Foppolo: skipass obbligatorio anche per gli scialpinisti

Il gestore: previsti percorsi dedicati e un regolamento. Pagheranno pure i ciaspolatori.

Ticket per scialpinisti?
(regole indispensabili)
di F. F.
(pubblicato su L’Eco di Bergamo il 18 settembre 2025)

Dopo l’annuncio della Belmont Foppolo di una stretta sulla frequentazione del demanio sciabile da parte degli scialpinisti, con l’introduzione di skipass e abbonamenti a pagamento anche per loro, al pari dei fruitori degli impianti di risalita, il tema tiene banco tra i gestori delle stazioni sciistiche in vista del prossimo inverno.

Altre stazioni che intendano introdurre il pagamento al momento non sembrano essercene, ma che la questione scialpinisti (e in particolare i problemi di sicurezza generati dalla loro presenza in pista) sia sotto i riflettori degli addetti del settore non lo nega nessuno.

Sul «caso Foppolo» si è espresso nei giorni scorsi con un tono fortemente critico Paolo Paci, direttore di Meridiani Montagne: «Quando paghiamo lo skipass, paghiamo il servizio di risalita meccanica o l’occupazione (temporanea) del suolo?», ha chiesto in un intervento del 10 settembre 2025, sottolineando che «dal punto di vista strettamente normativo, nessuno può vietare il passaggio sui pendii d’alta quota, anche quando essi sono privati o in concessione».

Ancora Paci ha scritto che «in attesa di pareri legali, viene il sospetto che qualcuno, più che alla sicurezza, sia sensibile al portafoglio», e allarga l’ottica:

«La tentazione di privatizzare pendii e sentieri (vedi i tornelli in Dolomiti) emerge su tutte le Alpi, e così l’illiberale convinzione che si possano vietare accessi e sport alternativi».

La Belmont Foppolo conferma di non avere in programma nessuna retromarcia: «Ci sarà un’offerta specifica per fare scialpinismo all’interno dell’area sciistica, con percorsi di risalita dedicati e possibilità di usare le piste in discesa, all’interno degli orari di apertura e con un biglietto specifico – ribadisce – Una regolamentazione si era resa indispensabile, se non altro per motivi di sicurezza. La maggior parte delle stazioni vieta completamente l’accesso all’area delle piste e impianti di risalita. Il nostro tentativo invece è di far convivere lo sci da discesa e lo scialpinismo in parallelo sul demanio sciabile, con tutte le precauzioni necessarie».

Negli altri comprensori che più vengono presi d’assalto dagli scialpinisti, viene ribadito il divieto di accesso alle piste, mentre la scelta di introdurre un ticket sembra esclusa. «Anche perché vedrei molto difficile l’applicazione – commenta Maurizio Seletti, Ad di Irta, la società che gestisce gli impianti del Monte Pora – Sugli impianti di risalita gli sciatori salgono passando da un tornello, ma gli scialpinisti non hanno un varco o un passaggio obbligato. Applicare una tariffa sarebbe molto complesso, in ogni stazione».

La politica del Pora, comunque, rimane la medesima degli scorsi anni: «Si tratta di un tema complesso, ma noi abbiamo sempre cercato di mantenere una convivenza, laddove possibile. Quello che ci preoccupa è la sicurezza: soprattutto quando c’è poca neve, la presenza di tante persone in pista, con alcune che le affrontano in senso contrario, rappresenta sicuramente un problema. Abbiamo sempre cercato un compromesso, ma se necessario saremo ancor più severi nel far rispettare la legge».

Chi aveva già assunto posizioni dure in passato sulla presenza degli scialpinisti sulle piste è Omar Semperboni, presidente della cooperativa Nuova Lizzola: «Ci rifacciamo alla legge dello Stato, che vieta chiaramente la risalita delle persone sia di giorno sia di notte – spiega – L’anno scorso abbiamo superato la misura, ma rimarremo su questa posizione, senza introdurre ticket». Semperboni comunque ricorda che «i rifugi si organizzeranno per segnalare i percorsi che si possono fare con gli sci d’alpinismo o le ciaspole, fuori dalle piste».

Agli Spiazzi di Gromo resterà, come negli scorsi anni, l’apertura serale del rifugio Vodala ogni giovedì e venerdì, serate dedicate a ciaspolatori e scialpinisti: «Nelle altre giornate e serate vige il divieto assoluto di salire – conferma Alessandro TestaDiamo questa possibilità, ma per il resto dobbiamo riuscire a far capire che non si può accedere alle piste».

Nessuna misura particolare in programma, se non ribadire il divieto di legge, anche a Colere. 

Foppolo: skipass obbligatorio anche per gli scialpinisti ultima modifica: 2025-10-03T05:15:00+02:00 da GognaBlog

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22 pensieri su “Foppolo: skipass obbligatorio anche per gli scialpinisti”

  1. Riva al 21: e non solo: ARTVA con GPS satellitare con preimpostate le mappe dei demani sciabili in modo da non cascarci dentro! PS: magari ho dato un’idea fantastica a quelli di Ortovox, dovrei farmi pagare il brevetto e chiedere la provvigione sulle vendite …. 
    No comment.

  2. @ MS al 20. L’ARTVA, obbligatorio, fra le varie funzioni dovrà comprendere anche il pagamento dei pedaggi. Evviva la tennnologia!

  3. Commento 17. Esatto.
    Il punto non è che uno utilizzi o meno le piste per salire o scendere o se questo si possa o meno chiamare scialpinismo. Il punto è:
    1. i confini di un demanio sciabile sono identificabili esattamente sul terreno? Come fa uno a capire se è dentro o fuori un demanio sciabile?
    2. come si può applicare un onere a qualcuno che se ne va per i fatti suoi? Per le doppiette andare impunemente nella proprietà altrui è concesso e qui ti fanno pagare anche per passare in un ambiente virtualmente libero? Con quale fondamento giuridico? Assurdo!
    Evidentemente ci sono solo di mezzo i soldi. In particolare quelli di una società che ha avuto a carico processi per truffa con utilizzo di soldi pubblici. Meraviglioso, proprio meraviglioso.
    Ah, dimenticavo! Questa storia giuridicamente va chiarita quanto prima con un pronunciamento ufficiale, positivo o negativo che sia, perché se nessuno si muove state pur sicuri che verrà copiato da tutte le stazioni sciistiche.
    Saluti.
    MS

  4. Gli amanti del nuoto possono esercitarsi nei fiumi , nei laghi , al mare oppure pagano la piscina .
    se vuoi salire il Gran Paradiso sei libero di farlo , se vuoi utilizzare un servizio extra, logico pagarlo .
    le strade pubbliche che percorriamo sono realizzate coi soldi delle nostre tasse ( e quindi le abbiamo pagate ) .

  5. Pertanto se uno vuole salire al Chierico o al Monte Stella..chi sa se andare al Dordona si deve pagare anche li….se poi sali al Stella non puoi piu scendere se non pagando?…..assurdo….mi auguro che gente di buon senso metta rimedio…saluti

  6. Nelle giornate con condizioni sfavorevoli oppure perché non si è trovato compagnia incrocio tanti sci alpinisti “veri” che salgono a Bettaforca oppure al Teodulo ( io sono un ex sci alpinista ) , se pagano €10 non mi pare inopportuno visto che usano tracciati a loro dedicati e poi le piste . 

  7. Come l’accesso alle spiagge, spesso impossibile se non paghi e la privatizzazione dei lidi. Ci stanno togliendo tutto come se fossimo rane bollite. 

  8. Risalire in ambiente artificializzato, aiuta a tenerti allenato nel  fare poi dislivello in ambiente, e nelle avventure più severe. In tutti gli sport serve allenamento e quando le condizione neve sono proibitive o nei ritagli di tempo ci si allena come si può. Questi luoghi, permettono anche di essere da soli, nella salita, cosa che in ambiente non è  opportuno fare. La montagna deve essere frequentabile da tutti come le spiagge al mare. Se usi un servizio lo paghi. Nessuno ha chiesto di battere le piste. In estate ci si va senza pagare e così deve essere anche in inverno. Gli sci alpinisti scendono da dove vogliono nel rispetto della sicurezza degli altri….e se li ci hanno fatto le piste, amen anche da lì. Sta qui la differenza. Prima la libertà  di muoversi di noi cittadini . La libertà di muoversi in montagna non può  essere compromessa da chi la sfrutta x soldi in modo esclusivo un ambiente demaniale. Se usi le risalite o le piste fatte x sci alpinisti le paghi altrimenti sono le piste ad essere fuori posto ed inopportune, non gli sci alpinisti. Ome dire che devo pagare per passare in spiaggia in quanto pulita e setacciata…..Chi fa sport e vive la montagna è  comprensivo e accogliente con tutti non esclusivo per rivendicatre dei “diritti particolari”. Sempre peggio la direzione in cui si va. Mi viene da pensare male…ma Foppolo si distingue bene ….viste le recenti vicende giudiziarie che non qualificano certamente l’ambiente come luogo di saggezza nel come comportarsi….. e questa ultima uscita pare proprio sia coerente alla sottocultura diffusa….. che produce tali banali e grette soluzioni. Considerate che spesso siamo seduti al rifugio a berci o mangiarci qualche cosa di caldo…..la direzione è  esattamente l’opposto,….insieme sky alp, ciaspolatori sci discesa….pedoni….chi non aprezza che ognuno sia li a fare la sua attività  nel rispetto reciproco….ha solo una vita triste e nulla c’entra con quanto l’esperienza montana insegna.  Ahhh…la sicurezza…solita scusa ….ricordiamoci anche tutti i soldi a fondo perduto e contributi vari che la regione ha dato x tali attività….fondi che arrivano dalle nostre tasse….quindi l’unica strada giusta nel rispetto di tutti è  la convivenza regolata da norme precise.  Saluti

  9. Non ci vedo nulla di male a far pagare un servizio (pista battuta di risalita, discesa in sicurezza, assistenza in caso di infortunio). Io stessa pagherei se avessi bisogno di allenarmi e non avessi compagni di gita quel giorno. Ma concordo con chi dice che si tratterebbe di un’attività a cui serve dare un nome diverso da scialpinismo.

  10. certo che non pagano gli impianti di risalita ma che utilizzano le piste ben battute, protette e che, in caso di incidente, ti possono anche offrire un rapido soccorso. Ma sono scialpinisti questi? si dovrebbe cercare una nuova denominazione per questo tipo di sport come è successo nel corso degli anni con l’avvento di nuove specialità nel mondo alpinistico. Ma facciamoli pagare lo ski pass completo

  11. Io controllerei pure se hanno l assicurazione quando scendono dalle piste questi pseudo alpinisti…..il vero alpinista non risale e scende dalle piste battute 

  12. Vito Vari                            Era una comodità risalire in parte alle piste e scendere su pista in modo particolare quando le condizioni di sicurezza in scoalpinismo erano minime  o assenti. Cosa certa i gestori degli impianti devono lasciare un percorso a chi frequenta la montagna, ci sono le strade forestali e semtieri che danno la possibilita di salire a piedi e con gli sci la montagna, laddove le piste coprono questi accessi i gestori devono fornire percorsi alternativi a chi frequenta la montgna
     
          

  13. Ho già detto che sostenere che la brevità  di un testo sia indiscutibile sinonimo della sua elevata qualità è davvero da “miopi” , se non addirittura da ignoranti. Allora interi capolavori della letteratura mondiale andrebbero bruciati: Guerra e pace, I promessi sposi, Delitto e castigo, I fratelli Karamazov… non parliamo della Ricerca di Proust che, almeno nell’edizione italiana in mio possesso, consta di nove volumi. Mettiamo 200 pagine a volume, fa 1800 pagine totali!. Si tratta di libri che, nonostante la loro mole, quando io sono arrivato alla loro “fine” ero dispiaciuto perché fossero finiti. In realtà cercate stupidamente un pretesto per denigrare i contenuti da me espressi. Prendete atto che ci sono altri lettori che invece apprezzano quello che scrivo, spesso proprio perché mi dilungo a spiegare doviziosamente i particolari e in loro faccio scattare non poche riflessioni, figlie di una lettura ponderata e non fagocitata in due righe. Non avete idee di quanti messaggi ricevo in privato (sto parlando in generale e non con riferimento a questo articolo specifico), di persone che si complimentano con me e mi ringraziano anche per questo specifico risvolto. Per cui ci sono persone che amano la brevità dei tesi, ma forse sono superficiali, e altre cui piace andare a fondo nelle analisi. Lasciate i miei scritti per i secondi e, se appartenete alla prima categoria, fate che saltare direttamente i mie testi, che tanto si sa già che non vi piacciono. L’autore del commento 7 probabilmente non ha informazioni sulla mia persona né sulla mia attività editoriale, per cui gli suggerirei, prima di parlare a vanvera, di procurarsele, anche solo sfruttando la funzione “cerca”, in alto a destra di questo blog. Verificherai quanti sono i miei contributi anche e soprattutto in forma di articoli a primo nome e, scavando un po’, potresti risalire a quanto tempo fa risale l’inizio della mia collaborazione…

  14. Proporrei un referendum abrogativo di Crovella.
    Non si può sapere semore tutto, giudicare tutto, criticare tutto. Tot capita, tot sententiae 

  15. Cominetti: pensiero originale, due righe.
    Crovella: esegesi di Cominetti, cinquantotto righe.

  16. Per quanto sia complicato in un contesto del genere fare pagare il ticket, mi sembra equiparabile al ticket se di paga, se non erro, in certi comprensori di sci di fondo
    E corretto
     

  17. Per una volta condivido la tesi di Cominetti. Nel senso che l’idea dello skipass per salire con le pelli (e ovviamente scendere in sci) in un comprensorio aumenta maggiormente la sensazione inconscia che ci si sta muovendo in uno spazio sportivo” (come un palazzetto dello sport) dive c’è “qualcuno” che sorveglia, che manutiene i percorsi, che al limite ti vieta l’accesso se c’è un oggettivo pericolo (e, per differenza, se non ci sono divieti, significa che tutto è sicuro e tu vai sereno: c’è qualcun altro che ha valutato la situazione e deciso per te) e, ultimo ma non ultimo, che assicura la piena e corretta assistenza in caso di infortunio (molto più tempestivamente che con il 118 nello scialpinismo in campo aperto). Vedrete che il fenomeno è destinato a espandersi a macchia d’olio, perché c’è (purtroppo, dico io da scialpinista vecchio stampo, ma – vedi la fine del commento –  forse non tutto il male vien per nuocere…) una folta schiera di gente che ha sostanzialmente voglia di “correre” in salita su percorsi battuti, manutenuti e con assistenza garantita. Per questo offerta turistico-sportiva la gente (“quella” gente) è dispostissima a pagare, anzi, è rassicurata dal fatto di pagare perché è come se sottoscrivesse un contratto per cui il comprensorio, incassando, assicura i suddetti servizi. Vedrete che il pacchetto si amplierà nella gamma dei servizi offerti: a base comprensorio nasceranno negozi che affittano “alla giornata” l’intera attrezzatura, magari le scuole sci si arricchiranno di maestri che faranno ANCHE da istruttori-accompagnatori delle uscite con le pelli (nel comprensorio, sia chiaro, non in terreno aperto) e la gente andrà lì, “nuda e cruda”, paga, la vestono, la accompagnano in salita, le tolgono le pelli, la accompagnano in discesa, fino a restituire il tutto al negozio-cassa. E’ un filone di cui stiamo vedendo i primi vagiti (nella versione che ho sommariamente descritto poco sopra) e che probabilmente si amplierà a macchia d’olio. Lo stesso per i ciaspolatori (sto parlando sempre di percorsi tracciati e manutenuti e “sorvegliati”).
    Guardate che i comprensori più svegli sono già avanti con i lavori, perché non si limitano solo a imporre lo skipass obbligatorio, ma hanno attrezzato dei percorsi appositi 8es sfruttando strade sterrate, ovviamente innevate, battute con il gattino come piste da fondo), e lo skipass fa acceder a tali percorsi. E’ un’area di business che inevitabilmente invoglierà gli imprenditori a sfruttarla, per cui si amplierà. siccome si svolge in comprensori sciistici, già inquinati (ai miei oggi) dai pistaioli, tutto sommato la vedo favorevolmente. magari alleggeriamo lo scialpinismo “vero”, quello in campo aperto, da una serie di approssimativi che, in campo aperto, si cacciano solo nei guai o, nella migliore delle ipotesi, infestano la montagna

  18. Potremmo anche cominciare a non chiamare questa pratica “scialpinismo”? Nessuna critica nei confronti di chi la pratica, ma davvero risalire in verticale sul bordo pista (come avviene già da anni in qualche comprensorio friulano) e poi scendere in pista è un’altra cosa dallo scialpinismo. Chiamatelo “ski-fitness”, e fateci pure uno specifico “maestro” come per il nordic walking o il paddle, ma basta con “scialpinimo”!

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