Pìbiri, Piras e Scema
(la “vecchia” guardia sarda)
Corrado Pìbiri
Corrado Pìbiri nasce a Sanluri (CA) il 18 febbraio 1959. Inizia ad arrampicare nel 1976 con gli scarponi, poi adotta le Superga e infine passa alle scarpette, un iter a quei tempi del tutto normale. Ciò che non è normale è che, da cagliaritano, ha ben pochi riferimenti alpinistici. Abbandonata una carriera da saltatore in lungo, per infortunio, da autodidatta per forza, è ben felice che Partel diriga i corsi di alpinismo: ma Alessandro è una “meteora”, come arriva poi riparte. Non riesce a programmare nulla, neppure con il sardo Giovanni Soma, compagno di Partel, che per un periodo lo ospita al campo dei finanzieri, dove si mangia e si beve, facendolo passare per un cugino in modo da non far incazzare più di tanto il colonnello. Corrado Pìbiri è laureato in lingue e insegna inglese a Elmas. È sposato con Alessandra Boi. Istruttore Nazionale del CAI, Direttore della Scuola del CAI di Cagliari, avendo preso il posto di Partel nel 1985.
L’inizio è a Villacidro, fa molte salite con Alfredo Papini, un ottimo alpinista di Calolziocorte (LC), che sarà suo amico e compagno per molti anni. «Ero ancora un alpinista in erba quando cominciai a legarmi alla sua corda, puntualmente ogni estate, quando veniva giù in Sardegna con “la Meloni” (come affettuosamente chiamava lui la moglie) e le bambine. Venivano a trovare i parenti della moglie, per andare al mare e per scalare, lui, il fine settimana, lontano dalla calca che affollava le spiagge… una persona che dietro a un’umiltà unica celava una conoscenza della montagna che aveva pochi eguali. Con le sue oltre 2000 ripetizioni su tutto l’arco alpino, chiunque altro si sarebbe posto in una certa posizione di prestigio. Ma non lui».

È però con Beppe Domenichelli e Bruno Poddesu (nato a Cagliari il 12 marzo 1950) che il 13 aprile 1980 sale Strike al Garibaldi (Perda ‘asub ‘e Pari), la fessura in granito assai difficile (senza friend, solo cunei di legno) che gli aprì il mondo dei sogni futuri. Pìbiri si lancia allo spigolo della Cusidore, vuole assolutamente riuscire sulla salita più rappresentativa, che nessuno aveva ancora ripetuto. Ci riesce con Poddesu nel novembre 1980, aprendo, con le Superga, anche una variante diretta da tutti ripresa in seguito. Lo spigolo della Cusidore strega Corrado al punto che lo ripete (anche più volte) ogni anno. Sua è anche la prima solitaria (23 marzo 1981). Con la ripetizione nello stesso anno della via Onorevole Emilio Colombo (con Alessandro Cattaneo), Pìbiri è ormai allo stesso livello tecnico: avrei dovuto invitarlo nella nostra campagna sarda, ma non lo conoscevo. Avremmo potuto operare con quello spirito collaborativo che invece fu ben presente con i locali siciliani. E invece fa la sua strada con Ercole Ambu e gli amici Domenichelli e Poddesu: il 5 settembre 1981, a Ulàssai, salgono un itinerario sul Bruncu Pranedda. L’artista Maria Lai, nativa di lì, ha avuto l’idea di cingere di nastro azzurro le strade del paese in occasione della festa della Vergine di Monserrato Santa Maria. I nostri riescono a portare il nastro anche in parete, fino alla cima del Bruncu Pranedda, provocando il delirio dei fedeli.
Con Massimo Marcheggiani, l’11 maggio 1982, sale il primo pilastro sulla muraglia nord-ovest del Bruncu Nieddu, oggi molto ripetuto. Con lo stesso e Andrea Scano, il 4 aprile 1983, sale Le pecore sono sole, una via a Monte Uddé a destra di Tempo reale. Il 25 marzo 1984 con Francesco Salis apre la via Daniela sulla Ovest di Punta Cusidore, che rimarrà per parecchi anni l’unica della parete. E in aprile, il 22, sul settore sinistro della parete nord di Cusidore con Salis apre la via del Gas, un pilastro individuabile per la caratteristica forma a mezzaluna. L’11 agosto è a Gorropu con Cattaneo e Papini per salire il lungo spigolo nord della Punta Cucuttos (via Olimpico), mentre nell’ottobre 1985 nel tentativo di ripetere il Pilastro Comino, fa una variante sulla destra fino alla cengia (Fumakilla).
L’evoluzione di Corrado Pìbiri passa attraverso la presa di coscienza che oggi è sempre più difficile fare qualcosa per se stessi e basta. Da più parti c’è il richiamo di facilitare la strada a eventuali ripetitori: così ciò che si è aperto anni fa nel più puro disinteresse per gli altri, oggi torna dalla finestra con le sirene dell’altruismo. Ci sono varie forme di compromesso: chiodare le soste a fix e basta, mettere solo qualche spit nei punti più pericolosi, richiodare completamente tipo via plaisir.

Pìbiri per esempio, su Italia liberata, una via da lui aperta (25 aprile 1985, con Francesco Salis) a Masua, ha ceduto su tutta la linea, richiodandola in modo da attirare molti ripetitori. Lui ci tiene a sottolineare che è stato una tantum, almeno perciò che riguarda le sue vecchie vie. In apertura invece è diverso, ed effettivamente non è l’unica su cui si sbizzarrisce un giorno a chiodare plaisir e un altro ad accettare una via di mezzo, non banalizzata. “Le mode influenzano le scelte” dice: e così, eccolo aprire ancora oggi con dadi e friend assieme al perforatore. Nei suoi numerosi viaggi, a Oriente come in Algeria, Mali e Perù, forse ha trovato modo di meditare.
«Non azzardo mai un passo se non sono sicuro di farlo perché… non devo volare. È limitante lo so, però ciò mi porta ad arrampicare sempre allo stesso livello anche quando le protezioni sono di tipo tradizionale e magari lontane”.
La ricerca di Pìbiri non ha sosta. Apre una via multipitch e plaisir sulla Ovest di Punta Cusidore, Fattoria McKenzie, nel 2002, con Vincenzo Carcangiu, R. Meloni e F. Mei. Nella Gola di Gorropu, con Fabio Erriu sale Su Bribanti (febbraio 2007) e con Carcangiu ed Erriu sale Via da Mario, 270 m, 6b+, spittata da integrare.
In zona parete nord-ovest del Bruncu Nieddu tra il 2007 e il 2008 apre, sempre con l’anziano e fenomenale Erriu, un poker di vie stupende: Kundun (23 maggio 2008), Pigs out of Tibet (16 marzo 2008), No potho reposare (autunno 2007) e S’Iscultone (3 giugno 2007). Quest’ultima è caratterizzata da una serie di fessure, per cui i primi salitori hanno attrezzato solo le soste. Dirà Oviglia: «Alcune delle loro vie, come Non potho reposare o Kundun diverranno dei classici primaverili o estivi, beneficiando per buona parte della giornata dell’ombra. Si fanno tranquillamente in una mattinata di giugno, e al pomeriggio vostra moglie vi vedrà già comparire tutti soddisfatti in spiaggia…”.
Se si cambia zona, ma sempre con il compagno fisso Erriu, elegge la Est del Monte Oddeu come meta dei suoi weekend. A destra della ripetuta Compagni di Viaggio, apre Codina di Topo (dicembre 2008), poi Tre tazze di tè e Alfredo alfredo, quest’ultima in memoria dell’amico Alfredo Papini scomparso nel 2011 e sulle tracce del tentativo di Beuchod e Azzalea di tanti anni prima. Tutte vie con necessità di integrare.
Infine, in zona Gorropu, salgono Lughe ‘e vida mia sullo spigolo di Costas Mammaluccas (maggio 2013). Poco a sinistra di questa, in giugno, Pìbiri apre Los compadres, con Carcangiu: entrambe vie plaisir. Al contrario, a monte di Punta Cucuttos, su una parete ancora vergine, eccolo aprire con Carcangiu Sos de Urthullé, via magnifica con sensibile economia di spit (ottobre 2013); sulla Ovest di Punta Cuccuttos apre nella primavera 2014 un itinerario che verso la fine ricalca la sua stessa via Olimpico: è L’ultimo dei Mòcheni, raddrizzato poi dalla successiva Pitzinnedda. Qui di sicuro ci sono sovrapposizioni con l’Araba fenice di Castaldi e Marrosu.

Gianluca Piras
Nato a Cagliari il 24 marzo 1965, Piras è uno dei pochi sardi che ha abbracciato l’arrampicata d’avventura senza ovviamente disdegnare quella sportiva. Inizia a Cala Fighera e nell’Iglesiente nel 1986 poi, “preso dallo spirito” di Mezzogiorno di Pietra, azzarda le prime uscite a Punta Cusidore e all’Aguglia. Sulla prima sale lo spigolo in 12 ore (“un’eternità”), sulla seconda il compagno è vittima di un incidente. È solo dopo questi “calci nei denti” che si fa l’esperienza.
Nel 1995 subisce un incidente in arrampicata sportiva (caviglia e gomito esplosi per un gri-gri che non ha tenuto), ma si riprende bene. Sposato con una figlia, si è sempre diviso tra il suo lavoro (negozio di articoli sportivi e palestra indoor) e l’arrampicata, lamentando mancanza di tempo.
Suo compagno preferito per le avventure è Luigi Scema: con lui prosegue la lunga e tormentata apertura di Drago immortale sulla parete ovest della Punta Cusidore, conclusa solo nel 2001; poi assieme aprono (17 maggio 1997) Sul filo del rasoio, sempre sulla Ovest di Cusidore, dove Gianluca superò un tetto di VII+ obbligatorio con un chiodo alla base. Altre loro realizzazioni sono Amore incondizionato a Bruncu Nieddu (agosto 2010) e Schiavi senza padrone a Punta Cucuttos (24-25 ottobre 2013). Il metodo di apertura di questi itinerari è quello trad, pochi chiodi, molte protezioni mobili, solo le soste attrezzate a spit, e non sempre. Con questa logica i due amici raggiungono spesso il VII+, e talvolta lo superano. Una novità, i due tornano su Schiavi senza padrone e la spittano! Per curiosità, Amore incondizionato si svolge a pochi metri da una via spittata di Pìbiri, No potho reposare.
Per Piras l’arrampicata tradizionale ha meno adepti perché richiede più fatica, più “fegato” e occorre lottare con la vegetazione. Non condivide l’ottica di chi non riesce a salire un 6b a vista anche se ha già “lavorato” un 8a con successo finale, ma questo secondo lui è anche il frutto dell’insegnamento “di noi vecchi che non gli abbiamo insegnato l’etica, che ci lasciamo appiattire dai gradi ogni giorno”.

Luigi Scema
Nato a Villa Verde (Oristano) l’8 ottobre 1964, non inizia prestissimo a fare sport. Dopo un inizio speleologico con il Gruppo Grotte Nuorese, scopre l’arrampicata sul Monte Arci (basalto), ma è solo nel 1993 che inizia seriamente con Domenichelli, Poddesu e in ultimo con Piras. Diventato Istruttore militare scelto di alpinismo, è Primo Maresciallo-luogotenente dell’Esercito. Affascinato dalle grandi pareti, alterna all’esplorazione l’attività speleologica, anche perché non gli va di “tradire” gli amici con cui ha condiviso così tanto. Il 1995 è l’anno di Punta Cucuttos, dove apre due itinerari, rispettivamente a destra e a sinistra di Viva viva la galera: in luglio, con Simone Sarti, sale Le Comandant, 400 m con passi fino al VII+; il 13 novembre, con Beppe Domenichelli e Andrea Scano, riesce su Aiutati che Boi ti aiuta, 500 m, fino al VII-. Il 6 aprile 1996, dopo aver notato la gigantesca falesia che da Orronnoro si stende fino a Punta Plummare, decide di affrontarla da solo. Sceglie il punto più debole, attaccando da una crestina sotto cui passa Selvaggio Blu, ma in otto ore riesce a salire solo un centinaio di metri. Non gli piace essere solo, non gradisce il supplemento di paura e il non poter condividere nulla. Rinuncia. Torna il 1° giugno con Maristella Manca e riesce a finire l’itinerario, Stella di prima luna, il primo aperto a Orronnoro. Poi è la volta della Punta Salinas, sull’evidente spigolo nord-est (225 m). Lo sale l’8 giugno 1996 con Tonino Fadda. Di questa Via dell’Ictus ha un ricordo di terrore, specie sulla quarta lunghezza: la sosta è su un piccolo ginepro, con l’amico per contrappeso, il passaggio si rivela improteggibile, 1 solo chiodo mediocre, vari cliff e un clessidrino microscopico. Giunti quasi alla fine della via incrociano uno spit, segno che qualcuno si era calato in ricognizione. Nello stesso anno aveva iniziato Drago immortale, con Antonello Lai: vi era tornato calandosi dall’alto e attrezzando le soste. Poi ancora con Gianluca Piras. La terminerà poi cinque anni dopo con Nicola Cabboi. Di Gianluca, con cui ha fatto altre salite, nominate sopra, Luigi ammira molto la freddezza di esecuzione e di reazione all’imprevisto. Su Amore incondizionato a Bruncu Nieddu è con Piras: nel superare un tronco d’albero, un moschettone riesce a incrinargli una costola. Vuole continuare nella fessura dopo, ma il dolore lo costringe a essere calato su un nut: peccato che, inavvertitamente, il moschettone fosse uno di quelli che tengono poche decine di chili!
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E quando glielo chiedi, Corrado, non si tira indietro per arrampicare con un misero 3° gradista come mè, Carmelo di Sicilia.
Durante i tanti anni di attività in montagna ho avuto modo di conoscere numerose persone, ma solo con alcune di loro la passione comune per la montagna si è trasformata in vera amicizia. Una di queste persone è il grande amico Corrado Pibiri: la sua grande bravura in alpinistica, la capacità di stringere splendidi rapporti umani e un sorriso sempre pronto ti fanno sentire particolarmente al sicuro durante l’arrampicata, anche nei momenti più difficili. Durante le nostre splendide avventure ho avuto la fortuna di averlo come capo-cordata in diverse occasioni e, in particolare, durante la salita alla parete Est dell’Esfinge in Perù, di quella al Chandra Bhaga in India e della vetta Nelion al Monte Kenya: in quest’ultima spedizione ha mostrato, causa problemi di un’altra cordata, grande capacità di gestire in modo corretto momenti veramente difficili. In quell’occasione durante il bivacco notturno, nel condividere il niente che avevamo e il metro quadro di spazio a disposizione, la nostra amicizia si è rafforzata. Su Corrado potrei scrivere tanto altro, perché lo merita, ma non volendo rubare spazio mi limito ad aggiungere altri due aspetti che lo caratterizzano: l’altruismo, messo in evidenza come Istruttore Nazionale di Alpinismo, sempre disponibile a dare il meglio di sé per gli altri; e la solidarietà verso il prossimo, magnificamente dimostrato nel grande contributo offerto al progetto Summit For Peace (che, tra l’altro, ha portato acqua potabile a un ospedale e un orfanotrofio della Missione di Tosamaganga in Tanzania).
Eugenio Di Marzio
Lucaaaaaaa. Calviiiiiii, dov’è questo benedetto uomo. Quando serve non c’è mai! 😀
Non ho capito bene le ultime parole…
Prekleto velike tace.
Jaz sem mama ,nosi ves ta govor o meni, ne da bi me spraševal…
GRR.
Ja,150 let,pa se nisi prav
nič spremenil.
Živjo!
Sempre avvincenti le storie sarde.