Metadiario – 174 – La traccia del gigante (AG 1994-002)
Non sappiamo se i due pezzi di formaggio – tenero e maturo, con un odore dalla forza di cento cavalli vapore – che Jerome K. Jerome fa protagonisti in uno dei tanti aneddoti di Tre uomini in barca provenissero dal Beaufortin. Tuttavia aroma e sapore di quello splendido formaggio indurrebbero a pensarlo. Tutti sappiamo come andò a finire: i due pezzi furono seppelliti in una spiaggia e da quel giorno l’aria salubre, magico effluvio della sabbia, attirò turisti e ammalati di petto.
Formaggi come quelli descritti da Jerome appartengono infatti alla fascia superiore della categoria, quella che in un mirabile ma deciso equilibrio di sapore e profumo ci inducono ad attribuirle virtù magiche e terapeutiche. Di questi formaggi si dice anche che “risvegliano i morti”.
30.03.1994, salita dal Refuge Presset al Col Est du Grand Fond, Beaufortin, Savoia

Derivato da una millenaria cultura casearia, il Beaufort è al top fra i formaggi grassi di montagna; espressione massima di una filosofia del vivere che ha sempre tentato di concedersi il meglio con il difficile lavoro alpestre. Mangiarlo è sempre un pericolo per fegato e portafoglio perché, a differenza di tanti altri, non riesce a stancare il palato, con conseguenze intuibili.
Ma sensazioni forti richiedono forti “sacrifici” e, ben sapendo il rischio che corriamo, vi consigliamo di peccare, senza remore gastro finanziarie, e commuovervi gustando quest’opera d’arte, accompagnata da congrue dosi di vino rigorosamente rosso.
L’enorme bacino di neve riflette la luce violenta di mezzogiorno, senza mezzi toni, senza ombre: al fondo, il grande lago ghiacciato di Roselend rivela alcune azzurre fratture d’acqua. A nord ovest, lontano, il massiccio del Monte Bianco vigila su un ondoso accavallarsi di montagne bianche. A ovest, più vicino, un bruno dente roccioso si alza deciso verso il cielo e nasconde la veduta verso l’Italia: è la Pierra Menta.
Già gli antichi viaggiatori, sulla strada che da Chambéry conduce al Piccolo San Bernardo, dai pressi del villaggio di Aime avevano osservato questo strano monolite, del quale si narrava una storia bellissima. Durante uno dei suoi numerosi viaggi al di qua e al di là delle Alpi il gigante Gargantua, per facilitarsi il passaggio della catena degli Aravis, con potenti manate scavò quello che oggi è il Col des Aravis: mentre così lavorava, Gargantua nell’impeto gettò lontano una scaglia rocciosa che, dopo un gran volo, andò a conficcarsi proprio nel punto più alto della regione del Beaufortin. Un’impresa titanica come altre sue, per esempio la costruzione del Cervino o lo scavo del Lago di Ginevra.
30.03.1994. In vetta alla Roche Parstire, Beaufortin, Savoia

La leggenda è viva ancor oggi: in una pizzeria di Beaufort campeggia un dipinto a piena parete di come Gargantua creò la Pierra Menta; un contadino ci ha sorriso in maniera ambigua quando ci ha spiegato che i giganti buoni hanno costruito le montagne e da queste è nata e nasce la vita di tutti i giorni. Gli abbiamo dato ragione, anche perché sappiamo bene che la geologia non è riuscita a spiegare proprio tutto!
Il 25 marzo 1994 iniziamo alla grande i lavori per I Grandi Spazi delle Alpi. Marco Milani, Popi Miotti ed io, presi gli impianti da Le Planay per Les Perches 1735 m, saliamo al Grand Mont d’Arêches 2686 m per la dorsale nord-est, in modo da ottenere le prime immagini molto panoramiche e valide per il previsto servizio di Airone. Dedichiamo il giorno dopo a fotografie più in dettaglio nella zona del Beaufortin, mentre il 27 marzo, solo io e Popi, saliamo dalla seggiovia della Tête des Annes al Col des Verts de la Pointe Percée 2499 m, nel vicino gruppo dell’Aravis, passando per il refuge de Gramusset.
Dopo un’altra giornata dedicata ai dettagli nei paesi, quella mattina del 29 marzo eravamo partiti abbastanza presto dal Col du Pré, dove ci eravamo imbattuti in una cinquantina di bambini che, assistiti da maestre carine e simpatiche, stavano partendo per un’emozionante passeggiata con le racchette da neve: pare che in Francia sia uno sport emergente. Ma avevamo dovuto lasciare la loro rumorosa allegria ben presto.
Mi volto e osservo la scia creata dal nostro passaggio. Evanescente, labile, senza vigore, come una creazione di oggi ci sembra senza futuro alcuno; perché forse le tracce nella neve dureranno lo spazio di un giorno, quando invece del gigante buono e amico degli uomini sono rimasti le opere e soprattutto il ricordo. Gli artisti greci antichi, ben più vicini di noi alla leggenda e alle gesta dei grandi eroi, raffiguravano gli dei e gli uomini con proporzioni assai diverse: un motivo di ciò può essere proprio la chiara coscienza di quanto piccole siano le nostre creazioni, quanto insignificanti se paragonate alle opere dei Titani.
Dal Col des Verts verso la Pointe des Verts, il Mont Fleuri e la Tête Pelouse. Aravis, Savoia

La Pierra Menta è l’elemento naturale più caratteristico e notevole di tutto il Beaufortin, una regione nel cuore della Savoia con 2300 mucche di razza tarina, 5,5 milioni di litri di latte, 500 tonnellate all’anno di Beaufort, un formaggio locale in vendita solo qui. Di certo Gargantua, passando da queste parti, aggiungeva anche il formaggio alla sua dieta che prevedeva già due mucche intere a colazione!
Pure la vicinanza ad Albertville e ai giochi olimpici non ha alterato gli immensi pascoli e le foreste del Beaufortin, che d’inverno diventa il paradiso dello sci di fondo.
Mentre lentamente traversiamo il lato occidentale del bacino di Roselend, la Pierra Menta è sempre là. È una sentinella contro il cielo, ben visibile sull’orlo del lato opposto del bacino: come una meridiana, la sua ombra si sposta sui pendii e a noi, che l’osserviamo muoversi in senso contrario al nostro, sembra che il tempo passi più in fretta del solito.
Per fare foto saliamo la Q. 2113 de la Roche Parstire, molto panoramica. Poi, mentre risaliamo gli ultimi pendii per il Col de Bresson, la visuale si restringe assai, di pari passo con le nostre energie. Ma, giunti al colle, un altro orizzonte si apre sullo spartiacque alpino e sul vallone della Balme, oltre il quale una tozza cima, la Pointe de Gargan, ci ricorda ancora la nostra guida leggendaria: si racconta che lassù vi sia la sua tomba, un enorme tumulo di sassi eretto al centro di una vasta depressione che i montanari del luogo chiamano la “Marmitta del Gigante”.
Il refuge de Presset è piccolo ma accogliente e pulito: una bella sorpresa trovarlo in perfetto ordine, così accogliente dopo una salita così impegnativa. È magnifica la vista sulla Pierra Menta, che qui si mostra con le linee più eleganti, stagliate nella luce del tramonto.
L’ordinata successione di cime della Chaine des Aravis (da Q. 1840 m del M. Lachat de Chatillon). La più alta è la splendida Pointe Percée

Il giorno dopo saliamo al Col du Grand Fond: l’arrivo al colle è proprio glorioso, il Monte Bianco appare nella luce del mattino, così terso, così lontano, così presente. Come arrivare su una vetta, la medesima emozione dei grandi spazi e delle grandi vedute selvagge.
E poi scendiamo nella solitaria Combe de la Neuva fino al Cormet du Roselend e da qui ancora al lago e al punto di partenza.
Anche oggi rifacciamo con gioia i gesti e il necessario per poter vivere ancora una bella giornata nella purezza di queste montagne. Le prodezze di Gargantua, narrate da genti e generazioni diverse, si ripetono senza sosta e senza limite geografico, moltiplicate per i fattori soggettivi e le peculiarità di ogni luogo: solo il loro censimento in terra francese ha già riempito decine di pagine di elenco. Potrebbero sembrare monotone solo a chi non guarda gli scenari sempre nuovi dove sono ambientate.
Sono invece testimonianze perfino necessarie a chi cerca senza requie di individuare le costanti umane spontanee, azioni ripetute più volte dai popoli creativi alla naturale ricerca della perfezione e dell’arte.
Anche chi traversa il Beaufortin con gli sci e si confronta con la solitudine delle proprie creazioni ripercorre l’incessante azione vitale della salita cui segue sempre una discesa. Con costanza e spontaneità.
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