Tutti coloro che l’hanno visto ricordano quelle straordinarie immagini: dopo la caduta in gara, Atle Lie McGrath invece di scendere stizzito si allontana lateralmente in un bosco.
La mia momentanea fuga nel bosco
di Atle Lie McGrath
(pubblicato sulla pagina fb La Bagarre il 25 febbraio 2026)
Nell’ultima settimana, dopo la fine delle Olimpiadi, ho riflettuto a lungo sul perché ho scelto di vivere la vita che vivo. Ho riflettuto su tutti i sacrifici che lo sci e le gare comportano, sul tempo che devo passare lontano da casa e dalle persone che amo, e sulla pressione che tutto questo si tira dietro.
Faccio tutto questo per vincere gare o medaglie? – mi sono chiesto. No.
Lo faccio per diventare uno sciatore che la gente ricorderà? No.
Il motivo per cui lo faccio è perché tutto questo, tutti questi tentativi, mi fanno sentire vivo.
Nelle due settimane di Olimpiadi che si sono appena concluse ho provato quasi ogni emozione possibile: tristezza, rabbia, delusione, felicità, orgoglio.
L’unico modo in cui riesco a descrivere tutto questo, è così:
“Sì, certo, sono triste, ma allo stesso tempo sono davvero felice che qualcosa possa farmi stare così male. Essere triste mi fa sentire vivo, capisci? Mi fa sentire umano. L’unico modo per sentirmi così triste adesso, è aver provato prima qualcosa di opposto, qualcosa di davvero bello. Quindi insieme alle cose che vanno bene, devo accettare anche quelle che ogni tanto vanno male. Quella che provo, penso sia una specie di tristezza bellissima (Butters – South Park)”.
Detto questo, ora posso dire di sentirmi meglio. E in gran parte questo è dovuto a ciascuno di voi che ha pensato a me. Devo dirvi grazie. Il vostro supporto mi ha sbalordito e travolto, e ho trovato molta forza in me rendendomi conto che tante altre persone hanno vissuto qualcosa di simile alla mia esperienza nella loro vita.
A chiunque stia attraversando un momento difficile, quindi, vorrei dire: avete tutto il mio affetto e la mia forza. E soprattutto: ogni tanto allontanarsi per entrare in un bosco e sedersi sotto un albero, fa bene. A me, ha fatto stare molto meglio.
Nel bosco, tutto il peso della delusione olimpica
di Martyn Herman
(pubblicato su reuters.com il 16 febbraio 2026)
Nessuno avrebbe biasimato il norvegese Atle Lie McGrath se avesse deciso di trascorrere la notte da solo nei boschi in cui aveva cercato rifugio dopo che, lunedì 16 febbraio 2026, il suo sogno di medaglia d’oro olimpica era andato in frantumi.
Il venticinquenne era in testa allo slalom maschile dopo una brillante prima manche, ma con un vantaggio di 59 centesimi di secondo sullo svizzero Loic Meillard all’inizio della seconda manche sul tracciato dello Stelvio, è arrivato l’irreparabile.

Poco dopo aver iniziato la sua discesa tra le porte rosse e blu, il leader della Coppa del Mondo di slalom ha commesso un piccolo errore di valutazione e ha subito la maledizione degli sciatori di slalom — il temuto «straddle» — e le sue speranze di oro sono svanite in un attimo.
Mentre Meillard festeggiava il titolo di campione olimpico al traguardo, un McGrath affranto avrebbe voluto semplicemente scomparire.
Togliendosi sci e bastoncini, ha attraversato a grandi passi la pista dirigendosi verso gli alberi che costeggiavano il ripido percorso. Dopo aver rimuginato sulla neve accanto alla recinzione rossa di perimetro, è stato aiutato a scendere lungo il pendio a bordo di una motoslitta della polizia prima di ritirarsi.
A suo merito, McGrath – il cui nonno Svein Lie era morto all’età di 83 anni proprio il giorno della cerimonia di apertura e che lui avrebbe tanto voluto onorare vincendo l’oro – ha incontrato i giornalisti nello stesso hotel della squadra dove, pochi giorni prima, aveva raccontato le avventure di escursionismo e sci di fondo vissute con l’uomo che descriveva come una fonte di ispirazione.
“È un misto di shock e di tutte le emozioni che stanno in mezzo, è una sensazione surreale. Non ho mai vissuto nulla di simile prima d’ora”, ha detto McGrath, visibilmente commosso.
“Di solito riesco a vedere le cose con il giusto distacco: se non scio bene in una gara, posso almeno dire che tutte le persone che amo stanno bene, ma in questo caso non è stato così. Ho perso una persona a cui voglio tantissimo bene e questo rende tutto più…”.
«Non è il momento peggiore della mia vita, ma oggi è il momento peggiore della mia carriera. Speravo di coronare questo periodo difficile della mia vita con qualcosa di positivo, quindi è ancora più dura quando non ne hai la possibilità».
La reazione di McGrath alla delusione sportiva ha fatto eco a quella dell’ex pilota di F1 Mika Hakkinen, famoso per aver pianto tra i cespugli dopo essere uscito di pista a Monza nel 1999.
Alla richiesta di spiegare cosa gli passasse per la mente, McGrath, nato negli Stati Uniti, ha detto che aveva semplicemente bisogno di «allontanarsi da tutto».
«Non ci sono riuscito, perché i fotografi e, come sapete, la polizia mi hanno trovato nel bosco. Avevo solo bisogno di un po’ di tempo per me stesso ed è difficile pensare che, sapete, la prossima volta che potrò partecipare alle Olimpiadi di sci, avrò 29 anni invece di 25».
Una caratteristica della formula dello slalom è che chi è in testa dopo la prima manche scende per ultimo nella seconda — il che significa che la pressione è immensa anche con il vantaggio di tempo più ampio.
“Ho sciato alla grande, ma non sono riuscito a portare a casa il risultato. Non conosco nessun altro sport in cui si possa passare da una posizione di netto vantaggio a perderla in mezzo secondo. Questo rende lo sci alpino divertente da guardare e fantastico quando riesci a farcela, ma è una vera seccatura quando ci sei dentro”.
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Dubito che l’atleta norvegese abbia potuto trascorrere la notte d’inverno con ai piedi gli scarponi da gara e in tutina.
E poi chissà cosa gli avrebbe detto Crovella…