2014-2024: dieci anni di Ghiaccio salato
di Giovanni Tecchia
(pubblicato su alpiapuane.com)
Nel dicembre del 2014 usciva Ghiaccio salato. Alpinismo invernale nelle Alpi Apuane, a cura di Giampaolo Betta, Simone Faggi e Matteo Faganello per Versante Sud Edizioni. La guida colmava un vuoto quasi ventennale sull’argomento e cercava di mettere in forma scritta e consultabile i vari racconti orali, svelando così leggende e misteri, e le relazioni e gli appunti fino ad allora inediti. Un lavoro notevole e allora molto atteso, dal quale sono passati dieci anni; per ricordare quel periodo e tracciare un bilancio ho pensato di parlarne direttamente con gli autori.
1) Com’è nata questa guida a tre?
Betta: “Matteo Faganello ed io abbiamo compiuto insieme molte salite in Apuane; abbiamo ripetuto e aperto molte vie tecniche ed è nata così l’idea di una guida. Abbiamo saputo poi dall’editore che stava già nascendo anche una guida di itinerari classici ad opera di Simone Faggi. Aggiungo una riflessione personale sul motivo della pubblicazione: le informazioni sui social non restano; la guida, come il forum, vanno in direzione opposta”.
Faganello: “Prima della guida avevo scritto un articolo per il Club Alpino Accademico Italiano sulla Nord del Pizzo d’Uccello e con Giampaolo pensammo: perché non scrivere una guida degli itinerari della valle di Orto di Donna? Entrati in contatto con l’editore abbiamo conosciuto Simone”.
Faggi: “Proposi a Versante Sud la realizzazione di una guida di itinerari classici visto che l’ultima, Apuane: salite invernali, di Giorgio Perna e Fabrizio Girolami, Pezzini Editore, 1997, era piuttosto datata. L’editore mi informò che aveva già ricevuto la proposta di Giampaolo Betta sulle vie di Orto di Donna. Incontrai Giampaolo a Viareggio per una pizza e ci trovammo d’accordo e fu così che i due progetti si unirono. L’arrivo poi di Matteo Faganello e del suo grande curriculum ci ha permesso di allargare molto lo sguardo, relazionando vie dal F al TD”.
2) Matteo, nella prefazione parli di invogliare qualche “straniero” e di far conoscere le informazioni custodite dai vari gruppi locali. Pensi che ci siate riusciti?
Faganello: “Sul primo punto temo che il riscaldamento globale in questi dieci anni abbia inciso notevolmente sull’attività alpinistica invernale, in particolare apuana. Personalmente tra una salita sul Bianco e la Nord del Pizzo d’Uccello sceglierei sempre la seconda ma purtroppo gli inverni sono cambiati, lasciando solo in alto condizioni sufficienti per salire qualcosa. La guida quindi può avere a questo punto soprattutto un valore storico. Sulla diffusione delle informazioni credo che sia stata un successo; anzi, mi sono un po’ pentito di aver fornito relazioni tanto dettagliate visto che ciò incide sul senso di avventura. La descrizione tiro per tiro sugli itinerari tecnici col senno di poi si poteva evitare”.
3) Tra quelle relazionate qual è tua salita del cuore?
Betta: “Direi i canali sulla parete ovest del Grondilice. Esposizione felice per le condizioni, li ho discesi tutti con gli sci. Ricordo in particolare la discesa del canale Giancarlo, una delle tante belle discese possibili su quel versante. Purtroppo negli ultimi cinque anni, l’innalzamento delle temperature sembra avere eliminato quasi totalmente le possibilità sciistiche sulle Apuane. Era un parco giochi quasi personale, senza lo stress della prima traccia e dell’affollamento, ma non senza grossi rischi. Ho avuto la fortuna di poter scendere da quasi tutte le cime delle Apuane, rigorosamente dalla cima e senza corda, spesso tramite prime discese. I progetti incompiuti forse erano al di là delle mie capacità ed è stato meglio che la neve si sia sottratta alle mie lamine”.
Faganello: “La via I guerrieri del fine settimana al Colle della Lettera, il cui nome si inspira a un articolo scritto da Mark Twight dal titolo “Uno Strappo con Twight”. Le Alpi Apuane per me e Matteo Meucci, apritore della via con me e grande amico, sono questo: una grande fessura che a prima vista non aveva senso salire essendo prevalentemente rocciosa ma che poi acquisisce un senso. Partiti da Piglionico sotto la pioggia, trovammo condizioni in stile Ben Nevis sulla parete; avevamo soprattutto friend grandi come protezioni: la salita di quella breve via di due tiri indipendenti per me e Matteo fu una svolta”.

Faggi: “Sicuramente la via Zappelli alla Nord del Pisanino. Partimmo prestissimo da Firenze ed eravamo a fine stagione, quasi. L’idea era di salire per la Nerli-Sarperi ma il sole ci fece ripiegare sulla più dura Zappelli, ancora in ombra. Fu una grande soddisfazione e, tra l’altro, non ero ancora mai stato sul Pisanino d’estate ma solo d’inverno. Un’altra bella salita è il canale Nord-ovest della Pania Secca, con il suo primo tiro che può variare moltissimo regalando sempre un bel senso di avventura”.
4) Che cosa rivedresti della guida?
Betta: “Avendo all’epoca una conoscenza parziale ci siamo limitati a inserire le vie classiche, le vie da noi ripetute e quelle aperte da noi, oltre a qualche relazione che ci è stata fornita, ad esempio in zona Roccandagia. Sarebbe bello completare il lavoro con altri autori, visto che mancano tante vie come ad esempio quelle sulla Nord-est del Cavallo, del Sella e dell’Alto di Sella”.
Faganello: “Vorrei cambiare il mio articolo sulla Nord del Pizzo d’Uccello, dove nel finale ho perso lo stile più graffiante della prima parte. Inoltre la guida non è certamente esaustiva ma per questo aspettiamo che arrivi un lavoro completo ad opera di Alberto Benassi e Giancarlo Polacci: solo loro potrebbero realizzarlo. Una nota di merito va però sottolineata: non esisteva niente da quasi vent’anni e Ghiaccio salato ha contribuito a svelare molte leggende, contribuendo così a fare chiarezza sulla storia dell’alpinismo invernale apuano; mi riferisco ad esempio alle vie di Gianni Calcagno. Grazie ai racconti di Giustino Crescimbeni, Alberto Benassi e altri protagonisti abbiamo ricostruito molte storie. Per le relazioni del Colle della Lettera, oltre a Alberto, è stato fondamentale il contributo di Enrico Tomasin”.
Faggi: “Direi che gli itinerari più meritevoli sono presenti. La guida ha avuto un buon successo visto che l’editore ha venduto oltre 1400 copie delle 1500 stampate. Non credo che però verrà realizzata una nuova edizione visto che l’alpinismo invernale apuano, a mio avviso, è destinato a diventare un’attività sempre più sporadica ed eccezionale”.
5) Quale salita non presente nella guida vorresti inserire?
Betta: “La fessura Malerba al Grondilice: è a mio avviso la via più bella di misto in Apuane per varietà e verticalità pur non essendo mai estrema, la cui valutazione può essere sul TD. Il Grondilice era il nostro rifugio sicuro invernale; bastava fosse imbiancato e si andava, senza preoccuparsi delle condizioni. In un modo o nell’altro ci si sarebbe divertiti comunque. Stranamente negli anni d’oro delle condizioni (e del tempo libero) non ci eravamo accorti del valore di questa via: la perla del Grondilice è proprio la classica via Malerba”.
Faganello: “La cascata di ghiaccio Doccia fredda al Monte Fiocca. Non l’abbiamo messa perché non l’avevamo mai salita e non volevamo fare uno sgarbo ad Alberto Benassi e Giancarlo Polacci, i quali aprirono questa via storica importantissima segnando un punto di svolta dell’alpinismo invernale apuano per la tecnica di salita usata, ovvero la piolet traction”.
Faggi: “Il Canale della Galleria al Pizzo Maggiore degli Zucchi di Cardeto. L’ho salito successivamente alla pubblicazione; l’ambiente e la roccia sono assolutamente magnifici”.
6) Cos’è l’alpinismo apuano invernale per te? In questi dieci anni è cambiato il tuo approccio al ghiaccio?
Betta: “Cos’è o cos’era? Era un gioco sostenibile senza troppo impiego di tempo e viaggi lunghi. Avvicinamenti semplici ma con grandi pareti. Le idee in Apuane mi venivano spontanee, conoscendole bene. Ero solito prendermi due o tre mesi per dedicarmi esclusivamente all’alpinismo apuano invernale. Oggi questo è impensabile: non è rimasto praticamente nulla se escludiamo il Pisanino, il Grondilice e la Pania della Croce. Le altre pareti partono troppo in basso, come quella del Pizzo d’Uccello. Qualche giorno fa ero sul Grondilice e pensavo che un tempo la stagione invernale sarebbe iniziata di qui a poco. E ora? Speriamo in anni migliori”.
Faganello: “Le Apuane in inverno mi hanno fatto cambiare punto di vista su molte cose. Prima di conoscerle avevo già un ottimo livello per quanto riguarda le cascate di ghiaccio ma ero concentrato sulle goulotte e sulle linee di ghiaccio; una ravanata su roccia per me era impensabile, prima. Le Apuane in inverno mi hanno insegnato che una via estiva di III o IV può diventare un gioco bellissimo durante la stagione fredda. Si tratta infatti di una gestualità più ricca di quella delle cascate. Questo stile, caratterizzato da misto e placage, l’ho poi cercato anche sulle Alpi. Sono passati dieci anni dall’uscita di Ghiaccio Salato: dieci anni a cavallo dei quaranta, alla faccia del bilancio! Dieci anni in cui è aumentato tutto: l’isoterma a livelli scandalosi, le responsabilità e il tempo preso dal lavoro, quello dedicato ai miei splendidi furfanti. Tutto, meno il tempo del mio divertissement verticale. Ora sono uno stimato (?) professore, dal fisico stranamente tirato (la mobilità dolce, se “potenziata”, aiuta) il quale, da tossico di lunga data, gestisce la quiete familiare con una dose a settimana, rigorosamente in falesia. Dei discorsi su Thanatos e del “monaco nero”, non son rimasti nemmeno i sandali!”.
Faggi: “Per me è stato un sogno. Ho iniziato a 30 anni con l’alpinismo dopo un corso di roccia e subito dopo sono passato anche all’invernale. Con la stagione fredda il fascino aumenta e neve e ghiaccio mi hanno sempre attirato. Nelle altre stagioni le prese sono quelle, le salite sono più obbligate, mentre d’inverno mutando le condizioni ogni salita è a sé. Un canale o un pendio assumono un significato diverso a seconda delle condizioni e inizi a guardarti intorno alla ricerca di possibili salite. Ghiaccio salato è un ringraziamento alle Alpi Apuane per tutto questo. In questi dieci anni ho mantenuto un’attività invernale abbastanza continua, lavoro permettendo. Per il cambiamento climatico però frequento meno le Apuane, dove non sono stato per inverni interi”.
Conclusioni e note
Simone Faggi continua a lavorare a Firenze e di sé e della sua attività in montagna dice che si è dirottato verso l’Appennino Settentrionale, a suo giudizio meno interessante delle Apuane e dell’Appennino Centrale, ma vicino. Ha frequentato molto la zona de La Nuda, una bella conca glaciale con esposizione favorevole. Gli anni, confessa, iniziano a farsi sentire.
L’articolo scritto da Mark Twight che ha ispirato I guerrieri del fine settimana si intitola “Uno strappo con Twight” e si trova nella sua raccolta Confessioni di un serial climber, dove l’autore, ricorda Matteo Faganello, “se la prende con i weekend warriors, ovvero quelli che non fanno alpinismo al 100% ma hanno un lavoro (o addirittura una famiglia), che coltivano anche altri interessi e si accontentano della singola dose settimanale, e magari ambiscono pure a fare alpinismo ad alto livello”. Continua ancora Faganello: “Era un periodo in cui sia Matte (Meucci, NdR) che io iniziavamo a gustare le gioie dalla vita adulta. Lavoro per lui e fine del dottorato per me ci avevano tolto dallo status di studentelli sfaccendati. Finite le scalatine infrasettimanali, finite le fughe sulle Alpi in qualunque giorno della settimana, se le condizioni e il meteo fossero buone. Eravamo rilegati al fine settimana. Eppure facevamo alpinismo di ottimo livello, sulle Alpi (meno) e in Apuane (viva l’alpinismo a km zero!). Alla faccia di Twight!”.
Di questi dieci anni dalla pubblicazione della guida Giampaolo Betta ricorda versanti invernali scoperti purtroppo troppo tardi, come la Ovest del Cavallo, dove ha aperto in solitaria Horse gully nel marzo 2016. E poi: “l’inverno del 2018: un’annata piuttosto produttiva, nonostante le condizioni mediocri. Sarà che mi ero tenuto libero proprio per scalare sulle Apuane e ho dovuto fare tesoro di ogni occasione. Le Guglie della Vacchereccia con la loro verticalità di roccia inusualmente buona non sembravano essere mai state prese in considerazione. Sfruttando una settimana di brutto tempo con temperature basse saliamo una bella linea alla Torre Biforca. Il fronte freddo purtroppo ci abbandona all’improvviso durante un altro tentativo ad una altra struttura interessante. Nel giro di pochi minuti spunta il sole, il ghiaccio si sfalda, la terra ghiacciata diventa fango e siamo costretti a ritirarci. La via attende ancora di essere completata”. Betta continua con la sua professione di guida alpina.
La prima di Doccia fredda avvenne il 6 gennaio 1985 e, oltre ai già citati Benassi e Polacci, erano presenti Alessandro Angelini e Fabrizio Convalle.
Il titolo Ghiaccio salato dovrebbe essere di Matteo Faganello o almeno così pare visto che i dieci anni trascorsi hanno fatto perdere questa certezza agli autori contribuendo alla nascita di una nuova piccola leggenda apuana.
Alpinismo invernale apuano
di Giovanni Tecchia
(pubblicato su alpiapuane.com il 16 gennaio 2025)
Alberto Benassi
1) Che cosa significa per te l’alpinismo invernale sulle Alpi Apuane?
Nella pratica dell’alpinismo in tutte le sue forme mi ha sempre affascinato l’avventura; non ho mai cercato il puro gesto tecnico o atletico. Le Alpi Apuane avevano molto da offrire in questo senso. Aver conosciuto Gianni Calcagno ha poi influenzato il mio approccio all’alpinismo; ha aperto gli occhi a noi che frequentavamo gli itinerari classici delle Apuane dando un senso a pareti erbose che d’inverno potevano diventare belle salite. Anche il paleo, tanto vituperato dagli arrampicatori, indurito dal freddo diventa ottimo per la progressione per le becche delle picche e per piantarci i warthog, i vecchi spilloni da ghiaccio. Insomma, un’avventura non scontata dietro l’angolo. Bisogna però cogliere l’attimo, perché in Apuane con la vicinanza al mare e la bassa quota, non si può rimandare a domani. Bisogna partire anche se in basso piove e andarci a mettere il naso comunque. Mi è capitato spesso di partire senza avere troppa convinzione sulle buone condizioni, ma una volta lassù di avere poi delle belle ed insperate sorprese. Doccia fredda, aperta il 5 gennaio 1985, rappresenta perfettamente questo cambio di mentalità. Ghiaccio verticale, poca esperienza e attrezzi dell’epoca: è stata una bella avventura. Le Apuane sono le montagne di casa e potersi esprime qui ha un valore aggiunto.
2) Qual è la tua salita del cuore?
Sicuramente la già citata Doccia fredda. Ma ce ne sono altre, come la Diretta del Vetriceto alla parete nord del Pizzo delle Saette, aperta il 6 febbraio 1999 con Edoardo Mutti, Enrico Puccetti, Luciano Sigali e Angelo Verona: era una mia aspirazione personale, pensata e studiata. Una salita emozionante. Sempre alla Nord del Pizzo anche la solitaria alla via Zappelli (15 marzo 2014). Per me questa è una montagna speciale che mi ha regalato tante emozioni. Altre salite importanti sono state Meglio anomali che anonimi alla Roccandagia e Apuane selvagge al Colle della Lettera aperta con con mia moglie Sabrina Maggi e Luciano Sigali. Quest’ultima è stata un salita istintiva, non pensata. Chi l’avrebbe detto di trovare un ghiaccio simile! Quando siamo arrivati lì sotto, alla vista di quel bellissimo diedro verticale ghiacciato ne siamo rimasti ipnotizzati e abbiamo deciso di salire. Non ce lo potevamo far sfuggire, magari domani arriva lo scirocco e tutto scompare: così sono le Apuane d’inverno. Ancora alla Roccandagia per me ha un grande valore il Couloir Nord: la nostra fu una delle prime ripetizioni della via aperta da Luca Dini e Faliero Macarini il 13 febbraio 1980. Ingaggiammo una gara con una cordata lucchese già nell’avvicinamento. Tornammo a buio dopo esserci calati nel canale di San Viano. Il parroco di Vagli, membro del Soccorso Alpino, ci era venuto a cercare preoccupato.
3) Qual è una salita che ti manca e che vorresti fare?
La via dei Paoli al Pisanino. Ho provato due volte, ma abbiamo rinunciato. La prima volta abbiamo soccorso i due passeggeri che erano precipitati con un piccolo aereo al Passo delle Pecore; avevano trascorso la notte lì, per fortuna incolumi. La seconda non c’erano le condizioni. Un’altra salita che avrei voluto fare, e che ora temo possa essere fuori dalle mie possibilità, è la solitaria invernale alla Oppio-Colnaghi alla Nord del Pizzo d’Uccello. L’ho percorsa con Giancarlo Polacci, ma mai in solitaria; la via resta ancora non ripetuta in veste invernale e in solitaria visto che Roberto Suglia venne recuperato in parete durante il suo tentativo.
Giancarlo Polacci
1) Che cosa significa per te l’alpinismo invernale sulle Alpi Apuane?
Si tratta della scoperta di terreni inesplorati. Fino alla fine degli anni ’90 non erano stati considerati molti versanti; è stata un’esplorazione sistematica. Ho avuto modo di fare le prime esperienze significative su misto in Scozia insieme a un gruppo di fiorentini e questo mi ha aperto gli occhi. Abbiamo iniziato a cercare itinerari anche su roccia e paleo e non solo ghiaccio e neve compatta. Si è aperto così un mondo. Personalmente ho aperto circa 120 itinerari invernali in Apuane; fino alla fine degli anni ’90 erano una trentina.
2) Qual è la tua salita del cuore?
La via Mrjiam alla Nord del Colle della Lettera, termine ebraico da cui deriva Marianna, il nome di mia figlia. La salita, aperta con Edoardo Mutti e Oreste Vietina, non è ancora relazionata e si trova nel settore centrale, percorrendo la parete in tutto la sua altezza, partendo da un diedro roccioso.
3) Qual è una salita che ti manca e che vorresti fare?
Un bel progetto c’è e aspetto l’occasione giusta.
Alessandro Angelini
1) Che cosa significa per te l’alpinismo invernale sulle Alpi Apuane?
Si tratta di un alpinismo molto caratteristico perché le condizioni sono imprevedibili. Ci sono pareti che si trasformano in inverno e aprono a percorsi di alta difficoltà tecnica nonostante lo sviluppo modesto. Purtroppo negli ultimi anni le condizioni sono state peggiori che in passato.
2) Qual è la tua salita del cuore?
La traversata integrale Sella-Alto di Sella, un itinerario molto suggestivo e impegnativo. E’ una salita che quando presente buone condizioni va fatta a cavalcioni. L’ho percorsa tre volte con condizioni molto diverse.
3) Qual è una salita che ti manca e che vorresti fare?
La Est del Pisanino. E’ una parete maestosa, alta e ripida. Raramente in condizioni, conta pochissime ripetizioni.
Alessandro Biffignandi
1) Perché hai scelto spesso itinerari dimenticati?
Proprio perché non ci va nessuno, spesso per le condizioni quasi mai sufficienti. Le pareti Est del Pisanino o la Nord del Sagro per me sono esteticamente molto belle. Sono molto legato all’alpinismo classico e al concetto di direttissima. La Est del Pisanino è una parete di 800 metri, dal basso fa paura, ti opprime. Con Davide Damato trovammo condizioni perfette: addirittura alla base si era creato uno scivolo ghiacciato con una sorta di crepaccia terminale, davvero impressionante vedere una cosa del genere in Apuane. I tiri furono quattro, solo nei tratti più ripidi (70°), per il resto sciolti proprio per velocizzare la progressione. Le salite conosciute della parete sono cinque o sei, compresa la nostra. La Nord del Sagro l’ho salita con Luca, mio fratello, per la via Faggioni-Licata, e si tratta della prima ripetizione in invernale. Le condizioni qui erano decisamente peggiori con neve fresca e non trasformata. Un’altra bella salita è stata il Canale Biagi-Balloni al Sella (foto seguente). Basandomi sulla guida del Nerli andai a fare una ricognizione e trovai un ambiente grandioso, con un lunghissimo avvicinamento. Si tratta di più di 500 metri di sviluppo su difficoltà classiche. Per concludere mi auguro che questi itinerari, e anche altri, continuino a non essere frequentati.
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Mi sa che noi inverni così non li rivedremo più…..comunque …..le apuane per antonomasia sono un po’ fuori dalla storia e dai normali circuiti di scalatori e alpinisti….praticamente conosciute solo da chi ci vive vicino….
Si sono passati già 10 anni dall’uscita di questa guida , ma la storia dell’alpinismo invernale apuano è molto più lunga.
il couloir fantasma DOCCIA FREDDA al monte Fiocca la salimmo il 6 gennaio 1985 .
Ma la storia è iniziata assai prima. Un esempio: la via Cantini-De Bertoldi (via di sinistra del 69) sulla nord del Pizzo d’Uccello aperta d’inverno nel 1969. Ma potremmo citare la via dei Genovewsi, o la via Oppio sempre sulla nord del Pizzo.
Oppure la nord est della Pania Secca o le vie sull’antencima nord della Pania salite da Marcello Pesi e compagni.
Od ancora le vie di Bastrenta, Zappelli e Montagna al Pisanino e sulla nord del Pizzo delle Saette.
Sempre sulla nord del Pizzo delle Saette, le vie dei fioretini la Vasco di Cocco e la via Elisabetta.
Poi come non si fa a non citare Gianni Calcagno!!
La storia sarebbe molto lunga e intensa. Ci sarebbe da fare un lungo elenco di nomi che hanno messo la loro grande passione nelle apuane invernali. Ci vorrebbe un libro.
Nell’inverno 2000 tra gennaio e marzo in Apuane aprimmo 17 vie nuove oltre a varie ripetizioni.
Sulla parete del Colle della Lettera, che guarda la Borra di Canala , erbosa e rotta, c’è una vera ragnatela di vie di misto.
E i zucchi di cardeto? e il contrario? e i canaloni del sella?……va beh, troppi ricordi e la consapevolezza che quando andavi sulle Alpi eri ben allenato
Dieci anni fa ? Sembrano passati 30 anni……personaggi incredibili…..fortunato ad averci condiviso un pezzetto della mia strada….
Bravo Giovanni per questo articolo sull’alpinismo invernale apuano che merità il giusto riconoscimento per il livello tecnico raggiunto . Era uscito da poco un articolo sulla rivista del CAI, leggendolo sembra che l’alpinismo invernale apuano sia rimasto fermo agli anni 50, un articolo che non rende giustizia a questa evoluzione tecnica. lo si capisce dal testo, ma anche dalla scelta degli itinerari proposti, che sono si belli ed interessanti, ma non hanno nulla a che fare con la notevole evoluzione tecnica e di visione che è avvenuta in Apuane. Evoluzione e visione che ha portato all’apertura di tutta una serie di bellissimi itinerari invernali, che hanno riscattato pareti e strutture evitate e dimenticate, che a livello tecnico, non hanno nulla da invidiare a tanti altri famosi su montagne più celebrate.
https://gognablog.sherpa-gate.com/apuane-selvagge/
A proposito di “Apuane Selvagge” al Colle della Lettera