Fake o non fake?
(questo è il problema)
Il 19 agosto 2026 su fb Michele Corti ha pubblicato l’immagine di un orso che passeggia tranquillamente nell’abitato della frazione Ceresé in Val di Rabbi. Subito si era scatenato il solito tam tam ruralista contro i grandi carnivori.
Ma chi sono i ruralisti “Ruralpini”?
Quello dei “Ruralpini” è un progetto editoriale e una rete di attivismo legata alla difesa del mondo rurale e montano, con una forte presenza sui social, compresa la pagina/gruppo Facebook “Ruralpini – Resistenza rurale”. Il sito ufficiale è attivo almeno dal 2008. Li gestisce Michele Corti, professore di zootecnia di montagna all’Università degli Studi di Milano e autore di numerosi contenuti del sito.
Corti si definisce “ruralista” e si occupa soprattutto di allevamento e pastoralismo alpino, alpeggi, agricoltura tradizionale, prodotti locali e rapporti tra attività rurali e fauna selvatica. Negli ultimi anni ha dedicato molta attenzione soprattutto a lupi e orsi.
Il loro punto di vista è piuttosto schierato: sostengono che nelle politiche ambientali italiane la voce di agricoltori, allevatori, pastori e abitanti delle montagne sia spesso sacrificata a favore di una visione più “naturalistica” del territorio. Sul tema del lupo, per esempio, i Ruralpini sostengono apertamente la necessità di controllo della popolazione e critica quella che considera una narrazione eccessivamente favorevole ai grandi predatori.
IlDolomiti (20 agosto 2026) denunciava: “Ancora una bufala, ancora il tam-tam dei gruppi social ‘ruralisti’ (dove si crede di fare controinformazione sui grandi carnivori e invece spesso si finisce per alimentare fake news e paure), che si rivela un’autentica sòla… I classici ”non siamo più padroni a casa nostra”, ”poveri bambini”, ”gli animalisti ora che diranno che siamo noi fuori posto?”, ”ora basta” e compagnia urlante. Alla fine, come spesso accade, è dovuta intervenire l’amministrazione pubblica a fare chiarezza e a spiegare che si tratta di un’immagine falsa.
”Informiamo che la foto dell’orso a spasso per la frazione Ceresè in Val di Rabbi è falsa – ha comunicato sui canali social del Comune di Rabbi il sindaco Lorenzo Cicolini – È stata creata da ragazzi per scherzo con strumenti di intelligenza artificiale. La gestione dei grandi carnivori è un tema molto sentito nelle nostre valli e desta parecchia preoccupazione. E’ opportuno evitare la diffusione di informazioni ed immagini false”. Importante è anche non affidarsi a certi canali pensando di trovarsi su portali ”ufficiali” o che veicolano informazioni più o meno veritiere”.
Poco tempo prima era stata la stessa Provincia di Trento a raccomandarsi di prestare attenzione alle segnalazioni “da social”, che vanno sempre prese “con le pinze” (“perché sussiste il rischio che vengano diffuse informazioni incomplete o addirittura false”) specificando di fare riferimento esclusivamente ai canali istituzionali per avere notizie certe. Addirittura c’era qualcuno che proponeva una sorta di mappatura degli orsi fai da te in base alle segnalazioni degli utenti.
”L’Amministrazione provinciale evidenzia inoltre che eventuali informazioni diffuse da soggetti terzi non vanno considerate automaticamente validate dalle autorità competenti. Anche perché sussiste il rischio che vengano diffuse informazioni incomplete o addirittura false. Eventuali segnalazioni relative alla presenza di orsi o lupi devono essere comunicate alle Stazioni forestali competenti per territorio. In caso di situazioni di emergenza è necessario contattare il numero unico di emergenza 112. Il Corpo forestale del Trentino dispone delle competenze e degli strumenti per valutare le situazioni segnalate e gestire eventuali criticità attraverso l’adozione delle opportune misure di gestione“.
E in seguito, sempre la Provincia di Trento: ”La presenza di una segnalazione puntuale non deve provocare allarmismo e, allo stesso tempo, l’assenza di segnalazioni non va interpretata come garanzia dell’assenza di selvatici. La diffusione di una localizzazione puntuale può inoltre avere un effetto boomerang, richiamando curiosi intenzionati a cercare un incontro ravvicinato con l’animale. Un simile comportamento può aumentare il disturbo alla fauna e soprattutto il rischio di incidenti”.
Il 29 agosto 2026 Michele Corti risponde a Cicolini, sfidandolo: “Fuori la fonte, caro sindaco! Sfidiamo il sindaco di Rabbi a fare i nomi degli autori dello “scherzo” relativo alla foto che ritrae un orso che, si è asserito, ha transitato di notte per la frazione Ceresè. Probabilmente non è stata scattata a Ceresè ma in ambienti simili, quando e dove non sappiamo. Era il 19 agosto. A un km di distanza, il 27 luglio erano stati predati due asini da un grosso orso che ha lasciato una scia di sangue partendo da Vermiglio. L’orso quindi, come sa bene Cicolini, c’è nel suo comune. Chiuderla con una “ragazzata” è comodo. Smorza l’allarme dei turisti per la presenza dell’orso e compiace la Provincia, fortemente irritata per la presenza di una mappa costruita sulle segnalazioni dei cittadini che non consente più di tenere nascosi avvistamenti inquietanti. Noi ci siamo guardati bene dall’utilizzare foto palesemente prodotte con la IA (vedi Mezzocorona e Mezzolombardo) ma questa la teniamo per sfida e provocazione. Salti fuori la fonte della “ragazzata”. “Dei ragazzi burloni” non sono una fonte. La “burla” non è stata uno scherzetto innocente e gli autori sono passibili di sanzioni. Il sindaco non può, se conosce i nomi, tenerli nascosti. Se non li conosce non può permettersi di far credere di conoscere una fonte. Che gli animalisti e alcuni media (non solo il Dolomiti dichiaratamente animalista) abbiano utilizzato la foto per screditare una mappa con una cinquantina di segnalazioni ci sta. Che un sindaco partecipi all’operazione non ci sta”.
Cosa dice Chatgpt della comunicazione dei ruralpini
Semplicemente un fake. L’immagine di orso ripresa nella frazione di Ceresé in Val di Rabbi è un falso creato per scherzo con l’IA da un gruppo di ragazzi. E’ stato lo stesso sindaco di Rabbi, Lorenzo Cicolini, a mettere immediatamente le cose in chiaro, invitando tutti ad evitare di diffondere falsi in rete, vista la delicatezza del tema. E così la foto pubblicata pochi giorni fa sul sito dei ruralpini di Michele Corti è stata immediatamente archiviata là dove è bene che stia, tra le bufale. Chi non si rassegna però è proprio il presidente dell’Associazione Tutela Rurale, che per tutta risposta ha pubblicato un post dove si affida all’intelligenza artificiale di Google per confermare che no, quella foto non è stata manipolata.
Un triplo carpiato visto che, solo pochi giorni prima, aveva bollato l’IA di Google come stupida e faziosa. In questo senso si tratta però di un’ottima notizia, perché se il già docente di Zootecnia di montagna della Statale di Milano – e quel “già” è importante perché ci è voluta comunque una lettera di diffida dell’Avvocatura dell’ateneo del febbraio 2024 per arrivarci, segno inequivocabile di una presa di distanza netta dalle cose che l’ex-docente oggi dice e scrive, soprattutto sui social – si converte all’intelligenza artificiale tutti possono farlo con altrettanta legittimità. Così, per esempio, si può chiedere a ChatGPT di analizzare la comunicazione dei ruralpini. Giusto per vedere l’effetto che fa, per dirla alla Jannacci. Stringendo il cerchio, si può chiedere a ChatGPT di analizzare l’attendibilità di Corti in tema di interazioni uomo-grandi carnivori. In altre parole, un fact-checking sui casi di aggressione riportati sui canali social e web della galassia ruralpina. Serve un po’ di lavoro di affinamento sulle modalità di indagine e la valutazione delle notizie ma poi il risultato arriva. I casi presi in esame sono 34.
Dice ChatGPT: “Nella casistica utilizzata da Corti, circa tre episodi su quattro non raggiungono il livello di una attribuzione al lupo sufficientemente corroborata o scientificamente certificata; comprendono casi smentiti, ipotesi puramente speculative, testimonianze non verificate e attribuzioni fondate prevalentemente su elementi soggettivi o circostanziali”. In sintesi, il 76% delle dei casi presi in esame risulta assai poco solido. Dunque di che tipo di comunicazione si tratta? “Una comunicazione militante, selettiva e fortemente assertiva, caratterizzata da un uso estensivo dell’aneddoto e dell’evidenza testimoniale, nella quale episodi con livelli di verifica molto differenti e spesso carenti vengono frequentemente ricondotti alla stessa narrativa sulla pericolosità dei grandi carnivori.
Il principale problema non è necessariamente l’invenzione degli episodi, ma la frequente trasformazione di elementi indiziari o non verificati in attribuzioni presentate con un grado di certezza superiore a quello documentato dalle fonti”. E ancora: “Una comunicazione che appare poco rigorosa nel distinguere fatti accertati, testimonianze, ipotesi e speculazioni, e che tende sistematicamente a presentare gli elementi favorevoli alla propria tesi in modo assertivo”. Molto chiaro. Si tratta dunque di quella che in termini tecnici è definita come comunicazione pseudofattuale, in cui fatti acclarati, indizi, testimonianze e congetture vengono assemblati in un’unica narrazione nella quale le differenze di evidenza tendono a scomparire.
Quella che viene sottolineata dall’IA è la distanza tra il grado di evidenza disponibile e il grado di certezza con cui l’informazione viene comunicata. Oltre ad essere “confusiva sul piano epistemico”, cioè a mettere tante cose diverse in un unico frullatore, ChatGPT segnala anche “l’asimmetria nella verifica”, ovvero la richiesta di prove rigorose alle istituzioni o alle ricerche che ridimensionano il rischio, mentre “tende a considerare sufficienti testimonianze o indizi circostanziali quando sostengono la propria tesi”. Tra i casi di aggressione seccamente smentiti dall’IA a seguito di verifiche incrociate su più fonti, a titolo di esempio, c’è la vicenda di Emile Soleil, il bimbo scomparso in Francia nel 2023, e quella di Albert Stocker, il 73enne trovato in gravissime condizioni vicino a Bressanone nel febbraio 2024 e successivamente deceduto.
Nel primo caso i ruralpini avevano sostenuto con forza l’ipotesi del rapimento, dell’uccisione e del consumo da parte di uno o più lupi. Ipotesi completamente falsa. L’inchiesta non è ancora chiusa ma la presenza di una frattura a livello cranico prodotto da un oggetto contundente e le tracce genetiche di animali da cortile sui pochi resti dei vestiti ritrovati, così come un microframmento di cinghia ad uso agricolo, hanno ristretto l’indagine alla cerchia familiare del piccolo. Lupi zero. Nel secondo caso, l’autopsia aveva attribuito la morte di Stocker ad ipotermia e aveva rilevato morsicature superficiali attribuibili, dopo indagine genetica, a volpe. Il problema è che di questi sviluppi, dopo aver suonato la grancassa dell’antilupismo militante, nella comunicazione dei ruralpini non c’è traccia. Dice ChatGPT: “Nei casi esaminati non emerge una pratica sistematica di autocorrezione proporzionata alla rilevanza delle affermazioni iniziali. Quando un’attribuzione al lupo viene successivamente smentita, non ho trovato con la stessa evidenza una rettifica autonoma, esplicita e altrettanto visibile. Nei casi propriamente speculativi, inoltre, non emerge una successiva presa d’atto altrettanto netta dell’assenza di prove”.
Arrivando al dunque, come si potrebbe definire la comunicazione di Corti e dei ruralpini? Qui l’IA si sbizzarrisce: partigiana, propagandistica, tendenziosa, scorretta, sensazionalistica, cialtronesca. Questi gli aggettivi proposti. Messa alle strette però, opta per “cialtronesca”. Perché? Questa la risposta: “Non nel senso di “inventata di sana pianta”, ma nel senso di una comunicazione troppodisinvolta, poco rigorosa e spesso incurante della distinzione tra fatto accertato, testimonianza, ipotesi e speculazione. La scelta è motivata soprattutto dalla ripetizione del meccanismo: non siamo davanti a uno o due errori occasionali, ma a una modalità ricorrente di costruire e presentare la casistica”.
Tradotto: l’importante per i ruralpini non è documentare fatti accertati, l’importante è spargere a piene mani polpette avvelenate, ammorbare l’aria. Ora, alla luce di questa filosofia di fondo, chiamiamola così, è anche legittimo chiedersi se esista un trait d’union tra questa idea spregiudicata di comunicazione e l’ormai famosa mappa degli avvistamenti di orsi in tempo quasi reale, presentata urbi et orbi da Corti come “ecologia dal basso”. La Provincia di Trento ha già evidenziato l’inutilità e i rischi correlati ad una mappatura di questo tipo, soprattutto legati al turismo dell’avvistamento. Questa mappatura, stringi stringi, dice infatti: ci sono orsi nel Trentino Occidentale. Grazie, lo sapevamo. Ci sono orsi sul Bondone. Grazie, lo sapevamo. Nulla di più, nulla di meno. Il tutto, nel caso del Bondone, in assenza di interazioni ravvicinate, di gravi episodi di predazione, di circostanze allarmanti. Quello che riesce invece a fare benissimo è trasformare ogni avvistamento in uno scampato pericolo, ogni incontro, anche da distanza, in un rischio mortale, ogni orso in una macchina da guerra. Riesce magnificamente a far crescere inquietudine e disorientamento, a creare un ambiente tossico, come la recente lettera degli operatori turistici del Bondone dimostra. Dunque sì, esiste un filo rosso che tiene insieme la mappa e la comunicazione dei ruralpini. ChatGPT si è già espressa, e forse davvero non occorre aggiungere altro.
Risposta di Michele Corti
(vedi sua pagina: https://www.facebook.com/groups/52552706772/, 20 agosto 2026)
L’analisi visiva della foto conferma l’assenza di elementi tipici del fotomontaggio digitale o della generazione tramite intelligenza artificiale. Di seguito sono analizzati i dettagli tecnici e fisici che ne attestano l’autenticità:
1. Coerenza dell’illuminazione e delle ombre
Sorgente luminosa: La scena è illuminata da un lampione o faro posizionato in alto a sinistra rispetto all’inquadratura. Proiezione delle ombre: L’ombra dell’orso si proietta in modo corretto sul terreno retrostante e verso il basso, seguendo la stessa angolazione delle ombre visibili sulla ringhiera di legno in primo piano. Riflessi sul manto: Il dorso dell’orso presenta una schiaritura dovuta alla luce incidente, mentre la parte inferiore del ventre rimane in ombra profonda, coerentemente con la fisica della luce notturna ambientale.
2. Interazione con gli elementi strutturali
La ringhiera: La porzione posteriore dell’orso è parzialmente coperta dal corrimano di legno in primo piano. I bordi di sovrapposizione tra la pelliccia e il legno sono netti e non mostrano “aloni”, residui di ritaglio (scontornatura imperfetta) o pixel spuri tipici del “copia e incolla” camminata: Le zampe dell’animale poggiano sul vialetto di pietra con un’angolazione naturale. Non si notano distorsioni geometriche nel punto di contatto con il terreno.
3. Grana, rumore e sfocatura da movimento (Motion Blur)
Rumore digitale uniforme: Trattandosi di uno scatto notturno (probabilmente catturato da uno smartphone), l’intera immagine presenta una “grana” (rumore digitale) uniforme sia sui muri in pietra che sul corpo dell’orso. Nei fotomontaggi, il soggetto inserito ha spesso una risoluzione o una nitidezza diversa rispetto allo sfondo. Sfocatura da movimento: le zampe dell’orso in movimento appaiono leggermente sfocate rispetto alla nitidezza del muro sullo sfondo. Questa discrepanza è causata dal tempo di esposizione prolungato della fotocamera in condizioni di scarsa luce, un effetto fisico reale difficile da replicare artificialmente senza lasciare tracce di editing.
4. Coerenza delle texture
La muratura a secco dell’edificio montano non presenta ripetizioni artificiali (pattern specchiati o clonati) o distorsioni nei dettagli delle pietre, elementi tipici delle immagini generate da algoritmi o manipolate con strumenti di riempimento.
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Sarà anche una foto vera ma quell orso sembra un grizzly…..
Sarà una sola..ma il Dolomiti ê un giornale on-line che ê la quintessenza del cazzaro militante,dateci un occhiata,come vengono ricomposti i fatti,e da dove prendono gli articoli..es..orrore orso sbrana un vitello e aggredisce il cane pastore,dove ê successo? Ontario se va bene…questo metodo comunicatjvo spacciandolo per tematiche montane in loco fà più danni di 1000 orsi,o 1000 ambientalintegralisti.