La tenda Karrimor

L’introduzione nel mercato (e quindi nella dotazione alpinistica) del “Box Whillans” fu decisiva nello sviluppo delle spedizioni extraeuropee degli anni Settanta del secolo scorso. Gli alpinisti ne erano letteralmente entusiasti. La nostra spedizione all’Annapurna fu la prima ad adottarlo in Italia. L’articolo qui presentato è del novembre 1973.

La tenda Karrimor
(ideata da Don Whillans)
(pubblicato su Lo Scarpone, novembre 1973)

Se già le scalate invernali avevano rivelato una forte insufficienza qualitativa in uno del più importanti elementi dell’equipaggiamento, e cioè la tenda da bivacco, le spedizioni himalayane o comunque extraeuropee hanno sperimentato a loro spese che le tende così come fino a quel momento erano ideate e costruite erano del tutto inadeguate a determinate condizioni del terreno, della quota e della logistica generale.

Il vento fortissimo e le bufere dell’alta quota avevano facilmente ragione delle deboli strutture. II peso e le dimensioni maggiorate potevano assicurare una maggiore stabilità ed abitabilità, ma il trasporto di tende più pesanti di 12-13 chilogrammi è pressoché impossibile a certe altezze.

Spedizione alla parete sud dell’Annapurna, 1970. Don Whillans (a sinistra) e Dougal Haston accanto al Box Whillans. Foto: Chris Bonington.

Il sistema “isotermico” con tenda e copritenda non è mai riuscito ad eliminare il fastidiosissimo fenomeno della condensazione del vapore acqueo all’interno dell’abitacolo; a seconda della temperatura esterna, al mattino ci si risvegliava circondati da gocce cadenti dai soffitti laterali obliqui, oppure da una corazza di brina.

La costruzione di tende in nylon non ha migliorato molto la questione “condensazione”, peggiorando le cose in comodità e al massimo forse favorendo una diminuzione di peso.

Don Whillans ideò la sua tenda ancora nel 1962, prima della spedizione inglese alle Torri del Paine. Essa fu poi migliorata, e molte volte ricollaudata, specialmente nella spedizione inglese alla parete sud dell’Annapurna del 1970 e in successive, come l’internazionale di Dyrenfurth alla Sud-ovest dell’Everest (1971), la spedizione Bonington (1972) allo stesso obiettivo, e in ultimo la sfortunata spedizione italiana allo sperone nord-ovest dell’Annapurna.

Annapurna 1973. Carmelo Di Pietro e il Box Whillans del Campo 3.

Le sue dimensioni sono attualmente di cm 220, 120, 100 approssimativamente. Si tratta quindi di una specie di parallelepipedo in cui l’abitabilità e molto migliorata, in quanto rende possibile alle due persone di stare comodamente sedute, far cucina con molto più spazio disponibile e attenua quel senso di oppressione che le oblique pareti troppo vicine ai corpi sdraiati determinano negli alpinisti.

La struttura è composta di metallo superleggero e i vari pezzi montati danno luogo ad un’impalcatura a parallelepipedo su cui viene infilata e successivamente fissata la tenda. Questa si richiude sul fondo e garantisce un perfetto isolamento. Ma, volendo, il pavimento si può facilmente sollevare, rendendo così facilmente possibili tre tipi di operazioni che, in mezzo ad una tempesta, sarebbero altrimenti estremamente disagevoli:
1) si può scavare nel fondo e avere facilmente neve da fondere;

2) si possono espletare urgentissimi bisogni fisiologici, naturalmente prestando bene attenzione a non confondere la zona riservata al punto 1);

3) al mattino ci si può mettere i ramponi dentro la tenda.

Annapurna 1973. Il Campo 3 sullo sperone nord-ovest era costituito da una tenda tradizionale e da un Box Whillans.

Il materiale con cui è costruita la tenda è veramente differente dai soliti. Si tratta di un tessuto sintetico molto più resistente e con maggiore capacità di trattenere il calore interno. Il problema della condensazione rimane, ma è parzialmente attenuato da un telo di nylon leggero che si appende sotto il tetto della tenda e impedisce alle gocce che cadono di colpire gli occupanti.

Il tetto, inoltre, per la sua struttura orizzontale, durante il giorno, con il calore del sole, trattiene la neve che si scioglie a fornisce una buona provvista d’acqua per la notte.

Ma il grandissimo pregio di questo “box” Whillans è che resiste magistralmente al vento, le pareti sbattono pochissimo e sembra quasi di essere in un piccolo bivacco fisso. I produttori hanno anche attenuato fortemente il rumore che lo sbattere delle pareti creava, con la sistemazione di particolari cinghie trasversali, sulle due pareti laterali maggiori e sul tetto, che ne impediscono la vibrazione.

Sotto il fondo della tenda vi è pure predisposta tutta una ragnatela di cordicelle che possono dar luogo ad un’amaca. Quindi la tenda non ha necessariamente bisogno di un fondo solido, ma può essere sistemata anche su pendii rocciosi (vedi Sud-ovest dell’Everest) pendenti fino a 45 gradi. Naturalmente occorre una serie di “palafitte” che diano luogo ad un sostegno adatto. Queste sono già costruite e vendute dalla Karrimor separatamente.

Il peso dalla tenda con struttura interna è sui 12 chilogrammi e il prezzo dovrebbe essere intorno alle 100.000 lire. Essa non è ancora importata in Italia, e pertanto occorre richiederla direttamente alla Karrimor in Inghilterra.

Da notare in ultimo che anche la spedizione francese al pilastro ovest dal Makalu (1971) si è servita di un tipo molto simile di tenda costruita dalla Jamet. Questa però non è in regolare produzione.

La tenda Karrimor ultima modifica: 2025-12-09T05:21:00+01:00 da GognaBlog

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