Gli 80 anni dei Ragni di Lecco

Il 2026 segnerà un traguardo importante per i Ragni di Lecco: ottant’anni di attività alpinistica e di legame profondo con la città e le sue montagne. Per l’occasione è in preparazione un programma che unisce memoria e prospettiva, con spedizioni esplorative e tre giorni di celebrazioni in città, nel mese di ottobre 2026, organizzati insieme al CAI Lecco e al Gruppo Gamma.

Gli 80 anni dei Ragni di Lecco
a cura di Sara Sottocornola
(pubblicato su Uomini e Sport n. 41, aprile 2026)

A guidare il Gruppo in questo passaggio simbolico è il Presidente Matteo De Zaiacomo, espressione di una generazione che guarda avanti senza perdere il passo della tradizione lecchese: concretezza, lavoro di squadra e rispetto per la montagna. Con lui parliamo di cosa rappresenta questo anniversario per i Ragni e di come si costruisce il prossimo capitolo della loro storia.

Matteo De Zaiacomo

Classe 1993, membro dei Ragni dal 2014, De Zaiacomo, per tutti il Giga, è alla guida del Gruppo dal 2024, eletto all’unanimità come simbolo della nuova generazione. Con esperienze di altissimo livello nel curriculum — dalle salite in Patagonia alle vie tecniche sulle Alpi — De Zaiacomo combina oggi il ruolo istituzionale con la continuità delle imprese sul campo.

Ottant’anni e non sentirli. Che aria si respira oggi nel Gruppo Ragni?
Possiamo dire che il Gruppo è vivo più che mai. Solo nell’ultimo anno sono entrati sette nuovi membri, quasi tutte ragazze, e questo ha portato una grande energia. Le idee si moltiplicano e si sovrappongono, è un piacere vedere quanto il Gruppo sia dinamico. Un tempo ci si concentrava su una sola spedizione. Oggi, a ogni consiglio, valutiamo diverse proposte di giovani che vogliono partire, esplorare il mondo e farlo in diversi modi, ma sempre secondo i valori del gruppo: rispetto per l’ambiente e amicizia, che restano il fondamento del Gruppo. Dal punto di vista istituzionale è un motivo di grande orgoglio.

Un anniversario non è solo una festa, ma anche un bilancio: cosa vi racconta oggi la storia dei Ragni e come è cambiato il modo di vivere l’alpinismo?
Sì, la ricorrenza è prima di tutto uno stimolo a riflettere: sul piano etico, filosofico, generazionale. Ottant’anni significano essere stati capaci di trasmettere, di generazione in generazione, la passione per l’alpinismo e per il rispetto della montagna. È nato come realtà di rocciatori, all’inizio si andava in Grigna e quasi soltanto lì. Poi l’alpinismo si è evoluto: è arrivata l’arrampicata sportiva, quella sulle grandi pareti, e nel tempo abbiamo accolto tutti i rami di questo grande albero che ha come tronco la passione per la roccia. Oggi nel Gruppo convivono anime diverse, tutte trovano spazio ma soprattutto è una grande ricchezza.

Che tipo di progetti avete in programma per questo anno speciale?
Il nostro obiettivo più grande, comunque, è quello di veder finalmente conclusi i lavori di ristrutturazione della nostra palestra Ragni a Lecco. La palestra rappresenta il vivaio più autentico per permettere ai giovanissimi di avvicinarsi in modo appropriato all’attività. Tanti talenti nati e cresciuti dentro le mura della palestra sono oggi membri del Gruppo Ragni e sono tra i migliori arrampicatori. Veder finiti questi lavori nell’ anno dell’80° sarebbe un ulteriore slancio verso un futuro ancora migliore.

Alpinisticamente, la stagione è già iniziata con la spedizione in Patagonia, dove Luca Schiera, Giacomo Mauri e Bernardo Rivadossi hanno tentato la salita di uno degli ultimi grandi progetti incompiuti di Ermanno Salvaterra, sulla parete ovest della Torre Egger. Proseguirà con progetti molto vari.

Ci sarà una spedizione alpinistica in Pakistan su grandi pareti di roccia tra i 6000 e i 7000 metri, sulla quale non posso dire di più, e un viaggio esplorativo in Kirghizistan con obiettivi tra i 5000 e i 6000 metri. Un gruppo di ragazzi, tra cui Anna Aldè, partiranno per il Sudafrica per confrontarsi con alcuni dei blocchi di boulder più difficili al mondo. Eleonora Delnevo sarà in Marocco con la bici, a dieci anni dall’incidente sul ghiaccio che l’ha costretta sulla sedia a rotelle e che non le ha impedito di restare pienamente parte del Gruppo. Chiara Gusmeroli sarà invece in Kirghizistan per un viaggio esplorativo su montagne tra i cinquemila e i seimila metri. È in programma anche un progetto di alpinismo invernale con gli sci.

Altri progetti avranno una dimensione sociale, oltre che alpinistica, come il viaggio in Tunisia, in territori dove l’arrampicata è ancora pressoché sconosciuta e la nostra presenza può anche generare interesse e opportunità tra le popolazioni locali. L’aspetto sociale è diventato importante per la nostra attività, insieme all’esplorazione. Tutte queste spedizioni raccontano le molte anime dell’alpinismo contemporaneo.

Il Gruppo Ragni è riuscito a far convivere le diverse anime dell’alpinismo all’interno della sua identità?
Sì, è parte della nostra storia e soprattutto del nostro presente. Se fossimo rimasti legati esclusivamente all’alpinismo classico probabilmente non saremmo riusciti a coinvolgere i giovani né a rimanere attuali. Nel tempo ci sono stati momenti difficili, in cui sembrava che le energie si stessero esaurendo. Li abbiamo superati aprendoci al territorio, accogliendo nuove persone e nuove idee, allargando lo sguardo oltre Lecco. Questa apertura ha permesso al Gruppo di restare vivo.

Su queste basi, che in fondo sono quelle che hanno davvero differenziato il Gruppo da tanti altri Gruppi alpinistici poi scomparsi negli anni, i Ragni restano una realtà praticamente unica. Non è un ambiente in cui conta solo la prestazione del singolo: è il Gruppo che rende possibile quella prestazione, con la forza e l’impegno di tutti rendiamo possibile ciò che, da soli, sarebbe spesso irraggiungibile. Chi riceve questa opportunità, con il tempo, sente il dovere di restituirla ai più giovani, e così il Gruppo continua a rigenerarsi, di generazione in generazione, con passione e umiltà, con la volontà di accogliere anche chi appartiene a un’altra epoca o a un’altra sensibilità.

Qual è l’eredità che il Gruppo Ragni ha tramandato alle diverse generazioni nel corso della sua storia?
Innanzitutto il valore del rispetto per la montagna. Un rispetto che si riassume bene in una frase di Casimiro Ferrari: “Saliamo le montagne che sappiamo salire, non quelle che vogliamo”. È un invito a guardarsi allo specchio con onestà e a riconoscere i propri limiti. Significa anche non ricorrere a compromessi tecnologici, che alterino l’ambiente e lasciare la montagna intatta per chi verrà dopo. Non si lascia nulla sulla montagna, se non una storia in più da raccontare. E poi c’è il valore dell’amicizia: la cordata è il cuore di ogni salita. Senza condivisione, l’alpinismo perde il suo significato più profondo.

A proposito di amicizia, è vero che per l’ottantesimo avete in programma eventi insieme alle altre realtà alpinistiche lecchesi?
Sì, ed è un aspetto a cui teniamo molto. Ho pensato che l’ottantesimo fosse prima di tutto come un’occasione per celebrare l’unicità di Lecco e della sua cultura alpinistica, che affonda le radici nel dopoguerra e continua ancora oggi. È vero che la ricorrenza porta il nome dei Ragni, ma l’idea è che sia una festa di tutti: il CAI Lecco, che rappresenta un po’ il punto di riferimento e porta avanti la sua attività con i corsi, le iniziative e tutto il lavoro sul territorio; e i gruppi con una vocazione più esplorativa e alpinistica, come i Ragni di Lecco e il Gruppo Gamma.

Il CAI e i Gamma hanno risposto con grande entusiasmo a questa proposta, e ora stiamo lavorando insieme per costruire tre giornate di eventi. Saranno dal 16 al 18 ottobre 2026, con amici che hanno condiviso le nostre salite, ospiti anche internazionali, iniziative in piazza, per far sentire quanto l’alpinismo e Lecco siano profondamente legati. L’idea è riportare in città quello spirito di comunità che si vive in montagna, come accadeva un tempo, e trasformarlo in un momento collettivo capace di parlare a tutti.

Sei un Presidente giovanissimo: come vivi il ruolo istituzionale e come lo concili con l’attività alpinistica?
Sono entrato nel Gruppo a vent’anni e grazie ai Ragni ho girato tutto il mondo. Senza il Gruppo non sarebbe stato possibile. Oggi, dopo 10 anni, sento il dovere di restituire qualcosa, dedicando tempo a chi è più giovane di me e a dare continuità agli ideali e a quell’energia che ci hanno permesso di viaggiare e vivere esperienze uniche. Come alpinista, sicuramente non mi considero “finito”: anzi, ho ancora tanti progetti importanti in mente. Quest’anno, però, per il ruolo di Presidente e per il lavoro, in un negozio di sport, ho dovuto, in un certo senso, mettere da parte alcune aspirazioni personali. È un grande impegno che porta tante soddisfazioni, perché il contesto in cui mi muovo è sempre quello dell’alpinismo.

Penso che in ogni caso bisogna imparare a riconoscere i confini tra la persona e il ruolo: Matteo è ancora l’alpinista con i suoi progetti e le sue idee, mentre il Presidente è un incarico temporaneo, un percorso che durerà alcuni anni della mia vita. La persona va oltre la presidenza e il sogno di scalare e vivere grandi esperienze continuerà in futuro.

Asterischi
*All’indomani della Seconda guerra mondiale, il gruppo di giovani da cui nacque il sodalizio non si chiamavano ancora “Ragni di Lecco” ma “Compagnia dei Sempre al verde” perché non avevano soldi e la povertà delle loro tasche era proverbiale.

*Il nome “Ragni” arrivò poco dopo, ispirato dal ricordo di una trasferta in Dolomiti negli Anni ‘30, quando il grande Tita Piaz, guida alpina della Val di Fassa, vedendo Gigi Vitali arrampicare, esclamò: “Guarda quel lecchese, arrampica come un ragno!”.

*Il Gruppo fu costituito ufficialmente nel 1946 a Lecco da un nucleo di giovani appassionati di montagna e arrampicata. Secondo la tradizione i fondatori furono Giulio e Lino Bartesaghi, Emilio Ratti, detto Topo, Gigino Amati e Franco Spreafico, detto Piccolo.

*Il simbolo del gruppo sono il maglione rosso e lo stemma con il ragno stilizzato a sette zampe (perché si dice che trovare un ragno con sette zampe porti fortuna, cosa che in montagna serve quanto il talento…). Entrambi questi simboli sono diventati negli anni emblemi distintivi, riconosciuti nella scena alpinistica italiana e internazionale.

*Nel corso della loro storia i Ragni hanno scalato sulle grandi montagne di tutto il mondo, dalla Patagonia all’Himalaya, affermando a livello internazionale il nome della città di Lecco, come una “capitale” dell’alpinismo.

Gli 80 anni dei Ragni di Lecco ultima modifica: 2026-05-26T05:44:00+02:00 da GognaBlog

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6 pensieri su “Gli 80 anni dei Ragni di Lecco”

  1. Oltretutto: negli ultimi anni per mantenere alto il livello hanno dovuto attingere abbondantemente fuori città e anche fuori provincia. A sto punto il nome potrebbe diventare solamente
    “I Ragni” e basta.

  2. Se avessero corredato l’articolo con le foto tipo climbingporn delle nuove “Ragne” ammesse, i commenti sarebbero arrivati e numerosi, sicuramente si sarebbe battuto a mani basse Erri De Luca .

  3. Ma forse si va ai supplementari!

    Oramai l’alpinismo non rappresenta più quel fenomeno da pochi fuori di testa, eroi e miti sono stati distrutti, è di massa,  sempre piu usato anche nelle pubblicità. Evidentemente anche i mitici Ragni non sono più mitici, non reggono il confronto con gli influencer rifatti col bisturi e, anche sul Gognablog l’argomento, nonostante la bravura dei protagonisti, non stimola gli interventi.

  4. Erri De Luca batte Ragni di Lecco
    122 a 2.
    Ma forse si va ai supplementari!

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