Pale eoliche, la battaglia fra ambientalisti

Nella raccolta di firme contro l’abuso di mulini anche Corrado Augias, Susanna Tamaro e Vittorio Sgarbi. Legambiente: cosa c’è di male?

Pale eoliche, la battaglia fra ambientalisti
(«Bruceresti la Gioconda per produrre energia?»)
di Gian Antonio Stella
(pubblicato su corriere.it il 30 giugno 2026)

«Brucereste la Gioconda per produrre energia?». La domanda, scomodissima, incendia il dibattito nel fronte ambientalista.

Ed è al centro d’una lettera aperta scritta «con il cuore pesante» ai «cari amici e cari compagni di tante battaglie» di Greenpeace, Legambiente e WWF da alcune decine di difensori del paesaggio che dopo anni di battaglie comuni dicono di non capire perché le tre storiche associazioni non si mettano di traverso a certi progetti che devastano il territorio.

Anzi, siano disposte «a sostenere senza la minima riserva chi, approfittando dei timori causati dall’avanzare della crisi climatica, non si fa scrupolo di sacrificare pezzi interi del paesaggio italiano. Quel medesimo paesaggio che la nostra Costituzione tutela all’Articolo 9 e che noi, con voi, abbiamo sempre considerato un bene non negoziabile».

A cosa si riferisce la lettera aperta? Alle perplessità di vari ambientalisti, ad esempio, sui Parchi del Vento, la guida turistica agli impianti eolici di Legambiente che spiega «come la tecnologia possa instaurare un rapporto armonioso col paesaggio» ed è «realizzata col contributo di Magis Energia, ERG, FERA, RWE» (giganti dell’eolico) e il patrocinio dell’Anev che si autodefinisce l’associazione che «raggruppa oltre 120 aziende che operano nel settore eolico»? Gli autori dell’appello non ne fanno cenno. Però…

«È tutto trasparente e comunque non sono sponsor del carbone o del fossile», ribatte Stefano Ciafani che di Legambiente è il presidente, «Non diciamo sì a tutte le rinnovabili. Diciamo anche dei no. Ma dire no alle pale in mare aperto che non si vedono da riva non ha senso. Ci sono delle priorità. E la nostra priorità è affrontare il climate change che sta devastando l’Italia». Quindi conferma quanto disse anni fa: «Il territorio italiano è sempre cambiato, fin da quando i Romani costruivano i loro acquedotti o i geni del Rinascimento edificavano le loro magnifiche cattedrali. Le pale eoliche e le ferrovie ad alta velocità sono le nostre cattedrali e servono a rendere vivibile il pianeta anche per i nostri figli e nipoti».

«Il paesaggio non è solo “una bella vista”, non è solo panorama: è biodiversità, è stratificazione storica, è l’identità profonda dei territori e delle comunità che li abitano», insistono i contestatori. «Oggi assistiamo a una spinta d’assalto verso la proliferazione di impianti eolici industriali sui crinali dei nostri Appennini e di distese di pannelli fotovoltaici a terra che cancellano suolo agricolo e alterano irreversibilmente la bellezza e il valore culturale dei nostri territori, senza tenere conto delle richieste democratiche e razionali che arrivano dalle comunità coinvolte».

Insomma, c’è modo e modo, luogo e luogo: «Di fronte a questo scenario», insiste la lettera alle tre associazioni, «la vostra voce, che un tempo si sarebbe alzata forte e chiara a difesa della natura e del paesaggio, oggi è accondiscendente e giustificatrice. Troppo spesso apparite persino come i più intransigenti nella difesa di qualsiasi progetto, anche i più inaccettabili. Anche di quelli collocati in borghi o luoghi di assoluto rilievo come Orvieto o le crete senesi. Vi opponete alle Sovrintendenze, che per anni sono state le nostre migliori alleate, anziché agli speculatori finanziari nascosti dietro gli eco-mostri che rischiano di distruggere il nostro territorio, senza alcun reale beneficio. Speculatori indifferenti alla possibilità di sfruttare le superfici già compromesse o i tetti dei capannoni industriali».

Sia chiaro, scrivono: «Noi non neghiamo la crisi climatica. Sappiamo perfettamente che è necessario individuare soluzioni efficaci». Ma «i territori e le comunità devono essere ascoltati». Perché «non si può salvare il pianeta distruggendo la terra che calpestiamo». Tanto più in un paese speciale come il nostro: «L’Italia non è una superficie da sfruttare. È un luogo unico al mondo per tesori ambientali e culturali come riconosciuto dall’Unesco».

E qui arriva quella domanda scomoda: «Sareste disposti a bruciare la Gioconda per ottenere energia?» Un paradosso, certo. Un paradosso provocatorio per andare a al nocciolo del problema: fino a che punto il patrimonio monumentale, artistico, paesaggistico dell’Italia può essere sacrificato a opzioni energetiche (quel luogo, quel versante, quella campagna…) che troppo spesso non sono scelte fatte da pubbliche amministrazioni ma da multinazionali indifferenti alla basilica di Saccargia o alle colline cantate da Giacomo Leopardi? Quali sono i paletti?

In chiusura, mano tesa: «Con questo spirito rinnoviamo la nostra piena disponibilità a un confronto pubblico, aperto e trasparente, nel quale discutere senza pregiudizi dati, numeri, costi, benefici e impatti reali delle politiche energetiche…» Seguono le firme. E qui, tra storici difensori del paesaggio da sempre schierati su questi temi come Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Monica Tommasi degli Amici della Terra o Oreste Rutigliano, spuntano nomi meno attesi. Come Corrado Augias, Susanna Tamaro, Elisabetta e Vittorio Sgarbi, Antonio Montani (Club alpino italiano). E Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana e figlio di quel Fulco che fondò il Wwf italiano, oggi tra i destinatari della sofferta lettera aperta. O ancora Giuliano Ferrara, il fondatore del Foglio che, fedele alla scelta di dare spazio a opinioni diverse, pubblicava ieri un lungo intervento di una delle sue firme di punta, Luciano Capone, col titolo «La rivolta dei Nimby vip».

Chi ha ragione? Chi torto? Una cosa è certa: mai come oggi, tanto più dopo le polemiche sui 31 progetti eolici e fotovoltaici bocciati o sospesi in Sardegna, le contrapposizioni tra destra e sinistra su chi spinge e chi ritarda le rinnovabili, le diatribe sui finanziamenti esorbitanti garantiti a società che magari chiedono appalti milionari coi progetti di squattrinati geometri di paese, il tema è: tenere insieme la necessità delle energie alternative e il rispetto per un patrimonio paesaggistico e culturale unico al mondo. Più se ne discute, meglio è.

Il commento
di Carlo Crovella
I nodi stanno arrivando al pettine. Con le conseguenze sui prezzi energetici della guerra all’Iran, il fronte ambientalista si spacca fra chi antepone ogni strumento per produrre energia in modalità alternativa e chi, pur rientrando nello stesso filone complessivo, non vuole “sbracare” sulla tutela del territorio.

Io mi inserisco nella seconda schiera: va fatto tutto quanto la tecnologia ci mette a disposizione per sostituire le nuove fonti alternative nella produzione tradizionale di energia, ma va fatto con giudizio. Calma e gesso.

Devastare il paesaggio tappezzandolo indiscriminatamente di pannelli solari o di parchi eolici è ugualmente dannoso come bruciare a manetta le fonti fossili per produrre energia che, in una società consumistica come l’attuale, spesso alimenta usi non strettamente necessari, quali la dipendenza da pc e smartphone.

Iniziamo da piccoli comportamenti individuali. Al posto di trascorrere il tempo sui social, facciamoci delle belle passeggiate nella natura, ammirando le distese di campi e di boschi, e non sarà necessario devastare tutti quei campi e quei boschi, coprendoli di pannelli o pale per produrre l’energia che anche noi usiamo per trascorrere il tempo sui social.

Pale eoliche, la battaglia fra ambientalisti ultima modifica: 2026-08-14T05:09:00+02:00 da GognaBlog

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41 pensieri su “Pale eoliche, la battaglia fra ambientalisti”

  1. @40
    non ero io
    poi in un’ottica leave no trace sarebbe comunque cosa buona e giusta portarsela a casa 

  2. Agnese ma come ? Non eri tu che sostenevo che fare la cacca nel bosco fosse il male assoluto?

  3. @37
    Marcello, “l’inizio di una rivoluzione “ nel 2026? Forse questa rivoluzione doveva iniziare 20-30 anni fa, quando non era di moda fare gli ambientalisti 
    quando c’è mezzo mondo che riversa plastica monouso nei mari e mangia pinne di squalo i nostri cocktail con le cannucce di carta sono davvero ridicoli e indecenti

  4. 37@ Marcello Cominetti: 72 minuti di applausi e s. ovation … parola per parola ,condivido!

  5. Agnese 30), che ti paia ridicolo è carino da parte tua ma indecente no!
    Penso che eventuali scelte globali siano condizionate inizialmente da quelle individuali.
    Invece io stimo (e pratico) che nel suo piccolo fa azioni sostenibili davvero, anche perché rappresenta un esempio per chi vuole abbracciare una certa filosofia di vita. 
    Chi limita il consumismo di solito vive felice e trasmette questo senso anche agli altri. Non ha tutti, ovviamente, perché ci sarà sempre chi si fa durare l’auto 300mila km e chi la cambia appena esce il modello nuovo, ma almeno certi degli appartenenti s quest’ultima schiera si porranno domande. 
    I cambiamenti eventuali devono avvenire dal basso e io credo che il potersi sentire nel giusto compiendo piccoli gesti di autentica sostenibilità possa essere l’inizio di una rivoluzione prima di tutto culturale che parte da dei dubbi. Meglio mettere dei dubbi che delle paure nelle persone.

  6. Secondo me no , teoricamente possibile ma fallimentare nella realta’.
    A me capita spesso , nel lavoro , di prendere decisioni di investimento , allora mi sento un personaggio ottocentesco che stima la durata e la riparabilita’ del bene che vado ad acquistare , la sua funzionalita’ , e sempre piu’ spesso la sua riciclabilita non problematica.
    Tutte queste operazioni , di per se abbastanza solipsistiche , vengono azzerate dal nuovo trend : “Ma costa poco ?” ,  ” Lo devo smaltire ? Allora e’ colpa dello stato” , alla fine il costo asfalta tutto ed ogni considerazione sensata viene distrutta vedendo miliardi di tonnellate di dispositivi plastici monouso finire nelle discariche o nel mare.
    Un vecchio zio di mio padre , a proposito della bulimia di uso delle auto diceva :” Gl8 metterei la benzina a 1000 lire al litro..” , che oggi suona ironico.
    Senza eliminare questo “Chissenefrega” globale , che non e’ solo dovuto al capitalismo , non si va da nessuna parte.

  7. lungi da me sostenere che un piccolo sacrificio individuale sia sificiente per risolvere il problema del riscaldamento globale, per risolvere il quale (ammesso che sia possibile farlo) occorrono azioni cogenti sui grandi inquinatori del mondo che NON siamo noi europei, ma Cina, india USA ecc. Certo la prodizione di Cina e India ecc viene alimentata dal consumismo occidentale che negli USA raggiunge vette incredibili, ma anche in Europa non scherza poi tanto. Se riuscissimo a contenete la nostra foga di consumismo, forse estingueremmo uno dei canali che alimentano la grande produzioone di Cina e India e quindi la loro propensione all’inquinamento (in particolare emissioni di CO2).
    Per cui il singolo “sacrificio” individuale (ribadisco non si tratta di tornare a vivere nella caverne, ma frena la fame consumistica..) all’atto pratico non incide nella, ma è un sintono di una scelta ideologica. Altrimenti predichiamo bene e razzoliamo malissimo.

  8. Dal mio punto di vista le scelte individuali  possono essere sintomo di grande sensibilita’ ambientale , ma senza vincoli forti e’ infantile pensare che cambino il mondo.
    Finche’ non ci saranno vincoli di legge forti e fatti rispettare internazionalmente , non cambiera’ proprio nulla.
    Un tema centrale e’ il consumo delle risorse della terra : credete che senza un’ azione forte di deterrenza qualcuno arrestera’ questa corsa per motivi etici ?
    Credete che diventare vegetariani blocchera’ i progetti  a lungo termine dei carnivori ?
     

  9. A chi dice che i comportamenti individuali non servono a niente, esattamente come dire:
    ” So che esiste l’intelligenza perché ne ho sentito parlare, però io preferisco comportarmi da ignorante perché lo fanno tutti gli altri.”
    Buon futuro a tutti!

  10. E’ evidente che solo con scelte globali si può tentare di incidere , ma anche la scelta individuale ha la sua importanza. Forse non tanto sul risultato materiale , ma come spinta elaboratrice che  poi va a sostenere con più vigore  le scelte di fondo. Chiaramente non bisogna pensare che siccome ho fatto il fioretto sono a posto.

  11. @24 Caro Crovella, non sono per niente nuovo del blog, che leggo da molti anni. So benissimo quali sono le tue posizioni, e so che non si tratta di decrescita felice; sostenere che una passeggiata nella natura lontano dai social costituisca un contributo alla soluzione del problema del cambiamento climatico resta ridicolo. Se si vuole parlare di riduzione del consumismo facciamolo pure, ma deve avvenire su scala globale (a cominciare da come funzionano i sistemi industriali di Cina e India…). Il comportamento individuale, per quanto eticamente lodevole sul piano ideale, ha un impatto concreto pari a meno di zero. 

  12. Leggere ancora che i piccoli comportamenti individuali possono fare la differenza è ridicolo e indecente 

  13.  I firmatari riportano alla mente il cavaliere errante Alonso Quijano e del suo fedele scudiero Sancho Panza,modernamente a cavallo del suo ultimo iPhone 17 che però non manduca biada ma corrente 220…daje alle pale! 

  14. @ Ratman #23
    Chapeau !
    Pero lo sai benissimo che quelli che chiami interessi dell’umanità sono i tuoi, e un po ti vergogni, ma poco.  

  15. Chi davvero vuole condurre una vita morigerata deve servirsi di una Fiat Duna, anche per salire al Passo dello Stelvio.

  16. Il contenimento del consumismo è una pratica molto saggia che affonda le sue radici nella gestione oculata delle poche risorse disponibili nei territori di montagna. E Torino è molto vicina alle montagne … (sto scrivendo questo commento con un iPhone XR che i maniaci del cellulare ultimo modello usavano una decina di anni fa …).

  17. #22. evidentemente sei fresco di Blog perché non sai che da sempre sono a favore di un contenimento del consumismo, a partire dallo stile di vita individuale. Non è “decrescita felice” cari ai 5 Stelle, ma “stile di vita oculato”, tra l’altro tipico della     mentalità torinese doc

  18. In Italia l’ecologismo è patrimonio culturale  della sinistra, ma, come si sa , a sinistra si trovano in due e hanno tre idee diverse.
    È storia.
    Il fatto è che sei di sinistra quando non hai interessi concreti, quando i problemi legati alla economia sono del tuo datore di lavoro, e tu puoi pontificare di cosa e meglio o peggio per l’umanità. 
    Pero lo sai benissimo che quelli che chiami interessi dell’umanità sono i tuoi, e un po ti vergogni, ma poco.
     

  19. Il carbone no, la benzina no, il diesel no, il nucleare no, e va bene, ma anche il rigassificatore no, ma anche le pale eoliche no, i pannelli solari no… probabilmente però sono gli stessi radical chic che senza il caricatore del Mac (…) per scrivere questi deliri, e senza l’elettricità per la loro Tesla (…) o la loro domotica andrebbero in crisi esistenziale.
    Non si capisce se Crovella, il quale con sprezzo del ridicolo suggerisce che farsi una passeggiata nella natura risolva il problema energetico, ci sia o ci faccia (purtroppo si inizia a pensare che ci sia…).

  20. I “patrimoni” sono per pochi, molto piu diffusa la povertà. 
    Anche in campo paesaggistico culturale l’accesso al “patrimonio”, essendo ciò che lo costituisce bene scarso e non libero, si tende a limitarlo- vedi critica all’overturismo – 
    Insomma e la solita eterna lotta tra xhi tiene al patrimonio – i ricchi e i piccoli borghesi xhe non hanno problemi con le bollette,  che hanno casa al mare e in montagna – e i poveri, nel miserabilw paesaggio dei quali possiamo mettere tutto quello xhe vogliamo,  tanto sono abituati. 
    Aveva ragione Claudio lolli:
    Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia etc etc etc

  21. Ma cosa vogliamo “tagliare” che viviamo sempre più immersi in dispositivi a carica elettrica ? Chi rinuncia al telefonino ? Al tablet da divano ? Chi rinuncerà alla badante robot disponibile H24 ? Chi dirà “no grazie” all’auto elettrica con cui raggiungere le amate montagne ?Cercasi volontari … disperatamente 

  22. Ciao Betto ,
    Sono abbastanza d’accordo che le rinnovabili siano un po’ sopravvalutate da un uditorio ignorante che le considera il :”Sacro Graal” , e che molti ci guadagnino ; ma tolte le rinnovabili a uno che vuole cercare di frenare questa deriva che cosa rimane ?
     
    Tagliare del 50% i consumi della popolazione mondiale volente o nolente ?

  23. C’è ancora qualcuno che considera legambiente un associazione ambientalista? Riguardo alle rinnovabili come strumento in grado di mitigare la crisi climatica mi sembra una fiaba che permette sonni felici a schiere di bambini viziati. Le rinnovabili servono solo a far guadagnare miliardi a chi le produce a partire dalla Cina. Betto pinelli 

  24. @ 16
    “Nei fondovalle trentini, non siciliani, sono 15 giorni che la massima è tra 37 e 40 gradi.”
    Ma come? A Castelfranco Emilia, nel profondo della Pianura Padana, con Tmax di 38,8 °C (fonte ARPAE Emilia-Romagna) non siamo quindi messi peggio. Quasi quasi fa freschino
     
    Stasera servirà un golfino?  😀 😀 😀

  25. Prima si riempiono i tetti di capannoni, parcheggi, case ecc di pannelli e poi il resto. Prima si consuma tutti di meno e poi il resto. Ma al punto in cui siamo non possiamo fare troppo gli schizzinosi.  Nei fondovalle trentini, non siciliani, sono 15 giorni che la massima è tra 37 e 40 gradi. Quindi gente che vede ” meravigliosi crinali” dove fino a un anno fa non vedeva nulla di romantico anche no.

  26. Speriamo che si sbrighino con sta fusione nucleare, l’unica vera soluzione al problema dell’energia.
     

  27. “[…] è più foriero di serenità che stare a smanettare H 24 sullo smartphone.”
    Specialmente – aggiungo io – se stai smanettando in singolar tenzone col terribile Krovellik, novello Terminator T-1000 del GognaBlog!
     
    P.S. Carlo, perdonami!  😀 😀 😀

  28. Io sono un vero “bougia nen”, secondo la tradizione rorinese. Mi muovo poco, oculatamente, mangio poco, ho due paia di scarpe per stagione, non ho aria condizionata, e vivo benissimo lo stesso. Si può vivere consumando di meno, basta volerlo. Naturalmente ci sono soggetti fragili – anziani, cardiopatici, malati vari – per i quali il dicorso è diverso, ma la gente “normale” può anche evitare di compiere gesti esplicitamente consumistici, come  cambiare il cellulare ogni tre mesi.. e alla fine scopre che sta bene lo stesso, anzi forse sta meglio perché leggere un libro sul balcone la sera, con un minimo di brezzolina e con il cielo che si oscura piano piano, è più foriero di serenità che stare a smanettare H 24 sullo smartphone.

  29. Eolico e fotovoltaico , per ora , hanno il problema che il consumo dell’energia prodotta non puo’ essere differito rispetto alla sua produzione.
    I parchi eolici off-shore sono interessanti , ma sarebbe ancora piu’ interessante capire se e quanto il vento e’ presente nei momenti in cui quell’ energia serve , altrimenti e’ tutto inutile.
    In Spagna hanno abbondantemente tappezzato di pale eoliche i loro crinali brulli , ma dove non c’erano Gioconde , ad Affi le pale allo sbocco del canyon dell’Adige non mi disturbano , ma non so quale sia l’effettiva utilita’ rispetto alla Gioconda arsa , e spesso questa utilita’ non e’ poi altissima , e si rivela piu’ che altro una posizione di principio.
     

  30. Davvero illuminante la domanda retorica sulla Gioconda: di fatto, la sedicente creazione artistica è la forma più radicale e subdola di impossessamento e di privatizzazione, fosse anche solo di una tela bianca, di una bacheca di vetro, o di una porzione di montagna… Tutti vogliono conservare il paesaggio inteso come il “loro” paesaggio, e cioè quello che contiene le “cose” di cui si sono appropriati in un certo momento (poco importa se si tratta di foreste o di cattedrali) quasi che nessun altro abbia diritto di esistere e di operare. Siamo vecchi e senza figli, questa è la realtà, altrimenti chiunque capirebbe che la pretesa di fermare la storia al punto esatto in cui noi siamo arrivati, è semplicemente assurda. In bocca al lupo a mio nipote, dunque, che dovrà farsi distruttore dell’ordine costituito da altrui volontà (Dio, Patria o Famiglia, che dir si voglia) prima di potersi dire “libero” e “salvo”; l’essenza dell’alpinismo, insomma, detta in due parole, giacché il vero alpinista la montagna se la trova davanti che gli copre il sole, e gli nasconde l’orizzonte.

  31. Sono perfettamente d’accordo con 8.
    Consumare meno e rinunciare alla marea di cose e cibi superflui che ci propinano!
    Per il resto penso che  con un pò di buon senso la soluzione si trova (in medio stat virtus): ok alle pale eoliche off-shore che non danno fastidio a nessuno ( e qui uno Stato autorevole dovrebbe prendere posizione contro i soliti radical-chic), NO alle pale eoliche che deturpano i meravigliosi paesaggi italiani; concordo con i pannelli solari obbligatori sui tetti delle nuove costruzioni ed incentivi per metterli sulle case già esistenti. Eviterei di riempire i campi agricoli di pannelli, ma riempirei le aree dismesse (cave, aree artigianali, …).
    Per quanto riguarda il nucleare andrei un pò cauto; dare in gestione le centrali ai soliti italioti sarebbe un rischio (le scorie come minimo le sotterrano nella terra dei fuochi!).

  32. @ 8
    Giovanni, concordo con te.
    Ciò che consigli serve, e inoltre è eticamente giusto, ma ci dicono che non basti. E allora, che fare?

  33. Che non ci sfiori l’idea di consumare di meno, di andare in giro di meno, di riempire di meno i carrelli del supermercato e di non riempire affatto i sacchi della spazzatura. Che non ci sfiori nemmeno l’idea, molto meglio trovare altri posti per le pale!

  34. La popolazione terrestre – compresi i velisti – vive sulla terraferma, non in alto mare. Dai piedi dei monti, in collina, in montagna TUTTI – compresi i velisti – vedono le pale eoliche alte 150-200 metri piazzate sui crinali, come succede in Appennino.
    E naturalmente si vedono pure le pale eoliche sulla sommità delle colline, come succede in Sardegna e lungo la Via degli Dei nel basso Appennino Bolognese.
     
    Per quanto riguarda il danno ambientale, le pale eoliche in mare aperto equivalgono alle piattaforme petrolifere in mare aperto, però senza il rischio di perdite di petrolio. 

  35. Infatti dipende molto dalla distanza: tra l’orizzonte del mare e una selva di mulini c’è una bella differenza. Mi sorprende la propaganda contro l’ambiente naturale di una sedicente Lega per l’ambiente. Sarebbe ora di cambiare denominazione: Legamulini per esempio!

  36. Può essere che sul Soldiniblog i velisti commentano:
    “Ma le mettessero in montagna le pale eoliche dove non le vede nessuno, non qui in mare aperto dove deturpano il paesaggio!”
    Punti di vista.

  37. Le uniche pale eoliche accettabili sono quelle a chilometri di distanza dalla costa, da lí invisibili a occhio nudo.
    Quelle sui crinali di montagna meriterebbero la galera per chi le ha autorizzate.

  38. Brucereste la Giocondo per ottenere energia?
    Si, certo, se stessi morendo di freddo e non ci fosse altro modo per scaldarmi, ma cosa c’entra?
    Il solo fatto che qualcuno ponga una domanda retorica come questa per sostenere la sua posizione me lo fa guardare con sospetto. Se poi penso alla credibilità di Sgarbi (ma anche di Augias)…
     
    Tanta parte del paesaggio italiano in tanti posti è già stato sputtanato abbastanza da capannoni, autostrade, costruzioni abusive senza che nessuno dicesse e facesse mai nulla, che (per esempio) le pale eoliche di Affi semmai lo ingentiliscono!
    Invece dei parchi fotovoltaici a terra, incentiviamo il fotovoltaico sui tetti, ne abbiamo in abbondanza…
    no eh? Che il fotovoltaico a terra (come anche i parchi eolici in realtà) è controllato da poche e grandi ditte che possono essere “gestite” e controllate, mentre il fotovoltaico sui tetti sarebbe di proprietà diffusa e renderebbe le persone meno ricattabili. 
    Questo credo sia il vero problema.
    Quanto al paesaggio e alla sua salvaguardia, è notizia di oggi che nel Parco dell’Appennino Lucano stanno costruendo la prima pista al mondo con fondo in plastica…ma di questo nessuno sa niente!

  39. Certo, da frequentatore e difensore delle terre alte sembrera’ un ragionamento egoista e un po’ nimby, ma nemmeno io ho ancora capito le perplessita’ circa le pale eoliche off shore in mate aperto. 

  40. Certo, ci sono priorità da valutare volta per volta. Ma non ho ancora capito quali siano i “contro” di un certo peso circa le pale eoliche in mare aperto. Non è una provocazione, solo voglia di approfondire. Buon ferragosto a tutti! 
     

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