Genitorialità: in stile disastro

Educazione attraverso il rischio: conseguenze e sviluppo delle competenze per vivere in modo semplice.

Genitorialità: in stile disastro
a cura di Patagonia
(pubblicato su patagonia.com il 18 giugno 2025)

La nuova serie di cortometraggi di Patagonia, Parenting: Disaster Style, racconta le avventure degli scalatori Zoe Hart e di suo marito, Maxime Turgeon, mentre condividono la natura selvaggia e lo sport con i loro figli, Mathias e Mika: dallo sci fuoripista in rifugio in Italia alle lezioni di escursionismo lungo la costa francese e alla coltivazione di ortaggi nella loro casa a Chamonix, in Francia. “Se spingi i tuoi figli oltre i loro limiti”, spiega Zoe, “che si tratti di freddo, stanchezza o pioggia, impareranno di avere la capacità di fare molto di più di quanto pensassero”.

Genitorialità: in stile disastro – Episodio 1
Nel primo episodio, la famiglia si trova nel sud della Francia per una vacanza all’insegna dello skateboard, dell’arrampicata e del kitesurf, e include una lezione su come riuscire a cavarsela con 40 euro.

Genitorialità: in stile disastro – Episodio 2
Il secondo episodio è interamente dedicato al divertimento di tipo due e alle ricompense che la natura offre. La famiglia Hart/Turgeon si avventura con gli sci alpinismo in mezzo a una tempesta per trascorrere del tempo in un rifugio di montagna in Val Ferret, in Italia. Il giovane Mika avrebbe poi descritto questo viaggio come “la più bella avventura del mondo”.

Genitorialità: in stile disastro – Episodio 3
Nel terzo episodio, Zoe e Maxime portano Mathias e Mika ad arrampicare sulle Alpi francesi e ricordano loro che non si tratta solo di provare l’ebbrezza della montagna, ma anche di dare il proprio contributo e creare l’ambiente che desideriamo.

Genitorialità: in stile disastro ultima modifica: 2026-10-13T05:23:00+02:00 da GognaBlog

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9 pensieri su “Genitorialità: in stile disastro”

  1. Penso che non esistano modelli buoni o butti, soprattutto  se visti dall’esterno: ogni famiglia è un universo a sé stante e i membri sono mossi da energie e dinamiche spesso incomprensibili dall’esterno.

    Solo, forse non avrei messo i bimbi in video per il pubblico.

  2. I modelli educativi hanno per lo più una valenza sociale: aiutano i figli a trovare un equilibrio nella vita di relazione che sia scolastica, personale, sentimentale, civile.
    Non penso esistano modelli educativi che comunichino valori – cioè oreitnamenti comportamentali – utili per una vita “felice”, serena.
    Poiche già è difficile sapere qual’è il proprio bene – l’infelicità media dell’essere umano vota  favore di questa tesi – men che meno si può sapere qual’è il bene di un’altra persona soprattutto se questa è tuo figlio.

  3. Non ho volutamente guardato i video ma ho fatto una gita di qualche giorno con Zoe e i suoi figli due estati fa. A me è sembrata la tipica madre americana che si muove per schemi rigidi appresi da qualche guru. I ragazzi si divertivano e anche no. Ma fondamentalmente ho visto un sacco di energie sprecate e ignoro a che risultato possano portare.
    Non mi sono divertito.

  4. Credo che il primo punto per “cavarsela” sia valutare bene di volta in volta e non buttarsi alla cieca.
    Tradotto se sono in porto e fuori c’è la tempesta non mi muovo, se sono in mare e arriva la tempesta valuto come affrontarla.
    I genitori possono fare questo grande regalo ai propri figli

  5. @ Davide Vallotti
    –
    Forse ho frainteso il senso dell’articolo : se con “disaster” si intende che i genitori “temprino” i figli portandoli a fare esperienze inconsuete e fuori dalla loro confort zone , questo puo’ avere valenze positive o negative a seconda di quello che propone il genitore e dell’insegnamento di vita che ne ricava il bambino.
    –
    Quello che fanno vedere nei filmati per me potrebbe essere una figata , ma il bambino potrebbe preferire giocare a calcetto con i coetanei , e seguire le gesta “eroiche” dei genitori solo per fare loro piacere.

  6. Buongiorno,
    dissento dal commento “famiglia nel bosco”, non è questo il punto qui.
    Si tratta di non risparmiare le sfide e le esperienze difficili la’ fuori in ambiante ai figli.
    Si va al rifugio anche se fa brutto, bene abbiamo allora imparato a gestire una situazione scomoda e abbiamo attivato competenze che altrimenti sarebbero scomparse.
    chi altro lo deve fare se non i genitori? Deleghiamo agli amici? Al club alpino?
    Peggio é tenere i figli in una bolla o come si dice a Milano “nella bambagia”. Come possono affrontare le sfide della vita se non li accompagniamo noi genitori?

  7. E’ difficile dare un giudizio su quello che fa’ questa “Famiglia nel bosco” , sicuramente questi ragazzi sono amati dai genitori , che cercano di trasmettere loro insegnamenti che ritengono importanti magari anzichè parcheggiarli davanti alla televisione o al web.
    -Pero’ tirare su dei figli è un mestiere difficilissimo , e i figli potrebbero avere bisogno di essere aperti non solo ai contributi dei familiari alla loro educazioni , ma anche a quelli provenienti da elementi fuori dal nucleo , oppure sociali.

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