Bussate e vi costruiremo un muro
di Domenico Gallo
(newsletter n. 54 di Costituente Terra del 17 novembre 2021)
“Bussate e vi sarà aperto”, il ben noto versetto del Vangelo di Luca nella cattolicissima Polonia viene interpretato a contrario: bussate quanto vi pare, mai vi sarà aperto. Anzi non solo non vi sarà aperto ma alzeremo un muro, proprio come è avvenuto a Berlino nell’agosto del 1961, per impedire a chiunque l’attraversamento della frontiera. E’ questo l’annuncio dato il 15 novembre dal premier polacco Mateusz Morawiecki, che ha precisato che la costruzione inizierà già nel mese di dicembre. Nella stessa giornata in un’intervista concessa all’Agenzia Pap, il premier polacco ha ventilato l’intervento della NATO: “Stiamo discutendo con la Lettonia ma soprattutto con la Lituania se non mettere in funzione l’articolo 4 della Nato; ci sembra che ne abbiamo sempre più bisogno (..) Ormai sappiamo che per fermare il regime bielorusso non bastano solo le parole”. L’art. 4 del Trattato Nato riguarda la difesa esterna.
Ormai è evidente che ci troviamo di fronte allo scatenarsi di una nuova guerra fredda, alla nascita di una nuova cortina di ferro, spostata un po’ più a est della precedente ma ugualmente contrassegnata da muri, distese di cavalli di frisia, eserciti che si confrontano, armi che si accumulano. C’è da chiedersi allora, dov’è il casus belli, qual è l’oggetto della controversia che ci ha fatto precipitare in una crisi così profonda e grave? Dove sono le truppe che minacciano la frontiera polacca e con quali armi?
E’ paradossale, ma l’armata che minaccia la Polonia ed i confini orientali dell’Unione Europea è uno sparuto nucleo di uomini, donne e bambini, accampati in un bosco al freddo e al gelo, armati solo dalla speranza di una vita migliore, sottratta agli insulti della violenza e della fame da cui sono fuggiti.
Certamente queste persone sono state portate alla frontiera nel quadro di una politica cinica che sfrutta la loro disperazione come merce di scambio politico o come rivalsa verso le sanzioni che la UE ha adottato nei confronti della Bielorussia, ma questo non cambia la sostanza del problema: il rifiuto di ogni forma di umana solidarietà e di accoglienza nei confronti dei profughi che percorre tutta l’Unione Europea ed assume caratteri di vera paranoia in Polonia e Ungheria.
Parlando del dramma dei migranti all’inaugurazione dell’anno accademico a Siena, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: “E’ sconcertante quanto avviene ai confini dell’UE, c’è un divario con i principi proclamati (..) Sorprendente il divario tra i grandi principi proclamati e non tenere conto della fame e del freddo a cui sono esposti esseri umani ai confini dell’Unione”.
Anche se non ne ha tratto le conclusioni politiche, Mattarella ha rotto il tabù dell’indifferenza qualificando i profughi accalcati alla frontiera, non come invasori, non come alieni, ma come “esseri umani”.
E’ proprio questo il punto, le politiche di respingimento dei flussi migratori adottate dall’Unione Europea sono sostenibili solo al prezzo di disumanizzare la folla dei profughi, di considerarli merce indesiderata da bloccare ai confini, ancor meglio prima che arrivino ai confini dell’UE.
C’è un divario sconcertante fra i grandi principi proclamati solennemente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e quello che sta accadendo sotto i nostri occhi. Che senso ha dichiarare che la dignità umana è inviolabile (art.1), che ogni persona ha diritto alla vita (art. 2), che ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica (art. 3), se poi si lasciano morire di fame e di freddo le persone accampate alla frontiera, che senso ha riconoscere il diritto di asilo (art. 18) secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, se poi si impedisce ai profughi di presentarsi alla frontiera per richiedere asilo?
Persino Putin si è potuto permettere di bacchettare l’Unione Europea osservando che non rispetta i suoi stessi principi umanitari.
E’ veramente assurdo che si schieri un’armata in assetto di guerra per proteggere la frontiera dall’assalto di 4.000 persone disarmate che chiedono solo di poter vivere. Nell’Unione Europea vivono circa 400 milioni di persone; i profughi accampati alla frontiera polacca, percepiti come una minaccia dai leaders sovranisti, non rappresentano neppure lo 0,01% della popolazione europea. In Italia negli ultimi dieci anni sono sbarcate 876.000 persone giunte dal mare; una piccola parte sono state rimpatriate, tutti gli altri sono stati assorbili senza drammi dall’Italia e dagli altri Paesi europei. E’ singolare che il Consiglio dei Ministri degli esteri abbia varato nuove sanzioni contro la Bielorussia, senza muovere un dito per consentire che le persone accampate nella foresta potessero essere accolte da qualche Paese europeo.
E’ singolare che un continente in crisi demografica in cui cresce l’invecchiamento della popolazione, respinga i bambini accampati al freddo nella foresta, privandosi dei loro sogni, della loro gioia di vivere, della loro energia vitale, e si cinga di filo spinato alle frontiere.
E’ urgente una rivolta morale ed un’azione politica coerente: dobbiamo pretendere che siano salvati i profughi alla frontiera per salvare l’onore e l’anima dell’Europa.
P.S. Si riunirà mercoledì 24 novembre 2021 alle ore 16 alla Biblioteca Vallicelliana in piazza della Chiesa Nuova 18, Roma, con la partecipazione di Paola Paesano Raul Mordenti e Luigi Narducci il gruppo di lavoro Costituente Terra/Scuola. A tema dell’incontro il progetto avviato con il liceo romano Keplero per una riflessione nella prospettiva di un costituzionalismo globale sui temi posti da Costituente Terra, quali il cambiamento climatico, l’ambiente, guerre e produzione delle armi, fame e diritto alla salute, migrazioni. Gli associati a Costituente Terra presenti a Roma che vi siano interessati, sono invitati a partecipare.
P.S. Un appello diffuso dalla “Società della cura” esprime perplessità e preoccupazione per l’ormai prossima assunzione italiana del comando della missione della Nato in Iraq lamentando che non vi sia stata un’adeguata discussione pubblica in proposito. La missione verrebbe ampliata da 500 a 4.000 uomini trasformandosi di fatto in missione di combattimento rispetto a quella che, almeno sulla carta, era solamente funzionale all’addestramento dell’esercito iracheno. La recente decisione di dotare le Forze Armate italiane di una flotta di Hero-30, i cosiddetti droni Kamikaze finalizzati all’utilizzo nel “mutato scenario operativo in Iraq”, come scritto nella relazione del Ministero della Difesa riportata dall’osservatorio Milex, non può che aggravare – dice l’appello – questa preoccupazione. L’Iraq è uno dei Paesi nel quale si combatte da tempo il conflitto che oppone Stati Uniti e Iran. Il rischio è che l’Italia rimanga invischiata nella lotta per il controllo dell’Iraq, per conto di potenze che, come si è visto in Afghanistan, non sono in grado di favorire lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani; anche con la conseguenza di nuovi rischi più gravi per la sicurezza delle organizzazioni umanitarie italiane che operano in Iraq. Chi intende aderire a questo appello lo può fare scrivendo a societadellacura@gmail.com
Rescindere il contratto con Frontex
(lettera aperta al Politecnico di Torino)
di Redazione di Altreconomia, 16 novembre 2021
Volontari e attivisti impegnati nella difesa della vita e dei diritti umani delle persone migranti scrivono all’ateneo dopo il contestato appalto per la produzione di mappe. “Inaccettabile che all’interno di una università pubblica ci si possa rendere complici di una missione di caccia al migrante”.
Al Magnifico Rettore, alla Prorettrice, ai Gentili membri del Senato accademico e ai Direttori e Vicedirettori del DIST,
siamo volontarie e volontari, attiviste e attivisti, da tempo sensibili e impegnati nella difesa della vita e dei diritti umani delle persone migranti. Vi scriviamo in merito alle recenti notizie che vedono il nome del Politecnico di Torino associato a quello di Frontex.
Nel quotidiano salviamo donne, uomini e bambini dai naufragi nel Mediterraneo e lungo tutte le frontiere interne ed esterne dell’Ue, supportiamo con diverse forme di solidarietà le vittime di politiche europee xenofobe che costringono esseri umani a condizioni di marginalità cronica e ad aspettare per mesi o anni una possibilità di riscatto da un sistema in cui il razzismo è sistemico e la violenza istituzionale è strutturale. Siamo obbligati a fare i conti con politiche miopi e ingiuste da anni, con un modello di gestione del fenomeno migratorio che nello spazio europeo si materializza attraverso la macchina Frontex, un’agenzia para-militare, chiamata a proteggere i confini da una minaccia esterna costruita ad arte, una minaccia che si fonda e si alimenta nella logica coloniale dell’”altro da sé”: del corpo estraneo da espellere a ogni costo.
Dal 1993 le politiche della Fortezza Europa hanno ucciso 44.764 persone: annegate nel Mediterraneo, colpite da armi da fuoco alle frontiere, uccise dopo essere state torturate e abusate, a seguito di deportazioni. Le politiche anti-immigrazione si autoriproducono: quando si alzano i muri, si costringono le persone a cercare rotte meno presidiate e dunque più pericolose; laddove si nega la libertà di movimento si nutre l’industria del traffico di esseri umani. Frontex è operativamente e simbolicamente al centro di questa impalcatura liberticida.
È a questa macchina che si vuole vedere associato il nome del vostro ateneo? È da considerare un vanto la compravendita di servizi con un’agenzia sotto processo alla Corte di giustizia europea per violazione dei diritti umani e che respinge violentemente le persone ai confini violando la Convenzione di Ginevra sul diritto d’asilo? È all’interno di queste contraddizioni che si intende formare le nuove generazioni di ingegneri umanisti?
In quanto coscienti e testimoni di questi meccanismi, non possiamo non provare terrore dinanzi alla progressiva avanzata di Frontex negli ambienti accademici, quando dovrebbero essere proprio gli atenei a farsi portavoce ed esempio di una cognizione dello sviluppo umano che sia fermamente ancorata a principi etici. Ci sembra inaccettabile che all’interno di una università pubblica ci si possa rendere complici di una missione di caccia al migrante, offrendo il proprio supporto alla militarizzazione della frontiera e al pattugliamento aggressivo. L’università non può contribuire alla produzione di potenziali armi strategiche, quali mappe cartografiche, perché attribuirebbe loro un valore scientifico, permettendo dunque a Frontex di utilizzare un materiale presumibilmente neutro, ma che si traduce in passiva partecipazione ad atti inumani e criminali. I dati non sono neutrali, come non lo è il loro utilizzo, tanto più se ad approfittarne è Frontex.
È a partire dai vissuti altrui, di cui raccogliamo infinite testimonianze, che vi invitiamo a riflettere e ad agire, rescindendo il contratto Frontex.
Nell’attesa di un vostro cortese riscontro, vi ringraziamo.
I firmatari:
Associazione Libellula
Associazione Mesa Popular
Baobab Experience
Border Violence Monitoring Network
Carovanemigranti
Forum Antirazzista Palermo
Lasciateci entrare
Le Veglie contro le morti in mare
Linea d’Ombra
ManidiPace
Mani Rosse Antirazziste
MEDITERRANEA Saving Humans
Melitea
Rete Milano
ResQ
Sea-Watch e.V.
Stop Border Violence
Torino per Moria
Un Ponte di Corpi
Watch-The-Med Alarm Phone
Yabasta! Bologna
Rete Antirazzista catanese
Società della Cura
Abolish Frontex
Agir pour la paix
Per sottoscrivere la lettera: https://forms.gle/XpmipjwgW1kFvbnDA
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Pasini, lui fa semplicemente il tasso.
Il problema sei te che nou vuoi che lui faccia il tasso.
qual’è lo stile di vita giusto?
Quello del lumbard/sabaudo/ leone di San Marco o quello del gran ducato di Toscana o del terrone del Regno delle due Sicilie…?
“A casa mia entra solo chi voglio io”. Ma certo, solo che casa mia è a via dei Taurini 2, Roma. A “casa mia” in senso lato (Italia, Europa, fate voi) vive da sempre una quantità di soggetti che caccerei volentieri dalla porta a calci nel sedere. Ma non si può, perché per l’appunto non è casa mia, ma casa nostra. E “noi” è un’identità molto labile e indefinita (te la raccomando, l’identità tra un pastore di Orgosolo e un piccolo imprenditore brianzolo). E a quelli che temono gli attentati al “nostro stile di vita” vorrei sommessamente ricordare che ad attentare al mio stile di vita sono proprio alcuni di voi…
96. Non ci capiamo. Peccato. Bisogna prenderne atto. PS. Nessuno vuole clandestini in giro a delinquere e da baciare appassionatamente a scopi di redenzione salvifica o da sfruttare come esercito industriale di riserva alla Marx. Questa è una caricatura. Se ciò accade è il risultato non del buonismo decadente e illusorio, ma del fallimento nell’applicare politiche efficaci, rigorose e rispettose di apertura e integrazione che invece oggi sarebbero necessarie e utili per l’Europa. È il frutto non di una volontà ma di una incapacità. Mi sembra così ovvio e banale. Vabbe’ me ne farò una ragione e torno ad occuparmi di come gestire l’astuto tasso che non riesco a contenere usando una strategia errata. Sono io che sbaglio, non lui. Lui segue il suo istinto e i suoi bisogni ed è attirato dal mio giardino e da quello di buono che spera di trovare senza fare troppa fatica, e se ne fotte altamente del duro lavoro che io e quelli prima di me abbiamo fatto per crearlo. Un vicino indigeno mi ha detto: “Belan, rassegnati o comprati un fucile e fagli la pelle”, ma io da buon riformista cerco ancora con tenacia una strategia diversa per contenerlo o integrarlo. Forse mi illudo da cittadino emigrato e con qualche senso di colpa e morirò con questa illusione, ma le illusioni tengono vivi e attivi. Cerea.
@94 continuiamo a dire la stessa cosa e continuiamo a non capirci. Certo che oggi per i giovani funziona come dici tu, lo sanno anche i muri! Ma da lì a dire che le giovani generazioni, nella loro totalità, provano intensi sentimenti verso gli ideali di accoglienza e disponibilità… c’è un oceano in mezzo. Per alcuni sarà così, ma la stragrande maggioranza ha posizioni molto diverse da quelle che immaginate voi. E’ come per il gioco del calcio, di cui io sono un tiepidissimo tifoso e quindi un limitato intenditore. Oggi ci sono i mezzi tecnologici di valutazione dei falli ecc (telecamere, VAR ecc), per cui è un “altro” calcio rispetto a quando ero ragazzo io. Chi gioca oggi, da professionista, è inserito nel calcio attuale. Tuttavia questo non significa che egli sia più capace, a livello di tecnica individuale, dei suoi corrispondenti di 30-40 anni fa (anzi, secondo me, nello specifico, i talenti sono di meno proprio per l’eccesso di presenza tecnologica, ma non distraiamoci). Fuor di metafora: voi sinistrorsi fate un collegamento che nella realtà non è così assodato. Ovvero collegate la spicciola abitudine dei giovani a muoversi in contesti multiculturali-multietnici (perché viaggiano di più, perché studiano all’estero, per il modello sociale dominante fra di loro, ecc), ma questo NON significa che siano emotivamente più sensibili e più disponibili (di noi vecchi) verso i clandestini. Sennò la massa che oggi è in Bielorussia sarebbe già stata fatta entrare in Europa. In realtà anche i giovani provano le stesse ritrosie a veder girare nei nostri Paesi masse di disperati senza controllo. Se non elaborate un modello organizzativo come ho descritto ieri, non se ne esce. Mettendola solo sul piano ideologico (o facendo leva su sentimenti da libro Cuore o aggredendo come fanno alcuni di voi) la nostra mentalità non cambia, anzi si irrigidisce ancora di più.
A causa di un blocco di internet (anni ’90) negli uffici della piccola azienda che gestivo con altri soci, avevamo dovuto chiamare un tecnico che, presentatosi, ci apparve subito che si trattava di un pazzo. Farneticava su progetti dell’ordine mondiale per arrivare a dirci che eravamo molto fortunati. Perché? Gli domandammo. La risposta fu: al mondo ci sono tre enormi computer che fanno girare tutto. Uno è di un mio amico.
Dopo poco i computer si rimisero a funzionare e lui, il tecnico, non lo chiamammo più.
Crovella. Ideali cattocomunisti da parte delle giovani generazioni? Dovresti rinnovare un po’ i tuoi schemi interpretativi. Guarda che quella e’ roba che sta in cantina, coperta di polvere. Questi qui non sanno neanche cosa sia e appartengono ad un universo completamente diverso, a parte quei pochi che frequentano i partiti esistenti. Mosche bianche. Siamo dentro un film lontano anni luce dall’internazionalismo terzomondista degli anni 70, un film totalmente post-ideologico. Non sono più aperti ad integrare le diversità e ad integrarsi loro stessi per bontà e amore, ma perché oggi funziona così la giostra e se non vuoi essere tagliato fuori devi sviluppare certe competenze perché non ci sono nicchie protette o sono comunque molto piccole e c’è posto per pochi.,Tutto qui. È il new normal non la ricerca di punti sulla tessera premio da far valere per il Paradiso.
Se la confronto con la civiltà che vorreste importare siamo anni luce più civili, chiedete alle loro donne……ma di questo non parlate, vero?
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E della Nostra INCIVILTÀ che dici?
Vuoi salvaguardare anche quella?
Sig, pPenotti dimenticavo, per dialogare e parlare bisogna avere un minimo di lingua in comune, e a parte sua figlia e suoi amici se lei parlasse con il volgo vedrebbe che i giovani non capiscono un’acca di inglese, tranne qualche parola di canzoni, Di nuovo crassa ignoranza. Solo una minranza, ininfluente lo parla, Io parlo quattro lingue e laureato, ma lei non mi reputa alla sua alteezza, dall’alto del suo giudizio morale, e ne sono felice.
Sig. Pasini caricatura sarà lei, manca di rispetto uno che rispetta chiunque arrivi, magari terrorista o assassino o lo diventa come succede frequentemente.
Quindi certi epiteti li usi per i suoi consimili, siamo la maggioranza silenziosa voi siete una minoranza nel paese, per fortuna
Comunque vi saluto ho cose più importanti da fare tra cui andare a sciare a S.Ambrogio, finalmente…
Egr. Sig. penotti, parto dal fatto che la nostra generazione ha solo dato ose buone ai figli e ai nipoti, grazie alò nostro lavoro hanno ciò che molti di noi non hanno avuto. Conosco bene l’ambiente della scuola insegnanti di superiore in famiglia e ancora al lavoro nell’ambiente. Non ho questa impressione sui giovani come sua figlia, contento per lei, ma oggi sono culturalmente impreparati, per non dire ignoranti, tranne le dovute e sempre presenti eccezioni, non sanno parlare italiano, non sanno scrivere e parlo di liceali di Milano. L’ignoranza è di casa ma sanno tutto sui giochi dei cellulari.
Casa mia è aperta ai miei amici, ho viaggiato per il mondo quasi dappertutto da 50 anni e ho imparato che ognuno deve stare a casa sua e moglie buoi dei paesi tuoi, Vivo bene mi tolgo le soddisfazioni possibili, non cambierei la mia vita con la vostra e sono in pace con me stesso. Ma ognuno a casa sua.
@80 la mia è una metafora. Cmq anche solo sedersi allo stesso tavolo con “internazionali” di altra levatura, esempio in una mensa aziendale, io la vedo ancora duretta. Parlo riferendomi a giovani italiani 25-30enni. Ovviamente traggo spunto dallo spaccato giovanile che io frequento o quanto meno osservo. Per esempio tald spaccato è molto diverso da quello frequentato da Pinotti, nonostante risiediamo nella stessa metropoli. Tuttavia fra lavoro, varie associazioni che frequento (culturali e sportive), montagna, incontri di natura politica o civica (non radical chic) ecc, nonche amici, colleghi e conoscenti vari dei miei figli o dei figli di miei coetanei… beh l’orizzonte statistico di giovani che osservo non è limitato a quattri gatti. Al di là della mia specifica posizione ideologica, temo che non sis cosi fondata, come credete, la vostra convinzione che gli ideali cattocomunisti siano diffusissimi… anzi.
Il punto è altrove, non su cosa “volete” voi, ma su cosa vuole la maggioranza dei cittadini europei. Somo tutti contrari. Tutta l’Est Europa è esplicitamente contraria. La Germania se li volesse (quelli attualmenti in Bielorussia) li avrebbe già fatti entrare nel suo territorio, come fece la Merkel con i siriani pochi anni fa. La Francia respinge i migranti a manganellate a Ventimiglia e Monginevro. La Spagna ha respinto qualche tempo fa quelli che tentavano di entrare dal Marocco. UK non vuole neppure rumeni e polacchi, che andavo a lavorare nelle fabbriche automobilistichr intorno a Manchester, utilizzando gli accordi di Schengen (è stato uno dei motivi, non l’unico, per la Brexit): figuriamoci se UK vuole far entrare quelli ammassati intorni a Calais, facendo loro valicare la Manica. In questa precisa fase storica solo l’insieme cattocimunista, cioè la sinistra radical chic, starnazza ancora sul tema. Purtroppo in Italia i radical chic sono piu’ numerosi che in altri paesi europei per la presenza del Vaticano che si alkea col PD (su altri temi, però non sono alleati, vedi DDL Zan). Ma la maggioranza della popolazione italiana è sostanzialmente di centro destra e questo dell’immigrazionr è uno dei temi chiave che lo compatta. Io sono concettialmente contrario all’immigraziond incontrollata, ma se la sinistra elaborasse un programma “serio” di accoglienza controllata, io lo analizzerei con serietà. Il che non significa che lo accetterei a scatola chiusa, magari farei delle controproposte e forse arriveremmo a un testo finale condiviso. Ma finché la mettete solo sul piano ideologico (peggio che mai su quelli aggressivo o che vi fa venite la ridarella), non cavate un ragno dal buco. Non solo con me, ma con la maggioranza degli itsluani, che si irrigidiranno sempre più e vi Concederanno sempre di meno.
Ragazzi, qui nessuno parla di non confrontarsi con gli stranieri, di non voler stranieri come vicini di casa o come colleghi di lavoro, di non voler stranieri come amici nostri o dei nostri figli.
… … …
Il problema è del tutto DIFFERENTE!
Il problema è che in Italia arriva una moltitudine incontrollata di clandestini, dei quali non sappiamo nulla! Non ci chiedono il permesso di entrare; spesso hanno un’istruzione insufficiente; devono essere mantenuti per chissà quanto tempo; offrono il loro lavoro per pochi euro, costringendo i nostri giovani ad adeguarsi o a rimanere disoccupati; una parte si dedica al crimine e non viene neppure perseguita.
È QUESTO IL PROBLEMA.
Penotti. Giuseppe, ci sono comunque dei limiti alle possibilità di dialogo. Si può dialogare con “caratteri” molto diversi come Crovella ma francamente è un po’inutile cercare di farlo con “caricature” alla Bonino, che io non ho conosciuto ma che voi mi dite forse è resuscitato come in un film di Romero. Non parliamo delle fiction più famose di HBO o di Gomorra, ma persino in quelle nostrane a basso costo con attori e sceneggiatori volonterosi ma modesti, i personaggi hanno qualche sfumatura in più. In ogni caso io ho comunque consigliato qualche anno fa alla nipote della nostra Colf , eritrea,islamica, nata in Italia, cittadina italiana e laureata a Milano, di accettare un’offerta di lavoro a Londra rispetto a quella che aveva a Milano. A Londra manco si accorgono del suo colore e dell’ hijab discreto che ogni tanto si mette, anche un po’ per vezzo ed eleganza, oltre che per ricordo delle sue tradizioni familiari. Ma i tempi stanno cambiando anche qui e magari tornerà. Io me lo auguro come per tanti ragazzi smart che sono andati fuori perchè soffocavano. Ciao
Alberto, Crovella & Co.
Riuscite nel miracolo di farmi allineare con Lorenzo Merlo, il che accade veramente di rado. Per fortuna vi ha esposto bene la situazione Pasini, al commento 77 e precedenti. Abbiamo poco da chiuderci; a parte che sarebbe poco coerente con quell’apertura al mondo che ha fatto dell’Occidente la parte più ricca del pianeta (anche grazie allo sfruttamento coloniale e post-coloniale ricordato da Matteo), non saranno le nostre chiusure a fermarli, solo serviranno a farne morire un po’ di più per la via, in genere via marittima. Ma arriveranno lo stesso. Crovella ha ragione a dire che dovremmo organizzarci bene, il che vorrebbe dire organizzarci e annunciare a quanti migranti possiamo dare una decente chance di vita, anche perché di loro abbiamo bisogno; ma gli altri li avremo sempre, li hanno anche gli Usa con polizia, ranger e co. che pattugliano i confini. Troppo forte è la spinta di chi cerca una vita migliore e spera, o si illude, di trovarla qui. Cosa bisognerebbe fare, separare i genitori dai figli come ha fatto Trump?
Meno male che la sa lunga Crovella, disponendo, beato lui, di una rete di conoscenze umane, molto introdotte e aggiornate, in questioni politiche e di attualità internazionale. Come dicono a Roma: “Me cojoni!” Sono veramente orgoglioso di intrattenere rapporti, sia pur solo via Blog, con persone come lui, così al di sopra del popolo basso. Fortuna che perdono tempo a cercare di sollevarci dal fango in cui ci rotoliamo. Forse però ignora che un gran numero di migranti, se ha datori di lavoro onesti, paga le tasse da noi e subisce ritenute previdenziali per erogazioni di cui spesso mai godrà; è un tesoretto che dovremmo restituirgli e invece glie lo sequestriamo.
79. Alberto.
1. Sul tema specifico non sai quale è la mia opinione o il mio pnesiero.
2. Per quel che riguarda i “giovani”. Ho il piacere di informarti che ho una figlia di 24 anni che venerdì 26 discuterà la tesi della laurea magistrale in economia aziendale con un 110 in tasca. Lavora a tempo indeterminato da sette mesi nel secondo gruppo bancario italiano e si è presa il lusso di poter scegliere fra tre proposte di assunzione a tempo indeterminato ed altamente qualficate. La sua tesi è focalizzata su quanti (molti a sproposito) hanno discusso qui. I suoi amici sono, pur con esperienze scolastiche o lavorative, sono come lei. Preparati, attenti, aperti e consapevoli delle sfide complesse che li attendono, soprattutto nel riparare i guasti della mia generazione.
Casa nostra, presumibilmente al contrario della sua, è aperta a tutti, indipendentemente dalla razza, dalla religione o dalle preferenze sessuali perché siamo culturalmente predisposti a riconoscere unicamente il valore della persona, a cui deve essere sempre garantita l’opportunità di crescere come persona e come individuo che fa parte di una collettività. E guarda che questo è un principio liberale e progressista, non certo di sinistra.
Ma che lo dico a fare…. San Pasini da Riviera… aiutami tu…..
Dimenticavo, se c’è qualcuno di intollerante quelli sono i giovani, soprattutto una parte di giovani di una certa parte politica. D’altra parte i 5 stalle hanno fatto scuola e l’ignoranza è salita al potere. Sono ben felice di essere di un’altra epoca dove la scuola era rispettata e si insegnava cultura, adesso purtroppo sconosciuta ai più
Certo, poi succede come in Francia, dove un professore dice qualcosa di sconveniente per qualcuno e viene ucciso a pugnalate. Grazie per l’integrazione che volete imporre, questi sono i risultati. Ci vuole il pugno durissimo per salvaguardare la Nostra CIVILTÀ, vivere come vogliono gli altri no, chi sono per imporre loro? E se non piace il nostro modo di vivere se ne vanno via, magari dai loro amichetti dei paesi del Golfo, Emiri e soci, che li prendono a pedate nel culo
“tutti i nostri giovani amino gli altri come fossero tutti fratelli”. Ma cosa c’entra amare come fratelli. Si tratta di essere capaci di convivere e di lavorare insieme anche se uno ha abitudini diverse e magari non mangia certi cibi, ha feste religiose diverse…… Il direttore di uno stabilimento farmaceutico di una Big Pharma per il quale ho lavorato nella bergamasca gestiva una mensa con quattro menu’ diversi. I ragazzi oggi imparano a farlo fin dalla scuola materna e certe cose non gli fanno più ne’ caldo ne’ freddo, a meno che siano allevati in pollai molto ma molto ristretti e particolari, ammesso che esistano, visto che le scuole dei ricchi sono altrettanto mescolate, se non di più, delle scuole dei “normali” e questo non avviene solo nelle grandi città ma anche nei paeselli.
Mio caro Penotti, ringrazio ogni momento di non essere come voi, approvo al 100% quanto scritto da Crovella e se pensate che tutti i giovani siano così aperti al mondo vivete in un universo parallelo. Voi fatr conto su quellli che vedete in piazza ma sono l’infima minoranza del mondo giovanile che studia. la maggior parte è la parte peggiore per la quale ogni corteo è una buona occasione per sdaltare la scuola. Comunque l’ignoranza culturale della maggior parte dei giovani è eclatante e spaventosa. Sono dei digitalizzati ignoranti che pensano che in rete ci sia la soluzione per ogni cosa. Ma il mondo reale è differente. PER FORTUNA
Crovella, io volevo chiuderla con una battuta ma mi tiri per la giacchetta e cerco di far capire (non a te, che sei assolutamente impermeabile nel comprendere la portata delle sciocchezze che scrivi, ma ai lettori del blog) l’assurdità che hai scritto.
L’Inghilterra avrebbe chiesto a Decathlon di chiudere i negozi di Calais?
Vediamo un po’ di andare a fondo.
1. Come detto il negozio di Calais è aperto.
2. Decathlon è una multinazionale, con sede a Lussemburgo, che fattura la bellezza di circa 12 miliardi di euro (dicasi miliardi) e che del governo inglese (come è giusto che sia) se ne frega perchè fa quello che deve fare. Business. E’ più probabile che sia il CEO di Decathlon che telefona a Boris Johnson e gli intimi di indossare solo mutande lilla a pois gialli ottenendo obbedienza assoluta….
3. Ammesso (ma non concesso) che dei migranti vadano a comprare tutte le canoe e kaiak in magazzino nel negozio di Calais e ci salgano in tre. Di cosa parliamo di 30 migranti che provano la traversata? Senza considerare che di quei trenta arriverebbero in tre…. Quindi avremmo un governo inglese che per pochi migranti percepisce un tale allarme sociale da intimare a Decathlon (ripeto… Decathlon….) di non vendere canoe?
Ripeto. Come da comunicato Decathlon, il negozio di Calais ha ritirato di sua sponte la vendita di canoe dopo aver appurato il tentativo di acquisto da parte di migranti per attraversare la Manica. Questa decisione è stata pienamente avvallata dalla direzione generale.
Guarda sono sincero su di te ho cambiato idea ed approccio. Fino a un po’ di tempo fa mi provocavi irritazione. Ora assoluta ilarità.
E’ sempre così difficile farsi capire. Io non ho parlato di diritti all’accoglienza ad ogni costo. Ho detto che siamo di fronte a fenomeni possenti, di portata storica e a grossi problemi da gestire, in modo razionale e pragmatico. Compreso quello che senza manodopera dall’esterno non riusciamo a far funzionare interi settori della nostra economia e dei nostri servizi sociali. Basta andare in giro. Non rubano e spacciano soltanto e non pisciano e cagano davanti alle stazioni: puliscono le nostre case, le costruiscono, curano i nostri anziani, trasportano le nostre merci, preparano da mangiare, mandano avanti le nostre fabbriche facendo lavori che i nostri figli e nipoti non vogliono più fare……pagano le tasse e i contributi INPS se hanno dei datori di lavoro onesti che li considerano lavoratori e non schiavi usa e getta, fanno studiare i loro figli che ormai parlano i nostri dialetti e si guadagnano onestamente il pane. Paure, fastidi, proiezioni, pregiudizi sono compresibili (oddio non proprio tutti) ma sono anche ostacoli che impediscono di guardare in faccia alla realtà e di spendere bene i soldi adottando soluzioni che funzionino davvero, non solo a prendere solo voti di “buoni”o “cattivi”, destra o sinistra. Questo è l’aspetto diciamo “strategico”. Poi c’è l’aspetto concreto, ben sintetizzato dal motto del “saggio” Ricucci. Facile fare i duri da casa, col culo degli altri, poi ne parliamo se vai a vedere cosa significano la fame e la miseria dal vivo. Come tutti, quando mi sono trovato di fronte a situazioni così mi sono sentito io una merda e pur consapevole che nel disegno generale del mondo il mio gesto di carità e di soccorso non serviva assolutamente a nulla non ho potuto astenermi dal fare quello che potevo in quel momento. Non puoi non sentirti mosso a farlo, a meno che uno non sia un serial killer al quale hanno disattivato i neuroni specchio. Sono ragionamenti così di buon senso e normali che quasi mi vergogno a scrivere questo post.
Tra le tante, quella dei “diritti altrui” è notevole.
@72 Certo, parlo ogni giorno con gente del mondo finanziario, di cui Londra è ancor oggi il centro nevralgico. Consultarli fa parte del mio lavoro. Oltre a leggere i media, ho una rete di conoscenze umane, molto introdotte e aggiornate, in questioni politiche e di attualità internazionale. Mi sa che sei tu che non ha ben capito come gira il mondo…
Cmq, stavo scrivendo il commento 70 che è andato in linea il tuo 69. E proprio l’esempio lampante di come voi NON dovete approcciare il problema se desiderate aprire uno spiraglio nella nostra posizione. Se ci approcciare così, non potete che prendevi due sberle sul muso. È inevitabile. Occorre un modo diverso, sennò non si modificherà mai nulla.
Per quanto riguarda le nuove generazioni, non sarei così sicuro che siano tutti pappa e ciccia con i popoli mondiali. Certo i giovani italiani sono più abituati di noi attempati alla globalizzazione, magari hanno studiato insieme a molti ragazzi di ogni provenienza, magari fanno sport insieme, ma… che tutti i nostri giovani amino gli altri come fossero tutti fratelli… mah… ci andrei piano. Un conto è superare l’atavico fastidio che prova, per esempio, un “vecchio” come me, un altro è accreditare tutti di pari diritti… mmmmm….anzi se dovessi dire i giovani che conosco in vari risvolti (lavoro, sport ecc) sul tema non sono così “aperti” come date per scontato voi… mi sa che vivete in un mondo dei sogni chd è ben là da venire…
Mi ha detto mio cuggino…..che uno dei direttori di decatlhon è stato raccomandato da Boris Jonshon
Mi dispiace.
Davvero.
Mi dispiace molto.
Deve essere davvero triste la vita di chi vede intorno sempre e solo minacce.
Che lo vogliate o no adesso a guidare i giochi sono altri.
Si! I futuri capi dei vostri figli avranno gli occhi a mandorla.
In molti dei vostri WC pisceranno persone di etnia diversa dalla vostra.
Ma la cosa più tremenda deve essere andare a dormire e svegliarsi con la coscienza che già il vostro sangue è meticcio in quanto siete già un incrocio di chissà quante razze diverse.
Tutte le vostre chiacchere a base di “Io non voglio” “Io mi rifiuto” “Giocatevela voi” sono semplicemente ridicole in quanto prive di peso. Che forza volete che abbia l’Italia di fronte alle masse che sempre più si stanno mettendo in movimento?
La nostra forza è sempre stata quella di includere, di mischiarci con i flussi venuti da fuori. Non siamo un popolo di 1 miliardo di individui.
Comunque, se vi sentire meglio, continuate pure a chiudervi a chiave nelle vostre temporanee abitazioni.
Questa è fantastica! Ma ti rendi conto delle cose che scrivi? 😀
Su Decatlhon ho sintetizzato per esigenze di spazio. Non cambia molto come risultato finale. Il punto chiave è questo : voci acceditate, che mi sono arrivate dal mondo finanziaro e non sono apparse sui quotidiani, assicurano che la decisione è stata “richiesta” da UK.
Per il resto, se l’alternativa è essere come te, son ben felice di essere me stesso. Sia In montagna che nella vita di tutti i giorni. Stame bin
@64: la mia non è paura, ma fastidio. Profonda differenza. Non mi piace il mondo “mescolato”. Credo che l’avversione generalizzata degli italiani sia in termini di fastidio, non di paura. Se i sostenitori dell’integrazione ci aggrediscono come il “fenomeno” di qualche commento fa, è chiaro che ci chiudiamo a riccio. Se volete qualche chance di vederci aprire sul tema, dovete proporvi in modo diverso da quel genio. Ma anche l’affidabilità tua o di Merlo non apre porte. La sinistra deve abbandonare il tema dei diritti sopra ogni altra cosa. Infatti state diventando dei “nemici”, o meglio venite percepiti come tali, perché vi schierate con i migranti contro di noi. Ovvio che se date questa impressionr, difficile che apriamo la porta alle vostre idee. Sul tema accoglienza, la sinistra, anziché starnazzare di diritti (altrui), dovrebbe elaborare un modello organizzativo interno, logico e comprensivo: tot accolti per unità di tempo, collocati in tal modo e in tali zone, mantenuti con “tit” risorse finanziarie prelevate nel modo “xy”… ecc ecc ecc. Di fronte ad un piano ragionevole e ben organizzato, i cittadini ragionevoli come me si mettono di sicuro ad analizzarlo. Magari riuscite a convincerci. Se invece la mettete solo sul generico principio dei diritti altrui, in modo elegante alla Merlo o, all’opposto, in modo offensivo da scaricatore di porto, non ottenete nessuna apertura da parte di individui contrari, anzi. La palla è in mano vostra. Parlo di “voi della sinistra”, non solo di voi commentatori qui presenti: se vi va, potete giocavela bene. Ma dovete giocarla voi, non noi. Per noi va bene che restino fuori.
Crovella, certo che per essere uno che dichiara di leggere ennemila quotidiani ne scrivi di inesattezze. Ad essere buoni. Perché spesso sono pure scempiaggini.
Decathlon non ha chiuso i negozi di Calias, ma ha deciso e solo per quei negozi, di non vendere canoe e/o Kaiak per evitare che potessero essere comprati per tentare l’attraversamento della Manica. Negli altri negozi della catena e on-line si possono compare normalmente.
Nessuna ruberia come adombri e tantomeno senza alcun “suggerimento” dall’Inghilterra, me semplicemente una cautela, come dichiarato da Decathlon di natura etica.
Ergo o sei male informato o hai volontariamente distorto la notizia. In ogni caso, la dice lunga.
Per il resto delle tue opinioni, meno male che fra non molto, quelli della nostra generazione fra un po’ ci leveremo dalle palle, per far posto a nuove generazioni più preparate sia culturalmente che professionalmente ai cambiamenti sociali.
“Notevole come con certi argomenti le merde vengano a galla…”
Simili insulti osceni si ritorcono a discredito dell’autore.
Matteo, chi sarebbero le m….che vengano a galla? Chi non la pensa come voi? Forse in questo caso le caso le m…sono patrioti veri che difendono l’Italia da buonisti d’accatto, bell’esempio di democrazia la vostra. Io in Italia con gli italiani sto bene e non voglio altri se tu li vuoi ospitali e mantieneli ma non farlo pagare a me.Come diceva qualcuno molto comodo fare il fr..o con il c..o degli altri. Chi vuole intendere capisce
Siamo sempre il nemico di qualcuno.
Siamo sempre più miseri di qualcun altro.
C’è sempre il più misero di noi.
Tranne quando vediamo il muro.
Notevole come con certi argomenti le merde vengano a galla…
Comunque, è ben vero che “l’Europa è una casa calda, dove c’è un piatto di minestra e soprattutto c’è uno Stato di diritto. Ma lo Stato di diritto, come tutte le cose “belle”, costa, anzi costa moltissimo.” ma il problema è che questo moltissimo l’hanno pagato e continuano a pagarlo fuori dall’Europa.
Puoi provare a continuare a escludere il resto del mondo e procrastinare (con l'”aiutiamoli a casa loro” o la curva dell’elefante), ma presto o tardi il conto arriverà…anzi sta già arrivando con gli occhi a mandorla.
Sarà meglio pensare ad accettarlo e ad ammortizzarlo.
Montagna “scuola di vita”: la paura e’ un salvavita, mai disattivarla, ma se non impariamo a gestirla ci fa diventare prigionieri e immobili, rendendoci più difficile uscire fuori dai problemi nei quali ci siamo cacciati, spesso come conseguenza delle nostre stesse azioni (vedi Iraq, Siria,Afganistan). Amen.
Sempre per la cronaca, non abbiamo bisogno di queste persone, anzi sono comunque un pericolo per il nostro stile di vita
Ps. Solo per la cronaca, va ricordato che dalla rotta orientale transitano persone provenienti dall’Iraq (60%) il resto viene da Siria e Afganistan.
Sig, Merlo, mi riferisco al suo commento n.59, “misero muro che siamo”, misero lo dica ad altri e non abusi delle parole. Io sto bene vivo bene e il mio comfort è salvato da un muro benefico contro i nemici del mio e nostro modo di vivere. Quindi a me le sue considerazioni filosofiche non danno nulla anzi sono di nocumento al nostro mondo occidentale. Non vogliamo gente che ha per obiettivo quello di distruggerci. Mi reputo superiore a certe cose e voglio solo vivere a modo mio facendo le cose che mi piacciono e non pasgare scotti e tasse per gente in cui non nutro nessun interesse
Penso che nessuno voglia imporre nulla a nessuno. Perlomeno non è il mio pensiero. Penso che sia il pendolo della storia che vada oggi in una direzione di maggiore mescolanza. Non è la prima volta, anche se le dimensioni del fenomeno sono sicuramente notevoli.,Ad Halifax ho visto dove arrivavano i piroscafi con i nostri emigrati e i polacchi. Venivano chiusi in gabbie, gli sequestravano tutto cibo che si erano portati, gli davano da mangiare corn flakes e latte (che i nostri pensavano fosse cibo per maiali) e poi dopo vari controlli, smistati su treni più o meno bestiame. I nostri in campagna, i polacchi in acciaieria. Nel museo al porto ho visto un documentario con testimonianze di alcuni italiani che vissero l’esperienza e di un ex poliziotto che la comunità italo-canadese considera un eroe per la sua pieta’. Racconta cosa dicevano di noi e dei polacchi gli altri canadesi. Io e mia moglie siamo usciti in lacrime. E allora non ero stato ancora ammorbidito dalla vecchiaia, che spesso arrotonda o incattivisce il carattere.
Se l’identità non viene toccata l’altro è amico. Accade che il magrebino e il romeno ci salvino. Da nemici divengono amici. Cosï per il sodale che ci ha traditi accade l’inverso. L’identità è composta da pensieri, come anche la realtà. Meglio aggiornarsi dunque per andare oltre il misero muro che siamo.
53-57) Assistiamo ad una accentuata pressione per accelerare il processo di ”integrazione” e ”multietnicita’. Penso che questo renda anche piu’ aspro del naturale il contenedere sul tema. Frasi ad effetto da parte di esponenti primari delle istituzioni , la pubblicita’ commerciale insistente sullo stile ‘colors of benetton’ , omessi o sottaciuti o minimizzati episodi di cronaca nera , il fastidioso accanirsi fuori luogo su termini come xenofobia o razzismo ecc. ecc. L’accettazione o il rifiuto dell’altro richiede un tempo di ‘gestazione’ e di maturazione dell’idea prima e del comportamento poi. Tempo che non e’ concesso dall’assillante insistere di media, istituzioni e faccendieri vari del pensiero unico omologato.
Può darsi che i millenians siano già multietnici nella testa e troveranno più facilità a convivere quotidianamente con gli “altri”. Sta di fatto che molti boomer, come te e me, sono ancora pienamente attivi, anche se non necessariamente tutti sul piano professionale (io a mezzo servizio per altri motivi). Cmq giriamo, andiamo, facciamo… A me non piace la spicciola quotidianità multietnica. Perché la devo subire, a casa mia? Come si può pensare che, a chi non piace il mondo multietnico, questo venga “imposto”? A casa nostra poi. E da chi? Dalla maggioranza dei cittadini? No, la maggioranza non lo vuole ancora, l’abbiamo già detto. Al di là delle considerazioni generali, oggi come oggi è ancora una vera forzatura. Mi domando perché alcuni di voi (che in altri risvolti “strillano” come aquile per la “libertà”), in questo siano così sfacciati da pretendere di imporre un’opinione di minoranza agli altri concittadini… Potremmo avere la libertà di starcene tranquilli a casa nostra? di salire su treni puliti? di girare senza il timore di essere assaliti? di vedere le case pubbliche assegnate ai nostri concittadini bisognosi, senza scavalcamenti dei nuovi? di constatare che i posti di lavoro sono a disposizione di nostri concittadini e non di lavoratori disposti a paghe da miseria? ecc ecc ecc. Quando tutti i boomer avranno liberato il palcoscenico, allora si potrà ragionare in modo diverso.
Nel mio lavoro ho avuto modo di constatare che la capacità di integrare e di integrarsi tra diversi (è facile con i simili) e’ una delle più difficili da sviluppare. I motivi hanno radici profonde, legate ai temi dell’identità che ha cercato di spiegare Merlo nel suo contributo, come spesso gli accade putroppo reso non sempre di facile comprensione a causa del linguaggio. Molto però è legato all’esperienza personale e generazionale. Io negli anni ‘50 avevo in classe (tutti maschi) un bambino tedesco e sembrava molto, molto esotico con i suoi pantaloncini di pelle. Le nuove generazioni crescono in ambienti multietnici. Per loro sarà più facile affrontare il problema in chiave operativa e non emotiva. Bisogna aspettare che i boomer come me tolgano il disturbo. La capacità di integrare e di integrarsi non è sempre necessaria. In alcune fasi e momenti storici della vita della specie può esserlo, con giudizio. Io penso che questo sia uno di questi.
Pasini. Per quanto italiani e tedeschi siano due archetipi opposti (noi scansafatiche ma geniali, loro metodici e ubbidienti), siamo cmq “europei”: l’integrazione non è così complicata. Negli stessi decenni in Germania hanno recepito anche i famosi turchi, ma creando circuiti differenziati: scuole per turchi, lavori per turchi (in genere pesanti e meno gratificanti), sport per turchi ecc. Ora alla terza o quarta generazioni i turchi sono diventati tedeschi a tutti gli effetti, ma c’è voluto tempo e i turchi, per quanto non europei come gli italiani (rispetto ai tedeschi) sono cmq vicini prossimi. Le differenze ci sono, ma in 3-4 generazioni si sono stemperate: salvo eccezioni c’è stato un fenomeno germanizzazione dei turchi immigrati negli anni ’50 e ’60. ora è completamente diverso.
D’altra parte nessuno “vuole” i nuovi. Polacchi, ungheresi, ma perfino i civilissimi britannici. Notizia di qualche gg fa è che Decatlhon è stata “convinta” (dagli inglesi) a chiudere i negozi di Calais e zona limitrofa, perché gli ospiti dei centri migranti acquistavano/rubavano dai magazzini i canotti per tentare la traversata della Manica.
Nessuno li vuole, ci sarà un motivo. Sono convinto che se si facesse un referendum “secco” (migranti si vs migranti no), pur nella cattocomunista Italia prevarrebbe di gran lunga il migranti NO. Figuriamoci nell ‘Europa del Nord e dell’Est. Senza un piano organizzativo sia interno che esterno (aiutiamoli a casa loro) è inevitabile. L’accoglienza deve essere contenuto e controllata. In assenza di capacità/volontà di controllo, meglio non fare entrare: la soluzione non è accoglierli e poi farli bivaccare liberamente davanti alla Stazione Centrale trasformata in una latrina a cielo aperto. Stiamo male noi e continuano a stare male anche loro. Ho risposto ai vari interventi, compresi quelli di chi utilizza più nickname (lo stile si riconosce, anche dai ricordi del passato).
Roberto Pasini, per integrarsi bisogna che ci sia da entrambe le parte una disponibilità e una volonta di farlo, ma se qui in occidente alcuni sono a favore e comunque, obtorto collo, li accettiamo da parte loro non c’è nessuna volontà di integrazion i loro “valori” sono incompatibili con la civiltà occidentale e il nostro modo di vivere. E se permetti a casa mia vivo conme voglio io e non sono certo questi che me lo faranno cambiare. Se poi invece di avere dittatori sanguinari che invece di cibo acquistano armi, con tutte le sovvenzioni a fondo perduto, il terzo mondo dovrebbe essere il primo ormai… Ma non ne hanno la capacità e la cultura del lavoro e dello studio. Noi e loro non siamo compatibili, quindi in ogni modo, ognuno a casa propria da quelli non abbiamo da imparare, vadano dai loro fratelli sceicchi che li prendono a pedate nel sedere se li vedono arrivare…Ma per certa stampa i cattivi siamo noi…che schifo certa stampa ….
I precedenti comunque ci sono. La Germania negli anni 50 e 60 fu in grado di gestire integrandoli circa 9 milioni di Gastarbeiter (lavoratori ospiti), di cui moltissimi italiani. Questi lavoratori compensarano la mancanza di forza lavoro autoctona e diedero un contributo fondamentale alla creazione della potenza economica tedesca. La seconda e terza generazione di quei lavoratori è oggi perfettamente integrata nella società tedesca e alcuni hanno anche posizioni rilevanti. Noi italiani esportammo purtroppo al seguito anche un po’ di organizzazioni criminali nostrane, per le quali siamo ben noti in tutto il mondo. Perché per questo siamo conosciuti oltre ai premi Nobel. Mai dimenticarlo. Ma i tedeschi gestirono anche questo aspetto, anche se non completamente. Le cose dunque si possono fare ottenendone dei vantaggi non solo per salvarsi l’anima e andare in Paradiso. Bisogna volerlo e saperlo fare, senza urlare in modo isterico ed evocare fantasmi. Come sempre.
Commenti 47 e 48: come volevasi dimostrare.
Dimenticavo: chi ha paura dell’accoglienza?
Forse quelli che confondono la lotta alla povertà con la guerra ai poveri?
Crovella (46): grazie, anch’io immagino che in un mondo senza disuguaglianze ci siano pochi motivi di emigrare alla ricerca di condizioni di vita decenti.
Ma intanto che il mondo ideale si realizza, cosa facciamo?
Pur ignorando il problema delle guerre, se nei paesi in via di sviluppo il reddito medio crescesse del tripl0 del tasso di crescita storico, si avrebbe una riduzione dell’emigrazione da questi paesi solo fra alcuni decenni.
Non lo dico io, né la Gazzetta del Buon Samaritano e neppure il Corriere del Buonista, ma ad esempio:
https://www.ilsole24ore.com/art/migranti-perche-retorica-bisogna-aiutarli-casa-loro-non-serve-contrastare-flussi-AEkyNCRF
Nel frattempo?
I numeri sono relativamente contenuti ma creano già molto fastidio, disordine e problemi di sicurezza, perché non c’è un “modello” di accoglienza. Accogliere, oggi come oggi, significa solo far entrare e poi lasciar scorrazzare per il territorio gente che non ha un tetto, si accampa sotto i ponti o nelle stazioni (es Centrale di Milano o Roma Termini), trasformandole in latrine a cielo aperto, oppure occupa case a scapito dei legittimi proprietari, spesso spaccia e/o commette altri piccoli reati, oppure peggio finisce nelle grinfie della criminalità organizzata… anche chi raggiunge una qualche forma di sistemazione (casa, lavoro, figli a scuola ecc) mantiene i suoi usi e costumi, che spesso sono in contrasto esplicito con le leggi o le consuetudini occidentali. es le donne velate. Vuoi vivere qui? Ti occidentalizzi. Non ti va di occidentalizzarti: stattene a casa tua.
Io sono uno che detesta dare del tu al proprio vicino di casa, per non entrare troppo in confidenza con lui, per quanto piemontesissimo, quindi figurati se mi appassiona l’idea di camminare per strada in mezzo a mille etnie diverse… Quindi la mia posizione sul punto è molto radicale (peraltro scevra dal tornaconto elettorale dei sovranismi alla Salvini). Ho pensato così già di fronte alla famosa nave rigurgitante di albanesi, sbarcata in Puglia a metà anni ’90. E penserei la stessa cosa anche se gli intrusi fossero tutti degli ariani albini (bianchi come la neve), quindi non c’entra il colore della pelle o la fede religiosa. E’ proprio un convincimento di base: “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Ciascuno a casa propria. Saremmo tutti più felici. Tuttavia, a parte la mia posizione, è innegabile che il fenomeno vada regolato. Regolarlo qui a casa nostra è impossibile, proprio perché siamo democrazie e non stati di polizia. Meglio quindi che le istituzioni internazionali/sovrannazionali (ONU, Europa, ecc) varino il famoso piano “aiutiamoli a casa loro”: alla fin fine noi singoli cittadini pagheremmo lo stesso (infatti i finanziamenti sovrannazionali vengono prelevati dai contributi dei singoli stati all’organizzazione e tali stati pescano con le tasse dalle tasche dei cittadini), ma almeno avremmo casa nostra pulita, “sana” e sicura.
Gli arrivi mensili secondo i dati Frontex sono aumentati in modo considerevole negli ultimi mesi, ma i numeri sono lontani da determinare un picco , come quello avvenuta a cavallo del 2015. Sempre secondo i dati di Frontex, nel 2021 ci sono stati mediamente 5.425 arrivi al mese tramite la rotta mediterranea centrale (quella che arriva in Italia), 1.465 al mese tramite quella orientale, 1.466 al mese tramite l’africana e 4.364 al mese tramite la via balcanica. I confini orientali si possono quindi qualificare come una rotta minore, nonostante l’aumento relativo della pressione migratoria. Contemporaneamente noi stiamo spendendo circa 460 miliardi all’anno sostanzialmente per mettere in sicurezza le nostre frontiere con l’operazione Frontex. Io mi pongo onestamente tre domande: 1.Depurati dalle speculazioni politiche e dagli aspetti emotivi, sono numeri davvero non gestibili se ci fosse una vera unione europea (una comunita’ di quasi 450 milioni di persone, che invecchia in modo inesorabile e perderà circa 30 milioni di abitanti nei prossimi 40 anni) ? 2. Stiamo davvero spendendo bene tutti quei soldi investendoli in un’unica direzione ? 3. Questo approccio puramente difensivo non ci espone al continuo ricatto degli stati intorno ai che ci speculano sopra? Non ho risposte, ovviamente, come molti fuori del giro ma non riesco, come semplice cittadino, a smettere di pormi delle domande.
48
Fabio Bertoncelli says:
21 Novembre 2021 alle 18:49
Egregio signor Mastronzo, per amor di discussione supponiamo che lei……
Un milione di applausi. Siano in trepida attesa della suarisposta
Egregio signor Mastronzo, per amor di discussione supponiamo che lei, in questa stessa notte, scopra due o tre intrusi nella sua stanza. Proprio in casa sua, non quella di uno sconosciuto Pinco Pallino di cui a lei evidentemente non cale.
Che fa? Accoglie o non accoglie? Vede l’erosione o non la vede?
E supponiamo pure che un tale, nella fattispecie Fabio Bertoncelli, le rinfacci: «Ha paura dell’accoglienza? Si sente eroso nei suoi privilegi? È risentito? È razzista?».
… … …
Che fai tu, placido mastronzo? Dimmi, orsú, che fai?
Esci di casa e vai, contemplando i deserti?
Caro Mastronzo, l’accoglienza non la vogliamo perrchè queste persone ci portano solo costi e nessun vantaggio, anzi sono prontissime a a eliminarci. Sono pericolose per i nostri valori, sono una minaccia sociale, non abbiamo lavoro per noi dobbiamo darlo a loro o pensi di mantenerli tu? Io non voglio che le mie tasse servono a mantenere parassiti, gente che usa i bambini per ricattare gli “animi sensibili” degli Occidentali. Perchè non vanno da ricchi emiri? Perchè li prenderebbero a calci in culo anche se b sono fratelli e dobbiamo accoglierli noi? Prendili a casa tua e mantienili, io non lo faccio
Sì, le due cose si escludono. Se a casa loro ci fossero condizioni di loro gradimento, sia economiche che politiche, queste persone non partirebbero neppure. Lo stesso vale anche per nostri giovani italiani che si vedono “costretti” ad andare a lavorare all’estero perché qui non ci sono condizioni ottimali. Se ci fossero, i nostri giovani non se ne andrebbero.
La non disponibilità verso i disperati che premono alle frontiere europer non ha nulla a che fare con la “paura”. Io non ho paura di perderci. Semplicemente verifico che rslj masse di disperati penserebbero su una situazione logistico-economica che fa già acqua da tutte le parti. Questo vale un po’ per tutte Europa, ma per Italia in particolare. Non riusciamo a risolvere i nostri problemi strutturali, come possiamo pensare di caricarci anche di questi disperati?
Chi ha paura dell’accoglienza?
Forse chi teme di vedere erosi i propri privilegi?
Forse chi prova risentimento verso persone che, ai suoi occhi, valgono talmente poco da non meritare nulla?
E poi: si dice sempre “bisogna aiutarli a casa loro INVECE di farli venire”.
Perché “invece”? Le due cose non si escludono a vicenda.
Ps. “Essere invasi da corpi estranei”: crea subito una reazione difensiva. La prima tana che difendiamo è il nostro corpo, poi i figli e così via…Io sono convinto che se il vaccino fosse stato somministrato su uno zuccherino innocuo, dal proprio medico o in ambienti festosi e familiari alla Mary Poppins (con un poco di zucchero….) e non in hub che ricordavano catene di montaggio industriale o incubi da film di fantascienza si sarebbe vaccinato il 96/97 % della popolazione senza problemi.
La territorialità unita la difesa della propria “tana” è un sentimento arcaico e profondo. Fortissimo. Soprattutto di fronte a situazioni pericolose o vissute come tali. Vi ricordate cosa è successo durante la prima fase dell’epidemia di Sars Cov 2? Le liste dei foresti e la minaccia di espulsione da alcune regioni dei non residenti? Sentimento profondo e altrettanto potente della commozione e della pietà quando vediamo un nostro simile soffrire ingiustamente, soprattutto un bambino (a parte i soggetti che hanno una personalità simile a quella dei serial killer, indifferente alla sofferenza altrui). Cosa che ben sanno i mendicanti zingari. Quando entrano in funzione questi sentimenti profondi è difficilissimo fare un discorso pragmatico e operativo sulla gestione dei flussi migratori, basato su numeri e provvedimenti concreti e non simbolici. In più qualcuno, ben consapevole della psicologia delle masse (sia in senso difensivo che pietistico) ci marcia per i suoi obiettivi. Un po’ come succede per altri argomenti che tanto ci hanno fatto discutere su questo blog. Così è.
A parte il problema sicurezza e degrado a casa nostra, l’alro tema di rilievo è quello economico. Chi paga per mantenere i nuovi arrivati? Bisognerebbe lasciare a ciasuno di noi la possibilità individuale di scelta. Solo chi crede nell’accoglienza, era un contributo, gli altri possono astenersi. Voglio vedere però quanti dei sostenitori dell’apertura faranno seguire i versamenti dalle loro tasche! Se volete esser coerenti, dovete esserlo fino in fondo. Altrimenti si alimenta in questi disperati solo l’illusione che qui li “vogliamo”. Ci sono alcuni che proprio non li vogliono e altri, come voi, che a parole li vorrebbero, ma all’atto pratico non cacciano una lira. il risultato è analogo.
Gli ultimi cliché li maneggiai negli anni ’90 su un superEgeria Nebiolo piemontese. A ricordar bene sempre intorno a quei anni su ai Cadini di Musurina dopo che il mio compare e compagno di cordata Orfeo si era ferito ad una mano e varie escoriazioni causa un scivolata a metà parete ,la cordata dietro a noi ci superò molto in fretta chiedendo con poca coscenza, banalmente se avessimo bisogno di loro…l ultima cosa che mi venne in mente allora come adesso e’ chiedermi che credo e colore politico avessero…
Se si parla di diecimila..cinquemila dollari a testa pagati a vari passeur..e se le motivazioni delle migrazioni fossero solo economiche ,nei luoghi di partenza non potrebbero investirli in attivita’ economiche?Paradossalmente non ci resta che sperare nella Cina e nei suoi investimenti in Africa, Asia .Investono pure attraverso societa’ di comodo in aziende produttrici di droni militari in Italia!
LorettaNapoleoni.”Mercanti di uomini”, ma oltre che mercato, c’e’ un uso dei migranti come arma di pressione politica da parte di regimi che hanno un doppio sistema di valore della vita umana. Stratosferico per i gerarchi sardanapaleschi e quasi nullo per i comuni cittadini, sotto zero per giornalisti ed oppositori.
Assolutamente no, entrambi sono la negazione dei valori occidentali e quindi ne richiedono e impongono l’eliminazione.
Disastro mischiare, confondere o mescolare islam e islamismo. Grave.
Sopratturro adesso integrazione impossibile con certe persone, che vogliono solo essere mantenute, tutti diritti e nessun dovere. Inoltre è come allevarsi serpi in seno in quanto il loro primo obiettivo è la distruzione dell’occidente infedele
Inoltre, l’integrazione in senso stretto, di qualunque ordine, oscilla tra possibile e impossibile in funzione delle proporzioni numeriche tra le parti.
Contrapposizione di pensieri perdenti. Non se ne esce 1) La immigrazione è controllabile solo in uno stato di polizia ,cosa che le democrazie occidentali non sono ,e quindi aspettiamoci sempre più ‘stranieri’ a battere cassa alle nostre porte. Opporsi vale a rallentare il flusso non a fermarlo. I muri falliscono sempre.2) Anche per la ‘complicita’ un po’ fessa di chi pensa che le colpe passate dell’Occidente vadano rimediate con la accoglienza senza condizioni e la integrazione , concetti da libro Cuore estranei alla logica ed alla verità delle cose e dove a pagare è sempre Pantalone. E mentre ci si accapiglia su questioni di principio si erode la base del pensiero comune, e si presta il fianco al piano (voluto o casuale) socioeconomico sovranazionale di cui parla Merlo, in buona definitiva l’annichilimento del mondo etico- morale nel quale siamo cresciuti. Amen
Non solo.
Le primavere arabe, le recenti guerre e i relativi flussi migratori sono espressioni dell’intento egemonico americano. Incluso tenere l’Europa e diversi suoi paesi militarmente ed economicamente vincolati.
E l’esportazione della democrazia, opera per quanto assurda – facciata o no – è già stata tentata e ovviamente fallita.
Se l’Europa non abbassa il costo del lavoro, e per questo servono i migranti, non avrà difese nei confronti della Cina. Non potrà più fare corpo con gli Usa e la Nato.
Le modalità confuciane del neocolonialismo cinese in Africa e in Sud America stanno funzionando e alimentano il potere di Xi.
Insieme ad altro, i flussi migratori non riguardano l’Italia e l’Europa ma il mondo, fanno parte della guerra planetaria in atto, nei confronti della quale l’Italia non ha neppure la forza di un pedone.
31.
Si l’occidente c’è già stato con le colonie.
E ha cercato di portargli via il più possibile.
Sempre colpa dell’Occidente, ma se non vi va andate voi a casa loro…se vi vogliono….
A casa mia entra chi voglio Io
Ma l’Occidente non ci è già stato a casa loro?
Rileggiti tutta la frase, sennò non focalizzi il concetto. Significato: dove li stiperesti, tutti sti disperati? come li sfami? che prospettive offri loro? chi li mantiene? ecc ecc ecc. La soluzione NON è accettarli a dormire sotto i nostri ponti (come per lo più accade ora), ma agire a casa loro: scuole, ponti, ospedali, welfare, democrazia, cultura, istruzione. In parole povere: non sono loro che devono spostarsi verso l’occidente, ma è l’occidente che deve arrivare a casa loro. Finché avremo, qui da noi, individui che non “colgono” questo concetto, il problema migratorio non si risolverà. Ammesso di far entrare questa specifica ondata che preme fra Bielorussia e Polonia, fra un mese ce ne sarà un’altra e poi un’altra ancora… non è quella la soluzione, anche da parte di chi è animato dai più nobili sentimenti umani.
Ti sei gia risposto da solo
LEGGASI: Oggi sono in ballo numeri che rendono impossibile la cosiddetta ACCOGLIENZA sul piano organizzativo ed economico.
Avete dei cliché in testa che lasciano attoniti. “Appassionati di montagna solo intrisi di solidarietà ed empatia” Ma dove? In montagna ci va il “rosso” come il “nero”, con tutte le sfumature intermedie. Ma soprattutto un conto è l’ideologia politica, un altro l’approccio alla montagna. Ho conosciuto alpinisti, di esplicita fede comunista, per i quali in montagna “pietà l’è morta”, forse non si sarebbero fermati neppure incontrando un infortunato sanguinante, tanto erano concentrati sulle loro performance alpinistica. Al contrario conosco persone, comunemente classificabili “conservatrici”, che invece hanno molta disponibilità sul piano umano. La montagna è come un libro aperto, ognuno scrive il proprio romanzo. Non esiste UN SOLO romanzo, ma INFINITI romanzi da scrivere sulle pareti. Detto questo, il tema delle migrazioni attuali non è minimamente confrontabile con quelle passate, meno che mai di secoli e secoli fa. Oggi sono in ballo “numeri” che rendono impossibile la cosiddetta sul piano organizzativo ed economico. Chi non lo vuole focalizzare è molto superficiale. Inoltre le zone da cui gli attuali migranti scappano hanno dei profondi problemi o ambientali (es siccità) o politico-istituzionali, che occorre sanare, altrimenti i flussi non si arresteranno. Che cosa ipotizzate? Che 8 mld di individui (tendenti a diventare 10 nel giro di poco tempo) vivano tutti insieme ammassati in Europa? Anche avendo i più nobili sentimenti umani (caratteristica che non mi appartiene, quanto meno in modo completo), questa eventualità è oggettivamente ingestibile. Prima o poi è necessario affrontare i problemi e smontare le cause che innescano i flussi. Tanto vale iniziare già adesso: cosa ci guadagniamo a rinviare?
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Banali verità per tutti.
Insondabili misteri per gli ideologici.
L’accoglienza ha una psicologia.
L’invasione ne ha un’altra.
Tutti oscilliamo tra le due.
L’accoglienza non impone.
L’invasione impone.
Vale per il razzista e per l’uomo con il tweed e le clarks.
Ho un dubbio, come mai sul modello democratico occidentale si gettano secchiate di m**a, e poi tutti anelano a rifugiarsi in questo mondo strapieno di “vizi e turpitudini e finanza e multinazionali e infedeli?”
Antonio
Ci ricordiamo solo quello che ci fa comodo.
Dimmi chi sono e non mi dire chi ero.
Quando Mario Rigoni Stern busso’in Russia per la seconda tragica volta qualcuno nell’isba apri’ la Sua porta e gli salvo la pelle.
Non era un profugo ma un italiano invasore ( che e’anche peggio) come tanti e tante altre volte nel passato della nostra storia.
Empatia e umanità dovrebbero entrare nel lessico di chi gestisce ora quella frontiera Polacca e proprio per coerenza con gli appelli (ignorati) e le difficoltà che abbiamo noi nel mediterraneo non possiamo girare la testa e far finta di nulla.
Italia = contaminazione
La faccio io una domanda.
L’avete mangiato il cuscus?
I pomodori?
Le patate?
ENRICO, A casa tua entrano tutti? No? Allora sei un incoerente buonista. A casa mia entra solo chi voglio io, e così deve essere nella nostra Patria, solo chi vogliamo e chi è invitato, non i clandestini.
Consigliare uber alles.
Enrico. “Un ambiente dove l’altruismo e la solidarietà sono di regola”. Con tutto il rispetto: Retorica. Gli alpinisti/amanti della montagna rispecchiano i diversi orientamenti del resto dell’umanità in un determinante momento storico. Dentro questo segmento, oggi come ieri, c’è dunque di tutto e la storia dell’alpinismo lo dimostra. Dall’anarchico al conservatore, dal randagio al cane da guardia…….Essere alpinisti significa poco rispetto a come ci si orienta su altri problemi. Le correlazioni sono blande se si considera l’insieme e non singoli gruppi sociali, locali, generazionali o temporali che sono più omogenei. Anche chi pensa che la montagna sia “scuola di vita” ha diverse visioni di cosa questa scuola dovrebbe insegnare. Basta leggere le baruffe tra noi che interveniamo su questo blog (che peraltro rappresentiamo solo una nicchia di una nicchia). Quindi io suggerirei di non confondere i piani e di tenerli distinti, così si evitano anche le delusioni conseguenti ad aspettative eccessive.
Vorrei rispondere a Fabio Bertoncelli: chi è disposto a rischiare la vita per venire da noi, non lo chiamerei intruso ma disperato, visto che morire per morire, è disposto anche rischiare il tutto per tutto pur di avere un avvenire migliore. Aiutiamoli a casa loro: io nel mio piccolo quando son stato in missione diversi anni fa in Afghanistan ho cercato di farlo; poi come sia andata a finire lo sappiamo tutti fin troppo bene. Quando sei nella disperazione più totale, sei disposto a fare qualsiasi cosa pur di cercare di salvare non solo te stesso, ma soprattutto i tuoi cari se sono accomunati dal tuo stesso destino di profugo. E non ci sarà mai un muro abbastanza alto che tu non possa provare a scavalcare. Le migrazioni si può cercare di controllarle, sopratutto con l’accoglienza, ma non si potranno mai fermare sul lungo termine
Ogni abitante del pianeta deve potersi recare e vivere dignitosamente ovunque, a una condizione però: esclusivamente nella legalità e nel rispetto dei diritti e dei doveri acquisiti da quella popolazione.
Fabio la nostra casa Italia e gli italiani, dalle Alpi alla Socilia, sono il risultato di secoli di immigrazioni.
Lombardia = Longobardi
Magnia Grecia = Calabria , Sicilia
Enrico, anziché ricorrere a comode e stantie accuse di filosovranismo (sic), argomenta e rispondi alle domande che ho posto sulla questione. Grazie.
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In quanto all’essere cittadini del mondo, ciò non implica aprire la propria casa a tutto il mondo; tanto meno tollerare che in casa propria possa entrare impunemente, a suo piacimento, il primo che passa. Riesce cosí difficile capirlo?
9 Enrico mi lego anche io alla tua cordata.
Siamo cittadini del mondo.
Mattarella, il presidente della Repubblica, poco fa al telegiornale ha detto: il vaccino ci ha salvato la vita.
Ho subito pensato ai genitori di Camilla Canepa (la ragazza genovese morta a causa del vaccino anti covid nel giugno scorso) e agli altri che hanno avuto la stessa sorte.
E come essere umano per i muri ho provato una grande vergogna.
Testo di un cattocomunismo melenso, dentro tutti, dal vangelo a Mattarella ai sogni dei bambini ,viene buono anche zio Putin. Ma dei presunti 876.000 quanti hanno bussato ? I più (e più) sono entrati di forza pagando per potere violare la legge di un paese sovrano, come di forza sono stati portati alla guerra i presunti 4.000 del confine polacco. Gli ultimi della terra non sono qui, sono altrove…
9 Enrico mi lego alla tua cordata.
Tiri alterni?
Su un blog di alpinisti e di appassionati di montagna, un ambiente severo dove l’altruismo e la solidarietà sono la regola, mi sarei augurato di leggere commenti meno filosovranisti e più solidali nei confronti degli ultimi della terra. Grande delusione
Spero che sia stato detto per scherzo…la Cina è il peggior paese per tutto, da evitare e boicottareper quanto possibile
Meglio essere un protettorato cinese che milanese.
https://youtu.be/hS19W1WOQRg
Peccato che le migrazioni siano opera progettata dell’ormai dichiarato Grand Reset. Riduzione costo del lavoro, aumento precarietà, distruzione tradizioni e confini, fame di “integrazione”/nuovi mercati, nuove polizie, eserciti, stravolgimento digitale nei confronti dell’ultima generazione analogica.
Correggere penultima riga commento 4: Africa Orientale (non Occidentale)
In contrasto alla drammaticità umana di spicciola quotidianità (per alcuni anche fatale: pare che nelle scorse ore sia morto un bimbo per il freddo proprio in quelle zone), il problema è molto più ampio e richiede di essere affrontato a livello globale. Il punto vero NON è accogliere i disperati (che siano i naufraghi in mezzo al Mediterraneo oppure quelli che premono al confine polacco) pur di salvarli, ma risolvere la criticità a livello mondiale. Altrimenti avremo sempre nuove e successive ondate di disperati che bussano ai nostri confini: l’Europa è una casa calda, dove c’è un piatto di minestra e soprattutto c’è uno Stato di diritto. Ma lo Stato di diritto, come tutte le cose “belle”, costa, anzi costa moltissimo. Non possiamo pensare di accettare all’infinito torme di disperati e mantenerli come è accaduto finora. Non abbiamo risorse all’infinito (oltre a non avere spazio, fisico e ideologico). In effetti l’Europa è una barca che sta già affondando per “eccesso” di peso imbarcato. Alcuni Paesi come l’Italia. registrano di fatto standard sociali da terzo mondo (non in tutto lo spaccato sociale, ma a macchia di leopardo). I Paesi ex comunisti, dopo decenni di dittatura e di tiro della cinghia, non vogliono rischiare di intaccare la ritrovata ricchezza. L’unica cosa che si può ipotizzare è una politica mondiale che risolva i problemi (economici, politici, ambientali) in tutto il pianeta, in modo tale che non partano neppure le ondate migratorie. AIUTIAMOLI A CASA LORO. Se non erro lo diceva già Marco Pannella negli anni ’90: non certo un fascista abominevole. Il punto è che i “nuovi” ricchi mondiali (cinesi, asiatici, arabi, indiani ecc), che dovrebbero assumersi il maggior costo di tale azione, non hanno nessuna voglia di farlo. Non gliene sbatte niente, a meno di avere qualcosa in cambio: per es tutta l’Africa Occidentale è già praticamente in mano ai cinesi, è quasi un loro protettorato. Fra un po’ lo sarà tutto il mondo.
Casa vostra non ha muri? Muri, porte, recinzioni? Forse anche sistemi di allarme, per proteggere la vostra famiglia.
Voi, a casa vostra, accettate solo chi desiderate? o prendete dentro chiunque si affacci alla porta?
Voi, a casa vostra, tollerate intrusi? In particolare, intrusi che si sono intrufolati di nascosto?
Voi, a casa vostra, ammettete sconosciuti di cui ignorate tutto?
Voi, a casa vostra, ospitate a vostre spese il primo che si presenta?
Voi, da casa vostra, non scacciate gli intrusi? non chiamate la polizia?
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L’Italia è casa nostra.
Articolo dominato da buonismo e pietismo d’accatto. nessun rispetto per la sovranità di uno stato sul suo territorio e sulle proprie necessità di volere SOLO chi si vuole a casa propria e non possa entrare chiunque
Il tono cattolico-caritativo dell’intervento di Domenico Gallo è inficiato da Certamente queste persone sono state portate alla frontiera nel quadro di una politica cinica che sfrutta la loro disperazione come merce di scambio politico o come rivalsa verso le sanzioni che la UE ha adottato nei confronti della Bielorussia, che rientra perfettamente nella propaganda occidentale, (media dominanti al seguito delle armate Usa-Ue ) contro un paese sfacciato che rifiuta di farsi inghiottire dall'”Occidente della democrazia e dei diritti umani”