L’eredità olimpica
(una voragine di spese che a pagare saranno gli enti pubblici)
di Luigi Casanova
(pubblicato su mountainwilderness.it il 21 aprile 2026)
Due mesi fa parlavano di “legacy”, di futuro, di giovani, di territori che avrebbero beneficiato di un evento storico. Oggi resta solo il conto. E non è un conto simbolico: è una voragine che verrà riempita, come sempre, con denaro pubblico. Le Olimpiadi invernali 2026 non si stanno rivelando un investimento, ma l’ennesimo meccanismo opaco in cui il rischio è privato solo sulla carta, mentre le perdite vengono scaricate sui cittadini. Altro che eredità: qui siamo di fronte a un caso emblematico di dissipazione sistematica di risorse, mascherata da grande evento, in cui responsabilità e trasparenza evaporano non appena emergono i debiti.
Solo due mesi fa, Giovanni Malagò e i politici delle Regioni e Province che hanno ospitato le Olimpiadi invernali 2026, entusiasti, sostenevano la legacy, cioè l’eredità positiva che l’evento internazionale avrebbe lasciato a quanti le valli le abitano e specialmente ai giovani. Oggi Malagò, buttate alle spalle le Olimpiadi, sta tessendo la sua rete di amicizie per sostituire alla Presidenza della Federazione gioco calcio Gabriele Gravina, principale accusato del fallimento della nazionale di calcio italiana. Il poltronificio italiano è ormai metastasi. Cosa ci lascia la gestione delle Olimpiadi di Giovanni Malagò? Una voragine di debiti che sarà pagata con soldi pubblici.
Direte con ragione: ma come, la Fondazione Milano Cortina 2026 è una società privata, come sottolineato nella legge del governo 2024. Se così è, i debiti dovrebbero ricadere sulla proprietà o sui componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione, partendo dal presidente, Giovanni Malagò.
Non sarà così. Pagheranno i soci fondatori della Fondazione, quindi i Comuni (Cortina e Milano), le Regioni e le Province autonome, Lombardia, Veneto, Alto Adige e Trentino. Lo stato andrà a coprire quanto rimarrà di insoluto.
Stiamo parlando solo della gestione degli eventi sportivi, olimpiadi e paralimpiadi invernali 2026. Ricordiamo che dovevano costare 1,35 miliardi di euro, dei quali 500 milioni versati dal CIO. La copertura veniva assicurata ricorrendo al CONI (ente pubblico, allora presieduto da Giovanni Malagò), alla vendita di diritti televisivi, biglietti, sponsor. Ben 10 degli sponsor raccolti sono società con forte partecipazione pubblica, senza l’apporto di questi il risultato del debito poteva risultare catastrofico.
Al costo previsto della gestione dell’evento si devono sommare i 328 milioni di euro dati in gestione a un commissario straordinario per le paralimpiadi, Giuseppe Fasiol (dovevano costare solo 60 milioni), legge n° 119 08 agosto 2025, Decreto Sport.
Oggi la Fondazione reclama altri 310 milioni per un buco di bilancio generato da 230 milioni di maggiori costi, 80 milioni di minori introiti. A pagare vengono chiamati gli enti pubblici soci della Fondazione: la Lombardia 60 milioni, Il Veneto fino a 40, il Trentino 20, Alto Adige 5. Per quanto rimane, si spera, ci penserà lo Stato. Il Veneto aveva accantonato per ogni evenienza ben 143 milioni.
A oggi la Fondazione ha speso oltre 2 miliardi di euro. Ricordiamo che in questa cifra non sono incluse le opere realizzate, queste sono a carico di Simico, la società pubblica delle Olimpiadi.
Voci ricorrenti sostengono che la Fondazione presenterà a fine anno un deficit di oltre 100 milioni di euro, per conoscerne la reale entità dovremo attendere il prossimo bilancio.
Riguardo le opere per ora andiamo solo in casa dell’Alto Adige. Lo stadio del biathlon di Anterselva aveva bisogno di una semplice ristrutturazione, così sosteneva il presidente della Provincia Arno Kompatscher. Dapprima erano 4,5, poi si è passati a 28, oggi a consuntivo siamo a 58 milioni di euro. Inoltre la ricaduta su occupazione turistica, gestione della mobilità, distruzione di aree prative per parcheggi è stata tragica. Anterselva ha ospitato una sola specialità: immaginiamo quale sarà la ricaduta su ambiti come Cortina, Trentino e Lombardia. Il Comune di Anterselva dovrà anche risarcire un’azienda che è stata svantaggiata nella gara d’appalto dei lavori, 2,5 milioni di euro, e ancora nulla si sa di preciso riguardo i costi di manutenzione del mastodontico stadio e delle piste. A Cortina è partita un’inchiesta della Corte dei Conti riguardo il collegamento di Socrepes. Si attendono altre iniziative su più opere da parte della magistratura ordinaria.
Ci si deve chiedere su chi ricadrà la responsabilità di tanta leggerezza amministrativa. Come sarà necessario definire, vista la quantità di denaro investita dagli enti pubblici, se la Fondazione sia realmente un ente privato. Sapendo che i soci costitutivi sono tutti pubblici, che buona parte dei costi della sola gestione o sono già ricaduti nei bilanci degli enti pubblici o li leggeremo nel volgere di pochi mesi.
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Olimpiadi Milano Cortina, profondo rosso
(deficit da 310 milioni di euro)
di Laura Berlinghieri
(pubblicato su ilnordest.it il 20 aprile 2026
Da una parte entrano e dall’altra escono. Il problema, allora, è quando introiti e spese non collimano. E, per Fondazione Milano-Cortina – l’ente che ha organizzato, promosso e comunicato tutti gli eventi legati alle ultime Olimpiadi invernali – il deficit tra le due voci ammonta all’incirca a 310 milioni di euro.
Risultato (anche) di un evento, il cui budget fissato nel 2019 in poco meno di 1, 4 miliardi di euro è salito vertiginosamente a 1, 7. A fronte di incassi – i 570 milioni da sponsor e diritti televisivi e i 200 dai biglietti, a cui aggiungere l’ammontare non ancora quantificato delle vendite del merchandising– che evidentemente non si sono rivelati all’altezza delle aspettative.
La divisione del debito tra i soci
Le cifre sono state comunicata ai soci di Fondazione, tra cui la Regione Veneto, nell’ultima riunione del consiglio di amministrazione, il 9 aprile 2026. Accompagnate dalla richiesta di metterci la famosa “pezza”, e quindi di coprire il buco. Dato che la fondazione – ente di diritto privato – terminerà il suo servizio il prossimo 31 dicembre 2026, con la previsione di un perfetto pareggio di bilancio.
Veneto: tra i 26 e i 40 milioni di buco
E allora qualcuno dovrà pur metterli i soldi, per coprire i 230 milioni di maggiori costi e gli 80 milioni di minori introiti registrati. I soci, appunto. Con la speranza di un aiuto – un grosso aiuto, da oltre 100 milioni di euro – da parte del CIO.
Se il Comitato Olimpico dovesse mettersi una mano sul cuore, allora Stato ed enti territoriali dovrebbero dividersi “solamente” i rimanenti 200 milioni (e rotti). Con un conto complessivo che, per la Regione Veneto e il Comune di Cortina, dovrebbe raggiungere i 26 milioni di euro. Altrettanti per il Trentino Alto Adige (circa 20 e 5 milioni, spartiti tra le due Province autonome) e una sessantina per la Lombardia.
Ma è chiaro che, se il CIO dovesse rispondere picche – come sarebbe sua facoltà – allora l’intero onere ricadrebbe su Stato, Regioni e Comuni. Con un costo che, per il Veneto, lieviterebbe a quasi 40 milioni di euro, nel segno di una spartizione economica conforme alla suddivisione del numero delle discipline, tra le sedi di gara.
Ritardi e commissario paralimpico
«Colpa dei ritardi nella realizzazione di alcune opere, come l’Ice Hockey Arena di Milano. Se MiCo non avesse anticipato i soldi, le gare non si sarebbero svolte», dice una voce interna al consiglio di amministrazione. Certo, i soldi le saranno restituiti, per consentire alla fondazione di chiudere l’esercizio (e la sua esistenza) in pareggio – è la legge a prescriverlo – ma a metterli saranno i soci.
A meno che, ed è un’ipotesi, non venga trovata una soluzione analoga alla strada già battuta dal governo, con l’individuazione del commissario straordinario per le Paralimpiadi. L’ingegner Giuseppe Fasiol, 40 anni in Regione e un tesoretto pubblico da 448 milioni di euro, di cui almeno 200 finiti nel budget della fondazione.
Le risorse accantonate dal Veneto
In caso contrario, il Veneto sarà pronto a fare la sua parte, potendo contare su scorte da decine di milioni di euro. Soldi accantonati dall’amministrazione Zaia, manovra dopo manovra, per non ritrovarsi scoperti allo scoccare dell’ora dei Giochi. Precisamente, 143 milioni, stando all’ultimo rendiconto della precedente giunta, di cui 116 come «fondo per il concorso della Regione del Veneto alla copertura dell’eventuale deficit del comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici» e i rimanenti 27, come quota veneta a copertura degli impegni assunti con la lettera di patronage sottoscritta insieme alla Regione Lombardia.
Ed è lo stesso rendiconto che metteva nero su bianco i rischi e il relativo impegno economico: «area lombarda, il 50% del rischio. Area dolomitica, il restante 50% del rischio, di cui 50% a carico della Regione del Veneto e Comune di Cortina, 40% a carico della Provincia autonoma di Trento e 10% a carico della Provincia autonoma di Bolzano».
Altra precisazione necessaria: le cifre non sono altro che una previsione della situazione che potrebbe verificarsi il 31 dicembre, alla chiusura del bilancio. Rivedibili al ribasso, quindi, ma anche al rialzo.
La gara finale di queste Olimpiadi.
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@Matteo: nn prendertela con chi assolutamente nn c’entra ☝️
A me viene una sola cosa da dire: P.D.!
[e non alludo al Partito Democratico…]