CAI Eagle Team Oman 2025 – 2

CAI Eagle Team Oman 2025 – 2
di Marco Ghisio
(pubblicato su Annuario del CAAI 2025-2026)

CAI Eagle Team – Oman 2025
Le relazioni delle nuove vie

La spedizione è tornata a casa con ben 12 vie nuove, che arricchiscono il patrimonio alpinistico omanita e rappresentano un ulteriore stimolo per la conoscenza di un territorio che si presta particolarmente all’arrampicata su pareti di varia lunghezza e diverso impegno, sempre su roccia di qualità.

1 – Via Old style
Al Hamra Tower, East summit, parete nord – 175 m; VI – 22 febbraio 2025 – Mauro Florit e Francesco Leardi.

Relazione:
Attacco all’estrema destra della parete su un ripiano con ometto.

L1 – Placca appoggiata fino sotto grandi tafoni che si superano a sinistra con passaggio atletico, proseguire per facile fessura e successiva placca appoggiata fino alla base di un diedro giallo. Sosta su spuntone. 45 m, IV, V+, IV+.

L2 – Dalla sosta traversare a sinistra e mirare ad una fessura che porta sotto uno strapiombo che si evita traversando a sinistra fino ad arrivare in un diedro che si segue sino ad un arbusto con spuntone per sosta. 45 m, IV, V+, IV+.

L3 – Traversare a destra per imboccare una fessura atletica ma ottimamente appigliata (usato un chiodo, tolto) fino a raggiungere il filo dello spigolo che si risale per altri 10 metri fino alla sosta su spuntone. 30 m, VI-, IV.

L4 – Dalla sosta in obliquo ascendente a sinistra fino ad un cordone (già presente) poi in verticale per bellissima placca lavorata fino ad arrivare con un passo delicato in una rampa camino che porta alla sosta su due fix. 40 m, IV+, VI, V.

L5 – Tratto in comune con la via En attendant les Lents. 15 m, 6a.

Mauro Florit su Old Style

Discesa:
a piedi come per le altre vie.

Nota: Bella via su roccia ottima. La via è facilmente proteggibile con una serie di friend. Parete all’ombra fino al pomeriggio. L’ultima lunghezza è in comune con l’itinerario a fix En attendant les Lents.

2 – Via Evening coffee
Jabel Fokha, East Summit – 180 m; VIII+ max – 22 febbraio 2025 – Riccardo Volpiano e Marco Cocito

Relazione:
L1 – Attaccare l’evidente fessura ad arco rovescia verso destra e seguirla fino ad un grosso diedro camino che si segue verso sinistra. Dopo un ultimo ribaltamento, quando terminano le fessure, attraversare a destra in placca fino alla sosta con 2 spit. VIII+.

L2 – Puntare a una fessura a destra, risalirla fino a quando si allarga e prosegue verso destra sotto un tetto fino a un blocco incastrato; da qui proseguire nella fessura soprastante fino a giungere su un terrazzo con un blocco enorme. Salire sopra il blocco e puntare ai buchi in alto a sinistra, aggirare lo spigolo a sinistra ed entrare in un buco enorme. Dal buco uscire a destra e per facile placca giungere in sosta a destra alla base di un diedro fessurato (spit + friend). VI+.

L3 – Risalire internamente il diedro fessurato poi seguire a lungo il facile spigolo sulla sinistra senza entrare nel canale alla sua destra. Sosta sulla cengia al termine dello spigolo da attrezzate su masso. VI, poi IV.

L4 – Puntare all’evidente fessura orizzontale soprastante e seguirla verso destra fino a quando un esile fessurino verticale permette di ribaltarsi al di sopra. Traversare ancora a destra ed entrare nel diedro canale. Risalirlo brevemente fino ad individuare una serie di buchi e 2 clessidre sulla destra. Raggiungere la seconda clessidra e poi traversare a lungo a destra in orizzontale o in leggera discesa, finché un diedrino fessurato permette di uscire sul plateau sommitale. Sosta da attrezzare a friend su cannellures. VII.

Discesa:
a piedi aggirando la parete.

Nota: La sera prima della via un gruppo di 10 omaniti ci è venuto a trovare presso il nostro accampamento e ci ha offerto 2 thermos di caffè. Inizialmente un po’ spaventati, ci siamo resi conto che è invece una usanza locale offrire caffè agli estranei anche se le uniche parole inglesi che conoscevano erano coffee e yes. Questa via è dedicata a loro e al fatto che il primo tiro ti dà una bella sveglia, come il caffè. Una bella esperienza, senza utilizzo di spit se non per le prime 2 soste. Una linea autonoma se non per brevi tratti in comune con altre vie, un traverso finale esposto e molto panoramico.

3 – Via Habibi
Wadi Misfat Al Abriyeen – Eid Mubarak – 120 m; V+ – 25 febbraio 2025 – Mauro Florit e Francesco Leardi

Relazione:
L1 – Una splendida placca lavoratissima di roccia scura porta ad un terrazzo, poi uno speroncino e facili placche. Sosta su ponte naturale con cordino per calata lasciato. 45 m, IV+.

L2 – Salire direttamente ad una piccola pianta poi per placche lavorate si giunge ad un’ampia cengia che si percorre verso destra con passo del gatto per una decina di metri fino ad un masso incastrato nel diedro. 30 m, IV.

L3 – In verticale per qualche metro poi traversare a sinistra per bellissime lame. Con leggero obliquo a sinistra fino al termine delle difficoltà. 45 m, V+, IV+.

Discesa:
traversare sul bordo della parete verso sinistra fin sulla verticale del diedro sottostante. Doppia da 30 m attrezzata su arbusti fino all’ampia cengia. Seconda doppia da 20 m attrezzata su grande blocco porta alla sosta del primo tiro. Terza doppia da 45 m porta alla base.

Nota: Corta ma bella via su roccia ottima. L’attacco si trova al centro della placca compatta circa 40 metri a destra del grande diedro. Ometto alla base. Discesa in doppie attrezzate.

4 – Via Feel free to create
Wadi Misfat Al Abriyeen – 120 m; 6c max, 6a+ obb – 25 febbraio 2025 – Riccardo Volpiano ed Erica Bonalda

Relazione:
L1 – attaccare la placca a gocce e erosioni sulla verticale di un gruppo di cespugli fino a uno spit. Superarlo, poi seguire dei facili gradoni verso sinistra fino a giungere su un terrazzo con grosso blocco al di sopra del quale si trova la sosta su due spit. 5.

L2 – attraversare a sinistra e infilarsi nel bucone, poi alzarsi verso sinistra puntando al buco grande successivo. Continuare dritti sfruttando le fessure fino a raggiungere una zona più abbattuta che permette di traversare a sinistra puntando a una evidente rampa fessura che permette di raggiungere una pianta. Sosta su friend. 6a+.

L3 – traversare a destra fino ad una grossa clessidra alla base di un diedrino fessurato con 2 piccoli buchi. Risalirlo brevemente, ribaltarsi sulla placca a destra e risalirla fino a un terrazzino. Superare il muro successivo (spit) e proseguire dritti fino in sosta a spit posta vicina a un albero. 6a+.

L4 – ribaltarsi nel diedro svaso a sinistra della sosta fino a entrare nella grossa nicchia soprastante. Traversare a destra fino a un fessurino con arbusto che permette di ribaltarsi al di sopra e superare un blocco appoggiato verso destra. Da qui, dritti senza percorso obbligato fino in cima. Sosta su friend. Passo di 6c/A0, poi 6a.

Discesa:
individuare la sosta di calata in basso, dietro a un grosso blocco, a sinistra (faccia a monte). Doppia a S3, poi S1.

Note: Sentirsi liberi di scegliere la propria linea su una parete vergine e soprattutto di “creare” le prese necessarie per superare il passo chiave e non solo. Infatti, in alcuni punti la roccia ha richiesto un po’ di bonifica. Abbiamo aperto la via seguendo le linee di debolezza e soprattutto la roccia migliore e più solida. Per Erica è la prima via aperta dal basso con il trapano (usato comunque con moderazione, solo 2 spit di progressione e alcune soste). 4 lunghezze con difficoltà costanti, con un solo passo più difficile. Roccia dal grip eccellente, a tratti eccessivo, che richiede a volte attenzione. Panorama dalla vetta sull’oasi all’inizio del canyon dove si trova la parete.

5 – Via Sciugomano
Parete ovest di Misfat Al Abriyeen – 115 m; 7c+max, 6c obb – 25 febbraio 2025 – Matteo Monfrini, Lorenzo Toscani e Marco Cocito

Materiale: 1 serie completa di totem, più un micro 0.1, un 3 e un 4 per la sosta sotto il tetto.

Avvicinamento:
da Al Hamra parcheggiare al Misfat Al Abriyeen visitor car parking. Proseguire a piedi verso il canyon andando verso nord. Camminare 15/20min, avendo cura di attraversare sul lato ad ovest del canyon puntando un evidente strapiombo a centro parete.

Relazione:
La linea segue un sistema di fessure per i primi due tiri per poi superare uno strapiombo tecnico. Spit presenti solo dove non è possibile proteggersi altrimenti.

L1 – Seguire la logica fessura fino a fare sosta su spit. 6a+, 30 m.

L2 – Continuare per fessura e poi per roccia gialla sulla sinistra. Sosta a friend sotto il tetto. 6b, 30 m.

L3 – Uscire dal tetto con passo atletico per poi affrontare un passaggio tecnico. Concludere il tiro obliquando a sinistra per poi raddrizzare. Sosta su spit. 7c+, 30 m.

L4 – Proseguire per facili roccette per fare sosta a friend fuori dalle difficoltà. IlI, 25 m.

Discesa:
proseguire a sinistra per trovare una linea di soste attrezzate sulla via adiacente. La prima calata si trova nei pressi di un albero, sotto un grosso masso. Si consiglia di fare tutte le calate per non impigliare le corde sulla roccia assai abrasiva.

Note: È sconsigliato unire i tiri per via dell’attrito delle corde.

6 – Via Dreaming the Tower
Jabel Kawr, Said Wall, parete nord – 400 m + 250 m di zoccolo; VI – 27 febbraio 2025 – Riccardo Volpiano e Mauro Florit

Avvicinamento:
dal termine della strada sterrata salire senza via obbligata verso la base della torre. Giunti sotto la verticale si nota un’ampia cengia che percorsa facilmente verso sinistra porta al filo della cresta. Salire senza via obbligata puntando alla base della torre. Passi II grado.

Relazione:
L1 – Salire le fessure a sinistra delle erosioni tafonate rosse, 30 m. Sosta su arbusto, V.

L2 – Continuare per splendida placca lavorata, 30 m. Sosta su arbusto, IV+.

L3 – Salire direttamente puntando alle erosioni tafonate al centro del pilastro, 50 m. Sosta su clessidra, III+.

L4 – Obliquare a destra per una bella rampa lavorata. 50 m. Sosta su friend. V-.

L5 – Ancora dritti per la rampa fino al filo dello spigolo in un ampio terrazzo, 45 m. Sosta su clessidra, V-.

L6 – Salire il filo dello spigolo fino in cima alla torre, 40 m. Sosta su spuntone, VI.

Dalla cima scendere in doppia verso la sottostante forcella. Spostarsi sotto la parete principale alla base di un tetto fessurato.

L7 – Salire la fessura a destra del tetto poi continuare per placche abbattute, 55 m, sosta su friend. V+ poi IV.

L8 – Diedrino poi placche facili, 55 m. Sosta su friend. V poi IV.

L9 – Ancora facili placche fino al termine delle difficoltà, 50 m, IV.

Discesa:
salire in obliquo verso destra puntando alla base di una grande torre. Traversare sempre verso ovest sul ciglio della parete. Non ci sono ometti ma seguendo la logica di discesa si accede a un ampio canale detritico. Con due doppie da 30 m su alberi (non attrezzate) si perviene alla base dell’immensa e ripida parete del Said Wall.

Note: Bella via di stampo classico che raggiunge prima l’evidente torre che si stacca dalla vasta parete del Said Wall. Poi con una corda doppia si raggiunge facilmente il colle da dove con altre tre belle lunghezze di corda si arriva al termine delle difficoltà.

7 – Via Drips of Joy
Jabel Kawr, Said Wall, Al Kumeira – 500 m; 7b max, 7a obb – 1-2 marzo 2025 – Marco Ghisio, Matteo Monfrini e Riccardo Volpiano

Materiale: serie completa di Totem, microfriend, doppi medi fino al #3 e un #4.

Avvicinamento:
da Al Kumeira, seguire la cresta fino a un altipiano (1h 30’), si affronta quindi lo zoccolo seguendo il terreno più semplice con passaggi di lll/V.

Relazione:
L1 – 60 m, 7b. Superare un breve strapiombo su fessura gialla lavorata, poi seguire una fessura sotto un tetto. Rimontare nel diedro fin sotto un tettino, quindi traversare a sinistra superando uno spigolo. Continuare su placca fino alla sosta (1 spit + possibile micro). Possibile sosta intermedia a inizio diedro su friend.

L2 – 30 m, 6c (3 spit). Sequenza verticale su tacche nette, seguita da un traverso a destra lungo una fila di spit. Sosta su 2 spit.

L3 – 30 m, 7a+ (1 spit). Traversare a sinistra su prese buone, ribaltarsi con passo difficile e salire dritti a una nicchia sotto un tafone. Sosta su friend nella fessura centrale.

L4 – 45 m, 6a. Salire dritti fino a una comoda cengia, rimontare e proseguire a destra fino a una seconda cengia. Superare il tetto nel punto meno pronunciato e continuare dritto. Sosta su terrazzo, a friend.

L5 – 45 m, 6b+. Seguire due spit su placca a gocce, poi proseguire dritti fino a una piccola cengia. Sosta su friend (#3 e #4).

L6 – 50 m, VI/6a. Traversare a destra puntando una pianta, poi salire verso una nicchia tra grandi tafoni. Sosta su friend (#1 + #1).

L7 – 45 m, 6b/VI+. Uscire a sinistra dei tafoni, quindi proseguire dritti lungo fessure e lame. Ribaltarsi sulla rampa a sinistra e salire fino alla nicchia più alta. Possibile sosta intermedia su albero (recupero saccone).

L8 – 45 m, V+. Obliquare a sinistra, poi raddrizzarsi. Superare un piccolo tetto e proseguire dritti. Sosta su pianta.

L9 – 30 m, V. Aggirare a destra il diedro soprastante, poi obliquare a sinistra fino alla cresta finale. Sosta su clessidra e friend #1.

L10 – Circa 200 m, III. Proseguire fino alla cima, in obliquo a sinistra.

Discesa:
dalla fine della via, traversare a mezza costa fino all’anfiteatro tra la parete salita e Said Wall. Scendere il secondo canale fino a una gola con salto di roccia, quindi traversare a sinistra fino a un albero inclinato per una doppia da 40 m (o 30 m + disarrampicata). Dalla spalla rocciosa, proseguire a sinistra costeggiando la parete, poi disarrampicare un canale fino a una zona più abbattuta. Seguire le cenge esposte fino a una cengia più ampia che traversa a destra, restringendosi progressivamente. Dopo un tratto stretto ed esposto, raggiungere un albero per una doppia da 30 m. Traversare poi in diagonale a destra fino alla dorsale che riporta al pianoro e ad Al Kumeira (2 h).

Note: Pur affascinati dall’estetica dei tafoni nella parte alta, gli apritori han dovuto deviare alla loro sinistra per roccia troppo friabile. Dopo la fessura strapiombante ad arco appena sopra lo zoccolo, si sono trovati davanti a muri compatti a gocce, che hanno reso la scalata impegnativa e di grande soddisfazione. L’apertura ha richiesto il bivacco in parete. Via parzialmente attrezzata, con spit solo nei passi chiave. Soste su friend o alberi, salvo dove diversamente indicato. Possibili soste intermedie per una progressione più comoda con il saccone.

8 – Via Patatonia
Jabel Al Wal, parete ovest – 250 m; VII – 1 marzo 2025 – Lorenzo Toscani, Marco Cocito, Mauro Florit e Francesco Leardi

Avvicinamento:
seguire la diramazione verso il Wadi Damm della strada asfaltata a sud del Jabel Misht, che collega Al Ayn a Sint. La traccia porta fino sotto alla parete (23.1731457N, 57.0284205E). Dal parcheggio in circa 20 minuti si arriva all’attacco. La linea sale lungo la colata bianca di sinistra, più larga e meno evidente di quella di destra. Ometto alla base.

Relazione:
L1 – Dal chiodo ad anello arancione salire il diedrino alla sinistra e per splendida placca lavorata si arriva in sosta alla base del canale. Sosta su uno spit rock, 45 m, IV.

L2 – In obliquo a destra per rampa fino a uscire a destra su bellissima roccia articolata. Ancora a destra per una fessura che porta in cima a un pilastro. 45 m, V+, sosta su uno spit rock.

L3 – Traversare in orizzontale a sinistra, chiodo lasciato, per 10 m fino a un ponte naturale con cordino azzurro, poi in verticale per altri 15 m fino alla sosta su uno spit rock. Lasciato un nut incastrato. 25 m, 7, poi V+

L4 – Salire la fessura a sinistra della sosta puntando al camino che si risale fino al ballatoio di sosta, uno spit rock, 45 m, V.

L5 – Salire la fessura a sinistra fino al suo termine, poi per splendida placca lavorata si giunge alla sosta su cengia inclinata. Sosta su friend, un nut lasciato, 30 m, VI+.

L6 – Rimontare la placca ascendente a sinistra fino ad una fessura articolata che torna leggermente a destra e punta a un camino. Sosta su un chiodo, 60 m, IV+.

Discesa:
dall’ultima sosta salire per sfasciumi al termine della parete. Proseguire per la pietraia verso est e scendere all’oasi. Seguire poi la strada sterrata a sinistra per rientrare al parcheggio.

Note: Bellissima via che percorre la parete del Jabel Al Wal, probabilmente mai salita (toponimo fornito da un pastore). Le soste sono rimaste attrezzate.

9 – Via Dattero d’oro
Jabel Al Wal, parete ovest, 220 m; VII – 3 marzo 2025 – Marco Ghisio, Mauro Florit e Francesco Leardi

Avvicinamento:
seguire la diramazione verso il Wadi Damm della strada asfaltata a sud del Jabel Misht che collega Al Ayn a Sint. La traccia porta fino sotto alla parete (23.1731457N, 57.0284205E). Dal parcheggio in circa 20 minuti si arriva all’attacco. La linea di salita è evidenziata, nella prima parte, da un diedro ascendente verso destra, e nella parte alta da uno strapiombo fessurato di roccia rossa con marcata fessura grigia. Entrambi questi punti significativi non sono toccati dalla linea ma restano a destra dell’itinerario.

Relazione:
L1 – Attaccare sotto la verticale del diedro una fessura e salire il successivo caminetto con arbusto. Proseguire per il camino fino a uscirne a destra su un ballatoio, 40 m, V, sosta su un fix.

L2 – Traversare in obliquo verso sinistra per bei muretti, 25 m, IV+, sosta su albero con cordone lasciato.

L3 – Salire diretti dalla sosta un muretto atletico, poi per placche più facili giungere a un ampio terrazzo, 45 m, V+ e IV+.

L4 – Qualche metro a destra della sosta salire per splendida placca fessurata e successivo diedro, 30 m, VI+, sosta su un fix.

L5 – In obliquo a sinistra per qualche metro poi ritornare a destra in un bel diedro fessurato che si segue fino a dove si può traversare a sinistra sul filo dello spigolo, 30 m, VI+, sosta su un fix.

L6 – In verticale per fessure accennate, poi a sinistra a un fix. Salire poi traversare a destra su ampio pulpito, 20 m, VII-, sosta su un fix.

L7 – Salire le lame con arbusti fino a un terrazzo a destra ove terminano le difficoltà, 15 m, V+, sosta su friend.

Salire senza via obbligata per roccette di II grado fino al termine della parete.

Discesa:
dalla sommità abbassarsi verso sud seguendo la dorsale fino ad imboccare verso nord (direzione strada) una serie di gradoni erboso-rocciosi leggermente in obliquo verso destra e tenendosi ad una cinquantina di metri dal ciglio della parete (ometti). In prossimità del limite della parete traversare a est (ometti) su vaghe tracce costeggiando il ciglio della parete che volge verso la strada. Da un evidente ripiano con ometto scendere lo speroncino sottostante con qualche facile passo per circa 30/40 metri fino ad un ulteriore ripiano che diventa poi cengia, che si segue verso ovest (sinistra di discesa) degradando sulla pietraia sottostante. In breve, tornare alla strada e quindi al parcheggio per facili pendìi. Dalla sommità 40-45 min.

Note: Bellissima via. Le soste sono rimaste attrezzate.

10 – Via All you need is a date
In Oman qualsiasi problema può essere risolto con un dattero. E la via è così bella che potrebbe essere un’ottima proposta di primo appuntamento con una ragazza”.

Wadi Nakhr, lato nord-est – 120 m, 6a max – 4 marzo 2025 – Marco Ghisio e Riccardo Volpiano

Materiali: doppia serie di friend fino al 4, un microfriend per la partenza di L2.

Relazione:
L1 – Attaccare sulla verticale dell’evidente pilastro staccato, risalire la facile placca fino a raggiungere il diedro fessurato. Seguirlo, superare due piantine, entrare nel diedro a sinistra, sul pilastro staccato e seguirlo fino al termine. Sosta a spit, 6a, 50 m.

L2 – Salire la placca sovrastante più facile delle apparenze con roccia unica. Quando si abbatte obliquare a destra. Sosta a spit sulla verticale dell’evidente grotta soprastante. Sosta, 2 spit, 6a, 40 m.

L3 – Risalire a sinistra il magnifico pilastro a cannellures rosse fino a un facile diedro fessurato. Sosta, spit+clessidra, 5, 30 m.

Discesa: doppie S3 – S1, S1 – terra

11 – Via Pole Crack
Wadi Nakhr, lato nord-est – 120 m, 7a max – 4 marzo 2025 – Marco Ghisio e Riccardo Volpiano

Materiale: doppia serie di friend fino al 4.

Relazione:
L1 – Attaccare a sinistra del palo mirando a un evidente gradone fessurato, alla base di una fessura strapiombante obliqua da destra a sinistra. Sosta, fix + nut, 6a, 20 m.

L2 – Risalire la fessura obliqua soprastante. Sosta, fix + anello, 7a, 30 m.

L3 – Risalire il diedro fessurato a sinistra e poi la fessura di dita strapiombante alla sua destra. Ribaltarsi sul terrazzo, risalire il diedro a sinistra, poi aggirare a destra lo spigolo di roccia abrasiva, mirando alla sosta su clessidra in alto, 6c, 30 m.

Discesa:
doppie S3 – S1, S1 – terra

Note: una via in fessura che inizia presso un grosso palo metallico contro la roccia.

12 – Via Vento del Deserto
Wadi Nakhr, lato sud-ovest – 140 m; VIII max – 4 marzo 2025 – Marco Cocito, Daniele Lo Russo ed Erica Bonalda

Materiale: doppia serie di friend dallo 0,3# al 3#, più qualche micro.

Note: presenti soste e qualche spit sui primi due tiri.

Discesa:
o a piedi o in doppia.

CAI Eagle Team Oman 2025 – 2 ultima modifica: 2026-07-29T05:00:00+02:00 da GognaBlog

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29 pensieri su “CAI Eagle Team Oman 2025 – 2”

  1. Che cosa mi viene in mente dopo queste belle solari vie Omanite?solo invidia (sana) finalmente il nido dell aquila fa volare alto e lontano i suoi cuccioli…avercene di occasioni così! Bravi a prenderle (al volo) e buone prossime avventure!

  2. Cosa però disturba profondamente è leggere nei commenti queste diatribe gratuite che non fanno onore a nessuno.

    Concordo. Da anni sostengo che Matteo sia uno dei problemi di questo Blog.

  3. Se parliamo dell’Eagle team ogn’uno può gistamente pensarla come vuole ed io penso che sia tra le ben poche iniziative positive portate avanti dal sodalizio. Coordinata da professionisti di chiara fama coaudiuvati da alpinisti di altrettanto grande capacità facenti parte anche del CAAI.  Cosa sarà poi di questi giovani non lo sa manco il padreterno. Cosa però disturba profondamente è leggere nei commenti queste diatribe gratuite che non fanno onore a nessuno.
    saluti

  4. Prima che tu ti renda ancora più patetico: come facciamo a sapere che l’hai scritta con IA? semplice: parole sottolineate in grassetto, strutture sintattiche ridondanti, vacuità di sostanza. In realtà, fatto salvo per il grassetto, l’analisi stilistica che ho effettuato coincide grossomodo con la totalità dei tuoi interventi. Ma questa volta la formattazione del testo ti ha fregato. Sei davvero un mediocre, Matteo P.

  5. ahahah Matteo, cosa mi combini? sei talmente alla frutta da usare l’IA per rispondere ai messaggi del BommerBlog? Ti segnalo che molto probabilmente sei l’unico idiota a non essersene reso conto: la mia domanda era una perculata nei tuoi confronti, mica una domanda seria, e le mie provocazioni sono appositamente ridondanti e indirizzate a te, quella della morte di sete sul Nemeo compresa. Ma davvero te lo si deve spiegare? so benissimo che non eri tu, mi piace solo vederti nero per queste puttanate. Quindi per rispondere alla tua chiusa sulle mie idee basate sulle altrui (chiusa, ricordiamolo, generata grazie a IA): le cazzate che scrivo qui non sono le mie idee, ti sto solo prendendo per il culo. A differenza tua che invece sei serio, il che è preoccupante. Per scambiare idee vere con uno come me, dovresti chiedere in prestito qualche miliardo di neuroni, non ne hai a sufficienza caro mio. P.S. per il Capo: ma quanto ci metti a bannarlo? so che è il tuo amichetto, ma pure l’IA per rispondere ai messaggi, siamo davvero al patetico…

  6. Rat-man sei proprio fuori strada… o forse fuori età e ti rode non essere stato convocato ne tra i ragazzi ne tra gli accompagnatori. 
    Eagle-team è una lodevole iniziativa, in continuo sviluppo, rivolta ai giovani che spero si trasformi in un volano per molti altri. Solo per questa iniziativa pago volentieri la quota associativa.

  7. Il significato della tua frase è palese: tu non hai idee tue, ma solo il bisogno di contrapporti a quelle altrui.
    Non per analisi, non per ideali, non per convinzione, ma solo perché consisti, esisti, ti esprimi nell’opposizione. 
    Pensi con questo di dimostrarti intelligente, sei solo patetico.
    Quando poi sei costretto a rinunciare all’azione, riversi le tue frustrazioni nella provocazione.
    Anche questa infantile, peraltro e basata sul nulla assunto come verità inconfutabile, al di là dei fatti e a questi impermeabile, quindi inefficace e ridicola. 
    Prova ne sia il tuo “morire di sete sulle vie di merda”: ti ho già detto che non ero io, proprio non c’ero quel giorno.
    Ma il tuo cervello, come è incapace di elaborare idee proprie, non è nemmeno capace di prendere atto della realtà.
     
    Basassi la tua vita quotidiana sulla roccia sarebbe qualcosa, tu invece la basi sulle idee altrui, senza le quali non ne hai di tue.
    E lo dichiari.

  8. Non bisogna confondere questo tipo di iniziative con le classiche “scuole” interne alle organizzazioni. L’uso di formatori esterni di grande prestigio non è dettata dalla mancanza di adeguate risorse interne ma da un obiettivo di comunicazione verso l’esterno. Serve a dimostrare che l’organizzazione vuole collegarsi alle espressioni con più visibilità nella specifica attività oggetto dell’iniziativa. Parte del prestigio ricade in questo modo sull’organizzazione che si dimostra disposta ad investire spesso somme considerevoli creandosi così anche degli “amici” nel vertice della comunità di riferimento. Anche il fatto che come allievi si punti sull’esterno ha un obiettivo comunicativo. Serve a veicolare il messaggio che l’organizzazione è aperta e inclusiva e che persegue obiettivi di sviluppo della professione a prescindere dai suoi interessi strumentali interni. Proprio per questi due motivi questi programmi spesso non sono ben visti dagli interni che dicono: ecco a noi che siamo fedeli e dedicati ci fanno mangiare in mensa e questi invece mangiano prelibatezze confezionate dai migliori chef e poi magari pure se ne vanno altrove magari anche alla concorrenza. Insomma piacciono molto ai Presidenti e ai Ceo, un po’ meno ai Direttori del personale che poi si devono smazzare i mugugni degli interni. Questa è una delle ragioni perché ultimamente non sono più tanto popolari. 
     

  9. Per me anche domattina, ne sarei felicissimo e il blog ne gioverebbe molto. Puoi già allungare il titolo Fabio: Ne resterà uno Fasuto, esito scontato. 

  10. Mi permetto di proporre una bella cordata: Matteo-Fausto.
    Da soli in parete.
     
    Della serie: “Highlander. Ne resterà soltanto uno”. 

  11. @17
    1 – Affidare la formazione a dei professionisti esterni ha evidenziato i limiti delle capacità tecniche e gestionali del CAI
    2 – Cercare aspiranti alpinisti fuori dal sodalizio significa non reputate il proprio personale in grado di fare un alpinismo di punta.
    Ma si capisce, essendo tutti volontari sono dei praticoni di buona volontà, ottimi compagni per un fine gita mai.
    Ps
    In molti rifugi si propone il piatto : la polenta dell’aquila.
     

  12. Matteo, spiegaci il reale significato della frase. Secondo me è beghe locali, ma aspetto il tuo verdetto da collaudatore e sognatore domenicale che muore di sete sulle vie di merda

  13. A parte le mie stravaganze… Rat-Man non sai di chi parli…..ma li conosci?

  14. Ho sentito che l’ACI sta selezionando ragazzi/e già molto veloci sulle 4 ruote per creare l’ ACI SPIDER TEAM, per formare i futuri piloti di F1.
    Selezioni a Monza e Imola.

  15. Rinnovo mio commento n. 3 dell’articolo 1. Per una volta che il CAI si discosta esplicitamente dall’andzzo mangiapolnte, quelli che prima lo criticavano per la polenta sono gli stessi che oggi lo criticano per questa iniziativa…

  16. @12
    Esempio interessante. 
    Purtroppo il CAI non ha rivolto il suo progetto a risorse interne sia sul lato formatori che sul lato allievi.
    Non ha trovato in tutto il paese 20 istruttori forti giovani e motivati per formare un gruppo?
    Il CAAI non ha trovato 10 formatori tra i tanti alpinisti di valore che annovera tra i suoi ranghi?
    Comunque se son rose fioriranno 

  17. Mi auguro che almeno vengano eseguiti atti di nonnismo in queste gitatarelle….altrimenti potrebbero essere scambiate per gite parrocchiali 

  18. Questo programma mi pare rientri in quelle iniziative che nelle aziende vengono chiamate in gergo “Talent Management Program” o in italiano “Programmi di sviluppo per alti potenziali”. Qualche anno fa erano di moda ora un po’ meno, perché costosi e con un rapporto costi benefici non sempre ottimale. I vantaggi per i diversi soggetti coinvolti sono comunque evidenti. I partecipanti hanno a disposizione un’opportunità di formazione gratuita di livello elevato. I formatori hanno un’opportunità di lavoro e di visibilità e di consolidamento della loro immagine. I vantaggi a medio e lungo periodo per l’organizzazione sono difficili da valutare perché andrebbe seguita nel tempo la carriera dei partecipanti. In ambito aziendale succede che spesso si lavora per la concorrenza perché anche se si tratta di dipendenti gli eventuali patti di “fedeltà” non reggono molto sul piano formale e pratico. Ci sono molti mezzi per eluderli. In ogni caso i vantaggi di immagine a breve per l’organizzazione ci sono e infatti di solito queste operazioni sono accompagnate da intense campagne di comunicazione e marketing. Per valutarne davvero l’impatto per l’organizzazione che li promuove ci vuole tempo e di solito ci si accontenta del ritorno a breve. 

  19. Così non si capisce se sia stata sottoscritta o no la clausola di fedeltà al CAI e al CAAI, una sorta di sacro impegno a fare l’istruttore CAI a vita o cosa

    Il CAI non è mica una setta o la mafia, che una volta entrato ci puoi uscire solo da morto.

  20. “io fintanto che non si pronuncia Matteo, non saprei che dire”
    Questa frase ti descrive perfettamente.
    Temo che tu non capisca il reale significato, ma mi trovo sorprendentemente d’accordo 

  21. Dico ma a parte scalare e visto che li di alcool mi pare non si trovi .lo svago post scalata come si svolge? ….come diceva la canzone ….come si fa a rimanere veri uomini però?  Comunque mi sembrano belle avventure 

  22. io fintanto che non si pronuncia Matteo, non saprei che dire; è lui il faro intellettuale del blog. Matteo corri in nostro soccorso! beghe locali anche qui? penso di sì ma aspetto il tuo giudizio. FM

  23. A mio giudizio sarebbe stata una ottima iniziativa se fosse stata proposta nel contesto formativo  per il quale il CAI è  giustamente famoso.
    Una sorta di master al termine del quale, se folgorati definitivamente dall’alpinismo, ognuno prendeva la sua strada: o il professionismo, o il dilettantismo diventando forse accademici.
    Così non si capisce se sia stata sottoscritta o no la clausola di fedeltà al CAI e al CAAI, una sorta di sacro impegno a fare l’istruttore CAI a vita o cosa.
     

  24. Non capsico una cosa. Sulla carta quella dell’Eagle Team è una ottima iniziativa. Per anni il Cai è stato accusato di essere il Club dei merenderos e dei vecchi scarponi e finalmente fa una cosa ad alto valore tecnico e alpinistico. Inoltre anche altre associazioni alpinistiche( tedesche svizzare, austriache..) hanno iniziative simili. I partecipanti sono bravissimi e i risulati arrivano, eppure molti borbottano e non si capisce il perchè. Quindi, per cortesia, chi non approva potrebbe spiegarsi chiaramente? Magari avete pure ragione ma non si capisce un tubo. Se interessa dico una cosa che mi ha colpito in negativo: questo tipo di università della montagna esula completamente dallo spitito dell’ararmpicatore alternativo- filosofico che molti seguono. (e un po’ anch’io). però questo è un problema mio, non dell’Eagle Team.

  25. Saranno anche resoconti medievali , ma questi ragazzi sono tutt’altro che medievali. Son belli vivi, vegeti, forti e hanno messo a frutto le gran palle e la voglia di fare di cui son forniti.

  26. che belle le novità alpinistiche! bello vedere che ci sono idee nuove là fuori! 

  27. Alessandro, eccezionalmente, mi ha fatto visionare le puntate in programma. Al momento siamo arrivati alla n. 17/bis.
    Devi rassegnarti.  😀 😀 😀

  28. Solo per non arrivare impreparato, ma: ci sarà anche una terza puntata o dobbiamo “accontentarci” di questi due resoconti medioevali?
    Chiedo per un amico.

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