Il Ponte dei Minatori
Gli ideatori di quest’ennesimo espediente, ideato per attirare l’attenzione e distrarla dai veri problemi di un territorio, lo presentano come il futuro passaggio pedonale più alto d’Europa e una nuova calamita per il turismo in zona Lago di Como. Ma per chiunque abbia un po’ di buon senso, senza necessariamente definirsi ambientalista, come pure per i normali frequentatori della montagna e perfino parte dei residenti, il Ponte dei Minatori è invece il simbolo di un modello di sviluppo che punta sempre più sulla spettacolarizzazione dell’ambiente naturale.
L’opera è in costruzione in Valvarrone tra Tremenico e Lentrèe, sopra il torrente Varrone: prevede una passerella lunga 450 metri sospesa fino ad un massimo di circa 200 metri di altezza. Secondo i promotori, il ponte “servirà a valorizzare la rete dei sentieri storici e ad attirare nuovi visitatori in un’area meno conosciuta dell’entroterra lariano”.
Una visione che ricalca le più trite, ma purtroppo assai diffuse, idee di “valorizzazione”, valide solo a soddisfare le epidermiche curiosità di qualche migliaio di visitatori cui quel territorio non interessa nulla. La vera ricchezza della Valvarrone, se davvero la si vuole scoprire, è proprio quella di essere rimasta lontana dai grandi flussi turistici. La trasformazione a destinazione costruita attorno a un’infrastruttura da record ha come risultato certo l’alterazione permanente dell’identità del territorio.
Anzitutto le perplessità al riguardo dell’impatto sul paesaggio. Le dimensioni di una struttura sospesa di quel genere modificano inevitabilmente la percezione di un ambiente naturale fino a oggi caratterizzato da boschi, sentieri storici e piccoli nuclei montani. Come già si è verificato in altri casi, la ricerca dell’effetto scenografico prevarrà sulla tutela del contesto.
Altro punto è la qualità e la quantità di turisti che il ponte richiamerà. L’aumento delle presenze è certamente un’opportunità economica, ma se l’afflusso è caratterizzato dal “mordi e fuggi”, da un’attrazione basata sull’esperienza spettacolare e sul momentaneo brivido adrenalinico piuttosto che sulla conoscenza del territorio, presto ad emergere saranno solo i problemi. Più traffico, maggiore pressione sui parcheggi, produzione di rifiuti e disturbo alla fauna sono alcune delle conseguenze più certe.
Noi, a costo di predicare a un deserto sempre più deserto, riteniamo che lo sviluppo di un territorio montano debba seguire una strada ben diversa: investire davvero nella manutenzione della rete escursionistica esistente, nel recupero dei veri sentieri dei minatori, nella promozione del patrimonio storico e culturale e nel sostegno alle attività locali, senza introdurre una nuova infrastruttura destinata a diventare un’attrazione mediatica.
In fondo, è semplice: costruire un ponte da record per far conoscere un territorio è la soluzione? Ed è l’unica soluzione? La risposta è negativa. La Valvarrone possiede già tutto ciò che cercano gli escursionisti: silenzio, autenticità, paesaggi integri e una fitta rete di percorsi. Un patrimonio che, proprio perché privo di grandi opere, rappresenta il suo principale valore.
Il Ponte dei Minatori non è un’occasione mancata: è solo un intervento che mai avrebbe dovuto vedere la luce. Per chi pensa che la montagna non abbia bisogno di nuove attrazioni per essere valorizzata e al contrario sostiene che, a tal fine, dovrebbe essere solo preservata, quest’opera è l’ennesimo inganno che frutterà danaro solo a chi la sta costruendo. E la Valvarrone diventerà così un non-luogo come già ce ne sono tanti.
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Sentieri storici non c’è n’è, è tutto in stato di semi abbandono, Miniere incluse. Prima del ponte andava rivisto il reticolo di sentieri sul lato sx della valvarrone per poter dare un senso al collegamento tra i due versanti. A questo punto mi aspetto solo una bella panchina gigante da raggiungere dopo il ponte…
Se il cesso sospeso fa cagare, cosa volete di più dalla vita?
Ci sono anche quelli alla turca, comodi e facili da pulire. E poi c’è il campo di granoturco accanto a casa!
La storia dei cessi sospesi è una delle più grandi bufale. Sotto ai cessi odierni appoggiati a terra non ci devi pulire. Risparmi tempo e un sacco di soldi, perché oltre al cesso sospeso che costa di più ti risparmi costose strutture metalliche da murare a cui il cesso va attaccato, se non vuoi andare per terra assieme a lui mentre ci sei seduto sopra.
I cessi di casa mia sono tutti sospesi e tornassi indietro li metterei di quelli che poggiano sul pavimento.
Ti ringrazio della stima Cing Ghial, ma io faccio fatica a trovarmi gli occhiali, figurati una fessura nascosta nel bosco…anche se mi intrigherebbe assai! 😊
Tu pensi quindi che il ponte sia parte di opere di “corollario” alla valorizzazione del lago di Como?
Hai una mente contorta e perversa, ma mi sa che c’hai raggia, c’hai!
Matteo:
Nascosta nei boschi di castano, ma a soli 5 min. dall’auto c’è la più bella fessura trad della valle. 20 metri di 6a, 6a+ da proteggere con 5 friend medio grandi. Un cordone in cima di calata. Unica salita maggio 2021, non mia, l’ho scoperta e ho fatto sicura. Non l’ha scoperta nemmeno il Guerini nelle sue peregrinazioni anni ’70/’80, sua mamma faceva le ferie in valle. Se venisse scoperta attirerebber più gente del ponte. Se la trovi fammi sapere ma tieni il cecio in bocca!
Sembra che il ponte sia stato pagato solo in minima parte da capitale pubblico, il resto da investitori privati. Al nuovo proprietario della cava/miniera, che ha dichiarato fallimento il 06/’25 e al “rosso” di Vestreno che sta costruendo un resort da 10mila euro/metro quadro a Perledo, non mancavano certo 1,5 milioni di euro per farsi pubblicità.
Etica , codici , rispetto , conservazione , un insieme di belle parole del passato. Regolamentazioni che pare dobbiamo osservare solo noi piccoli plebei quando dobbiamo allacciarci al gas o alla luce o ad opere che cascano in un territorio italiano ai primi posti nel mondo in quanto a frane e terremoti.Quando si tratta dalle panchinone in su fino alle cime dell M.Bianco, ingegno di archistar tutto o quasi è permesso e noi…quelli del gas…a subire e borbottare su burocrazia e gabelle . Pare non ci siano più margini per contenere e contrastare queste schifezze piu varie che mai ,la politica ci va’ a braccetto ,non che in passato fosse diverso ma almeno voleva salvare la faccia e credibilità…mala tempora…dal braccetto all’accoppiata il Ponte è breve e il paesaggio che sta sotto chissėne…
Vanno di moda i cessi sospesi nei bagni ; sono comodi uguale ,sotto sotto si pulisce meglio , cessi pero’ restano e più costosi…
Hanno davvero rotto il cazzo questi paraculi con idee finalizzate solo a intascare soldi.
Gli auguro gravi incidenti. Non se ne può più di questa gentaglia.
A parte l’altalena dall’arco del monte Forato. Un bel sistema per umiliare e ridicolizzare questa bellissima montagna
Tra un pò faranno pure il ponte che passa sulla casa del nonno di Heidi,hihihihi!!! Ma in che cazzo di paese viviamo!
Il modello intellettuale-psico-fisico di approccio a certi ambienti ,tende a sparire ,pazienza ,io sulle mie Apuane ,a parte le cave di marmo mi diverto ancora ,e senza ponti
Una volta cancellate le società montane, spopolati i territori, lo spazio è stato occupato dagli sfruttatori del territorio, questa speciale connivenza tutta italiana tra amministratori pubblici slegati dalla cultura del territorio, intermediatori e imprese specializzate in infrastrutture pubbliche. è la nuova corsa all’oro quella degli interventi effettuati tramite denaro pubblico, interventi che non devono per forza essere utili, ma costosi, e così invece di investire nelle attività che possano fermare le persone nei paesi di montagna, si preferisce attrarre il turismo di consumo, quello più facilmente sfruttabile e meno attento al territorio e alla cultura del territorio. gli imprenditori finanziano le campagne elettorali degli amministratori che, una volta eletti, restituiscono il favore assegnando appalti per queste stucchevoli quanto costose opere. quello che spaventa non sono i ponti o le panchine o le proiezioni luminose sulle montagne, ma un pubblico sempre più numeroso che si lascia affascinare da tutto ciò.
Beh, se il tutto si sostanzia in un recupero del borgo di Lentreè, dei sentieri e nella possibilità di visita della miniera potrebbe anche avere un senso.
Se si ferma al “ponte tibetano più alto d’Europa” è il solito sperpero
Comunque la parte più bella e poco frequentata della val Varrone è quella alta, che seguendo la strada delle miniere arriva alla Casera Vecchia verso il pizzo Varrone e la bocchetta di Trona
L’orrore dilaga in tutta l’Italia. Dal ponte di Sellano (Pg), il più alto d’Europa, al ponte di Castelsaraceno (Pz), il più lungo d’Italia, prosegue lo sperpero del denaro pubblico. In genere si tratta di opere finanziate con il pnrr distribuito a pioggia per sostenere le clientele locali.
Sia mai che questi ponti diventino i nuovi Ponti della Vittoria, luoghi ideali per l’ultimo volo. Basterebbe incominciare poi la cosa andrebbe da se.
Concordo su tutto quanto scritto nell’articolo, dalla mia baita a 20 minuti a piedi dalla più vicina carrozzabile.
Il modello dello sfruttamento della montagna (come di qualsiasi altra risorsa naturale) da parte di orde di cafoni produrrà molti più danni e problemi che non benefici economici.
Da decenni cerco e frequento solo paesi e valli dove non ci siano negozi di abbigliamento e articoli sportivi ma latterie sociali e veri crotti.