Le Arolle, montagne belle e solitarie

Le Arolle, montagne belle e solitarie
di Carlo Crovella
(pubblicato su Montagne360, giugno 2015)
Le foto sono tutte dell’autore, quando non specificato.

Nel mio girovagare per le Alpi, ho tendenzialmente privilegiato la ricerca esplorativa di piccoli gioielli poco conosciuti, anche a scapito delle performance tecnico-atletiche, magari realizzate su vette note e blasonate.

Per “esplorazione” non intendo il termine in valore assoluto (cioè prima percorrenza senza precedenti), ma un mix fra “esplorazione soggettiva” (cioè quando per la prima volta, a titolo personale, si mette il naso in un vallone o si percorre la tal cresta o si risale quel particolare versante…) e “riscoperta collettiva” di luoghi non particolarmente affollati né alla moda.

Tramonto primaverile sulle Arolle viste da Gimillan. Foto: Paolo Foretier.

L’insieme di vette che a Cogne chiamano “Le Arolle” sono un chiaro esempio di questa linea di ricerca che contraddistingue da decenni il mio andare in montagna. Non che le altre cime di Cogne soffrano di eccessivo affollamento (salvo rarissime eccezioni), ma sicuramente in questo piccolo gruppo gli incontri umani sono al limite dell’inesistente.

A volte mi spiace quasi rendere noti luoghi incontaminati come questo, perché c’è il rischio che possano venir profanati, perdendo la loro magia. Però in me permane la speranza che il valore morale dei “veri” appassionati di montagna sappia preservare le caratteristiche di questi gioielli.

Anzi mi sono definitivamente convinto che, nell’attuale contesto in cui le informazioni tecniche sono sempre più facilmente reperibili (tramite manuali, tutorial e video su internet, ecc), il più profondo compito didattico consista proprio nel far appassionare gli alpinisti ad un modo tradizionale, ma sempre emozionante e “rispettoso”, dell’andare in montagna.

Descrivere montagne come le Arolle non è una semplice illustrazione di itinerari, ma esporre una vera e propria filosofia di vita (Carlo Crovella, 2020).

Il Gruppo delle Arolle. Da sinistra: Piccola Arolla, Punta di Forzo, Monveso di Forzo, Roccia Azzurra e Punta delle Séngie.

Il toponimo Arolla, diffusissimo nell’arco alpino, rinvia al Pino Cembro. In Val di Cogne, gli abitanti chiamano “Le Arolle” un piccolo gruppo di montagne, dove un tempo pare fossero molto numerosi i Pini Cembri.

Si tratta di una definizione un po’ affrettata, ma dalla connotazione affettuosa. Affrettata, perché estende a più vette il nome Arolla, che in realtà contaddistingue solo due specifiche montagne (Grande e Piccola Arolla); affettuosa, perché lo sguardo dei montanari si addolcisce quando “pensano” a questo gruppo, situato ai margini del più famoso Gran Paradiso.

Dall’abitato di Gimillan (che si trova su un balcone naturale sopra a Cogne) l’attenzione è inizialmente catturata dai maestosi panorami della Valnontey (la Est del Gran Paradiso, le seraccate della Tribolazione…) o dalla slanciata silhouette della Grivola.

Un poco in disparte, come un piccolo feudo confinante con il grande Impero, ecco “Le Arolle”. Si trovano sulla cresta spartiacque con la Val Soana (che ne costituisce il versante piemontese) e non hanno mai registrato una frequentazione di massa: anzi, si sono ancor più inselvatichite negli ultimi anni.

Il regresso dei ghiacciai ha fatto affiorare malagevoli morene e, dove ancor permane la massa glaciale, ha creato insidiosi crepacci. Sono però un contesto dove è possibile vivere delle “belle giornate d’altri tempi”, con percorsi non difficili, ma neppure banali (tra il PD e l’AD): insomma sono il terreno ideale per il cosiddetto “alpinista medio”.

L’isolamento dei valloni e l’ambiente d’alta quota richiedono adeguata esperienza e spiccato senso dell’itinerario (spesso da improvvisare, per i continui mutamenti glaciali), nonché competenza ed attrezzature da alta montagna.

Per quanto facilmente accessibili anche dal versante piemontese, le Arolle incuriosiscono in particolare dal lato valdostano, impreziosito da alcuni ghiacciai.

Queste montagne presentano la loro miglior veste a inizio estate, con zone morenico-glaciali ancora coperte dal manto nevoso, ma in certi anni restano percorribili per l’intera stagione estiva.

Con l’intenzione di fornire dei suggerimenti, si segnalano alcuni itinerari (giustamente noti da tempo), che costituiscono le ipotesi più interessanti per conoscere queste montagne.

La loro particolare conformazione permette anche altre combinazioni, facilmente rintracciabili in bibliografia.

L’ampia offerta di ospitalità alberghiera di Cogne-Lillaz-Gimillan supplisce alla mancanza di specifici punti d’appoggio in quota.

Il Casotto di Arolla del Parco non è ufficialmente a disposizione del pubblico e, al massimo, è ipotizzabile un bivacco “à belle étoile” nei suoi dintorni, ricordando che la sua fontana non è sistematicamente funzionante (nel territorio del parco il campeggio è vietato, si sta parlando quindi di bivacco sotto le stelle, NdR).

Nonostante i dislivelli significativi, le ascensioni sono però realizzabili in giornata da Lillaz, anche se la loro lunghezza, la complessità di alcuni tratti (specie glaciali) ed il generale impegno fisico non vanno affatto sottovalutati.

Sono il prezzo da pagare per assaporare il gusto delle “Arolle”, montagne belle e solitarie.

Il Gruppo delle Arolle: è visibile anche la Grande Arolla (subito a destra della Piccola), con la parete rocciosa (detta Muraille Rouge) che sovrasta il ghiacciaio.

Bibliografia
La bibliografia è sterminata. Spiccano alcuni testi di rilievo.
Emanuele Andreis, Renato Chabod, Mario C. Santi, Gran Paradiso (terza edizione,aggiornata da Renato Chabod, Ugo Manera, Corradino Rabbi), CAI-TCI, Milano, 1980.
Franco Brevini, Gran Paradiso, Itinerari alpinistici e scialpinistici, Musumeci Editori, Aosta, 1981.
SUCAI Torino, IN CIMA, 78 normali nel Gran paradiso, Blu Edizioni, Torino, 1998.
Gian Carlo Grassi, Gran Paradiso e Valli di Lanzo. Le 100 più belle ascensioni ed escrusioni, Zanichelli, Bologna1982.

Cartografia
IGM 1:25.000, Foglio 41 I SE, Torre del Gran San Pietro.
IGC 1:25.000, N. 101, Gran Paradiso La Grivola Cogne.
L’Escursionista Editore 1:25.000, N. 10, Valle di Cogne Gran Paradiso.

Punti di appoggio
A Gimillan si trovano tre hotel, apprezzati dagli alpinisti per la gestione “familiare”: Hotel Grauson, tel 0165.74001; Hotel Ristorante Belvedere, tel 0165.74059; Hotel Petit Giles, tel 0165.74363. Caratteristiche analoghe si trovano anche a Lillaz: Hotel Ondezena tel 0165.74248 e Hotel L’Arolla (nomen omen! NdR) tel 1065.74052

A Cogne è un ampio parcheggio per camper e due campeggi in Valnontey. A Lillaz si trovano due campeggi: Les Salasses, tel 0165.74525, e Al Sole, tel 0165.74237, oltre ad un piazzale (in parte a pagamento) dove i camper sono tollerati per brevi soggiorni.

Per informazioni sull’ampia ricettività alberghiera (compresi i numerosi B&B e gli agriturismi) dell’intera Valle di Cogne: Ufficio Turistico di Cogne, 0165.74056.

Da sinistra: Punta di Forzo, Monveso di Forzo, Roccia Azzurra e Colle della Roccia Azzurra.

Attrezzatura
Da alta montagna: piccozza, ramponi, imbragatura, corda, moschettoni, casco e abbigliamento adeguato. Per gli attraversamenti glaciali la prudenza suggerisce di avere con sé i relativi chiodi. Per i tratti rocciosi delle creste conviene disporre di fettucce e di un gioco di nut, ma non guasta portarsi qualche chiodo e relativo martello. Per noleggio/riparazione materiale, a Cogne si trovano diversi negozi. Fra gli altri: Ezio Sport, tel 0165.74204, dove è possibile anche chiedere informazioni sulle condizioni delle montagne.

Accesso stradale
Si abbandona l’autostrada per Courmayeur-Monte Bianco alla prima uscita (Aosta Ovest-Saint Pierre) a monte di Aosta, seguendo le indicazioni per Cogne. All’inizio dell’abitato di Cogne, si imbocca a sinistra il bivio per Gimillan e Lillaz. A monte di Cogne, in corrisondenza di una rotonda, la strada per Gimillan sale a sinistra, quella per Lillaz prosegue diritta. Non si può andare oltre Lillaz: lo sterrato che risale il Vallone dell’Urtier ha tassativo divieto di transito per i non autorizzati.

Primo sole su Punta di Forzo e Grande Arolla, versante meridionale. Foto: Gulliver.it

Itinerari proposti
1) Piccola Arolla 3238 m e Grande Arolla 3247 m: traversata di cresta in direzione Nord-Sud
Da Gimillan si ammira la triangolare Piccola Arolla (sovente innevata), che nasconde invece la restrostante vetta della Grande. Queste due cime offrono un’interessante traversata di cresta, conosciuta da tempo. L’itinerario classico risale la cresta nord della Piccola Arolla solo nel tratto terminale. L’alpinista più motivato può affrontare anche i precedenti tre torrioni, raggiungendo poi l’intaglio recentemente denomiato Colle della Piccola Arolla. Un programma più ridotto, ma ugualmente di soddisfazione, è costituito dalla via normale della Grande Arolla raggiunta per la cresta sud-ovest.

L’autore con l’intero gruppo delle Arolle sullo sfondo.

Partenza: Lillaz 1611 m
Dislivello: 1635 m
Difficoltà: PD sup
Tempo di salita: 6 ore per la Piccola Arolla; 0,45-1 ora per la cresta fra le due vette
Salita: Da Lillaz si imbocca il sentiero n. 15 della Valleile fino al bivio segnalato per il Casotto dell’Arolla: ci si abbassa a sinistra a valicare il torrente sul ponte quotato 1900 m.
Il sentiero (n. 15 A) passa alle Alpi Valleile (1902 m), da cui, con una serie di ripidissimi zig-zag (in alcuni punti facilitati da corde fisse e gradini in metallo), sale con decisione verso il Vallone dell’Arolla.
Usciti dal bosco, la pendenza si addolcisce e si raggiunge il Casotto dell’Arolla del P.N.G.P 2258 m (2,45-3 ore): si tratta di una meta che, da sola, merita l’attenzione dell’escursionista.
Abbandonato poco oltre il sentiero per il Colle dell’Arolla, si prosegue in direzione sud-est per prati, pietraie e morene, fino al Ghiacciaio di Arolla, di cui si percorre il ramo settentrionale, tenendo alla propria destra lo Sperone ovest della Piccola Arolla.
Si punta ad un evidente colletto (in genere innevato, 3065 m) della cresta nord, posto a monte degli spuntoni della cresta, raggiungendolo per ripide pietraie, nevai e roccette.
Una volta in cresta, si risale il filo di facili lastroni incisi da fessure, poggiando (specie in ultimo) sul versante Bardoney. Scavalcata un’anticima, si giunge in vetta alla Piccola Arolla.
Tenendo il filo, si percorre la successiva cresta (esposta sullla placconata rossastra del versante Arolla): oltrepassato un ultimo ostacolo con una digressione sul lato Bardoney, si perviene in cima alla Grande Arolla.

Discesa: Si scende verso il Colle della Muraille Rouge percorrendo la cresta sud-ovest, di roccia salda, dapprima sul filo e in ultimo sul lato piemontese.
Dal Colle ci si cala (ripido pendio, possibile terminale) sul versante valdostano e si percorre il ghiacciaio in direzione ovest.
Usciti sulla morena, si gira progressivamente verso nord-nord-ovest, puntando a ricongiungersi con l’itinarario di salita sopra al Casotto di Arolla, da cui in ogni caso si ripassa per imboccare il sentiero di discesa.

Da sinistra: Piccola Arolla, Grande Arolla, Colle della Muraille Rouge e Punta di Forzo.

2) Punta di Forzo 3296 m: traversata di cresta in direzione Sud-Nord
Questa piramide triangolare, che da Gimillan cattura lo sguardo, è spesso scambiata con la Grande Arolla (che è in realtà coperta dalla Piccola). Le sue linee eleganti non sono però accompagnate dalla buona qualità della roccia, per cui le ascensioni delle pareti sono sconsigliate. Stesso destino pare coinvolgere anche l’evidente Crestone ovest, che separa i bacini glaciali di Arolla e della Séngie. Si rivela invece interessante la traversata lungo la cresta spartiacque che, transitando per la cima, collega il Colle della Muraille Rouge con quello di Forzo. La traversata è fattibile in entrambi i sensi, ma lo spuntone roccioso (chiamato Torre di Forzo) della cresta sud è più agevolmente superabile in salita (in discesa, lo si può anche evitare con un sistema di cenge sul lato piemontese): per tale motivo si tende a preferire la direzione Sud-Nord.

Grande Arolla dalla Punta di Forzo. Foto: Gulliver.it.

Partenza: Lillaz 1611 m
Dislivello: 1685 m
Difficoltà: PD sup
Tempo di salita: 5,30-6 ore
Salita: Dal Casotto di Arolla (raggiunto con l’itinerario n. 1) ci si dirige verso sud per tracce di sentiero, puntando al bacino glaciale della Séngie.
Dopo aver oltrepassato una gola, si contorna il Crestone ovest della Punta di Forzo, accedendo così al successivo Vallone del Ghiacciaio della Séngie, di cui si percorre la morena.
Messo piede sul ghiacciaio, lo si attraversa in direzione est, infilandosi nel canalone (progressivamente più stretto e ripido) fra la Punta di Forzo e il Monveso di Forzo.
Si giunge così al Colle di Forzo: si segue quindi la cresta sud della vetta, scavalcando lo spuntone (Torre di Forzo) quotato 3252 m, da cui si ridiscende sulla cresta un po’ più affilata, ma che non presenta difficoltà di sorta fino in vetta.

Discesa: Dalla vetta si scende per la cresta nord-est: sul filo si incontra qualche difficoltà, ma si può poggiare in alto sul versante valdostano e in basso su quello piemontese. Dal Colle della Muraille Rouge si percorre la discesa dell’itinerario n. 1.

3) Monveso di Forzo 3322 m – Roccia Azzurra 3308 m: traversata di cresta in direzione Nord–Sud
Da Gimillan la visuale sulle “Arolle” si chiude in genere con l’elegante silohuette, a lungo innevata, del Monveso: solo da particolari angolazioni si scorge anche la successiva Roccia Azzurra. Queste due vette sono però molto vicine e possono essere collegate con una traversata di cresta, lunga e remunerativa. Il tratto più ostico è costituito dal corridoio glaciale che scende obliquamente dal Colle della Roccia Azzurra: le difficoltà del tratto, variabili secondo la stagione, sono “imputabili” al regresso glaciale, che rende addirittura sconsigliati gli altri itinerari di queste vette (come il versante nord-ovest del Monveso). Però il suddetto tratto di discesa può essere valutato durante l’avvicinamento al Colle di Forzo. Se non si è convinti, molto meglio tornare dalla Roccia Azzurra al Colle Monveso e scendere da quest’ultimo. In ogni caso, considerato anche il significativo dislivello, la traversata del solo Monveso giustifica pienamente l’intera giornata.

Da sinistra: Colle di Forzo, Monveso di Forzo, Colle Monveso, Roccia Azzurra e Colle della Roccia Azzurra.

Partenza: Lillaz 1611 m
Dislivello: 1700 m per il Monveso più 155 m per la Roccia Azzurra dal Col Monveso: 1855 m in totale
Difficoltà: PD sup/AD inf
Tempo di salita: 5,30-6 ore per il Monveso; 1,30 fra discesa e risalita alla Roccia Azzurra
Salita: Raggiunto il Colle di Forzo con l’itinerario n. 2, si segue la cresta nord del Monveso, inizialmente nevosa e con qualche roccetta sul finale.
Dal Monveso ci si cala lungo la cresta sud-sud-ovest con facile arrampicata fino al Colle Monveso (ore 0,45).
Si risale quindi la cresta est-nord-est della Roccia Azzurra, poggiando nel primo tratto sul versante valdostano (0,45-1 ore per la vetta).

Discesa: Dalla Roccia Azzurra si scende lungo la cresta ovest all’omonimo colle, prestando attenzione alla cattiva qualità della roccia.
Dal colle si scende in direzione del Ghiacciaio della Séngie, percorrendo obliquamente un corridoio glaciale compreso fra il versante nord della montagna e le articolate rocce che scendono dalla quota 3312 m della cresta est-nord-est delle Punta delle Séngie.
Una volta sul ghiacciaio (in corrispondenza del ramo che giunge dal Colle Monveso), si scende lungo una zona crepacciata, fino a ricollegarsi all’itinerario di salita.

Da sinistra: Monveso di Forzo, Colle Monveso (seminascosto), Roccia Azzurra e Colle della Roccia Azzurra.

4) Punta della Séngie 3408 m: versante nord e cresta est-nord-est
Seconda vetta per altezza del sottogruppo Ondezana-Séngie, questa montagna (specie se ancora ammantata dall’innevmento) appare davvero maestosa. Purtroppo il versante settentrionale, che un tempo custodiva il gioiellino di una ascensione già in stile “parete nord” (oggi pressoché impraticabile d’estate), ha significativamente subito gli effetti del regresso glaciale: tuttavia, quando il versante è ancora ben ricoperto dal manto nevoso, è percorribile questo altro itinerario che si snoda fra le masse glaciali fino a collegarsi alla panoramica cresta. Il toponimo (molto diffuso nell’arco alpino, anche in altre varianti come Sengla – vedi ad esempio in Valpelline) pare derivare dal latino “cingulum” e indica una cintura di pascoli in mezzo a precipizi rocciosi.

Da sinistra: Roccia Azzurra, Colle della Roccia Azzurra e Punta delle Séngie.

Partenza: Lillaz 1611 m
Dislivello: 1800 m
Difficoltà: PD inf
Tempo di salita: 7 ore
Salita: Dal Casotto di Arolla si raggiunge il Ghiacciaio della Séngie come negli itinerari precedenti.

Girando alla propria destra, si contorna lo sperone roccioso, con base quotata 2887 m, e si imbocca un corridoio glaciale ascendente verso sud-est: con alcuni zig-zag si raggiungere il pianoro (circa 3100 m) alla base della parete nord.
Ben prima delle due crepacce terminali, si taglia decisamente a sinistra (est) lungo un corridoio glaciale. Si contorna la base (quota 3233 m) di uno sperone glacio-nevoso scendente dalla cresta e, proseguendo ancora un po’ verso est, si risale poi un pendio più ripido (delicato perché posto in genere sopra ad una crepaccia terminale), che porta al colletto della cresta a monte della quota 3312 m.
Si segue a destra la cresta che, seppur lunga, non presenta particolari difficoltà.

Discesa: Per l’itinerario di salita. In alternativa si può proseguire lungo l’affilata cresta, scavalcando la quota 3312 m e gungendo al Colle della Roccia Azzurra: da qui si può scendere come illustrato nell’itinerario n. 3.

Da sinistra: Roccia Azzurra e Colle della Roccia Azzurra.

5) Torre di Lavina 3308 m: traversata Acque Rosse-Bardoney
Per quanto non appartenga in senso stretto al gruppo delle “Arolle”, la Torre di Lavina ne è diretta confinante tramite il Colle di Bardoney. Proprio da tale colle si origina la cresta sud-ovest che costituisce una rinomata arrampicata, confrontabile (seppur a quote inferiori) alla Cresta di Money situata in Valnontey: è un’ascensione rocciosa da non sottovalutare sia per i numerosi passaggi di IV e IV+, sia per il considerevole svlippuppo, anche iniziandola dal colletto quotato 2984 m. Per questi motivi la cresta è (vivamente) consigliabile agli arrampicatori. Per l’alpinista “medio” si segnalano invece le due vie normali valdostane (Acque Rosse e Bardoney), interessanti sia in traversata sia separatamente, perchè offrono una valida alternativa quando le altre vette della valle non sono in condizioni. Le due creste presentano alcuni tratti esposti e affilati e, senza arrivare ad opporre difficoltà di rilievo, per i meno esperti possono richiedere l’uso della corda. Anche se i ghiacciai del Vallone di Bardoney sono ormai degli “ex” ghiacciai, la prudenza suggerisce di avere con sé almeno la piccozza, specie ad inizio stagione. Nel vallone di Bardoney da qualche anno si trova il Bivacco Gérard Devis (10 posti, assenza di materiale da cucina), raggiungibile in circa 4 ore da Lillaz, lasciando il sentiero per il colle omonimo poco oltre le Alpi, con apposita segnalazione: per gli escursionisti si tratta di un’interessante meta in giornata.

Partenza: Lillaz 1611 m
Dislivello: 1700 m
Difficoltà: PD
Tempo di salita: 5,30-6 ore
Salita: Da Lillaz si risale il Vallone dell’Urtier con il sentiero n. 13 e si raggiunge la chiesetta di San Giacomo.
Si scende a valicare il torrente e si prosegue sul lato orografico sinistro. A quota 2145 m si abbandona il sentiero che si inoltra nel Vallone di Bardoney.
Oltrepassato il Casotto del P.N.G.P., ci si inoltra ancora nel Vallone dell’Urtier, ma al bivio a 2350 m circa si prende la diramazione n. 13 D, che risale il Vallone delle Acque Rosse fino all’omonimo Colle 2947 m (possibili nevai nell’ultimo tratto).
La cresta nord-est, inizialmente affilata, si allarga successivamente, pur accentuando la pendenza e l’esposizione, e confluisce poi nella cresta nord, per la quale (nevai, specie ad inizio stagione) si giunge sulla Punta Nord, 3274 m.
Scesi al colletto 3240 m, si risale per l’affilata cresta rocciosa alla Punta Sud, 3308 m.

Discesa: Tornati alla Punta Nord, si prosegue in direzione settentrionale (rocce e nevai) fin dove ci si congiunge con la cresta ovest.
Si segue allora quest’ultima finchè (quota 2858 m) si riesce a scendere sul Ghiacciao di Lavina, che si abbandona ben presto per imboccare alla propria destra un ripido canalone, inizialmente detritico e poi erboso (normalmente innevato ad inizio estate), che conduce direttamente al fondo del Vallone di Bardoney: risalendo sul versante opposto si trova il sentiero n. 13 C.
Se la discesa di tale canalone non appare invitante, occorre effettuare un largo semicerchio lungo il Ghiacciaio di Lavina, in direzione del Colle di Bardoney, finchè il terreno consente di scendere alla propria destra per reperire il sentiero che riconduce nel Vallone dell’Urtier.

Tramonto primaverile sulle Arolle viste da Gimillan. Foto: Paolo Foretier.

Nota scialpinistica 2020
Questo piccolo gruppo montuoso è anche indicato per uno scialpinismo “ruspante” di fine stagione (all’incirca metà maggio-metà giugno).

Rispetto all’accesso estivo con il sentiero per il casotto del Parco (ipotesi raccomandabile anche in primavera con poca neve e/o forte rischio di valanghe nei canaloni), in sci si preferisce percorrere i canaloni innevati sul fianco sinistro orografico della Valeille.

Per il bacino del Ghiacciaio di Arolla si risale il primo canalone a sud (con uscita in alto verso sinistra tramite un ripido couloir) rispetto al sentiero del Casotto, mentre per il bacino della Séngie si risale un canalone che parte dal fondovalle intorno a quota 2000 m.

In epoca sciistica normalmente si tralascia l’accesso alle vette, perché le creste portano via troppo tempo, e ci si limita ai colli. Le mete più indicate sono il Colle della Muraille Rouge e, in subordine, il Colle di Arolla nel primo bacino oppure il Colle Monveso nel secondo.

Più ripido e un po’ più complicato è l’accesso al Colle di Forzo. Infine la parete nord della Séngie va già considerata una discesa di sci ripido a tutti gli effetti (classificata 4.2 E3) e, purtroppo, la si trova sempre più raramente in condizioni.

Maggiori dettagli scialpinistici si trovano sulla Toponeige Gran Paradiso, edita dalla Volopress di Grenoble, di cui ad aprile 2020 è uscita l’edizione italiana (traduzione a cura di Deborah Bionaz, che tra l’altro risiede proprio a Lillaz).

Foto: Volopress
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Le Arolle, montagne belle e solitarie ultima modifica: 2020-07-19T05:03:30+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Le Arolle, montagne belle e solitarie”

  1. 3
    Giorgio Pesce says:

    bello perché fa vedere che ci sono angoli poco noti proprio dietro casa. Mantenerli puliti e silenziosi

  2. 2
    Carlo Crovella says:

    Apprezzo di cuore l’apprezzamento di Massimo Silvestri. Gioielli come questo piccolo gruppo costituiscono il sale del mio andar in montagne. Folla, qui, non se ne trova certo. Spero che non ci piazzino un “nuovo” bivacco, magari con wifi e jacuzzi multipla. Buona settimana a tutti!

  3. 1
    Massimo Silvestri says:

    Volevo rigraziare Crovella per aver sollevato attenzione su questa zona del Gran Paradiso. Leggendo la guida del Cai-Tci e quella di Brevini la zona e’ veramente molto bella (e trascurata …).
    Ora forse ancora piu’ solitaria dopo l’abbandono – se ben ricordo – delle miniere di ferro sul lato opposto della valle.
    Massimo Silvestri
     

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