, paradiso artificiale da incubo, trasparente come una gabbia di vetro, concretizzazione di sogni degni di un despota totalitario.
La propaganda su giovani e lavoro
La propaganda per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 stende un velo sugli impatti ambientali e sui costi scaricati sulle classi medie e basse negli anni a venire; si sofferma sul connubio giovani e sport, scherzando poi con la precarietà lavorativa endemica a cui sono destinati gli stessi giovani. Se Expo aveva fatto da apripista per il lavoro-volontariato (gratuito) sbandierato come opportunità di fare curriculum, negli anni l’occasione sta diventando la regola, in eventi pubblici o anche privati. Il Dossier di candidatura di Milano-Cortina 2026 cita: «l’esperienza maturata in occasione dell’Expo universale di Milano 2015 e dei Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021 ricoprirà un ruolo fondamentale, potendo contare su una vasta rosa di volontari tra i 18 e i 75 anni di età che vivono tutte a meno di un’ora di auto dal le città ospitanti. Tutto il processo di selezione sarà ispirato a criteri di correttezza e trasparenza, dando la possibilità a tutti coloro che desiderano lavorare con il Comitato di candidarsi per un posto di lavoro, o di prestare servizio come volontari. Partnership e accordi con le Università (in particolare con le facoltà di educazione fisica) e le associazioni sportive presenti sul territorio arricchiranno ulteriormente il potenziale bacino di volontari».
Ovviamente questo approccio consente di tagliare sulla voce “addetti e impiegati” nel bilancio economico previsionale, ma non si tratta solo di questo. In ottica di un sistema scolastico che prevede l’alternanza scuola-lavoro”, e di una società del domani fondata sul reddito di cittadinanza progressivamente legato al lavoro per la collettività (un accenno di credito sociale). la proposta di “lavoro volontario” appare come un assaggio di quello che poi sarà un obbligo di cittadinanza. Soprattutto i più giovani, in vista dell’evento, trascinati dalla propaganda pervasiva financo nelle scuole, tenderanno ad accettare il lavoro-volontariato, ammaliati dalla promessa di crediti scolastici e competenze da aggiungere al curriculum. La speranza dei volontari sarà di avere un tassello in più del concorrente per raggiungere una quotazione per l’impiego vero; la realtà sarà una medaglia al valore del lavoro non pagato, da sfruttare nei successivi grandi eventi a venire.
Rimandi
– foglieretici.noblogs.org
– terreinmoto.org
– leccoriot.noblogs.org
– altreconomia.it
– Luigi Casanova, Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il “libro bianco” delle Olimpiadi invernali, Altreconomia – Le Talpe, dicembre 2022
– www.offtopiclab.org/
– Video del convegno “Giochi pericolosi”, su: www.youtube.eom/@ offtopicmilano6712
L’eredità delle Olimpiadi invernali Torino 2006
di Lara (Val Chisone, TO)
Le Olimpiadi invernali programmate per Milano-Cortina nel 2026 cadranno nel ventennale di un’altra tornata olimpica che interessò Torino e le Alpi circostanti, le famigerate Olimpiadi del 2006 (1). Ripercorrere le vicende di quegli anni e osservare i segni che, ancora oggi, quei “giochi” invernali hanno impresso sui territori fornisce del materiale concreto, visibile, per opporsi, anche oggi, alle Olimpiadi 2026.
La “vittoria” di Torino come miglior candidato per ospitare le olimpiadi invernali nel 2006 fu il risultato di lunghi mesi di lobbying da parte di un comitato promotore che contava, tra le proprie fila, diversi epigoni degli Agnelli e altri dirigenti Fiat (2). Fondi pubblici furono spesi in grandi quantità (si stima 2,3 miliardi di euro) per innalzare quei grandi monumenti sportivi che ora giacciono abbandonati a Torino e nelle valli Susa e Chisone. A Torino, il Palavela ancora aspetta il suo “utilizzo in fase di definizione”; a Sansicario, una frazione di Cesana, la pista da bob, in pieno versante sud, si scioglie al sole inutilizzata; a Pragelato, i trampolini abbandonati incombono sul centro paese e sul bar solitamente affollato le domeniche d’estate, immobili e inutili protagonisti delio sguardo (E’ dell’ultima ora la notizia che sono stati sbloccati 9 milioni per smantellare l’impianto di Cesana e 5 per le strutture di Pragelato, NdR).
La costruzione di ciascuna di queste strutture ha comportato, specialmente nelle valli (in città i cantieri sproporzionati sono la norma), una pesante trasformazione della vita degli abitanti: riconfigurazione dello spazio, ostacoli ai movimenti e alle attività usuali, esperienze lavorative non sempre positive. Gli effetti sono visibili ancora oggi, per esempio nella “confusione” geografica provocata dalle diverse varianti alla Strada Provinciale 23, strade che oggi costeggiano l’originaria via che da Pinerolo porta a Perosa Argentina e che furono costruite prima delle olimpiadi appositamente per regolare i grossi flussi di traffico previsti. La vecchia strada, che prima giustificava lo status di Porte come porta, appunto, di valle, adesso è scarsamente percorsa, con ovvie ripercussioni sulla vita e l’economia dei paesi coinvolti. A chiunque abiti in val Chisone risulta evidente che la nuova viabilità non è mai stata pensata per gli abitanti di valle: spostarsi da un paese all’altro tramite le varianti è un’incomprensibile montagna russa di uscite e entrate posizionate ad uso dei turisti, non dei residenti.
L’eredità delle olimpiadi 2006 si manifesta, ovviamente, anche nel degrado e nel dissesto ecologico: sempre in Val Chisone, i piloni della variante 2 alla Strada Provinciale vengono erosi inesorabilmente dal fiume, che manifesta frequenti episodi alluvionali, implicando costanti (e costosi) interventi di manutenzione; in generale, i cantieri hanno comportato disboscamenti e sbancamenti; in alcuni casi, come durante la costruzione dei trampolini di Pragelato, aleggiava la minaccia dell’amianto.
Anche nelle bocche istituzionali l’eredità olimpica è definita “ingombrante” (3), un “esproprio” di territorio, di cui però non si smette mai di sperare – neanche vent’anni dopo – di riappropriarsi. Ed è così che gli imponenti trampolini da gara di Pragelato, pur essendone “impensabile” lo smantellamento, possono tuttavia diventare “qualcosa di piacevole da vedere” grazie ad azioni mirate di land art. E dire che il salto dal trampolino con gli sci sembrava destinato, nelle retoriche pre-olimpiche, a spopolare tra gli sportivi piemontesi; e, invece, pare oggi più ragionevole orientare i turisti verso pittoresche escursioni tra le piste da sci di fondo abbandonate (4). Chiudere il capitolo delle olimpiadi 2006 sembra ancora un miraggio lontano, e nessuna proposta di riconversione ha forza trainante tale da allontanare l’insofferenza, diffusa, verso un progetto di sviluppo imposto e subito fallito, con cui non si smetterà mai di dover fare i conti.
Note
(1) E proprio con un articolo sulle Olimpiadi 2006 si apre il primo numero di Nunatak, a cura della Pinerolo Anti Olimpica (disponibile sul blog: https://nunatak.noblogs.org/files/2020/05/n.1.inv2006.interni.pdf).
(2) Come raccontato per esteso da Stefano Bertone e Luca Degiorgis ne Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006, Fratelli Frilli, 2006.
(3) In virgolettato le dichiarazioni del sindaco di Pragelato, Massimo Marchisio, nell’articolo di Samuele Revel “L’eredità olimpica: che cosa farne?”, su L’Eco delle Valli Valdesi, febbraio 2025.
(4) “Pragelato oltre gli sci”, Susanna Ricci, L’Eco delle Valli Valdesi, febbraio 2025.
Valtellina: la colonia interna per il mega evento Milano-Cortina 2026
da fogli eRetici
Da tempo ormai sentiamo ripetere il mantra del turismo sostenibile, anzi slow. Questo ritornello, ripetuto da più parti come il modo per salvare i territori montani, non è altro che la realizzazione finale della colonizzazione della montagna: il modo per coniugare l’economia e lo spostamento di moltissime persone in spazi ristretti. I territori montani stanno perdendo sempre più la loro naturale bellezza, scompare la gratuità del paesaggio in favore di luoghi omologati, standardizzati e virtuali a cui accedere a pagamento o tramite registrazioni.
L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello dei borghi meta-verso a realtà aumentata dove, dotati di visori, si passeggia per le strade dei paesi per osservare le “antiche tradizioni” (spesso in realtà inventate ad arte). I primi due luoghi in Italia dove ha preso il via questa assurda sperimentazione sono proprio in Valtellina, i due piccoli comuni montani di Albaredo e Buglio in Monte, grazie ai finanziamenti di regione Lombardia che non si lascia sfuggire alcuna possibilità di sfruttamento. Da anni stiamo assistendo a moltissimi altri esempi della direzione che sta assumendo la montagna: le panchine giganti, i ponti sospesi, i parchi avventura, le piattaforme belvedere: luoghi da raggiungere comodamente per un selfie, adatti a rispondere alle esigenze commerciali delle vicine città.
In funzione di tutto questo il livello di controllo è diventato pressoché totale grazie a QR-code e telecamere che spuntano ovunque, anche sui sentieri, perché tutto sia a portata di click, sicuro e tracciato. Ogni spazio naturale non sfruttato ci viene descritto come trascurato o pericoloso, ed ecco allora, di emergenza in emergenza, tra lupi, orsi e cinghiali, la necessità di controllare e addomesticare tutto. La natura a misura d’uomo: unico padrone del pianeta che sta distruggendo.
Il mega-evento Milano-Cortina 2026, con i suoi nuovi mostri di cemento e la militarizzazione dei territori coinvolti, non farà che peggiorare questa situazione già tragica.
La Valtellina verrà investita in particolare da nuove opere infrastrutturali: la tangenziale della Sassella a Castione, la tangenziale a sud di Sondrio, nel territorio di Montagna in Valtellina, la tangenzialina di Tirano, i lavori di “potenziamento” sulla linea ferroviaria Milano-Tirano e la soppressione di alcuni passaggi a livello che insistono sulla statale 38, la tangenzialina della piana dell’Alute di Bormio.
Tutte queste opere danno chiaramente l’idea di quanto la reale necessità sia quella di agevolare l’accesso alle colonie montane per i turisti e i visitatori sia per i giochi olimpici del 2026 sia per il turismo in generale. Le opere sono, come sempre, pensate e progettate dall’alto senza alcun confronto con la cittadinanza e i comuni coinvolti e hanno visto la creazione di molte opposizioni. In particolare la tangenziale della Sassella a Castione e la tangenziale a sud di Sondrio hanno visto la contrarietà della cittadinanza e, addirittura, di alcune amministrazioni comunali: sono stati promossi diversi incontri pubblici a tema olimpiadi e sfruttamento dei territori montani. Anche la soppressione di passaggi a livello ha visto la mobilitazione dei cittadini di alcuni comuni coinvolti che hanno promosso a loro volta incontri pubblici per affrontare la questione specifica. Per contrastare il progetto di tangenzialina dell’Alute a Bormio è nato un comitato di cittadini che ha smosso molto l’opinione pubblica locale grazie a incontri, video e scritti e la promozione di una raccolta firme per la realizzazione di un referendum sulla necessità di attuazione dell’opera. Il referendum è stato ritenuto irrealizzabile grazie alla solerte amministrazione comunale che ha trovato dei cavilli burocratici, come sempre accade quando le vie scelte sono quelle istituzionali.
Ciò non toglie che a oggi l’opera è congelata e sui giornali locali è già stato dichiarato che, se mai verrà realizzata, ciò accadrà dopo le olimpiadi invernali. Ovviamente la motivazione ufficiale è quella dei tempi di realizzazione, ma la realtà è sicuramente che il blocco, seppur momentaneo, sia stato possibile grazie all’impegno del comitato. La tangenziale di Tirano ha visto invece poca opposizione pubblica, anche se diverse persone da tempo si oppongono a un progetto altamente impattante sul paesaggio, con dei dubbi sul rischio idrogeologico in una zona che costeggia il fiume e che in passato era un conoide nato da una frana. La tangenziale di Tirano è venduta come meravigliosa possibilità di evitare il traffico per i comuni di Tirano e Villa di Tirano. Nella fantastica ottica del green-washing non si menziona il fatto che una strada più veloce aumenterà inevitabilmente l’afflusso di persone e l’affollamento di auto. Nemmeno si cita l’enorme consumo di suolo né, tanto meno, l’esistenza di una strada alternativa che è esattamente accanto al nuovo tracciato ed evita già l’ingresso nel comune di Tirano.
Come se non bastasse, quest’opera è entrata nel pacchetto “commissariamento olimpico” che, come sappiamo, utilizza la necessità emergenziale e l’urgenza per velocizzare i tempi di realizzazione e superare le già ridicole valutazioni di impatto ambientale.
Per quel che riguarda le gare dei giochi olimpici i territori interessati saranno Bormio e Livigno, da anni ormai meta di turismo dello sci e del lusso. Poco importa che la neve non ci sia ormai più e gli impianti alle altezze medie di 1000 mt. rimangano come dei mostri arrugginiti abbandonati sui pendii deturpati delle montagne.
In conclusione noi crediamo che la montagna debba tornare a essere uno spazio di libertà e di ribellione, dove gli interventi e le gestioni umane siano sempre meno. Per questo ci sembra sempre più urgente contrastare questo modello di montagna e di società confrontandoci con i compagni e le compagne che su altri territori, sia in Italia sia all’estero, hanno già subito le conseguenze delle Olimpiadi o le subiranno prossimamente. Ci piacerebbe vedere sempre più spazi liberati, sperimentazioni di autodeterminazione e autogestione nati dal basso, senza mediazioni istituzionali ed economiche. Non sappiamo come farlo, non abbiamo certezze pre-confezionate o soluzioni facili, crediamo che solo dal confronto e dal dubbio che abita in ognuno di noi possano scaturire idee nuove e modalità di contrasto a tutto questo. Sicuramente però sappiamo cosa non vogliamo per i nostri territori: il lunapark alpino hi-tech abitato da automi con i visori, in cui la natura è un contorno e gli animali sono solo merce da sfruttare per i “prodotti a km O” oppure pericoli da eliminare.
Milano-Cortina 2026: Olimpiadi di guerra
da fogli eRetici, inverno 2025 www.foglieretici.noblogs.org
Milano-Cortina 2026 è sempre più incombente, il procedere delle opere ha portato anche il primo operaio morto sul cantiere della tangenziale di Tirano.
In occasione di un incontro/confronto svoltosi a Ponte in Valtellina il 16 novembre 2024, con diverse realtà regionali, si è parlato di conseguenze dell’organizzazione del mega-evento, di trasformazione urbanistica di Milano, anticipata da sgomberi e gentrificazione, e di conversione della Valtellina a lunapark alpino.
In questa epoca di estensione della guerra globale e di conversione di ogni settore a logiche belliche, ci sembra fondamentale rimarcare che la maggior parte degli atleti olimpici italiani (e non solo) sono ancora militari, come ai tempi della guerra fredda. La logica di due pesi e due misure, comporta inoltre che, a differenza dei colleghi russi, gli atleti israeliani, che durante il sistematico genocidio del popolo palestinese trovano modo di allenarsi nelle pause tra un bombardamento e l’altro, non sono mai stati esclusi dalle competizioni. Un ulteriore prova di come nemici e alleati, sanzioni ed embarghi dipendano dagli Stati e dai loro interessi nei diversi fronti di guerra.
Non solo la guerra del fronte esterno fa da sfondo all’appuntamento olimpico: il modello del mega-evento porterà con sé la militarizzazione forzata dei territori sul fronte interno della repressione. Ciò significa più controlli verso i cittadini comuni e un’attenzione specifica e insistente nei confronti di chi legittimamente osa criticare o opporsi. Tutto questo viene agevolato, come se ce ne fosse bisogno, dalle normative sempre più stringenti in introduzione col DdL 1660.
Opporsi al mega evento Milano-Cortina 2026 per noi significa quindi rifiutare il modello di mondo che porta con sé e di cui non vogliamo essere complici.
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Ha fatto bene la Raggi a dire no alle olimpiadi a Roma nel 2024…
Per chi si lamenta di Zaia, tranquilli che come scade il suo mandato in provincia ha una poltrona pronta a Roma o a Bruxelles. Solo che per nostra fortuna il tipo e talmente pigro e fancazzista che piuttosto che scomodarsi a prendere l’aereo, preferirà un posto di assessore a Treviso.
Alberto, sei solo un povero, patetico cretino.
Le ultime edizioni delle O.I. sono state fatte in paesi che avevano una ricchezza reale o presunta ( USA) di molto superiore all’Italia:
Cina, Corea Sud, Russia, Canada, USA, Giappone.
A Singapore e Brasile sono impossibili.
CH e Regno Unito bene se ne guardano di prendersi una tale rogna.
Arabia Saudita so sta organizzando con scempi e distruzioni.
l’Italia e i suoi contribuenti ( come in tanti altri casi) sono stati l’agnello sacrificale del CIO. Pizzarotti ne ha bevuto il sangue, Zaia ha brindato a prosecco ( l’unica cosa che sa fare), il sindaco di Cortina ha dovuto stare zitto o l’avrebbero segato come i larici, Granero e Salvini…Il Nulla!
Le prossime in Francia, con Macron era inevitabili!
La cosa che mi stupisce di più è che parlate tutti contro le Olimpiadi, quasi tutti contro le gare, contro il business, tutti o quasi contro la. Destra sembrate maggioranza urlate a più non posso, e da fuori direbbero qui governa la sinistra, Invece vince la destra la sinistra urla perchè non ha nulla dadire, voi, alcuni di voi che si credono inteligentia, pontificate ma non contate nulla non valete neanche un voto. Questo vi fa incaxxare, non spostate voti perchè nessuno vi considera, Siete inutili.come le vostre lamentele
Viva le Olimpiadi viva le gare, che resisteranno nonostante alcuni estremisti qui presenti, Saranno bellissime, come tutte le grandi manifestazioni che si svolgono in Italia. Il vostro disfattismo non vincerà mai.
Sig, Telleschi lei divìce la mia ideologia retriva , lei è un estremosta che non conta nulla. Noi vinciamo voi perdete
In linea generale è irrilevante la differenza se gli sghei arrivano in concomitanza con l’evento (e quindi sono portati da turisti, giornalisti, squadre sportive, allenatori, massaggiatori ecc ecc ecc) o attraverso la dispersione a pioggia di finanziamenti, contributi, appalti ecc. Sono sempre “sghei” che, in un modo o nell’altro, finiscono nelle tasche di cittadini-elettori e questo consolida il patto di scambio fra la classe politica e i cittadini. E’ ovvio che la stragrande maggioranza di tali sghei è composta dalla seconda voce rispetto alla prima, ma ho riassunto il tutto nel concetto sintetico “sghei ai cittadini” (atra l’latro, avendo fatto esplicito riferimento agli sconquassi sui conti pubblici nostrani, è implicito anche da parte mia il riferimento principalmente alla distribuzione dei soldi pubblici).
Però, anche limitandosi alla sola seconda voce, non è affatto vero che la dispersione a pioggia sia una esclusiva della destra. Nelle Olimpiadi del 2006 a Torino, la Presidente della Regione era Mercedes Bresso (Democratici di sinistra), il Sindaco della Città metropolitana era Sergio Chiamparino (Pd) e il Presidente del Comitato Organizzatore era Valentino Castellani (past sindaco, a suo tempo sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, composta da PDS, Verdi e Alleanza per Torino – per i più giovano ricordo che PDS era l’allora sigla dell’ex PCI). Eppure, nonostante questa squadra di potenziali interessati alle esigenze dei più deboli e a quelle “del territorio”, per quelle Olimpiadi di bestialità ne sono state a man bassa (si pensi alla famosa pista di bob di Cesana, tutta esposta a sud, abbandonata dopo un anno) e con una pioggia infinita di denaro pubblico. Quindi tutto il mondo è paese.: onuitoile distinguere fra destra e sinistra, di fronte alle Olimpaidi sono tutti uguali. Tra l’altro ho già scritto che queste Olimpiadi 2026 sono state inizialmente volute quando al governo nazionale c’era la sinistra (Pd e/o M5S e addirittura insieme con il governo Conte 2). Per questo dico che l’unico modo di salvarci dai futuri danni, sia all’ambiente che ai conti pubblici, non è quello di “sperare” che i prossimi amministratori siano più virtuosi e illuminati, ma RIFIUTARE proprio alla radice l’ipotesi di nuove Olimpiadi.
“tutto questo per sottolineare che non è questa o quella parte politica che “vuole” le Olimpiadi, ma è tutta la politica nel suo complesso. Perché la politica ragiona che “Olimpiadi = incasso sghei per i cittadini”
Non sono completamente d’accordo con Crovella.
Non è “la politica” che vuole le olimpiadi, perché non esiste “la politica” come tale. Sostenere che esista qualcosa definibile come “la politica” o semplicemente usare il termine è un’affermazione qualunquistica e perciò deresponsabilizzante e in fondo assolutoria.
Come dire “sono tutti uguali”, “è tutto un magna-magna”, “la politica è una cosa sporca”
E’ un certo modo di intendere la politica e perciò la gestione del territorio e l’impiego dei fondi.
Comunque ha ragione a dire che non è specificamente di destra o di sinistra, purtroppo, anche se è evidentemente prevalente e preponderante a destra.
E certamente la politica delle grandi opere e dei grandi eventi non è certo volta e indirizzata agli “sghei per i cittadini” (che al massimo sono sbandierati come specchietti per le allodole), ma piuttosto finalizzata alla gestione di finanziamenti, appalti e favori agli amici (e agli amici degli amici…), quando non direttamente alle tangenti.
Beh stando all’analisi di crovella le prossime elezioni vincerà la sinistra.
Fosse vera sta fesseria: w le olimpiadi a cortina
@6 dimostra di non aver capito nulla sull’argomento arrampicata sportiva e di avere le idee confuse anche sul concetto di libertà e spazio in montagna.
Sul @4 quoto Albert (è la prima volta che mi trovo d’accordo con lui, un po’ mi spiace).
@12. Ma cosa c’entra l’arrampicata sportiva alle olimpiadi con la mafia, la natura e la libertà, che minestrone insulso! Mettici pure i marò e siamo a posto.
Questo articolo, nel suo insieme, è sconfortante in modo assoluto…non solo per gli argomenti che tratta, che è sempre bene trattare, purtroppo… si parla, a un certo punto, di “compagne e compagni”…allora, questo non si riferisce certamente al periodo in cui si andava a scuola: è evidente che ancora si pensa che esistano le differenze e le ideologie; vorrei ricordare che uno dei grandi sostenitori dell’ evento olimpiade è il comune di Milano, governato da una giunta di sinistra che si fece eleggere con corredo di ambientalisti storici e solo grazie ai voti dei radical chic residenti in centro città; finchè pensiamo che ci siano i cattivi e i buoni tutti da una parte, ci fregheranno sempre.
A Milano da una parte fanno le olimpiadi della distruzione, dall’ altra lasciano a terra battuta ritaglini di territorio, quando “riqualificano ” le piazze, oppure non tagliano l’ erba, nelle sparute aiuole che compaiono qui e là tra un gippone e l’ altro, così promuovono la biodiversità! A Torino, almeno, la città l’ hanno un po’ ripulita dall’ assedio del traffico…
Crovella ha le sue ragioni, ma il 6 febbraio 2026 sul palco d’onore non saliranno né la Elly né il Giuseppi.
Dimenticavo: nel cerchio magico c’è anche la Garnero, che vorrebbe arrivare a Cortina in aereo.
Non sono un elettore specifico della Lega, per cui non spetta a me la sua difesa d’ufficio. Tuttavia ricordo che l’origine degli attuali guai risale al periodo 2017-18-19 (candidatura dell’Italia e poi assegnazione definitiva), quando al governo nazionale stava l’attuale opposizione (Pd e M5S). La notizia dell’assegnazione (giugno 2019) fu poi benedetta da una specifica dichiarazione ufficiale, particolarmente entusiastica nei toni, del Presidente Mattarella, che non è certo un leghista. Tutto questo per sottolineare che non è questa o quella parte politica che “vuole” le Olimpiadi, ma è tutta la politica nel suo complesso. Perché la politica ragiona che “Olimpiadi = incasso sghei per i cittadini”, i quali saranno contenti e voteranno con entusiasmo chi ha portato e poi realizzato le Olimpiadi. Ora ci stiamo accorgendo che i costi (sia ambientali che finanziari) sono ampiamente superiori ai benefici, ma purtroppo per ‘sto giro è tardi. Ricordiamocelo per la prossima volta e facciamo muro contro una nuova Olimpiade in Italia.
Ringraziamo il Salvini, il Zaia, il Padrin e tanti altri del cerchio magico, aspettiamo la fine di tutti i lavori, Cortina sommersa da cemento, ferro, vetro e,dai debiti. E continuiamo a votare Lega.
Ho sempre detto che Zaia andava ucciso (politicamente).
Ora che lo avete votato, riconfermato e applaudito …..vi lamentate?
Latte ormai versate, godiamoci le gare e lavoriamo a tappare i buchi economici che questo modo moderno di fare sport include
Il Telleschi del 3 è forse troppo radicale, una sana competizione non è per forza il male, ma il Telleschi del 6 è, per me, vangelo laico. Ma tutto deve diventare business, affari conditi di aspetti mafiosi, deregulation, buttare all’aria e calpestare anche ogni anelito di libertà, natura. Un messaggio distruttivo moralmente, e non solo.
Antoniomereu hai fatto centro. Lo sport ormai non è il protagonista dei giochi olimpici. Hai ragione
Antoniomereu hai fatto centro. Lo sport ormai non è il protagonista dei giochi olimpici. Hai ragione
8. Sintesi perfetta.
I giochi e le gare son solo pretestuosi cavalli di Troia per favorire giochi e gare di amici amiconi e amichetti che producono ferro ,cemento e bollicine…e da qualche parte le devono mettere.
Quale occasione migliore dei tempi stretti dove i controlli trovano il(gioco di parole) tempo che trovano? E per fare ciò che pare e meglio e non cio’ che è bene?
Non passa giorno che non si trovino notizie di anomalie, di corruzione e abusi d’ufficio … ripeto i veri giochi son questi!E a quanto pare gli “atleti delle mazzette e delle opportunità ” da non lasciar sfuggire gli abbiamo noi …sono tra i migliori al mondo.
Volendo impostare la questione in termini sportivi, agonistici, calcistici, riesce che Bruno Telleschi batte Alberto 10 – 0.
È come la partita del Milan (il Milan di Sacchi e Capello!) contro l’Acquapozzillo Football Club.
Alberto, tu dei sentimenti espressi da Bruno hai capito l’otto per il diciotto.
Mi riferisco in particolare alla montagna. Che senso ha introdurre nelle Olimpiadi l’arrampicata sportiva e lo sci alpinismo? Si tratta di un messagio che il materialismo della società rivolge agli amanti della libertà: non c’è più spazio per voi, neppure in montagna. Al massimo vi posso concedere l’ora della ricreazione e del divertimento!
Alberto, se per esprimere la tua datata e retriva ideologia sei capace solo di astio e insulti, dimostri solo la tua imbecillità.
#3, Sig. Telleschi, lei dall’alto della sua arroganza condanna lo sport nel mondo. Ma si rende conto della stronzata che ha scritto? Chi è lei che scrive? un signor nessuno!! Il solito comunista pauperista che odia tutto ciò che è competizione, senza sapere, la sua è pura ignoranza, che senza competizione saremmo ancora all’età della pietra.
Le Olimpiadi sono il massimo riconoscimento per un atleta, per lo sport. Coisa di cui lei non conosce nulla ma magari va a vedere il calcio, vero oppio dei popoli
Le Olimpiadi non sono soltanto un disastro ambientale e politico, ma soprattutto morale perché celebrano lo sport agonistico, un modello aggressivo fondato sulla competizione contro gli altri e contro la natura.
Tutte cose condivisibilissime, peccato che siano fuori tempo massimo. Per le Olimpiadi 2026, intendo. Erano considerazioni che andavano scritte e diffuse nel 2017-18-19, quando era in ballo l’assegnazione delle Olimpiadi 2026. Forse l’opinione pubblica di allora avrebbe ragionato diversamente, spingendo i politici di allora a prendere altre decisioni.
Oggi è inutile piangere sul latte versato, se non nell’ipotesi di lasciare un “memento!” per la prossima volta. che la prossima volta sia potenzialmente dietro l’angolo non è un’idea fuori dal tempo: a volte capita già di scorgere (fra le righe delle dichiarazioni di una certa nomeklatura italiana sportiva e/o politica) l’idea di candidare Roma per delle prossime Olimpiadi estive.
Se le Olimpiadi invernali sono uno sfracello, figuriamoci quelle estive, le cui dimensioni sono enormemente superiori. In primo piano c’è ovviamente l’impatto sull’ambiente, ma non solo. Non sottovalutiamo l’impatto sui conti pubblici, che è un problema che riguarda TUTTI i cittadini e non solo i residente nelle aree dove si svolgono le Olimpiadi. Ricordiamoci che i gravi problemi finanziari dalla Grecia (con tanto di successiva e “sanguinosa” stretta a danno di tutti i cittadini per opera della famosa Troika : Commissione Europea + BCE + FMI) avvenne proprio in conseguenza della “foratura” dei conti pubblici nazionali per le Olimpiadi di Atene del 2004. Se non prendiamo ispirazione dalla storia, sia nostra (2026) che altrui (2004), ci starà solo bene se finiremo stritolati dalla Troika. E lì ci sarà poco da discutere: al confronto il Governo Monti sarà una tisana all’acqua di rose.
Il signor Draghi, un democratico…