Camminare facendo puzzette ha innumerevoli benefici: vediamo come farlo correttamente per trarne il massimo giovamento per la salute fisica e mentale.
Camminare facendo puzzette
(fa bene: come si pratica la Fart Walk)
a cura della Redazione di trekking.it
(pubblicato su trekking.it il 26 febbraio 2026)
Fart Walk: come si pratica la camminata con le puzzette e perché fa bene
Scorrendo sul vocabolario, non si ha che l’imbarazzo della scelta per nominarle: peti, vento, gas, tuoni, sventole, ma anche quaglie e loffe, nelle versioni regionali.
Parliamo delle flatulenze, il ben noto effetto prodotto dai gas intestinali, spesso oggetto di situazioni imbarazzanti soprattutto al chiuso.
La buona notizia è che anche i peti possono essere utilizzati per stare bene.
Una nutrizionista canadese, Megan Daley, ha creato una disciplina – la Fart Walk, ovvero camminare scorreggiando – che ha innumerevoli effetti benefici, dalla prevenzione del diabete alla regolarità intestinale.
Vediamo come si pratica correttamente e perché fa bene “dare di gas” camminando.
1 – Il tempismo è tutto, ma non alzarti precipitosamente
La Fart Walk è una camminata da fare dopo aver mangiato.
Il timing, quindi, è decisivo.
L’idea è quella di incamminarsi entro 10-20 minuti dalla fine del pasto, quando lo stomaco ha iniziato il lavoro ma non si è ancora entrati nella fase “ho voglia di farmi un pisolino”.
Questo non significa che si deve scattare in piedi appena mandato giù l’ultimo boccone. Anzi: movimenti bruschi potrebbero dar eccessivo fiato alle trombe.
Prenditi qualche minuto per bere un sorso d’acqua, sistema la cucina o, se ti trovi su un sentiero, metti in ordine lo zaino.
Poi comincia a camminare con tranquillità, lasciando andare il venticello in modo naturale.
Goditi a ogni passo il relax che deriva dalla riduzione della pressione addominale.
La motilità intestinale te ne sarà grata e contribuirai a smorzare i picchi glicemici post-prandiali, perché i muscoli inizieranno a usare parte del glucosio che circola nel sangue.
Risultato: addio pesantezza e metabolismo più sano.
2 – Il lato oscuro della Fart Walk: non si chiamano puzzette per caso
Diciamocelo: comunque le vogliamo chiamare – peti, trombe, quaglie o loffe – l’aspetto più temuto delle flatulenze è l’odore.
Questo timore, però, non deve impedire di avvicinarsi alla camminata petoterapeutica e ai suoi benefici.
Quasi tutto il volume di un peto è fatto di gas inermi e inodori (azoto, anidride carbonica, idrogeno e talvolta metano).
Solo una piccola quota di gas si fa sentire, quella di composti come idrogeno solforato e metantiolo.
Per evitare il peggio, occhio a cosa mangi: stai attento a uova, pasti troppo proteici, aglio, cipolla e crucifere come cavoli, broccoli e cavolfiore.
Questi alimenti contengono sostanze che, una volta giunte nel colon, sono “lavorate” dai batteri e producono quei composti che rendono la puzzetta irricevibile, come nel classico odore di uova marce.
3 – Non andare veloce, altrimenti saranno tuoni e saette
Nella Fart Walk non serve correre. Se trasformi la tua camminata con puzzette in una corsa, rischi l’effetto contrario.
Quello che vogliamo è una flatulenza delicata e ritmata, non un temporale con tuoni e saette. Anche perché, si sa, i temporali durano poco e possono far danni.
La pratica corretta consiste in una camminata leggera, quella durante la quale puoi parlare e muoverti senza ansimare.
Questa è l’andatura che, fisiologicamente, sostiene la digestione senza sottrarre risorse al tratto gastrointestinale.
Camminare in questo modo favorisce la peristalsi, cioè i movimenti naturali dell’intestino che spingono contenuti e gas.
Ecco perché molte persone la percepiscono come “sgonfiante”: non perché produca gas, ma perché aiuta a farlo avanzare verso l’uscita liberatoria.
4 – Inspira, espira e rilascia: un concerto di fiati
Una parte importante della Fart Walk consiste nel respirare bene.
Camminare inspirando ed espirando in modo regolare favorisce il rilassamento e l’emissione dei gas, riducendo la tensione addominale.
Immagina come fosse un concerto di fiati: inspiri, espiri e rilasci il peto. Inspiri, espiri e rilasci il peto. Una vera sinfonia di benessere.
5 – Camminare in compagnia facendo puzzette: gli slip al carbone attivo
La Fart Walk può essere praticata da soli ma, considerate le caratteristiche “antisociali” delle puzzette, è legittimo chiedersi se sia opportuno farlo in compagnia.
La risposta è sì, con alcune precauzioni.
La prima l’abbiamo vista: un’alimentazione che eviti odori particolarmente fastidiosi.
Purtroppo non sempre si può scegliere cosa mangiare. La scienza viene in soccorso: vari studi hanno dimostrato che gli slip con tessuto in fibra di carbone vegetale – detto anche carbone attivo – riescono ad assorbire praticamente tutti i gas solforati a cui è associato il cattivo odore.
Come extrema ratio, se non trovi gli slip al carbone e ami la Fart Walk in compagnia, gli esperti suggeriscono di camminare sfalsati per non incorrere nella deleteria scia di gas di chi ti precede.
Viali larghi, parchi e strade bianche sono più adatti di marciapiedi o sentieri stretti e affollati.
6 – Quanto tempo camminare : a tutto gas, ma non come pensi
Per ottenere benefici non serve fare una maratona, ma non bastano neanche 5 minuti.
Diciamo che la regola aurea consiglia di andare “a tutto gas”: non nel senso della massima velocità, ma fino all’ultima emissione di flatulenza.
In genere, volendo quantificare, per una camminata petoterapeutica bastano 15 minuti.
Se hai tempo, 20-30 minuti possono ampliare alcuni effetti positivi, soprattutto sul versante metabolico – controllo della glicemia – e sul senso generale di benessere.
Può farne una sana abitudine: una passeggiata breve dopo pranzo, o anche solo un’andata e ritorno da un luogo, che sia casa, ufficio, rifugio di montagna.
La costanza aiuta a ridurre il classico torpore post-pasto e, nel tempo, sostiene la regolarità intestinale.
E sì: se l’intestino è più regolare, anche il gonfiore si riduce.
7 – Postura e passo: la Fart Walk è una pratica che non ammette tensioni
La Fart Walk più efficace non deve comprimere l’addome.
Quindi niente abbigliamento troppo stretto e postura tassativamente corretta.
Schiena dritta, spalle rilassate, sguardo avanti: goditi il rilascio dei gas senza pensare a nulla.
Se cammini piegato in avanti, aumenti la pressione addominale e puoi sentirti più gonfio: i gas usciranno in modo più rumoroso, ma non per questo avranno un effetto più benefico.
Una corretta postura aiuta anche chi soffre di reflusso post-prandiale, riducendo la risalita degli acidi.
8 – Dove camminare? Attenzione agli sforzi eccessivi
Il terreno ideale per una Fart Walk deve essere regolare. Non conta se in città o sui sentieri, l’importante è che non sia un fondo “difficile” per caratteristiche o dislivello.
Uno sforzo esagerato può essere controproducente perché ha due effetti contrastanti.
Da un lato agisce sui muscoli addominali spingendo i gas verso l’uscita, dall’altro contrae il pavimento pelvico e lo sfintere creando una resistenza all’emissione.
Un cocktail “esplosivo”: le emissioni sono spinte fuori, ma diventano più difficili da controllare e più rumorose perché cambia pressione e tensione muscolare.
Conseguenza: peti detonanti, invece della calma flatulenza che è l’obiettivo della Fart Walk.
9 – Camminata con le puzzette: chi deve fare attenzione
Tutti possono praticare la Fart Walk?
In linea di principio sì, e in particolare può trarne giovamento proprio chi soffre di disturbi legati ad un eccesso di gas intestinale.
Tuttavia, alcuni devono fare particolare attenzione. Esistono infatti persone particolarmente sensibili ai pasti, per le quali alimentarsi può attivare rapidamente il cosiddetto riflesso gastrocolico.
In altre parole: la digestione si trasforma in uno stimolo reale ad andare in bagno.
Chi sa di avere questo tipo di “sensibilità” dovrebbe fare particolare attenzione, perché la flatulenza potrebbe non essere un effetto digestivo e terapeutico, ma il segnale che occorre andare alla prima toilet disponibile.
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È lampante che chi racconta balle sia tu, orgasmo, a iniziare dal nome.
Quello che ho scritto è tutto vero ma il fatto che tu lo consideri falso non mi provoca nessun problema. Ognuno ha la sua realtà e ci sono anche gli interstizi.
Ora vado a scalare.
Buone scoregge.
Ti ringrazio Comix per aver confermato che di balla (una delle tante immagino) si trattava, soprattutto per la presenza del noto chef stellato. Pensa che anch’io frequento un cuoco giapponese che lavora al ristorante Al Campanile di Cortina: si chiama Sughyshapi, magari conosci anche lui.
Spetta.le orgasmo, come tu confermi la vecchia barzelletta racconta che è la regina a scusarsi, mentre nella mia storia è il suo interlocutore e mio conosciuto. Tale Peter D. ottimo sciatore, oggi ultranovantenne, noto ad altri miei colleghi anche per la sua competenza su marche e modelli di sci da freeride. Voleva menare un corpulento sciatore russo che mi aveva investito mentre facevamo un’escursione in Val Gardena per testare dei calzettoni realizzati in fibra di oloturia (detto anche cazzo marino) autorigenerante. Peter D. è alto 2m ed è magrissimo ma quando s’incazza fa paura. Grande bevitore di drink in buona compagnia, specie se femminile. Roger Moore gli aveva giurato vendetta perché un’avvenente stuntgirl lo aveva lasciato per l’affascinante Peter D. e ci ritrovammo a raccontarcelo a Davos a un tavolo variegato a cui sedevano Franz Klammer, Falco (quello di Der Kommissar) e il noto chef stellato giapponese Sonasegasuysughi che suonava la balalaika accompagnandosi col kazoo ben temperato.
Ma, orgasmo, che ti sto a raccontare? Che me ne frega se non ci credi. L’importante è crederci, quindi se non ci credi l’importanza scema.
E c’è pure chi si preoccupa dei portapacchi. Roba da non credere.
“Una decina d’anni fa un mio conoscente inglese, presidente della Camera dei Lord e grande amico della Regina Elisabetta mi raccontava che si trovava con quest’ultima nella sua tenuta nel Sussex per discutere di affari…” Anche uno che inventa una balla del genere per raccontare una volgare barzelletta di 30-40 anni fa che tutti conoscono fa parte della massa appecorata. Oltretutto, nella versione originale è la regina che si scusa con l’ospite nella carrozza, diglielo al tuo amico presidente dei Lord caro Comix.
Le femmine con cui ho parlato di quest’articolo le ho viste scuotere la testa compatendo l’autrice e considerando commentare tempo perso.
Comunque sfido chiunque a non scoreggiare(o ruttare) perché è volgare o considerato, ancor peggio, evitabile. Roba da matti!
Ci sta che la scureggia per le femministe sia tabù. Un atto troppo volgarmente maschile.
Che poi scureggia , scureggia, prima o poi la fai vestita. Quindi ci vuole occhio a che tipo di scureggia fai. Non sono mica tutte uguali.
Arrivo in ritardo, dopo ben 32 “pensieri” Vi siete resi conto che che non c’è stato neppure un intervento femminile? Come le donne non scorreggiassero mai? Come si trattasse di un argomento strettamente maschile? Solo l’articolo di trekking.it riporta foto di belle escursioniste che si suppone stiano scorreggiando sorridendo beate…Le femmisste non hanno nulla da dire?
Si si, me lo vedo a discutere di cavalli e scoregge con la regina:
https://youtube.com/shorts/7TE3tGT3SnY?is=qK8AxQSlPIUWvZth
Me l’hanno raccontata nei 90 con Berlusconi in carrozza con la Regina Elisabetta.
Be’, una storia così raccontata da Berlusconi non fa ridere e neppure sarebbe una barzelletta.
Vecchia barzelletta del primo Berlusconi
Una decina d’anni fa un mio conoscente inglese, presidente della Camera dei Lord e grande amico della Regina Elisabetta mi raccontava che si trovava con quest’ultima nella sua tenuta nel Sussex per discutere di affari. Erano su un calesse trainato da un solo cavallo, mentre la scorta li seguiva a distanza.
A un certo punto il cavallo molla una scorreggiona detonante e lui (nonostante la confidenza era pur sempre con sua maestà, mi disse) se ne uscì con un “sorry” e la Regina, già anzianotta, rispose: non ti preoccupare, pensavo fosse stato il cavallo.
Fart story.
Si può scoreggiare, ma non ci si può scoraggiare, mai!
Fateci caso, le persone che non scoreggiano mai, o ancora peggio quelle che dicono che loro le scoregge non le fanno, sono tipi di cui non ci si puó fidare.
“Finché si parla di culo e merda l’anima si conserva”.
Ma gli ecologisti che dicono? Sono d’accordo oppure non si deve assolutamente scorreggiare in montagna altrimenti aumentano i gas serra ecc ecc? Governate tedesca 2 anni di contratto severissima……
Come quelli che vendono l’ombra di campanile.
E, comunque, anche un bel rutto è liberatorio. Rutto libero!!
Come al solito i nutrizionisti, categoria di ciarlatani per eccellenza, scoprono l’acqua calda e te la rivendono come la scoperta del secolo. E sono in molti ad abboccare!
Tutti facciamo Fart Walking, perfino il papa e il presidente della repubblica, figuriamoci gli alpinisti, grandi professionisti della scoreggia e tra i responsabili, insieme alle pecore, dell’effetto serra nelle Alpi!
La scoreggia è naturale, sana e liberatoria ma, come dice Checco Zalone, piace solo a chi la fa!
Aveva ragione Albert Einstein Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”
Naturalmente gli ostelli sul “Cammino del peto detonante” per cena dovranno offrire una dieta dedicata: cipolle, castagne, legumi di tutti i tipi e in gran quantità e birra, tanta birra.
Tuoni assicurati anche con cielo sereno!
Secondo me non è l’articolo in sé ad essere stato proposto dal gognablog ma l’eccezionalità dello stesso.
Io almeno l’ho letta così e l’ho trovata molto interessante.
La fatica se viene proposta come nuda e cruda non riscuote consenso tranne che per noi 4 gatti sudati.
Mentre se viene condita con qualcosa di attuale (consumismo, visibilità, distinzione dalla massa, ecc), immediatamente attira interessi.
Quello che io chiamo codice è quella roba lì.
Non vado dal punto A al punto B a piedi ma faccio il Cammino di…
Inka trail, Selvaggio Blu, Annapurna Circuit, Tour di Mont Blanc, Alta Via numero, Sellaronda, Giro della Grande Guerra, Sentiero parlante…,
Camminaitalia Sentiero Roma, Gte, Gta, Gts, Gr20, Sentiero del respiro…
E volete che non ci stia anche un cammino del peto detonante Cpd? Codice da smarcare, da esibire al ritorno. I più camminano per gli altri e non per loro stessi.
La prossima invenzione squallida quale sarà?
Forse il Climbinggassinessprn?
Tranquilli, toccato il fondo si rinasce!
Ancora una nuova disciplina escursionistica! Che noia. Occorre proprio fare di ogni cosa, anche se utile, una attività strutturata munita di etichetta? Con questo modo di procedere ci si allontana sempre di più dalla dimensione più intima e spirituale del camminare in montagna, che si sia soli o in compagnia. Proprio il ventre si oppone più di altro allo spirito.
Cosa non trascurabile, anche in questo caso sono state scelte donne belle e sensuali per le immagini, discriminando le meno belle. Chissà, magari pensando di alleviare il fastidio che deriva dalla suggestione di percepire una certa puzza.
Con questo articolo pescato senza altro tra la summa del conoscibile del proponitore..va beh..potrebbe censurarsi da solo..e non sarà una risata a seppelire..ma ben peggio una…mahh..
La mutanda al carbone già esiste. Può essere anche usata dai bambini che fanno i cattivi all’epifania.
Comunque quest’articolo l’ho trovato antropologicamente interessante. Non credo che il gognablog sia a corto di argomenti.
Già…La linea di abbigliamento tecnico per la “fart walk” mi intriga!!!
Che questo blog ultimamente sembri un po’ a corto di argomenti legati alla Montagna, mi pare evidente.
Che gli scritti generino polemiche, ironie, volgarità mi pare ancor più evidente, e questo mi sta dissuadendo sempre più dal consultarlo.
Ma questa pseudo discussione “scientifica” e “filosofica” sulla camminare scorreggiando, o sorreggere camminando, raggiunge veramente il fondo.
Gente, usiamo meglio il nostro tempo! E scorreggiamo senza fare filosofia!
La massa appecorata (TM) ha bisogno di codici almeno tanto quanto l’illuminato di distinguersi dalla medesima. Autoconvincendosi così di non farne parte egli stesso.
Caro Balsamo (che in un articolo che tratta di scoregge è quasi onomatopeico), la tua teoria si rifà all’anticonformismo che si conforma a sua volta in un conformismo parallelo e affollato. Roba anni ’70.
Ho un sacco di difetti, ma proprio tanti, giuro, ma alla massa appecorata (TM) proprio non appartengo e non sai quanta fatica si fa.
La teorizzazione della banalità crea posti di lavoro e va alla grande. Qualche slide, un paio di inglesismi, magari una linea di abbigliamento tecnico e via. Dal nordic walking, al trekking, dallo snorkeling alla camminata scoreggiata (assistita) il passo è stato brevissimo.
E ogni praticante gioisce.
Ma poi, tutte ste scoregge sarà obbligatorio compensarle con crediti di CO2???
Per cui Cominetti:
O installi pannelli fotovoltaici sul tetto di casa tua, o compri crediti da energia prodotta con fonti rinnovabili nella Comunità Energetica del tuo comune, quasi sicuramente c’è.
Poi potrai vendere i crediti ai clienti quando fai la uscite per un vero
Green fart walk.
Pensaci!
Come tanti altri, anche presenti qui, sono sempre stato un sostenitore del Farting in senso lato, non solo Fart Walk, ma anche Sitting Fart, Fart On Desk, Lying Down Fart (con specialità Under Blanket), ecc.
Fino ad arrivare al semiprofessionismo del Fart Climbing, che consiste appena partiti dalla sosta, preferibilmente alla base di un dietro, di un camino o in una nicchia, salire lentamente il primo metro, procurarsi con apposite manovre dissimulatorie un lasco di almeno 1.5 m di corda, sfiatare ad altezza naso del compagno e immediatamente salire ponendosi fuori dalla portata dell’inevitabile reazione. E’ decisamente uno sport estremo per le possibile conseguenze fisiche, però regala sensazioni indimenticabili.
Peraltro è un ottimo modo per distinguere i buoni compagni di corda, quelli con cui è possibile un rapporto forte e costruttivo, dai fighetti delicatini che alla lunga risultano poco affidabili e umanamente difficilmente sopportabili.
Ci tengo comunque a specificare che io non ho mai sofferto di meteorismo o flatulenza…gli altri magari soffrono, talvolta. 😎
Il GognaBlog non deve abbassarsi a simili livelli.
A quando uno specifico corso del CAI? Non può certo mancare questa novità nel mondo istituzionale…
Per scrivere e leggere questo articolo… c’è veramente tanta gente che ha poco da fare nella vita… 😉
Ho scoperto dal punto 2, che da anni il mio intestino non produce più idrogeno solforato e metà triplo. Quando cammino, talvolta produco quasi un solfeggio modulato sui passi, ma non puzza. Magari chiedo al medico se esiste una cura che mi rimetta all’onor del mondo …
Attendo che qualche gruppo parlamentare proponga al ministro Valditara di istituire un corso di laurea, anche solo triennale, in petologia. Eventuale laurea magistrale solo includendo la shitologia.
Ma andate a pett…
Dimenticavo … in piemontese si usa dire “Na pisada sensa n’pet a l’é cume la viola sensa l’archet”. Io la dico sempre quando mi capita di esercitare in contemporanea entrambe le “discipline” …
Dimenticavo … in piemontese si usa dire “Na pisada sensa n’pet a l’é cume la viola sensa l’archet”. Io la dico sempre quando mi capita di esercitare in contemporanea entrambe le “discipline” …
Secondo me c’é spazio anche per una “nuova” disciplina. La “shit on the base” con acronimo “SOB”. Ricordo di aver letto un pezzo sul blog in passato in cui l’autore si lamentava di questa “pratica” in falesia, ma credo invece che, alla luce del presente articolo, “l’usanza” vada rivalutata e inserita in modo “organico” (😜) nell’ambito di una specifica disciplina. Se poi c’é bisogno di una parola che termini in “ing” propongo la locuzione “shiting”.
La massa appecorata (TM) ha bisogno di codici almeno tanto quanto l’illuminato di distinguersi dalla medesima. Autoconvincendosi così di non farne parte egli stesso.
Personalmente ho trovato l’articolo spassosissimo.
Ma, da praticante da una vita di questa disciplina (ora addirittura codificata 🙂 ) non sono d’accordo su un punto: per me più rumorosa è e meglio è. La scorreggia silenziosa è da ipocriti! 🙂
Comunque dalle mie parti, se fatte bene, le chiamiamo bronze.
Una nutrizionista canadese, Megan Daley, ha creato una disciplina – la Fart Walk, ovvero camminare scorreggiando – che ha innumerevoli effetti benefici, dalla prevenzione del diabete alla regolarità intestinale.
L’ha creata, hai capito. Io sapevo che solo Dio creava.
Alle nutrizioniste tutto é concesso.
Comunque, senza saperlo, praticavo giá quotidianamente la fart walk.
È di codici che la massa appecorata ha bisogno. Se non ne é una prova questa?!