Il presidente del Soccorso alpino piemontese: «I social spingono a ricerche avventate. Ma la vita vale più di un porcino».
Cercare funghi può essere pericoloso
(le regole d’oro per non rischiare)
di Caterina Malanetto
(pubblicato su lastampa.it/verbano-cusio-ossola il 12 settembre 2026)
«I funghi sono una passione molto strana, chi si lancia in questa ricerca ne diventa totalmente dipendente, perde la testa». Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso alpino del Piemonte, non ha dubbi: i cercatori di funghi, per lui, «sono un po’ matti».
O perlomeno, poco prudenti. Ma ha più di una buona ragione per dirlo. Per l’esattezza, ne ha dieci: questo il numero dei soccorsi a fungaioli che hanno visto impegnata la sua squadra in meno di tre giorni, un’emergenza che purtroppo ha registrato anche tre vittime.
In questa seconda settimana di settembre, le precipitazioni hanno infatti finalmente bagnato un Piemonte stremato dalla siccità. E con l’arrivo dell’acqua, i boschi si sono popolati di porcini.
La caccia è aperta: il primo fungo della stagione vede la luce e c’è già un bulaiur (altra versione di boulaje, NdR) pronto a raccoglierlo. Ci si inerpica per i boschi e le esplorazioni raggiungono le zone più impervie, soprattutto nella zona dell’Ossola. Ma basta niente per mettere un piede nel modo sbagliato.
I pericoli del terreno
«Il terreno, reso arido da mesi di siccità – spiega Giaj Arcota – appena si bagna diventa scivoloso come una pista di pattinaggio, perché l’acqua non penetra completamente. La caduta è sempre in agguato». Un pericolo soprattutto per i cercatori più anziani, complice anche – paradossalmente – la grande esperienza accumulata negli anni: «L’abitudine uccide più di qualsiasi cosa – dice Giaj Arcota – i bulaiur più attempati dicono ‘Ma io in quel posto ci vado da trent’anni’. Poi basta la minima distrazione perché il bosco che ami e conosci ti tradisca».
Il problema dei social
Ci si immagina anziani col bastone che vagano tra gli alberi. Ma non solo loro: ormai la ricerca dei funghi fa gola a tutti, alimentata anche dai social. Non è raro trovare reel su Instagram che consigliano «I tre posti migliori dove cercare funghi in Piemonte» oppure «Qui trovi i porcini più grandi».
«Tutti prendono e vanno – sottolinea Giaj Arcota – poi arrivi sul posto e trovi più persone che funghi. Gente che non conosce la zona e non è equipaggiata, e così i rischi si moltiplicano».
Ricerche notturne
Il primo pericolo è la gelosia dei fungaioli. È molto comune, infatti, non rivelare le proprie zone preferite e partire alla ricerca da soli. Così, quando non si torna più a casa, le operazioni di ricerca si fanno più complicate. «L’ultima moda, poi, è cercarli di notte», aggiunge il presidente del Soccorso alpino «Si dice che puntando la torcia nel buio – prosegue – i funghi bagnati dall’umidità notturna riflettano la luce e brillino, diventando così più facili da individuare. Ma camminare di notte in un bosco non è mai una buona idea».
Le regole d’oro
Cosa fare, quindi, per evitare incidenti senza privarsi di questi ambiti frutti della terra? «Prima di tutto, basta segreti – evidenzia Giaj Arcota – bisogna dire sempre dove si va. Poi serve un abbigliamento adeguato, a cominciare da scarponi alti per terreni scoscesi e umidi. Niente mimetismi, giacche dai toni marroni o verde militare per nascondersi dai rivali: meglio un gilet giallo o arancione, come quello dei cacciatori, per farsi individuare facilmente dai soccorritori».
l problema principale per il Soccorso alpino, infatti, è cercare qualcuno a cui non prende il telefono e che è pure mimetizzato con il fogliame. «Perdiamo le prime ore, che sono quelle decisive – sottolinea Giaj Acorta – e siamo costretti a partire dall’auto parcheggiata o dall’ultimo avvistamento». Cruciale anche la scelta della zona: mai rischiare vicino ai dirupi o addentrarsi nei boschi verticali.
«So che va contro la logica del cercatore – conclude Giaj Arcota – convinto che i bottini migliori si nascondano nei punti più impervi, dove non va nessuno. Ma serve buon senso: la vita vale molto più del fungo più prezioso».
Il commento
di Carlo Crovella
Bolé, anche scritto boulé (pronuncia bulé): termine dialettale piemontese per indicare i funghi. In realtà i bolé in senso stretto sono i porcini, ma per estensione il termine coinvolge tutti i funghi.
I boulaje (pronuncia bulaié) sono i cercatori di funghi, divenuti una voce critica per il Soccorso alpino, visto l’aumento dei recuperi e, purtroppo, anche quello delle vittime accertate.
Un tempo, non solo in Piemonte, il principale rischio per i cercatori di funghi consisteva nel non saper riconoscere quelli velenosi e così stare male (anche fino a morire) dopo averli cucinati e mangiati.
Invece oggi si ha l’impressione che il principale rischio per i boulaje di tutta Italia sia quello di incappare in un incidente sul terreno. Pare che la causa di molte imprudenze sia la ricerca del fungo più pregiato, più prezioso, più grande.
Star male è sempre star male, ma star male perché non hai riconosciuto i funghi velenosi è un conto, mentre farti male perché ti sei volutamente inerpicato lassù al fine di cogliere il porcino più grande di quelli raccolti dagli amici… beh… “ma smia roba da folatun” (mi sembra cosa da matti).
Ognuno è libero di fare quello che preferisce, solo che se ne deve assumere la responsabilità. Però c’è da interrogarsi se sia giusto che la collettività si carichi dei costi per le operazioni di soccorsi a ‘sti folatum…
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Anticamente, i contadini delle borgate nell’entroterra genovese integravano le magre entrate con la raccolta di funghi. castagne e fichi (un po’ più a valle e appetiti per l’alto contenuto zuccherino), e, prevalentemente dopo l’essicazione, scendevano per rivenderli in città. Quei monti alle spalle di Genova erano percorsi da numerosi sentieri e tracce che consentivano la “coltivazione” dei boschi. Ancora oggi c’è chi prosegue la raccolta dei funghi per rivenderli, ovviamente non parliamo più di economia di sussistenza, come un tempo. Certo e’ che per tanti liguri (e genovesi) la memoria di quella pratica esercitata dagli antenati per campare è rimasta impressa a tal punto da essere tramandata come valore di padre in figlio. Ogni anno, ovviamente, anche in Liguria la quota di cercatori di fughi dispersi nei boschi in stagione di raccolta fa sempre notizia, anche se parliamo di Appennini, che non ospitano orsi ( per ora), ma possono essere sempre insidiosi. Anche per l'” esperto” che perde il sentiero, dato il progressivo abbandono dei boschi “domestici” da parte dei contadini e delle tracce che consentivano di percorrerli.
La mia storia è diversa, a me piaceva da matti andare a funghi ed eravamo noi fratelli spesso a costringere mio padre. E mica solo i porcini, che in fondo è roba dozzinale, da ignoranti o da neofiti, ma almeno una decina di specie e più.
Che poi andavano pulite, lavate e preparate per poi essere seccate o cucinate. E mica solo trifolati, che anche quello è da poretti.
Sono certo che nella mia vita ho rischiato di più andando a funghi che con l’alpinismo…anche se il primato ce l’ha l’auto, senza dubbio.
Poi a diciott’anni ho iniziato ad arrampicare e a funghi non sono quasi più andato…anche se una volta, molti anni dopo, accompagnando un amico assatanato e sono stato l’unico a trovar qualcosa!
Comunque ho imparato molto da quella attività, come muovermi in un bosco, come ritrovar la strada (e l’auto) anche con poca visibilità. al buio o sotto la pioggia, come riconoscere e sfruttare la morfologia dei luoghi. Tutte cose che mi sono tornate utili svariate volte in certe discese fuori orario.
La cosa più strana è che a me i funghi non hanno mai fatto impazzire, a differenza di mia sorella o mia mamma
Anche in Apuane e sul vicino Appennino ci sono molti interventi di soccorso e ricerca di fungaioli che si perdono o che ruzzolano e si fanno male. Un tempo diversi incidenti succedevano perchè i fungaioli indossavano gli stivali invece degli scaponi. Sul pendio ripido lo stivale non è un tutt’uno col piede, gli gira intorno, lo stivale non ha presa e scivola.
Funghi buoni farci il sugo per i matuffi magari con l’aggiunta di un buon cornocchio di sarsiccia che gli inyensifica il sapore
Mai amato andare a cercare funghi, qualche volta ci sono andato per lo più trascinato da mio papà e qualche amico con risultati risibili.
Se ci inciampo li raccolgo ed è finita lì. Ad ogni buon conto li adoro in tutte le salse.
@ Benassi
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Anche a me piace molto quel passo di Rigoni Stern ( e si presta a molte considerazioni molto attuali su sperchi e manie )
Questo dovrebbe valere per tante altre attività della vita. Ma l’ingordigia e senza limiti.
Osservo nei commenti una prevalenza di “non fungaioli”. Mi unisco anch’io vittima pure io in età giovanile di vagabondaggi per i boschi della Val Pellice imposti dai genitori.
Quando dico a qualcuno che mi piace andare in montagna, spesso mi domandano se vado a funghi. La mia risposta standard è “non li vedo (troppo alto), non li riconosco, non li digerisco”.
Peró … un piatto di tajarin fumanti ai funghi porcini … 😋
Stare all’aria aperta è già un atto concreto di suo. Non c’è bisogno di fare qualcosa di più per dargli un valore.
Un celebre aneddoto sulla raccolta dei funghi racconta che, dopo aver trovato un porcino, Mario Rigoni Stern disse: «Basta così. È sufficiente per condire la pasta. Abbiamo prelevato, adesso torniamo a casa».
Per apprezzare i funghi prova con gli ovuli a crudo: bastano poche gocce d’olio e di limone!
Io allargherei il discorso a tutte le cose potenzialmente mangerecce in natura. Il mio è un giudizio ed un comportamento del tutto personale e rispetto altri atteggiamenti. Io non prendo nulla dalla natura, non raccolgo niente. Al massimo due o tre lamponi e poco altro. I funghi devono capitare a 20 cm dal mio piede e forse ne prendo due per farci la pasta.
Mi è capitato due volte di assistere ad un triste spettacolo, un signore seduto e quattro o cinque africani chini per tutta la giornata a raccogliere un erba molto ricercata in Abruzzo. Quest’ erba viene proposta nei ristoranti locali ed è molto apprezzata. Mangiata una volta, è completamente senza sapore. L’umile cicoria che cresce ovunque è immensamente più buona. Questo fa parte dei tanti riti che sembrano avvicinare l’uomo alla natura, i funghi, i frutti, le radici. Io le sento come predazioni ma ripeto è una posizione del tutto personale che non mi sentirei di trasformare in legge se ne avessi il potere. Trovo che la biodiversità sia la vera ricchezza, quando non impegnato in escursioni più impegnative, amo camminare in natura dando un nome a tutto quello che mi circonda grazie a Google lens. Più che predare mi interessa conoscere.
A coloroche sono stati traumatizzati nell’infanzia dalla ricerca dei funghi,a coloro che ritengono il girovagare nel silente boschivo alla ricerca di funghi un innutile perdita di tempo,a coloro che mai li mangerebbero,poichê se non puramente tossici,…potrbbero recare loro nocumento,….Priuli e Verlucca..le alpi a tavola…
“Andare a funghi” ha un aspetto retrò perché è un modo concreto di stare all’aria aperta, di camminare, di “avventurarsi” fuori dai sentieri
Non sarà mai sponsorizzato dalla redbull, non ci saranno abiti dedicati.
Roba di altri tempi, roba popolare che, come direbbe il bardo:
Non merita due colonne su un giornale, una musica o parole un po rimate.
Come scrissero su “Il Male”
“Tutti gli uomini sono velenosi per i funghi”
Anche a me cercare funghi non e mai interessato, ed anche angiarli interessa poco. Ogni tanto lo faccio ma non ci trovo nulla di particolare. Anzi spesso evito perche mi viene in mente che possano essere velenosi e chi me li propone non possa essere cosi esperto come dice. Mio padre spesso mi dice vai sempre a monti ma non porti mai un fungo. Per forza babbo non li cerco, ho altro da fare.
Come Marcello, anche mia mamma mi buttava giù dal letto alle 4 di mattina (ma era ancora notte fonda) obbligandomi ad accompagnarla per i boschi con una torcia in mano (le frontali sarebbero arrivate 20 anni dopo). Ho sempre odiato quel girovagare senza meta, trovare un porcino mi dava un fugace senso di orgoglio della durata di 5 secondi, per poi ripiombare nella noia più profonda data da quell’andare senza senso. Ovviamente, poiché corpo e psiche sono 2 facce della stessa medaglia, ho sviluppato sin da piccolo una grave intolleranza alimentare verso qualsiasi fungo. Oggi rientro a pieno titolo nella categoria “matusa” (termine noto solo ai miei coetanei) e almeno un rischio non lo corro di sicuro… Il soccorso alpino mi potrebbe venire a prendere per mille motivi, ma non per un’uscita fungaiola. Le prediche domenicali lasciano il tempo che trovano e ciascuno sceglie come farsi male. Come dice un mio amico : ricordatevi che tutti i funghi si possono mangiare, alcuni una volta sola!!
Anche io ho subito la tortura infantile della pratica genitoriale del “bouleting”
Cioè il vagolare random alla ricerca dei “boulet”.
Oggi i bambini fanno climbing, sono piu fortunati.
Detto questo, vi informo che alcuni antropologi contemporanei guardano ai funghi e alla loro organizzazione come modello per una ridefinione , piu comprensiva della complessità della natura, dell’umano stesso.
Per comoletezza
Di Anna Tsing
“Il fungo della fine del mondo”
Un Italia, una civiltà, un mondo al declino: il problema è “chi cerca funghi”
Sig.Cominetti..a corto di argomenti.?..in talune aree del Trentino dove risiedo da anni andar per funghi potrebbe essere molto pericoloso…essendo alcune aree popolate da orsi..che di per se sono meno peicolosi delle ammaniti,ma se accompagnano i piccoli…diventano letali…e qui. con buona pace di chi si porta tutto l’armamentario del osservante regole e decaloghi..va precisato che sono molto piû letali e frequenti le punture di taluni insetti…poi se si nota il tasso di incidenti definiamoli micologici..accadono a persone quasi sempre molto o quasi anziane che incorrono in incidenti,non perchê sordi alle prediche parocchiali,ma per i limiti dovuti alla senescenza,che restano secondi. dopo quelli della guida del trattore…che vede per la maggiore anziani frequentanti messe domenicali e prive di attrezzatura alpestre…buon procedere
Fin da piccolo sono stato costretto ad andare per funghi dai miei genitori. Detestavo (e detesto) quel muoversi tra praterie e boschi in maniera irregolare. Un po’ come quando si fa lo shopping in città, arrivando a casa massacrati nel fisico e nello spirito. Almeno per me.
Se poi ci metto la ferrea convinzione che i funghi siano muffe insapore che hanno solo profumo, e quindi nessun gusto, il gioco è fatto. Trovo il mangiarli una cosa inutile e che fa pure male alla salute. Perché i funghi sono tutti velenosi e costringono il fegato a un inutile superlavoro.
Quando dico questo, specialmente in Liguria, è peggio della più feroce delle bestemmie ma ne sono convinto.
Sul fatto che i fungaioli si inciampino nei boschi c’è poco da dire. I suggerimenti del soccorso alpino sono sempre le stesse prediche parrocchiali.
Inutili come il mangiare i funghi. Ma tant’è…