“La cordata Battisti-Colli si mostrò affiatatissima e tra il 1978 e il 1981 aprì sul Larséc circa una quarantina di vie nuove tra cui primeggia la Diretta per la parete ovest della Pala della Ghiaccia 2425 m…”.
Alpinismo classico e novità sul Larséc
di Dante Colli
(pubblicato su Annuario del CAI di Bergamo, 2022)
Tra i tanti momenti diventati intimi ed elevati della mia attività alpinistica colloco quel 16 settembre 1977, quando con Aldo Gross e Gino Battisti aprimmo una via sulla parete nord-ovest allo Schenon del Latemar 2800 m. Quella salita concluse la guida Latemar Oclini altopiano in cui l’impegno di Gross, su quello scavo archeologico (come fu definito il Gruppo), fu tale da meritarsi di essere citato primo degli autori. Il giorno dopo nevicò e le pareti divennero impraticabili, ma mi rimase il senso intimo ed elevato, intenso, di un impegno concluso nel modo migliore e desiderato, del messaggio profondo dell’alpinismo, opera e mistero, comune eredità di azione e parola scritta, memoria storica e tradizione. Grande infatti è stata la nostra emozione di recuperare, nel terminale tratto dello spigolo, un vecchio chiodo di Tita Piaz lasciato nel 1928, segno visibile di uno spirito avventuroso che trova nella scoperta e nella lotta le sue ragioni di meraviglia di fronte all’uomo e al creato. Su quella cima, mentre Aldo chiudeva la sua vita alpinistica, si stabiliva tra il sottoscritto e Gino Battisti l’obiettivo di scrivere la guida dei Dirupi di Larséc.
Era chiaro, tra noi, che su quel gruppo arruffato e dall’ineguagliabile carattere selvaggio il tema principale era la ricerca della verità, essendo quelle rocce tra le più abbandonate del Catinaccio, pur essendo le prime che si incontrano salendo dalla Val di Fassa, e le più ricche di problemi, nonostante l’impegno dei pochi alpinisti tutti famosi che su di esse si sono prodigati. Il metodo da seguire era quindi la linea storica degli avvenimenti e la loro interpretazione, anche se solo l’esperienza vissuta, e cioè la ripetizione delle vie, poteva dare loro un’illuminazione adeguata perché una guida alpinistica non è un manuale di storiografia né un trattato di filosofia, ma nasce solo da un alpinismo che è un incrocio tra epopea e pensiero e lo spirito di un Gruppo alpinistico.
Questo impegno coinvolge l’autore nella sua piena personalità come poteva essere il Larséc per Battisti, nato ai suoi piedi, che raccoglieva fieno sui suoi pascoli e che aveva aperto un eccezionale via sullo Spiz della Roe di Ciampiè con il giovanissimo Tita Weiss il 25-27 agosto del 1973: 400 metri di VI+ A1 e A2, senza uso di chiodi a espansione. Il sottoscritto inoltre aveva salito le cime principali del Sottogruppo con Aldo Gross che da par suo, oltre a diverse vie, aveva trascinato una formidabile cordata composta da Marino Sterico, il sottoscritto, Toni Gross e Rino Rizzi sulla parete est (via Lidia) della Pala de la Giacia 2423m, 280 m, VI e VI+, il 30 giugno 1967. Insomma, titoli ed esperienza c’erano tutti. La cordata Battisti-Colli si mostrò affiatatissima e tra il 1978 e il 1981 aprì sul Larséc circa una quarantina di vie nuove tra cui primeggia la Diretta per parete ovest alla Pala della Ghiaccia 2425 m, rafforzati da Tita Weiss, ormai diventata una classica, molto ripetuta che si offre sopra il Passo delle Scalette con difficoltà di VI e un dislivello di 300 m, con straordinari passaggi in libera e roccia ottima.
Se devo concludere con una cima in particolare cito la Pala del Larséc 2730 m, una delle grandi montagne del Sottogruppo del Larséc. La via Battisti-Colli è stata aperta il 27 agosto 1978. Era domenica e per tutta la settimana precedente, Battisti, impegnato a Prà Martin per lavori alla malga e ai prati di proprietà, ha studiato frequentemente, a tutte le ore del giorno e nei vari giochi di luce e ombra, lo spigolo sud-est. Ne risulterà una via di 450 m circa, con difficoltà fino al V+, una straordinaria arrampicata di eccezionale bellezza che segue fedelmente lo spigolo e vince la giallastra parete strapiombante finale senza abbandonare la dirittura di salita.
Con spirito integro e allegro salimmo verso quel dissolvimento di rocce nell’intatto, azzurro cielo, il sorriso sulle labbra, lontani da ogni timore. Come in un balletto si sale all’attacco tra mughi, sassi, detriti di falda, poi… si arrampica spediti, nella distesa allegria aleggia ogni cosa, nell’ammiccamento quieto di chi sembra fare per burla ed invece decisissimo a passare. Eccezionale la fermezza di Battisti sull’ultimo tratto. Superato il grande giallo strapiombante, oltre la compatta parete, il sole al tramonto. Il tempo occulto protagonista ha reso in oro ogni cima. Dalle grigie lastre finali si ha la soddisfazione di mirare il reggitore del Larséc, il Gran Cront e quella sua aerea cima che pare la punta di una corona reale.
Non manca nulla in questa arrampicata. Anche un giallastro torrione che si stacca dallo spigolo e che bisogna superare; e la relazione parla di salire le pareti fino a una minuscola cengia. In fantastica esposizione per una liscia parete verticale, in forte esposizione, si esce sulla sommità. Se ne percorre la cresta, sottile e bifida, e ci si cala con una doppia di 15 m tra il torrione e la parete est della Pala. Seguono due tiri con difficoltà di V e V+, servono alcuni chiodi e un cuneo, una traversata su roccia strapiombante con le mani in una lamina staccata, il superamento diretto di uno strapiombo in direzione del camino e della fessura terminale che escono alle lisce placche di vetta. In cima eravamo completamente soli in un tardo pomeriggio estivo a stringerci la mano, a guardarci negli occhi, a sorriderci nella gioia della meta raggiunta, dell’impresa che è necessario desiderare sempre di meno perché ci sarà sempre ineguaglianza tra le nostre capacità, la nostra forza e i desideri impellenti e perché ciononostante continueremo a desiderare sempre l’infinito.
La via stata aperta il giorno successivo all’elezione del cardinale Albino Luciani (natio di Canale d’Agordo, 17 ottobre 1912, un borgo tra i monti). Scelse il nome di Giovanni Paolo I, un gesto d’affetto verso i due pontefici che l’avevano preceduto. Il suo magistero, suadente e attrattivo, fondato sulla fede, la speranza e la carità è quello attualissimo di un pontefice che si rivolgeva a tutti con il “sorriso della speranza”.
La vicenda alpinistica
Anche sul Larséc si registrano le varie fasi della storia alpinistica delle Dolomiti. Ai primi esploratori seguirono gli inglesi con le guide di Cortina, quindi la volta delle prime guide fassane, e poi personaggi quali Tita Piaz, Hans Dülfer e don Tita Soraruf, parroco di Mazzin, che introducono il VI grado nel sottogruppo. Dal dopoguerra ai giorni nostri si succedono grandi alpinisti. L’annuncio delle future grandi imprese sullo spigolo sud della Ròe di Ciampiè nel 1963 (Pit Schubert e Klaus Werner) e Diretta alla parete sud-est nel 1973 (Gino Battisti e Tita Weiss). Sono maturi i tempi per una guida alpinistica del Sottogruppo. Il lavoro impegna per tre intensi anni Gino Battisti e Dante Colli. Ripetono moltissimi itinerari e aprono numerose vie; concludono il loro impegno con Tita Weiss alla Ovest della Pala della Ghiaccia, la parete più pura del Larséc. Sembrerebbe una possibile conclusione, ma in questi ultimi anni si sviluppato in Valle del Sarca un’astrazione in cui si incontrano architettura alpina e spiritualità ad opera del bavarese Heinz Grill.
Il suo obiettivo è “quello di creare uno stile che promuove come un’arte, attraverso l’apertura di vie nuove che richiedono particolari disposizioni del corpo, della mente e dei sentimenti, un armonia concentrata attraverso le misteriose vie dello spirito che chiedono accordo, concordia, pace, euritmia, rispondenza consentendo di trovare e realizzare una complessiva espressione estetica”. Tutto questo è presente in modo simmetrico e la fusione di tutti questi elementi si esprime in una esperienza artistica e in una speculazione dello spirito e del corpo così come avviene, ad esempio, nella danza classica.
Ma i tempi procedono e sul Catinaccio Grill ha aperto una serie di vie, segni dei tempi di un mondo alpino che non si è ancora del tutto rivelato e omologato sull’influsso ritmico in unità ed equilibrio dell’intera persona. Registriamo una via sulla Punta Emma, a lato della fessura Piaz; una seconda sul Campanile di Gardeccia a sinistra della nostra via Hendrina e per quanto a conoscenza, una terza a sinistra dello spigolo sud-est della via Giovanni Paolo I. La storia alpinistica prosegue e al periodo esplorativo e agli anni del VI grado, gli storici dovranno aggiungere forse nel segno di un’ulteriore speculazione dell’anima e del corpo, il “periodo dell’armonia concertata” intesa come un ulteriore approfondimento e rapporto tra uomo e montagna, un’evoluzione nel segno dello spirito.
Del resto nella storia umana, e anche in alpinismo, la prospettiva è sempre quella della riscoperta e dell’invenzione. L’anima dell’uomo è al centro, il suo impegno è trovare unità in un influsso ritmico che si realizza in una riflessione e maturazione interiore perché la gioia è silenziosa, è dell’anima.
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Essendo amico di Oswald Celva ( tanto forte quanto modesto ) penso di poter dire che non si fosse mai realmente messo in pista per redigere una nuova edizione della guida di Colli. Oswald, invece, mi offrì una preziosa collaborazione in merito alla guida intestata a me per quanto riguarda alcune vie nuove da lui aperte in Catinaccio, nonché su valutazioni in libera di vie con tratti originariamente in artificiale. Valutazioni che a volte sono state fatte direttamente dal sottoscritto, ma spesso anche da Oswald. In merito alla bellissima via Weiss- Battisti-Colli mi permetto di osservare che, come spesso accade, i primi salitori usarono ancor meno chiodi di quelli attuali già moderati. Lo posso dire ad onore dei primi salitori, avendo io fatto una della prime ripetizioni.
Beh, anch’io ho dato negli anni 1982/83, un piccolissimo contributo con Dante e Gino in alcune ripetizioni per la stesura della guida del Catinaccio Tamari. Rimane solida l’amicizia con Gino.
Ovviamente bello l’articolo di Dante
Il gruppo dei Dirupi di Larsec da ragazzino mi faceva sognare quando salivo da Pera al Re Alberto , mi evocava quella montagna discosta dalla frequentazione massiccia e pure evocante grandi avventure e richiamo.Vedere il Larsec per me è come cercare il Sasso Manduino quando esco dalle gallerie di Colico.
Uno “spaccato” alpinistico interessante e poco noto
Un capolavoro di Tita Weiss, che ho ripetuto un po di anni fa.
Stefano, mi hai tolto la parola di bocca, che però non avrei scritto, mancando io della tua conoscenza dettagliata dei vari percorsi. Come dicono i romani, quanno ce vò, ce vò!
Beh… come sempre il buon Colli lascia basiti per il suo modo di fare… Che abbia avuto il merito di scrivere la prima guida alpinistica completa del Catinaccio, insieme a Gino Battisti è indubbio ma il tempo è passato e anche tanto.Soltanto il sottoscritto ha salito nel gruppo 17 nuove vie ed altri hanno lasciato il loro segno, Grill arriva per ultimo.Sulla pala della Ghiaccia nel 2007 insieme a Rabanser e Comploi abbiamo salito “Fontana dell’oblio” considerabile come la super direttissima della parete ormai una classica, della quale Colli sapeva molto bene…Se Colli quando lo contattai per chiedere collaborazione alla stesura di una nuova edizione della guida fosse stato meno arrogante e convinto di essere l’unico custode delle montange a quest’ora le relazioni sarebbero aggiornate.So che avrebbe dovuto stilare una guida Oswald Celva che mi contattò una decina di anni fa ma poi non ne ho saputo più nulla…Un tanto per l’aggiornamento e la correttezza che a qualcuno evidentemente manca da sempre