Agricoltori e alpinisti

L’autore prende da Contro il grano di James C. Scott il punto di partenza: il fondamento neurobiologico del suo saggio. In precedenza si era limitato a filosofeggiare sull’alpinismo, ora in realtà tratta della «chimica della sopravvivenza». Ma è ironico e certamente non scientifico…

Agricoltori e alpinisti
(la mappa ormonale dell’alpinismo: caccia vs agricoltura)
di Yuri Vladimirovich Koshelenko
(pubblicato sul suo profilo fb il 2 giugno 2026)

C’è una differenza tra la ricompensa immediata (quella del Cacciatore) e l’accumulo estenuante (quello del Contadino). Ed è proprio qui che si nasconde la risposta alla domanda sul perché il commercio «uccida» l’alpinismo e perché l’arrampicata in stile alpino rappresenti fondamento, antitesi e salvezza. Già in precedenza avevo scritto dell’ipotesi secondo cui l’alpinismo autentico, non edulcorato, risveglia nella nostra mente gli schemi ancestrali.

Sulla cresta terminale del Nuptse East

Dietro a ciò si celano realtà biologiche ben concrete, per non dire ormonali. Prendiamo il ciclo ormonale di un uomo-cacciatore del Paleolitico:

• avvistamento di un animale: adrenalina (1);

• cattura o uccisione della preda: dopamina (2);

• consegna della preda alla tribù (riceve la gratitudine dei compagni e soprattutto delle compagne): ossitocina (3);

• sesso dopo il banchetto (procreazione): beh, qui si tratta di un vero e proprio cocktail di rinforzi ormonali positivi, ma alla fine serotonina (4) e sonno sereno.

The Russian Route (VI 5.11 A4, 1110m) sulla parete ovest del Bhagirathi III 6454 m, dal 6 settembre al 17 ottobre 1998, Igor Potankin, Yuri Koshelenko, Andrei Lukin e Vladimir Kachkov.

E ora confrontiamo tutto questo con il ciclo stagionale del contadino:

• è andato a dissodare il terreno con una zappa: cortisolo (5);

• è andato a seminare: cortisolo;

• è andato a proteggere il raccolto in crescita da predatori e nemici: cortisolo;

• è andato a raccogliere il raccolto: cortisolo;

• ha raccolto il raccolto, una volta all’anno finalmente si è saziato a piene mani, ma con una forte prevalenza di carboidrati: insulina (6);

• e poi di nuovo cortisolo.

Nessuna scarica di adrenalina. Nessuna scarica di dopamina. Nessun ritorno trionfale dell’ossitocina. Nessuna serenità serotoninica.

Solo uno stress cronico a bassa intensità, che non si risolve mai in una vittoria. Solo attesa, ansia, dipendenza dal tempo, dai vicini, dagli ispettori fiscali di ogni epoca.

Questo è il peccato originale della civiltà. Non la mela del paradiso terrestre, non la disobbedienza. Bensì il cortisolo al posto dell’adrenalina e della dopamina. L’attesa al posto dell’evento. Il processo senza una conclusione.

In arrampicata sul Pilastro Goretta del Fitz Roy

Ora integriamo questo schema ormonale nella nostra struttura.

1. L’alpinismo come «ricostruzione della caccia»
Per il nostro cervello paleolitico, una scalata in autonomia, come Moonlight Sonata, la prima ascensione dello sperone sud-est del Nuptse East 7804 m, che ho fatto con Valerij Babanov nel 2003 oppure l’ultimo tentativo di quest’anno 2026 su una vetta vergine con Sasha Semenov, rappresentano un ciclo ormonale ideale:

  • Hai avvistato la preda (itinerario): in basso, guardando la parete di una vetta sconosciuta, provi una potente ondata di adrenalina. Ricordo bene com’è stato sulla parete nord dell’Everest nel 2003… È un richiamo all’azione, l’attivazione di tutti i sistemi.
  • Caccia alla bestia (ascensione): una volta sulla parete, si aggiunge la noradrenalina (6) della concentrazione. La successiva scalata lungo la parete è una maratona di dopamina. È stato così anche sul Melungtse 7181 m nel 2005 con Nikolay Totmyanin e Carlos Buhler. Ogni tratto difficile superato al limite è una micro-scarica di dopamina. Il cervello dice: «Ce la stiamo facendo, stiamo avanzando».
  • Il ritorno con il bottino (Discesa dalla montagna): quando si scende lungo una cresta sconosciuta fino al campo base, come è successo con Aleksei Lesha Lonchinsky sul Phungi Himal 6538 m nel 2017, è ossitocina. Io e il mio compagno siamo diventati quasi la stessa persona. È quella profonda fiducia e quel riconoscimento sociale all’interno di un piccolo gruppo (una squadra).
  • Retrogusto del banchetto: la sera davanti al braciere, dopo cena, dopo il tè — serotonina. Quella stessa serenità del cacciatore che fa sesso dopo il banchetto. Il corpo lo sa: è tutto a posto. È tutto fatto. Si può godere. Si può dormire. Abbiamo rafforzato il nostro codice, si potrebbe persino dire la nostra “stirpe” in senso culturale, creando un nuovo Evento.

Si tratta del ciclo ormonale completo del cacciatore, riprodotto in montagna con assoluta precisione.

Tutti e quattro gli atti. Tutti e quattro gli ormoni. L’intero ciclo — dall’inizio alla risoluzione. È veloce, intenso e rispecchia pienamente l’architettura della nostra mente.

2. L’alpinismo commerciale come «agricoltura d’alta quota»
I progetti di spedizioni commerciali sull’Everest e simili rappresentano il trasferimento dello schema ormonale del contadino in montagna.

Le rotazioni di acclimatamento secondo un programma prestabilito: cortisolo. L’attesa di una finestra meteorologica favorevole al campo base: cortisolo. Muoversi lungo le corde fisse in coda: cortisolo. La maschera di ossigeno, che smorza il momento più acuto dell’effetto ipossico: cortisolo più dopamina artificiale dalla bombola.

Cortisolo: il cliente di una spedizione commerciale vive in uno stato di stress di fondo costante. Non «caccia», «zappeggia». Passo dopo passo lungo la corda fissa, la jumar ora è ferma, ora la si sposta in su. È un lavoro pesante e monotono. Ha paura del tempo che passa, ha paura del disappunto della guida, ha paura di non arrivare in cima. È un ciclo infinito di cortisolo.

Insulina: la vetta per lui è una «scarica di carboidrati». Un breve lampo di gioia (un selfie in vetta), che viene rapidamente sostituito da un senso di vuoto. Non è diventato più forte, ha semplicemente raccolto il frutto che altri (sherpa e guide) hanno coltivato per lui. La vetta è stata raggiunta, ma l’adrenalina della partenza è stata soffocata dalle lusinghe dell’operatore, la dopamina della vittoria è stata condivisa con una folla di persone come lui, l’ossitocina è stata sostituita dai selfie per Instagram, la serotonina della tranquillità non arriva, perché il corpo lo capisce: non sei andato a caccia. Sei andato a fare una gita.

Strumento: un cliente di questo tipo è uno “strumento parlante”. Non è un soggetto, è un ingranaggio nella macchina del business dell’operatore.

3. Perché l’alpinismo “ucciso” non fa la felicità?
Il contadino vive in uno stato di ruminazione (un continuo rimuginare sull’ansia). È schiavo del raccolto futuro. Il cliente commerciale è schiavo della «vetta su Instagram». In questo sistema non c’è spazio per l’Affetto e la Realizzazione. C’è invece il «lavoro di campo» e la «rendicontazione».

L’operatore non si limita a semplificare la logistica e a banalizzare il significato del raggiungimento dell’obiettivo, in realtà modifica il codice ormonale. È un’offerta rivolta all’uomo affinché diventi un «contadino» sui pendii dell’Elbrus, dell’Everest, dell’Annapurna o di qualsiasi altro itinerario commerciale. I clienti non vanno a caccia di significato, ma «zappano» il pendio, accumulando cortisolo nell’attesa di un’iniezione una tantum di dopamina in vetta.

È il risultato ottenuto dai clienti (qui solo “strumenti parlanti”) al servizio del plusvalore dell’operatore.

Invece il percorso dell’alpinista è quello del Cacciatore. I nostri istinti paleolitici non comprendono la coltivazione da cortisolo. Hanno bisogno della sfida adrenalinica e della fratellanza ossitocina del gruppo. Quando io e Lesha Lonchinsky ci trovavamo sul Rolwaling Kang Shar 6645 m nel 2023, nelle nostre vene ribolliva lo stesso cocktail che scorreva nelle vene dei nostri antenati 50.000 anni fa.

Andiamo in montagna per fuggire dalla città, dove il cortisolo e l’insulina ci divorano vivi. Ci andiamo per tornare a essere Cacciatori di Intensità. Scegliamo il rischio della prima ascensione, perché solo quello ci dà diritto alla vera pace serotoninica alla fine del percorso.

L’alpinismo è vivo finché rimane una Caccia. Non appena si trasforma in un’azienda agricola per la produzione di selfie, muore, rinasce in un’altra forma di lavoro obbligatorio…

Coda sull’Icefall dell’Everest

Note
(1) L’adrenalina (o epinefrina) è un ormone e un neurotrasmettitore della famiglia delle catecolamine, sintetizzato principalmente dalle ghiandole surrenali per preparare l’organismo a risposte rapide di fronte a situazioni di stress o pericolo.

(2) La dopamina è un importante neurotrasmettitore (un messaggero chimico) del sistema nervoso che regola il piacere, la motivazione, il movimento e il circuito di ricompensa del cervello.

(3) L’ossitocina è un ormone peptidico e neurotrasmettitore noto come “l’ormone dell’amore” o “delle coccole”, fondamentale per il parto, l’allattamento e i legami sociali.

(4) La serotonina è un importante neurotrasmettitore e ormone, spesso chiamato “ormone del buonumore” o della felicità, che regola l’umore, il sonno e le funzioni intestinali.

(5) Il cortisolo è il principale ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali, comunemente noto come “l’ormone dello stress”.

(6) La noradrenalina (o norepinefrina) è un ormone e un neurotrasmettitore fondamentale per il sistema nervoso centrale e periferico.

Agricoltori e alpinisti ultima modifica: 2026-10-04T05:38:00+02:00 da GognaBlog

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2 pensieri su “Agricoltori e alpinisti”

  1. Se i cacciatori non lavoravano, i contadini lavoravano poco e anche loro avevano tempo per le feste (serotonina). Soltanto con la rivoluzione industriale il lavoro (cortisolo) impedisce il tempo dell’amore e della bellezza.

  2. Interessante , io mi ci ritrovo.
    Soprattutto nella parte : orientamento / avvistamento dell’itinerario , che sento come mia cifra.
    .
    Al contrario , personalmente , le estenuanti discussioni sul grado di difficolta’ e sui dettagli , mi sanno tantissimo di “cortisolo”.
    .
    Lavorare un tiro per ore , magari senza risolverlo : cortisolo.
    .
    C’e’ una metafora simile con la pesca a mosca : la giornata sul fiume : adrenalina , l’ambiente , la natura e il muoversi dentro di essa e trovare una giustificazione per la tua esistenza : adenalina .
    .
    Trovarsi sullo stesso fiume con altri cento pescatori a cavillare e a discutere su chi ce l’ha piu’ lungo e pesca meglio : cortisolo.
     

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