La scaglia

Un arrampicatore sul Capitan sopravvive a una caduta di quasi fattore 2 causata da una scaglia di roccia rotta. Un rivetto si è rivelato decisivo per la cordata.

La scaglia
di Sam MacIlwaine
(pubblicato su climbing.com l’8 maggio 2026)

A fine aprile 2026 il capocordata Max Rausch stava procedendo regolarmente sulla parete di El Capitan nello Yosemite, quando una scaglia rocciosa si è staccata sotto il suo peso, facendolo precipitare per sei metri nel vuoto.

Nell’arrampicata libera tradizionale, di solito si riceve un segnale di avvertimento prima di cadere dalla roccia. Magari gli avambracci iniziano a far male. Le mani si intorpidiscono. Si perde l’equilibrio, manca un appiglio fondamentale o semplicemente si sente la forza dei muscoli cedere. In ogni caso, c’è una frazione di secondo in cui ci si può preparare mentalmente alla caduta.

Un attimo prima che la scaglia cedesse (fotogramma dal filmato, vedi sotto). «La scaglia ha deciso di smettere di far parte della parete», Rausch ha poi scritto su Instagram. Foto: per gentile concessione di Max Rausch.

Nell’arrampicata artificiale non si può disporre di questo lusso. Quando ti trovi su un pezzo di metallo e questo si rompe, o la roccia stessa si spezza, ti ritrovi in ​​aria prima ancora di renderti conto di cosa sta succedendo.

Rausch ha subito questo tipo di caduta su Virginia (5.8 A3), una via di sette tiri con partenza alternativa a Tangerine Trip (5.9+ C3+) su El Capitan. Rausch si trovava sulla sua staffa nel punto chiave del sesto tiro, con il peso appoggiato su un gancio sopra una scaglia di roccia ben battuta e rivolta verso l’alto.

Quando è salito sui gradini, l’applicazione del peso ha provocato il distacco della scaglia, grande più o meno come un piatto. Rausch è volato all’indietro, mentre il gancio metallico lo colpiva sui denti. E’ precipitato per circa sei metri, e si è fermato al di sotto della sosta, impigliato tra le corde.

Un rivetto appena sopra la sosta ha assorbito la caduta di Rausch. Tuttavia, a causa della mancanza di corda, si è trattato quasi di una caduta di fattore 2: il tipo di caduta più violenta e violenta che un alpinista da primo di cordata possa subire.

“È stata la cosa più spaventosa che mi sia mai capitata”, ha detto Rausch a suo fratello Drew pochi istanti dopo la caduta.

Sebbene i suoi denti siano rimasti intatti, Rausch ha riportato importanti contusioni alle anche a causa della forza della caduta. Ciononostante, è riuscito a riprendersi e a continuare la scalata, trovando il modo di superare il punto in cui era caduto anche in assenza della scaglia. I due fratelli sono riusciti a raggiungere la vetta in quattro giorni, con quello che Max ha definito un “ritmo molto tranquillo”.

La lezione da imparare? Attenzione alle rocce sottili e fragili, anche se tutto fa pensare a mancanza di pericolo. Vale la pena testare la resistenza della roccia persino dei punti di aggancio più sicuri; non si sa mai se la roccia stessa sia sul punto di spezzarsi.

In ogni caso, trattandosi di A3, sappiamo che le opzioni per il posizionamento del materiale sono abbastanza limitate.

Il filmato del volo
https://www.instagram.com/p/DX4jh87Kjdh/

Cosa è il fattore di caduta
a cura di sestogrado.it

A chi ha fatto un corso CAI o ai climber che si sono documentati sulle forze che entrano in gioco nei voli in attività alpinistica sarà apparso prima o poi questo elemento alieno, che ci riporta agli esercizi di matematica, che mentre voliamo ci spinge in una frazione di secondo ad effettuare calcoli di fisica per stabilire esattamente quale algoritmo nascerà dal nostro volo… insomma stiamo parlando del fattore di caduta.

Il fattore di caduta è un valore, un numero, che ci dà una buona idea della severità e di quanto violento sarà il nostro volo. Gli elementi per valutarlo sono due: la lunghezza del volo e la lunghezza della corda deputata all’assorbimento.

Quando si vola si subisce una forte accelerazione e di mano in mano che si acquista velocità, si acquisisce energia cinetica. Più il volo è lungo e più aumenta l’energia cinetica che, in qualche modo, deve essere assorbita per frenare la caduta. Il “qualche modo” sostanzialmente è il lavoro che fa la corda allungandosi.

Più corda c’è tra l’assicuratore ed il climber significa che ci sarà più corda ad assorbire il volo, quindi:

1) volo lungo con poca corda: fattore di caduta elevato, shock d’arresto.

2) volo corto con tanta corda fuori: fattore di caduta basso, volo morbido.

Il fattore di caduta non è l’unica unità di misura della severità di un volo, ci sono altri fattori che incidono, quali gli attriti che si generano nello scorrimento della corda nei rinvii, azione dinamica dell’assicuratore (il fattore di caduta per essere definito in modo “esatto” deve verificarsi a “corda bloccata”), comunque per semplificare le cose ecco uno schema riassuntivo di fattori di caduta che si possono verificare in base a diverse situazioni:

1 – nella prima situazione, in cui non sono posizionati rinvii, si vola per 20m, con 10m di corda fuori: fattore di caduta 20/10=2

2 – nella seconda situazione c’è un rinvio posizionato ad 1 metro dall’assicuratore quindi si vola per 18m con 10m di corda fuori: fattore di caduta 18/10=1,8

3 – nella terza situazione c’ un rinvio a 5 metri dall’assicuratore quindi si vola per 10m con con 10m di corda fuori: fattore di caduta 10/10=1

4 – nella quarta situazione (la più auspicabile) c’è un rinvio a 5 metri dall’assicuratore ed uno ad 8 metri quindi il climber fa un volo di 4m con 10m di corda fuori: fattore di caduta 4/10=0,4

Fattore di caduta non elevato significa, minore forza d’arresto per il climber che vola, minore “attrazione” verso l’alto del climber che assicura, minore stress sull’attrezzatura, corda, sosta, catena di assicurazione ed in generale significa maggiore sicurezza.

Fatto salvo ciò, il fattore di caduta non è sempre l’elemento principale di cui tenere conto quando si deve valutare una potenziale caduta. Quando per esempio, si è vicini al terreno o si rischia di impattare contro sporgenze della roccia in caso di volo, l’elemento a cui fare più attenzione è la lunghezza stessa del volo ed in quale punto ci porterà ad atterrare.

La scaglia ultima modifica: 2026-05-16T05:25:00+02:00 da GognaBlog

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17 pensieri su “La scaglia”

  1. #16
    Invece mi sento di confermare la frase, almeno a  me accadeva che all’aumentare del “gas” sotto ai piedi la bocca si seccasse, i muscoli del sedere si serrassero e lo stesso iniziasse a pesare molto più di prima, per contro una rinviata, anche su ancoraggio dubbio lo alleggeriva e pure la saliva tornava… allo stesso modo la “ghisa” prima di rinviare pareva insuperabile, dopo, quasi scompativa
    PS
    Forse nel mio intervento precedente l’avevo scritto “solo” tra le righe: si parla e si quantifica il fattore di caduta solo in caso di corda bloccata. Secondo me è bene ricordarlo.  Curiosità, se ben ricordo, lo strumento adottato per le prove, es f.c. 2 in realtà simula un f.c. lievemente minore

  2. Mi stupisco che, su questo tema, nessuno abbia ricordato quella che su OpenAI viene così definita:  “L’affermazione che la forza di gravità aumenti con la verticalità è una celebre gaffe dell’alpinista Marcello Cominetti, discussa su GognaBlog. Dal punto di vista fisico, la gravità non aumenta, ma diminuisce progressivamente con l’altitudine” Lui invece disse letteralmente: “D’altronde la verticalità fa esercitare una maggiore gravità…….”. Uno che spara bestialità simili dovrebbe astenersi dall’intervenire.

  3. Grazie DM , è come immaginavo io : il problema come dicevamo sotto è che ogni angolazione della corda si trasforma in un freno che impedisce al resto della corda a valle di partecipare attivamente alla dissipazione della caduta facendo fra l’altro assorbire all’ultimo ancoraggio una legnata che potrebbe anche divellerlo.Devo imparare ad allungare bene le coppie.

  4. In estrema sintesi, la corda e il dispositivo che uso (e il modo in cui lo uso) x assicurare sono i grandi assorbitori di energia cinetica del volo. Più corda è fuori, più dritta è la corda più energia assorbe. Si possono (devono) piazzare protezioni solide, ma se la corda fa zig zag poca energia cinetica assorbe poichè viene assorbita solo dall’ultimo “zag” e non da tutta la corda fuori e dal freno dinamico dell’assicuratore. Quindi tutto si scarica sull’ultima protezione piazzata. Questo vale anche per la molto sottovalutata caduta in sosta. Chiedo perdono, per questa pessima sintesi a Giuliano ma ritengo che tutti quelli che scalano, almeno una volta, dovrebbero testare i vari modi di assicurare e proteggere alla Torre con la cella e la strumentazione di misura dei carichi.

  5. Il fattore di caduta 2 è praticamente un volo diretto sulla sosta perchè non si è messo rinvii. Situazione evidentemente non raccomandabile ma possibile perchè la compattezza della  roccia non permette di mettere protezioni. Però bisogna considerare tanti altri fattori che possono intervenire a modificare questo valore matematico e molto teorico. Ad esempio il sistema di assicurazione che ho messo in atto, se faccio un assicurazione sulla sosta oppure una ventrale; che strumento uso per assicurare, ad esempio un gri-gri invece che un attrezzo dinamico che permette un certo scorrimento della corda; se la caduta è nel vuoto senza attriti, oppure se nella caduta urto la roccia una o più volte . 
    Poi ci  sarebbe la ferrata dove il fattore di caduta va molto sopra il 2 da qui i dissapatori.

  6. In soldoni: la formula del fattore di caduta si impara in pochi minuti.
    Posizionare le protezioni in modo affidabile e razionalizzare lo scorrimento della corda richiedono molto tempo per essere acquisiti.
    Specialmente per chi ha poca manualità e poca o nulla mentalità pratica.
    L’uso delle mani, specie delle dita, si è atrofizzato con l’avvento dei mille sistemi touch che prevedono dita a slittino, mentre sul verticale servono dita a uncino. Alpinisticamente è la stessa differenza che c’è tra uno sci e un rampone. Bisogna lavorarci.

  7. @9
    Scritto così mi sembrava un po’ una supercazzola…
    La catena dinamica di assicurazione non ti insegna se una protezione è buona o meno, così come le norme riferite agli studi ad essa legati prendono in considerazione i materiali e non l’ambiente. Però meglio di niente, almeno dal mio punto vi vista.
    Catena dinamica di assicurazione. È un bel nome che dice tanto. Perchè spiega già cos’è. Almeno a livello teorico.
    Scrivo io che a volte mi rinviavo talmente male che arrivavo in sosta con l’imbrago alle ginocchia causa attriti… attrito che blocca la corda… e a quel punto sì che si sarebbe parlato, cadendo, di fattore di caduta.
     
     

  8.  Il fattore di caduta incide pesantemente sulle sollecitazioni che l’intera catena di sicurezza subisce, in particolare sull’ultima protezione che tiene il volo. Far assorbire l’energia cinetica all’ultima protezione (specie nel trad) anzichè all’intera catena di sicurezza non è cosa inutile o banale.  Capirne il significato e le conseguenze aiuta a capire come posizionare le protezioni, come far lavorare la corda e come lavorare in sosta. 

  9. Una volta ho letto un libro di un autore credo americano , che in prima battuta parlava di DAO, ovvero Distance ( dalla prima assicurazione ) , Angle ( inclinazione della parete ) e Obstacles.
    Esula dal fattore di caduta, che pero’ , a meno di non essere su Patabang , mi interessa solo quando sono vicino alla sosta e senza una prima protezione sana.

  10. L’importanza del fattore di caduta l’ho capito piuttosto tardi forse perché ai “miei tempi” cadere da capo cordata significava avere già un piede nella fossa, per cui il volo era considerato una eventualità da evitare sempre, in qualunque caso. Oggi invece con le vie spittate e molto più sicure, la caduta è quasi normale e addirittura necessaria, per capire come superare un certo passaggio. E’ quindi importante conoscere quando la caduta diventa pericolosa. Difficile però, mentre sei impegnato su difficoltà relativament estreme pensare anche a fare il calcolo del fattore di caduta: o fai una cosa o fai l’altra. Come dice Cominetti, deve essere qualcosa di istintivo che fai automaticamente.

  11. … poi quella scaglia sembrava messa lí apposta per venire via. Io nn ci avrei appeso neanche la borsa della spesa.

  12. Comunque sulle conseguenze possibili di un volo riveste una notevole importanza anche il sito di atterraggio o rimbalzo…

  13. Il fattore di caduta, la cui valutazione immediata a occhio è di fondamentale importanza mentre si scala, ha rappresentato già molti anni fa, la felicità celestiale per i teorizzatori seriali dell’ovvio.
    Sono seguiti i vari “metodi” per fare ogni cosa (come scoreggiare camminando, abbronzare il buco del culo, fare lo zaino, “creare” una sosta, eseguire il dietro-front con gli sci, mettere il piede sinistro su una tacca, il destro, ecc.) appunto, per la gioia di chi ama codificare e rendere tutto stampabile o ridotto a un tutorial fatto in garage.
    Tutto apprezzato dall’uomo-decapitato-ma vivo, che non ha tempo da perdere se non produce. Di quelli che si preoccupano se possono dormire più di 5 ore a notte e vivono solo nel week end (oggi è sabato!) per tornare in immersione nel lago di merda che amano come un ventre materno, ogni lunedì. 
     
    LIBERA I CANI, SCHIAVO NATO PER SERVIRE! (cit. Bruno Cortona, tsk.)

  14. Tutti sti conti per spiegare che se voli vicino ad un rinvio (e questo tiene …) il volo é meno pericoloso rispetto a quando “ti libri” lontano dall’ultimo ancoraggio.Mi ricorda il grande Massimo Catalano in “Quelli della notte” che diceva: “É molto meglio essere promossi a giugno che bocciati a settembre” …

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