La tecno-oligarchia ruba il nostro futuro

La tecno-oligarchia ruba il nostro futuro
di Anton Shekhovtsov (shekhovtsov.substack.com)
pubblicato su valigiablu.it il 20 agosto 2026)
9’ di lettura

In un ormai famoso esperimento comportamentale del 1953, i neuroscienziati James Olds e Peter Milner impiantarono degli elettrodi in aree specifiche del cervello dei ratti, dando agli animali la possibilità di stimolare autonomamente quelle aree premendo una leva. Ogni volta che lo facevano, il meccanismo erogava una piccola scarica elettrica, innescando il rilascio di una sostanza chimica organica a cui in seguito sarebbe stato dato il nome di “dopamina”.

Questo rilascio produceva un effetto piacevole, segnalando ai ratti che le loro azioni erano significative e che sarebbero stati ricompensati di nuovo se avessero continuato. Senza alcun freno, premevano la leva più e più volte, trascurando cibo, acqua e riposo – finché non crollavano per la stanchezza. In esperimenti successivi, arrivavano persino ad attraversare griglie elettrificate che causavano loro dolore, solo per raggiungere la leva e provare di nuovo quel “piacere”.

Ma il fatto che le loro azioni portassero alla fine all’esaurimento implicava che non fossero mai state significative nel lungo termine – né per il loro benessere né per la sopravvivenza della loro specie – ma solo per il segnale che il cervello riceveva, innescato direttamente dalla leva.

I ratti sono animali intelligenti che possiedono gli elementi fondamentali della capacità di immaginare il futuro: possono immaginare un luogo o un momento in cui non si trovano, mantenere quell’immagine e agire in base a ciò che immaginano. Eppure, di fronte all’accesso illimitato all’autostimolazione e al conseguente rilascio di dopamina, quelle capacità immaginative vengono sovrascritte e gli istinti naturali perdono la loro presa. Qualsiasi possibile futuro diventa irrilevante; il tempo stesso implode in una serie di impulsi a premere la leva ancora e ancora; e quegli impulsi si chiudono in un circolo vizioso di presente perpetuo che termina solo con l’incapacità fisica di continuare a premere.

Parallelamente agli esperimenti sui ratti, sono state condotte ricerche simili sugli esseri umani. Negli anni ’50-’70, i neuroscienziati impiantarono elettrodi nel cervello delle persone per trovare modi di curare le malattie mentali – e ciò che allora era considerato tale – e, in seguito, per comprendere la natura della dipendenza, non solo dalle droghe ma anche dal gioco d’azzardo.

E fu solo molto più tardi – e dopo numerose ulteriori indagini scientifiche – che venne tracciato un chiaro parallelo tra il ratto che preme una leva per innescare un rilascio di dopamina e l’essere umano che tira la leva di una slot machine per ottenere lo stesso effetto. E sebbene l’essere umano sia considerato di gran lunga l’animale più intelligente, alcuni degli effetti del gioco con le macchine sono difficilmente distinguibili da quelli degli esperimenti di laboratorio con ratti ed elettrodi.

In Addiction by Design, uno studio approfondito sulle slot machine, Natasha Dow Schüll descrive come la macchina trascini ogni giocatore in quella che gli stessi giocatori chiamano “la zona”: uno stato simile a una trance, generato congiuntamente dal giocatore e dall’apparecchio, in cui le preoccupazioni quotidiane, le richieste degli altri e persino la percezione del proprio corpo passano in secondo piano.

Ciò che Schüll descrive può essere inteso come una frattura tra due ordini di tempo. C’è il “tempo dell’orologio”, il tempo che condividiamo con gli altri, il tempo sociale, con un passato, un presente e un futuro. E c’è il tempo della zona: radicalmente individuale e antisociale, un evento indefinito di gioco senza né passato né futuro, un presente senza fine. Quel presente senza fine è sostenuto visivamente da un flusso infinito di colori e luci, e uditivamente da un flusso non meno infinito di suoni.

Come i neuroscienziati negli esperimenti sui ratti, i creatori delle slot machine e i loro simili hanno imparato a hackerare – in modo intuitivo, empirico – il sistema nervoso e ad appiattire il tempo percepito. Il loro interesse, tuttavia, era economico: l’appiattimento del tempo era il fondamento stesso del modello di business delle slot machine, poiché l’impulso del giocatore verso un futuro era proprio ciò che lo minava. Per mantenere la macchina alimentata, quell’impulso doveva essere dissolto.

Ma se i primi produttori di slot machine agivano in modo intuitivo, senza alcuna scienza della ricompensa a sostegno del loro assalto monetario al futuro, le aziende tecnologiche che sono arrivate a dominare le nostre vite online sapevano esattamente cosa stavano facendo. Hanno posto il coinvolgimento – e la dissoluzione del futuro – al centro del loro modello di business; a differenza dei produttori di slot machine, avevano una scienza comportamentale a guidarli.

La commercializzazione di Internet è iniziata già negli anni ’90, e il coinvolgimento era importante anche allora: qualcuno doveva pur cliccare su tutti quei banner. Ma è stato solo a metà degli anni 2000 che la creazione di un presente senza fine è diventata meno un effetto collaterale e più il prodotto centrale delle aziende tecnologiche. Ciò che lo rendeva impossibile negli anni ’90 era lo stato della tecnologia stessa: due condizioni dovevano convergere prima che potesse essere costruito quel modello di business anti-futuristico. Una era lo smartphone; l’altra era la banda larga mobile a basso costo per alimentarlo.

Lo smartphone ha creato una zona personale facilmente accessibile al di fuori dello spazio sociale – una zona che consentiva un’immersione più profonda di quanto la lettura di un giornale o di un libro in pubblico avesse mai permesso. La banda larga mobile ha reso quella zona sostenibile e accattivante, fornendo un flusso continuo di suoni e immagini per mantenerla aperta.

E l’arrivo dello scorrimento infinito e del gesto “premi per aggiornare” – che riecheggiano in modo inquietante il tirare la leva della slot machine nel suo evento di gioco indefinito – ha completato l’apparato di una nuova macchina dedicata all'”ottimizzazione del coinvolgimento dell’utente”: vale a dire, a comprimere lo scorrere del tempo in un presente perpetuo.

I creatori di questa nuova macchina lo hanno fatto deliberatamente. Come ha ammesso un imprenditore tecnologico, il ragionamento alla base dell’”ottimizzazione del coinvolgimento dell’utente” ruotava attorno a un’unica domanda: “Come possiamo consumare quanto più tempo e attenzione cosciente possibile?”. La risposta era quella di dare all’utente “una piccola scarica di dopamina ogni tanto, perché qualcuno ha messo ‘mi piace’ o ha commentato una foto, un post o qualsiasi altra cosa”. La tecnica era “un circolo vizioso di feedback basato sulla validazione sociale” che sfruttava consapevolmente, secondo le sue parole, “una vulnerabilità della psicologia umana” [va precisato che al momento le ricerche non hanno dimostrato il ruolo della dopamina nei social media, ndr].

Mentre i trucchi per appiattire il tempo sono emersi per primi e in modo più evidente proprio sui social network, le loro modifiche e adattamenti si sono diffusi praticamente in ogni settore importante in cui le aziende tecnologiche hanno stabilito il proprio controllo. Si pensi agli infiniti feed in riproduzione automatica dei servizi di streaming audio e video: sono il presente senza fine trasformato in un prodotto. Ma non è solo il futuro che il presente gonfiato consuma.

I motori di ricerca sono orientati alla recency, quindi seppelliscono ciò che è duraturo sotto ciò che è appena stato pubblicato, e il senso del passato dell’utente si affievolisce.

Le aziende tecnologiche sfruttano le vulnerabilità della psicologia umana per denaro. Monetizzano il presente perpetuo. La tecno-oligarchia – la manciata di élite tecnologiche ultra-ricche che ora possiede le infrastrutture della vita pubblica – fa qualcosa di diverso. La loro posta in gioco nel presente senza fine non è più solo economica. Non si limitano a monetizzare il crollo del tempo – lo politicizzano.

La tecno-oligarchia non è un movimento ideologico, e i tecnocrati hanno opinioni diverse su come debba essere esercitato il potere politico; tuttavia, diversi tratti, considerati nel loro insieme, formano un nucleo ideologico tacito. In questa visione, ciò che i suoi aderenti chiamano “progresso tecnologico” ha la precedenza sul destino dell’umanità. L’umanità non ha valore in sé: gli esseri umani vengono valutati sulla stessa bilancia degli oggetti inanimati, in base a un unico criterio: la loro utilità per il “progresso”. L’umanità, inoltre, non erediterà le fasi avanzate di tale progresso; quello sarà il destino della transumanità, una fusione tra uomo e macchina. Ed è agli interessi di quella futura razza che, secondo questa logica, deve servire tutto il potere politico, economico e tecnologico del presente. Il ruolo del tecno-oligarca è quello di guidare il “progresso” e garantire l’esito transumano – per il quale deve innanzitutto assicurarsi la propria longevità, se non addirittura l’immortalità, e un controllo permanente sul potere economico e politico. Ma deve anche eliminare l’opposizione sociale e politica al suo progetto – un’opposizione ampia e variegata, poiché pochi sono attratti dall’idea di sminuire l’umanità. E uno dei pilastri di tale opposizione è proprio la stessa forza che minaccia il modello di business delle slot machine: il naturale impulso umano verso il futuro.

La tecno-oligarchia è radicalmente futurista; eppure non solo il futuro che immagina è inaccessibile alla “gente comune” per sua stessa concezione ideologica, ma la manipolazione del tempo è diventata una delle sue principali armi per neutralizzare l’opposizione. Il concetto che ci aiuta a comprendere come sia configurata questa arma è ciò che Taina Bucher definisce “la kairologia dei media algoritmici”.

I Greci distinguevano due tipi di tempo: il chronos (χρόνος), il tempo cronologico o dell’orologio, e il kairos (καιρός), il momento giusto o opportuno. Secondo la descrizione di Bucher, i media algoritmici sono passati dal chronos al kairos: i nostri feed non sono più ordinati cronologicamente, ma organizzati in modo che ogni informazione affiori “al momento giusto” – dove “giusto” significa ciò che il sistema giudica più rilevante per ciascun utente. La creazione di questi feed personalizzati di kairos è, come nel caso delle zone della sala da gioco, coprodotta dalla macchina e – in gran parte inconsapevolmente – dall’essere umano. Il ruolo della macchina è costituito dagli algoritmi che filtrano, ordinano e classificano ciò che ci viene presentato. Il ruolo dell’essere umano è rappresentato dai dati personali e dal comportamento: ore di presenza, cronologia di navigazione, termini di ricerca. Insieme creano il kairos – un “momento giusto” progettato per trattenere l’utente il più a lungo possibile.

Se la kairologia governa il quando, il cosa – il contenuto esatto che gli algoritmi ci propinano – non ha importanza: questo o quello, è intercambiabile. Il tipo, invece, sì. La logica di allungare indefinitamente il presente per la “gente comune” – forte della conoscenza scientifica delle vulnerabilità psicologiche umane – determina le preferenze del sistema. Favorisce la polarizzazione politica, la rabbia sociale, le stranezze e le curiosità culturali: qualsiasi cosa generi in modo affidabile una forte risposta emotiva, secondo ciò che la macchina “sa” di un particolare utente.

I tecno-oligarchi hanno le loro preferenze socioculturali e spesso amplificano contenuti razzisti e antidemocratici. Ma questo spiega solo in parte la loro campagna contro chi si oppone al progetto tecno-oligarchico. Il progetto è, senza dubbio, illiberale – il che sembra avvicinarlo a ciò che i politologi definiscono “populismo radicale di destra”. Eppure la somiglianza è di natura tattica. La razza nel senso comune del termine interessa ben poco al progetto più ampio del transumanesimo: secondo i termini stessi di quel progetto, le razze sono pur sempre umane, e l’essere umano in quanto tale non ha importanza. L’unica razza che alla fine conta per loro è quella transumana – ed è proprio per questo che le razze umane non contano. Vista in questo modo, la tecno-oligarchia arruola l’estrema destra come strumento di polarizzazione, e quindi del presente senza fine – ma questa collaborazione cessa nel momento in cui i razzisti, essendo umani, devono essere scartati insieme a tutti gli altri.

Il vero nucleo politico della manipolazione del tempo da parte della tecno-oligarchia risiede altrove. La kairologia rinchiude ciascuno di noi in un fuso orario individuale fissato sul presente e, così facendo, fa a pezzi in miliardi di frammenti il tempo sociale condiviso in cui gli esseri umani potrebbero impegnarsi nella produzione collettiva di significato. Allo stesso tempo, dissolvendo il nostro impulso verso il futuro, perdiamo la continuità tra il nostro io presente e quello futuro. E un sé senza futuro non può agire per crearsene uno: non può né formulare gli interessi socio-politici la cui realizzazione lo porterebbe avanti, né immaginare alternative al futuro cupo e antiumano che la tecno-oligarchia intende realizzare. Quel futuro, proprio della tecno-oligarchia, diventa inattaccabile.

La sfida esistenziale che la tecno-oligarchia lancia alla democrazia risiede proprio in questa cancellazione di futuri alternativi, poiché la democrazia è costitutivamente orientata al futuro: è la contesa istituzionalizzata e pacifica tra domani alternativi. I tecno-oligarchi riservano il futuro a sé stessi e alla razza transumana che intendono creare; per tutti gli altri, riducono il tempo a un presente senza fine. Così facendo, non si limitano a smobilitare la partecipazione politica, ma dissolvono lo spazio temporale in cui essa è persino possibile.

Dello stesso autore:
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La tecno-oligarchia ruba il nostro futuro ultima modifica: 2026-11-03T04:41:00+01:00 da GognaBlog

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3 pensieri su “La tecno-oligarchia ruba il nostro futuro”

  1. terrorismo ambientale cieco condito di ideologia di sinistra.

    È vero è tutta colpa degli ambientalisti, vera gentaccia. Meni male che c’è gente come Trump.

  2. Basta. Credevo si parlasse di alpinismo su questo sito, invece è un fiume dei soliti messaggi woke,  terrorismo ambientale cieco condito di ideologia di sinistra. Ci mancano solo i propal, ma credo mon tarderanno. E il linguaggio e volutamente complesso x darsi un tono scientifico, ma si va sempre a parare la. 
    Fosse almeno originale, invece è puro conformismo , dogmi.  
    Torno alla mia passione x i monti e mi disiscrivo . Ciao belli ciao.

  3. Basta. Credevo si parlasse di alpinismo su questo sito, invece è un fiume dEi soliti messaggi woke,  terrorismo ambientale cieco condito di ideologia di sinistra. Ci mancano solo i propal, ma credo mon tarderanno. E il linguaggio e volutamente complesso x darsi un tono scientifico, ma si ca sempre a parare la. 
    Fosse almeno originale, invece è confirmusmo , dogmi.  
    Torno alla mia passione x i monti e mi dusiscrivo . Ciao belli ciao.

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