Soccorso in montagna a pagamento
di Giancarlo Falconi
(pubblicato su iduepunti.it il 23 gennaio 2026)
La Giunta regionale d’Abruzzo ha approvato le linee guida che regolano la compartecipazione ai costi degli interventi di soccorso ed elisoccorso in montagna o in ambienti impervi, nei casi in cui non vi sia un’emergenza sanitaria o vengano accertati comportamenti imprudenti da parte dell’utente. Un provvedimento fortemente voluto e sollecitato che dà piena attuazione alla legge regionale 42 del 2016. A esprimere soddisfazione sono i consiglieri regionali della Lega, Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti.
«La montagna va vissuta con consapevolezza e responsabilità – sottolineano – Con una lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore Nicoletta Verì avevamo chiesto di completare il percorso normativo avviato nel 2016, definendo tariffe e criteri per la compartecipazione alla spesa in caso di interventi di soccorso, comprese le operazioni di recupero e trasporto, quando non si renda necessario il ricorso a prestazioni sanitarie o ad accertamenti in pronto soccorso».
I due consiglieri ricordano inoltre di aver proposto, come previsto dalla legge, una riduzione del 20% per i residenti in Abruzzo e un aumento della quota a carico dell’utente nei casi in cui venga riscontrato un comportamento imprudente. «Si tratta di una misura di buon senso – spiegano – che responsabilizza escursionisti e turisti, garantisce un utilizzo più equo delle risorse pubbliche e valorizza il lavoro delle strutture di soccorso».
Provvedimenti simili, ricordano ancora D’Incecco e Mannetti, sono già in vigore in molte regioni dell’arco alpino, come Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia. «Con questa decisione – concludono – l’Abruzzo si allinea a una prassi ormai consolidata. La montagna è una risorsa preziosa per la nostra regione e va frequentata con rispetto. Ringraziamo la Giunta regionale per aver accolto una richiesta nata dall’ascolto del territorio e dei cittadini».
A prendere posizione contraria è il Partito Democratico di Chieti.
La parola chiave non è “punire”, ma prevenire. “Responsabilizzare non significa colpire nel portafogli”, sostiene Sabrina Tieri, presidente dell’assemblea cittadina del partito.
La linea proposta è quella di rafforzare informazione e formazione, investendo in presìdi fisici nelle aree più frequentate e coinvolgendo in modo stabile gli attori che operano sul territorio: Guide alpine, Accompagnatori di media montagna, CAI e Parchi, chiamati – secondo Tieri – a orientare e anche a dissuadere chi si avventura senza preparazione o attrezzatura adeguata. Nella lettura dei dem, inoltre, tra gli operatori istituzionali legati alla montagna non ci sarebbe una convinzione diffusa sull’utilità del provvedimento.
Abbiamo intervistato il maestro di sci Paolo De Luca, proprio colui che propose a Luciano Monticelli, allora consigliere del partito democratico, l’idea della legge sul buon senso dei soccorsi in montagna:
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La legge di bilancio 2026 introduce una novità importante per chi frequenta la montagna: lo Stato potrà chiedere il rimborso delle spese di soccorso in caso di incidenti provocati da colpa grave o dolo della persona coinvolta.
Dal 2026 i soccorsi in montagna possono essere a pagamento: la nuova normativa
a cura della Redazione di trekking.it
(pubblicato su trekking.it il 9 gennaio 2026)
Con l’approvazione della legge di bilancio 2026, il Parlamento ha introdotto una disposizione destinata a incidere anche sul mondo dell’outdoor e della montagna. La norma prevede che, a partire dal 2026, alcuni interventi di ricerca, soccorso o salvataggio in montagna non saranno più interamente a carico della collettività.
In particolare, nei casi in cui l’evento che ha reso necessario il soccorso sia imputabile a dolo o colpa grave della persona soccorsa, lo Stato potrà richiedere il pagamento di un corrispettivo economico.
Lo stesso principio si applica anche alle richieste di intervento immotivate o ingiustificate.
Le forze coinvolte e l’ambito di applicazione
La disposizione riguarda gli interventi effettuati dalla guardia di finanza, e viene estesa, alle medesime condizioni, anche agli interventi svolti dalla polizia e dall’arma dei carabinieri.
Restano fermi, come precisato nel testo normativo, i riferimenti ad altre fattispecie già previste dal codice penale e le priorità legate alle esigenze di sicurezza e soccorso pubblico.
Il principio alla base della norma non mette in discussione il soccorso pubblico come servizio essenziale, ma introduce un criterio di responsabilità individuale nei casi di comportamenti qualificabili come gravemente imprudenti o intenzionali.
Come verranno calcolati i costi dei soccorsi
Uno degli aspetti centrali della nuova disciplina riguarda la determinazione degli importi. La legge di bilancio non stabilisce cifre precise, ma rimanda a successivi decreti attuativi la definizione dei corrispettivi dovuti.
Per la Guardia di Finanza, i costi saranno stabiliti con decreto del ministero dell’economia e delle finanze, tenendo conto delle diverse voci di spesa: personale impiegato, mezzi utilizzati, carburante e attrezzature necessarie.
Le tariffe potranno essere calcolate su base oraria o forfettaria e saranno aggiornate annualmente in base agli indici Ista.
Per quanto riguarda Polizia e Carabinieri, i decreti saranno adottati rispettivamente dai ministeri dell’interno e della difesa, di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze.
Dolo, colpa grave e richieste ingiustificate: un confine delicato
Il cuore della norma sta nella qualificazione della condotta del soccorso, ovvero nella distinzione tra errore o imprevisto e comportamento gravemente colposo.
Il testo chiarisce che non basta una semplice imprudenza o una difficoltà sopraggiunta durante un’escursione o un’attività in ambiente naturale per far scattare l’obbligatorietà del rimborso.
Il pagamento potrà essere richiesto solo quando l’evento che ha provocato la richiesta di soccorso sia riconducibile a un comportamento gravemente imprudente o negligente oppure sia una condotta intenzionale.
La richiesta di rimborso dei soccorsi scatta anche quando la richiesta di intervento risulti immotivata o ingiustificata.
Molti elementi restano da chiarire:
– in primo luogo, l’assenza di indicazioni economiche immediate rende impossibile sapere quanto potrà costare, in concreto, un intervento ritenuto non giustificato;
– inoltre, il confine tra imprudenza o colpa lieve e colpa grave appare sottile e potenzialmente fonte di contenziosi;
– la legge di bilancio non cita, infine, altri soggetti del soccorso pubblico, come il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico o i Vigili del fuoco, che non rientrano nel perimetro della disposizione così come formulata.
Saranno probabilmente i decreti attuativi che dovranno essere pubblicati dai ministeri competenti a chiarire non solo i costi degli interventi, ma anche i parametri per valutare una colpa grave dell’escursionista.
Il vero banco di prova di questa nuove norme saranno però le aule di tribunali, dove i giudici avranno il compito di interpretare e applicare queste norme ai casi concreti e a dare vita a nuovi filoni giurisprudenziali in questa materia.
Gli obiettivi della norma: prudenza e preparazione per l’outdoor
Nel dibattito che ha accompagnato l’approvazione della legge di bilancio, l’obiettivo dichiarato della misura è stato quello di ridurre gli abusi e promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi legati alle attività in ambiente naturale.
La finalità non è scoraggiare le richieste di aiuto in situazioni di reale pericolo, ma responsabilizzare chi si espone volontariamente a rischi evidenti.
Per chi cammina, sale e vive la montagna, la nuova norma rappresenta un ulteriore richiamo alla preparazione, alla prudenza e al rispetto dei limiti personali e dell’ambiente.
I dettagli applicativi diranno se e come questo principio troverà un equilibrio tra tutela del soccorso pubblico e diritto alla sicurezza di chi frequenta i territori naturali.
I numeri
La delibera approvata dalla giunta Marsilio fissa il massimale della multa a quasi 2mila euro, con una riduzione del 20% nel caso in cui a dover pagare sia un abruzzese. Più nello specifico, l’obbligo di partecipare alle spese scatta nei casi di «interventi di soccorso “comprensivi di recupero e trasporto» in cui «non sussista la necessità di accertamento diagnostico o di prestazioni sanitarie in un pronto soccorso», si legge nel documento. È previsto, poi, un aggravio «qualora sia ravvisata imprudenza da parte dell’utente» che ha richiesto aiuto. Tradotto in numeri, gli interventi di soccorso e di elisoccorso costeranno 25 euro al minuto, fino a un massimo di 1.500 euro (1.200 per gli abruzzesi), che può salire a 1.950 in caso di comportamenti sconsiderati. Il corrispettivo per gli interventi delle squadre di terra, invece, sarà di 75 euro all’ora per tutte le ore successive alla prima, fino a un massimo di mille euro (1.300 con l’inasprimento della sanzione). Le spese rimangono a carico del servizio sanitario nel caso in cui le operazioni siano disposte «dalla centrale operativa di soccorso, se «sussistono condizioni di emergenza/urgenza, diverse dalla necessità di soccorso di soggetti in conclamato o imminente pericolo ambientale ma che al momento della chiamata siano incolumi» e se «le condizioni del paziente non permettono altro tipo di trasporto che quello in elicottero». Così come saranno a carico delle casse pubbliche anche gli interventi in cui il trasporto «è diretto all’ospedale» o se «è seguito da ricovero ospedaliero o accertamenti al pronto soccorso».
Il parere di Michele Comi
(dalla sua pagina fb, 27 ottobre 2025)
Basta scorrere i commenti ai recenti provvedimenti inseriti nella manovra finanziaria per accorgersi che l’introduzione del pagamento per certi interventi di soccorso è accolta con una soddisfazione quasi liberatoria.
E questo, detto tra noi, è un segnale inquietante.
Ancora più inquietante se pensiamo che l’eccitazione da “tirata d’orecchie” o “calcio nel sedere” arriva in larga parte da chi la montagna la pratica.
Da chi sa, o dovrebbe sapere, che nessuno è davvero esente dal fare idiozie e mettersi nei guai.
Anche i più preparati, gli esperti, i professionisti: tutti, prima o poi, possiamo sbagliare.
Un passo falso dopo una condotta esemplare, un attimo di distrazione dopo ore di lucidità.
Stabilire quali siano i casi di demenziale e conclamata imprudenza (dolo o colpa grave, recita la legge) è una china scivolosa, quasi impossibile da vagliare nel dettaglio.
E quanti sarebbero, davvero, questi casi in rapporto al numero totale degli interventi di soccorso sanitario, in montagna e altrove?
Sembra più una questione di pancia che di proporzione.
Reale utilità del provvedimento
a cura della Redazione
Le regioni italiane che da qualche anno hanno scelto (seguendo tra l’altro la tendenza europea) di imporre il pagamento delle spese di soccorso alpino agli imprudenti o per chiamate non giustificate hanno registrato sensibili differenze nel numero degli interventi?
Report e analisi di alcuni esperti e autorità locali osservano che in qualche caso laddove è stato introdotto il pagamento per chiamate non urgenti c’è stata una diminuzione delle richieste di intervento rispetto ai periodi precedenti. Questo è stato riportato da esperti e fonti locali in riferimento a Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.
Tuttavia, non esiste ancora una documentazione nazionale dettagliata pubblicata da enti ufficiali che quantifichi in modo rigoroso e comparabile l’effetto delle regole di pagamento sulle chiamate in tutte le regioni interessate. I dati disponibili indicano tendenze, ma non sempre con analisi causali complete. Anche i più recenti rapporti nazionali vedono numeri complessivi del CNSAS relativamente stabili o in fluttuazione più legata alla stagione e all’affluenza in montagna piuttosto che a una singola misura normativa.
La diminuzione osservata in alcune fonti potrebbe derivare da una combinazione di fattori: maggiore attenzione alla sicurezza, campagne di prevenzione, condizioni meteo, oppure semplicemente variazioni stagionali dell’attività in montagna.
Per trarre conclusioni scientificamente solide sarebbe necessario accedere a studi statistici comparativi compilati da enti come CNSAS, VVFF, Carabinieri o le Regioni che confrontino anni prima/dopo l’introduzione della compartecipazione al costo tenendo conto delle variabili di contesto.
Abbiamo consultato i siti, abbiamo richiesto pure all’Intelligenza Artificiale. Ad oggi non risultano rapporti statistici nazionali pubblici che certificano formalmente un calo sistematico degli interventi unicamente attribuibile alle norme di pagamento, anche se “le testimonianze e alcune analisi locali continuano a suggerire un effetto deterrente delle tariffe sulle chiamate non giustificate”.
1) Trend nazionale degli interventi (CNSAS)
I dati del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) mostrano l’andamento complessivo delle missioni in Italia negli ultimi anni:
| Anno | Numero di missioni | Persone soccorse |
| 2022 | 10.367 | 10.125 persone soccorse |
| 2023 | 12.349 | 12.365 persone soccorse |
| 2024 | 12.063 | 11.789 persone soccorse |
C’è stato un aumento netto delle missioni dal 2022 al 2023 (+~19%) e un leggero calo nel 2024 rispetto al 2023, ma sempre ben al di sopra del 2022.
I dati nazionali non distinguono tra missioni a pagamento e gratuite né forniscono il numero di interventi classificati come imprudenti/immotivati a livello regionale.
A livello nazionale non si vede una “caduta” degli interventi attribuibile direttamente alle tariffe: le missioni sono rimaste altamente elevate anche negli anni recenti.
2) Per regione: dati territoriali generali disponibili
I rapporti CNSAS non riportano il numero regionale di interventi prima e dopo le delibere sulle tariffe; riportano però la distribuzione percentuale degli interventi su base territoriale:
Piemonte: 15,9%
Valle d’Aosta: 14,3%
Trentino: 11,7%
Alto Adige: 10,9%
Lombardia: 10,4%
Veneto: 9,2%
Altre regioni: resto delle percentuali
Questo indica quali territori sono più coinvolti complessivamente, ma non dà informazioni sui cambiamenti di volume dopo l’introduzione di sistemi di pagamento locale.
3) Caso specifico noto (Trentino)
Per il Trentino esistono dati locali relativi all’attività di soccorso provinciale, ma ancora non confrontano direttamente gli anni «pre» vs «post-pagamento» in numeri comparativi ufficiali.
2024 vs 2023 per il Trentino (non confrontato con prima dell’introduzione del ticket): 1.381 interventi nel 2024, con 168 in meno rispetto al 2023.
Questa è una tendenza locale (calo dell’attività rispetto all’anno precedente) in Trentino, ma non può essere attribuita in modo causale alle regole di pagamento senza un confronto statistico con gli anni prima della normativa.
4) Perché non ci sono confronti rigidi “prima/dopo”
I dati disponibili presentano queste limitazioni principali:
– i report ufficiali (CNSAS) forniscono numeri complessivi per l’intero territorio nazionale, senza distinguere per tipo di soccorso o regione rispetto alla normativa delle tariffe;
– le delibere regionali sulle tariffe non sono accompagnate da serie storiche pubbliche con indicatori statistici ufficiali prima/dopo la loro adozione;
– in alcune regioni (come il Piemonte) il sistema tariffario è stato teoricamente adottato, ma quasi mai applicato in pratica, rendendo difficile qualunque confronto con dati “pre-tariffa”.
Conclusione
Attualmente non esistono dati statistici ufficiali pubblici che mostrino chiaramente, per singola regione, l’andamento del numero di soccorsi prima e dopo l’introduzione delle tariffe. Quello che è disponibile sono trend generali a livello nazionale (che mostrano numeri stabili o in aumento) e osservazioni locali su alcuni anni recenti. Per ottenere confronti rigorosi servirebbe l’accesso ai dataset regionali anno-per-anno sui soccorsi classificati con e senza costi, cosa che, finora, non è stata pubblicata in modo ufficiale dalle Regioni o dal CNSAS.
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Dopo DIECI ANNI la Giunta regionale d’Abruzzo ha approvato la LEGGE REASTA (Rete Escursionistica Alpinistica Speleologica Torrentistica Abruzzo), per completare il percorso normativo avviato nel 2016, definendo tariffe e criteri per la compartecipazione alla spesa in caso di interventi di soccorso, comprese le operazioni di recupero e trasporto, quando non si renda necessario il ricorso a prestazioni sanitarie o ad accertamenti in pronto soccorso. Comunque, ci sono i maldicenti a questa riforma ormai in vigore in quasi tutta Italia, per il motivo che si “monetizza”! Perbacco E I DOVERI DEI FREQUENTATORI DELLA MONTAGNA CON GLI INFRADITO, SENZA ABBIGLIAMENTO ADEGUATO, SENZA CONOSCENZA DEI TERRENI, CHE SI INCONTRANO IN MONTAGNA (CHI NON LI HAI VISTI)? CHE METTONO IN pericolo la incolumità fisica DEI SOCCORRITORI CHE LI SALVANO? SE NE FREGANO, BASTA TORNARE SANI E SALVI A CASA DOPO AVER FATTO ANCHE UN GIRO… IN ELICOTTERO! Però, questi spacconi che frequentano le montagne italiane e arrivano da qualsiasi nazione del mondo, conoscono TUTTI, il numero del soccorso alpino – 112 e118. La speranza è di incontrarli di meno perché disturbano anche LA FLORA, LA FAUNA E NON RISPETTANO LE LEGGI DEI PARCHI.
Prego.
È anche vero quello che dice Benassi.
Bisognerebbe considerare che le attività nella natura fanno bene a tutti e migliorano consistentemente il benessere delle persone che si mantengono sane, facendo risparmiare allo Stato un bel po’ di soldi per cure e assistenza sanitaria d’ogni genere.
Deduco dalla tariffa della polizza indicata da Cominetti ( grazie ) equivalente a soli 25€ ( comprensivi anche della parte devoluta all’associazione ) che tutto questo allarmismo non ci sia
L’iniziativa di imporre il soccorso in montagna a pagamento, non è altro che uno dei tanti esempi dello scivolamento sempre più impetuoso verso una restaurazione di una società di elite, aristocrata. Una società in cui chi ha i soldi si può permettere tutto e gli altri invece staranno alla finestra a mendicare.
A parte il fatto che, come ha già osservato qualcuno, chiunque di noi – esperto, prudente, anche grande alpinista che sia – è soggetto a fare degli errori stupidi, che in montagna possono avere gravi conseguenze – appare molto difficile individuare i comportamenti imprudenti che assurgono a colpa grave e costituiscono a quanto sembra di capire il presupposto per addebitare il costo del soccorso. Inoltre, non mi sembra che l’addebito possa avere un effetto di deterrenza (che non sembra dimostrato); infatti l’imprudente, in genere, non è cosciente a priori della prorpia imprudenza, o esclude sistematicamente di correre un rischio, anche se se lo rappresenta, e quindi è improbabile che desista dal proprio comportamento in considerazione dell’eventualità di dover pagare eventualmente il soccorso. Inoltre, il contenziose che potrebbe scaturire dalla contestazione dei presupposti dell’addebito, nonché le difficoltà e le spese legali da anticipare che comporterebbero il recupero dei crediti e l’esecuzione delle eventuali condanne dei reprobi (considerato che il debitore imprudente potrebbe facilmente anche essere insolvente…), mi sembra che sconsiglino decisamente l’adozione di questo tipo di norme, anche semplicemente per l’onere di lavoro e di risorse che paradossalmente finirebbero per comportare comunque all’Amministrazione pubblica.
Senza scomodare l’elvetica Rega in Italia ci sono Aiut Alpin Dolomites e Dolomiti Emergency che per pochi euro all’anno assicurano chiunque per recupero e soccorso in tutta Europa.
L’ho scritto come suggerimento anche nel mio sito:
http://marcellocominetti.blogspot.com/2025/12/perche-associarsi-dolomiti-emergency.html
Dolicocefalo è un termine che appartiene alla zootecnia o comunque anche all’anatomia degli animali , come brachicefalo o mesocefalo ecc…non molte persone li usano….
Ad ogni modo te ne propongo un altro piu efficace (da vero fetido) : oligofrenico,😉
No.
Un po’ bestia, mi dicono, ma veterinario no.
Come ti è venuto questo dubbio?
Matteo sei veterinario?
Albert. Ho letto. Noi che viviamo a Villa Alzheimer abbiamo una netta sensazione di un film già visto. Tutto lo spettacolo al completo: le proiezioni paranoiche sul Sistema colpevole di tutto, le complicità e connivenze, le strumentalizzazioni, i “bravi ragazzi che si fanno sedurre dai cattivi maestri e si rovinano, i provocatori ambigui, le anime belle, le tendenze gratuite alla violenza coperte dalla necessaria decisione nell’esercizio dell’autorità e’ come il giorno della Marmotta. Diciamo che per ora non siamo ancora ai livelli del passato ma purtroppo tira una brutta aria per via della frammentazione continua della classe dirigente e in questo ci metto maggioranza e opposizione. Questa frammentazione porta ad una esasperata competizione interna ed esterna agli schieramenti per ottenere il consenso e a utilizzare tutte le occasioni per avere la leadership o sopravvivere più che per risolvere davvero i problemi e qui torniamo con una svolta a 360 “ gradi al “piccolo” tema di partenza ma emblematico del ticket sul soccorso in elicottero.
Pardon,dimenticavo l articolo può apparire fuorviante ms non lo è -Dopo Torino –
Mentre chi non capisce le mie metafore dimostra che la confusione semantica tra cranio e cervello è dovuta al fatto che non c’è differenza tra il suo cervello e il suo cranio,
Sig.Pasini ho citato la REGA,solo per l aspetto Soccorso Alpino che interessa questo ambito,la REGA svolge poi soccorsi tout court,vedi Crans Montana,ma per meglio capirci,la invito,lei,che nelle sue analisi è più articolato di altri, chi vorrà e libero di prenderne visione, di un attenta e puntuale analisi di quanto è la complessità di un vivere sociale, e da dove nascono diritti e relatve presunte richieste degli stessi,da un articolo ad opera di Salvatore Bruzzese sul numero on-line di oggi. del Sussidiario..Buon proseguire
Giovanni, ma io sono tranquillissimo, del resto la Svizzera non l’ha toccata nessuno.
Tranquillo Benassi, gli svizzeri in Svizzera hanno la stessa percentuali dei Sioux nel Minnesota.
Si stima che a Ginevra meno del 2% abbia origini ginevrine.
Vedere per credere.
Gli svizzeri non mi stanno simpatici.
Una cosa però gli invidio. L’ottimo posizionamento dei tombini stradali, che quando ci passi sopra con le ruote della macchina, sono ottimamente in livello con il piano stradale che non senti la minima differenza. Un tappeto da biliardo.
Guardate che io ho un cranio a forma “normale”, per cui il parallelismo non regge. Viceversa chi non coglie le mie metafore è di “cranio non acuto”, ma nel senso metaforico, ovvero che non ha le sinapsi cerebrali particolarmente ginniche (anzi le hai imbolsite oppure non le ha del tutto), e si infila in ragionamenti e interpretazioni che dimostrano la sua totale incapacità di analisi della realtà, in ogni suo rivolto. Bonne journée!
Albert. Anch’io ho pagato la Rega per anni quando battevo la Svizzera. Come tu sai per i cittadini svizzeri e’ un contributo volontario (40 CHF). Chi paga il contributo e’ coperto per le spese che la sua assicurazione o cassa mutua non copre. Il sistema sanitario svizzero è finanziato diversamente dal nostro i costi del quale sono coperti dalla fiscalità generale e no da una tassa specifica. Non tutti i cittadini svizzeri contribuiscono alla Rega, alcuni perché contano sulle loro coperture altri perché pensano di non averne bisogno o sperano nella buona sorte. E’ un modello di assistenza sanitaria diverso.
Dovresti venire a prendere più spesso il te’ a Villa Alzheimer. L’aria sottile rasserena e poi ti potrei presentare due grandi archetipi tra i quali mi dibatto come Hans Castorp, se è possibile paragonare un poveretto come me a un altro archetipo. L’umanista Settembrini e il duro e puro Naphta. Gira e rigira siamo sempre la’…speriamo solo che i nostri ragazzi non finiscano a marciare nel fango come Hans nella pagina finale. Oliver Stone ha ripreso la dicotomia paro paro in Platoon compreso il finale in elicottero. Non impareremo mai.Stammi bene.
Esarro sig.Crovella,così è spiegato il puntuale ed efficente servizio soccorso REGA..sei assicurato..non paghi diversamente..si..invece il costo dei soccorsi alpini..diventa un po come il 110 che lo hanno pagato tutti compresi quelli che non avevano una casa,e il costo di un’attività personale sportiva etc,viene pagata con i soldi della comunità compresol’anziano pensionato,il non vedente e la massaia di Voghera.
Probabilmente sono per soluzioni darwiniane anche io..,estenderei in tutti gli ambiti della società questa visione .ma immagino sarebbe un bagno di sangue…
Ma non era un uomo d’onore?
Per una volta si vede che sono passato a prendere il tè sulla terrazza di Villa Alzheimer (immagine che mi ricorda il sanatorio del La montagna incantata di Thomas Mann: tra l’altro, ironia della sorte, se non ricordo male tale sanatorio è posizionato nei pressi di §Davos, dove si celebra l’annuale forum), dunque dicevo che sono passato a Villa Alzheimer e concordo con Pasini che, sul tema specifico del soccorso, prevarrà la terza via della sceneggiata tipicamente italica. Perché siamo appunto in Italia e “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, oer cui non lasci lo scarrafone a bivaccare sul ghiacciaio dove è imprudentemente andato in jeans e mocassini da città! Ma ce ne pentiremo di questa evoluzione, perché si scatenerà una ridda di polemiche che ci stritolerà: come mai questa volta sono andati a recuperare quel particolare cannibale (“imprudente”) e ieri invece non hanno recuperato quell’altro particolare cannibale? Ah, ma si perché quello di oggi è il cugino della fidanzata del figllio della portinaia di chi ha preso la decisione se far partire la missione di soccorso. Oppure perché nella zona di oggi si sta celebrando la campagna elettorale e chi ha preso la decisione (se far partire la missione) vuol apparire “buonista” in stile mulino bianco per catturare voti, mentre nella zona di ieri le elezioni sono molto distanti… E così via. Per cui mi chiedo: ne vale davvero la pena? Io penso di no. A quel punto tanto vale mettere il soccorso a pagamento per tutti, imprudenti o meno. Poi, chi vuole (“chi vuole”: non è obbligatorio) si fa la polizza annua, mentre chi non vuole non la fa e la volta che gli capita di farsi soccorrere pagherà la fattura del soccorso… Molto lineare e non ci vedo nessuna volontà liberticida.
PS: ricordatevi che, se dipendesse solo da me, io eliminerai del tutto il soccorso alpino per tipo 5 anni, in modo tale da produrre una selezione darwiniana fra i frequentatori delle montagna (gli imprudenti a un certo punto capiranno che non è come andare in un palazzetto dove, se ti fai male, chiamano l’ambulanza, e quindi alla fine smetteranno di andare in montagna). Finito tale periodo, rimetterei il soccorso (composto esclusivamente da professionisti appositamente pagati: via tutti i volontari, non è più tempo di queste situazioni miste e spesso ambigue), ma il servizio sarà solo a pagamento per tutti quelli che lo useranno (compreso il sottoscritto).
Si parla di archetipi non di persone reali. Peppone e Don Camillo e potremmo aggiungere il Generale e tante altre figure della nostra commedia dell’Arte. Nei social interpretiamo archetipi, poi ogni tanto emergono tratti delle persone reali, che sono sempre più articolate e direi anche umane di quanto appaia. Parafrasando un altro articolo di oggi potremmo pomposamente dire che il palcoscenico estremizza le differenze, la cordata fa emergere la base comune. Amen
P.S.: per una volta tocca essere d’accordo con il Ministro Piantedosi, occorre essere fermi contro i violenti e chi garantisce loro una copertura politica, contro chi innalza il livello dello scontro e richiama dinamiche squadristiche e terroristiche, contro personaggi armati e violenti che aggrediscono senza scrupoli.
Intendo dire quelli con i pantaloni azzurro spento con due bande rosse: imporre subito il numero identificativo visibile e cam sempre accese per i poliziotti.
Roberto, mi convince la tua analisi, solo credo che dovresti cambiare la nomenclatura.
Al posto di visione “rigoristica” dovresti chiamarla visione “galleggiante“, da sempre tipica della destra italiana, a parole ispirata a ideali eterni, in pratica tesa a sopravvivere lasciando le decisioni in mano ad altri poteri. Comunque inevitabilmente destinata al peggior fallimento.
Mi piace molto l’espressione di Crovella di persone “acute di cranio”, di cui esiste anche una definizione scientifica: persone dolicocefale.
Peccato che la forma del cranio sia assolutamente non correlata con l’intelligenza del cervello che contiene, come Crovella testimonia costantemente.
Roberto permettimi di correggerti. Crovella non ha una visione “rigoristica” quanto piuttosto PRIVATISTICA e LIBERTICIDA ci vuole consegnare tutti ai privati.
Quanto al furbo sfruttamento Crovelliano dei violenti fatti accaduti alla manifestazione di Torino, come mai la manifestazione è stata autorizzata, anche se da tempo si sapesse che sarebbe andata a finire così? E da dove sono arrivati i soliti violenti?
Comunque adesso per poter manifestare ci sarà da prima da pagare, così manifesteranno solo i ricchi. Gli operai per difendere il proprio lavoro non potranno dire ne fare più nulla.
Di decreto in decreto il liberticidio va avanti. Piano piano che fa meno male.
Il tema è emblematico e non riguarda solo questo tema. In questo miserevole giorno di pioggia basta dare uno sguardo alla cronaca. Ognuno fa le sue previsioni. Tra la visione diciamo “solidaristica” di Benassi e la visione “rigoristica” di Crovella, che hanno entrambe una loro solida ragione e come sempre un bilancio vantaggi e svantaggi incorporato che porta a preferire l’una o l’altra, penso prevarrà la terza via, tipicamente italica. La via della sceneggiata:molto rumore per nulla. Grandi strepiti e grancassa, provvedimenti severi formalmente, editti verso i reprobi, foto-opportunità e articolesse sui media, poi, nella pratica aggiustamenti pragmatici per evitare grane, qualcuno pagherà senza pietà, qualcun’altro verrà risparmiato con un verbale pietoso, altri verranno multati ma poi non pagheranno mai e alla fine i numeri sull’efficacia non verranno forniti o balleranno. La cultura del compromesso è fortissima nella nostra società, più nobilmente della flessibilità e adattabilità, con questa sopravviviamo in un mondo crudele e siamo noti nel mondo e utilizzati quando c’è da gestire situazioni complesse e ambigue che altri non sanno da che parte prendere con le loro rigidità. E’ una competenza distintiva, nel bene e nel male. Forse non favorisce lo sviluppo, ma certamente il galleggiamento e una discreta qualità media della vita. Al confronto ovviamente.
APPUNTO!!!
E gli vogliamo dare tutto?!?!?
Alberto non ci credo più nel modello di stato che dici…ci ho creduto molto ..so no disilluso, deluso e incartivito..non è solo il discorso soccorso…ad ogni modo il mio modello non è nemmeno quello di Carlo…per me assicurazioni, banche in generale sono criminali legalizzati , vampiri sociali ..ecc ecc.,.
Non saprei … mi arrendo…
Se stanno emergendo sempre più consistenti le richieste di far pagare il soccorso agli imprudenti (in generale, non solo qui sul blog), significa che è cambiato il mood rispetto a qualche tempo fa. Può sembrare che io stia per saltare di palo in frasca con quello che sto per dire, ma le persone “acute di cranio” mi seguiranno facilmente (gli altri pazienza). Nelle manifestazioni in piazza (in città, intendo), fino a qualche tempo fa, prevaleva il principio della libertà di espressione e si diceva “paghiamo il prezzo di ipotetiche code violente, pur di tutelare la libertà di espressione di chi manifesta in modo pacifico.” Adesso anche lì è cambiato radicalmente il mood della grande pancia elettorale: la gente è sfinita dai disordini (vedi Torino sabato scorso) e ora antepone il diritto di ciascuno a starsene in pace, stroncando alla radice il rischio di disordini, magari pagando il prezzo sociale di non far esprimere liberamente i manifestanti pacifici (in parole povere: non autorizzare le manifestazioni). Stesso meccanismo, mutatis mutandis, sta estendendosi alla montagna: l’insofferenza verso quelli che io chiamo i “cannibali” è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni e ora certe misure per arginarli/eradicare detti soggetti sono viste in una luce molto diversa rispetto a qualche tempo fa. Fra queste misure, anche quella del soccorso a pagamento per gli imprudenti o per chi semplicemente è stanco e preferisce il passaggio in elicottero alla discesa a piedi. Qui scatta l’obiezione segnalata, ovvero: chi, come e con quali parametri valuta se quel comportamento è stato o non è stato “imprudente” e quindi si deve far pagare oppure no il conseguente soccorso?
Entriamo in un ginepraio di decisioni soggettive che scateneranno polemiche al cui confronto quelle sulle scelte degli arbitri di calcio sono barzellette da bar. Per evitare tali polemiche, o si fa pagare il soccorso a tutti o non lo si fa pagare a nessuno. Ma torniamo al punto di partenza: anche per questioni di bilancio (che è l’altro grante tema che domina la questione), le autorità locali (in genere regionali) preposte al soccorso vogliono arginare/eliminare le relative spese, per cui, di riffa o di raffa, in qualche modo inseriranno degli interventi a pagamento, procedura che si estenderà sempre di più, fino a diventare la “norma” dell’intero Soccorso. E’ solo questione di tempo.
Vero ci sono gli imprudenti, ma questo è il prezzo che si paga per la democrazia di uno stato dove il sociale e il solidale sono principi primari di civiltà. Il recupero dell’ imprudente o dell’impreparato, non si può prendere a scusa per eliminare la solidarietà di un paese a favore di guadagni privati. Che poi come ho già scritto quando scatta il punto chevti classifica impredente o impreparato? Se Honnold venisse in Italia e durante una freesolo chiamasse il soccorso per essere recuperato , sarebbe imprudente o impreparato?
Alberto io sono d’accordissimo con te …però i cicciottelli in infradito che vengono recuperati sulle ferrate porco cane ( e ne ho visti parecchi) … E tutta quella gente stra profumata che ammorba l’aria sui sentieri che precipita perché seguendo un App….su via ….e poi questa gente vita pure Alberto….questi votano!!!!!
Non prendiamoci per il culo, qui si vuole solo spianare la strada alle compagnie di assicurazione, come si sta facendo con la sanità demolendo quella pubblica a favore della privata.
Il successo o meno delle libere istituzioni dipende dal carattere dei cittadini ovvero dalle loro virtù civiche”
Niccolò Machiavelli
Boh, forse qualcosa è cambiato da allora. È arrivato il fordismo, poi il consumismo, poi il neoliberismo, ma soprattutto è arrivato lo smartphone!
Ennesima norma fatta per ammaliare il proprio elettorato e fare vergognosamente cassa, e fatto da chi ha fatto durare ricerche settimane mettendo a rischio i soccorritori per tantissimo tempo anche quando non c’era più nessuna speranza di recuperare vivi i dispersi sotto una valanga, è brutto a dirsi ma è così. Perché solo i soccorsi in montagna e non in mare, in strada ecc. O questo è solo il primo passo nello smantellamento del soccorso gratuito e portare le persone ad assicurarsi? ormai ci spostiamo sempre più verso uno stato privatistico e non solidale.
Poi chi decide il livello di incoscienza?
Un professionista come una Guida Alpina che decide di salire slegato una via di II grado con passaggi id III può essere considerato uno sprovveduto alla pari di chi si avventura su un sentiero in sandali?
Poi sono rimasto perplesso come tante persone che vanno in montagna siano favorevoli a questa norma, norma che non educa ma cerca di reprimere con un sanzione pecuniaria chi frequenta la montagna.
Si Bertoncelli! Però sono riusciti a sensibilizzare di molto molto, molto tanto gli alpinisti.
Ah i Pakistani, un vero popolo di educatori!!!
@ 32
“Pagare moneta, vedere cammello.”
Se il problema è far pagare il soccorso a chi è illeso ed è stato imprudente, non mi sembra che la soluzione migliore sia quella di farlo pagare indistintamente a tutti.
Prima di tutto bisognerebbe forse capire QUANTE delle 11.789 persone soccorse nel 2024 (solo in montagna?) fossero illese e possano essere classificate “imprudenti”.
10? 100? 1000? La metà?
Senza questo dato si “ragiona” di pancia e coi titoloni acchiappa-click.
Poi, come sempre, i numeri vanno maneggiati con attenzione… la prima cosa che mi viene in mente è il caso molto comune del soccorso ad una cordata dove solo uno dei due -o più- componenti è infortunato: una missione, due persone soccorse, di cui una illesa.
Sembra che in Pakistan il sistema dell’agenzia Askari “tu dare soldi io far alzare elicottero” funziona piuttosto bene, pochi soccorsi. Prendiamo esempio da questi pakistani avanti anni luce da noi!
Appunto: chi sarà lo sceriffo che valuterà chi è stati imprudente (per cui deve pagare) e chi no (=soccorso gratuito)? Appunto: se lo mettono a pagamento per tutti, eviteremo queste rogne
Comunque la regione Abruzzo non è nuova a queste dispotiche iniziative legislative. Anni fa volevano imporre la guida alpina a chi avrebbe voluto frequentare le montagne abruzzesi. Evidentemente in Abruzzo hanno a cuore la salute del prossimo. Poi però c’è sempre Rigopiano…
Secondo l’ideatore e sostenitore della legge sul pagamento del soccorso in montagna riguardante la Regione Abruzzo, a domanda sulla sua utilità risponde: “Educa l’escursionista ( io ci metterei anche l’alpinista, lo scialpinista, lo sciescursionista, il biker,il torrentista, il runner e quant’altro) a frequentare la montagna secondo le regole dettate dalla sicurezza” e quindi è nata “per salvare vite umane” . A me non convince la Legge Educatrice e Salvifica. Se ogni settimana leggiamo di interventi di soccorso in montagna raccontati da giornalisti /opinionisti che non hanno mai frequentato neppure le colline e scrivono perchè l’incidente in montagna ” vende” , questi sono i risultati.
La prevalenza del corto raggio e degli interessi particolari, unitamente al massiccio utilizzo della leva emotiva per ottenere consenso elettorale titillando gli istinti delle masse con ingenti investimenti in campagne di comunicazione capillare e sempre più personalizzata…sono queste le argomentazioni che utilizzano i sostenitori del dispotismo (di destra o di sinistra) rispetto alla democrazia rappresentativa, a livello statale o locale. Purtroppo la parte “distruttiva” dell’argomentazione “dispotica” ha un sacco di casi a suo favore, da cose più piccole come quella di cui parliamo a cose più grandi e strategiche. La ciliegina sulla torta è lo sconto ai residenti…e’ proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli.
“Pochi si interessano del come e’ realmente andata a finire. L’analisi accurata, la sperimentazione controllata e la valutazione oggettiva e rigorosa dei risultati sono “noiose” “fredde” “
Saggia considerazione Pasini, mi viene in mente una discussione simile un annetto fa, con le stesse considerazioni e (più o meno) i medesimi attori, circa due romagnoli morti in Gran Sasso…l’altro ieri la Procura ha chiesto il non luogo a procedere.
Qui parliamo di soccorso in montagna per i “cattivi” ma il processo si applica a varie questioni ed è antico. Si parte dal caos, creato o generato naturalmente dalla tendenza verso il disordine. Si carica il caos emotivamente alzando la temperatura. Si identifica un “colpevole” che abbia caratteristiche moralmente riprovevoli e verso il quale si incanala l’aggressività sociale. Ci si pone come il “Salvatore” e si propongono azioni rapide che vengono presentate come risolutive. Le azioni possono avere un carattere “premiante” per i virtuosi o punitivo per i “reprobi” L’enfasi sulla punizione o sul premio dipende dai periodi: a volte prevale la preferenza per la punizione a volte per il premio. Si tiene alta l’attenzione sul tema per un po’ acquisendo consensi. Appena la tensione scende, perché inevitabilmente scende e i risultati non sono così eclatanti, si passa ad avviare un altro processo su un altro tema “sensibile” in funzione delle emozioni dominanti. E’ un metodo ampiamente utilizzato da soggetti completamente diversi dello spettro politico/culturale, anche perché tutti utilizzano gli stessi consulenti di comunicazione. Sul breve periodo funziona quasi sempre. Pochi si interessano del come e’ realmente andata a finire. L’analisi accurata, la sperimentazione controllata e la valutazione oggettiva e rigorosa dei risultati sono “noiose” “fredde”, roba di nicchia che non fa ascolti e non muove gli animi. Del resto, come diceva il saggio, sul lungo periodo siamo tutti morti.
Esatto! Chi sarà lo sceriffo che definirà l’imprudenza o l’inadeguatezza delle persone soccorse? Il caiano di turno? Il salumiere del paese che fa il volontario nel soccorso alpino? La guida alpina? Il giudice coadiuvato da un perito?
Comunque l’eventualità di non pagare, non è male.
Lo sconto del 20% ai locali sa proprio di marcio.
Esatto! Chi sarà lo sceriffo che definirà l’imprudenza o l’inadeguatezza delle persone soccorse? Il caiano di turno? Il salumiere del paese che fa il volontario nel soccorso alpino? La guida alpina? Il giudice coadiuvato da un perito?
Comunque l’eventualità di non pagare, non è male.
Lo sconto del 20% ai locali sa proprio di marcio.
E quali sarebbero i parametri per definire chi è l’IMPREDENTE?
Quanto alle oche isteriche, io starnazzo le mie stronzate come te Crovella starnazzi le tue.
Quando risiedevo nell Ossola e poi a Varese pagavo quota REGA ,soccorso aereo Svizzero ,ultimi anni 40 frs all’anno ora sarà di più,un soccorso aereo di mezzora costo 18000 frs devo dire eccezionali,la REGA è un soccorso privato,Domanda come fa a restare da anni attivo sul settore,il soccorso taruffato per i soci vale sino a 50 km linea d aria in Italia cresta di confine,idem Francia Germania Austria.Ora in Italia è gratuito,ovvero lo paga il contribuente della Regione o Stato.Chi ha pagato il mese di recupero al Carè Alto della salma di un inglese..la domanda contiene una rispostain Italia vi è distinzione tra soccorso e recupero salma,e quindi competenze i soccoritori gli stessi i pagatori idem,l area deputata viene divisa tra un innumerevoli realtà,..dimenticavo la REGA è REGA su tutto il territorio Elvetico
“basta che evitiate gli “eccessi” di sabato sera”
In effetti bisognerebbe proprio evitare di pestare un fotografo a terra
https://www.youtube.com/watch?v=FmxClAf3IDY
E smettila di blaterare inutilmente: per ora è solo un tentativo di destrizzazione di un’amministrazione locale…peraltro probabilmente destinato a fallire, visto il livello di incompetenza dimostrato (come evidenziato fin dal primo intervento!)
E’ la “destrizzazione dell’occidente” (come la chiamo io), arriva anche in questi meandri di spicciola quotidianità. Tanto è inevitabile che la realtà si muova nella direzione indicata, proteste o non proteste. Il “pubblico” si ritirerà sempre di più (da ogni risvolto della vita), è inevitabile: lo si vede semplicemente guardando fuori dalla finestra. Protestate pure, se tutto ciò non vi piace, basta che evitiate gli “eccessi” di sabato sera. Ma le proteste non sortiranno effetti: la realtà oggettiva muove in quella direzione e quindi si andrà in quella direzione. E’ inevitabile.
Ma, sul punto, state mescolando (come al solito) e invece dovete tenere separati i due livelli di ragionamento: una cosa è prevedere il soccorso a pagamento (solo per alcuni – gli “imprudenti” – oppure per tutti, sono due diverse ipotesi, se ne può discutere), un’altra cosa è se poi un singolo, previdente, preferisce sottoscrivere una polizza assicurativa (esistono già oggi: cosa frignate come oche isteriche?). Se, invece, uno NON vuole sottoscrivere alcuna polizza, non la sottoscriverà: negli anni in cui NON ha bisogno del soccorso, evita anche il pagamento del premio assicurativo, ma, quando invece avrà bisogno del soccorso, lo pagherà direttamente. Molto semplice.
Bravi fate pubblicità alle polizze assicurative, le compagnie di assicurqzione vie ringraziano, la sanità privata vi ringrazia.
“Il principio in se’ non e’ sbagliato”
Questa è la tua opinione e il paragone non è poi così sbagliato: se chiami il 118 non paghi l’intervento. Se rimani chiuso in ascensore la notte di capodanno, per esempio (capitato) o per recuperarti il gatto su un albero (visto) o per un incidente in autostrada (paghi il recupero dell’auto, non l’intervento)
E nel caso (per nulla raro) in cui il soccorso venga richiesto da terzi, ma chi viene effettivamente soccorso non ha emergenze sanitarie, ha semplicemente (per motivi vari) ritardato il rientro ed era impossibilitato a rassicurare chi lo aspettava?
Sono sempre stato contrario a queste misure perche’ alla base c’era una disparita’ con tutte le altre attivita’, in particolare con le attivita’ marittime.Ora pare che questa differenza sia stata annullata: https://www.velaveneta.it/2025/10/26/dal-2026-soccorsi-in-mare-della-guardia-di-finanza-a-pagamento-in-caso-di-dolo-o-interventi-ingiustificati/Vediamo se verra’ anche applicata.Il principio in se’ non e’ sbagliato, ma deve essere uguale per tutti mentre per anni si e’ “colpevolizzato” solo chi va in montagna.Per quanto riguarda i commenti sui motociclisti e incidenti stradali, direi che il paragone non regge perche’ le spese sanitarie sono sempre coperte, e anche l’intervento in montagna e’ gratuito per emergenza medica.Qui si parla di interventi SENZA emergenza sanitaria e difficilmente uno si mette “nei guai” su una strada asfaltata. E se lo fa (finisce la benzina, esce di strada ma non si fa male, non revisiona la macchina che si rompe) il carroattrezzi o lo paga l’assicurazione o e’ a carico del privato. Quindi sulle strade e’ gia’ cosi.
Si, Crovella, abbiamo capito, meno Stato più privato, si paga il soccorso, si paga l’assicurazione, si paga la sanità.
Abbiamo capito. Non siamo d’accordo e riteniamo che queste leggi fatte per iniziare a introdurre il concetto siano deprecabili.
Ma abbiamo capito.
Per sgomberare il campo dalle complesse valutazioni su cosa sia “imprudente” e cosa no in montagna, io metterei il soccorso sempre a pagamento, per tutti e su tutto il territorio nazionale. Chi va spesso in montagna (e quindi è statisticamente più esposto al rischio di incappare in un incidente, anche con tutta la prudenza del mondo) può valutare (“può” e non “deve”) l’ipotesi di sottoscrivere una specifica polizza assicurativa: a fronte di un premio annuo fisso (che si paga anticipatamente, anche per gli anni in cui NON incapperai in incidenti), sei coperto da tutte le spese, pagate direttamente dalla compagnia al soccorso. Non ci vedo nulla di scandaloso: è il concetto di assicurazione, valido in ogni risvolto dell’esistenza. Tra l’altro mi risulta che polizze del genere esistano già da un bel po’, specie in area dolomitica, e siano molto efficaci.
“Un professionista in libera è davvero un imprudente? Distinguere il limite tra coraggio e rischio inutile è un’impresa ardua. In fondo, capita a tutti noi di non assicurarci in ferrata perché un passaggio ci sembra ‘facile’: un comportamento che dimostra quanto la sicurezza dipenda più dalla nostra percezione del momento che dalle regole scritte.”
A mio parere il provvedimento è più moralistico e simbolico che efficace.
Dire che “chi se la va a cercare è nei guai per colpa sua ed è giusto che paghi” certamente soddisfa la pancia dei benpensanti, ma sappiamo benissimo che in montagna anche i più esperti possono sbagliare.
Uno dei punti chiave è che non si sa chi e come dovrà giudicare se un intervento sia scaturito da una casualità, da un errore umano, da scelte imprudenti (e quanto imprudenti), da “colpa” grave, ecc., e sappiamo benissimo quanto i confini siano spesso labili o non definiti né definibili. Senza contare poi che queste eventuali analisi saranno fatte a posteriori a bocce ferme, mentre in montagna le decisioni vengono prese al momento, in base alle condizioni.
Per quanto riguarda l’effetto deterrente innescato dal costo del ticket PER ORA i dati NON dimostrano un calo strutturale degli interventi.
Un possibile effetto boomerang è che il timore di dover sostenere dei costi porti piuttosto a ritardare il più possibile la chiamata del soccorso, che potrebbe così trovarsi a dover intervenire quando ormai è troppo tardi (e ciò è un male sia per le persone soccorse che per i soccorritori).
Prima dei comportamenti degli escursionisti sarebbero da scoraggiarne altri… Ho fatto l’esempio dei motociclisti che oltre agli incidenti mortali provocano incidenti con feriti gravi ed invalidità permanenti… Il costo degli incidenti stradali per lo stato vale 18 miliardi di euro l’anno… un punto di PIL… Altro che un intervento con l’elicottero il cui costo maggiore non è poi il carburante ma il noleggio dell’aeromobile ed il personale di bordo, 5 persone che naturalmente vengono pagate ogni giorno per 365 giorni l’anno. Inoltre in Abruzzo gli interventi dei due elicotteri, sarebbe meglio chiamarli eliambulanze, sono già compresi nel costo della fornitura dell’aeromobile pilota e copilota.
È un provvedimento demagogico che criminalizza i frequentatori della montagna preso sulla scorta della messe di commenti sui post che parlano del soccorso in montagna fra l’altro anche su quelli con feriti…
Gli organi d’informazione ed i social danno un rilievo esagerato agli interventi dell’elicottero in montagna che costituiscono in Abruzzo l’11% del totale degli interventi…
Nel 2024 nelle montagne italiane sono morte 466 persone, meno degli anni precedenti, 491 nel 2023 e 504 nel 2022 a fronte di un aumento dei frequentatori costante negli anni… Per dire… Nel 2024 sono morti 850 motociclisti però non si prendono provvedimenti dui comportamenti dei motociclisti che gareggiano in velocità sulle strade di montagna forse perchè non ho mai letto nei commenti sotto le notizie di incidenti sulle strade frasi tipo: fategli pagare l’elicottero, per cui di cerca di fare deterrenza su chi va in montagna a piedi e non su chi usa la montagna come un circuito…
La discriminazione tra residenti e non residenti víola l’uguaglianza fra tutti i cittadini garantita dalla costituzione della repubblica italiana. Per vivere e circolare in Italia bisogna pagare un prezzo o un pedaggio? Così ritorna il medioevo barbarico e feudale. Come è già successo a Venezia e alla Cinque Terre ora anche a Roma, dove i turisti dovranno pagare per vedere la fontana di Trevi.
Ma guarda un pò, polizze assicurative…
Laura Bertani, data la Sua sapienza, ci insegni Lei come si va in montagna.
Solo chi va in montagna deve pagare un soccorso? Sulle strade, in mare, al fiume no?!?!?
È proprio vero che si apre la bocca e si da fiato alle trombe.
A parte l’anomali dello sconto per gli abruzzesi, ben venga il provvedimento, anzi io auspico che strutturalmente diventi standardizzato per tutti gli interventi del CNSAS. però, conoscendo i “soliti” furbi, sono abbastanza convinto che, se non si crea un collegamento automatico con polizze assicurative ad hoc (che in parte già esistono), gli incassi di tali importi, in certi casi, saranno molto difficili. Pochi anni fa, il Soccorso del Veneto denunciava un importo di circa 400.000 euro di “crediti inesigibili”, connessi ad emissione fatture per recuperi a pagamento, i cui controvalori sono praticamente irrecuperabili, se gli interessati non hanno una coscienza morale che “imponga” loro di pagare. Cmq se c’è una esplicita normativa, meglio ancora se contenuta in una legge nazionale estesa all’intero territorio italiano, sul piano giuridico dovrebbe essere un po’ più facile recuperare i suddetti importi.
“Non capisco perche’ un abruzzese dovrebbe avere lo sconto del 20%….”
Perché è esattamente in linea con le ragioni di fondo che promuovono questa legge:
1 – additare (inventare) uno spreco, meglio se poco importante, comunque senza toccare interessi reali e giri di soldi
2 – creare un “cattivo” da indicare al pubblico ludibrio (gli imprudenti, quelli che fanno quello vogliono che tanto poi li vengono a prendere, gli irresponsabili, quelli che siccome lo hanno visto sui social, ecc.)
3 – blandire comunque il proprio elettorato
A Laura Bertani chiedo solo perché allora non mettere a pagamento il recupero e l’ambulanza per gli incidenti stradali? Spesso sono dovuti anche quelli a imperizia, leggerezza e vera e propria stupidità…
In alcuni casi sarà facile ed evidente in altri meno ( accertare responsabilità leggerezza imprudenza) .comunque ben venga
Dovrebbero farlo tutte le regioni.
È spreco di denaro pubblico prelevare persone che sono in difficoltà solo per la loro leggerezza , attrezzatura inadeguata, ignoranza dell’ambiente montano
#1 perché a parità di costi potranno essere imprudenti il 20% in più di tutti gli altri esseri umani.
Non capisco perche’ un abruzzese dovrebbe avere lo sconto del 20%….