Alla scoperta della Vulva

Alla scoperta della Vulva
di Marcello Cominetti
(scritto il 17 maggio 2021)

Mia figlia, nata nel 2002, qualche anno fa ha iniziato a farmi delle domande sul sesso. Alcune di esse mi hanno fatto pensare che avrei dovuto andare alla sua scuola a parlare con gli insegnanti.
Non ho mai avuto problemi a parlare con i miei figli di qualsiasi argomento, tanto da poter dire con tranquillità che molti tabù a casa nostra non esistono pur resistendo come tali in molte famiglie da noi conosciute.
Quando frequentavo la quarta elementare a Genova, avevo una maestra che si chiamava Marisa Frattini e voleva che le dessimo del tu. Era dichiaratamente comunista, ma in quegli anni significava che era dalla parte giusta. Era il 1969. Fu la nostra maestra in quarta e in quinta e già dal primo anno iniziò a farci delle lezioni di educazione sessuale che, superato un certo imbarazzo iniziale, divertivano noi scolari e scatenarono un polverone tra i genitori. Ma Marisa era una persona in gamba e riuscì a mettere tutti d’accordo, dal direttore della scuola all’ultimo genitore, assicurando a tutti che avrebbero ringraziato quelle lezioni, allora rivoluzionarie, per il bene futuro di noi allievi. Non si sbagliò, perché, almeno per quanto mi riguarda, ho sempre vissuto il sesso come un’esperienza giocosa che associo alla gioia e all’allegria che mi hanno fatto sempre notare come per moltissimi adulti rappresenti invece un vero tabù o comunque qualcosa di non risolto completamente.

Attribuisco addirittura anche alle forti emozioni che dà l’alpinismo un collegamento al sesso. Esperienze animalesche che se vissute senza filtri ci fanno capire perché siamo sulla Terra. In effetti ho sempre posto ai saldi estremi del perché si viva: la sopravvivenza e il piacere della sua constatazione. In ogni momento. Così come il loro opposto: la difficoltà del sopravvivere e il dolore, che inevitabilmente dobbiamo attraversare nel corso della nostra esistenza. Tra questi estremi ci stanno mille altre cose fondamentali come affetti, passioni, lavoro, nomadismo e stanzialità, socialità, nutrizione, morte. Ma senza che siano contenuti dagli estremi sopravvivenza e piacere, tutti questi valori ci sfuggono come da un contenitore privato che improvvisamente perda il fondo o il coperchio.
Comunque a scuola da mia figlia ci andai e chiesi alla Preside come mai nessun insegnante tenesse lezioni di educazione sessuale. Mi rispose imbarazzata che in una piccola comunità come quella (mia figlia va a scuola a La Villa, un paesino dell’Alto Adige) non era possibile trattare argomenti spinosi come il sesso e che dovevo rassegnarmi a fare io, con sua madre, da educatori in tal senso a nostra figlia. Lo stiamo facendo, infatti, con serenità e senza forzature.

Poi quest’inverno succede che mia cognata Roberta Trucco sfodera un piccolo libro illustrato, scritto con Laura De Barbieri in cui l’argomento è nientemeno che la vulva.

Inevitabile che l’approccio con la copertina richiami a opere pseudo pornografiche di grafici e fotografi che da decenni trattano l’argomento, ma invece no. Qui c’è la volontà di massacrare dei tabù per portare alla luce, nel 2021 (!) una parte nascosta del corpo femminile la cui scoperta fa bene a tutti.

Alla presentazione del libro ci sono andato, ritrovandomi in Piazza Renato Negri a Genova in piena pandemia Covid 19. Il caso non esiste, mi sono detto perché quando avevo 6 anni mio padre mi porto a un concerto di Claudio Villa che si teneva nel cinema teatro Aliseo che si trovava dove oggi c’è il teatro della Tosse. Prima del concerto ci fu… uno spogliarello! Nessuno lo sapeva e probabilmente mi lasciarono entrare perché la cassiera non mi vide, visto che ero così piccolo. Però ricordo che quando la ragazza sul palco restò senza reggiseno (le mutande non se le tolse) io provai qualcosa che mi restò impressa nella memoria per sempre. Mio padre era più sorpreso che imbarazzato, e il concerto iniziò subito con Villa che ci cantò Brasil!

Ripensandoci oggi credo che il mix Claudio Villa-spogliarello di quel giorno mi abbia fatto appassionare alla musica rock.

E veniamo all’introduzione del libro “SI DICE VULVA, HANDLE WITH CARE”:

“Se il sesso non è più un tabù, è un fatto che il sesso femminile lo sia ancora. Ignorato, censurato, mutilato, falsificato. Persino una scienza esatta come l’anatomia procede per falsificazioni: nei libri scolastici dei nostri figli il pene è bene rappresentato mentre il suo equivalente femminile, la clitoride, sede del piacere femminile e organo di considerevoli dimensioni (raggiunge fino a 13 cm di lunghezza), viene disegnato come un piccolo fagiolo privo di funzioni. La pornografia di facile accesso con le sue immagini pervasive diventa il modello di riferimento della sessualità, un modello falsato costruito esclusivamente su un’idea misogina della sessualità, nel quale il piacere sessuale di entrambi è legato all’antitesi tra dominato e dominante. In questo contesto, le donne, da sempre educate a compiacere, imitando bambole sexy arrivano persino a scegliere di sottoporsi a pratiche di chirurgia estetica genitale, parenti strette delle mutilazioni genitali. La sessualità maschile continua a essere sinonimo di forza e di competizione, di salute e spavalderia, di vitale propagazione della specie, mentre quella femminile è ancora associata a “qualcosa di sporco” e a una profonda inadeguatezza se distaccata dalla sua potenza riproduttiva e generativa. Non è un caso se gli attuali programmi di educazione sessuale prevedono come prima lezione gli anticoncezionali e le malattie sessualmente trasmissibili tralasciando l’importanza della conoscenza degli organi sessuali, della relazione, dell’affettività e del piacere nella sessualità. O madre o puttana, non c’è altra via. Il modello maschile resta profondamente ancorato nell’inconscio collettivo di entrambi i sessi, persiste anche nelle nuove generazioni senza perdere la sua insita misoginia. Mettere al centro il tema della vulva ribalta questo modello. Parlare apertamente di Vulva significa celebrare la bellezza delle diversità dei nostri corpi femminili, sottolineare la potenza delle nostre identità e finalmente onorare la nostra autodeterminazione.

Le giovani donne devono sbarazzarsi delle imposizioni fuorvianti della pornografia contemporanea diventando più assertive e lo potranno essere se si interrogheranno sui loro organi sessuali e sul loro piacere. Gli uomini inesperti saranno stupiti da quali emozioni possano derivare dal rispetto e dalla conoscenza del corpo e della mente femminile. Questo libro, che unisce testi brevi e immagini, con la logica del “Sum ergo cogito” (Anna Maria van Schurman) è un libro “corpo”, da maneggiare, toccare, guardare e far ruotare per cambiare prospettiva, per conoscere e conoscerci obbligando all’attiva partecipazione il lettore/la lettrice. Un libro per pensare ed esplorare la bellezza di noi stesse e dell’altro, l’altra via, quella più bella per tutti, festeggiando la vulva!”

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Alla scoperta della Vulva ultima modifica: 2021-07-11T04:59:00+02:00 da Petra

14 pensieri su “Alla scoperta della Vulva”

  1. 14
    albert says:

    n.8 surreale? forse reale e simbolico allo stesso tempo.Vedi su immagini :”Porta del Latemar”e “Latemar  Torre di Pisa” a pochi metri di distanza dalle 2 conformazioni. A poca distanza pure un rifugio con camere   che rivolge messaggio di marketing birichino. “Non avrai certe cose ma ne scoprirai di altre: guardare le stelle, sentire il ticchettio della pioggia sul tetto quando si va a dormire, fare colazione all’ alba, giocare a carte con gli amici solo alcuni dei tanti( chi ha orecchio da intendere ,intenda) momenti piacevoli che si possono vivere.”
    E ..che la massa si concentri pure nelle spiagge  sabbiose…a sbirciare nella massa..

  2. 13
    albert says:

    n.10..  riposta sbagliata  o “quasi” esatta ! Poiche’ il Veneto e’ vasto e vario..ogni microzona declina nella variante  locale l’ “essere preso “come Paolo di Francesca”.( vabbe’ ..si dice” infigà” almeno zona Rovigo e dintorni , gente di campagna..).Invece se si perde la passione si dice “smona’   “.
    Speriamo come augurio a tutti gli appassionati di montagna ed altro , di non incorrere nel «colpo de mona» consistente ” in ciò che in tanti infortuni, purtroppo anche mortali e anche al di fuori del mondo del lavoro, entra in scena in un determinato, fatale attimo”.Ne parlo’ anche  Cesare Maestri.

  3. 12
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. Avevo capito bene che ti riferivi a Daidola. Ma io non ho mai interagito con lui e non mi permetterei mai di coinvolgerlo nelle mie bagatelle. Non sembra, ma sono un vecchio ragazzo educato piemontese/lombardo anch’io, anche se a volte passionale come un mediterraneo.

  4. 11

    Pasini, intendevo il prof. Daidola, ma il correttore ha fatto di testa sua. Daidola è molto vicino al tema dell’argomento. Nel senso che ha la giusta sensibilità, secondo me, che lo conosco da decenni.
     
    Albert, quando uno si ritrova bloccato nel senso che tu descrivi, più che innamorato, in Veneto si dice che l’é ciavà!

  5. 10
    albert says:

    n2:“Attribuisco addirittura alle forti emozioni che dà l’alpinismo un collegamento con il sesso”. Giustissimo! Il sesso è alla base di tutto. ma a volte trovato il vero sesso praticato , si abbandonano attivita’ che lo sublimano, mare, montagna sport vari ,amici al bar..
    In Veneto , quando ci si chiede”Non si vede piu’el  Tony,ne’ in montagna, ne’ in sezione Cai  ne’ …ne’… la risposta del coro e’ ” Ormai si e’  ***** to !'”(  “impegnato” termine acensurabile))
    Se riappare vuol dire che ..la vicenda e’ probabilmente naufragata . ..ameno che non si ripresenti in coppia unita  anche dalle passioni .

  6. 9
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. No. Non è stata una dimenticanza. L’argomento del tuo pezzo, per sua natura, non poteva non mobilitare le mie emozioni primarie e solo i citati sono legate a queste. Altri intervenuti mi sono meno vicini e Albert rappresenta la dimensione del sogno e della fantasia. Un mondo a parte, etereo e inafferrabile, surreale e ho già suggerito una sua rubrica fissa. Quindi, come avrai capito, è stata una dimostrazione notturna di affetto, un vero e proprio coming out indotto da quel briccone di Robin Goodfellow, alias Puck. Un caro saluto. Chissà magari un giorno ci incroceremo nel mondo reale a parlare di cose serie e facete, perché di queste è fatta la Vita. Inestricabilmente, come i rovi che ieri tutto il giorno ho tagliato su un sentiero della tua amata Liguria in attesa di tornare ai miei monti.

  7. 8

    Pasini, dimenticanza imperdonabile: hai dimenticato il prof. Da sola, che anche lui ha commentato. 

  8. 7
    Roberto Pasini says:

    Come trattenersi. Impossibile. La’ dov’è il rischio, maggiore e’la speranza di salvezza. Sogno di una notte di mezza estate: dall’Apocalisse alla Scoperta della Vulva. Sapevo che le mie preghiere sarebbero state esaudite e che in fondo al tunnel ci sarebbe stata l’Illuminazione. Altre cose le avevo intuite. Che Cominetti non fosse solo un competente e bravo alpinista, ma anche un curioso vulvista, un Cristoforo Colombo esule in Dolomiti dalla natia Genova, inesorabilmente attratto dalla scoperta senza fine dell’America (vedi brano di Gianna Nannini). Che Crovella fosse più biricchino e umano di quel che poteva sembrare ai non conoscitori della cultura torinese che unisce Travaj, Tabernacolo e Tabarin, senza esagerare per carità, in modo discreto e signorile, ma malizioso, come i gianduiotti di Peirano, che apprezzi davvero nella loro languida morbidezza solo dopo che hai tolto la carta. Così come avevo sentito girare la voce nei peggiori bar dei Navigli che Gogna sta scrivendo un’opera definitiva sulla vita segreta degli alpinisti moderni “Visioni Orizzontali”. Sembra che il titolo si ispiri ad una battuta famosa della Pitonessa su alcune visioni dell’immortale Sivio su quella che i bacchettoni protocomunisti chiamavano la “questione femminile”. In questo quadro ottimista e pieno di speranza nel futuro, non avevo previsto che Merlo si moltiplicasse e diventasse nel suo ultimo commento Merli. Confesso che questo mi inquieta un po’ , più dell’orribile intruglio che mi è stato iniettato e delle strane corna verdi che mi sono spuntate, più lunghe di quelle che la vita sentimentale mi ha donato con generosità.  Ma si sa che quel burlone di Puck ama sconcertare e scombinare ruoli e aspettative. Mi scuso umilmente con i citati che ho colpevolmente e senza ritegno coinvolto questo scherzuccio notturno di dozzina. Spero di aver strappato anche a loro un sorriso prima di chiudere la giornata e idealmente metto sul giradischi 45 giri il sublime brano di Remo Germani “È tornata l’estate” 1963 e furtiva scende la nostalgica lacrimuccia. Ciao

  9. 6

    Crovella, un mio conoscente ischitano appassionatissimo di calcio e tifoso del Napoli, parlandomi di quanto amasse Maradona mi diceva che aveva le federe dei cuscini del letto con impressa la faccia del mito argentino che, mettendosi la mano sulla guancia, specificava che la “tengo ogni notte accà”.Il mio tentativo di scritto si riferisce però alla mancata attribuzione del giusto valore che ha la vulva femminile nelle sue parti e funzioni. Elementi perlopiù relegati al mondo dell’immaginazione e della pornografia, sia per maschi che femmine.Ci accomuna, per esempio, il pollice opponibile ma la maggior parte di noi lo dà per scontato finché un pestone dolorante ci fa capire quanto sia utile. Ecco, quello che hanno in mezzo alle gambe le femmine, in molti (troppi) lo vivono (donne comprese) come un qualcosa di scontato ma anche di nascosto, interno e misterioso. Qualcosa che comunque condiziona l’esistenza umana fin da piccoli. Basta anche solo leggere certe conversazioni tra popolani e sessuologi per rendersi conto che il sesso ha per molti ancora troppi tabù. Se così non fosse non esisterebbero pornografia, violenze sessuali e anche domestiche, introversioni e vergogna, in molte persone. 
    Più cose concorrono a spogliare di mistero parti di noi stessi e più certi nostri aspetti verranno vissuti con serenità e naturalezza, facendoci stare bene. Altro che cambiare auto!

  10. 5
    albert says:

    “Attribuisco addirittura anche alle forti emozioni che dà l’alpinismo un collegamento al sesso.”Basta  vedere  le forme presentate dalla bizzarria della geologia nelle montagne.: campanili vari  , finestre , fessure…ma sempre meglio avere  accompagnatrici.

  11. 4
  12. 3
    albert says:

    Non ci sarebbe neppure bisogno di sognare, la realta’ offre all’alpinista le sue forme simboliche evocative:Ad esempio la torre di Pisa al Latemar, con accanto una porta spalancata di roccia  detta  porta dei Ciclopi…sara’ un caso?
    http://www.fuggire.it/a/istanti/dolomiti.htm
    http://luoghidasogno.altervista.org/Montagna/Dolomiti/Catinaccio/Duron.htm
    https://www.trekking-etc.it/etc/trekking/it/treks/europe/it/bz/catinaccio/roda-de-vael/croz-santa-giuliana-normale/trek.html

  13. 2
    Giorgio.Daidola says:

     “Attribuisco addirittura alle forti emozioni che dà l’alpinismo un collegamento con il sesso”. Giustissimo! Il sesso è alla base di tutto. Di tutte le grandi passioni, non solo dell’alpinismo ma anche, ad esempio, dell’andar per mare. Rimanendo nell’ambito dell’avventura montagna mi piace ricordare che il grande alpinista Patrick Cordier scrisse, all’inizio del suo libro “Cathedrales de Trango”, che Carl Gustave Jung all’età di sei anni sognò, al fondo di una caverna, un fallo gigantesco e parlante che gli disse: “Io sono colui che dirige il mondo”. Questa notte forse sognerò, dopo aver letto questo interessante articolo, una vulva gigantesca e parlante che mi dirà: “Io sono colei che dirige il mondo”!
                                                               
     
     

  14. 1
    albert says:

    In montagna in passato all’istruzione  sessuale dei pargoli ci pensavano gli animali domestici:accoppiamenti, parti  ecc .e pure a volte gli animali liberi selvatici..poi giochi  nel bosco o tra i prati o fienili tra coetanei non ossessivamente controllati , di entrambi i sessi. avveniva la reciproca  istruzione spontanea…prima ancora che sapessero leggere  , non giravano neppure tanti manualetti illustrati per fascia di eta’.Oggi in libreria  ampia possibilita’ di scelta.  fumetti , cd, persino software interattivo…da 1 a 2, poi da 3 a 4 anni…..e guai a sbagliare fascia!
    Memorabile la lezione di  gigi Proietti in”a me gli  occhi please”https://www.youtube.com/watch?v=ZpmJt5RED_w

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