I Piolets d’Or 2025
(gli americani si aggiudicano due delle tre salite vincenti)
a cura della Redazione di alpinemag.fr
(pubblicato su alpinemag.fr il 31 ottobre 2025)
Dopo la Menzione Speciale assegnata al team tutto al femminile composto da Anja Petek e Patricia Verdej per la scalata del Lalung (Nepal), la giuria del Piolets d’Or ha annunciato le tre salite vincitrici tra le 74 “ascensioni eccezionali” dell’anno precedente. Si tratta del Kaqur Kangri 6859 m in Nepal, dello Yashkuk Sar 6667 m e del Gasherbrum III 7952 m in Pakistan. Due delle tre salite sono state realizzate da team nordamericani, mentre un team anglo-sloveno completa la lista. I temi comuni includono lo stile alpino delle traversate, la ricerca di nuove vie e l’alpinismo esplorativo su cime mai scalate prima. Ecco le tre spedizioni vincitrici.

1. Kaqur Kangri 6859 m, Nepal
Prima salita lungo la cresta sud-occidentale, nell’ottobre 2024. Il Kaqur Kangri è una cima isolata nel Nepal orientale, raramente visitata. Gli americani Spencer Gray, Matt Zia e Ryan Griffiths hanno tracciato una linea diretta lungo la cresta sud-occidentale, coprendo circa 1200 metri di dislivello tecnico, alternando neve, ghiaccio e roccia mista.
La salita è stata intrapresa in completa autonomia nell’arco di tre giorni, con un bivacco a circa 6300 metri. I tre alpinisti hanno poi optato per la discesa lungo una via precedentemente inviolata, completando così la traversata completa del massiccio.
La giuria ha elogiato la “coerenza stilistica” di questa spedizione: un forte impegno, una logistica minimale e un approccio rispettoso del terreno d’alta quota.
2. Gasherbrum III 7952 m, Karakoram, Pakistan
Prima salita della cresta ovest, nel giugno 2024. Il Gasherbrum III, situato tra le cime II e IV dello stesso gruppo, rimane una delle vette più impegnative dal punto di vista tecnico del Karakorum, scalata solo nel 2004, e soprattutto una cima di quasi 8000 metri in gran parte ignorata dalle masse. Lo sloveno Ales Česen e il britannico Tom Livingstone hanno completato la prima traversata completa della cresta ovest, una via molto esposta con diversi tratti misti sopra i 7000 metri.
Il team ha progredito per tre giorni, con due bivacchi leggeri senza tende, in condizioni meteorologiche difficili.
La salita si distingue per la precisa gestione del rischio e la fluidità dei movimenti, caratteristiche dello stile alpino d’alto livello.
Il percorso illustra l’impegno del duo nell’applicare i principi di minimalismo e autosufficienza nell’esplorazione delle principali pareti himalayane. Unica deviazione dall’etica alpina: il duo ha utilizzato le tracce e le corde fisse della via normale del Gasherbrum II per la discesa. Questa scelta è stata compensata dall’innegabile decisione di intraprendere un’avventura su una cima praticamente sconosciuta, che avevano già tentato nel 2022.
Questo è il secondo Piolet d’Or per il team di Ales Česen e Tom Livingstone, dopo la salita della cresta nord del Latok nel 2018 (e il Piolet d’Or del 2019 con Lukas Stražar). Per Ales Česen, si tratta in realtà del suo terzo Piolet d’Or, avendo ricevuto il trofeo nel 2014 per l’Haghsu, assieme a Marko Prezelj e Luka Lindič.
3. Yashkuk Sar 6667 m, Karakoram, Pakistan
Pilastro nord e prima salita della vetta, nel settembre 2024, da parte dei tre americani August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler. Lo Yashkuk Sar è una cima poco conosciuta situata nella zona del Batura Muztagh. I tre americani hanno aperto Tiger Lily Buttress, una linea molto ambiziosa di 1400 metri sul pilastro nord, con tratti misti (M5, 80°) e neve instabile in quota. La salita è durata due giorni, con un bivacco a 6200 metri prima di una breve traversata finale fino alla vetta.
Questa è la prima salita nota dello Yashkuk Sar, realizzata senza portatori d’alta quota o corde fisse.
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Forse sfugge alle classificazioni, ma non alle classifiche. L’analogia con Sanremo è perfetta: tutti ambiscono alla salita assoluta, alla vittoria.
Perché?
Il festival di Sanremo dell’alpinismo. Qualche bella canzone, certo, ma sicuramente non una visione completa.
E l’alpinismo patrimonio UNESCO? Sembrava una cosa importante e non se ne è più parlato.
È bello che ci sia una cosa come l’alpinismo che sfugge a ogni classificazione, altro che medaglie.
“… una cima praticamente sconosciuta”
Mi chiedo se oggi ci possa essere un aspetto delle montagne non conosciuto.
Conosciutissima è la fisiologia d’alta quota.
Tecnicamente capacissimi gli uomini che ll’affrontano.
L’orografia e la conformazione delle montagne, per quanto varia, è stata tutta sperimentata.
La tecnologia dei materiali e dei mezzi è estremamente sviluppata.
Noto è lo sconosciuto che questi uomini cercano, qualcosa che è dentro di loro e la Montagna, l’alterita rocciosa che ci sovrasta è ancora li ad essere il nemico nella tenzone ad affermarsi vivi.