Gli dei fanno parte di un’élite che se ne impippa dei comuni mortali.
Dedalo e labirinto
di Davide Scaricabarozzi
(pubblicato sul suo profilo fb il 21 settembre 2026)
Alle scuole elementari mi avevano regalato il bellissimo libro illustrato Eroi in pantofole che raccontava di tanti personaggi della storia del mondo, compresi quelli mitologici.
Il mio preferito era Teseo che, grazie al lunghissimo gomitolo di lana di Arianna, riuscì a far fuori il mostruoso Minotauro senza perdersi nel labirinto costruito da Dedalo.
Tra l’altro il Minotauro era un sadico, pretendeva il sacrificio annuale (altre fonti citano ogni nove anni) di sette vergini per ciascun genere, pertanto si parla di quattordici virgulti, immagino bellissimi e sicuramente innocenti, fatte salve le pratiche di autoerotismo che comunque non vengono menzionate da nessuna parte.
All’origine di questo mito c’è la bestialità, ossia la conoscenza carnale tra uomo/donna e animale.
La mitologia, al pari delle sacre scritture, prevede sempre qualcosa di iperbolico e improbabile, nello specifico Minosse chiese al dio Poseidone una prova concreta che testimoniasse, senza se e senza ma, il suo diritto di governare Creta.
Poseidone evidentemente era un paraculo come tutti i suoi compari; infatti, mandò in dono a Minosse un poderoso e splendido toro bianco chiedendogli espressamente che avrebbe dovuto sacrificarlo in suo onore.
Sono ricorrenti le burle degli dei (qualsiasi) nei confronti dell’uomo e anche qui il sadismo la fa da padrone. La sintesi sta nel seguente concetto: “ti do una cosa per togliertene altre dieci (o mille) e nulla potrà essere ottenuto senza drammi e sofferenze”.
Un classicone ricattatorio tutt’oggi all’avanguardia.
Fatto sta che Minosse non se la sente di abbattere quello splendido animale; quindi, lo sostituisce con un altro provvedendo al sacrificio imposto dalla deità.
Poseidone se ne accorge e s’incazza di brutto; siccome è un dio, ha un arsenale di armi contro cui l’uomo nulla può; quindi, fa innamorare del toro la moglie (tal Pasifae) di Minosse.
La fregola di Pasifae era incontenibile, al punto tale che si fece costruire una vacca di legno cava in modo tale da potersi mettere (probabilmente prona) al suo interno per potersi accoppiare selvaggiamente con lo splendido toro bianco.
La vacca di legno cava, per sua natura ingravidabile, l’aveva progettata e costruita Dedalo, il geniale architetto/inventore di corte.
Siccome le donne del tempo erano probabilmente fertilissime, Pasifae restò subito incinta e da questa unione nacque il Minotauro, una creatura possente, spaventosa e feroce, metà uomo e metà toro: un abominio!
Dato che la natura del mostro era semi-divina non sarebbe stato possibile ucciderlo, allora che succede?
Minosse ordina al solito Dedalo di costruire un labirinto così complesso da rendere impossibile a chiunque di trovarne la via di uscita e vi fa rinchiudere il figlio frutto del bestiale peccato.
Diciamo pure che Dedalo in quel periodo era oberato.
Ho sempre creduto che “labirinto” e “dedalo” fossero sinonimi, invece recentemente ho scoperto che sono due strutture diametralmente opposte. Non voglio farla più lunga di quello che già è, ma il labirinto prevede un percorso tortuoso che conduce sempre al centro; mentre il dedalo è fitto di vicoli ciechi, bivi e falsi passaggi che si intrecciano impedendo a chiunque di trovarne l’uscita.
Il labirinto simboleggia l’abbandono e la fiducia fideista che permetterà (comunque) l’elevazione spirituale rappresentata dal centro, sublimata attraverso un percorso incomprensibile di svolte e giri viziosi ai quali abbandonarsi con cieca fiducia.
Il dedalo invece prevede l’astuzia preversa dell’ingegno umano che conduce allo smarrimento totale e quindi al caos.
Pensando al dedalo mi è venuta in mente quella povera famiglia romana: padre, madre, figlia disabile e cane.
Tutti trovati morti, sp@rati con un’arma legalmente denunciata presso l’abitazione, è un dramma verso il quale non possiamo far altro che volgere un pensiero silenzioso che va oltre la pietà e la comune comprensione.
Guardate che perdersi in un dedalo è terribile, toglie la ragione o forse ne trova un’altra che abbraccia la fine di tutto a beneficio di un’ineluttabilità rivolta a un destino tragico e segnato.
Potrei parlarvi dei miei dedali, ma non lo farò mai.
Tornando al cornuto Minosse cornificato da un cornuto, va detto che era un autentico figlio di androcchia della peggior specie, tant’è che fece richiudere il povero Dedalo col figlio Icaro nel labirinto (dedalo) perché non potessero svelarne il segreto.
Poi sappiamo bene com’è andata a finire con la faccenda delle ali di cera e piume intessute con fili di lino.
Gli dei fanno parte di un’élite che se ne impippa dei comuni mortali.
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