Soccorso in montagna a pagamento
di Giancarlo Falconi
(pubblicato su iduepunti.it il 23 gennaio 2026)
La Giunta regionale d’Abruzzo ha approvato le linee guida che regolano la compartecipazione ai costi degli interventi di soccorso ed elisoccorso in montagna o in ambienti impervi, nei casi in cui non vi sia un’emergenza sanitaria o vengano accertati comportamenti imprudenti da parte dell’utente. Un provvedimento fortemente voluto e sollecitato che dà piena attuazione alla legge regionale 42 del 2016. A esprimere soddisfazione sono i consiglieri regionali della Lega, Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti.
«La montagna va vissuta con consapevolezza e responsabilità – sottolineano – Con una lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore Nicoletta Verì avevamo chiesto di completare il percorso normativo avviato nel 2016, definendo tariffe e criteri per la compartecipazione alla spesa in caso di interventi di soccorso, comprese le operazioni di recupero e trasporto, quando non si renda necessario il ricorso a prestazioni sanitarie o ad accertamenti in pronto soccorso».
I due consiglieri ricordano inoltre di aver proposto, come previsto dalla legge, una riduzione del 20% per i residenti in Abruzzo e un aumento della quota a carico dell’utente nei casi in cui venga riscontrato un comportamento imprudente. «Si tratta di una misura di buon senso – spiegano – che responsabilizza escursionisti e turisti, garantisce un utilizzo più equo delle risorse pubbliche e valorizza il lavoro delle strutture di soccorso».
Provvedimenti simili, ricordano ancora D’Incecco e Mannetti, sono già in vigore in molte regioni dell’arco alpino, come Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia. «Con questa decisione – concludono – l’Abruzzo si allinea a una prassi ormai consolidata. La montagna è una risorsa preziosa per la nostra regione e va frequentata con rispetto. Ringraziamo la Giunta regionale per aver accolto una richiesta nata dall’ascolto del territorio e dei cittadini».
A prendere posizione contraria è il Partito Democratico di Chieti.
La parola chiave non è “punire”, ma prevenire. “Responsabilizzare non significa colpire nel portafogli”, sostiene Sabrina Tieri, presidente dell’assemblea cittadina del partito.
La linea proposta è quella di rafforzare informazione e formazione, investendo in presìdi fisici nelle aree più frequentate e coinvolgendo in modo stabile gli attori che operano sul territorio: Guide alpine, Accompagnatori di media montagna, CAI e Parchi, chiamati – secondo Tieri – a orientare e anche a dissuadere chi si avventura senza preparazione o attrezzatura adeguata. Nella lettura dei dem, inoltre, tra gli operatori istituzionali legati alla montagna non ci sarebbe una convinzione diffusa sull’utilità del provvedimento.
Abbiamo intervistato il maestro di sci Paolo De Luca, proprio colui che propose a Luciano Monticelli, allora consigliere del partito democratico, l’idea della legge sul buon senso dei soccorsi in montagna:
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La legge di bilancio 2026 introduce una novità importante per chi frequenta la montagna: lo Stato potrà chiedere il rimborso delle spese di soccorso in caso di incidenti provocati da colpa grave o dolo della persona coinvolta.
Dal 2026 i soccorsi in montagna possono essere a pagamento: la nuova normativa
a cura della Redazione di trekking.it
(pubblicato su trekking.it il 9 gennaio 2026)
Con l’approvazione della legge di bilancio 2026, il Parlamento ha introdotto una disposizione destinata a incidere anche sul mondo dell’outdoor e della montagna. La norma prevede che, a partire dal 2026, alcuni interventi di ricerca, soccorso o salvataggio in montagna non saranno più interamente a carico della collettività.
In particolare, nei casi in cui l’evento che ha reso necessario il soccorso sia imputabile a dolo o colpa grave della persona soccorsa, lo Stato potrà richiedere il pagamento di un corrispettivo economico.
Lo stesso principio si applica anche alle richieste di intervento immotivate o ingiustificate.
Le forze coinvolte e l’ambito di applicazione
La disposizione riguarda gli interventi effettuati dalla guardia di finanza, e viene estesa, alle medesime condizioni, anche agli interventi svolti dalla polizia e dall’arma dei carabinieri.
Restano fermi, come precisato nel testo normativo, i riferimenti ad altre fattispecie già previste dal codice penale e le priorità legate alle esigenze di sicurezza e soccorso pubblico.
Il principio alla base della norma non mette in discussione il soccorso pubblico come servizio essenziale, ma introduce un criterio di responsabilità individuale nei casi di comportamenti qualificabili come gravemente imprudenti o intenzionali.
Come verranno calcolati i costi dei soccorsi
Uno degli aspetti centrali della nuova disciplina riguarda la determinazione degli importi. La legge di bilancio non stabilisce cifre precise, ma rimanda a successivi decreti attuativi la definizione dei corrispettivi dovuti.
Per la Guardia di Finanza, i costi saranno stabiliti con decreto del ministero dell’economia e delle finanze, tenendo conto delle diverse voci di spesa: personale impiegato, mezzi utilizzati, carburante e attrezzature necessarie.
Le tariffe potranno essere calcolate su base oraria o forfettaria e saranno aggiornate annualmente in base agli indici Ista.
Per quanto riguarda Polizia e Carabinieri, i decreti saranno adottati rispettivamente dai ministeri dell’interno e della difesa, di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze.
Dolo, colpa grave e richieste ingiustificate: un confine delicato
Il cuore della norma sta nella qualificazione della condotta del soccorso, ovvero nella distinzione tra errore o imprevisto e comportamento gravemente colposo.
Il testo chiarisce che non basta una semplice imprudenza o una difficoltà sopraggiunta durante un’escursione o un’attività in ambiente naturale per far scattare l’obbligatorietà del rimborso.
Il pagamento potrà essere richiesto solo quando l’evento che ha provocato la richiesta di soccorso sia riconducibile a un comportamento gravemente imprudente o negligente oppure sia una condotta intenzionale.
La richiesta di rimborso dei soccorsi scatta anche quando la richiesta di intervento risulti immotivata o ingiustificata.
Molti elementi restano da chiarire:
– in primo luogo, l’assenza di indicazioni economiche immediate rende impossibile sapere quanto potrà costare, in concreto, un intervento ritenuto non giustificato;
– inoltre, il confine tra imprudenza o colpa lieve e colpa grave appare sottile e potenzialmente fonte di contenziosi;
– la legge di bilancio non cita, infine, altri soggetti del soccorso pubblico, come il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico o i Vigili del fuoco, che non rientrano nel perimetro della disposizione così come formulata.
Saranno probabilmente i decreti attuativi che dovranno essere pubblicati dai ministeri competenti a chiarire non solo i costi degli interventi, ma anche i parametri per valutare una colpa grave dell’escursionista.
Il vero banco di prova di questa nuove norme saranno però le aule di tribunali, dove i giudici avranno il compito di interpretare e applicare queste norme ai casi concreti e a dare vita a nuovi filoni giurisprudenziali in questa materia.
Gli obiettivi della norma: prudenza e preparazione per l’outdoor
Nel dibattito che ha accompagnato l’approvazione della legge di bilancio, l’obiettivo dichiarato della misura è stato quello di ridurre gli abusi e promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi legati alle attività in ambiente naturale.
La finalità non è scoraggiare le richieste di aiuto in situazioni di reale pericolo, ma responsabilizzare chi si espone volontariamente a rischi evidenti.
Per chi cammina, sale e vive la montagna, la nuova norma rappresenta un ulteriore richiamo alla preparazione, alla prudenza e al rispetto dei limiti personali e dell’ambiente.
I dettagli applicativi diranno se e come questo principio troverà un equilibrio tra tutela del soccorso pubblico e diritto alla sicurezza di chi frequenta i territori naturali.
I numeri
La delibera approvata dalla giunta Marsilio fissa il massimale della multa a quasi 2mila euro, con una riduzione del 20% nel caso in cui a dover pagare sia un abruzzese. Più nello specifico, l’obbligo di partecipare alle spese scatta nei casi di «interventi di soccorso “comprensivi di recupero e trasporto» in cui «non sussista la necessità di accertamento diagnostico o di prestazioni sanitarie in un pronto soccorso», si legge nel documento. È previsto, poi, un aggravio «qualora sia ravvisata imprudenza da parte dell’utente» che ha richiesto aiuto. Tradotto in numeri, gli interventi di soccorso e di elisoccorso costeranno 25 euro al minuto, fino a un massimo di 1.500 euro (1.200 per gli abruzzesi), che può salire a 1.950 in caso di comportamenti sconsiderati. Il corrispettivo per gli interventi delle squadre di terra, invece, sarà di 75 euro all’ora per tutte le ore successive alla prima, fino a un massimo di mille euro (1.300 con l’inasprimento della sanzione). Le spese rimangono a carico del servizio sanitario nel caso in cui le operazioni siano disposte «dalla centrale operativa di soccorso, se «sussistono condizioni di emergenza/urgenza, diverse dalla necessità di soccorso di soggetti in conclamato o imminente pericolo ambientale ma che al momento della chiamata siano incolumi» e se «le condizioni del paziente non permettono altro tipo di trasporto che quello in elicottero». Così come saranno a carico delle casse pubbliche anche gli interventi in cui il trasporto «è diretto all’ospedale» o se «è seguito da ricovero ospedaliero o accertamenti al pronto soccorso».
Il parere di Michele Comi
(dalla sua pagina fb, 27 ottobre 2025)
Basta scorrere i commenti ai recenti provvedimenti inseriti nella manovra finanziaria per accorgersi che l’introduzione del pagamento per certi interventi di soccorso è accolta con una soddisfazione quasi liberatoria.
E questo, detto tra noi, è un segnale inquietante.
Ancora più inquietante se pensiamo che l’eccitazione da “tirata d’orecchie” o “calcio nel sedere” arriva in larga parte da chi la montagna la pratica.
Da chi sa, o dovrebbe sapere, che nessuno è davvero esente dal fare idiozie e mettersi nei guai.
Anche i più preparati, gli esperti, i professionisti: tutti, prima o poi, possiamo sbagliare.
Un passo falso dopo una condotta esemplare, un attimo di distrazione dopo ore di lucidità.
Stabilire quali siano i casi di demenziale e conclamata imprudenza (dolo o colpa grave, recita la legge) è una china scivolosa, quasi impossibile da vagliare nel dettaglio.
E quanti sarebbero, davvero, questi casi in rapporto al numero totale degli interventi di soccorso sanitario, in montagna e altrove?
Sembra più una questione di pancia che di proporzione.
Reale utilità del provvedimento
a cura della Redazione
Le regioni italiane che da qualche anno hanno scelto (seguendo tra l’altro la tendenza europea) di imporre il pagamento delle spese di soccorso alpino agli imprudenti o per chiamate non giustificate hanno registrato sensibili differenze nel numero degli interventi?
Report e analisi di alcuni esperti e autorità locali osservano che in qualche caso laddove è stato introdotto il pagamento per chiamate non urgenti c’è stata una diminuzione delle richieste di intervento rispetto ai periodi precedenti. Questo è stato riportato da esperti e fonti locali in riferimento a Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.
Tuttavia, non esiste ancora una documentazione nazionale dettagliata pubblicata da enti ufficiali che quantifichi in modo rigoroso e comparabile l’effetto delle regole di pagamento sulle chiamate in tutte le regioni interessate. I dati disponibili indicano tendenze, ma non sempre con analisi causali complete. Anche i più recenti rapporti nazionali vedono numeri complessivi del CNSAS relativamente stabili o in fluttuazione più legata alla stagione e all’affluenza in montagna piuttosto che a una singola misura normativa.
La diminuzione osservata in alcune fonti potrebbe derivare da una combinazione di fattori: maggiore attenzione alla sicurezza, campagne di prevenzione, condizioni meteo, oppure semplicemente variazioni stagionali dell’attività in montagna.
Per trarre conclusioni scientificamente solide sarebbe necessario accedere a studi statistici comparativi compilati da enti come CNSAS, VVFF, Carabinieri o le Regioni che confrontino anni prima/dopo l’introduzione della compartecipazione al costo tenendo conto delle variabili di contesto.
Abbiamo consultato i siti, abbiamo richiesto pure all’Intelligenza Artificiale. Ad oggi non risultano rapporti statistici nazionali pubblici che certificano formalmente un calo sistematico degli interventi unicamente attribuibile alle norme di pagamento, anche se “le testimonianze e alcune analisi locali continuano a suggerire un effetto deterrente delle tariffe sulle chiamate non giustificate”.
1) Trend nazionale degli interventi (CNSAS)
I dati del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) mostrano l’andamento complessivo delle missioni in Italia negli ultimi anni:
| Anno | Numero di missioni | Persone soccorse |
| 2022 | 10.367 | 10.125 persone soccorse |
| 2023 | 12.349 | 12.365 persone soccorse |
| 2024 | 12.063 | 11.789 persone soccorse |
C’è stato un aumento netto delle missioni dal 2022 al 2023 (+~19%) e un leggero calo nel 2024 rispetto al 2023, ma sempre ben al di sopra del 2022.
I dati nazionali non distinguono tra missioni a pagamento e gratuite né forniscono il numero di interventi classificati come imprudenti/immotivati a livello regionale.
A livello nazionale non si vede una “caduta” degli interventi attribuibile direttamente alle tariffe: le missioni sono rimaste altamente elevate anche negli anni recenti.
2) Per regione: dati territoriali generali disponibili
I rapporti CNSAS non riportano il numero regionale di interventi prima e dopo le delibere sulle tariffe; riportano però la distribuzione percentuale degli interventi su base territoriale:
Piemonte: 15,9%
Valle d’Aosta: 14,3%
Trentino: 11,7%
Alto Adige: 10,9%
Lombardia: 10,4%
Veneto: 9,2%
Altre regioni: resto delle percentuali
Questo indica quali territori sono più coinvolti complessivamente, ma non dà informazioni sui cambiamenti di volume dopo l’introduzione di sistemi di pagamento locale.
3) Caso specifico noto (Trentino)
Per il Trentino esistono dati locali relativi all’attività di soccorso provinciale, ma ancora non confrontano direttamente gli anni «pre» vs «post-pagamento» in numeri comparativi ufficiali.
2024 vs 2023 per il Trentino (non confrontato con prima dell’introduzione del ticket): 1.381 interventi nel 2024, con 168 in meno rispetto al 2023.
Questa è una tendenza locale (calo dell’attività rispetto all’anno precedente) in Trentino, ma non può essere attribuita in modo causale alle regole di pagamento senza un confronto statistico con gli anni prima della normativa.
4) Perché non ci sono confronti rigidi “prima/dopo”
I dati disponibili presentano queste limitazioni principali:
– i report ufficiali (CNSAS) forniscono numeri complessivi per l’intero territorio nazionale, senza distinguere per tipo di soccorso o regione rispetto alla normativa delle tariffe;
– le delibere regionali sulle tariffe non sono accompagnate da serie storiche pubbliche con indicatori statistici ufficiali prima/dopo la loro adozione;
– in alcune regioni (come il Piemonte) il sistema tariffario è stato teoricamente adottato, ma quasi mai applicato in pratica, rendendo difficile qualunque confronto con dati “pre-tariffa”.
Conclusione
Attualmente non esistono dati statistici ufficiali pubblici che mostrino chiaramente, per singola regione, l’andamento del numero di soccorsi prima e dopo l’introduzione delle tariffe. Quello che è disponibile sono trend generali a livello nazionale (che mostrano numeri stabili o in aumento) e osservazioni locali su alcuni anni recenti. Per ottenere confronti rigorosi servirebbe l’accesso ai dataset regionali anno-per-anno sui soccorsi classificati con e senza costi, cosa che, finora, non è stata pubblicata in modo ufficiale dalle Regioni o dal CNSAS.
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Prima dei comportamenti degli escursionisti sarebbero da scoraggiarne altri… Ho fatto l’esempio dei motociclisti che oltre agli incidenti mortali provocano incidenti con feriti gravi ed invalidità permanenti… Il costo degli incidenti stradali per lo stato vale 18 miliardi di euro l’anno… un punto di PIL… Altro che un intervento con l’elicottero il cui costo maggiore non è poi il carburante ma il noleggio dell’aeromobile ed il personale di bordo, 5 persone che naturalmente vengono pagate ogni giorno per 365 giorni l’anno. Inoltre in Abruzzo gli interventi dei due elicotteri, sarebbe meglio chiamarli eliambulanze, sono già compresi nel costo della fornitura dell’aeromobile pilota e copilota.
È un provvedimento demagogico che criminalizza i frequentatori della montagna preso sulla scorta della messe di commenti sui post che parlano del soccorso in montagna fra l’altro anche su quelli con feriti…
Gli organi d’informazione ed i social danno un rilievo esagerato agli interventi dell’elicottero in montagna che costituiscono in Abruzzo l’11% del totale degli interventi…
Nel 2024 nelle montagne italiane sono morte 466 persone, meno degli anni precedenti, 491 nel 2023 e 504 nel 2022 a fronte di un aumento dei frequentatori costante negli anni… Per dire… Nel 2024 sono morti 850 motociclisti però non si prendono provvedimenti dui comportamenti dei motociclisti che gareggiano in velocità sulle strade di montagna forse perchè non ho mai letto nei commenti sotto le notizie di incidenti sulle strade frasi tipo: fategli pagare l’elicottero, per cui di cerca di fare deterrenza su chi va in montagna a piedi e non su chi usa la montagna come un circuito…
La discriminazione tra residenti e non residenti víola l’uguaglianza fra tutti i cittadini garantita dalla costituzione della repubblica italiana. Per vivere e circolare in Italia bisogna pagare un prezzo o un pedaggio? Così ritorna il medioevo barbarico e feudale. Come è già successo a Venezia e alla Cinque Terre ora anche a Roma, dove i turisti dovranno pagare per vedere la fontana di Trevi.
Ma guarda un pò, polizze assicurative…
Laura Bertani, data la Sua sapienza, ci insegni Lei come si va in montagna.
Solo chi va in montagna deve pagare un soccorso? Sulle strade, in mare, al fiume no?!?!?
È proprio vero che si apre la bocca e si da fiato alle trombe.
A parte l’anomali dello sconto per gli abruzzesi, ben venga il provvedimento, anzi io auspico che strutturalmente diventi standardizzato per tutti gli interventi del CNSAS. però, conoscendo i “soliti” furbi, sono abbastanza convinto che, se non si crea un collegamento automatico con polizze assicurative ad hoc (che in parte già esistono), gli incassi di tali importi, in certi casi, saranno molto difficili. Pochi anni fa, il Soccorso del Veneto denunciava un importo di circa 400.000 euro di “crediti inesigibili”, connessi ad emissione fatture per recuperi a pagamento, i cui controvalori sono praticamente irrecuperabili, se gli interessati non hanno una coscienza morale che “imponga” loro di pagare. Cmq se c’è una esplicita normativa, meglio ancora se contenuta in una legge nazionale estesa all’intero territorio italiano, sul piano giuridico dovrebbe essere un po’ più facile recuperare i suddetti importi.
“Non capisco perche’ un abruzzese dovrebbe avere lo sconto del 20%….”
Perché è esattamente in linea con le ragioni di fondo che promuovono questa legge:
1 – additare (inventare) uno spreco, meglio se poco importante, comunque senza toccare interessi reali e giri di soldi
2 – creare un “cattivo” da indicare al pubblico ludibrio (gli imprudenti, quelli che fanno quello vogliono che tanto poi li vengono a prendere, gli irresponsabili, quelli che siccome lo hanno visto sui social, ecc.)
3 – blandire comunque il proprio elettorato
A Laura Bertani chiedo solo perché allora non mettere a pagamento il recupero e l’ambulanza per gli incidenti stradali? Spesso sono dovuti anche quelli a imperizia, leggerezza e vera e propria stupidità…
In alcuni casi sarà facile ed evidente in altri meno ( accertare responsabilità leggerezza imprudenza) .comunque ben venga
Dovrebbero farlo tutte le regioni.
È spreco di denaro pubblico prelevare persone che sono in difficoltà solo per la loro leggerezza , attrezzatura inadeguata, ignoranza dell’ambiente montano
#1 perché a parità di costi potranno essere imprudenti il 20% in più di tutti gli altri esseri umani.
Non capisco perche’ un abruzzese dovrebbe avere lo sconto del 20%….