Bavella, fantasia del granito

Bavella, fantasia del granito
di Carlo Crovella

Mi è già capitato di raccontare la mia risalita del torrente Solenzara nella Corsica sudorientale, avvenuta nel luglio del 1981. Quella bellissima esperienza mi portò a conoscere per la prima volta il Colle di Bavella, nel cui spazio camping fra gli abeti sperimentammo che là si era creata una comunità di climber, dai connotati molto caratteristici.

L’affascinante scenario di Bavella con le sue Aiuguilles circostanti. Foto: www.gadan.it.
Lo spazio camping a Bavella. Foto: www.gadan.it.

Era infatti in piena espansione la conoscenza di Bavella come sito di arrampicata, con vie più o meno lunghe, più o meno complicate, più o meno tradizionali o moderne.

A dire il vero a Bavella si arrampicava da un bel po’, ma proprio nel corso degli anni ’80 il sito approdò ad una fama pressoché internazionale. La piccola comunità di climber era a base francofona (parigini e provenzali in particolare), ma arricchita da tedeschi, anglosassoni e nordici in generale (olandesi, svedesi, ecc). Ho incontrato assembramenti umani più o meno simili, anche se molto più in grande sia come numero che come qualità degli arrampicatori, a La Palud (Verdon) o a Cassis (Calanques marsigliesi). Più o meno ritroverò un paragonabile clima umano (però con molti più italiani) anche nei “miei” anni di frequentazione del finalese, anni ben successivi a quell’estate.

Il granito di Bavella. Foto: www.gadan.it.

Tornando al luglio dell’81, io e il mio compare Luca non ci azzardammo per nulla a lanciarci sulle pareti intorno a Bavella, anche per i resoconti volutamente terrificanti che si scambiavano i climber del momento, accennando a vie molto impegnative con protezioni aleatorie e distanti chilometri fra loro. Noi non avevano né materiale da arrampicata né voglia di ficcarci in altre grane e anzi, come ho già raccontato, di grane logistiche ne incontrammo a palate per raggiungere il mare sulla costa occidentale. Infatti fu più pericoloso scendere da Bavella al mare che salire lungo il torrente stando completamente isolati per due giorni!

Su Le dos de l’elephant alla Punta di U Curbu, esempio rappresentativo di una bella via moderna con difficoltà abbordabili. Foto: www.escalade-montagne.fr.
Su Le dos de l’elephant alla Punta di U Curbu. Foto: www.escalade-montagne.fr.

Il tarlo dell’arrampicata nella zona di Bavella mi si era però insinuato nel cervello e proprio al Colle mi fece tornare in anni successivi, con il giusto materiale e le giuste informazioni. A tal proposito basilare fu la seconda parte dell’articolo pubblicato su Rivista della Montagna nel luglio 1981. Ovviamente nel corso del tempo consultai maggiormente la bibliografia, ma l’input iniziale, sia per la risalita del torrente (‘81) che per le successive arrampicate a Bavella, mi giunsero da quelle specifiche pagine di RdM a cura di Camanni e Valente.

Bavella e il suo granito. Foto: www.gadan.it.

Il granito corso è meraviglioso, ma anche molto compatto e non è così immediato proteggersi. Almeno così era la mia impressione, considerato che in precedenza ero sostanzialmente abituato alle belle fessure del gneis granitoide delle occidentali, almeno dove le bazzicavo principalmente: chiodi, nut e addirittura cunei e bong erano il mio pane quotidiano (i friends non erano ancora diffusissimi e poi costavano cari come il fuoco).

La caratteristica della roccia corsa è invece costituita dai tafoni, che sono dei buchi, più o meno grandi, più o meno profondi. A volte questi buchi sono davvero “bucati” e permettono agevoli assicurazioni con fettucce e cordoni.

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Altre volte, invece, i tafoni ricordano dei piccoli crateri vulcanici, disposti verticalmente lungo la parete: offrono interessanti appigli per la progressione, ma spesso non consentono facili assicurazioni.

Tipici tafoni corsi. Foto: www.escalade.montagne.fr.

Per il resto la roccia è complessivamente compatta. Occorre prenderci la mano e, soprattutto, il piede…

Tipici tafoni corsi. Foto: www.escalade.montagne.fr.

Le vie attrezzate con criteri moderni, anche se iniziavano a fare la comparsa a Bavella, spesso si sviluppavano su difficoltà di arrampicata un po’ troppo impegnative per me. Ero in vacanza e non mi andava di stressarmi necessariamente. In più “chiudere” il grado è proprio all’opposto della mia visione. Se la giornata era di quelle buone, però, ho realizzato splendide arrampicate di pura goduria.

Tuttavia la mia mentalità “alpinistica” mi ha sempre spinto a preferire le vie di montagna alle pure e semplici via di falesia o similari.

Bavella offre una gamma enorme di possibilità adatte a tutti i gusti, anche perché comprende numerosi sottogruppi adiacenti, alcuni di accesso immediato, altri decisamente più “alpinistici”.

Mappa di Bavella e dintorni. Foto: www.summitpost.org.

Nei dintorni di Bavella si trovano tantissime vie di montagna, non tanto per la quota (il Colle si trova comunque poco oltre 1200 m) quanto per la loro tipologia e la complessità degli itinerari, compresi avvicinamento e soprattutto discese, a volte rognosette e da non sottovalutare.

Discesa dalla Prima Torre di Asinao. Foto: Enrico Camanni.

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Non c’è di chi annoiarsi, a Bavella, neppure facendoci base sistematica per una o due settimane. Quando ci si stufa di roccia e pini, con un’oretta di auto si raggiunge il mare, potendo anche permettersi di scegliere fra la costa orientale o quella occidentale.

Dopo esserci ispirati ai testi della bibliografia classica (oltre a quelli citati nell’articolo sottostante, spicca in particolare quello dedicato alla Corsica nella collana “Le centro più belle” curata da Rébuffat) segnalo che esistono tantissime guide più recenti e soprattutto più aggiornate sia per le vie lunghe che per le falesie corse.

Una terza ondata di mie “spedizioni” a Bavella si incentrò sul periodo di maggior passione per il canyoning. Infatti i torrenti della zona, oltre che essere “risalibili” come facemmo nel 1981 (in un contesto più di escursionismo impegnativo che di vero e proprio canyoning), presentano caratteristiche adatte alle discese in acqua mossa e anche con discrete difficoltà tecniche (doppie presso cascate, tuffi, toboga, ecc).

Non pochi sono però i corsi di acqua, in zona Bavella come in tutta la Corsica, che si prestano invece a facili escursioni in giornata, senza la complessità logistica della nostra risalita del 1981. I francesi chiamano “baignades” queste escursioni acquatiche: sono indicate anche per giornate con famiglia. In piena stagione su questi itinerari si trova però una folla balneare come a Rimini.

Infine in una successiva fase delle mie vacanze in Corsica (quella dei soggiorni “fissi” in località di mare con i figli piccoli) mi sono concesso qualche capatina in giornata su al Colle di Bavella. In alcuni casi sono ancora riuscito a scendere dei torrenti o a realizzare delle intriganti escursioni sui bricchi soprastanti. A volte ho azzardato qualche arrampicata, tornando su itinerari semplici come nelle mie prime esplorazioni della zona. Altre volte mi sono limitato a respirare l’aria del colle, immerso nelle sue foreste dal tenore davvero “alpino”.

Le foreste “alpine” di Bavella. Foto: www.gadan.it.
L’ambiente granitico di Bavella. Foto: www.escalade-montagne.fr.

Sono alcuni anni che non metto piede da quelle parti, ma spero che Bavella non sia cambiata, almeno non radicalmente. Tutta la zona di Bavella è la classica dimostrazione che per incontrare la wilderness non è necessario recarsi dall’altra parte del mondo. Non sono geloso di questi piccoli tesori e anzi mi fa piacere parlarne pubblicamente per stimolare i lettori come, in passato, altri autori mi trasmisero dei suggerimenti che hanno poi contrassegnato le mie esperienze successive. L’importante è che i frequentatori conservino sempre i luoghi integri come li ha fatti la Natura. Saremo capaci? Questa è la vera sfida.

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Bavella, fantasia del granito ultima modifica: 2021-09-06T05:00:00+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Bavella, fantasia del granito”

  1. 2

    A Bavella c’è uno dei graniti più belli del mondo per la scalata.
    Le vie di più tiri sono protette piuttosto allegramente, serve un bel pelo per farle divertendosi e gli avvicinamenti sono sempre spinosi e cinghialeschi.
    Non credo diverrà mai un sito popolare per gli scalatori, specie quelli di oggi, ma meglio così.
    Ricordo la via Jeff appena a destra del Dos de l’elefant come una delle più belle scalate fatte in vita mia. Mia moglie di allora un po’ meno, si era dimenticata le scarpette da arrampicata in macchina e se la fece tutta con le scarpe da avvicinamento pur di non doverle andare a prendere.

  2. 1
    Antoniomereu says:

    Non ero a conoscenza di queste belle e articolate rocce, devono aver regalato delle gran emozioni.
    Grazie ,non si finisce mai di imparare .

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