La giornata del pazzo

La giornata del pazzo
di Pierluigi Bini
(dal suo profilo fb 14 febbraio 2023)

Mi piace fare il corridore. Una volta sono partito la mattina presto da casa di mio fratello a Borgosesia (Vercelli). L’idea del corridore era di andare verso le Tre Cime di Lavaredo, così traverso un po’ di Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e da Dobbiaco in Val Pusteria mi dirigo verso il bellissimo lago di Landro dove appare per la prima volta sulla sinistra l’obiettivo, le Tre Cime sono lì che aspettano, immobili da secoli in tutta la loro bellezza. Complice di questo un’auto da molti cavalli, una Bmw M4 per l’occasione.

Pierluigi Bini su Mescalito: la via percorre la parete posta di fonte al grande altare del santuario. Sette tiri con difficoltà di 6b/A1. Sviluppo di 300 metri. La parete della Tagliata (o della Santissima Trinità) si trova sui Monti Simbruini, in territorio di Vallepietra.

Salgo a Misurina e verso il rifugio Auronzo sorpassando tutto ciò che mi capita a tiro, finalmente parcheggio. Mi cambio tuta leggera, maglia idem, Superga, sacchetto della magnesite e inizio la giornata del pazzo (ma io sono così). Corro per il sentiero, chiesetta degli Alpini, rifugio Lavaredo, Forcella Lavaredo dove finalmente vedo quello che ho deciso di fare oggi. Arrivo all’attacco dello spigolo Dibona sulla Cima Grande. Considerando che oggi è il 7 ottobre non fa neanche freddo, certo nella corsa mi sono molto scaldato. Attacco la parete e inizio a salire, non è molto difficile ma la Grande di Lavaredo è sempre un’ambiente che richiede molta attenzione. In poco tempo sono a circa 150 metri da terra, continuo la salita sempre alla mia velocità che è sempre molto continua e sostenuta, sfioro lo spigolo e alla mia destra la vertiginosa Nord. Vivo grazie al mio allenamento in uno stato di gioia ed esaltazione e mi trovo ad accelerare sempre di più, tutto ciò è bellissimo e salgo con le lacrime agli occhi. Dopo un po’ la parete inizia ad appoggiarsi e arrivo sulla cengia circolare, sono solo, non c’è nessuno, non ho una corda, non ho niente, sono solo: ho solamente Superga e magnesite, sono felice come un pioniere delle vecchie conquiste. In tutta questa euforia concentrato solo su quello che avevo davanti, ecco la sorpresa, nuvole scurissime da sud vengono verso di me molto velocemente, Dio quanto sono nere. Piero, dico a me stesso, hai dimenticato che è il 7 ottobre, poteva succedere. Corro in discesa sulla normale ma già di fronte non si vede quasi più nulla, i primi fiocchi di neve mi sferzano il volto… cazzo. La Cima Grande non può farmi uno scherzo del genere, cerco di mantenere la calma e mi calo in un nero incredibile. La roccia è già tutta bagnata, le scarpe non tengono più come dovrebbero, delego allora ogni mossa alle mie mani che non devono mai sbagliare. Dopo un po’ di questo gioco scendo dal camino, arrivo in una zona un po’ meno verticale ma ancora nevica, continuo più veloce perché diventa più facile e un centinaio di metri sotto sono fuori dal buio. Rivedo la parete sotto di me, è anche meno bagnata, posso continuare velocemente a scendere e vado verso sinistra alla forcella, che poi da qui in obliquo porta verso la parte finale e alla pietraia. Ritrovo roccia asciutta, mi fermo, rido di me stesso e penso, Pierluigi tu non sei normale, continuo a scendere e rido. Dopo un caffè a Misurina me ne rivado verso casa con il mio bolide dove arrivo all’una di notte.

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La giornata del pazzo ultima modifica: 2023-04-16T05:00:00+02:00 da GognaBlog

12 pensieri su “La giornata del pazzo”

  1. Pier Luigi Bini un alpinista come molti vorrebbero essere,diciamolo ,chi scala cosi rappresenta il sogno di ogni alpinista, confrontarsi con le pareti coi soli propri mezzi, con le proprie capacità e con le sue ansie.  È rischioso,ma è la massima espressione dell’ alpinismo e Bini ne è un grande protagonista. Chapeau.

  2. Piero b. bravissimo ,grande, io  ho fatto lo spigolo Dibona ,niente male, partito dai ghiaioni ore 7.00, messo i piedi a terra ore 19.00 , naturalmente tiro a due.Giornata stupenda, rara .

  3. PS: e non avevamo nemmeno una BMW M4 che ha accellerato le trasferte…. :/

  4. @Fabio
    Anch’io nel mio piccolo, più giovane, una corsa in giornata Modena -> Rifugio Auronzo -> Via normale alla Cima Piccola, con discesa al buio, e ritorno… 
    In tempi più recenti, altre corse in giornata in val Gardena per arrampicare con guida sulle vie della valle… Ma ora per me è troppo dispendioso, e mi limito a leggere 😉

  5. Beh vedremo cosa fanno quelli dell’Eagle Team, che senza la macchina manco vanno nella falesia dietro casa, però fanno l’ 8c a vista… Trad… In dry tooling!!!

  6. Per quanto mi riguarda, ricordo una corsa in giornata Castelfranco Emilia-Cortina-Punta Fiames (via Dimai)-Cortina-Castelfranco Emilia.
    Fu una strapazzata, ma allora si era giovani e forti. Oggi, a prescindere dall’età, non la farei più: non mi godrei la montagna come ora desidero, ammirando e riflettendo.
     
    Stagioni della vita. 

  7. Speravo in un commento ironico di Marcello che suscitasse una risata!

  8. Massimo rispetto per Bini scalatore-corridore, ma tutta quella strada per la Dibona alla cima grande fino alla cengia anulare mi fa pensare di chiamare quella, parafrasando il titolo originale, come “una giornata del cazzo”.

  9. Bell’esempio di “Eravamo immortali” o “Credevamo di essere eroi”; sicuramente momenti effimeri, unici e giustamente da pazzi ma meravigliosi da vivere. Un genio sopra le righe.

  10. Vivo ai piedi delle Apuane, è stata una mia scelta perché amo la montagna e la natura. Amavo correre sui monti quando ero allenata e ..più giovane.. e anche se non ho mai arrampicato, ho provato una forte emozione nel leggere quest’avventura. Grazie
     

  11. Simpatico racconto, anche se discutibile dal punto di vista ambientale ?
    Diciamo che la corsa sulla Dibona alla Grande è stata possibile solo perché era ottobre….altrimenti altro che bmw per superare le “migliaia” di clienti, guide, corsisti cai, amici, cordate straniere, ecc.ecc . che la affollano!!!

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