Ammazzare un lupo: azione ottusa e costosa
a cura del GrIG (Gruppo d’intervento Giuridico)
(pubblicato su gruppodinterventogiuridicoweb.com il 31 dicembre 2025)
Come ci ricorderemo, nell’agosto 2025 la Provincia di Bolzano aveva ucciso un esemplare di Lupo (Canis lupus).
L’aveva fatto previo il necessario parere ISPRA prot. n. 44305 del 30 luglio 2025 e dopo il decreto cautelare T.A.R. Bolzano, 9 agosto 2025, n. 89 che non aveva accolto la richiesta di provvedimento provvisorio sospensivo richiesto da alcune associazioni animaliste.
Uccidere un esemplare di Lupo nell’Alto Adige/Südtirol non cambia di una virgola la situazione ecologica della popolazione locale del predatore, non ha alcun senso sul piano scientifico, non sposta d’un millimetro la utilitaristicamente comodissima posizione di chi esercita l’allevamento di montagna e viene lautamente sostenuto da fondi pubblici europei, statali e provinciali, ma non vuol cambiare minimamente le proprie abitudini.
Un clima, quello degli allevatori locali, che produce terrorismo e istigazione anti-Lupo anche con farneticanti cartelli e striscioni abusivi, più volte denunciati dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG).
Ammazzare un esemplare di Lupo vuol dire uccidere il capro espiatorio dell’oscurantista Alto Adige/Südtirol, un’azione ottusa come è ottusa la politica anti-Lupo di questi amministratori pubblici.
Ma non solo è un’azione ottusa, è un’azione molto costosa, quindi doppiamente ottusa.
Uccidere quel Lupo è costato 50mila euro, mentre “nel 2024, i risarcimenti per il bestiame ucciso dai lupi sono stati pari a circa 49.000 euro: una cifra praticamente identica (o addirittura inferiore) a quanto speso per eliminare un solo predatore in Venosta” (Ventisette voli di elicottero e 50mila euro per abbattere un lupo: ecco come è avvenuta la caccia all’esemplare ucciso in Venosta, Il Dolomiti, 28 dicembre 2025).
Il Lupo (Canis lupus) è presente al massimo con un’ottantina di esemplari, secondo i dati della Provincia autonoma di Bolzano.
Dati confermati dal monitoraggio della popolazione di Lupo sulle Alpi condotto dal progetto LIFE WolfAlps EU (report aggiornato 2020-2024), che individua la presenza di un’ottantina di esemplari (nel Trentino si stima la presenza di 125 esemplari).
In base alla delibera della Giunta Provinciale n. 415 del 16 maggio 2023, “i danni attribuiti ad attacco da grande predatore vengono risarciti al 100%”.
Secondo gli ultimi dati disponibili, “nel 2023, i danni causati dagli attacchi dei lupi al bestiame sono stati compensati con un importo di 97.864 euro”, nel 2024 sarebbero stati compensati con circa 49 mila euro.
Inoltre, grazie a una pessima e contestata legge provinciale e a un non disinteressato sensazionalismo terrorista, “in autunno 2023, il presidente aveva ordinato il prelievo di un totale di quattro lupi sui monti sopra Fundres (9 settembre) e nel Comune di Castelbello (15 settembre) dopo un esame approfondito e la consultazione di esperti; il Tribunale Regionale di Giustizia amministrativa di Bolzano aveva sospeso entrambe le autorizzazioni con decreto presidenziale e infine con una decisione collegiale”.

E ancora, “il 30 luglio il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha… firmato un’autorizzazione al prelievo di due lupi in Alta Val Venosta. Sia l’Osservatorio faunistico provinciale che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno espresso parere favorevole al prelievo di due lupi ai sensi della legge provinciale 10/2023. L’autorizzazione al prelievo ha una validità di 60 giorni”.
Secondo gli ultimi dati disponibili (RGS, dati 2022, pubblicazione nel gennaio 2024), la spesa statale regionalizzata, cioè la distribuzione geografica delle risorse erogate dal bilancio dello Stato e da Fondi alimentati con risorse nazionali e comunitarie, tradizionalmente i residenti nella Provincia autonoma di Bolzano sono al primo posto in Italia (per esempio, ben 10.560 euro pro capite nel 2022, + 15% circa dal 2015).
Poche decine di migliaia di euro di danni dichiarati, accertati e risarciti per il territorio più ricco di risorse pubbliche pro capite in Italia.
In realtà, nonostante la presenza di forti contributi pubblici, c’è ben poca voglia di realizzare recinzioni anti-Lupo, assumere cani da guardiania, predisporre ricoveri notturni, è più comodo mantenere la situazione attuale ben sostenuta da fondi pubblici, più volte doverosamente illustrata dalla Stampa locale.
Eppure, anche sulle Alpi, con gli opportuni accorgimenti, gli allevamenti e i Lupi possono coesistere senza particolari problemi.
Sarebbe ora di finirla una buona volta con le autentiche balle raccontate sul Lupo da ignoranti e da penosi interessati personaggi.
E il Lupo costituisce il primo e fondamentale fattore di contenimento delle popolazioni di ungulati (Cinghiale, Cervo, Capriolo).
Il Lupo, nonostante le procedure di declassamento a livello comunitario prontamente considerate dalla Giunta provinciale bolzanina, è specie protetta a livello internazionale e nazionale, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i., si tratta di specie tutelata dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora, compresa negli Allegati II e IV, nonché tuttora specie particolarmente protetta ai sensi della Convenzione internazionale di Berna, ratificata in Italia con la legge n. 503/1981.
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I dati resi noti dall’assessore Walcher dopo le interrogazioni di Leiter Reber (Freie Fraktion) rivelano cifre record per l’operazione in quota. L’ex assessore Fattor: “Un’enormità rispetto ai risarcimenti per le predazioni”.
Ventisette voli di elicottero e 50mila euro per abbattere un lupo: ecco come è avvenuta la caccia all’esemplare ucciso in Venosta
(da Il Dolomiti, 28 dicembre 2025)
Bolzano. L’abbattimento di un esemplare di lupo in Val Venosta avvenuto la scorsa estate (qui l’articolo) non è stato solo un caso mediatico e ambientale, ma si è trasformato in un vero e proprio “caso” finanziario.
Dopo diverse richieste andate andate a vuoto, l’assessore provinciale Luis Walcher ha dovuto rendere noti i costi legati all’uso dell’elicottero per quella che è stata definita la “grande caccia al lupo”.
Per trasportare personale e materiale a 2800 metri di quota, dove è stato abbattuto l’esemplare, la logistica provinciale ha messo in campo uno sforzo senza precedenti. Sono stati 27 i voli totali di elicottero effettuati tra Vipiteno e Sluderno. Il costo? 22.511 euro.
A questi si devono aggiungere le indennità speciali per la “Einsatzgruppe”, la task force dedicata all’intervento. I membri del gruppo hanno infatti ricevuto un’indennità di funzione pari al 35% dello stipendio iniziale del rispettivo livello. Secondo i calcoli di Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion), che ha sollevato il caso con ripetute interrogazioni, una stima conservativa porta il costo totale dell’uccisione di questo singolo esemplare ad almeno 50.000 euro.
Il dato più controverso emerge dal confronto con i danni liquidati agli allevatori per le predazioni su tutto il territorio provinciale. Nel 2024, i risarcimenti per il bestiame ucciso dai lupi sono stati pari a circa 49.000 euro: una cifra praticamente identica (o addirittura inferiore) a quanto speso per eliminare un solo predatore in Venosta.
Sulla questione è intervenuto anche l’ex assessore comunale Stefano Fattor, definendo “curioso” l’esito delle interrogazioni: “Un’enormità rispetto ai costi dei risarcimenti per predazioni di tutti i lupi presenti in provincia, ovvero 54.200 euro nel 2021 e 99.209 euro nel 2023”.
L’assessore Walcher, dal canto suo, ha difeso fermamente la linea dura e le spese sostenute: “Abbiamo fatto tutto ciò che era necessario e lo faremo anche in futuro se in una zona si verificheranno molte predazioni consecutive. Se la task force deve essere portata a 2.800 metri, è così che deve andare”. Di parere opposto Leiter Reber, che chiede più efficienza: “I fondi sprecati in questo modo macchinoso non sono giustificabili”.
ISPRA, distribuzione del Lupo in Italia (2022)
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I dati del monitoraggio e dell’analisi della diffusione dei lupi sulle Alpi. Il tasso di crescita è più elevato nel settore centro-orientale come Trentino, Alto Adige e Veneto, mentre è più contenuto e stabile sulla parte occidentale.
Allarme in Alto Adige ma c’è un terzo dei lupi del Trentino e ampie zone “scoperte”. In crescita ma stabile la presenza sulle Alpi orientali: “Colonizzazione ancora in corso”
da Il Dolomiti, 26 dicembre 2025
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https://centrostudidialogo.com/2024/07/08/turchia-europa-lupi-grigi-molto-meglio-quelli-a-quattro-zampe-di-gianni-sartori/
…e di questi Lupi chi se ne preoccupa?
Ritenere che i lupi ci vedano “stupidi” è oltre che antropocentrico abbastanza infantile.
I lupi, come tutte le altre bestie e bestiole, non avendo accesso al simbolico non posseggono concetti quali “stupidità”. Crederlo è credere che i lupi siano quelli dei cartoni animati.
“….surrettiziamente una dignità che non hanno” ammetto che ho dovuto cercare sul dizionario il significato di surrettiziamente …. ma sig. Ratman non ha mai preso in considerazione che i lupi vedano noi uomini come animali (cosa tra l’altro corretta) e perdipiu’ piuttosto stupidi , visto come trattiamo l’unico posto dove possiamo vivere , quindi privi di questa dignità che tanto ci piace attibuirci.
“L’antropocentrismo sta nel assegnare alle bestie surrettiziamente una dignità che non hanno.”
Ratto, ca@@ate ne dici tante, ma questa le batte tutte…è un po’ come dire che un convento di clausura è il miglior servizio alla prostituzione!
Ratman se vuoi ti mando la sua foto. Ti basterà per capire tutta la sua dignità.
Il mio gatto ha più dignità di me e di molti altri. Eccome se ne ha!
@8 Il gipeto poverino cosa c’entra? Non se lo caga nessuno e non fa male a nessuno, se dobbiamo credere alle segnalazioni di certi allevatori allora crediamo anche al chupacabra
@9
Ti sbagli, a diffeenza di te, il fatto che ci sia chi ragiona diversamente da me per me è una ricchezza, un bene irrinunciabile.: sono un ecologista delle opunioni.
@10
Hai ragione: volere aver ragione è cosa da deboli, da vili: polemos è il padre di tutte le cose.
@11
Le bestie sono esonerate dal concetto di dovere e quindi di colpa. Altresi dovrebbero essere esenti da diritti.
L’antropocentrismo sta nel assegnare alle bestie surrettiziamente una dignità che non hanno.
Ricordo per dovere scientifico che: la conta dei lupi di una popolazione; in questo caso quella alpina, non ha nessun valore in un monitoraggio e si tratta sempre di stime appunto. Giusto ,preciso e possibile è la conta delle unità riproduttive , solo in questo caso abbiamo la certezza della situazione e dell’evoluzione di una popolazione.
Ma che colpa avrebbe il lupo??
Ratman fa Ratman.
Il lupo fa il lupo.
A Rat-Man non interessa avere ragione o torto, Ratman è un sofista…potrebbe avere posizioni diametralmente opposte all’interno della stessa discussione ma sempre altrettanto convincenti, estremamente ricercatene assolutamente logiche.
L’unico punto debole, e rifletti se anche parzialmente ho ragione, è il non conoscere( nel senso pratico) alcuni argomenti di cui parla. Ad esempio il lupo.
A me i lupi hanno mangiato un cane eppure ritengo sia stata colpa mia perché l’ho lasciato andare da a solo a fare pipì….ciao
8. Il “purtroppo” dipende dai punti di vista: vale per chi come te ha una visione antropocentrica del mondo, ma per fortuna (e purtroppo per te) c’è chi ragiona in modo diametralmente opposto. Te ne farai una ragione.
Ponderare scientemente le variegate istanze della società civile é proprio di una concezione laica della politica, il cui fine dovrebbe essere l’accordo tra le posizioni diverse.
Purtroppo accade che lupo orso gipeto siano diventati protagonisti indiscussi del presepe della modernità: quello in cui si rappresenta l’avvento di un mondo bello.
Parole magiche
Interessi: sempre economici e di alcuni, insomma il Male
Bene pubblico: fantasma della generalizzazione di una idea di alcuni di “bene per me”.
L’aura morale e moralistica di cui si circonfonde l’idea di bene comune tende a mettere sotto scacco l’idea che possa esistere un interesse comune diverso da quello dei chierici.
Sullo sfondo l’idea sempre astratta, banale e volgare che l’umano possa essere redento dalla legge.
Ciao Grazia,
Hai perfettamente ragione, bisogna muoversi personalmente senza aspettare che altri lo facciano. Ecco perché quest’articolo è prezioso, informa bene, con dati precisi. E anche i nostri commenti, spesso basati su esperienze, sono preziosi. Io passo metà dell’anno con i lupi, tanti lupi davanti casa.
In questi anni si sta svolgendo un progetto europeo LIFE, si chiama Wild Wolf. Studia l’impatto dei lupi nelle città. Sta accadendo molto nella provincia di Pescara e Chieti e in tanti altri contesti italiani ed europei. Gli scienziati analizzano il fenomeno e in teoria dovrebbero prospettare soluzioni.
Perché il problema è politico? Le possibilità di convivenza sono possibili solo su grande scala, in ecologia tutto è legato. Se diminuisci il numero di cervi, a cascata succederanno altre cose che coinvolgeranno altre specie. Così per i camosci, i cinghiali. Tutto è connesso e una visione generale del controllo del territorio è estremamente difficile. Ci sono gli ambientalisti, gli scienziati, i cacciatori, la grande agricoltura e via di seguito. Chi dovrebbe intersecare tutti questi punti di vista? La politica, non vedo alternative.
Ciao Claudio,
grazie per il tuo contributo.
Cosa intendi per problema politico?
In termini di diffusione delle informazioni, io la vedo più sul piano sociale: le notizie possono essere trasmesse da tutti, senza aspettarsi sempre che qualcun altro lo faccia per noi.
Mi sembra evidente che si sceglie l’abbattimento per questione di interessi, non certo per la sicurezza o il bene pubblico.
Il lupo non minaccia solo la vita biologica. Minaccia l’identità fragile che si regge sull’idea che tutto debba essere prevedibile. Per questo spaventa più di altri pericoli statisticamente maggiori.
Esatto, aggiungo anche non solo all’agricoltura ma più in generale alla biodiversità, in particolare all’ecosistema prato da sfalcio.
Qui in Friuli Venezia Giulia i pochi prati che vengono curati contenendo così l’avanzata del bosco, radure dove si trovano pregevoli varietà floristiche, vengono sempre più frequentemente visitati dai cinghiali, che li dissodano, distruggendo in pochi minuti un habitat che necessita di molti decenni per realizzarsi. Ben vengano i lupi, che qui hanno di che sfamarsi, se poi ci scappa anche qualche pecora, pazienza, il danno è infinitamente minore.
Non entro in merito alla situazione lupi in Alto Adige, in particolare al loro rapporto con gli allevatori, in quanto non ho in mano dati certi sui quali ragionare. Posso però far sapere che proprio in questi giorni, in una zona dell’Emilia Romagna che preferisco non citare, vi è una levata di scudi contro i lupi, accompagnata da una petizione rivolta alla Regione. Tale presa di posizione è principalmente sottoscritta dai cacciatori locali ( oltre che da pochi piccoli allevatori ) i quali anni fa immisero cinghiali importandoli dall’Est. Con la presenza dei lupi, in quella zona effettivamente più numerosi che in Alto Adige, la caccia al cinghiale ha subito una pesante concorrenza, tanto è che molti cacciatori dichiarano che le selvaggina sta scomparendo. In margine faccio solo presente che i danni creati all’agricoltura dai cinghiali sono enormemente superiori a quelli provocati dai lupi allevamento. A ognuno le sue considerazioni.
Grazie per aver pubblicato questo articolo.
Bisognerebbe contrastare la disinformazione con centinaia di articoli come questo. Tutto è descritto con molta precisione ma mi permetto di aggiungere alcune riflessioni.
Le pecore vengono allevate per due scopi, il latte e la carne. Per diversi motivi gli allevatori del nord si sono specializzati maggiormente nell’allevamento finalizzato alla produzione di carne, viceversa nel centro-sud.
Le metodologie sono completamente diverse:
l’allevamento basato sulla produzione di carne per essere produttivo necessità di un migliaio di pecore, per la produzione di formaggio sono sufficienti 300/400 pecore.
In più l’allevamento per la carne è per sua natura transumante, quello per il formaggio è più stanziale. Nell’ultimo caso è più facile proteggere il gregge con recinti anti lupo e 6/7 cani esperti riuniti in branco con le loro gerarchie e abitudini. Per proteggere 1000 pecore senza recinto servono almeno 15 cani estremamente esperti, in questo caso non prevale più la logica del branco come in precedenza ma la difesa diretta. Cani molto grandi e con notevole carattere. Gestire sanitariamente 15 cani ha un costo importante oltre all’ alimentazione quotidiana molto onerosa. È necessario fare capire che il costo per chilo di questa tipologia di allevamento deve necessariamente essere più alto. Su questo gli allevatori sono lasciati soli.
Sulla questione degli indennizzi nel Parco Nazionale della Maiella si sta sperimentando un indennizzo non in denaro ma viene consegnato un animale vivo della stessa razza o tipologia. Questo ha diversi risvolti psicologici positivi per il pastore che subisce l’aggressione.
In conclusione c’è tanto da fare nel nord Italia per trovare il giusto equilibrio.
In Abruzzo ci sono Parchi nazionali e riserve, il problema del lupo tra allevatori è praticamente risolto ma si sta affacciando una nuova problematica, la percezione del lupo nelle città di valle o addirittura marine. Gli ungulati si diffondono nei territori e i lupi seguono il loro cibo.
È previsto anche l’intervento diretto nel caso di lupi problematici ma il problema principale è la psicosi da lupo che sta iniziando a crescere. Per questo serve tanto lavoro, principalmente politico. I nostri politici saranno in grado nei prossimi anni di gestire questo?