Climbingprn – 17

@climbingprn è l’account Instagram (inaugurato nel 2016) che in qualche modo riprende (con mezzi ben superiori e scegliendo un veicolo al di là di ogni confronto) la vecchia idea di GognaBlog delle “Climbing girls” e dei “Climbing chaps”.
L’assonanza che il nome in inglese suggerisce non deve trarre in inganno, anzi. Il concetto che era alla base di Climbing Girls, la bellezza e la grazia femminili, sono qui ripresi e associati all’idea che sottostava ai Climbing chaps, curiosità e una punta di machismo.
Aggiungete la bellezza delle fotografie, le ambientazioni più disparate e avrete una panoramica di arrampicata e di alpinismo davvero giovani e attuali.

Abbiamo scelto per voi dodici delle immagini pubblicate fino al 4 giugno 2026. Per una migliore visione, cliccate sulle singole immagini.

Climbingprn – 17 ultima modifica: 2026-07-15T05:08:00+02:00 da GognaBlog

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14 pensieri su “Climbingprn – 17”

  1. @ 9

    Credo che non ci sia una sola causa , forse la piu’ importante sono le palestre al chiuso e  la moda.

    Chi ha qualche capello bianco  si ricordera’ le fettucce annodate col baciato , gli imbraghi lisi con sopra qualche giro di nastro americano ,  i moschettoni a zero usati sui rinvii , o anche le “coppie” senza fettuccia , fatte semplicemente unendo due moschettoni.
    In alcune vie del lecchese ricordo chiodi artigianali che sembravano ( o forse erano ) ricavati da cardini di porte , e al Pizzo Boga mi ricordo di un personaggio che non aveva soldi da spendere in quisquilie , e si era cucito un imbrago con le cinture di sicurezza di una vecchia auto.

  2. @ Barry

    Io sono soffice come un materassino : puo’ fare anche highball , e come dice Troisi si puo’ anche muovere.

  3. Chissà perché certi si sono inventati di disegnare il moschettone marcando quella fossetta all’angolo di scorrimento della corda, così si usura in un unico punto invece di distribuire lo sfregamento sull’intera arcatura. Lo stesso vale per il connettore che va sul chiodo o placchetta… Ma tutto questo non c’entra con la biondazza che invece preferisce il bouldering, nessuno che si preoccupa di parare quel gioiellino?

  4. 9@ i rinvii erano assolutamente di ogni forma e tenuti insieme anche col filo da granate e nastro superpersonalizzato multicolore alla LGBT,al buio alla macchina dividere il materiale richiedeva sforzi bellici che neanche il Kaiser nella prima e rinunciavi perché poi cosa cambia? ti trovavi sempre il rinvio scambista…altri tempi davvero! Ovviamente parlo di padre Montagnagna e non di suor Fallesia…

  5. Ma no…ormai la gente compra una serie di rinvii ( tipo10) e quindi sono tutti uguali.
    Comunque io ho rinvii tutti diversi alcuni anche un po’ marcetti

  6. @4, @5: scusate, ma avrei una curiosità… quando riuscivo ancora ad arrampicare, né io e né i miei compagni di cordata abbiamo mai fatto caso al colore dei rinvii, che erano quindi come capitava (con le lunghezze il discorso era ovviamente diverso). Ma perché? Adesso è uscita una legge o una convenzione secondo cui i rinvii devono essere rigorosamente uguali? E a che scopo? Grazie per la pazienza

  7. Senza scomodare Fosco Maraini …a questo articolo ..manca il grande contributo..del maestro dell arte fotografica arrampicatoria  nipponica..senza offesa per il. Sol Levante…il grande Naka Gata..summa di quanto manifesto…e suoi emuli.povero oratorio.

  8. Sulla bandiera slovena c’è il Triglav….gente pragmatica legata al proprio territorio

  9. Sì, la bionda, assolutamente, col tacco 12 risuolato sulla stessa mescola l’ocun sbregherebbe.

  10. Si , a parte la bionda tangata della Ocun , questo Climbingporn è più attento al climbing che al porn , con grande scorno di noi bavosi e lodevole sdrammatizzazione della tipa con capretta e i rinvii spaiati come una volta…

  11. Quello che mi ha colpito di più è la slovena con capretta che ha all’imbrago i rinvii uno diverso dall’altro. 
    In un’era di arrampicata plastificata, è un segno di estrema ribellione!

  12. Tranne la bionda, gli altri scatti sono decisamente morigerati. Non c’è più il Climbingprn di una volta! Mala tempora currunt!

  13. Qualche tempo fa al Museo della Montagna di TOrino fu allestita una mostra dal titolo
    VISIONI TRA LE ROCCE. Georges-Luis Arlaud e Marcel Meys – Studi di nudo femminile.
    Alcuni scatti sono visibili all’indirizzo

    https://inviaggio.touringclub.it/news/in-mostra-a-torino-il-nudo-sulle-alpi

    La differenza tra le due situazioni è evidente: qui una sorta di incanto per la bellezza e al grazia femminile – a chi piace – la, instagram, una forma di voyerismo alla “susanna e i vecchioni”

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