A Finale, sempre di più

Metadiario – 105 – A Finale, sempre di più (AG 1982-001)

Come ad ogni ritorno da lunghi periodi di assenza, anche il periodo che seguì la lunga spedizione nel Meridione d’Italia fu piuttosto convulso, dunque poco produttivo dal punto di vista delle attività alpinistiche e arrampicatorie.

Avevo compiuto i 35 anni, mi sentivo in ottima forma, ma dentro di me non sentivo più quell’intima spinta al continuo auto-superamento. Vedevo con chiarezza attorno a me i ragazzi più giovani esprimersi con una facilità che ormai non mi era più così familiare.

In questo senso, Cento Nuovi Mattini e Mezzogiorno di Pietra erano espressione di obiettivi concreti, con direzione opposta a quella che avrebbe avuto il Peter Pan che ero stato.

Vittorio Neri su Sacrificio alla Parete delle Gemme di Rocca di Perti. 29 novembre 1981.

Una lunga analisi di psicologia analitica con Lino Tosca mi aveva portato dritto in quello che sembrava la mia strada futura. Ormai, nei sogni, vedevo nitide le figurazioni di ciò che si agitava dentro di me: ero molto attento a quel mio sviluppo interiore, non avevo intenzione di calpestare mai più aspirazioni che avevo perfino dimenticato. Ciò non voleva dire né aver raggiunto la pace dei sensi né sprizzare felicità: significava solo che avevo la certezza di non deviare neppure un metro da quello che davvero sarebbe stato il mio proprio cammino, quello che ciascuno di noi dovrebbe saper individuare.

In questo clima psicologico, e in più molto indaffarato a far quadrare i conti domestici (i lavori di ristrutturazione ci avevano prosciugati), le mie mete domenicali erano abbastanza prive di fantasia. Mi dividevo tra Finale Ligure e le Fate Nere di Champoluc, cambiavano solo i compagni.

Ivan Guerini su Ombre Blu, Rocca di Perti. 27 gennaio 1980.

Il 28 novembre 1981 ero con Jacopo Merizzi e Piera Panatti sulla via del Vecchio a Rocca di Perti. La notte fu molto agitata, nella nostra compagnia ciascuno cercò di capire qual era il proprio ruolo, e non so chi ha fatto più fatica. Il giorno dopo andai ancora alla Rocca di Perti, questa volta con il Gigante, il da poco conosciuto Giovanni Rosti, e poi Vittorio Neri e Marco Lanzavecchia, prima alla Parete delle Gemme in una fessura a incastro, poi su Ombre Blu. Chiusi la giornata salendo la via Florivana assieme a Gian Piero Motti, sua cugina, ancora Jacopo e Piera, più Monica Savonitto e altri due.

Alessandro Gogna sulla Cascata del Pinter.

Alla festa dell’Immacolata (8 dicembre) ero con Marco Bernardi e Anne-Lise Rochat alle Fate Nere: salimmo (prima ascensione) la difficile Cascata Diretta del Pinter in una giornata fredda e grigia.

Marco Bernardi sulla Cascata del Pinter

Quest’esperienza di salire cascate di ghiaccio fino ad allora non salite la ripetei il 3 gennaio 1982 su un bel risalto di ghiaccio non spesso in buone condizioni: la Cascata di Pacard, sempre in Val d’Ayas. Ero con Ettore Pagani e Anne-Lise Rochat. Il giorno dopo, gita scialpinistica con Nella e Anne-Lise al Monte Bettaforca. Questa convivenza con Anne-Lise rivelò ben presto tutta la sua latente pericolosità: mi era evidente che mi sentivo attratto da lei.

La cascata di Pacard in versione estiva
La cascata di Pacard in versione invernale
Alessandro Gogna sulla Cascata di Pacard
Alessandro Gogna sulla Cascata di Pacard
Ornella Antonioli (in primo piano) e Anne-Lise Rochat verso il Monte Bettaforca

Il 7 febbraio dovevo fare delle fotografie per promuovere le barrette Enervit: approfittai di una nuova conoscenza, un ragazzo tanto simpatico quanto di successo nel giudizio femminile. Quello che ci guidava era Andrea Savonitto, che aveva appunto aperto qualche tempo prima Pastasciutta e Scaloppine al Pilastro dei Pitoti di Rogno (Val Camonica). Insomma il figo più bello del mondo assieme al più brutto (mi perdoni il Gigante…). C’erano anche Rocco Amato, Monica (la sorella di Andrea), e Luca Sermoneta. Fu una giornata di grande divertimento, culminata con una foto in bianco e nero che avrebbe dovuto esprimere tutto il nostro entusiasmo di mordere avidamente le barrette Enervit. Tra l’altro continuammo tutti assieme la via, aprendone un pezzo nuovo che il Gigante volle chiamare Alkaseltzer (oggi, chissà perché, via delle Capre).

In cima al Pilastro dei Pitoti (Rogno, BS), da sinistra Luca Santini, Rocco Amato, Alessandro Gogna e Monica Savonitto. Foto: Andrea Savonitto.

Le telefonate in teleselezione con Anne-Lise ebbero un’improvvisa escalation. Il 14 febbraio ero ancora con lei a Rocca di Corno, a Finale, prima su Ten (e lì c’era anche Vittorio Neri) e poi sulla difficile via del Topo. Il giorno dopo, senza più Anne-Lise che doveva rientrare a Torino, bella cavalcata a Rocca di Perti, assieme a Vittorio e il grande amico mio, Gianni Calcagno: prima sul Diedro centrale della Parete delle Gemme, poi su Flebo e infine sulla Via di Tutti.

Il 27 febbraio a Finale c’era una discreta banda di torinesi. C’erano Marco Bernardi con la fidanzata Daniela e Franco Salino con Anne-Lise Rochat. Io ero con Nella e, come se niente fosse, salimmo tutti quanti sulla via Florivana alla Rocca di Perti. Sempre nello stesso giorno, assieme a Marco, Franco e Anne-Lise, salii la Placca Piotti, la prima lunghezza del Pilier della Concentrazione e la placca a sinistra dello stesso Pilier.
Ma c’era anche il Gigante in circolazione: con lui, il giorno dopo, andai al Bric Scimarco (Cinghiale, via del Traverso e Pilastro del Re).

Franco Salino sulla Placca Piotti alla Rocca di Perti. 27 febbraio 1982.

Chiunque abbia un po’ di conoscenza delle vie di Finale avrà osservato che il livello di difficoltà tenuto in quei giorni era abbastanza bassino. E non poteva essere diverso, perché ai miei turbamenti si era aggiunto il colossale lavoro di scrittura e redazione di Mezzogiorno di Pietra.

Reduce da una specie di influenza, ancora a Finale il 13 marzo 1982. A Rocca di Corno, dopo aver salito Bettabel con Luca Sermoneta, Giuseppe Miotti e Daniele, e mentre ero impegnato con gli stessi compagni su Folletto Rosso, mi sentii chiamare dal basso da una voce stentorea: “Gognaaa… culo!”. Era Marco Lanzavecchia che faceva il cretino con gli amici con cui stava risalendo il sentiero. Quell’episodio fu poi ricordato tra di noi molte volte, era la spia di un malessere nei miei confronti sul quale ero ben disposto a sorvolare: ma non sono sicuro sia mai stato davvero digerito, da nessuno dei due. Ne parlai con Nella poco dopo sulla Prima Fessura, per concludere che quella piazzata non ci era proprio piaciuta.
Probabilmente questa era una conseguenza di un episodio che era successo tempo prima, non ricordo bene quando. Campeggiati nei pressi delle Rocce dell’Orera, stavamo cenando e discutendo come al solito. Qualcuno si era sistemato già la tendina, un focherello assai controllato scoppiettava costretto tra alcuni grandi sassi. Chiacchierando non potevamo non fare cenno alla puzza di piedi che sentivamo. Ci chiedevamo da dove provenisse, poi scoprimmo che un paio di calzini erano stati proditoriamente disposti sul retro di un sasso vicino al fuoco. Marco disse che erano suoi e che li aveva messi lì “a prendere aria”. Al nostro invito a toglierli da lì rispose che potevamo andare a farci fottere. Anche un secondo invito, più “perentorio” da parte mia, cadde nel vuoto. A quel punto presi due bastoncini, li misi a pinza e uno per uno presi i fetidi calzini facendoli poi cadere nel fuoco.

Il 14 marzo, una bella cordata che si ricostituisce: mi lego con Alessandro Grillo, anche lui reduce da una bronchite. Saliamo sulla Parete delle Gemme, prima il Sacrificio, poi lo Spigolo (ö Palliano) e infine apriamo una fessura sulla sinistra, la via Convalescent srl. Chiusura della giornata con Nella sulla via Simonetta.

L’aggiunta di “srl” è dovuta al periodo particolare in cui mi trovavo: avevo appena costituito una s.r.l. di nome Montezuma con amici vari, tra i quali il padre di Giovanni Rosti: il figlio, a quell’epoca era sotto processo per una tragica vicenda sul Pilone Centrale del Monte Bianco, per la quale ero stato dai Rosti nominato “perito di parte”. Lo scopo di Montezuma srl era di portare gente in montagna, o a camminare o a scalare: ma non ebbe mai molta fortuna, tanto che la chiudemmo dopo due anni.

A Finale, sempre di più ultima modifica: 2022-09-04T05:51:00+02:00 da GognaBlog

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2 pensieri su “A Finale, sempre di più”

  1. Due brevi note:
    Il primo è vedere Rocco Amato con una zazzera nera e ribelle, fa abbastanza effetto. 😉
    Il secondo episodio sono i calzini di Rel. Conoscendo entrambi, mi piacerebbe sapere la reazione di Marco quando ha visto i calzini finire nel fuoco! 
     

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