Baunei-Selvaggio Blu

E’ appena stata pubblicata la nuova cartina della 4Land intitolata Baunei-Selvaggio Blu e i sentieri del Supramonte. E’ la numero 162, a scala 1:15.000.

Baunei-Selvaggio Blu
(e i sentieri del Supramonte)

La cartina Baunei-Selvaggio Blu
La cartina topografica numero 162 della 4Land, a scala 1:15.000, intitolata Baunei-Selvaggio Blu, descrive le località di Baunei, Pedralonga, Punta Giradili, Portu Pedrosu, Punta Salinas, Cala Goloritzé, Ispuligidenie (Cala Mariolu), Cala Biriala, Ololbissi, Cala Sisine e Cala di Luna. Presenta oltre 40 itinerari dedicati con tracce GPX scaricabili sul proprio dispositivo tramite QR code. La numerazione indicata riprende quella descritta dagli stessi autori nella Guida ai sentieri di Selvaggio Blu (edizioni Bellavite, 2016) con l’aggiunta di nuove varianti.

Gli autori sono Mario Verin, Giulia Castelli e Antonio Cabras. Nessuno di loro ha bisogno di presentazioni. Basti dire che il fotografo e accademico del CAI Verin è colui che tra il 1987 e il 1988, assieme all’amico architetto Peppino Cicalò, ideò con accurate e pionieristiche esplorazioni quel percorso di quattro giorni che in seguito ebbe tanta fortuna e seguito: Selvaggio Blu.

Quella era una vecchia idea di Peppino Cicalò, coltivata assieme al fratello Piero fin da quando erano ragazzi: partire a piedi da Pedra Longa e raggiungere Cala Sisine seguendo il bordo della falesia a strapiombo sul Mar Tirreno.

Mario Verin, in seguito a quell’inaspettato successo, con sua moglie, la giornalista Giulia Castelli, produsse un libro meraviglioso, di bellezza almeno pari a quel meraviglioso e solitario angolo di Sardegna: Il libro di Selvaggio Blu, ed. Enrico Spanu, 2013 (24×24 cm, 176 pagine).

Gli stessi in seguito, assieme ad Antonio Cabras, confezionarono la già citata Guida ai sentieri di Selvaggio Blu. Antonio Cabras è oggi il più autorevole conoscitore di Selvaggio Blu, del quale conosce storia e geografia come solo uno che è nato in quei posti (e li ama) può conoscere. Il suo contributo all’uso pratico di questa cartina è stato indubbiamente essenziale, non foss’altro che per l’accurata toponomastica delle centinaia di località prese in considerazione, in luoghi dove spesso la stessa cosa è appellata con nomi differenti in base al diverso paese di nascita dei pastori.

Anche la professionalità del cartografo Lorenzo Albertini è stata essenziale per la buona riuscita del progetto.

Gli autori ricordano che Selvaggio Blu è un percorso molto impegnativo che richiede capacità alpinistiche, con tratti di arrampicata e calate in corda doppia. Per affrontarlo è obbligatorio registrarsi e pagare un ticket presso l’ufficio comunale di Baunei. E’ vietato il campeggio libero al di fuori dei luoghi prefissati. Lungo il percorso non ci sono fonti d’acqua né luoghi di ristoro. Agenzie locali offrono il supporto logistico necessario per l’approvvigionamento lungo le tappe.

Queste avvertenze, ripetute sia sul fronte che sul retro del foglio, dovrebbero ricordare quanto questo territorio sia in effetti ancora molto selvaggio, difficile da percorrere e dall’orientamento assai complicato. Qualcuno osserverà che una cartina di questo tipo contribuisca a eliminare quell’avventura che è l’essenza di un trekking di questo genere. Qualche altro ribatterà che è meglio un’avventura in meno che una chiamata di soccorso. In effetti, in precedenza, nessuno aveva a disposizione un foglio dove 1 centimetro corrisponde a ben 150 metri di terreno. Il dibattito è e rimarrà aperto, come pure la possibilità di cercare altri percorsi, immersi nel folto di una rigogliosa macchia mediterranea, come pure altri passaggi pericolosi in equilibrio a volte davvero invisibile tra un dirupo roccioso e l’altro.

Approfondimenti
https://gognablog.sherpa-gate.com/ricordi-selvaggi-e-blu/
https://coopgoloritze.com/selvaggio-blu-trekking/
https://www.gulliver.it/itinerari/selvaggio-blu-integrale/
Galleria fotografica: https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/mario-verin/

Le moderne cartine escursionistiche cartacee
In generale, le cartine escursionistiche cartacee moderne sono cambiate molto più di quanto sembri a prima vista, se confrontate con quelle del secolo scorso. Anche se l’oggetto finale è ancora un foglio pieghevole, oggi la produzione avviene quasi interamente con tecnologie digitali avanzate. Le innovazioni principali riguardano precisione, leggibilità, aggiornamento dei sentieri e resa del rilievo. Ecco l’evoluzione, punto per punto:

1. Base topografica derivata da LiDAR e modelli digitali del terreno
La trasformazione più importante è data dall’uso di modelli digitali del terreno ottenuti con rilievi laser LiDAR (vedi paragrafo più sotto).

Questo ha permesso:
– curve di livello molto più precise;
– rocce e morfologia più realistiche;
– rappresentazione accurata di creste, canaloni e ghiaioni;
– miglior leggibilità del terreno in bosco.

Le vecchie carte erano spesso derivate da fotogrammetria aerea con generalizzazioni manuali; oggi molte curve di livello vengono generate automaticamente da DEM ad alta risoluzione (1).

2. Ombreggiatura del rilievo molto più sofisticata
Le moderne carte stampate usano tecniche avanzate di:
hillshading (tecnica cartografica che simula l’illuminazione solare su un modello digitale di elevazione per creare una rappresentazione tridimensionale del terreno);
– ombreggiatura multidirezionale;
– tinture ipsometriche (ogni tinta corrisponde ad un intervallo di quota);
– texture del terreno (2).

L’obiettivo è far “leggere” immediatamente pendenza, esposizione, forme del terreno e passaggi ripidi. In questo modo, molte mappe recenti risultano quasi tridimensionali.

3. Produzione completamente GIS-based
Le carte moderne non vengono più “disegnate” come una volta. Oggi la sequenza di lavoro (workflow) prevede:
– database geografico (geodatabase) GIS (Geographic Information System) (3);
– importazione dei dati GPS;
– integrazione OpenStreetMap (OSM) (4);
– revisione editoriale;
– generazione automatica della simbologia;
– impaginazione finale.

Tutto questo rende molto più rapido aggiornare sentieri, correggere errori, pubblicare nuove edizioni e creare varianti tematiche.

4. Aggiornamento dei sentieri quasi continuo
Un tempo le carte venivano aggiornate ogni 10–20 anni… Ora molti editori revisionano continuamente numerazione CAI, sentieri chiusi, nuove ferrate, piste forestali, varianti MTB, bivacchi e rifugi.
Le informazioni arrivano spesso da tracce GPS, sezioni CAI, guardiaparco, comunità OpenStreetMap ed escursionisti.

5. Simbologia molto più leggibile
Negli ultimi anni c’è stata anche una forte evoluzione grafica. Le carte moderne migliorano la gerarchia visiva, il contrasto, la leggibilità sotto luce forte e la chiarezza dei sentieri. L’impegno di alcune aziende a testare la leggibilità direttamente sul terreno ha portato a caratteri ottimizzati per stampa outdoor, quindi ad avere sentieri principali più evidenti, ferrate separate visivamente e colori meno “fangosi”.

6. Carta e stampa più resistenti
Molte cartine moderne usano carta sintetica waterproof, stampa anti-abrasione, piegature rinforzate e supporti resistenti all’umidità, in modo da resistere a centinaia di pieghe e all’uso con neve o pioggia.

7. Integrazione digitale nel cartaceo
Le mappe cartacee moderne sono spesso “ibride”. Possono includere:
– QR code;
– download tracce GPX;
– app companion;
– coordinate UTM precise (5);
– realtà aumentata tramite smartphone.

In pratica il cartaceo diventa il supporto principale, mentre lo smartphone fornisce la posizione GPS, le tracce e gli aggiornamenti.

8. Cartografia tematica specializzata
Una singola area oggi può avere versioni diverse:
– escursionismo;
– MTB;
– scialpinismo;
– trekking family;
– alpinismo tecnico.

La base geografica è la stessa, ma cambiano simbologia, enfasi dei percorsi e informazioni riportate.

9. Migliore rappresentazione della difficoltà
Si è lavorato molto allo scopo di comunicare meglio il “tipo” di sentiero, dando informazioni sull’esposizione, sulla tecnicità, sul fondo, sul rischio e sui tratti attrezzati. Non solo tramite sigle, ma anche con spessori, texture, colori e icone.

10. Stampa on-demand e micro-edizioni
Alcuni editori stanno iniziando a produrre tirature piccole, mappe localissime, aggiornamenti rapidi ed edizioni personalizzate.
Questo era economicamente impossibile con la cartografia tradizionale offset. Paradossalmente, il digitale non ha eliminato il cartaceo: lo ha reso molto più sofisticato.

Schema delle mappe 4Land dedicate al Sentiero ItaliaCAI

4Land
Accanto ai riferimenti storici più importanti, come Kompass, IGN, ma soprattutto SwissTopo e Tabacco, tutte con grande produzione topografica nazionale/alpina, 4Land merita assolutamente di essere citata tra gli editori più innovativi nel panorama italiano delle cartine escursionistiche moderne, soprattutto per alcune scelte progettuali operate dal fondatore Remo Nardini, molto diverse dalla cartografia alpina tradizionale.

1. Formato fisico differente
Le carte 4Land sono caratterizzate da notevole compattezza, piegatura ottimizzata, consultazione facile sul sentiero, anche grazie alla possibilità di uso con una sola mano (one-hand).

2. Approccio orientato all’esperienza sul terreno
4Land ha puntato molto meno sulla “cartografia topografica classica” e molto più su usabilità escursionistica, su leggibilità rapida e su selezione dell’informazione utile. Questo si è tradotto in sentieri evidenziati chiaramente, semplificazione grafica, scelta accurata dei POI (Point of Interest) e forte orientamento ai cammini e al trekking reale.

3. Forte specializzazione sui cammini
Il catalogo di 4Land è molto centrato su cammini storici, trekking di più giorni, itinerari lineari e percorsi tematici. Molto differente, perciò, dalla classica produzione di “fogli topografici”.

4. Integrazione carta + GPX
4Land ha adottato presto un approccio ibrido:
– tracce GPX;
– supporto digitale;
– coordinate facilmente utilizzabili;
– continuità tra mappa fisica e navigazione GPS.

Tutto ciò oggi sembra normale, ma una decina d’anni fa molti editori tradizionali erano in ritardo su questo fronte.

5. Design contemporaneo
Dal punto di vista grafico, 4Land ha introdotto palette più pulite, maggiore contrasto, grafica meno “militare” e layout più vicino all’editoria outdoor contemporanea.

6. Target diverso rispetto ai classici editori alpini
C’è anche una differenza culturale con altri editori che derivano dalla tradizione topografica alpina classica. Perché 4Land nasce nel trekking moderno, nel thru-hiking (6), nel cammino esperienziale e nell’escursionismo leggero.

Rispetto ad altri editori il dettaglio topografico puro può essere meno sofisticato; anche la modellazione del rilievo può essere meno avanzata come pure la componente GIS/scientifica può essere meno centrale. Ma ciò è coerente con l’obiettivo di privilegiare leggibilità e utilizzo pratico rispetto alla massima densità informativa.

Quindi l’innovazione di 4Land non è tanto nella precisione geodetica pura, quanto nel modo in cui la mappa viene progettata come oggetto d’uso.

Più che reinventare la topografia, ha reinventato il modo in cui molti escursionisti usano una cartina sul terreno.

7. Derivazione da rilievi LiDAR
4Land dichiara esplicitamente di utilizzare dati LiDAR nella realizzazione delle proprie cartine. Però è importante capire come li usa, perché il workflow è un po’ diverso da quello degli istituti cartografici nazionali classici.

Sul loro sito spiegano che:
– sentieri e strade vengono rilevati direttamente sul terreno con GPS;
– i dati vengono poi validati su immagini satellitari e dati LiDAR;
– ottengono precisioni dell’ordine di circa mezzo metro;
– il modello del terreno e molti punti quotati vengono derivati da elaborazioni LiDAR.

La differenza rispetto a realtà come SwissTopo o IGN è soprattutto filosofica. Gli istituti nazionali producono prima una base topografica “scientifica” generale, da cui derivano anche le mappe escursionistiche.

4Land, invece, sembra progettare direttamente una cartografia ottimizzata per l’uso outdoor, meno orientata alla topografia universale e più focalizzata su leggibilità, sentieri e navigazione reale.

È proprio questa combinazione che dà alle loro mappe quell’aspetto molto leggibile e “quasi tridimensionale”.

Cosa sono i rilievi LiDAR?
I rilievi LiDAR sono una tecnologia di scansione del territorio che usa impulsi laser per misurare con grandissima precisione la forma del terreno e degli oggetti sopra di esso.

Il nome significa Light Detection And Ranging. Il principio è simile al radar, ma invece delle onde radio usa luce laser.

Un sensore LiDAR emette milioni di impulsi laser al secondo, misura il tempo che ogni impulso impiega a tornare indietro e così calcola la distanza dal suolo o dagli oggetti.

Con GPS e sistemi inerziali molto precisi si ricostruisce una nuvola tridimensionale di punti (point cloud). Da questa nuvola si ricavano modelli del terreno, curve di livello, mappe 3D, pendenze, vegetazione, edifici.

Esempio di nuvola di punti LiDAR

Una delle grandi innovazioni del LiDAR è che parte degli impulsi laser riesce a passare tra foglie e rami fino al suolo, quindi il software può eliminare virtualmente la vegetazione e ricostruire il terreno reale sotto il bosco. Questo è un vantaggio enorme per la cartografia escursionistica, l’archeologia, la geologia e il rischio idrogeologico. Appaiono antichi sentieri, terrazzamenti, trincee, vecchie frane, micro-canali e tanto altro.

La precisione può essere impressionante, fino a pochi centimetri, e in verticale inferiore al metro.

Note
(1) Un DEM ad alta risoluzione è una rappresentazione digitale 3D del suolo in formato raster (una griglia di pixel), in cui ogni pixel copre una superficie molto piccola (da pochi centimetri fino a un metro) e contiene l’informazione precisa della sua quota.
(2) la texture del terreno è la composizione granulometrica del suolo, ovvero la percentuale di particelle minerali di dimensioni diverse presenti al suo interno.
(3) Il GIS integra la componente geometrica (la posizione nello spazio tramite coordinate) con la componente informativa (i dati descrittivi).
(4) L’OSM permette di incorporare mappe libere e collaborative in siti web o applicazioni.
(5) Le coordinate UTM (Universal Transverse Mercator) sono un sistema di coordinate cartesiane piane usato in cartografia per identificare in modo univoco qualsiasi punto sulla superficie terrestre.
(6) Il thru-hiking è una modalità di escursionismo che consiste nel percorrere un sentiero di lunga distanza dall’inizio alla fine, in modo continuo e senza interruzioni.

Baunei-Selvaggio Blu ultima modifica: 2026-05-25T05:27:00+02:00 da GognaBlog

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23 pensieri su “Baunei-Selvaggio Blu”

  1. Uno dei tizi si mette al timone e grida verso il traghetto “ma non rompere i cog..ni, che cazzo di casino per niente.”
     
    Presumo che speronare e affondare brutalmente il fuoribordo fosse sconsigliabile, vero?

  2. Crovella:
    Ecco io sarei per far pagare anche 100 euro al giorno (anziché i citati 30, senza spiegazioni) per garantire un approccio contingentato in termini quantitativi e selezionato in termini qualitativi
    E da quando i soldi sono misura di qualità (educazione, non buzzurria, ecc. ecc.)? Divertente, perché proprio in Sardegna vedi il contrario… 
    (Ricordo personale: molo dei traghetti di Panarea, il mio traghetto arriva e suona la sirena perché un grosso fuoribordo con due uomini di mezza età e le relative consorti che prendono il sole è attraccato dove non potrebbe proprio, non solo non dovrebbe. Uno dei tizi si mette al timone e grida verso il traghetto “ma non rompere i cog..ni, che cazzo di casino per niente”… Soldi uguale qualità? Ma se sono gli arricchiti i più  buzzurri!

  3. In Sardegna il “numero chiuso” sulle spiagge più famose è una realtà (almeno sulla carta) da anni, vedasi ad esempio questo articolo da lanuovasardegna.it.
    Non ho idea di se e come i vari provvedimenti siano fatti rispettare.
    Di sicuro il viavai di barche è notevole.

  4. Accanto a questa considerazione (l’educazione qualitativa dei fruitori di un qualsiasi luogo), c’è cmq quella che grandi numeri umani “rovinano” l’ambiente, che siano le spiagge di Orosei o la via normale al Bianco. Occorre quindi anche un contingentamento numerico, al netto del livello di educazione dei singoli fruitori. Con la tecnologia dei gg nostri, “prenotare” anche conj anticipo di anni, la propria giornata a Cala Goloritzè è fattibile. Ecco io sarei per far pagare anche 100 euro al giorno (anziché i citati 30, senza spiegazioni) per garantire un approccio contingentato in termini quantitativi e selezionato in termini qualitativi (cioè persone educate e non buzzurri, alsia cannibali).  mentre il primo criterio è facilmente gestibile dalle autorità, il secondo è già più complicato, ma applicandosi di sicuro si trovano procedure ed “educare” oggi i gitanti del giorno dopo. ovvio, prerequisito di tutto ciò è “volerlo” e in Italia non lo ai vorrà mai: troppo profondo e in stile mordi e fuggi è il rapporto cittadini-politici (prima da eleggere e poi eletti), per impostare dei discorsi di medio-lungo termine. Ai residenti dell’area (come delle vallate alpine ecc) interessa il boom turistico che porta occasioni economiche: un politico che si frappone, viene spazzato via.

  5. # piu’-selvaggio-blu-per-pochi
    NOTA: constato con piacere che il concetto che la gran massa di INEDUCATI sia un male sta emergendo anche fra i miei detrattori. L’educazione non è solo quella delle buone maniere (“buongiorno”, “scusi, per favore”, “grazie”), che sono l’ultimo tassello dell’educazione, ma è la forma mentis generale dell’individuo. Uno che ri tivolge educatamente verso gli altri, in genere è educato ancghe verso l’ambiente (= non sporca, cerca di lascrialo pulito,. si porta via i rifiuti ecc). viceversa se notate i buzzurri (che sono il vero cancro dei nostri giorni) producono danni (tutto sporco, letteralmente “imme3dato” non solo in senso stretto), e in genere sono buzzurri anche verso gli altri esseri umani. Quindi le due cose (educazione verso l’ambiente e buone maniere) sono abbastanza correlate. Vi sono ovviamente delle eccezioni, in un senso e nell’altro.
     

  6. Per gestire un tema così vasto e complesso ci vogliono degli esperti ambientali e non dei “valorizzatori” alla Totò che urlano vota Antonio, vota Antonio…

    Ma è così che avviene e, qualcuno, li vota i vota Antonio.

  7. No, il problema della gestione del territorio di Baunei è la facile accessibilità alle calette lungo la sua costa da Cala Gonone, che ricade nel Comune di Dorgali. I barconi che partono da Gonone, La Caletta, Arbatax e S.Maria Navarrese, vomitano migliaia di bagnanti, molti dei quali ineducati anche se non tutti,  ogni giorno sulle piccole spiagge della costa e codesti pisciano e defecano. Quando non lasciano rifiuti.
    Una tale massa umana e pagante rende praticamente Nullo il problema escursionisti. 
    Questi ultimi assieme agli arrampicatori sono meno controllabili perché, probabilmente,  più colti e intelligenti (non so che altra spiegazione darmi) ma solitamente rispettosi della natura. Per gestire un tema così vasto e complesso ci vogliono degli esperti ambientali e non dei “valorizzatori” alla Totò che urlano vota Antonio, vota Antonio…

  8. Quelli accompagnati da una guida almeno sono supervisionati da qualcuno che tiene al territorio ( 30 euro varrebbe solo questo ) , mangiano cibi locali , fanno lavorare una piccola economia tradizionale, vengono ripresi quando cagano sul sentiero o lasciano in giro immondizia.
    Tutte cose che molti fra gli spiaggiati e gli imbarcati spesso si sognano , restando soli con la propria ignoranza e buzzurria.

  9. Le amministrazioni pubbliche non sono MAI  trasparenti , che siano di destra o di sinistra.

  10. Poveri escursionisti? 
    Sarà, ma io ne vedo tanti, di questi ” poveracci” che lasciano  sporcizia, rifiuti, dopo avera mangiato, bevuto, soffiato il naso e cambiato l’assorbente  . Naturalmente non mi riferisco solo a Selvaggio Blu. 

  11. 9 – Vero, ma si dà il caso che nell’Ottocento i boschi fossero tagliati per far la legna da riscaldamento e per cucinare e un pochino per costruire. Con l’arrivo del petrolio e gas non c’è stato più bisogno di abbattere massicciamente alberi…

  12. Dimenticavo, poi la smetto, ma per fare Selvaggio Blu si deve pagare un “permesso” di 30€/persona. In molti da anni si chiedono: perché? Cosa viene dato in cambio? Visto che nulla è cambiato rispetto a quando la frequentazione era libera.
    Un mio collega Alberto De Giuli, ha mandato una dettagliata lettera al Comune di Baunei a nome di tutte le guide alpine che portano i loro clienti in zona per chiedere spiegazione. Nel sito del Comune non c’è una pagina dedicata alla “trasparenza ” che lo spieghi, come avviene per moltissimi comuni nazionali.
    Non è stata fornita nessuna risposta.

  13. Urge un’aggiustata a quanto letto nei commenti. Non voglio di certo erigermi a giudice ma personalmente ho vissuto lo sviluppo dell’outdoor (lo scrivo così per non dire ogni volta: escursionismo, arrampicata e speleologia) a Baunei e dintorni dagli anni ’70 perché vivevo lì a causa del lavoro di mio padre.
    Selvaggio Blu è stata un’invenzione di fine anni ’80 che sicuramente ha dato un nome al muoversi in un un ambiente che solo il Supramonte presenta per gli escursionisti. Nel tempo ha acquisito popolarità, tanto da non essere più così selvaggio. Purtroppo è diventato un nome da smarcare nella lista di camminatori spesso poco fantasiosi e il percorso oggi è molto più facilmente individuabile di una volta.
    Sulle cose negative ne ha già detto Bagnasco ma di positive ne ha molte. Logico che per me, ad esempio, ha perso il suo fascino a causa della grande frequentazione, delle regole (necessarie) e della tristezza nel constatare sempre più che un gioiello di area come questa andrebbe gestito in maniera TOTALMENTE diversa al fine di preservarlo nel tempo. Cosa che non sta accadendo, purtroppo.
    Soprattutto gli arrampicatori,  vessati da sanzioni ed emarginazione frutto solamente di una politica cieca e imperita, quando sono stati loro a “rivelare” al mondo intero le peculiarità verticali del posto, oggi evitano Baunei preferendo i vicini territori di Ulassai, Jerzu, Dorgali e Urzulei dove sono ben accetti.
    Sarebbe un discorso lungo…

  14. “Ultimamente …mi sono reso conto che sotto i boschi che consideravo “selvaggi” la gente avesse vissuto e sfruttato l’ambiente”
    Maddai…ma è incredibile!
     
    🙄

  15. generalmente frequentate da gente di merda, etc. etc.Sottolineo anche che Selvaggio Blu, come tante aree delle Alpi, è molto più selvaggio adesso rispetto a qualche decennio fa, quando la gente del posto viveva principalmente di pastorizia.Condivido tutto.A proposito di antropizzazione umana di ambienti montani , a me è capitato , per motivi anagrafici  , di inventarmi un :”Far West” escursionistico ed alpinistico ignorando completamente che cosa erano stati gli stessi luoghi in un passato recente.Ultimamente passeggiando in alcune zone di Valchiavenna e Valle Spluga mi sono reso conto che sotto i boschi che consideravo “selvaggi” la gente avesse vissuto e sfruttato l’ambiente con un’economia di sussistenza durata secoli basata su terrazzamenti e pastorizia.Oggi queste vestigia sono state ri-colonizzate dalla natura , e se vedessimo come erano i luoghi a fine 800/inizi 900 ci sembrerebbero più antropizzati di oggi.

  16. In qualità di professore emerito di “Benaltrismo”, mi preme sottolineare che i numerosi escursionisti appassionati di montagna, accompagnati dalle guide alpine, producono in Selvaggio Blu un impatto ambientale assai modesto e nello stesso tempo danno da lavorare, come ha sottolineato Cominetti, alle persone del posto, in una attività economica assolutamente green. Sicuramente si potrà rimediare agli inconvenienti di una “elevata” frequentazione turistica, garantendo un lavoro periodico di pulizia, il posizionamento di bagni chimici ben tenuti, e così via.
    BENALTRO è invece l’impatto sulle spiagge incontaminate della Sardegna e di Selvaggio Blu delle moto d’acqua, delle barche a motore o a vela (che il più delle volte vanno a motore), che consumano un sacco di petrolio, fanno rumore, cagano, pisciano e lavano i piatti direttamente in mare, mettono musica da subumani a palla, sono pericolose per i natanti, sono generalmente frequentate da gente di merda, etc. etc.
    Puntiamo quindi il nostro ditino moralistico su queste cose, non sui poveri escursionisti!
    Sottolineo anche che Selvaggio Blu, come tante aree delle Alpi, è molto più selvaggio adesso rispetto a qualche decennio fa, quando la gente del posto viveva principalmente di pastorizia.

  17. distruzione di un paradiso che ormai è perduto? 

    Paradiso perduto?
    Penso che i perduti siamo noi a ridurre così male  un luogo del genere.
     

  18. Un po’ capisco Bagnasco (la guida non ero io) ma frequentando la zona da molti anni, riscontro che l’outdoor ha dato una grande possibilità di lavoro a tante persone locali. Certo che c’è chi ne approfitta biecamente e manca da decenni un’amministrazione competente.
    Bastava essere al Festival dell’Outdoor di fine 2025 per rendersene conto.

  19. Lo percorsi nel ’92 con l’unica guida che lo proponeva, eravamo in 5. Fu un’esperienza meravigliosa e sicuramente avventurosa. Nessun rifornimento via mare perché avevamo nascosto in precedenza lungo il percorso, acqua e pochi viveri. Ricordo un violento temporale a Portu Cuau che ci inzuppó nel cuore della notte in cui scappammo, non senza difficoltà, in una grotta circolare arredata con i resti di un relitto, che fortunatamente la guida conosceva.
    Sono tornato l’anno scorso e ho trovato un luogo diverso in cui mi ha sorpreso l’avidità degli abitanti locali. Prezzi alti a fronte di servizi piuttosto scadenti, sentieri affollati e “polizziotti” volontari pericolosamente esaltati che giocano a fare gli sceriffi con turisti inebetiti. Lungo Selvaggio Blu s’incamminano personaggi inquietanti muniti di trolley che si fanno portare via mare e più volte al giorno, ogni tipo di inutile conforto, doccia con pompa inclusa.
    Cala Goloritzè è affollatissima e ridotta a uno stabilimento balneare dove dietro a ogni sasso ci sono escrementi umani e piatti di plastica nascosti dopo picnic. E l’accesso è dietro prenotazione e a pagamento. Credo proprio di non ritornarci più e di sconsigliarlo a ogni vero amante della natura. 
    Che fortuna averlo fatto quando non era così!
    Siamo sicuri che guide e mappe sempre più dettagliate non contribuiscano alla distruzione di un paradiso che ormai è perduto? Questa cartina era davvero necessaria?

  20. Altro piccolo contributo alla mercificazione della mia isola.
    Sardigna = colonia

  21. Io l’ho fatto molti anni fa in completa autonomia , cercando l’acqua in fonti nascoste, e talvolta di dubbia potabilità,  dormendo in spiaggette dove ero da solo, con un sacco a pelo e senza tenda, variando il percorso dove i segni erano stati asportati con un colpo di mazza oppure dove necessitavo una variante logistica. Pochissimi viveri per quattro giorni indimenticabili.

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