Ci mancava il reality
Il 27 giugno 2015, Fabio Zampetti, direttore di Mountlive.com, elenca nel suo editoriale la purtroppo vera serie di aspetti negativi della contemporanea frequentazione delle montagne. Eccone una mia sintetica interpretazione: si va dalla consapevole e applaudita rincorsa sfrenata dei record alla conseguente e inevitabile banalizzazione di grosse fette della geografia e storia alpinistica, dal rispettoso atteggiamento di pionieri e appassionati alla baldanza irriverente del runner in short e scarpe da running, dalla sempre minore percentuale di mistero e di ignoto al selfie di chiunque ovunque, dall’originalità e creatività degli alpinisti vecchio stile alla fantasia nel muovere capitali in ambienti nei quali il solo concetto di lucro d’impresa dovrebbe essere bandito.
Zampetti dice tutto questo con tristezza, poi esprime rassegnazione e infine accondiscendenza. Osserva acutamente che se Cesare Maestri avesse potuto farsi un selfie in vetta al Cerro Torre, tante polemiche si sarebbero risparmiate, ma infine si chiede: perché meravigliarsi dunque se un reality approda al Monte Bianco? E io aggiungo: dopo le continue e martellanti esortazioni di Flavio Briatore ad essere “al top”, come facciamo a stupirci se il cosiddetto “top” della società ci viene presentato sul top dell’Europa?
Punta Helbronner e Monte Bianco

Domenica 19 luglio 2015 su tvblog.it Caterina Balivo è prontissima per scalare la prima serata autunnale. Non più in salsa cooking e factual, bensì adventure show. La conduttrice ha lanciato il nuovo reality Monte Bianco, al via a novembre su RAI2, in un servizio del TgR Valle D’Aosta.
Sono, infatti, partite le riprese del programma a Courmayeur, dove una Balivo con capello più corto e sbarazzino è una sexy-testimonial come non l’abbiamo mai vista.
Ecco le sue dichiarazioni direttamente dalla Valle del Massiccio: “Scaliamo il Monte Bianco, 4810 metri, e la cordata che riuscirà a farlo sarà la coppia vincitrice di questo nuovo programma, Monte Bianco Sfida Verticale. Un programma nuovo, originale, d’avventura, italiano perché in Italia abbiamo l’avventura. Abbiamo scelto Monte Bianco perché qui nasce l’alpinismo, è dove è nato tutto. Questo è il vero posto per vivere l’avventura, per farla vivere, per vedere quale sarà il personaggio (insieme alla guida alpina) più bravo del programma. Io sono stata pochissime volte a Courmayeur, ecco un motivo in più per starci questo mese, scoprirla e magari tornarci con la neve“.
Leopoldo Gasparotto, curatore editoriale Magnolia, fornisce qualche informazione in più sul meccanismo del programma: “Sette coppie, formate da una celebrity e da una guida alpina, che vivranno in un campo base tutte insieme, il classico campo base della spedizione di montagna, vanno in tende da due, avranno una comune per stare tutti insieme, in ogni puntata faranno delle prove. La peggiore sarà eliminata. Lo scopo principale è che il vincitore arrivi in cima“.
Alla fine di luglio la TAM piemontese e valdostana ha giudicato “folle” l’intento di portare sul Tetto d’Europa i sette vip e le sette guide alpine, una sorta di “Isola dei Famosi di montagna”. Un’iniziativa, secondo la CITAMPV (Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle D’Aosta), “il cui unico scopo è creare audience spettacolarizzando le vette, senza la minima attenzione a messaggi inerenti il rispetto e la tutela ambientale, la sicurezza e gli accorgimenti necessari a tutti i frequentatori per evitare rischi inutili”.
Lo scoppio della polemica è immediato. Alla durezza di questo comunicato segue il comunicato ufficiale del CAI, nel quale il presidente generale Umberto Martini smorza i toni: “Il Club Alpino Italiano per tradizione non è favorevole alle crociate, siamo abituati a non avere pregiudizi e a giudicare nel merito. Vale a dire oltre al cosa si fa, guardiamo al come lo si fa. Le montagne sono di tutti, di conseguenza un reality televisivo girato sulle vette non è di per sé un fatto da condannare. Bisogna vedere se le Terre alte verranno raccontate in maniera corretta oppure no. Per giudicare nel merito dobbiamo veder il programma. Il coinvolgimento delle Guide alpine, sotto questo aspetto, mi fa ben sperare: sono professionisti dell’accompagnamento in quota e sono convinto che sappiano mostrare nella maniera più corretta come si affronta una salita alpinistica o un’arrampicata, insomma come si frequentano le montagne in maniera consapevole e rispettosa… La CITAMPV, in accordo con il CAI Piemonte, ha fatto bene a monitorare e portare all’attenzione generale la cosa, l’intento è proprio quello di evitare banalizzazioni e di far passare la montagna come divertimentificio. Spesso in televisione regnano due stereotipi legati alle Terre alte, quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti senza preparazione. Mi auguro che in questo caso non sia così.
Confido nel fatto che insieme alla CITAMPV, “sentinelle della montagna” siano state anche le Guide alpine valdostane, da sempre impegnate far avvicinare gli appassionati alla frequentazione delle alte quote nella maniera più corretta e rispettosa. Immagino che sia stato così anche in questo caso”.
L’arrivo della Sky Way (in vetta alla punta Helbronner), pretenziosamente definita”l’ottava meraviglia del mondo

Il 1° agosto 2015 lastampa.it titola Televisione, il Club Alpino italiano attacca il reality Monte Bianco: “E’ una follia”. E sottotitola “Il CAI: “Stiamo perdendo il buon senso e il rispetto per la montagna”. L’articolo, a firma di Cristian Pellissier, c’informa che il reality Monte Bianco di RAI2 ha terminato le riprese il 31 luglio, nel momento in cui i concorrenti hanno raggiunto la vetta.
Dopo aver riportato il senso del comunicato del CAI Centrale, Pellissier riferisce anche altri giudizi, sempre da ambito CAI e in merito alla presenza delle guide alpine: “Ci pare azzardato che si prestino a condurre dei vip per permettere loro degli show in alta quota».
Sempre il 1° agosto 2015, Mountlive.com riferisce: “Unica presenza certa, quella del giornalista di Libero Quotidiano Filippo Facci, che ha confermato le indiscrezioni circa la sua partecipazione al reality durante un’intervista al programma radiofonico di Radio 24, La Zanzara. Poi i nomi che circolano sono questi per il momento: si tratta dell’ex calciatore di Juventus e Milan Gianluca Zambrotta e dell’attrice e conduttrice Jane Alexander, che proprio su Rai 2 condusse nel 2013 il reality show Il mattino dopo. Tra i nomi in lizza circolano anche quelli di Enzo Salvi e della cantante Arisa. La cantautrice, infatti, ha scritto su Facebook, sollevando ipotesi di conferma per la sua partecipazione: “Forse mi arrampico. Ma vi spiegherò al momento giusto!”. L’ufficializzazione del resto del cast, salvo ulteriori indiscrezioni, arriverà a settembre”.
Sulla conduttrice che, a proposito dell’impegno cui è chiamata, aveva dichiarato di essere “pronta con le scarpe da trekking”, piovono critiche accanite. La replica del CAI è sferzante: “In quota si usano scarponi d’alta montagna e non scarpe da trekking“. Il direttore di RAI2 Angelo Teodoli cerca di smorzare la polemica: “Non sarà la “montagna dei famosi”, semmai è un programma televisivo che proponiamo proprio per far conoscere la montagna con un linguaggio diverso. I protagonisti dovranno misurarsi con la realtà vera a quell’altitudine e saranno accompagnati da vere guide alpine valdostane: con loro ci sarà anche Simone Moro, alpinista che ha raggiunto più volte la cima dell’Everest. Faranno vita di comunità nei campi base e poi si cimenteranno in prove di montagna. Persone famose sì, ma dovranno fare i conti con situazioni in cui impareranno cosa significa stare lassù. Il nostro intento è concentrato sulla promozione della bellezza del Monte Bianco, nel rispetto delle regole. Semmai si dovrebbe applaudire un’iniziativa del genere che mira a esaltare una delle ricchezze italiane, le Alpi“.
Courmayeur, la sede delle Guide Alpine e del loro Museo

A finire nel mirino delle critiche, nella riprovazione e nel dileggio, non sono solo Monte Bianco e la Balivo. Migliaia di persone si scatenano sui social affermando la “prostituzione” delle guide alpine che meglio farebbero a non rovinarsi l’immagine per condurre neofiti esibizionisti a giocherellare sui ghiacciai.
Il 7 agosto 2015 è diffuso il Comunicato Stampa n. 9 del Collegio Nazionale delle Guide Alpine. Lo riportiamo integralmente:
“In merito al reality televisivo Monte Bianco, c’è da auspicare che ne venga fuori qualcosa di rispettoso per l’ambiente ed educativo riguardo alla sicurezza e alle tecniche di progressione in montagna. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine che lavorano al reality per accompagnare i partecipanti, in questo senso è positivo: ho fiducia nelle Guide Alpine, in particolare in quelle valdostane, che ce la metteranno tutta per far passare il rispetto per le alte quote e il giusto approccio alla montagna”. Questa l’opinione di Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine Italiane, in merito al reality televisivo Monte Bianco, prodotto da RAI2.
La risposta di Cesare Cesa Bianchi arriva a seguito delle polemiche sollevate dalla Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del CAI, insieme al Gruppo regionale CAI Piemonte, nei confronti del reality televisivo Monte Bianco.
“L’esperienza che abbiamo dei reality non ce li ha dipinti finora come programmi propriamente edificanti e culturalmente formativi – ha continuato il presidente delle Guide Alpine Italiane – ma aspettiamo di vederlo: se sarà un prodotto fatto bene, magari mi ricrederò su questi programmi televisivi, se invece no, in ogni caso sono certo che le Guide Alpine Valdostane avranno fatto del loro meglio per trasmettere un messaggio giusto ed educativo. Se alla fine dovesse emergere un prodotto che abbia un minimo di qualità, che sia formativo sulle tematiche dell’ambiente, della sicurezza e della tecnica, potrà anche essere stata una cosa positiva, che passi il messaggio che con la dovuta preparazione è bello andare in montagna e può essere anche una vacanza alternativa”.
Concorda Cesa Bianchi con Umberto Martini, presidente generale del CAI, in merito al fatto che in televisione regnano spesso due stereotipi legati alle alte quote: “quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti, senza preparazione”.
“Che troppo spesso passi lo stereotipo della montagna assassina è più che reale – dice infatti il presidente delle Guide Alpine Italiane – e lo tocchiamo con mano ogni anno, soprattutto d’inverno. Esiste anche il rischio che la montagna sia vista come accessibile a tutti sempre e comunque, anche a gente impreparata, che va sul ghiacciaio in infradito, o senza alcun tipo di conoscenza, convinta che sia più utile prendere lezioni di tennis e andare in montagna da autodidatta anziché rivolgersi a un professionista da cui imparare. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine nel reality fa sperare che invece passi il messaggio opposto”.
E a proposito di questo Cesa Bianchi risponde anche ad alcune affermazioni dei CAI Piemontese e Valdostano divulgate da alcuni giornali nei giorni scorsi.
“Le Guide Alpine sono professionisti che accompagnano e insegnano ad andare in montagna a chi si rivolge a loro, sia che si tratti di clienti ‘vip’ sia che si tratti di un qualsiasi principiante. Quindi è del tutto gratuita e offensiva, oltre che infondata, l’idea che l’accompagnamento sul ghiacciaio di neofiti non sia di interesse delle guide. È esattamente il contrario”.
Il 7 agosto 2015 lastampa.it, ancora a firma di Cristian Pellissier, dopo aver riferito della replica di Cesa Bianchi, considera: “I produttori di Monte Bianco… si staranno fregando le mani. Gli esperti di marketing, infatti, ormai da anni hanno fatto loro la massima di Oscar Wilde, per cui in Tv più che altrove vale il “bene o male, purché se ne parli”. E di Monte Bianco si sta parlando parecchio. In Tv non si è visto neppure un secondo di girato, ma nel mondo della montagna è già scoppiata la polemica”.
Pressoché nello stesso momento è diffuso in internet il parere del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, che prova a inquadrare l’intera questione in un più ampio quadro, ben lungi dal gossip e dalla critica polemica. Riportiamo integralmente il documento:
“Poche settimane fa, nella nostra qualità di componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia, avevamo sottoscritto un documento in cui si manifestavano motivate perplessità riguardo all’ammodernamento degli impianti funiviari presenti sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco. Il testo così si esprimeva: “… Apparentemente più circoscritta è la reazione negativa causata dall’inaugurazione trionfale della nuova funivia a cabine rotanti che dalla frazione di Entrèves (Courmayeur) raggiunge in due campate la punta Helbronner, situata esattamente sul confine tra Italia e Francia. Va chiarito che la punta Helbronner era già stata manomessa da tempo per accogliere la piccola bidonvia proveniente dal Rifugio Torino vecchio e per ospitare la stazione di partenza dei carrelli che, attraverso la Vallée Blanche, raggiungono la Aiguille de Midi in Francia. In prima battuta lo scandalo riguarda solo le dimensioni spropositate della nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di ristorazione e intrattenimento e il sospetto che il nuovo manufatto abbia invaso, neppure tanto marginalmente, il territorio francese senza averne ottenuto la formale autorizzazione dal competente ministero dell’ambiente di Parigi. Inoltre desta sconcerto anche la trasformazione della stazione intermedia (Pavillon di Mont Frety) in un magniloquente edificio predisposto per ospitare centri commerciali, convegni, proiezioni cinematografiche.
Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti della integrità della alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, a prescindere dalle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Pienamente condivisibile e più che giustificata dunque appare la battaglia che, seppure a cose fatte, portano avanti le associazioni ambientaliste con in testa Mountain Wilderness. Perché questa deriva consumistica resti un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio”.
Purtroppo i nostri timori hanno trovato immediata conferma: la RAI, con l’appoggio della società che gestisce la nuova funivia, ha deciso di realizzare, tra le vette e i ghiacciai del Monte Bianco, in questa stessa estate, una sorta di “Isola dei Famosi”, utilizzando il corpo delle guide di Courmayeur per condurre su scivoli ghiacciati, creste affilate e pareti rocciose un gruppo eterogeneo di personaggi noti al grande pubblico televisivo, ma del tutto digiuni di alpinismo. Contro questa sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna si sono immediatamente levate le voci delle associazioni ambientalistiche e soprattutto dal Club Alpino Italiano. Sconcerta chiunque abbia a cuore il “senso” dell’esperienza alpinistica, constatare che le guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si prestino a contribuire, senza arrossire, a una simile umiliante farsa. Il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia concorda pienamente con la vibrante denuncia lanciata dal Club Alpino Italiano e invita i responsabili della RAI a recedere da una simile, squallida e diseducativa profanazione.
L’arrivo in vetta al Monte Bianco

Firmano per il Comitato Etico-Scientifico
Prof. Luisella Battaglia: ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova
Prof. Pietro Bellasi: già docente di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna
Dr. Salvatore Bragantini: economista e editorialista del Corriere della Sera; alpinista
Prof. Remo Bodei: ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa
Prof. Luisa Bonesio: già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia
Prof. Duccio Canestrini: docente di Antropologia del Turismo e di Antropologia del Cinema, Università di Lucca e Trento; Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile
Dr. Federica Corrado: Politecnico di Torino, presidente di CIPRA Italia
Dr. Alberto Cuppini: esperto in energie rinnovabili
Enrico (Erri) De Luca: romanziere, poeta, traduttore, saggista; alpinista
Fausto De Stefani: Alpinista, garante di Mountain Wilderness International e Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia
Dr. Massimo Frezzotti: dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano; alpinista
Maurizio Giordani: alpinista, guida alpina. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Carlo A. Graziani: ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini
Alessandro Gogna: alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Cesare Lasen: già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista
Prof. Sandro Lovari: ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena
Prof. Paolo Maddalena : prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale, Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale
Dr. Mario Maffucci: già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione
Prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano
Franco Michieli: scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International
Carlo Alberto Pinelli: alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli; Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni
Michele Serra: giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista italiano
Dr. Stefano Sylos Labini: dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche
Prof. Francesco Tomatis: alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International
Dr. Stefano Unterthiner: firma del National Geographic; zoologo e fotografo.
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mhà…tutta sta polemica…
che ipocrisia mediatica…
Il CAI che è il primo promotore del “portare gente in montagna” si sente escluso dai giochi e se ne ha a male.
Ma io non dimentico gli oltre 300.000 iscritti al club…tanto BASTA PAGARE… per farne parte…senza chiedere un minimo di partecipazione obbligatoria in cambio…(il club alpino inglese chiede un minimo di curriculum…almeno loro i neonati NON li iscrivono, che credibilità ha il CAI?)
I “puristi” della montagna che egoisticamente pensano di avere il “verbo” della giustizia montanara…storcono il naso e simultaneamente ne approfittano per aumentare la loro visibilità…commentando da puristi…ipocriti…usano la montagna per fare “auditel”
ed intanto il “reality televisivo”, della polemica, del gossip e del tam tam mediatico, ne fa un punto di forza per acquisire auditel e “fatturare”.
così come ne approfitta questo sito, che “sfrutta” la montagna per fatturare, semplicemente ed onestamente,
ci mancherebbe, non sono contro questo modus operandi, l’uomo ha da sempre utilizzato i terreni alpini e le montagne,
ce lo insegnano alle elementari, nelle prime lezioni di geografia.
Le guide che sono state coinvolte e giustamente, perché in Italia rappresentano l’istituzione giuridica esperta in materia vengono denigrate, perché accettano di esserci e fanno BENE il loro mestiere;
ovvero, preparano e portano in vetta o in montagna, gente che sarebbe incapace di farlo e che le paga, proprio come si è sempre fatto fin dal 1’800 ai tempi di Balmat e Pacard.
Pare che il monte bianco venga salito ogni anno da almeno 200.000 persone (dicono i francesi) non sono certo tutti Ottimi alpinisti…(anche un pirla come me ci è riuscito, con un pò di allenamento, buona volontà, spirito di adattamento e con l’aiuto di una SPLENDIDA guida, che mi ha permesso di realizzare un sogno) il monte bianco è 200 anni che si lascia scalare, quasi da tutti…
(o almeno non tutti ci arrivano in vetta e non tutti riescono a tornare indietro, purtroppo, perché scalare e’ PERICOLOSO)
Ma invece di fare tanto casino per nulla,
perchè non lasciamo fare alla televisione il suo mestiere che è “intrattenimento” e gustiamoci i panorami incredibili che riescono a proporci,
godendo della promozione gratuita per una volta tutti d’accordo su un fatto… il panorama che fanno vedere è bellissimo (anche quello che si vedrà dalla funivia) ed è di TUTTI!!!
buona visione!
😉
OT ma fino ad un certo punto …
““Is heli-skiing okay if you only do it a few times a year, but the rest of the year you act as an environmentally aware citizen?” she wrote. “I don’t think so.””
http://www.outsideonline.com/2014231/kt-miller-photographer-skier-environmentalist
Per i cavalieri delle libertà gazbaci e guidoval…
Forse è troppo radical chic firmarsi per esteso?
Che piacere scoprire che esiste qualcuno che la pensa come me. Bravo Guidoval, intervento ineccepibile, ironico e pungente, ma dal significato profondo indiscutibile. Esiste una élite auto-proclamata di tenutari del diritto di apprezzare la montagna (interventisti e firmatari di tutte queste ridicole petizioni). Sarebbe ora che questi personaggi si rendessero conto che non sono NESSUNO e che la loro vanagloria è ridicola. La montagna è di tutti, non ci sono persone ‘di bocca buona’ e altre che sulla montagna ‘hanno fatto investimenti affettivi e morali’.
Buongiorno Guidoval,
ho una piccola curiosità antropologica su di te:
non mi è cioè chiaro il tuo pensiero, che ondeggia un pò di qui ed un pò di là, tra apparenti opposti estremi.
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Se ho ben capito, tu ce l’hai su con Cosa Nostra, e presumo tu alluda al comitato ‘etico-scientifico’ dei Santi Inquisitori, concludendo che il peggio sia la ‘proprietà privata’ ed immagino tu sottointenda quello che forse ritieni il pensiero unico dei moralisti qui presenti: la Montagna (Selvaggia) come ‘loro’ presunta proprietà (intellettuale) privata.
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Ma la tua lamentata pretesa di una ‘libertà totale’ (se ho capito bene quello che dici, altrimenti controbattimi) è ben più totalitara di quella del comitato di moralisti egocentrici, se ho ben capito il tuo ‘anarchismo’:
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Tu dici, più assolutista dei bachettoni, che, noi uomini (alpinisti od ‘appinisti’, termine senza significato per me) siamo:
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“Dal punto di vista delle rocce e dei ghiacci, tecnicamente, dei parassiti.”
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Perdindirindina, ma questo sì che è ambientalismo estremo! Mi piace 😉
l’essere umano come virus del pianeta Terra, come spiegato nel film apologetico ‘Wild Blue Yonder’ ?
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Se tu davvero lo pensi questo, sei molto molto avanti, avresti mia grande stima, ma dubito che tu lo pensi veramente, vedendo che anche tu fai classifiche e lotte per la supremazia di parassita su parassita…
ma ricordati che siamo tutti parassiti: io, te, tutti, e che stiamo facendo una guerra tra parassiti, e che, per buttara in tragi-comico: dobbiamo tutti morire qui inconsapevoli … a meno di pochi che loro forse si raggiungono ‘libertà totale’… ma direi proprio che quella non è la libertà di comportamento montanari a cui forse tu intendi 🙂
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Fatto sta, secondo me, che questa Montagna assassina del risibile (tu dici), va invece rispettata perchè è una emanazione di un Mistero (non buffo)… ecco perchè i bacchettoni se la prendono con il neo-liberismo con le fette di prosciutto sugli occhi del ognuno-faccia-quello-che-vuole e tu-chi-sei-per-giudicare-i-miei-4000-(atti-egoici).
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Poi c’è un sottoproblema di noi tutti parassiti umani (ultimo dei problemi terrestri ma non ultimo in questo blog): le Guide Alpine. Loro avrebbero, nella mia visione, il ruolo di ‘stalker’, cioè di potenziali candidati ad essere i prescelti portatori nella zona del mistero. E’ il loro ‘tradimento’, nell’ammazzare la contemplazione, che innesca pietà acida.
Ma le Guide Alpine, non sono tutte prostitute del lato oscuro della forza 😉 C’è chi si rende conto di questo misteri-cidio, si rende conto dell’equilibrio che è necessario mantenere, per non essere mangiati dagli specchi.
Amen (buffo) 🙂
L’Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) appoggia la protesta del CAI di critica all’iniziativa della RAI in collaborazione con la società che gestisce la nuova funivia del Monte Bianco, di trasformare la conquista del Monte Bianco in una sfida alpinistica con finalità meramente commerciali ed esibizionistiche.
L’Associazione Wilderness contesta lo spirito esibizionistico e commerciale dell’iniziativa mirata a fare del Monte Bianco una mera palestra dove la scenografia dei paesaggi selvaggi diventa solo un contorno in cui dare sfogo al proprio ego, peraltro col rischio di gravi danni all’ambiente e disturbo alla quiete dei luoghi: un vero insulto allo spirito alpinistico. Cita ad esempio la recente polemica scaturita in America dove il pur famoso corridore “ultrarunner” Scott Juker è stato criticato e multato dalle autorità per aver poi violato regolamenti ambientali nel voler festeggiare in maniera impattante (fisico e psicologico) un record ottenuto lungo il famoso Appalachian Trail. Inoltre, è evidente come la partecipazione della società che gestisce la nuova funivia del Monte Bianco abbia un fine strumentale per spingere sempre più visitatori ad usufruire di questo mezzo per salire sul Monte Bianco. Una funivia che, tra l’altro, ha già inferto un danno non indifferente al paesaggio del massiccio con le sue stonanti stazioni di partenza, intermedia ed arrivo, che mai avrebbero dovuto essere autorizzate per lo stile ultramoderno che fa decisamente a pugni con la scenografia naturale del Monte Bianco. Ma che qualcuno ha progettato, altri hanno autorizzato ed altri realizzato (e il capo del governo Matteo Renzi inaugurato!), con spregio per il contrasto con la bellezza dei luoghi, come tanti visitatori hanno fatto (e fanno) notare, specie confrontando con quanto esiste sul versante francese.
Quindi, una sfida più infernale che verticale: da OK Corral, dove a lasciarci la pelle sarà il Monte Bianco (con l’augurio che non si debba poi magari assistere anche a tragedie umane)!
oh oh oh… addirittura si scomoda la Santa Inquisizione… un moderno Giordano Bruno in salsa Arcorese, seguace della più moderna tradizione dell’Olgettina, piange lacrime coccodrillesche condite in un misto di arroganza e disprezzo… Scene da Naneide… a quando gli show musicali sulle navi da crociera? O magari nelle sale della nuova struttura all’Hellbronner…???
Circo signori Circo!!! D’altra parte Bozo il Clown si risentirebbe parecchio se fuori dalle scene gli dessero del pagliaccio…
‘Sti appinisti!!! Banda di cafoni esibizionisti! Ma vi rendete conto??? Se non fosse per quel popolo polemico e acido (a volte pure un po’ scemo, questo bisogna accettarlo eh…) che dal 1876 sale la via del Bianco e pure prima, dal 1336 con quell’ ebete del Petrarca, che assume addirittura due servitori (protoptipo della Guida Alpina) per farsi accompagnare nelle sue utopistiche mete e poi solca le pareti marce e strapiombanti delle Dolomiti… se non fosse per quei quattro mentecatti (del quale mi onoro fare parte prima di essere un professionista) le troie (non l’ho detto io eh…) farebbero i reality in qualche baretto di periferia… e sarebbe il giusto posto!!!
Qualcuno forse ha salito troppe volte i 4000 e la pressione dell’aria che già risulta rarefatta a quella quota ha causato danni alla memoria, quella personale che ci ricorda da dove veniamo, quella collettiva-storica che c’è perché qualcosa è accaduto…
Se non ci fossero gli appinisti, coi loro sogni e le loro paure, bisognerebbe inventarli… altrimenti “Giordano Bruno de no’ antri”, il qui presente compilatore di questo post, quello dell’articolo stesso, alcuni firmatari e non solo quelli e altri colleghi (tutti) sarebbero a vendere insalate, ombrelli da sole sulle spiagge e spinger terra col badile… Invece “Gott sei Dank!” ci sono, esistono e guarda caso ogni tanto alzano la testa e criticano…
Eh sì criticano… ma nella più genuina tradizione Nanesca vengono tacciati di anti-troismo, di essere segreti inquisitori del PC-USSR… alla fine dei fatti: COMUNISTI!!!!
Eh si il Nano ha colpito a fondo in quell’istituzione che dovrebbe rimarcare un atteggiamento etico e promozionale della montgna e dei suoi usufruitori, non sfruttatori eh… quello è termine da dame fornite di copertone in statale!
Se questo è l’atteggiamento che un professionista (e professionismo non è solo capacità a svolgere il proprio lavoro ma anche etica e correttezza), assume davanti ad una critica direi che ha perso una buona occasione per stare zitto!
Non “le guide alpine come prostitute che basta pagare e vanno con chiunque”, nessuno l’ha scritto né sul documento né qui sul blog:
NON siamo tutti uguali per fortuna, qualcuno ci tiene ancora alla propria dignità personale e professionale!
Ma che bella parata di Santi Inquisitori! Perfetto: ‘profanazione’, le guide alpine come prostitute che basta pagare e vanno con chiunque, una lunga lista di firmatari professionali compulsivi ossessivi di appelli politicamente corretti contro tutti coloro che, non nutrendosi di caviale del Volga, considerano antropologicamente inferiori, perfino l’esecrazione di ‘personaggi popolari presso un certo tipo di pubblico di bocca buona’. Il prepararsi per riuscire ad arrivare in vetta partendo da zero, cioè quello che tutti i bravi e buoni appinisti hanno sempre fatto, magari affidandosi alla professionalità delle guide alpine per maggior prudenza e rispetto, diventa sacrilego se lo fanno una bella figa con la quarta di reggiseno e uno dei pochi giornalisti italiani pensanti e scriventi di testa propria (e perciò non aggregato alla combriccola dei firmatori compulsivi, ma guarda che caso). La spettacolarizzazione è quella degli altri; quando la fa Cosa Nostra si chiama serata culturale. Che esista un comitato ‘etico-scientifico’ (un ossimoro rantolante) fa solo temere il passo successivo:il commissario politico.
Be’, a occhio nel mio piccolo vado in montagna circa 1000 volte di più della media dei firmatori professionisti di cui sopra, dalla cima del Sacro Monte Bianco ci sono passato almeno una ventina di volte vedendone di tutti i colori tra gli antropologicamente superiori appinisti veri, vivo anche e soprattutto di montagna (sono quindi, evidentemente, una troia), e mi vergogno oggi come mai prima di venir considerato ‘alpinista’: categoria di bacchettoni supponenti autoreferenziali dall’ego inspiegabilmente ipertrofico. Dal punto di vista delle rocce e dei ghiacci, tecnicamente, dei parassiti. La montagna è assassina sì, perchè uccide il senso del ridicolo. E poi non ho capito bene a chi bisogna rivolgersi per avere la benedizione necessaria per salire in montagna ed eventualmente parlarne, filmarla. Ardito Desio? SDPX? TAM? MW? PC USSR? Ma non è che, forse forse forse, una parte di quelli che gridano al sacrilegio hanno una paura fottuta che i ‘personaggi popolari presso il pubblico di bocca buona’ riescano ad arrivare in vetta mentre loro l’hanno vista solo in cartolina o l’hanno raccontata al bar con un po’ troppo condimento di indigeribile lotta con l’Alpe? Non raccontiamocela soave: la montagna ne’ più ne’ meno di altre situazioni che possono toccare limiti personali e reali, evidenzia un po’ meglio anche quello che chiamiamo il bene e il male, e il meglio e il peggio di noi. Del meglio ci siamo ingozzati in decenni di letteratura di montagna tanto gloriosa quanto illeggibile. Il peggio non sono le tante vette dichiarate e mai raggiunte, ma i cartelli ‘proprietà privata’. Buonasera.
Sono della stessa opinione espressa da detto Hervè Barmasse-Reinhold Messner-Calrlo Alberto Pinelli… Mi spiace che dei professionisti della Montagna come le Guide Alpine si comportino esattamente come le prostitute… Basta pagare che vanno con chiunque… Rovinando l’immagine di altre Guide Alpine serie che hanno un’etica e rispetto dei loro valori e quelli della montagna!!!
Da alpinista prima, e da giornalista poi, non posso che essere indignato da questa spettacolarizzazione. Il rischio è quello di passare un messaggio tanto pericoloso quanto effimero. Siamo in un epoca in cui tutti possono fare tutto, anche quando così non è. In effetti, a ben pensarci, ci mancava solo più il reality per rovinare ideali e valori dell’alpinismo.
Mi auguro per tutti i partecipanti professionisti o dilettanti che le condizioni meteo dell’alta montagna non portino a una tragedia, come purtroppo ogni anno colpisce molti frequentatori o impreparati o obbligati dalla programmazione della vacanza a sfidare la natura. Mi sento sempre indignato a sentire montagna assassina oppure natura assassina: è l’uomo che decide quanto vale la propria vita.
Non mi stupisce il comunicato cerchiobottista dei vertici della categoria cui appartengo (da cui mi dissocio pubblicamente) del tutto simile a quello pronunciato sulla questione nuova super funivia tra il Cervino e il Monte Rosa, con buona pace delle norme deontologiche generali che ricordano come la professione non può essere essere ridotta al mero fatto commerciale, regolato solo da criteri quantitativi.
Mi risulta che un ordine professionale non “difende” cioè, a priori, il professionista, ma tutela e promuove la professione ed in questo caso le Guide nella società. Ruolo che risponde ad un interesse pubblico, che va oltre l’aspetto tecnico, investendo quello più generalmente culturale ed, in particolare, quello etico…
Riporto le opinioni di due illustri alpinisti che, se non vado errato, mi sembra non siano state prese in considerazione dai principali organi di informazione (da http://www.lastampa.it/2015/07/21/blogs/fuori-pista/guide-alpine-per-fiction-sWl2bEojyAWR2fe1cayOuM/pagina.html):
Hervé Barmasse: «Anche se è un reality, trovo sia deontologicamente sbagliato per una guida prestarsi a una competizione in quota – ha detto di recente a Saint-Vincent in occasione delle celebrazioni del Cervino -. Dirò di più: è l’esatto contrario dei valori che una guida alpina dovrebbe trasmettere. E cioè il rispetto per la montagna, la sicurezza, la sfida con se stessi, non certo la competizione in vetta contro qualcun altro».
Reinhold Messner: «Questo reality è la banalizzazione dell’alpinismo e della montagna. È vergognoso».
Beppe Leyduan
Caro Cesa Bianchi, ho la sensazione che tu non abbia colto (o voluto cogliere?) il significato della protesta. E’ ovvio che la professione di guida ha a che fare – onorevolmente – anche con i principianti che si legano a una corda per la prima volta, o per la prima volta si allacciano i ramponi. Anzi, proprio questa è la vocazione di base della vostra professione. Qui stiamo invece criticando uno spettacolo televisivo animato da un gruppo eterogeneo di personaggi, popolari presso un certo tipo di pubblico di bocca buona, che si cimentano con la montagna non perché spinti da interesse personale per la pratica dell’alpinismo, ma per alimentare la propria fama mediatica e forse anche perché ben pagati. Il reality (o come volete chiamarlo), anche ove fosse stato realizzato con le migliori intenzioni (cosa di cui mi permetto di dubitare, forte della mia lunghissima esperienza professionale in televisione), porterà due risultati negativi: contribuirà alla diffusione dell’idea che l’alta montagna non sia altro che un fondale pittoresco di fronte al quale è possibile e lecita qualsiasi operazione commerciale; e, secondo, alla diffusione dell’altra idea che l’alpinismo sia in sostanza solo una grottesca gara messa in atto per regalare al pubblico seduto in poltrona un effimero brivido. Nessuno di noi pensa che la montagna sia “sacra” di per se stessa; però crediamo che sia doveroso rispettare i sentimenti di chi, sulla montagna incontaminata, ha fatto e fa un importante investimento affettivo e morale. Anche se costoro fossero una minoranza. E’ curioso come molte guide professioniste abbiamo perduto la consapevolezza della posta in gioco. Un tempo qualcuno aveva parlato, a tale proposito, della “sindrome del sagrestano”. Di questo passo, caro Cesa Bianchi, perché non suggerire a RAI2 di ambientare il prossimo “reality” nella basilica di San Francesco d’Assisi, o addirittura in San Pietro, a Roma? Forse sarebbe utile che rileggessi con attenzione il testo elaborato dal nostro ottimo comitato etico-scientifico. Con amicizia, Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness Italia