Colpo letale alla pastorizia abruzzese

La denuncia di Nunzio Marcelli, allevatore-economista.

Colpo letale alla pastorizia abruzzese
(con la nuova PAC)
di Daniela Braccani
(pubblicato su virtuquotidiane.it il 21 gennaio 2022)

Il ministro delle politiche agricole e forestali Stefano Patuanelli verrà ricordato come responsabile di aver inferto il colpo letale alla pastorizia abruzzese. Il Piano strategico nazionale della nuova Politica agricola comune ne decreta l’arretramento definitivo, favorendo la zootecnia bovina, appannaggio di grosse aziende, condannando palesemente le piccole imprese di pastorizia locale“.

Si esprime senza mezzi termini Nunzio Marcelli, laureato in Economia, pastore per passione da quasi mezzo secolo, titolare del bio-agriturismo La Porta dei Parchi di Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), nonché presidente di Rete Appia, la rete italiana della pastorizia, che promuove, tra le altre cose, un dibattito sulla conservazione dei paesaggi pastorali e del loro portato culturale, ambientale ed ecologico, sul rilancio dell’allevamento estensivo e della pastorizia nella gestione e manutenzione del territorio rurale.

Nunzio Marcelli. Foto: Giovanni Sfarra.

In passato consulente del Ministero delle politiche agricole, dialogando con Virtù Quotidiane Marcelli accende i riflettori sul Piano strategico nazionale 2023-2027 per l’attuazione e il coordinamento dei programmi della nuova Pac del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che verrà discusso con la Commissione europea presumibilmente il mese prossimo.

Il Piano del governo Draghi mette in campo una strategia unitaria, avvalendosi dei diversi strumenti a disposizione, tra cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con un investimento pari a 10 miliardi di euro.

Da qualche decennio, all’interno delle politiche agricole nazionali, si è costituita una ‘cupola’ che decide le sorti dei provvedimenti comunitari destinandoli a determinati comparti, ma a danno di altri“, denuncia il pastore, tra i più conosciuti d’Abruzzo, alludendo a logiche di mercato in aperto contrasto con la conservazione del territorio pastorale.

Uno di questi comparti sarebbe la zootecnia del sud Italia, Abruzzo compreso, che, secondo Marcelli, è stata fortemente pregiudicata dall’invasione di titoli per l’acquisizione di terreni in affitto che hanno estromesso di fatto i piccoli allevatori. “Un sistema complesso, articolato e purtroppo legalizzato”, ammette.

I titoli sono rappresentati dalla grandezza di un’azienda e dalla sua capacità di spesa. “Tutto parte dalla manovra di liberalizzazione nelle regioni delle quote di questi titoli – spiega Marcelli – così come era successo per le quote latte e il collasso del settore che ne è derivato“.

La liberalizzazione dei titoli riguarda anche il fenomeno della cosiddetta mafia dei pascoli, di cui questo giornale ha raccontato le profonde ripercussioni sul territorio, che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali.

Nel piano strategico nazionale si registra una forte riduzione dei contributi verso chi svolge attività pastorale ovina, a vantaggio di una zootecnia prevalentemente bovina da carne gestita, proprio grazie ai titoli, prevalentemente da grandi aziende“, spiega Marcelli, già docente presso l’Istituto alberghiero di Roccaraso.

In rappresentanza del settore pastorale siamo stati invitati ad un tavolo di consultazione dove abbiamo denunciato le ripercussioni sulla zootecnia ovina e caprina locale che, nell’ambito del cosiddetto eco-schema, ha un valore prezioso per la tutela ambientale. La fetta maggiore di contributi, in pratica, va agli allevamenti di bovini, quelli da carne, lasciati allo stato brado“.

La pastorizia che ha sempre mantenuto un rapporto sostenibile con l’ambiente viene di fatto penalizzata. Come se, in un sistema tributario, si procedesse a tassare ulteriormente chi le tasse le ha sempre pagate e a condonare chi invece non l’ha fatto” dice l’allevatore, precisando che “non è una guerra tra poveri e nemmeno tra allevatori di ovini o bovini, la questione è complessa e articolata e si gioca a livello nazionale“.

Ma, in sostanza, cosa comporta, per l’ambiente e per il territorio, alimentare e sostenere economicamente un tipo di allevamento a discapito di un altro?

La penalizzazione delle aziende ovine comporterà una loro drastica riduzione e riducendo il patrimonio ovino si renderanno disponibili molte superfici a vantaggio del settore bovino che risponde ad altre logiche, peraltro meno sostenibili per l’ambiente“, risponde Marcelli.

In soldoni, argomenta il pastore-economista, l’equivalente di cento bovini è rappresentato da ben settecento pecore, per i bovini viene pagato un premio di 240 euro a capo, per gli ovini, invece, solo 9 euro a capo. Inoltre, per un gregge di settecento pecore è necessario il lavoro di almeno quattro persone, per un centinaio di mucche da carne al pascolo, invece, il lavoro di una persona è più che sufficiente, considerato lo stato brado.

Con l’assegnazione dei premi destinati ai bovini e dei titoli, viene svilito irrimediabilmente il valore intrinseco della pastorizia e dei suoi prodotti. Così, ad esempio, un litro di latte dell’entroterra abruzzese arriverebbe addirittura a costare 4 euro, di cui i tre quarti rappresentati dal costo della manodopera“.

Le realtà virtuose che gestiscono aziende zootecniche, che fanno trasformazione, che fanno agriturismo in piccoli paesi montani, hanno dimostrato con il tempo la capacità di creare occupazione e nuove opportunità di lavoro, di stabilizzare la popolazione locale, contribuire alla conservazione del territorio rurale e alla riduzione dello spopolamento” rileva Marcelli, forte della sua esperienza con l’azienda agricola, fondata nel 1977, con ben 18 dipendenti.

Gli allevatori sono sempre più soli a tutela di vaste aree montane che rischiano l’abbandono e il degrado. La salvaguardia, la tutela, la conservazione della natura e della cultura che in Abruzzo si è riusciti a valorizzare fino ai giorni nostri, tanto da vantare il Parco più antico d’Europa e l’istituzione di nuovi parchi ed aree protette, appare un valore sempre più a rischio di estinzione, la pastorizia estensiva è una realtà sempre più esigua. Ecco perché le scelte politiche e amministrative sono vitali per il futuro di un territorio, purtroppo però troppo spesso queste scelte virano verso altre logiche“.

Patuanelli ci sta buttando a mare senza darci strumenti di salvataggio“, accusa Marcelli, tutt’altro che rassegnato agli sviluppi futuri del piano, intenzionato piuttosto a portare avanti la sua battaglia per la salvaguardia di un settore simbolo della regione dei parchi.

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Colpo letale alla pastorizia abruzzese ultima modifica: 2022-02-23T05:10:00+01:00 da GognaBlog

20 pensieri su “Colpo letale alla pastorizia abruzzese”

  1. 20
    bruno telleschi says:

     
    Viva le greggi. Viva il pecorino e la ricotta, ma soprattutto viva l’agnello a scottadito. Per difendere il paesaggio bisogna anche mangiare agnelli e condannare il fanatismo degli animalisti.

  2. 19
    albert says:

    Dalla solidarietà proclamata con accorati interventi esorto alla pratica.Ieri entrato in negozio di formaggi e  latticini , la coppia e’scoppiata.Moglie  A sceglie formaggi di mucca morbidi spalmabili   freschi e dolci, poco stagionati e affatto  piccanti. Solidarietà B  mia personale pastorale: trancio di caprino da grattugia e di pecorino romano sapidi e piccanti e con un certo aroma.Pasta :A col burro e casatella , B con gambi di carciofo cotti  e pecorino grattugiato e olio con aglio.Provare per credere.Boicottaggio gas russo? ben vestiti in casa e calzerotti di lana pecorina anche se pizzica, e volendo pure biancheria da corpo e maglioni, no al sintetico.Isolamento edifici? Esigere o usare col  fai da te , Lana e calce, non le resine espanse indurite derivate da sintesi  suggerite dalla lobby dei tecnici parziali a stipendio di qualche finanziarie edile…Ma chi ci deve  fare la cresta dice..ehh ma quelle costano di piu’…dobbiamo aumentare  il preventivo, altrimenti ci rimettiamo..(naso che si allunga! ci fanno meno profitto )

  3. 18
    Luciano Pellegrini says:

    Tutto questo per un dispetto, un vigliacco. Alina, ancora incredula, avvilita, ripete i nomi delle pecore e delle capre che chiamava con i suoni labiali, formati da poche vocali e consonanti, suoni gutturali che per noi non hanno significato, ma loro rispondevano… Camosciata, 40euro, Capriola, Biondina, Bianchina… Vivere ogni giorno con il gregge, ti ci affezioni, ora è come aver perso una persona cara. Oggi, con la crisi climatica, il prezzo del gasolio aumentato, le utenze, le spese per produrre il formaggio e la ricotta, la visita medica per il veterinario, principalmente l’invasione di titoli per l’acquisizione di terreni in affitto, che hanno estromesso di fatto i piccoli allevatori ecc., non ce la fai più a sopravvivere. E pensare che la svizzera, sostiene gli allevatori delle greggi, offrendo loro consulenza e formazione individuali e stanziando contributi. Per non ripetere i benefici che il gregge offre al terreno.

  4. 17
    Luciano Pellegrini says:

    E’ una dura realtà. Poi, se c’è una pastora che con sacrificio vuole pascolare le pecore, IN VALLE GIUMENTINA (Parco Nazionale della Maiella), è STATA PENALIZZATA ANCHE dal meteo e dai … fuochisti. Alina la pastora, “forte e coraggiosa”, è una giovane Romena, che lavorava 20 ore al giorno. Poi, l’invidia, la cattiveria, i dispetti che ha subito e sofferto da parte degli altri pastori, E DUE EVENTI DRAMMATICI, le hanno fatto decidere di abbandonare la valle e pascolare poche pecore in un paese. IL PRIMO EVENTO il 18 gennaio 2017. (data famosa anche per la valanga all’Hotel Rigopiano). La neve aveva bloccato il rifornimento del mangime per il gregge e così sono morti 170 ovini, la maggior parte mamma e figlio che sarebbero nati a febbraio. Gli ovini morti hanno sfamato i lupi per parecchio tempo. Si avvicinavano allo stazzo, ma quando non hanno più trovato da mangiare sono scomparsi.               IL SECONDO EVENTO DOPO UN ANNO… venerdì 19 gennaio 2018, la giovane pastora romena Alina, mi ha telefonato piangendo … mi hanno bruciato la stalla… è tutto demolito! Tutto è terminato in un attimo… un fiammifero, probabilmente qualche liquido infiammabile e 150 fra pecore e capre, di cui centotrenta incinte e che dovevano partorire a breve, otto maiali e scrofe, trenta agnellini appena nati, un vitello…tutti morti.
    …continua…

  5. 16
    Roberto Pasini says:

    Albert. Appunto. È ciò che si cercava di dire educatamente all’australiano , che poi è si è andato polemicamente a infilare in un tema difficile che riguarda i rapporti tra donne e uomini immigrati. Un tema di cui mi sono occupato personalmente purtroppo, con l’aiuto di un bravissimo ispettore donna del nucleo di polizia giudiziaria del tribunale di Milano, per difendere una signora eritrea legata alla mia famiglia che subiva violenze dal suo uomo. Un vero abisso di dolore e di contraddizioni sul quale mi sono affacciato e che ha duramente colpito alcune mie apparenti certezze ma che non era qui oggetto di discussione. Che vuoi farci. Così funziona il blog. A volte siamo solo occasioni, senza volontà o colpa, per sfoghi personali di antipatia, a volte persino di percepibile insofferenza e rabbiosa ostilità. Nel mio mondo e linguaggio si chiama tecnicamente transfert. Salut. 

  6. 15
    albert says:

    14)Tra compagni di escursioni e scalate ecc. mica si parlava solo del momentaneo agire tecnico pratico connesso alla dinamica dell’attivita’ in corso, tranne quando occorreva estrema attenzione e concentrazione per non lasciarci la pelle o procedere, o solo di nuove imprese di seguito l’una all’altra Prima e poi ed anche nei giorni di contorno si parlava di tutti,dal futile , al profondo dai problemi personali e della comunita’ montana in cui si viveva non escludendo il vasto mondo in cui la montagna e’ situata.            Guarda un po’, si leggevano pure i quotidiani e libri e si invitavano anche pensatori o ed artisti a parlare NON di alpinismo.  Al cinema arrivavano pure i film in prima visione e c’era la discussione, pure teatro e persino Paolo Conte con la sua band.Persino politici di caratura nazionale e internazionale…autori di libri .Un amante della montagna dovrebbe mettersi i paraocchi da monomaniaco?. Quindi perche’ meravigliarsi se in un questo blog si discute e dibatte pure d’ALTRO? Adesso spunta pure la strigliata ai maschi in contesa gerarchica ..allora mettiamo un nickname che non faccia indovinare il genere e non facciamolo neppure intuire..che ansia!

  7. 14
    Roberto Pasini says:

    Paola. Guardi che qui non si stava battibeccando ma solo cercando di spiegare, pacatamente e inutilmente, ad un interlocutore che ama i toni estremi e polemici,  perché nel blog argomenti di montagna e di politica e società sono spesso mescolati. Che poi spesso si registrino cornate tra vecchi stambecchi come gioco di ruolo, è una giusta ed evidente osservazione fatta più volte, sempre inutilmente, perché le spinte etologiche sono ingovernabili.  Ma non in questo caso specifico. Saluti.

  8. 13
    Paola Cesco-Frare says:

    Ma perché i maschi hanno questa insana passione di occupare tutto lo spazio per battibeccare tra loro! Non credete che sia il caso di finirla qui!
    BASTA! Avete stufato!!! 

  9. 12
    albert says:

    i coltivatori di..(mais, grano..uva ecc.)potrebbero dire: noi manteniamo pulite da foglie e ramaglie  le canalette ed i canali di scolo acque piovane, periodicamente togliamo pure i sedimenti, ..perciò dovremmo averere un riconoscimento(oltre al prodotto  che vendiamo) per tale attivita’ e mettiamoci pure la cura del paesaggio, con qualche contributo pubblico.( quando pompano acqua nelle canalette  traendola da fiumi  comuni e poi dalle canalette irrigano a pioggia..allora sssssssttt)

  10. 11
    albert says:

    Non resta che aspettare la sentenza definitiva, tanto ormai Agitu non ritorna…e  nessuno ha rilevato la sua attività ( poco romanticismo  o non era conveniente o mancava in zona imprenditorialità?). Tuttalpiù si cambiera’ la dicitura”violenza sessuale ” in  vilipendio di cadavere” ;alzi la mano chi ha visto come e quando e’partito lo schizzo…ci stiamo a immischiare di tali dettagli?(tutti agenti  ris ,- troppi filmetti serial)   Le opinioni servono a controllare il proprio ambiente e vigilare affinche’fatti simili non si ripetano.Non sono  infrequenti  rese dei conti  tra gruppi etnici chiusi, “impermeabili”, per pagamenti  mancati o decurtati anche lontano dai monti..e per quanto riguarda le pratiche sessuali.. gran mistero..(ci sono ancora i matrimoni combinati con minorenni ?..solo episodicamente si scopre il fattaccio) . Anche in bassa pianura c’è parecchio personale ai limiti del lavoro nero.Quanto al problema dell’allevamento ovino assitito …ormai il mercato dei prodotti derivati si separa dalla convenienza ecologica ambientale. Esistono studi economici seri  sulla convenienza delle agricolture ed allevamenti marginali?Tanti  bei servizi tv ma poi i conti si reggono o c’e’sempre bisogno di un’assistenza (alleviamo ma siamo anche manutentori del territorio, fonte di folkore che attira turisti, estirpatori di cespugli e barriera contro l’invadere del bosco..secondo me è marketing ..dicono che ogni prodotto  tipo il vino deve narrare il territorio e una storia di persone   ..poi alla fine il prodotto si deve collocare sul mercato, qualcuno un  vino decantato e storicizzato da parecchio blablà se lo deve scolare altrimenti il marketing fallisce-cambiare la parola vino con derivato di allevamento ovino)  Secondo me attualmente in Italia c’e’ troppa economia assistita  da una miriade di bonus, ultimo arrivato quello psicologico, ma c’era pure qullo cure termali , mobili , monopattin ecc.ecc. Lavoro vero ben remunerato  che frutta soldi veri e poi ognuno se li spende come vuole…i giovani ed anche  di mezza età van cercando.Ma ormai incombe la guerra in Ucraina che sovrasta tutti  gli altri problemi per le sue conseguenze. Se c’e’ sovrapproduzione di formaggio , carne e latte, LA’ o anche in altre zone del mondo e pure in Italia, tra poco ci sarà una  aumentata richiesta…sostitutiva del grano che  aumenta di prezzo.
     
     

  11. 10
    albertlperth says:

    Per l’appunto discorrendo di tutto e di più …..i teorici del tutto e del nulla.La deriva sessantottina. Sig Pasini si attenga al tema e discetti  sul caso Agitu  e scoprirà verità non troppo nascoste. Talune le sveleranno  tic mal coperti.Ed interessanti elementi che si vuol coprire per non far emergere  verità scomode.Poi lei citerà Marcuse e il compagno Pippo 

  12. 9
    Roberto Pasini says:

    Mister Perth. La tesi che un blog di montagna di questa esclusivamente dovrebbe occuparsi può avere un suo senso. Non tiene tuttavia conto di un fatto. Il fondatore (e con lui molti di noi) appartiene ad una generazione che è cresciuta in un clima di forte e generalizzato coinvolgimento nelle tematiche sociali e politiche. Questo coinvolgimento ha avuto gradi diversi seconda delle persone, ovviamente, ma ha riguardato sia chi ha fatto della montagna una professione, o quasi, sia chi è stato solo un dilettante. Nel clima degli anni ‘70 per molti c’è stato persino un conflitto interiore tra priorità della politica e priorità della montagna. Si vedano in proposito le parole di Rossa, recentemente riprese in occasione del ricordo del suo assassinio. Questa esperienza di vita non può essere cancellata e inevitabilmente porta a tenere insieme le due cose anche oggi, in epoca post-moderna. Sul “mercato”esistono altre proposte quasi esclusivamente focalizzate sugli aspetti tecnici e specifici, sia in italiano che in altre lingue. Basta scegliere. Questo per quanto riguarda dunque il primo aspetto, montagna + politica/società. Poi lei giudica che i temi non di montagna siano trattati a volte in modo superficiale e per di più ideologico, a senso unico. Sull’unilateralita’ non sono molto d’accordo. In alcuni periodi effettivamente puo’ sembrare così, ma guardando un periodo più lungo, un anno per esempio, lei vedra’ una certa polifonia nel dibattito. Sulla superficialità, possiamo dire due cose, la prima è che si tratta di un giudizio soggettivo e la seconda è che ogni persona, anche chi è dotato di un linguaggio e di un pensiero “semplice” ha diritto di esprimersi sui temi collettivi. Cio’ che non è consentito è lo scambio tra il blog e il proprio cesso. E io apprezzo che ultimamente si faccia un lavoro deciso di pulizia. Preservare l’ambiente è importante non solo per gli aspetti naturali ma anche per quelli sociali. Visto quello che ci circonda. PS. Le ricordo che Amato è stato eletto Presidente della Corte costituzionale. Insieme al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio siamo nel pieno del personale politico/tecnico della prima repubblica. Questo era il senso della previsione. Saluti

  13. 8
    albertperth says:

    Sig.Albert la Sig. Agitu non è stata violentata,leggersi gli atti ,ma il povero e disgraziato Ghanese si è masturbato di fronte alla vittima agonizzante.a lei poliedrico affabulatore del nulla non fà alcuna differenza , ma chi studia e analizza dispone l’agito in un codice d’analisi che ne da presentazione esaustiva. Quanto traspare resta come al solito superficialità, facile esecrabilità e pochezza d’osservazione  e analisi. La stampa ,specie trentina ha comodo liquidare in un stantio photo immagine un atto che presenta molteplici e profondi interrogativi. Anche di tipo culturale (l’assasino e povero, e la assasinata non povera agli occhi dell’assassino ma povera per la fine fatta) e l’atto masturbatorio presenta atti spiegabili,diversamente dalla violenza sessuale.Conviene allora Sig.Albert che è meglio che il blog si occupi di scalate gradi 8000  e lasci il resto dovè.L’ultimo esperto aveva preconizzato il Prof. Amato Presidente della Repubblica.un altro aveva sputato in un ochhio al sottoscritto e via discorrendo…per l’appunto discorrendo

  14. 7
    albert says:

     A ben  guardare certi format eco green onni presenti in reti tv nazionali e locali…non son altro che pecore e capre ad andare per la maggiore,  cui segue il documentario su  latticini e formaggi la cui preparazione non ha piu’ misteri in quanto propinata ogni santo giorno, segue la vendita km zero o al mercatino nel borgo e una serie di ricette  tradizionali… ( tutto condito da commenti monocordi -che beeeellllo che buonnooo– di conduttori econduttrici)Per di piu’ e’ quasi obbligatorio che ad allevarle siano transfughi con affermate e ben remunerate professioni, che si pentono ( magari con un bel gruzzolo di risparmi) della vita in metropoli  e ritirano come eremiti.. stalle e case pero’ sembrano di un rustico messo in sesto da architetto ed abili artigiani..In sintesi tutto facile epittoresco, dei problemi evidenziati nell’articolo e di speculazioni sui terreni  mai si parla ,altrimenti  lo spettatore lo  si rattrista.

  15. 6
    albert says:

      5) chiedo scusa al simbolo del numero , la cifra 5 .Anche se ci  fossero stati 3 mesi  di paga arretrata, si ammazza e si violenta in questo ordine ? ?La corresponsione in nero ( se..)era imposta dal datore o  pretesa dal dipendente?( capita parecchie volte per evitare trattenute di legge).Non ci sono sindacati o carabinieri o associazioni che forniscono consulenza? ” logiche di mercato”..sono imposte da forze occulte o  dai palati dei consumatori ?Al banco carni  la poca carne ovina ha prezzi alti, in certe zone proprio non va giu’, …latte non se ne trova… se compri agnello qualcuno che vede   ti guarda con occhio di disprezzo , secondo certe  bocche non allenate da piccole il pecorino non e’ gradito e tocca cuccarselo solo ai vecchietti .La lana poi…e’considerata rifiuto speciale…mentre potrebbe essere impiegata per pannelli isolanti. Anzi esiste un una produzione di tali pannelli e rotoli  (invece ci sbolognano i pannelli di schiuma sintetica espansa con il tacito silenzio -assenso delle leggi, al fine di minimizzare i costi  del capotto  a vantaggio delle ditte. Quanto alle critiche al ministro..strenuo difensore dell’incasinatissimo  ecobonus (ed altri bonus)in cui inzuppano il biscottone vari furbacchioni, compresi truffatori..  non resta che aspettare  che si realizzino  le statistiche sul voto prossimo venturo , forse anche anticipato. Se poi e’ vero che l’allevamento ovino ha prevalentemente funzione di  tutela  dell’ambiente..allora se i lupi se le sbranano perche’ lamentarsi,si allevino come vittime sacrificali anche per quello scopo e non si portino  in transumanza in pianura , dato che  lasciano una scia puzzolente finche’  non piove abbondantemente. .

  16. 5
    albertlperth says:

    Sig.Daidola, la Sig.Agitu è stata uccisa fatto deprecabile da un povero ghanese al quale non erano stati corrisposti i salari di 3 mesi ( in nero ) è che servivano di sostentamento  alla sua  famiglia in Ghana.Domandare ai Mocheni gli antefatti di razzismo alla Sig.Agitu.E le pecorelle chi le gestisce?secondo Lei in Val dei Mocheni? 

  17. 4
    Giorgio Daidola says:

    La triste realtà così ben descritta nel libro “Pascoli di Carta”, oggetto di un  articolo in questo blog, affiora ovunque, sostenuta guarda un po’ da un ministro pseudo-progressista dell’armata in dissoluzione del  benestante comico genovese. Che schifo. In realtà dalle montagne stanno sparendo non solo le capre ma anche le mucche perchè il giochino sporco dei titoli per l’acquisizione dei terreni in affitto è evidente che vuol togliere di mezzo anche quelle. Lasciando le montagne agli orsi e ai lupi, in nome della marginalità.  In Val dei Mocheni le capre di razza della povera Agitu, massacrata dal suo dipendente, hanno preso subito la strada della pianura, ignorando le esistenti scelte alternative, senza rendere necessaria l’applicazione delle brillanti strategie del ministro.

  18. 3
    Paola Cesco-Frare says:

    Grande stima e sostegno per Nunzio Marcelli!!
    Io abito in Comelico, e quando ho visto  greggi di pecore transitare all’ alba per la statale, portandosi sui prati attorno al paese a mangiare e a concimare, per poi trasferirsi in Val Visdende, mi si allarga i cuore. Con tanta ammirazione per quelle persone che ancora hanno il coraggio di fare quello che era, dalle nostre parti, una pratica assolutamente preminente.
    Inoltre credo che il latte di capra è I suoi derivati, che io uso normalmente e preferibilmente, andrebbe valorizzato per le proprietà dietetiche che presenta. Ci sono da noi piccoli allevatori di capre che fanno ottimi prodotti. 
    Spero che le greggi tornino ancora in Comelico. 

  19. 2
    Andrea Parmeggiani says:

    E’ una direzione che purtroppo è difficile da invertire
    Molto triste

  20. 1
    Alberto Benassi says:

    Ma e quello che vogliono fare con tutte le piccole attività, di ogni settore.
    Le vogliono ammazzare tutte a favore dei grandi. 
    Il giochino e chiaro.
    Complimenti.
    Tutti in silenzio schiavi dei grandi poteri economici.

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