Perché dobbiamo rompere il silenzio
(healthocide, la privatizzazione che uccide la sanità pubblica)
di Vittorio Fontana
(pubblicato su ilpunto.it il22 gennaio 2026)
Ho letto due recenti articoli molto interessanti su saluteinternazionale.info e li ho messi insieme perché mi pareva che si completassero a vicenda. Tirando le somme, le domande che mi sono posto sono queste: lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn) attraverso la sua privatizzazione si può considerare una forma di healthocide, cioè di uccisione della tutela della salute come la intende l’articolo 32 della Costituzione e soprattutto l’istituzione del Ssn del 1978? E come professionisti sanitari siamo chiamati a prendere posizione?

Ma andiamo per ordine. Il primo dei due articoli è “La manovra contro la sanità pubblica” di Chiara Giorgi, professoressa di Storia contemporanea alla Sapienza università di Roma [1]. Vi riporto l’incipit: “La Legge di bilancio 2026 accentua la spinta verso la privatizzazione della sanità italiana. I recenti dati Istat mostrano infatti le grandi dimensioni della spesa sostenuta direttamente dalle famiglie, giunta nel 2024 a 41,3 miliardi, e soprattutto la rapida crescita di quella intermediata attraverso assicurazioni, arrivata a 6,4 miliardi. È questa una fotografia della attuale realtà italiana in cui i fondi sanitari, legati anche a all’espansione del welfare aziendale, hanno ormai assunto una natura sostitutiva del Ssn, mettendo in discussione l’universalismo del diritto alla salute, reintroducendo un collegamento fra assistenza sanitaria e condizione occupazionale, potenziando il ruolo delle compagnie assicurative e dei soggetti privati, sottraendo risorse alle entrate fiscali”.
Aggiungo anche, per ciò che riguarda la Regione Lombardia – spesso apripista di progetti di privatizzazione della sanità pubblica nazionale – la recente Delibera 4986 del 25 settembre 2025 che sembra progettata per aprire la strada alle assicurazioni sanitarie con canali privilegiati nel pubblico (vedi “Per approfondire”).
A questo proposito inserisco una piccola storiella, inventata (o forse no), sul futuro che ci aspetta:
Buongiorno signora ha suonato il campanello?
Sì certo esigo di essere cambiata, io la pago
Ehi ma ci sono anch’io
Zitta lei è che è qui gratis con il Servizio sanitario nazionale
la signora invece ha un posto letto a pagamento, un’ottima assicurazione, merita un’assistenza di qualità
Insomma, solo i culi paganti verranno puliti con prontezza, gli altri no. E questo solo per le cure igieniche, poi viene tutto il resto.
È questo quello che vogliamo? Una pura regressione al tempo delle mutue, al dottor Tersilli di Alberto Sordi. Personalmente la trovo una cosa aberrante, inaccettabile per qualsiasi professionista sanitario del Ssn, che andrebbe rimandata al mittente con un atto di disobbedienza civile se non di resistenza.
Ed è qui che si inserisce il secondo articolo “Il medico neutrale fa la piaga puzzolente” di Letizia Fattorini, medica specialista in Igiene e medicina preventiva, che parla di prendere posizione come professionisti sanitari durante i conflitti. L’articolo esordisce con una frase di Elie Wiesel, scrittore e attivista per i diritti umani: “Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato”.
Nell’articolo si parla di healthocide, termine che è stato per la prima volta descritto da Abi-Rached e collaboratori sulla rivista BMJ Global Health, che lo hanno definito come “l’uccisione e/o la distruzione di servizi e sistemi sanitari per scopi ideologici”, nonché “la frammentazione e la distruzione deliberata della health – intesa nel suo significato originale di stato di integrità e completezza – attraverso lo smantellamento o la devastazione deliberata della salute e del benessere di una popolazione nella sua interezza”.
Si chiede Letizia Fattorini, che ricorda come la Medicina non sia solo una Scienza ma un dovere morale: “E noi che abbiamo giurato sul codice deontologico di ‘curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute’, cosa facciamo in questo tempo in cui si intrecciano conflitti con crisi sanitarie, sociali e ambientali, amplificandosi a vicenda in un turbine che sembra senza fine? Restiamo in silenzio, trincerandoci dietro al principio della neutralità medica? Perché il silenzio diventa indifferenza”.
Insomma, come diceva Pif, “e noi come stronzi rimanemmo a guardare” (?).
Mi chiedo allora: si può considerare anche questa privatizzazione una forma di healthocide contro cui, come professionisti sanitari, si deve prendere posizione in modo deciso?
Assolutamente sì. Per me andrebbe perseguita con convinzione una regressione inversa (cioè, in realtà, vero progressismo che guarda ai migliori esempi del nostro passato repubblicano): ripercorrere a ritroso e cancellare le tappe che in questi anni hanno portato scientemente allo smantellamento del Ssn…
– privatizzazione -> regionalizzazione -> aziendalizzazione———————————————————>
… e riportarlo allo spirito della riforma del 1978 ma per farlo ci vorrebbe una politica, dei professionisti sanitari (me compreso) e dei cittadini all’altezza, nulla che si veda all’orizzonte.
Conclude infine Chiara Giorgi: “Rimettere al centro della politica la sanità pubblica, il suo potenziamento partecipato, il diritto fondamentale alla salute, come sancito dalla Costituzione, significa e comporta ripensare un modello di convivenza fondato sui principi dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’interdipendenza, della cura. Ancora una volta è il caso di richiamare le parole di uno dei più̀ importanti protagonisti dei conflitti e delle conquiste degli anni Settanta: ‘decidere – scriveva Giulio A. Maccacaro – quale posto spetti alla salute in una scala di priorità̀ è un atto che qualifica non solo e non tanto, funzionalmente, un servizio sanitario quanto, politicamente, una società’”.
Ma quali sono i modi e le forme di questa lotta? C’è bisogno che qualcuno ce le indichi e ci guidi perché il nostro mestiere è altro. Spesso siamo talmente impegnati e oberati dalla nostra attività prevalente (clinica o altra che sia) da non sapere come muoverci praticamente e finiamo per sentirci soli, isolati e impotenti.
Bibliografia
- Giorgi, Chiara, La manovra contro la sanità pubblica. Saluteinternazionale.info, 17 dicembre 2025.
- Fattorini, Letizia, Il medico neutrale fa la piaga puzzolente. Saluteinternazionale.info, 1 dicembre 2025.
La delibera della Regione Lombardia (Per approfondire)
La Regione Lombardia ha approvato nel settembre 2025 la delibera 4986, che introduce un nuovo modello sperimentale di attività sanitaria pubblica ribattezzato da critici e media “Super-Intramoenia”. Il provvedimento consente alle strutture sanitarie pubbliche, come aziende sociosanitarie territoriali e Irccs, di stipulare convenzioni dirette con fondi sanitari integrativi, mutue e compagnie assicurative, permettendo agli assistiti di accedere a prestazioni all’interno degli ospedali pubblici con copertura assicurativa totale o parziale dei costi. A differenza dell’intramoenia tradizionale, l’attività è organizzata a livello aziendale: le strutture mettono a disposizione spazi, tecnologie e personale, mentre gli operatori sanitari possono aderire su base volontaria ricevendo compensi aggiuntivi. L’obiettivo dichiarato è aumentare trasparenza, tracciabilità e sicurezza delle prestazioni, tutelando cittadini e professionisti. La delibera è accompagnata da linee guida operative e da uno schema di convenzione e prevede una fase di sperimentazione con una verifica dopo sei mesi per valutarne l’impatto su liste d’attesa e organizzazione ospedaliera.
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@93 “la lotta all’evazsone NON dovrebbe essere un obiettivo dei governi, cioè un obiettivo politico”
Ah, davvero? Quindi norme fiscali, risorse stanziate per i controlli, strumenti a disposizione degli accertatori, priorità investigative, condoni vari, accessibilità dei dati, fatturazione elettronica, POS obbligatorio, limiti all’uso dei contanti – solo per fare alcuni esempi – non sarebbero scelte politiche?
Crovella, mi pare che tu confonda chi opera sul piano tecnico (Guardia di Finanza, Magistratura, Agenzia Entrate) con chi stabilisce regole, strumenti, priorità e margini operativi. Ovvero la politica (in un sistema democratico, naturalmente).
Che poi l’evasione sia prosperata con governi di qualsiasi colore resta un fatto, ma di certo non è una giustificazione.
Piuttosto un motivo per mandarli tutti a fanculo 🙂
@ 98
Al riguardo Wikipedia scrive quanto segue (il carattere neretto e il contenuto tra le parentesi quadre sono mie). Ognuno potrà farsi per conto proprio un’opinione in merito.
Superbonus 110% è stata una misura di incentivazione edilizia introdotta il 19 maggio 2020 dal governo Conte II. [Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali, Italia Viva].
Originariamente prevista come misura di rilancio post-lockdown che avrebbe dovuto terminare al 31 dicembre 2021, la misura è stata prorogata ed ampliata dal governo Draghi [Lega, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva, Articolo Uno, Azione, ma non Fratelli d’Italia] allungando la scadenza ultima fino al 30 giugno 2022 o 2023 a seconda dei soggetti coinvolti. Tale approvazione ha ricevuto un voto favorevole con maggioranza plebiscitaria e bipartisan di destra, centro e sinistra.
In seguito, con decreti e leggi finanziarie, la misura è stata ulteriormente prorogata: solo successivamente sono emerse critiche e cambi di opinione, ma [il Superbonus] non è stato abrogato né da Mario Draghi, né dal successivo governo Meloni, che però lo ha limitato solamente a zone colpite da sisma o allagate, ed è tuttora vigente sebbene con percentuali a scalare fino al 31 dicembre 2025.
Ad aprile 2024 il costo del provvedimento viene stimato in 160 miliardi di euro.
Nel giugno 2022 la misura è stata bocciata dalla Corte dei Conti […]
Fabio, erano d’accordo TUTTI. Ci sono video e dichiarazioni.
Quindi adesso non facciano i furbetti a dire che devono ricoprire il buco di altri.
“Anzi si sa benissimo che ogni tipo di governo ha quanto meno accettato se non incentivato l’evasione”
questa frase al #96 contraddice palesemente la tua affermazione precedente al #93
“la lotta all’evazsone NON dovrebbe essere un obiettivo dei governi”
L’evasione è un reato perché è una violazione di leggi già esistenti. I governi possono agire in una o nell’altra direzione ma con efficacia prospettica, ovvero elaborando NUOVE leggi, da contenuti più disparati (patrimoniale oppure modificando il contante in tasca), oppure lasciando intendere che faranno o non faranno condoni (per cui la gente evade speculando di mettersi in regola in futuro a costi inferiori). Al netto di tutto ciò, l’evasione è un reato e va obbligatoriamente perseguita, ma NON dal governo bensì dalle autorità competenti che agiscono tecnicamente, non per decreto. E, con governi di ogni colore, l’evasione è sempre cresciuta. Anzi si sa benissimo che ogni tipo di governo ha quanto meno accettato se non incentivato l’evasione, perché l’evasione viene definita un welfare implicito che allo Stato costa di meno del welfare erogato dallo Stato. E tutto ciò è sempre capitato compreso i periodi con governi di centro sinistra
Non sarà molto ma il governo Meloni qualcosa ha fatto, per quello che è nelle possibilità delle decisioni politiche
https://www.secoloditalia.it/2026/05/guerra-ai-furbetti-del-fisco-il-record-della-meloni-100-milioni-di-scontrini-in-piu-dopo-lunione-di-pos-e-casse/
“la lotta all’evazsone NON dovrebbe essere un obiettivo dei governi, cioè un obiettivo politico”
Questa poi è grossa!
La volontà di limitare l’evasione e perseguirla è solo un obbiettivo politico e la mancanza di volontà politica (se non addirittura la volontà politica di favorirla) è il maggior incentivo e motore dell’evasione!
L’evasione NON è un problema esclusivo degli ultimi 4 anni. E’ una costante della situazione italiane ed è un trend in costante crescita. Da che ho contezza mi ricordo che ogni governo che si insediava ha sempre citato “la severa lotta contro l’evasione” come uno dei suoi obiettivi principali e, alla fine dl quel governo, l’evasione stimata (perché non esiste una statistica ufficiale dell’evasione, sennò che evasione sarebbe?) è sempre stata più elevata di quello che era all’inizio del governo. Governi di ogni colore e orientamento, quindi è un problema endemico.
Inoltre la lotta all’evazsone NON dovrebbe essere un obiettivo dei governi, cioè un obiettivo politico, bensì un obiettivo di lotta a una violazione di legge, cioè competenza degli organi inquirenti competenti (Guarda di Finanza e magistratura). In quella direzione dovrebbe agire anche l’Agenzia delle Entrate, a prescindere dagli “ordini” che riceve dal governo.
L’evasione fiscale c’è ovunque nel mondo, ma la propensione italiana è più accentuata che altrove. Ogni minima smagliatura viene sfruttata. E’ un cane che si morde la coda: meno servizi ho dal welfare e più sono portato a evadere, almeno mi metto da parte dei soldini per pagarmi i servizi privatamente. Occorre cmq distinguere fra evasione fiscale ed elusione, che è una cosa molto differente e perfettamente legale (mentre la prima non lo è).
Circa scuola e sanita che si inabissano (per mancanza di fondi) oppure che vengono fatte inabissare, anche qui è una quesitone di lana caprina. I due fenomeni si autoalimentano. Tutta la politica ha interesse ad alimentare i circuiti paralleli, cioè quelli privati. Destra e sinistra non cambia un fico secco: agevolazioni per le scuole parificate o per le strutture sanitarie convenzionate con SSN ne sono state fatte da ogni tipo di governo. L’Italia è la repubblica delle banane: lo è sempre stata e sempre lo sarà. e’ bellissimo viverci perché c’è il sole, il mare, il buon cibo, le belle donne… ma per il resto è peggio del Sud America.
@87 “anziché perdere tempo sui dati statistici, che sono importanti ma fino a un certo punto, osservate la realtà e soprattutto stateci “dentro”: io percepisco […]”
Ah, vabbè. Se i dati statistici “sono importanti ma fino a un certo punto” mentre la vera fonte di realtà è costituita dalle tue percezioni, allora direi che non c’è molto spazio per una ulteriore discussione.
Detto questo, sul tema del welfare mi sembra che nessuno abbia ancora notato l’elefante nella stanza.
Ovvero l’evasione fiscale.
Perché prima di concludere che il progressivo deterioramento dei servizi pubblici dipenda soprattutto da un welfare eccessivo, da troppi diritti o da cittadini cicale,forse bisognerebbe chiedersi anche quanto abbia inciso, per decenni, una gigantesca sottrazione di base imponibile e di risorse fiscali. E quanto incida tutt’ora.
Invece di chiedere ulteriori sacrifici ai soliti noti, non sarebbe il caso una buona volta di mettere mano a questa vergogna nazionale?
“La scuola pubblica, salvo eccezioni di particolari istituti di tradizione, sta inabissandosi”
No, la scuola italiana la stiamo facendo inabissare.
L’Italia spende molto meno della media europea per la scuola e lo sport nazionale sembra essere quello di tagliare sempre di più per favorire la scuola privata
https://it.euronews.com/my-europe/2025/09/10/quanto-investono-i-paesi-ue-nellistruzione
Così come spendiamo decisamente meno della media europea per la sanità e anche qui per favorire la sanità privata
https://epiprev.it/blog/come-sta-la-sanita/la-sanita-in-italia-e-in-europa
Credo sia bene usare i termini corretti per definire correttamente il problema e magari provare a risolverlo.
E prima che inizi il refrain, non è una colpa di questo Governo e non mi frega niente se i comunisti hanno partecipato in prima persona al saccheggio.
Di certo comunque la mentalità e l’ideologia che sottende questo Governo (e di troppa parte dell’opposizione, ahimé) fa parte e genera questa situazione
@88 Concordo in pieno! I (pochi) soldi che abbiamo e/o che riusciamo a ottenere dall’Europa, teniamoceli per noi e per le ns esigenze! Ma purtroppo per quanto quelle cifre (da te citate) siano ingenti, sono una goccia nel mare e sono temporalmente ben contestualizzate. il punto sul welfare non è assicurarlo in un “certo” anno (anziché sprecare i soldi in altre cose), ma assicurarlo SEMPRE. Tu non sai se starai male (avendo quindi bisogno della sanità pubblica di alta qualità) domani, dopo domani o fra 10 anni.
Allora si procede al soliti modo italiano, ipocrita. Formalmente il welfare è intatto, anzi forse lo hanno perfino aumentato: tanti diritti per tutti. Poi però all’atto pratico i diritti concreti non ci sono o non ci sono per tutti o non sono di qualità come eravamo abituati. Se domani hai bisogno di una TAC, cerchi di prenotarla in una struttura pubblica e ti danno l’appuntamento fra un anno, se va bene. La scuola pubblica, salvo eccezioni di particolari istituti di tradizione, sta inabissandosi. Le linee ferroviarie cosiddette “morte” sono davvero morte, le hanno chiuse e certi valligiani NON hanno il servizio per andare in città. Il sistema pensionistico (Fornero o non Fornero) formalmente esiste, ma ogni anno slitta in là l’età pensionabile. Per cui chi NON ha risorse finanziarie proprie (o per esempio fa una polizza sanitaria, che però “costa”) aspetta un anno per la TAC e se nel frattempo passa fra i più… e tutto questo con governi di qualsiasi colore. Perché non si fanno le nozze con i fichi secchi. O entriamo nella logica di mettere le mani profondamente nel sistema socio-politico-economico o andremo avanti così, ma i servizi pubblici effettivamente ottenibili dai cittadini saranno sempre meno di numero e di qualità sempre peggiore.
non cedo altro che servizi pubblici che peggiorano come quantità e come qualità: il SSN non assicura il servizio come quando ero ragazzo/giovane, la scuola pubblica (salvo eccezioni) è nettamente peggiorata, i trasporti non ne parliamo, l’età pensionabile cresce ogni anni… Giusto per stroncare obiezioni alla nascita, non si tratta di un peggioramento degli ultimi 4 anni, cioè imputabile al governo in carica. Il trend è iniziato sul fa metà-fine anni ’90 e si è appesantito dopo il 2000. Per il motivo che ho già detto: non era più possibile continuare con il giochino che, prima hanno fatto tutti (dalla DC a Craxi), di emettere valanghe di debito pubblico.Senza avere una buona ricetta per rimettere il dentifricio nel tubetto , concordo su questi punti, la qualità della vita ( o diciamo dei parametri non psicologici della qualità della vita ) , è aumentata rispetto agli anni in cui si moriva per un’appendicite.Siamo molto più esigenti ma abbiamo di fronte vincoli stringenti : il debito pubblico non può essere sempre usato come una panacea , un po’ perchè ce lo chiede l’Europa , e un po’ perchè in un mercato vicino alla piena occupazione si traduce tutto in inflazione , come ci ha insegnato la famosa storia del superbonus di Conte.E i vincoli stanno cominciando ad essere tantissimi , anche se facciamo finta di non vederli : vincoli legati ad eccesso di popolazione , vincoli legati a scarsità di risorse produttive ed alimentari , vincoli che dovremmo imporci ( ma non lo facciamo ) per preservare l’ambiente , vincoli legati al fatto che la nostra stessa interconnessione a livello mondiale rende immediatamente le crisi sistemiche così come le epidemie.
@ 85
1) A causa dei bonus, superbonus e iperbonus di Conte “Mister 110%” è stata dilapidata una montagna di denaro, al cui confronto l’Everest pare una collina. Alcuni studi parlano di qualcosa nell’ordine dei 150-200 miliardi di euro!
2) Altre decine di miliardi sono stati sperperati col cosiddetto reddito di cittadinanza, che spesso è diventato reddito di divananza.
3) Altre decine di miliardi sono scialacquati per ospitare e mantenere milioni di immigrati da quasi tutto il mondo, dei quali la massima parte sono clandestini di cui nulla si sa.
4) Innumerevoli altri miliardi sono stati spesi – e sono spesi – per armare l’Ucraina in guerra.
Carlo, non ritieni che quei soldi avrebbero dovuto essere spesi (e tuttora dovrebbero!) per il S.S.N.?
Cioè a beneficio dei poveri cristi italiani.
Cmq, anziché perdere tempo sui dati statistici, che sono importanti ma fino a un certo punto, osservate la realtà e soprattutto stateci “dentro”: io percepisco da almeno 20 anni che gli imprenditori con aziende in Italia hanno complessivamente voglia di andarsene e, come ho ripetuto fino alla noia, oggi spostare il capitale è un gioco da ragazzi (rispetto agli anni ’70-80). inoltre, sempre guardandosi intrno, non cedo altro che servizi pubblici che peggiorano come quantità e come qualità: il SSN non assicura il servizio come quando ero ragazzo/giovane, la scuola pubblica (salvo eccezioni) è nettamente peggiorata, i trasporti non ne parliamo, l’età pensionabile cresce ogni anni… Giusto per stroncare obiezioni alla nascita, non si tratta di un peggioramento degli ultimi 4 anni, cioè imputabile al governo in carica. Il trend è iniziato sul fa metà-fine anni ’90 e si è appesantito dopo il 2000. Per il motivo che ho già detto: non era più possibile continuare con il giochino che, prima hanno fatto tutti (dalla DC a Craxi), di emettere valanghe di debito pubblico. ci siamo bruciati la credibilità finanziaria in queo decenni. In pratica è un’applicazione della favola della formica e della ccala. Siamo stati “cicale”, consmando voracemente servizi pubblici gratuiti e di alta qualità, e così facendo abbiamo consumato tutta allora la possibilità di ricorrere al debito pubblico. Oggi decrescerà sempre di più e quindi i servizi pubblici si ridurranno progressivamente sia in quantità che in qualità (anche con governi di sinistra).
@84. Quelli sono dati statistici “riassuntivi”, anche a livello di spaccati disaggregati, mettono tutto insieme, come un minestrone. Sono dati che NON dicono le cose che sono invece importanti per il discorso primario (=come finanziare il welfare). esempio: che “qualità” hanno questi nuovi posti di lavoro? Che remunerazione hanno? che flussi fiscali generano? redo bassi, perché l’occupazione è aumentata, statisticamente parlando, grazie a incentivi che sono il più delle volte incentivi fiscali, specie per le aziende. ecc ecc ecc.
Ma io faccio un discorso diverso. Chissenefrega dei posti di lavoro, almeno in questa sede. L’importante so0no le aziende che rimangono o che ritornano o che arrivano dall’estero in Italia. Che dimensioni hanno? Che mentalità gestionale hanno? Che stabilità strutturale assicurano? Quanto parteciperanno al finanziamento del welfare nostrano?Ho fatto l’esempio di Stellantis che NON paga più le tasse al fisco italiano: Stellantis è “andata via”, ce la siamo persa. Può darsi, a livello statistico che nel frattempo siano nate 10 aziende da zero, magari da 50 dipendenti l’una e con relativo fatturato (che non è quello di Stellantis) e flussi fiscali corrispondenti (che NON sono quelli di Stellantis). Ergo 10 nuocve aziende meno Stellantis persa, fa un risultato statistico di 9 nuove aziende 10 – 1, ma per i conti dello stato la situazione è completamente differente. al netto dei numeri, conta anche la diffusione commerciale delle aziende (l’export) e il 2prestigio”: perdere un top player come Maradona non viene compensato da 10 altri giocatori che arrivano al suo posto.
@83 NO, NON sono favorevole alla privatizzazione del SSN. ;a occorre avere le risorse finanziarle per erogare i servizi. Come ho sostenuto dal mio primo intervento, il modello italiano nel suo complesso si sta imporerendo: il SSN come tutto il welfare è sempre stato finenziato da “altri” attraverso la sottoscrizione di nuovo debito pubblico. Facile vivere alle spalle degli altri: se non avessimo avuto quel meccanismo (abilmente sfruttato dai politici di ogni colore!) probabilmente non avremmo mai avuto un welfare (compreso il SSN) così “ricco ed esteso”.
Ora non c’è più quel meccanismo (= devbito pubblico aggiuntivo) e quindi l’intero welfare si riduce per mancanza di risrose: chiudono gli ospedali e/o non aumentano i serrvizi per cui ecco le liste dattesa infinite… Di conseguenza, il SSN sarà sempre più esiguo e coprirà sempre di meno. Inevitabilmente al suo posto prolifera la sanità privata, ovviamente a pagamento.
Per cui, anche se non sono, ideologicaemnte, a Favore per la privatizzazione del SSN, di fatto il fenomeno si sta producendo da solo
@79/82
“l’apparente contraddizione con i dati occupazionali positivi […] è presto spiegata”
“I fati ISTAT (come il tasso di disoccupazione ecc) in genere riguardano agglomerati complessivi”
“sono effettivamente aumentati gli occupati totali, grazie all’aumento nei settori alternativi all’industria (agricoltura, servizi, turismo ecc)”
Crovella, fammi capire una cosa per favore.
Se ISTAT fornirebbe “in genere” solo “agglomerati complessivi” e non dati disaggregati (ci torniamo più avanti), su quali basi puoi sostenere che l’aumento occupazionale riguardi soprattutto “settori alternativi all’industria”?
È una lettura basata su dati settoriali (se sì, quali, gentilmente?) oppure è una tua inferenza?
Perché, in realtà, ISTAT produce eccome dati disaggregati per settore.
Nel rapporto mercato del lavoro IV trimestre 2025:
(www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercato-del-lavoro-IV-trim_2025.pdf)
il Prospetto 7 mostra – ad esempio – che le posizioni lavorative dipendenti nell’industria in senso stretto risultano in crescita (+0,9% rispetto al 2024) e le ore lavorate, sempre nell’industria, sono stabili (+0,1%).
A me sembra che, guardando questi dati, la contraddizione fra “dati occupazionali positivi” e il fuggi-fuggi di imprenditori, imprese e capitali da te descritto sia tutt’altro che “apparente“.
Quanto alle imprese in generale, i dati Movimprese indicano per il 2025 un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni, con crescita complessiva intorno all’1% e il contributo rilevante viene proprio delle società di capitali: “Il saldo positivo annuale è interamente riconducibile alle società di capitali, aumentate di 66.878 unità (+3,48%)“.
Fonte: unioncamere.gov.it/comunicazione/comunicati-stampa/imprese-nel-2025-la-crescita-tocca-il-1-saldo-positivo-di-57mila-unita
Infine, quando parli genericamente di “impoverimento del settore industriale”, sarebbe utile che tu chiarissi a quale indicatore ti riferisci (produzione?, valore aggiunto?, investimenti?, occupazione?).
Perché trattarli come un blocco unico con un generico termine “impoverimento” rende difficile capire cosa intendi.
Quanto ai “cali occupazionali del settore industriale“, abbiamo già visto che i dati ISTAT non supportano questa affermazione.
Tornando al tema, Carlo, sei o non sei d’accordo sulla privatizzazione del S.S.N.?
Io no. Graniticamente no.
P.S. Se tu avessi già espresso opinione nel merito, me la sono persa. Perdonami.
La contraddizione cui accennavo io è fra i dati statistici (raccolti in aggregati e non specifici per il settore industriale) e l’impoverimento del settore industriale. Quest’ultimo si porta dietro anche crisi occupazionali specifiche. Dal punto di vista occupazionale nel suo complesso, evidentemente i dati statistici confermano che altri settori compensano i cali occupazionali del settore industriale. Dal punto di vista della variazione del PIL (che corrisponde alla creazione di ricchezza annua) non accade lo stesso o non accade in misura rilevante ed è questa la cifra critica per il discorso in termini di sostenibilità del welfare. Volere volare se Stellantis scappa dall’Italia, hai voglia prima di riuscire a compensare i suoi flussi fiscali con quelli in più dagli alberghi pieni di turisti…
La contraddizione tra i dati ISTAT e quelli declamati dal Governo è tuttaltro che apparente, in particolare quelli del Governo rientrano nella categoria “verità alternativa” (o, volendo essere precisi , “palla conclamata”).
Il tasso di occupazione cala di 0.1 punti percentuali, ma il preoccupante è che cala per i maschi sotto i 49 anni e per le donne.
Il Governo si è limitato a guardare le variazioni rispetto al trimestre precedente, ignorando quelle su base annua. Ma sbandierare questo dato, che è al massimo tendenziale (ovvero una speranza, un buon segno, forse), come un grande successo è pura propaganda dalle gambe corte.
“Tutti presi nell’agone del dibattito fra capitalismo bastardo e diritti per tutti (gratis), nessuno si è accorto di un mio lapsus”
Questo indica l’attenzione con cui vengono letti i tuoi interminabili e ripetitivi sbrodolamenti e dovrebbe dirti pur qualcosa sulla loro efficacia.
Elctrolux: gli esuberi sono 1700
Tra l’altro l’apparente contraddizione con i dati occupazionali positivi diffusi dal governo è presto spiegata. I fati ISTAT (come il tasso di disoccupazione ecc) in genere riguardano agglomerati complessivi e non il solo settore industriale. Al seguito di facilitazioni burocratiche e fiscali per i datori di lavoro, sono effettivamente aumentati gli occupati totali, grazie all’aumento nei settori alternativi all’industria (agricoltura, servizi, turismo ecc): molti lavoratori stagionali sono passati a tempo pieno e molti lavoratori “in nero” sono stati ufficializzati con contratti a tempo indeterminato. Non sono affatto risultati da disprezzare, perché garantiscono maggior stabilità economica ai lavoratori stessi. L’andamento occupazionale del settore industriale è invece molto diverso e molto erratico. Ma in questa sede (welfare) NON rileva tanto il trend occupazionale dell’industria, quanto il fatto che, se la proprietà delle aziende (il “capitale imprenditoriale”) esce dall’Italia, in genere NON ritorna più, oppure viene sostituito da capitale “corsaro” (i cinesi, i turchi ecc: oggi qui domani chissà..). Si perdono ingenti flussi fiscali (Exor paga le tasse in Olanda). Il venir meno di questi flussi depotenzia la capacità finanziaria per garantire servizi pubblici gratuiti ai cittadini, questo è il punto. Bisogna ricreare le condizioni perché il capitale trovi attraente produrre in Italia e ci resti o ci torni, sennò avremo un welfare sempre più esiguo fino alla sua estinzione.
Tutti presi nell’agone del dibattito fra capitalismo bastardo e diritti per tutti (gratis), nessuno si è accorto di un mio lapsus. Ho attribuito alla famiglia Del Vecchio la proprietà dell’Elettrolux. Invece l’azienda di famiglia è la Luxottica (non mutano però le perplessità sulle prossime decisioni del “nuovo” capo dell’impero Del Vecchio). In compenso l’Elettrolux, che è una multinazionale svedese degli elettrodomestici, pare abbia deciso di vendere un suo stabilimento italiano ai cinesi e, per snellire l’occupazione di quello stabilimento, ha “identificato” 175 esuberi, cioè dipendenti da licenziare. I cinesi mica sono interessati al contesto di lavoro italiano: si “piazzano” qui perché così risultano produttori in UE e bypassano i dazi all’import. Ma dopo 2-3 anni mangiano la foglia e sposteranno la produzione in Polonia, Cekia, Slovacchia ecc, sempre in UE ma senza la pesantezza della legislazione italiana sul lavoro.
Ipotizziamo che il farmaco cestinato perché prodotto in Israele fosse un antitumorale utile a Xmila pazienti che lo stato dovra’ poi ricomprare , dire che le due prodi dottoresse hanno fatto un’ idiozia ideologica è una cosa “bianconerista e banalizzante” ?
O siamo noi che non possiamo capire l’enorme sottigliezza del tuo discorso ?
@ 75
Dimenticavo: il video è stato pubblicato da La Repubblica, noto quotidiano di destra estrema i cui lettori sono ovviamente “fassisti”.
Infatti, prova a leggere i commenti rivolti alle gesta delle due ardite virago.
Ardite sí, ma a spese del contribuente e della deontologia professionale, e poi pronte a piagnucolare scuse per tema di sacrosante sanzioni della ASL. Che donne sinistre! Sinistre e sinistrate…
Balsamo, questi sono i medici e gli infermieri del S.S.N. dei tuoi sogni. Ammira il loro retto senso professionale.
Se sarai ricoverato in ospedale, ti auguro di goderteli.
https://www.youtube.com/shorts/fhPZDftj-T0
Sì o no, bianco o nero, vero o falso, buono o cattivo, soffri o godi…
Bertoncè, dammi retta, dovresti cercare di uscire da questa tua logica bianconerista semplificatoria e banalizzante.
Purtroppo (o per fortuna) i fatti del mondo sono più complessi di così e Il fatto che tu riesca a ridurre una questione industriale e politica complessa a “soffri o godi?” spiega molto meglio di qualunque mia risposta il livello a cui vuoi tenere la discussione.
Un peccato, perché il tema proposto dall’articolo del “rompere il silenzio” e quello delle conseguenze positive e quelle nefaste delle azioni di boicottaggio e protesta sarebbero anche interessanti, a mio parere.
Balsamo Ricci da Sogno, fammi capire: i sinistrati boicottano un’azienda e poi vi lamentate se essa si trova in difficoltà? oppure ne godete?
Ordunque, decidetevi: soffrite o gioite? Dimmi: soffri o godi?
Daje, Bertoncè. Gatti, criceti, specchi… Forse pensi di essere simpaticamente sarcastico, ma resta il fatto che sul merito della questione (al solito) poco c’azzecchi.
Ma secondo te, lo sa, Porro, che parla di “alleviare sia le spese delle famiglie sia quelle delle casse pubbliche“, che dopo la pratica scorretta di Teva quando finalmente il prodotto concorrente è entrato nel mercato, i prezzi di listino sono diminuiti fino all’80%?
E, sempre secondo te, lo sa Porro che a produrre i generici non c’è solo Teva ma una pletora di aziende e che la base per ridurre i costi è la concorrenza e la scadenza dei brevetti?
Se la causa dei problemi di Teva fosse davvero il boicottaggio (ma, visto il pregresso, io non sono di questa idea), sarebbe un’ottima notizia nell’ottica del “rompere il silenzio” proposta dall’articolo.
Un pò meno per i lavoratori di Teva o di altre aziende dalla condotta etica considerata opinabile.
Ma le scelte fra lavoro ed etica, fra azioni di boicottaggio e ricadute occupazionali, devono proprio essere necessariamente conflittuali?
E si capisce : boicottando Teva o un regista israeliano a Venezia, o ancora comprando meno pompelmi Jaffa , noi risolviamo i problemi del medio oriente.
Balsamo, ho fatto un esperimento: dal mio gatto sono passato a un criceto. Pure lui è risultato non cosí fazioso e con meno spocchia.
Però, nonostante corra come un dannato sulla ruota girevole, tu lo surclassi con le tue arrampicate sugli specchi e con i tripli salti mortali all’indietro nel tentativo di dimostrare di aver ragione, sempre e comunque.
Complimenti al cervello!
Dimmi: boicotti ancora i pompelmi Jaffa?
@66 “L’invito di pseudointellettuali radical-chic e di professionisti della “lotta dura senza paura” […]”
Al di là della rappresentazione caricaturale dell’interlocutore – piuttosto evidente nel testo e che è caratteristica del soggetto dal cui sito il testo è tratto – se fosse vero che i cali produttivi lamentati da Teva fossero conseguenza diretta ed esclusiva delle azioni di boicottaggio, allora si potrebbe anche riflettere sul fatto che i cittadini, agendo in modo coordinato, possano incidere concretamente sulle dinamiche economiche.
E sulle conseguenze che questo comporta anche per altri lavoratori.
Tuttavia, Teva è in contrazione dal 2017, quando a iniziato a chiudere stabilimenti e licenziare lavoratori in tutto il mondo, Israele e Italia compresi.
Questo rende quanto meno debole l’ipotesi di un nesso causale diretto tra le campagne di boicottaggio e le attuali (e passate) dinamiche occupazionali.
Inoltre, riguardo all’ “alleviare sia le spese delle famiglie sia quelle delle casse pubbliche“, ricordo che nel 2024 Teva è stata multata dall’UE per quasi mezzo miliardo di Euro per abuso di posizione dominante, legato a pratiche volte a ritardare la concorrenza su un farmaco per la sclerosi multipla e a campagne informative su un prodotto concorrente e meno costoso considerate fuorvianti.
Insomma, mi sa che Crovella non sia l’unico a pestare rastrelli 🙂
Fonti:
moked.it/blog/2017/12/17/teva-taglia-lavoratori-non-ci-stanno-un-colosso-farmaceutico-crisi/
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/farmaci-da-commissione-ue-maxi-multa-da-mln-di-euro-a-teva-mix-di-abusi-su-brevetti-medicinale-contro-sclerosi-multipla/
@ Bertoncelli
Condivido la tua affermazione, ma non tanto per non essere come Tafazzi , ma perché i presupposti di base mi sembrano viziati da strabismo , e mi sembrano da rigettare in quanto pareri , non “fatti”.
Parliamo di persone che giustamente si indignano quando qualcuno di loro viene privato della libertà di esprimere le proprie idee, ma loro sono quelli che da decenni impediscono di parlare nelle università e di manifestare ai loro avversari politici.
Se andiamo su Israele non sanno una ciolla di come agisce un guerrigliero Houti in Yemen , un uomo di Daesh in Siria , un guerrigliero di Hamas in Palestina , o l’antistato di Hezbollah in Libano , però si agitano all’ unisono come cheerleader , quando israele distrugge una postazione avversaria ed invariabilmente dentro c’erano solo “bambini” fra i 15 e i 19 anni , con il loro bravo AK 47 , che spara un proiettile per bambini , beninteso.
E il boicottaggio degli artisti Russi o Israeliani fa’ qualcosa a Putin o Netanhiau ?
Per fottere un italiano e dargli da bere qualunque cosa basta veramente poco…
Anche un demagogo come Conte , uno che senza regali clientelari fatti sforando con il debito pubblico si sente un’aquila , ma in fondo è colpa di chi lo vota.
@ 66
Nel 2025 alcune strutture sanitarie pubbliche italiane boicottarono i farmaci israeliani.
Addirittura, in almeno un caso – che fece scandalo – alcune farmaciste esagitate giunsero a GETTARE NELLA SPAZZATURA (!) medicinali israeliani già presenti in magazzino. Erano prodotti della Teva.
L’idiozia si sta impossessando del mondo.
— TAFAZZI DI TUTTA ITALIA, UNITEVI! —
L’invito di pseudointellettuali radical-chic e di professionisti della “lotta dura senza paura” è risaputo. Poiché in Israele, secondo loro, è in corso un “genocidio” – nonostante i giudizi della giustizia internazionale siano assai piú controversi – quel Paese deve essere boicottato.
Poi però, quando arriva il conto (tagli della produzione e posti di lavoro a rischio nelle aziende israeliane presenti in Italia), all’improvviso cominciano ad alzarsi “sospiri, pianti e alti guai” in nome dei lavoratori. È quanto sta accadendo con Teva Pharmaceutical Industries, multinazionale nel campo dei farmaci generici, che ha sede a Tel Aviv ma con importanti impianti anche in Italia.
La CGIL e parti del Partito Democratico dimenticano – o fingono di dimenticare – di aver sostenuto in prima persona campagne di boicottaggio, definendole un gesto di civiltà. Alcune sedi della CGIL, mesi fa, hanno persino applaudito il rifiuto simbolico di farmaci Teva nelle ASL.
Il risultato? Un drastico calo degli ordini negli stabilimenti italiani di Villanterio, Santhià, Rho e Caronno. L’azienda ha dunque avviato un piano di contenimento dei costi. E così la stessa CGIL ora esprime “grande preoccupazione” per la tenuta dell’occupazione.
Della serie “Chiamatemi aquila”.
E il problema non riguarderà soltanto i lavoratori italiani dell’azienda israeliana, ma anche i malati e il Servizio Sanitario Nazionale. Teva produce infatti una grande quantità di farmaci equivalenti di basso costo, che contribuiscono ad alleviare sia le spese delle famiglie sia quelle delle casse pubbliche.
Olé.
“È crisi di ispirazione?”
No, Bertoncè.
Mi sono rivolto a te con gli stessi toni che hai usato nei miei confronti per vedere come la prendevi. E la tua reazione ti descrive.
Comunque, per tornare nel merito dell’argomento, che altrimenti il gestore – giustamente – ci cassa, il mio pensiero è questo:
Uno Stato o una società che non garantiscono cure accessibili a tutti perché condizionati da interessi privati o altre priorità, smettono di essere davvero civili — qualunque sia il livello di occupazione o di crescita economica.
Hai anche tu un gatto di sinistra ?
@ 62
Ma certo, Balsamo: tutti coloro che sono in disaccordo con te non capiscono mai un ca**o.
Tu, invece, sei l’illuminato. Leggerissimamente spocchioso, ma illuminato.
P.S. Vedo che ultimamente ti servi dell’Intelligenza Artificiale e ora ribatti copiando pari pari i miei commenti. È crisi di ispirazione?
P.P.S. Ora però preferisco confrontarmi col mio gatto: è meno fazioso. Soprattutto, non ostenta saccenteria ogni due per tre.
@58 “Secondo me […]”
Secondo me semplicemente non hai capito quello che ho scritto.
Ma prosegui pure: è interessante sapere fino a dove ti impedisce di capire la tua fede ideologica, pura e dura.
Dov’è la tassazione favorevole agli “imprenditori”? IRES (sulle aziende) 24%, sugli emolumenti (= il reddito per il lavoro personale dell’imprenditore nell’azienda) l’ IRPEF secondo scaglioni, come qualsiasi altro reddito da lavoro. I dividenti distribuiti agli azionisti/soci sono tassati “secchi” al 26% dopo che in realtà sono già stati tassati IRES (i dividendi sono la parte dell’utile di bilancio distribuita ai soci, ma in quanto “utile di bilancio” sono già stati tassati al 24%. Spannometricamente la redditività del capitale dell’imprenditore investito nella sua impresa è tassato a (24+26)= 50%. Ciè qualsiasi imprenditore/azionista ha lo stato socio al 50%, però con il rischio d’impresa a carico dell’imprenditore…
Quindi non ci sono regimi fiscali favorevoli in Italia, sono in linea. Ma cmq ciò che fa scappare le aziende dall’Italia NON è una questione fiscale ma di eccessivo peso delle grane giuridiche a loro carico.
@54. Concordo. Trattasi di privilegi, che spesso esistono solo in Italia, che vengono spacciati per diritti (ormai considerati “diritti acquisiti”), nell’ottica di tener buono il popolo bue che è anche il popolo degli elettori. Il giochetto ha funzionato a meraviglia fino a che questi “diritti/privilegi” venivano finanziati da “altri”, attraverso la sottoscrizione di nuovo debito pubblico. Stiamo parlando di un giochetto iniziato fin dai tempi della DC (soprattutto nei ’70), esploso con i governi prima di Craxi e subito dopo di De Mita (metà ’80) e poi mai più interrotto, anzi governo dopo governo (di qualsiasi colore) sempre più aumentato. Ora che non si può più fare questo giochetto, i nodi sono venuti al pettine. I diritti/privilegi sulla carta non corrispondono ai servizi pubblici effettivamente erogati. Arduo aumentare le entrate fiscali se non si rilancia l’attività economica, ecc ecc ecc.
E’ bellissimo arrivare alle stesse conclusioni partendo da qualsiasi dato… 😉
E’ anche strano che in un paese dove gli imprenditori legano i cani con la luganega ed hanno una tassazione smaccatamente favorevole, le aziende fuggano altrove , anche in altri paesi Europei.
Secondo me sei semplicemente partito per la tangente.
Ma prosegui pure: è interessante sapere fino a dove si spinge la tua fede ideologica, pura e dura.
Quindi, secondo te, è Crovella a dire belinate.
Ti confesso che avevo avuto anch’io questa impressione 🙂
P.S.
A parte che sui record occupazionali ci sarebbe qualche precisazione da fare, ma non vorrei mandare troppo in confusione né i bianconeristi né gli esperti di statistica di recente apparizione.
@ 55
“Mi chiedo con quali acrobazie ideologiche si possa far conciliare il “boom di occupati” tanto strombazzato dal governo.”
Niente paura, Balsamo. Te lo spiego io: trattasi di criminali falsità dell’ISTAT, che ubbidisce supinamente ai “fassisti” al governo.
Uno come te non c’era ancora arrivato?
Mi chiedo con quali acrobazie ideologiche si possa far conciliare il “boom di occupati” tanto strombazzato dal governo, con questo fuggi-fuggi generale di imprenditori e imprese dall’Italia a causa dei lavoratori che rompono troppo i coglioni con “la 104” (ti auguro di non dover mai farvi ricorso), “il congedo parentale allungato” “la pausa pipì” , “la pausa popò e così via“…
Che qualcuno non la racconti giusta? 🙂
P.S.
@51 “ho il forte dubbio che Carlo Crovella, che è illeggibile, sia una specie di Avatar di Balsamo che ci sta prendendo per il fondoschiena con l’intelligenza artificiale”
Poffarbacco, Merizzi! Nego risolutamente. E potrei sentirmi pure offeso anche dalla sola idea di un tale accostamento 🙂 🙂 🙂
Fa tutto lui, purtroppo (per lui). Dubito che l’AI, pur indirizzata e guidata, possa arrivare a partorire certe perle.
Però il dubbio che (Crovella) “ci sta prendendo per il fondoschiena”, con o senza AI, a volte viene anche a me 🙂
@ 46
“[…] bisogna mettere le mani profondamente nel sistema dei “diritti” […].
NO! Bisogna mettere le mani nel sistema dei PRIVILEGI. Spesso, per convincere chi paga, spacciati per diritti…
Allo squalo Crovella che lavora per gli imprenditori squali, la massa appecorata che va in montagna gli sta sui coglioni, ma allo stesso tempo vorrebbe una bella massa appecorata di lavoratori.
Fai pure il dito medio alzato e cosa otterrai? Niente o , meglio, la disoccupazione individuale e il totale azzeramento del welfare. L’obbligo a carico di chi vuol fare l’imprenditore di DARE lavoro in Italia? Tra l’altro alle condizioni del modello italiano infarcito di diritti a carico dell’imprenditore? Ma non sarebbe stato possibile neppure negli anni in cui esisteva l’URSS, figurati ora che siamo nel pieno della globalizzazione, con i capitali che si spostano grazie al semplice click del mouse. Il vs vulnus ideologico è che non vi rendete minimamente conto del mondo in cui ci troviamo e invece volete impartire lezioni a chi questo mondo lo bazzica quotidianamente. E poi vi infastidite pure perché vi chiarisco le idee… Chi non “capirà” come girano le cose o morirà di malattia (niente più sanità pubblica) o morirà di fame (niente più lavoro)
Crovella, se il capitale lo gestiscono degli squali senza scrupoli in cerca di lavoratori, che non valgono nulla e sono merce, da sfruttare e schiavizzare, allora i lavoratori devono assolutamente rispondere al capitale e a chi lo gestisce con il dito medio alzato e non mettendosi a 90° come piace a lei, altrimenti gli squali avranno sempre più fame!
In ogni caso, ho il forte dubbio che Carlo Crovella, che è illeggibile, sia una specie di Avatar di Balsamo che ci sta prendendo per il fondoschiena con l’intelligenza artificiale: perché si sa che il vero Carlo Crovella è in fondo una mossarellina che si fa dissanguare da Medici Senza Frontiere, finanza la Flottilla e si fa pure schiavizzare dalla sua domestica! Dai Balsamo, adesso basta, fai outing! Dicci come hai utilizzato AI per trasformare il povero Crovella in una specie di Trumpniahu. che da bravo comunista, spedirei in Siberia a fare un corso accelerato (10 anni) di rieducazione civica!
Signor Crovella,
si dia pace, e ci dia pace.
Cordialmente
renzo Bragantini
Capitolo Agnelli. L’Avvocato era molto legato a Torino e non avrebbe spostato la FIAT e el altre aziende manco a sparargli, in un contesto dove era cmq oggettivamente più difficile (di oggi= spostare il capitale. Alla festa annuale venivano premiati i dipendenti più fedeli e magari i figli laureati con merito. John Elkann è figlio di un altro mondo. Di recente ha venduto (cito a memoria): Magneti Marelli, Comau, Iveco (10.000 dipendenti), Repubblica e Stampa… Stellantis ha sede a Parigi, produce già la Panda in Polonia e Marocco e sta vendendo gli stabilimenti italiani. Exor (la cassaforte degli Agnelli) ha sede fiscale in Olanda ed è quotata alla borsa di Londra, non a quella di Milano. Dove pensate che paghi le tasse tutto questo “ben -di-dio”? Al fisco italiano? Al fisco italiano= Solo in minima parte (per le residue partecipazioni) e tendente a zero fra non molto. Adesso che la procura lo ha rinviato a giudizio (per un aspetto collaterale di una loro bega ereditaria), giusto o sbagliato che sia da un punto giuridico, cosa pensate che farà Elkann? Forse vi aspettate che reinvestirà a mani basse in Italia? Ma figurati: non metterà più piede in Italia neppure a titolo personale!. E il ricavato di tutte le vendite italiane lo ha forse reinvestito in altre opportunità italiane? Ma ‘sto pesce, è tutto capitale che è uscito dall’’Itala e non ci tornerà più, né come “nuove” aziende (intese come contesti per il lavoro a residenti italiani) né come collegati flussi fiscali
Ma quel mondo non esiste più, se non per poche vestigia del passato. Mi vengono in mente pochi nomi aziendali ancora gestiti in quel modo: Ferrero e Miroglio (per combinazione, entrambe di Alba), Barilla, certo ner essitono anche (poche), inutile fare l’elenco ora: sono residuati del passato, che durano finchè la famiglia proprietaria è unita e coeva anche nelle nuove generazioni. Ma non sempre è così. Per esempio Elettrolux è stata così per decenni fino a che c’era il “padre padrone illuminato” Leonardo Del Vecchio: è già morto da un po’, l’impero è in fase di transizione, ci sono beghe fra i numerosi eredi, ma il presumibile prossimo leader, Leonardo Maria Del Vecchio come agirà? Manterrà l’azienda in un contesto geografico collaterale pur di continuare ad accudire la collettività che le ruota intorno? Le sue interviste inducono a pensare che costui ha una mentalità diversa e quindi che “diversificherà” l’attività. Se inizia a mettere i capitali in banche, assicurazione, editoria (ha già acquistato il 30% de Il Giornale), immobiliare ecc… i giochi si fanno altrove (specie all’estero)…
Ma che belinata quella dei rastrelli! Cosa ne sapete voi di delocalizzazione di aziende all’estero? Parlate a vanvera. Siete voi che incappate in ripetuti rastrelli che vi si spiaccicano sul muso, perché immaginate che il mondo sia quello che piace a voi. Ma NON è così, o quanto meno non è “solo” così, e anzi la fetta di mondo che NON vi piace è bella grossa e soprattutto sta aumentando, perché la realtà, che vi piaccia o meno, sta andando in quella direzione. Invece la fetta di mondo che voi piace non esiste quasi più o esiste in pochissime realtà, residue di una visione novecentesca. L’idea che l’imprenditore abbia un obbligo filantropico (= dare lavoro e in più accudire alla comunità che ruota introno all’azienda) è roba da profondo Novecento, scomparsa da decenni. Di Adriano Olivetti ce n’è stato uno, ma ora non esiste neppure più quella sua idea di mondo. La FIAT dei decenni buoni, che pure puntava al profitto (non ci piove), però organizzava le colonie per le vacanze dei figli dei dipendenti, la mutua aziendale per dipendenti e familiari, lo sport e la cultura, anche per tutta la comunità cittadina…
Bisogna cmq tenere concettualmente molto fistinto il capitale inteso come ricchezza individuale (anche immobiliare) dal capitale imprenditoriale (=aziende). A parte che la patrimoniale sugli immobili esiste già, si chiama IMU. Volete fare una aggiuntiva e tassare i grandi patrimoni immobiliari? Al primo anno li beccate, non ci piove, ma poi questi “ricchi” (che spesso sono fondi immobiliari e non solo privati), si fanno due calcoli, vendono (probabilmente svendono) e il buco fiscale si ricrea… Non è quella la soluzione, si tratta di tamponi, di “tacun” come diciamo a Torino. La vera soluzione è ricreare le condizioni appetibili per sviluppare impresa in Italia e attirare capitali d’impresa. questo crea lavoro e quindi è utile in modo diretto ai cittadini e poi crea i connessi flussi fiscali sui redditi e sui profitti. Per ricreare le condizioni appetibili per fare imnpresa in Italia, bisogna mettere la mani profondamente nel sistema dei “diritti”, altrimenti le imprese scappano. Non è l’unica variabile, ma sicuramente la principale.
Certo, i giovani in gamba scappano. E’ l’altra faccia della stessa medaglia. Gli ambienti di lavoro dinamici e anche “remunerativi” sono all’estero. Lo sono per il capitale e lo sono per i lavoratori in gamba. In Italia sono pochissimi tali ambienti, perché storicamente in Italia si è scelto di pagare i lavoratori NON attraverso la remunerazione del merito, ma attraverso la “sicurezza”. Tutto girava giusto finché detta sicurezza ce la pagavano altri, attraverso la sottoscrizione di debito pubblico. Nel mondo del lavoro internazionale hai molte meno “sicurezze” e quindi viene remunerato se sei capace. Ovvio che devi dimostrarlo, è un mondo del lavoro estremamente più selettivo e anche molto più “crudele” rispetto al mondo “ovattato” creato in Italia.
E cmq se i “giovani promettenti ” vanno all’estero, la ricchezza da loro prodotta (= i loro stipendi) e i relativi flussi fiscali finiscono nelle casse pubbliche degli altri paesi e non contribuiscono al finanziamento del welfare italiano. Quindi fra capitale che fuoriesce e/o non arriva in egual muisura e lavoratori di qualità che scappano in cerca di muigliori opportunità, il risultato è che nelle casse pubbliche italiane entrano ed entreranno sempre meno soldi. Per cui meno disponibilità per erogare i servizi pubblici. Gira e rigira siamo sempre lì. I malati ci sono (e. dato l’invecchiamento progressivo della popolazione, aumenteranno progressivamente), ma gli ospedali pubblici verranno chiusi o depotenziati, i medici del SSN non pagati e gli infermieri pure. Assisteremo al proliferare di strutture sanitarie private, a pagamento.
L’Italia non è esattamente il paradiso di chi intende sfruttare i lavoratori ; provate a chiedere ad Electrolux :
https://www.google.com/amp/s/quifinanza.it/lavoro/electrolux-sciopero-25-maggio-2026/993770/amp/
Ad Archelor Mittal : https://www.google.com/search?client=ms-android-samsung-ss&hs=9ltp&sca_esv=0d82fdce82ae5c26&sxsrf=ANbL-n5ra-LmPmnj0CFytsmIlpNdXwAgVQ%3A1778913141835&q=ArcelorMittal+Taranto&sa=X&ved=2ahUKEwjS5Z7vl72UAxUkgf0HHfqiICAQ1QJ6BQibARAB&biw=320&bih=622&dpr=3.38#lfId=ChxjMe
Negli Usa ho avuto amici licenziati con un sms.
Crovella è uno che cammina su un manto sconfinato di rastrelli che calpesta con millimetrica precisione e si premura costantemente di fornire spiegazione del fatto che, quando il manico gli colpisce violentemente la faccia, in fondo non fa così male se l’hai allenata da quando eri piccolo.
A.me invece sembra che quelli che scappano a gambe levate dall’italia siano i giovani, laureati, medici infermieri ingegneri perché i salari sono ridicoli.
Se parli con un consulente del.lavoro serio ti dirà che il problema non è il livello degli stipendi ma il cuneo fiscale, il costo dell’economia energia, la burocrazia italiana in generale.
Perfino l’OCSE invita l’Italia a fare una patrimoniale, sui grandi patrimoni immobiliari perché per i super ricchi siamo noi l’eldorado non altri stati europei. Infatti l’Italia è la terza meta di preferenza per super ricchi nel mondo statistiche alla.mano come paese dove rifugiarsi.
Siamo il loro luna Park e li coccoliamo con un popolo di sottopagati da più di vent’anni.
È questo che ha portato la ricetta di ideologhi e politici mi pare di capire “alla Crovella”.
Il caso del mio cliente NON è un’eccezione, ma è molto diffuso. Per cui avete poco da strillare scandalizzati. Solo io ho assistito una ventina circa di delocaluzzazioni aziendali. Chissà quante da parte di tutti i consulenti aziendali italiani! Esistono poi delle multinazionali statunitensi di consulenza aziendale che offrono anche questo servizio (esplicitao nelle brochure promozionali) ma non solo pet aziende in uscita dell’Italia, bensì con spostamenti fra i più svariati paesi. Al g d’oggi non c’è nulla che si sposta più velocemente del capitale, comprese intere aziende. Il capitale è come un predatore e va dove annusa che ci siano le condizioni migliori per lui. Rispetto ai decenni del Novecento, le aziende non sono più “fisse” come eravamo abituati a concepirle allora, ma si spostano da questo a quel paese e magari pochi anni dopo in un altro paese ancora. Pet cui occorre creare condizioni appetibili per attirare in Italia il capitale e non per farlo scappare come invece accade. Se le aziende vanno via, il connesso minor gettito fiscale riduce i servizi erogabili ai cittadini, compresa in primis l’assistenza sanitaria.
La Germania sta vivendo una crisi di deindustrializzazione come la nostra se non peggio. Infatti il malcontento drpeggos: AfD (i neonazisti) in certi Land sono già al 40%, mediamente al 30% circa. L’altro g ho letto di stime di 250.000 possibili licenziamenti nel solo settore automotive tedesco. Ma loro hanno la ricetta pronta: volturare gli stabilimenti automobilistici nella produzione di armi e settore difesa. In Italia… apriti cielo! C’è chi vorrebbe addirittira la liquidazione di Leonardo (30.000 dipendenti). Alcuni operai di uno stabilimento in Emilia posseduto dalla Beko (multinazionale turca di elettrodomestici) e in odor di chiusura per volontà della Beko, si sono pronunciati contro la vendita dello stabilimento a Leonardo perché satebbero stati costretti a produrre armi. Era un’ipotesi per mamtenete i posti di lavoro: e questi dipendenti come pensano di vivere? (Tra l’altro l’episodio dimostra come i capitali si spostino rapidamente: la Beko ha comperato lo stabilimento solo pochi anni fa, ma ora si e’ scocciata di produrre qui e chiude l’impianto. Se non capite in che mondo viviamo, rischiare solo di sbattere contro il muro).
Continuate a credete ciecamente nel paese dei diritti per tutti.imposti dalla legge e andrete a sbattere contro un muro. L’Italua rischia di essere il paese dei “mila” diritti, ma è un’ipocrisia perché tali diritti esisteranno solo sulla carta. All’atto pratico per erogare i setvizi pubblici (cui corrispondo i diritti) ci devono essere le corrispondenti risorse finanziarie. In passato si ricorreva all’aumento del debito pubblico, oggi i mercati non ce lo concedono più, a meno di pagare rendimenti in crescita. Ergo bisogna fare il fuoco con la legna che c’è. Tenetevi stretti i”ricchi” perché sonp i ricchi e non i poveri che generano ricchezza. Invece fate di tutto per farli scappare. Leggo che a sinistra si sta parlando proprip in questi gg di patrimoniale: sarebbe un autogol clamoroso. I ricchi ammesso di beccarli il primo anno, poi scappano per sempre e se sono imprenditori portano via anche l’azienda, cioè il meccanismo che dà lavoro ai dipendenti e genera ricchezze che, tassate, corrispondono a flussi fiscali. Se le aziende vanno via (e stanno andando via da 25 anni circa) le relative entrate fiscali non ci saranno più. Quindi estremizzando potremmo avere un’Italia di soli disoccupati totali e con flussi fiscali pari a zero. A quel punto il welfare non esistera’ proprio più (N.B: conoscendo il mio cliente, se ha un problema sanitario non si rivolge al SSN, ma va a pagamento in strutture private, magari estere, per cui non temete, non “pesa” sul SSN).
Ma vi rendete conto c’è gente come Crovella che gode di certe immoralità, un imprenditore che ha messo alla fame i suoi dipendenti. Il lavoro di Crovella è suggerire ai suoi clienti le furbate, come riempire il proprio portafoglio affamando il prossimo, sulla pelle degli altri. E se ne vanta anche. Complimenti!!
@ Merizzi
Per me ci sono diverse criticità in quello che dici.
– Un imprenditore che si rende nullatenente per non pagare il ticket del SSN ed accedere anche lui ai magici tempi di attesa ?
– Il “servizio” di trasporto o di cura sanitaria fornito dallo stato italiano ad un imprenditore come ad un qualsiasi cittadino , e ben lungi dal compensarsi con un fattore incorporato nel bene, e che influenza pesantemente il suo prezzo, come il costo del lavoro.
Per quanto sia apprezzabile uno stato che ti fornisce una sanità pubblica ad un prezzo accessibile o un trasporto ferroviario gratuito, se il costo del lavoro cambia del 20 % incide sul prezzo del bene , che diventa meno competitivo e magari dimezza la produzione.
Parlando di Germania e di automotive , e semplificando un discorso complesso in modo barbaro, la Cina ha almeno due grossi vantaggi sulla Germania :la disponibilità le terre rare , e il basso costo di produzione.
Il risultato non è esattamente “pizza e fichi” perché una BYD elettrica sul mercato interno cinese costa sui 22.000 euro, e l’equivalente tedesco sui 50.000.
Chi vendera’ di più ?
Nonono Merizzi, tutti i problemi dell’Italia sono le leggi sul lavoro, il costo del lavoro e le tasse, gli imprenditori sono bravissimi e gli unici che possono salvarci, altroché.
Il costo del lavoro in Germania è molto più basso, c’è una deregulation completa e praticamente non pagano le tasse.
Ipse dixit e basta!
Crovella,
questo suo emerito cliente in Italia che ci sta a fare? Forse a godere dei diritti sacrosanti che negava ai propri dipendenti? Magari a farsi curare un tumore con il SSN, senza neanche pagare il ticket delle medicine visto che risulterà probabilmente nulla tenente, per pagare con prezzi calmierati le scuole dei suoi rampolli, la casa di cura per i propri genitori e così via.
Sono questi imprenditori immorali la rovina dell’Italia!
In Germania dove le tasse sono alte e così anche il costo del lavoro, la produzione è rimasta lì con grande beneficio per l’intera nazione.
Il lavoro è sostituibile con estrema facilità, il capitale no.L’anomalia italiana è che la normativa sul lavoro è estremamente pesante per un fattore produttivo che ormai è facilissimamente sostituibile. Ergo spinge il capitale ad andar via.
Un mio cliente qualche anno fa mi ha detto§: “Crovella, mi sono definitivamente rotto i coglioni di tenere l’azienda in Italia. Ogni giorno ho una nuova causa di lavoro. Finisce che passo il mio tempo a gestire i rapporti con l’avvocato per tali cause e non faccio più il mio lavoro che è quello che mi piace.”
Abbiamo organizzato lo spostatamernto. L’azienda ora ha sede all’estero e ha lo stabilimento all’estero. produce là e qui in Italia c’è solo un ufficietto, che formalmente è una rappresentanza commerciale dell’azienda. Ma lui vive e lavora qui e la testa dell’aziende è sempre lui, da qui. Ha costanti contatti on line con il direttore di stabilimento laggiù. La produzione si fa là, qui è solo un importatore con un margine di ricarico minimo, praticamente nulla. Qui ha tenuto solo due impiegate e una decina di magazzinieri. I bilanci li chiude all’estero, con la tassazione estera (più favorevole di quella italiana), i dividendi, tassati là, manco transitano per l’Italia e finiscono in c/c europei. Lui gira con il bancomat e se ha bisogno di contanti, preleva da un qualsiasi sportello. Tutto trasparente, legittimo, legale: il fisco italiano non può chiedergli nulla. La sua vita spicciola non è cambiata (vive nella stessa casa), ma la sua vita professionale è migliorata tantissimo. Combinazione, l’ho incontrato qualche mese fa, non la finiva più di ringraziarmi: “Crovella, grazie a lei, io sono rinato. Faccio il lavoro che mi piace, non ho più le rotture di coglioni giuridiche tipiche italiane e guadagno per fino di più”.
E i suoi circa 100 dipendenti italiani? Si sono attaccati al tram. Questo esempio (potrei farne migliaia) conferma che il capitale è “desiderato” ovunque nel mondo, ti stendono tappeti di velluto rosso pur di averti, quindi è un fattore produttivo che “vale”. Di lavoro invece ce n’è talmente in abbondanza che non vale niente. E’ amaro, ma è così.
Continui a ripetere le medesime affermazioni, perché supponi che non le abbiamo capite…guarda che abbiamo capito benissimo, sei tu che non capisci le risposte.
Commetti almeno un errore di logica pura.
Se il fattore produttivo lavoro umano non vale un cazzo perché un imprenditore dovrebbe spostare l’azienda per evitare delle norme sul lavoro? Le norme sul benessere animale e i controlli veterinari sono piuttosto stringenti, ma non credo che ci sia un imprenditore che voglia spostare un’azienda metalmeccanica per questo.
Fuor di metafora confondi il valore di qualcosa con il sistema con cui viene contabilizzato.
Nel breve e brevissimo periodo hai ragione, l’imprenditore ha interesse a spostarsi dove il lavoro è retribuito meno. Comunque non è una soluzione ineluttabile e irreversibile: già oggi la migrazione verso i paesi dell’est Europa è in gran parte terminata, perché sono slavi ma mica pirla e ormai il costo del lavoro in Romania o Polonia non è più così basso (e diverse realtà hanno fatto marcia indietro).
Porvi dei limiti non credo sia impossibile e nemmeno poi così improponibile e difficile.
Da notare peraltro che basta anche un piccolo incidente della storia, come una guerricciola in Ucraina, per evidenziare quanto sia inefficiente e pericoloso misurare le cose solo dal punto di vista economico-finanziario, come si stanno rendendo conto negli USA.
semplifico per farmi capire dalla più ampia platea possibile, certo tu NON mi capirai MAI perché non c’è peggior sordo di chi non vuol capire. Tu vorresti una realtà che NON esiste e quindi accusi chi descrive l’effettiva realtà di dire falsità.
Guardati intorno. quanto “vale” il fattore produttivo lavoro umano? Un cazzo. E’ amaro constatarlo, ma è così (a meno che si tratti di lavoro umano ad alto e altissimo valore aggiunto, ma qui stiamo parlando della grande pancia del levoro umano 2medio”, anche impiegatizio).
come ragiona oggi un imprenditore che ha l’azienda in Italia. Mi rompo dei miei dipendenti italiani? Semplice: li elimino. Per farlo ho due strade: 1) Resto come azienda in Italia ma sostituisco i dipendenti con l’Intelligenza Artificiale (se la tipologia di produzione lo permette, ma è stato fatto da un’azienda di Marghera nel marzo scorso); 2) Sposto l’azienda quanto meno in Polonia/Slovacchia/Cekia ecc (sono sempre in UE, ma non ho la pesantezza delle norme sul lavoro che ingolfano le imprese in Italia) o addirittura vado distante, se non distantissimo: Vietnam, Corea, Marocco. Lavoratori che, sarà solo per bisogno, lavorano a testa bassa magari per 10 ire di fila, non frignano per Natale/Capodanno ecc, il tutto a salari inferiori.
Tutti questi paesi, a me ipotetico imprenditore detentore di capitale, mi stendono i tappeti di velluto rosso, sotto ogni profilo, non ultimo regimi fiscali più allettanti di quelli occidentali. Invece l’Italia minaccia di tassarmi con la patrimoniale. Cosa vi aspettate che decida il capitale? Se ne andrà e lascerà l’Italia con i lavoratori disoccupati. Ergo il capitale “vale” ed è ambito da tutto il mondo, il lavoro no, perché ovunque vada il capitale, di lavoratori ne trova a bizzeffe (viceversa se il capitale lascia l’Italia e il modello non è invitante per nuovo capitale che arrivi a sostituire quello in fuga, i lavoratori italiani restano a casa…). Così sta succedendo: si è perso il conto di quanti dossier di “crisi” aziendali sono sul tavolo del Ministero dello Sviluppo, ma da almeno 20 anni, quindi ne sono passati di governi e nessuno è riuscito a contrapporsi a questo trend…).
Tu, come al solito, fai una dannata confusione tra la realtà (accorgersi di un processo in atto da anni) e la possibile spiegazione delle cause di questo fenomeno.
In particolare pretendi che la tua spiegazione (semplicistica, parziale e ideologicamente orientata) sia l’unica possibile, cioé che da interpretazione rientri nel novero di fenomeno.
Il che conduce a un ragionamento di logica alquanto straziante e a conclusioni ridicole, come partire da un’affermazione indimostrata (e quantitativamente assurda) “Se 9ggi il lavoro vale 1%, significa che.il capitale vale 99%” per derivarne l’ineluttabilità del lavoro degli ottantenni… “
@28. Non è che sono io che penso così. Io semplicemente osservo la realtà e la realtà sta andando in quella direzione,. già da 25-30 anni e ci andrà sempre di più. A livello mondiale il fattore produttivo lavoro vale poco per non dire niente, e per differenza (siccome la loro somma deve fare 100) il capitale ha acquisito una importanza strategica: tutti gli stendono tappeti rossi per attirarlo. Forse alla fin fine è sempre stato così, con la differenza che un tempo c’era una notevole vischiosità oggettiva per spostare il capitale, oggi non esiste più (posto globalizzazione e rivoluzione tecnologica) e lo sposti alla velocità della luce. Il capitale è come una predatore: si sposta dove ci sono le condizioni migliori per farlo fruttare, non dve il senso morale gli imporrebbe di restare.
Se il capitale sta lasciando l’Europa, il lavoro da solo non fa impresa. Non si crea più nuova ricchezza (infatti il PIL oscilla intorno allo ZERO, in tutta europa, da anni), quindi non si incassano maggiori tasse e anzi forse se ne perdono e non ci sono più soldi per pagare i servizi. Gli esempi che hai fatto tu (il medico che cura i malati, gli infermieri che accudiscono i pazienti…) sono servizi pubblici, pagati con soldi pubblici. Se non ci sonon più soldi pubblici, anche quesgli specifici servizi NON saranno più erogati. al limite lo stesso medico e lo stesso infermiere troveranno occupazione in una struttura privata, ma il discorso cambia radicalmente: alla struttura privata accedono i cittadini che possono permetterselo, non “tutti” i cittadini, compresi in primis i non abbienti. Ergo se chiudono l’ospedale pubblico di di zona (per mancanza di soldi pubblici) e se ne apre uno privato, il servizio c’è lo stesso (e “sopravvive” anche il lavoro di chi lavorerà nella struttura privata), ma NON è la stessa cosa a livello di welfare. Se non focalizzi questo, ogni discorso è inutile.
John Elkann, che io ipotizzo abiterà all’estero, magari a New York (dove è nato), provvederà ad accudire i malati italiani, ma indirettamente. Lo farà non per senso di giustizia civile, ma per interesse economico. Ovvero (dopo aver verificato le condizioni di mercato) investirà in strutture sanitarie private, a pagamento. Impostazione moooooolto diversa da una rete di ospedali pubblici.
Chi è interessato a che resti una rete di ospedali pubblici (così come per qualsiasi altra voce del cosiddetto welfare) il punto è creare le condizioni affinché Elkann non lasci l’Italia né a livello individuael (così resta contribuente a titolo personale) né come imprenditore, così mantiene posti di lavoro in Italia. A giudicare la politica di dismissioni progressiva di Elkann, è da tempo che ha deciso di lasciare l’Italia e alla dine ci perde l’Italia e non lui (che si è riorganizzato e i suoi business li fa altrove).
Di politica economica (e di altro genere) non ne ho mai saputo trattare. Questo non significa non capirne, anche se resta per me una possibilità.
Vedo un cane che si morde la coda dal cui vortice devo fuggire fin da piccolo.
Ogni politico promette a gran voce nuovi posti di lavoro per farsi eleggere. Si inventano nuove professionalità e nuovi adempimenti obbligatori (certificazioni, per esempio, con la scusa sensibile della sicurezza) di cui devono occuparsi burocrati incapaci di fare altro. I costi li paga il cittadino senza averne, né il bisogno, né un ritorno utile, quindi il costo della vita aumenta a dismisura e non ci sono soldi abbastanza per tutti. Anche perché c’è chi deve arricchirsi tout court pena il ricorrere agli aiuti di Stato.
Il povero e onesto lavoratore è stretto in una morsa che gli succhia ogni energia per eventuali proteste o ribellioni. Alcuni si arricchiscono sempre più e i più impoveriscono di pari passo.
Fughe di cervelli e di operai sono i pochi guizzi di encefalogramma vivace. Non fosse che ha un bel clima, l’Italia sarebbe un paese spopolato. Il viverci ha un costo elevatissimo in tutti i sensi. Ma si sa: siamo nati per soffrire.
I norvegesi vengono da noi in vacanza, apprezzano e poi tornano lassù al buio, in pochi, a bere intorno al fuoco. Barbari comodi e spietati. Qui invecchiamo a suon di aperitivi e debiti e poi muoriamo pure noi. Come tutti.
Crovella, nel tuo pensierino n° 21, dove sostieni che il capitale è tutto mentre il lavoro vale quasi niente, pensi davvero sia così? La cura di una grave malattia la fa la finanza o un medico che lavora? Il culo dei malati infermi lo pulisce John Elkann o qualche altro finanziere imbottito di cocaina oppure un infermiere che fa il turno di notte? Pensaci, la realtà è l’esatto contrario di ciò che affermi.
Bobby, al punto 5 affermi che per una cazzata al pollice hai speso in 4 mesi ben 950 Euro tra visite ortopediche, Tac e risonanze magnetiche. Non è che magari sei un filino ipocondriaco?
L’ipocondria è una malattia seria che giustamente non va curata col SSN, altrimenti lo affondi del tutto, ma razionalizzando le cose, per esempio chiedendoti a cosa sono serviti tutti questi esami e visite mediche, probabilmente a nulla, solo inutili perdite di tempo e di soldi!
La medicina non dà mai certezze diagnostiche, non solo perché non è una scienza esatta, ma perché le certezze non esistono. La medicina degli anni ’80 non era all’età della pietra: tutti i principali farmaci salva vita già esistevano, come gli antibiotici, il cortisone e l’insulina. Mancavano sicuramente i costosi integratori alimentari che ci sono oggi (in genere destinati agli ipocondriaci), ma Garattini dice che non servono a niente!
Conosci così poco la realtà, quella “vera”, che essa (da me descritta) ti sembra fantasia, mentre la fantasia è quella che invece alberga nella tua testa. Il processo di deindustrializzazione è in essere da anni e non solo in Italia, ma in tutta Europa per gli stessi motivi. Il fenomeno NON è italiano, ma dell’occidente nel suo complesso, più accentuato in Europa che negli USA e, fra i paesi europei, In Italia è particolarmente accentuato per “criticità” costituzionali specifiche nostre.
Non volete aprire gli occhi e preferite lo status quo? Fate pure. alla fine non ci saranno soldi per mantenere il welfare e il modello italiano sarà una presa in giro: sulla carta “ricco” di diritti, ma all’atto pratico chiuderanno un ospedale ogni due, una scuola ogni due e si andrà in pensione sempre più tardi. Quando, voi ottantenni, vi alzerete al mattino presto per andare “ancora” a lavorare perché l’età pensionabile sarà stata spostata, vi accorgerete che le mie “fantasie” erano la “vera” realtà e la vs idea di realtà era solo fantasia.
“Quo semplifico per per farmi capire, anche se la realtà e un po’ più complessa. “
Semplifichi così tanto e dando per scontate così tante cose che quello che scrivi assomigli alla realtà quanto una gara di rutti tra ubriachi sembra la nona di Beethoven!
La politica può fate una cosa sola ricreare le migliori condizioni per dar si che il capitale torni in Italia e alimenti un nuovo trend produttivo. Questo genererà maggior occupazione, anche stipendi piu’alti, ergo prelievi fis ali suoeriori, maggiori risorse per finanziare il Walter e quindi più servizi pubblici e di qualità superiore. na per innescare questo trend occorre snellire la legislazione sul lavoro, oggi troppo pesante per le imprese: e la principale voce che le fa scappare. i sintesi se vogliamo più servizi pubblici domani, dobbiamo accettare meno diritti oggi. Siete disposti? Io direi di no. E allora non cambiameta’ niente, il modello si impiverisce ogni giorno sempre di più e chi non.muore di.malattia (perché gli hanno chiusk l’ospedale vicino) morirà di fame (perché l’azienda in cui.lavorava se n’è andata).
Siccome il capitale è il fattore chiave dei ns tempi, se il capitale lascia l’Italia, da noi non si crea più ricchezza. Senza nuova ricchezza, non aumentano le entrate fiscali k addirittura calano (quanto meno in termini reali, cioè al netto dell’inflazione). Ci so o meno soldi per garantire il welfare, cioè i servizi pubblici (sanita’, scuola, pensioni ecc). Quindi il modello Italia è in fase di impovetmrimento e si impoverita sempre di più, perché non c’è voglia di fare ld riforme che servono. Le riforme necessitano di mettere mano profondamente nel modello stesso. Ka gente si illude di conservare il modello impostato suo valori costituzionali, ma nessuno capisce che e una illusione. Vi garantiscono diritti sulla carta, ma all’atto pratico li taglieranno. Non e’ una questione di colore politico del governo in carica. Tutti farebbero e faranno cosi, perché non ci sono soldi per erogare j servizi pubblici (in passato finanziato in gran parte dall’aumento progressibo del debito pubblico, oggi impossibile come già detto).
La differenza rispetto al decenni passati è chd il capitale oggi lo sposti con estrema facilità e ca a cercare ld migliori condizioni in tutto il mondo. il capitale e di due tipi: il capitale prettamente finanziario (quello del ricco che vive di rendira) e il capitale-imprenditoriale, investito nella o nelle imprese. Il primo oggi lo sposti con un click del mouse: mettete la patrimoniale? E domattina non trovate più niente su cui imporre la patrimoniale. Il secondo non è così elastico, ma oggi si sposta con molta facilità rispetto passato. Non ci sono condizioni 8dealu per fare impresa in Italua? E le imprese si spostano a produrre in Slovacchia, Polonia, Cekiw. Si può vietare? NO, per ol trattato di Schengen. L’azienda produce uguale, con più margini e meno rotture di scatole che in Italia, solo che dà lavoro a slovacchi, polacchi, ceki e non a italiani. il trend e’ in essere da decenni, non fa oggi
Siamo tornati al medioevo. Ma occhio, che poi la gente s’incazza, e la gente è tanta.
Quo semplifico per per farmi capire, anche se la realtà e un po’ più complessa. In sintesi pet fare impresa ci vogliono due fattori produttivi: capitale e lavoro umano. La loro somma.a fa 100%. Se 9ggi il lavoro vale 1%, significa che.il capitale vale 99%. La conseguenza della correlazione fra globalizzazione e rivoluzione tecnologica (IA) è che il lavoro non vale quasi nulla e invece il capitale è un fattore molto ambito
Per il lavoro umano nei ruolo intermedi, impiegatizio in particolare, la tecnologia ormai può sostituire j lavoratori. a marzo un’impresa di Marghera ha licenziato tutti i suoi 37 dipendenti e li hz sostituiti con L’AIA,,l’intelligenza artificiale. ormai esistono banche e assicurazioni che non hanno più sportelli fisici per il pubblico, si da tutto on line. Ecc ecc. Ergo il lavoro umano e i questa faresti a un fattore produttivo che vale poco, quasi zero. Siamo tornati a una situazione storica per Marx.
Incredibile, ragionate come se fossimo ancora negli anni 70. il mondo è diametralmente cambiato. la correlazione fra globalizzazione e rivoluzione digitale hz fatto si che il fattore produttivo “lavoro umano” valga pressoché ZERO. Salvo quel lavoro umano ad alto se non altissimo valore aggiunto: un cardiochirurgo che opera a cuore aperto, un artista geniale, un manager capace. Ma per il resto, il fattore produttivo “lavoro umsno” vale poco perché è fungibile Cipe sostituibile con estrema facilità. I compiti esecutivi sono già eseguiti e saranno sempre più eseguiti da immigrati, regolari per carita’ ma che riescano sodo e piantano meno grane e spesso si accontentano di stipendi piu’ bassi. Per cui fra operai, raccoglitori di frutta e camerieri (tanto per citare i primi esempi chd mi vengono in mente) si vedranno sempre meno italiani.
Che poi i carri armati a che cosa servono ?
Li ordineremo quando ci sarà la guerra !
No!
Noi vogliamo la terapia che funziona.
Non ci interessano i carri armati. Ci interessa la sanità che funziona.
@15 però questi soldi li troviamo subito.
“Anni 2025-2027
Il Documento programmatico di bilancio per l’anno 2026 ha stanziato 12 miliardi di euro aggiuntivi per la spesa militare, raggiungendo il 2.5% del PIL.
Il Documento programmatico pluriennale 2025-2027 ha stanziato 31,2 miliardi di euro, con un aumento del +7,2% rispetto ai 29,1.
A ciò si somma il Bilancio integrato in chiave Nato.[10]
Io non ho soluzioni in tasca , dico solo che siamo in una fase sanitaria molto diversa da 50 anni fa’.
1980 pochi vecchi , tanto fatalismo, poche molecole terapeutiche brevettate , nessuna garanzia di vivere.
2026 Tanti vecchi, lavoro guadagno pago pretendo , mille terapie mirate veramente efficaci ( oggi ho fatto una TC a tre dimensioni ) ma non sono gratis , ne per il paziente ne per lo stato.
E quando stai male vuoi la terapia efficace , non quella del 1980 con il brevetto scaduto, costi quello che costi.
Ecco noi vogliamo la terapia costosa , a patto che la paghi qualcun altro che fa ricerca gratis.
Sicuramente nel nostro SSN non c’è come dovrebbe essere.
Ma pensi che privarizzando ci sarà sollecitudine, impegno, attenzione e rispetto di TUTTI i malati?
Povero illuso.
@ 10
Ho letto la tua prospettva da medico ( ? ) , ma da assistito ho una percezione diversa.
Parto dal presupposto, forse sbagliato, che un 50% delle diagnosi mediche sono sbagliate o da verificare, la diagnostica ha un ruolo importante, ma ha costi e tempi di attesa lunghi.
Aldo paga tutto cash e prenota medici ed esami diagnostici quando vuole
Spesso fa qualche esame di troppo , e la sua spesa medica è molto alta.
Bice ha un assicurazione sanitaria da 3500 euro l’ anno , vede medici e fa diagnostiche quando necessario, e non rimanda le visite.
Cesare si rivolge al SSN per le visite e gli esami di routine, e paga cash tutto ciò che percepisce come urgente.
Dario usa solo il SSN e aspetta da 3 a 6 mesi per una visita o per una diagnostica.
Erika và al pronto soccorso per 8 ore solo quando sta male.
Nel frattempo è sempre più difficile trovare qualcuno che voglia fare il medico di base , ma anche ospedaliero , e tutta questa sollecitudine ed efficacia nel nostro servizio sanitario non la percepisco.
Ma lei Crovella è esperto in economia? A me sembra che ragioni solamente per luoghi comuni di stampo leghista. Oggi in Italia si lavora tantissimo, di più che in tanti paesi dell’UE come Germania e Francia. E si va anche in pensione più tardi. Chi rende poco sul lavoro e non regge la competizione sono i ricchi imprenditori che a lei piacciono tanto e vuole tutelare come Elkann di Stellantis che ha preso un sacco di milioni dallo stato italiano e poi sposta la produzione negli Stati Uniti. Per non parlare dell’Amministratore Delegato di Terna messo lì dalla nostra cara Meloni, …….. Sono queste le persone che dovremo lasciare a casa e magari vendere ai cinesi!
Ebbravi. prima la gamiglia Agnelli ha puppato milioni di soldi pubblici dallo stato italiano, cioè da noi. Ed ora ci va altamente nel culo.
BELLA GENTE!!!
I sistemi sanitari basati prevalentemente sulle assicurazioni quali il modello USA costano a parità di prestazioni il triplo del nostro e hanno esiti in termini di aspettativa di vita nettamente inferiori ai nostri europei.
Se il finanziamento è attorno al 6,3% del Pil e’ chiaro che il sistema pubblico e’ sempre più in affanno.
e smettiamola con il tormentone dell’efficienza, gli ospedali non sono luoghi di produzione di beni e profitti ma sono luoghi di cura ,teniamoci stretto e lottiamo per mantenere un SSN pubblico.
Diversamento , chi potrà permetterselo pagherà’per avere un servizio con esiti nettamente inferiori a quelli odierni.
il privato in sanità tende a massimizzare i profitti, non si prenderà mai in carico le prestazioni che non rendono e/o sono troppo onerose.
Il privato fa tanta diagnostica spesso inutile ma che rende e con una qualità bassa, l’importante è far vedere che si è veloci rispetto al pubblico.
Gli esiti e gli indicatori del sistema a stelle e strisce e la letteratura scientifica dimostrano che in uno stato ricco la popolazione ha un aspettativa di vita inferiore a quella di Stati meno ricchi.
Bravi gli autori per aver ricordato il grande Maccaccaro.
I cinesi potranno agire così? certo, nel momento in cui diventano prorpietari dello stabilimento di Cassino possono fare della loro prorpeità ciò che vogliono e anche spostare la produzione ai sensi del trattato di Schengen. E cosa accadrà ai dipendenti italiani di Cassino? Si attaccano al tram. Conosco bene uno dei primissimi casi di questo filone, quello della embraco di Riva di Chieri (vicino a Torino). i 380 dipendenti hanno ricevuto promesse da governi di ogni colore politico e ora cosa fanno? una mazza. chi è riuscito si è riciclato, ma non tutti. Si possono vietare questi fenomeni socio-economici? NO, per cui occorre cambiare modo di ragionare. Senza lavoro non c’è stipendio e senza stipendio si riduce il livello di democrazia. Ma NON sono i ricchi a voler questo, è l’evoluzione sociologica mondiale.
Stellanris sta valutando di vendere lo stabilimento di _Cassino ai cinesi. Ingegnosi i cinesi, si legge sui quotidiani italiani, che così producono sul territorio dell’UE ed evitano i dazi delle auto vendite qui. Certo che lo fanno per quello. Peccato che, tempo due o massimo tre anni capiranno che il diritto del lavoro italiano non fa per loro: e uno che chiede la 104, l’altro il congedo parentale allungato, quello che vuole la pausa pipì, l’altro la pausa popò e così via. I cinesi sono abituati a dipendenti/collaboratori che fanno turni da almeno 10 ire , compresi sabati/domeniche e feste tipo Natale. Per cui i cinesi di Cassino quando avranno capito cosa li aspetta faranno una di queste due cose: o sostituiscono i dipendenti italiani con cinesi (già residenti qui o di prossimo arrivo) oppure spostano lo stabilimento in un altro paese della UE dove la legislazione del lavoro non è così stringente, sono moltissimi i paesi così (Polonia,. Slovacchia, Cekia, anche Bulgaria)).
Vivete in un mondo che non esiste più. Il capitale inteso in senso di ricchezza prettamentre finanziaria, oggi si sposta con un click del mouse. Parlo di ingenti capitalui. Ergo: mettetre la patrimoniale? Domani non c’è più un euro dei capitali finanziari. Ammesso di “prendere nella rete” i ricchi con la parimoniale del primo anno, quello dopo non ne trovate più uno. Non è neppure necessario “espatriare”. Sinner ha residenza fiscale a Montecarlo e gioca per l’Italia in Coppa Davis, quindi è la miglior dimostrazione che chi vuole può tecnicamente NON pagare al fisco italiano.
Per quanto riguarda le aziende, è lo stesso. Spostare oggi un’azienda è molto più semplice di decenni fa. Se non si alleggerisce la normativa sul lavoro, le aziende scappano. Guardate l’ex FIAT, oggi Stellantis: evidentemente costa di meno la Panda in Marocco/Polonia (pur aggiungendo il costo di trasporto per venderla in Italia) che produrla in Italia per venderla in Italia allo stesso prezzo di listino in Italia. E vi aspettate che la produzione resti in Italia? Poveri grulli!
Ma tutto ciò NON dipende dalla politica italiana, meno che mai dal governo in carica. E’ un cambiamento epocale dell’interto mondo e si chiama globalizzazione. Globalizzazione non è solo viaggiare più facilmente, spsotarsi, avere consegnaqti a casa “pezzi” proditti in Asia? C’è anche quello, ma non solo.
voi volete la botte piena e la moglie ubriaca, combinazione che proverbialmente non sta insieme. Se piace la globalizzazione, della globalizzazione si prende tutto e non solo quello che piace. Una delle conseguenze della globalizzazione è la facilità di circolazione dei capitali (intesi come ricchezze individuali) e delle aziende. Se non entrate nel ragionamento che ho indicato questa mattina, siete continuamente fuori strada perché pretendete dalla realtà mondiale qualcosa che la realtà mondiale NON è più. il mondo se ne sbatte degli italiani: se non troviamo da noi la soluzione per tenerci il welfare cui siamo abituati, il welfare si sgretolerà giorno dopo giorno, dinché moriremo tutti, o di malattia o di fame.
Merizzi ma te ti stai rivolgendo al Crovella, che non lavora certo per i poveracci. Lui lavora per banche, grandi aziende, gente con la grana. Fa i loro interessi. Esamina bilanci e non certo quelli delle famiglie. Lui va a braccetto con le grandi banche, poteri economici e finanziari. La costituzione la vuole modificare a vantaggio di questi. Potere a pochi e schiavizzarne tanti, questo è la sua missione.
Oggi tac a strato sottile allo scafoide 150 , negli ultimi 2 mesi 2 ortopedici ( 200+200 ) e 2 risonanze (200+200 ).
Finora il mio polso in 4 mesi ( una cazzata) mi è costato 950 cash.
Li doveva pagare la collettivita ?
Ci sono tanti modi di vederla , ma la collettività riuscirà a pagare il vaccino per l’hantavirus , per il cancro e l’Alzheimer e le rette delle nostre case di riposo fra 30 anni ?
Io credo di no.
Ha proprio ragione Crovella, però si è dimenticato di dire che la Terra è piatta e che il riscaldamento climatico è una invenzione dei poteri forti! Ha anche perfettamente ragione nel voler tutelare i ricchi, poverini, che si spaccano la schiena per noi, ignoranti nulla facenti e ci mantengono!
Condivido in toto la necessità di salvare e valorizzare il SSN, ma nello stesso tempo combattendo i tipici errori delle aziende statali: assunzioni nepotistiche, scarsa efficienza, spreco di risorse e assenteismo, errori che purtroppo hanno determinato il successo del privato. I medici dei SSN poi devono lavorare esclusivamente per questa azienda e non per altre cliniche private ad essa concorrenti: è tipico il medico che lavora male e poco negli ospedali pubblici, sputando così nel piatto dove mangia e che dirotta i pazienti dell’ospedale nel proprio studio o clinica privata. Questa è una vergogna che deve cessare al più presto! Altro scandalo sono i tempi di attesa per fare un esame o una operazione, che sono lunghissimi se lo fai col SSN, ma molto brevi se lo fai privatamente, magari nello stesso ospedale e con gli stessi medici!
Se non ci cambia alla radice la Costituzione (che è il “regolamento” dell’attuala modello socio-politico) il destino sarà quello di progressiva smantella mento del welfare. Infatti noi italiano NON ci siamo mai potuti permettere il bellissimo welfare che abbiamo sempre avuto, perché è stato finanziato da altri soggetti, i sottoscrittori dimissioni aggiuntive di debito pubblico. E’ un bel po’ di tempo che quel canale è impercorribile (non tanto per le regole europee, ma perché i mercati ci chiederebber rendimenti crescenti alimentando inflazione ecc ecc ecc), per cui il welfare sarà progressivamente smantellato, a prescindere dal colore del governo in carica. Non escludo che si possa arrivare a una situazione in cui sarà chiuso un ospedale (pubblico) ogni due. Il che alimenterà forti disuguaglianze: i residenti nell’area di competenza dell’ospedale che verrà chiuso o hanno i soldi per curarsi privatamente o non si cureranno per nulla. Inutile frignare sull’aumento di tasse ai ricchi (= patrimoniale): nel mondo di oggi, i patrimoni si spostano lontano con un click del mouse. Se mettono la patrimoniale, i capitali “scappano” e scapperanno anche le aziende, per cui non ci sarà neppure più lavoro. Per cui se non si morirà di malattie, si morirà di fame: niente lavoro uguale niente stipendi.
La sanità pubblica ossia il sistema sanitario nazionale è un bene fondamentale degli italiani. Ce ne accorgiamo quando pensiamo a cosa succede negli altri stati (es. Stati Uniti) a cui la privatizzazione vuole farci tendere.
Se vogliamo preservare, anzi direi migliorare il sistema, conservando l’universalita’ delle prestazioni e la tendenzialmente “gratuita” del servizio, servono in primis risorse economiche.
Diciamo passare dall’8% del Pil al 10% in linea con gli altri stati europei.
Lo vogliamo? Se si lotta all’occasione fiscale e tassazione dei grandi patrimoni (diciamo sopra i 5 milioni di eur) sono una strada inevitabile.
Se no rassegnamoci a piangere sui social e al declino… chi ce la fa pagherà una polizza privata da svariati migliaia di euro per andare a curarsi in Svizzera.
Il servizio sanitario nazionale è già stato smantellato dalle regioni. La sciagurata convergenza tra la destra e la sinistra ha trasferito alle regioni, anche in ambito sanitario, competenze esclusive che nuocciono gravemente alla salute dei cittadini: al di fuori della propria regione i cittadini sono già costretti a ricorrere alla sanità privata. Come minimo uno stato giusto dovrebbe garantire la validità di tutte le prescrizioni dei medici di famiglia su tutto il territorio nazionale.