L’invasione degli ultracovid

La pubblicazione di questo articolo, chiaramente datato di nome e di fatto, nelle intenzioni della Redazione è un invito a ponderare il proprio giudizio di fronte alla contrapposizione tra la realtà sempre più preoccupante e la tentazione di negarne l’evidenza. Un giudizio da prendere al più presto.

L’invasione degli ultracovid
di Livio Cadè
(pubblicato su ereticamente.net il 30 agosto 2020)

Non dobbiamo chiudere occhio tutta la notte. O ci sveglieremo trasformati in qualcosa di inumano. Molte persone perdono a poco a poco la loro umanità senza accorgersene (da L’invasione degli ultracorpi)”.

Secondo Arnold J. Toynbee “le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio”. La nostra civiltà lo conferma. Noi stiamo per essere distrutti non da invasioni di orde barbariche, di eserciti ottomani o cavallette, e nemmeno di virus o batteri. L’uomo moderno si sta uccidendo da solo, è lui stesso a determinare l’invasione che porrà fine alla civiltà come oggi la conosciamo. L’invasore è un’entità immateriale che attacca le persone alterandone le funzioni cognitive, controllando la loro volontà e le loro emozioni. Non è possibile dire con certezza se l’infezione avvenga per via chimica, elettromagnetica o eterica. Sappiamo che colpisce il sistema nervoso centrale, compromettendo le facoltà psichiche correlate alla corteccia e al sistema limbico. Provoca, per così dire, una scissione tra l’anima e le funzioni cerebrali, come recidendo il filo che le lega. Questa pandemia mentale, per la quale non esiste vaccino, ha origini lontane.

Per comprenderne le cause, dobbiamo partire dalla nostra credenza più comune, ossia quella di essere liberi pensatori. L’idea che pregiudizi e censure appartengano al passato e che le democrazie moderne garantiscano libertà di pensiero è un’illusione diffusa. In realtà, nella società attuale, istruzione di massa e informazione son diventate strumenti totalitari di repressione e controllo delle coscienze. Le scuole sono centri di indottrinamento collettivo, e i media riempiono ogni giorno i cervelli di falsità e pregiudizi. La cultura stessa diviene organo di censura. Ogni cittadino sviluppa un dispositivo di blocco della libertà di pensiero, una sorta di sensore che, in caso di conflitto col pensiero omologato, fa scattare in lui un segnale d’allarme, un senso di indegnità morale e intellettuale che lo induce a rientrare immediatamente nei ranghi. Avendo interiorizzato questo sofisticato Super-io sociale, ha l’illusione di non subire censure esterne.

Questo non era certo possibile in tempi di analfabetismo e arretratezza culturale. Sicuramente un contadino medievale aveva maggior autonomia di giudizio di un laureato medio di oggi. Il mercato di capre, galline e rape cui si recava non faceva di lui un consumista e la ricca aristocrazia non era interessata alle sue opinioni. Tenere il popolo nell’ignoranza pareva una saggia forma di governo, ma in compenso gli si lasciava il suo buon senso e la sua ineducata intelligenza. Oggi sappiamo invece che scuole, libri, giornali, programmi radiofonici e televisivi, sono strumenti di governo assai più efficaci. L’ignoranza lascia vuoti pericolosi e ingovernabili. Molto più sicuro è riempire preventivamente la testa delle persone. Per questo la nostra società alimenta credenze e superstizioni molto più potenti che in passato. Quando il contadino medievale veniva frustato o depredato, non si illudeva di essere un uomo libero. Sapeva bene di esser servo e se per strada s’imbatteva nel nobile padrone rispettosamente si inchinava. Quando il predicatore tuonava dal pulpito, forse l’idea dell’inferno lo spaventava, ma nel suo pratico realismo non avrebbe scambiato la vacca con l’assoluzione dei peccati.

Noi crediamo invece a tutto ciò che i media raccontano, in uno stato di passiva e puerile dipendenza. L’infantilismo di massa è oggi la miglior garanzia per chi governa. Perciò ogni giorno vengono ripetuti, come filastrocche ad usum infantis, logori miti liberali e progressisti, fruste favole umanitarie e scientifiche. Si può far credere alla gente che le guerre siano missioni di pace, gli strozzini dei benefattori, immonde schifezze dei capolavori. In pratica, la nostra società si fonda sulla fiaba, vive di favole e leggende, e il cittadino medio non sa più distinguere tra realtà e fantasia. È proprio questa cultura ingannevole a distruggerci. Perché non si accontenta più di manipolare e falsificare la realtà, ma sopprime la verità dell’uomo alla radice. La menzogna è l’arma con cui la nostra civiltà si suiciderà. Possiamo così meglio comprendere cosa abbia reso possibile questa diabolica invasione, tesa apparentemente al dominio totale del pianeta ma in realtà scatenata da un oscuro impulso di autodistruzione (che è forse necessaria espiazione e purificazione). Le porte erano già state aperte, i ponti abbassati, le armi consegnate al nemico. Complici e collaborazionisti avevano preparato il terreno e la coscienza collettiva era ormai una cittadella indifesa, pronta a crollare.

È bastato raccontare una nuova e più sorprendente fiaba, usando il classico canovaccio della lotta tra il Bene e il Male: un invisibile demone semina morte e distruzione; il buon Re ordina al popolo di chiudersi in casa; le sagge fatine donano alla gente magiche mascherine con cui proteggersi (dire che le vendono sarebbe più esatto); sapienti maghi insegnano come tenersi lontani dal pericolo; su tutto il regno grava un terribile maleficio; la gente non può lavorare, amare, divertirsi; e sarà così finché il salvatore non giungerà, brandendo l’arma incantata che ucciderà il demone (superfluo dire quanto ci costerà questo gesto valoroso). Tradotta in una fiaba sanitaria tanto semplicistica quanto inverosimile, questa storia è volata per il mondo, e le spore degli ultracovid l’hanno usata come un vento per arrivare in ogni luogo. Pochissimi han capito che era una favola. Gli altri hanno sgranato gli occhi come bambini eccitati, spaventati e affascinati insieme.

Ordini contraddittori, multe folli, distanziamenti paranoici, alla fiaba si sono aggiunte enunciazioni e procedure surreali, come in un teatro dell’assurdo. A volte invece è il tono farsesco a prevalere. La figura tragicomica dell’asintomatico, la riduzione della vita a eterna ipocondria, le catene di Sant’Antonio degli ipotetici contagiati, i vessatori isolamenti, le profilassi coatte, son trovate degne di Molière. Più spesso però il racconto degenera in un cupo delirio: fantasmi della peste nera, lazzaretti, liturgie funebri, conferiscono alla fiaba toni da Grand guignol. Certo è disumano e insensatamente crudele, anzi un crimine feroce, proibire di assistere i propri cari morenti e di dar loro cristiana sepoltura. È una tirannia, ma grottesca e senza dignità. Fa amaramente ridere vedere un dittatore che nasconde la sua brutalità dietro paradossi e non-sense. I tiranni del passato erano meno ipocriti, e se ti mettevano la mordacchia o ti muravano vivo non si spacciavano per filantropi. Oggi invece si definisce ‘liberismo’ l’assenza di libertà. E, rispetto al moderno capitalismo, le antiche tirannidi erano certo più effimere e blande. Ma oggi i tiranni si celano dietro rassicuranti maschere. Sembrano pieni di buone intenzioni e di premure affettuose, preoccupati sempre per il nostro bene. Hanno l’aria sollecita di una mamma che ti costringa a prender l’olio di ricino. Come potremmo odiarli? Bruto uccise il padre, ma nessun tirannicida potrebbe pugnalare la mamma.

In ogni caso, il tirannicidio è démodé. E pure la sommossa popolare è oggi anacronistica. Questo per tre ragioni fondamentali. La prima è che se in passato la roncola o il forcone potevano forse competere con la lancia e la spada, oggi la roccaforte del potere è difesa da mercenari dotati di armi ultra-tecnologiche. Farsi massacrare sarebbe un sacrificio nobile ma inutile. La seconda è che non esiste un popolo, solo una massa di particelle umane rette da leggi meccaniche. La terza è che in questa massa scolarizzata e sclerotizzata dai media l’impulso di ribellarsi è stato opportunamente inibito. Inutile aspettarsi sussulti di rivolta in cervelli manovrati dagli slogan della pubblicità e della retorica politica. Assuefatta alla grande fiaba democratica, la gente scambia una condizione di schiavitù per libertà e non vede alcun giogo da cui liberarsi. Ed è ingenuo sperare che dei pennaioli prezzolati possano raccontar loro la verità, o che lo faccia una banda di scienziati ruffiani o di politici portaborse.

Da parte mia, mi rassegnai alla sconfitta il giorno che cessò l’obbligo di portar la maschera. Quella mattina speravo di rivedere per strada volti umani, liberi finalmente dall’umiliazione di quel miserabile e inutile cencio messo sulla bocca. Ma quasi tutti lo portavano ancora. Ne chiesi la ragione ad alcune persone, giovani e anziane. Mi dissero: “meglio esser prudenti”, “per senso di responsabilità”, “per sicurezza”, “l’ho scampata finora, voglio scamparla ancora” e altre simili risposte nelle quali non si troverebbe un atomo di intelligenza o di realismo. Entrai in un grande supermercato. Ero l’unico a volto scoperto tra centinaia di esseri che vagavano nascosti da una maschera, come mandrie marchiate col simbolo del padrone. I loro occhi, affiorando dal bavaglio, mi fissavano con un misto di odio, disprezzo e paura. Gli ultracovid erano ovunque. Avevano preso possesso delle persone, usando i loro corpi come involucri. Capii che la battaglia era persa. “Solo un dio ci può salvare”, pensai.

Oggi, quando incontro qualcuno, non so se è ancora umano o uno di loro. Se parlo con un vecchio conoscente, non noto a tutta prima differenze sensibili. Per capire se il suo cervello ha contratto l’infezione aliena devo alludere al Covid come a un’enorme messinscena, negare che sia una devastante pandemia o un flagello di Dio. Se è un ultracovid si farà aggressivo. “E i morti”, protesterà, “tutti questi morti?” Questa domanda è fondamentale, nel senso che rivela il fondamento onirico della fiaba, il sogno di immortalità che la sostiene. Chi vive in questa fiaba non vede che la gente muore come prima, poco più, poco meno. Un’influenza che manda qualcuno all’altro mondo fa solo il suo onesto lavoro, come un infarto, un incidente o un tumore. Una persona sana lo sa e non passa il suo tempo a far inutili riti apotropaici, fuggendo o nascondendosi. Ma ora, in questa fiaba, sembra che le persone muoiano tutte di Covid. Solo un fantomatico virus sembra frapporsi tra noi e l’immortalità. Perciò bisogna combattere con ogni mezzo questo misterioso spettro. In preda a una psicosi igienista, la gente si illude che basti indossare una maschera, distanziarsi e sanificare l’ambiente per non morire più. Questa soggiacente struttura allucinatoria è il segno indubitabile di possessione da ultracovid.

Inutile cercare di scuoterli, di liberarli da quel parassita cerebrale. Ti guarderanno con aria allarmata, come fossi tu l’alieno. Non serve appellarsi alla logica, ai fatti, ai dati reali. Niente può scalfire il loro monolitico blocco di angosce e certezze. Se ti mostri scettico, se non ti conformi alla fiaba ufficiale, ti accuseranno di cinismo, negazionismo o complottismo. È una sorta di isteria collettiva, come il maccartismo degli anni ’50, la Red Scare – paura rossa – che vedeva in ogni anticonformista un pericoloso comunista. Non dovremo attendere molto per vedere questi invasati diventare zelanti delatori. Ogni buon cittadino dovrà collaborare alla caccia di streghe, dissidenti, sospetti untori. Naturalmente, secondo il delirante paradigma dell’asintomatico, tutti potranno essere segnalati alle autorità come soggetti potenzialmente pericolosi, i malati perché malati e i sani perché sani. Ma soprattutto verrà perseguito chi non mostrerà i sintomi di questa ipnotica invasione, della sottomissione totale. Come nel film di Siegel, alla vista di tali ‘asintomatici’, i posseduti richiameranno con alti gridi i tutori dell’ordine alieno, perché gli psico-resistenti vengano trasformati anch’essi in ultracovid o, in caso di immunità, eliminati. Avvolte e stritolate dalle spire di un gigantesco serpente poliziesco, le poche coscienze ancora vive verranno soffocate.

Le forze del Male sono oggi schiaccianti e non possiamo contrastarle. Vinceranno, per fas et nefas, debellando ogni resistenza. E quando avranno ridotto le nostre vite a sterili deserti, senza un’ombra di bellezza e di verità, e li avranno chiamati  pacesalutesicurezza, vedremo avverarsi quegli scenari da incubo, popolati da un’umanità degradata, che la fantascienza ha anticipato. Che fare? Nulla. La fiaba continuerà, con i suoi orrori e la sua infantile barbarie. Lasciamo che la gente segua il magico pifferaio e vada incontro al suo destino. Ma come salvare noi stessi e ciò che ci è caro? Potremmo forse mimetizzarci, sembrare come loro per passare inosservati. Fingere di consentire a discorsi assurdi e a comportamenti demenziali. Ma la nostra simulazione verrebbe smascherata. Potremmo “passare al bosco”, darci alla macchia e alla clandestinità. Cercare rifugio in un angolo del mondo non invaso, se ancora può esistere. Soprattutto, dobbiamo ricordarci che gli ultracovid si impadroniscono degli umani risucchiandone la mente durante il sonno. Perciò, restiamo svegli.

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L’invasione degli ultracovid ultima modifica: 2020-11-08T04:25:24+01:00 da Totem&Tabù

44 pensieri su “L’invasione degli ultracovid”

  1. 44
    lorenzo merlo says:

    Il “restiamo svegli” di Cadé in altre parole.3: https://www.lanuovabq.it/it/medici-di-base-impotenti-ma-ho-continuato-a-curare

  2. 43
  3. 42
    Antonio Arioti says:

    Cadè potrebbe andare a lezione da Bassetti, forse gli farebbe bene.
    In ogni caso mi sembra di leggere la storiella del padre che manda i sei figli ciechi a lavare l’elefante di famiglia, chiedendo al termine a ciascuno di essi di descrivere il pachiderma. Ogni figlio, avendo lavato solo una parte dell’animale, lo descrive in maniera diversa, come un serpente (la proboscide), come un muro (il fianco), come delle colonne (le zampe) e così via.
    Allo stesso modo ciascuno descrive la pandemia e tutto ciò ad essa correlato guardando solo una parte dell’insieme, ritenendo così di aver scoperto il punto debole del sistema. A volte questa operazione viene svolta con la massima buona fede, altre volte con furbizia per guadagnare denaro o consensi.
    Pertanto dico una cosa sola, chi si ammala oggi, di covid o di qualcos’altro, rischia di non finire bene a prescindere dall’età. Ci sono zone in cui anche un ragazzo che si impatacca in motorino rischia di non trovare posto in ospedale.
    Il “restiamo svegli di Cadè” per me oggi significa principalmente questo, al resto ci penserò a tempo debito.

  4. 41
    lusa says:

    Non dobbiamo chiudere occhio tutta la notte.”
    E che, dobbiamo stare a contare le pecorelle? 🤣🤣🤣
     

  5. 40
  6. 39
    Giuseppe Balsamo says:

    Regattin, perdonami se insisto (poi prometto che la pianto 🙂 ) ma sono due cose diverse: il 28% contiene il 3% che dici tu (3,4%), più tutti quei casi in cui era presente almeno una patologia ma è stata considerata irrilevante come causa del decesso.
    Non c’è nessuna “stabilizzazione” rispetto a luglio.
    Se non mi credi, vai a vedere i bollettini precedenti: a luglio i decessi con 0 patologie erano il 3,9% (report del 22 luglio), a settembre il 3,6% (report del 4 ottobre), a ottobre il 3,5% (report del 28 ottobre).
    In calo sicuramente, ma certo non di 10 volte.
     
    P.S. La risposta alla mia domanda la dà la statistica.

  7. 38
    Luciano Regattin says:

    Giuseppe, d’accordo sul fatto che i due documenti trattino dati distinti, ma un dato è comune ad entrambi, ed è la percentuale di deceduti solo per Covid. Nel caso da te linkato questo dato è del 28% ma risale a luglio, quindi su dati rilevati nei mesi precedenti. Ora questo valore si è stabilizzato su poco più del 3% e scusa se è poco, ma significa che se non hai altre patologie, rispetto al periodo iniziale, la percentuale di deceduti è 10 volte inferiore. Questo volevo far notare. Quanto alla tua domanda temo che nessuno potrà mai dare una risposta.

  8. 37
    Giuseppe Balsamo says:

    Regattin, infatti dallo scorso luglio le cose sono migliorate 🙂
     
    Chiedo venia per la battuta su un argomento triste, ma mi pare che i due documenti riportino entità distinte.
    Quello di luglio analizza la causa iniziale di morte, ovvero ciò che che ha dato orgine alla sequenza di eventi che hanno portato al decesso.
    Quello da te linkato riporta (fra le altre cose) le patologie preesistenti osservate (su 5047 casi di decesso).
    L’incidenza di queste patologie nei deceduti non implica che esse siano la causa iniziale di morte (nè che ne siano una concausa) quanto piuttosto che esse eventualmente costituiscono fattore di rischio per la COVID-19.
    Vista anche l’età media dei deceduti, non credo che debba essere una sorpresa la presenza di una o più patologie pregresse nella maggior parte dei casi (vedere l’incidenza dell’ipertensione, ad esempio). La domanda da porsi in questo caso secondo me è: quelle persone, quanti anni ancora avrebbero convissuto con le loro patologie (tipo l’ipertensione) se non si fossero infettate con il SARS-COV-2 ?
    Per includere o escludere un caso dal calcolo della mortalità di una patologia, credo che occorra valutare se è quella patologia che ha effettivamente portato al decesso (giustamente Merlo dice di togliere quelli deceduti per “altre patologie”).
    Cosa che viene appunto fatta quando si determina la causa iniziale (riportata nel documento di luglio).

  9. 36
    Luciano Regattin says:

    Giuseppe, il link che posti è piuttosto datato, consiglio di utilizzare piuttosto questo, dove i dati sono aggiornati al 4 novembre: i morti solo di covid risultano essere il 3,4% e i deceduti solo per covid al di sotto dei 50 anni sono 14 da inizio pandemia.
    https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_4_novembre.pdf

  10. 35
    Giuseppe Balsamo says:

    Matteo,
    le schede analizzate sono 4942 (non 4952 come hai scritto, ritengo per errore di battitura).
    La tabella 1 e la figura 1 riportano tutti i decessi analizzati (quindi 4942, con e senza concause), suddivisi per causa iniziale di morte.
    Di questi, l’89% ha il COVID-19 come causa iniziale (barra azzurra di fig. 1 e prima riga di tab. 1 colonna “Causa iniziale”, nelle righe successive seguono le altre cause).
    La tabella 2 riporta quante concause sono state indicate per tutti i decessi analizzati (indicata solo la COVID-19 per il 28%).
    La somma di tutti i parziali dovrebbe essere sempre 4942.
     
    Spero di averti aiutato 🙂

  11. 34
    Matteo says:

    Giuseppe, ho dato una scorsa rapida al file che posti, ma c’è qualcosa che non mi convince: puoi aiutarmi a capire?
    Si parla di 4952 schede analizzate come rappresentative del totale (e si dimostra anche perché)
    La tabella 2 riporta che 1393 di queste morti sono dovute solo a Covid senza concause, ma la fig.1 e la tab.1 riportano lo stesso numero totale di morti tutti con concausa e a questo punto io non capisco più.
    Penso che sarebbe poi molto interessante conoscere il numero di morti e le patologie suddivise per fascia d’età, ma purtroppo non ve n’è traccia.

  12. 33
    Christian.T says:

    Il covid lascerà più segni nel cervello che nei polmoni…e questo scritto né è la prova concreta! Trasuda paura dalla prima all’ultima parola, un fritto misto dove ognuno di noi può trovare quello che gli serve x confermare la propria idea (teoria della ricezione).
    Hackett definiva la negazione di una malattia come un meccanismo di difesa per prendere le distanze da una realtà minacciosa e preoccupante, un rifiuto conscio od inconscio di una parte o dell’intero evento per allontanare la paura l’ansia o altri effetti spiacevoli
    Conosco molte persone che parlano di privazione della libertà per una mascherina in faccia quando sono i primi a farsi chiamare servi per volontà religiosa…
     

  13. 32
    lusa says:

    Ci si avvicina alla chiusura totale…
     
     

  14. 31
    Giuseppe Balsamo says:

    @Merlo, 26
    A questo link:
    https://www.istat.it/it/files//2020/07/Report_ISS_Istat_Cause-di-morte-Covid.pdf
    ci sono i risultati dell’analisi dell’ISS sulle cause di morte su un campione di poco meno di 5000 deceduti positivi al SARS-COV-2.
    Se capisco bene, per l’89% di questi la COVID-19 è stata identificata come causa principale di morte. Questo senza escludere che per il restante 11% la COVID-19abbia contribuito ad aggravare lo stato pregresso.
    Inoltre, nel 28% dei casi la COVID-19 è stata identificata come unica causa di morte.
     
    Ciò riguardo a quanto togliere per “altre patologie”.
     
    Quanto alle “cure errate”, vista l’importanza di questa affermazione (e le sue possibili implicazioni), credo che sarebbe il caso di circostanziare meglio che cosa si intende esattamente per “cure errate”.
     
    Facendo la percentuale rispetto alla popolazione italiana (al netto dell’89% e con una popolazione di 60,5M) si ottiene circa lo 0,59 per mille.
     
    Prendendo l’influenza come termine di paragone, a questa e annesse complicanze sono attribuiti mediamente 8000 decessi all’anno (in Italia). Fa una percentuale di 0,13 per mille
    (vedi https://www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza).
     
    Già ad oggi la COVID-19 ha una mortalità (in Italia) 4,5 volte quella (media) dell’influenza+complicanze. Ma questo come minimo, in quanto il rapporto effettivo sarà noto solo l’anno prossimo, dato che il SARS-COV-2 è con noi “solo” da circa 8 mesi.
    Inoltre occorre tenere conto delle azioni di lockdown che ne hanno oggettivamente limitato la diffusione (quindi i danni), della diffusione non uniforme sul territorio (durante la prima ondata) e del fatto che le statistiche di mortalità in eccesso indicano una significativa sottostima dei decessi diagnosticati ufficialmente.
     
    Ti risparmio il calcolo della mortalità rapportato al solo periodo in cui il virus ha circolato liberamente o nelle zone a maggior diffusione.
     
    Chiudo sottolineando che il decesso è solo una delle possibili conseguenze della COVID-19 e che non sono sicuro di quanto il “concetto di pandemia” sia effettivamente legato ai decessi o vi siano invece da considerare anche altri fattori (non è il mio campo 🙂 ).

  15. 30
    lorenzo merlo says:

    Chi è quel Tizio che ha detto che non c’è il Covid?
    Mi interessa davvero.

  16. 29
    renato says:

    Se togliamo quelli…,dobbiamo anche aggiungere quelli morti per Covid, ma diagnosticati erroneamente come “normali polmoniti”, “perchè vecchi”ecc. 
    Ma torniamo al tema ” Addio libertà”. Io, rispettando tutte le indicazioni (mascherina, distanziamento, orari, ecc,) in questi  mesi ho fatto liberamente le segg. attività (ovviamente, cito solo quelle “per svago e diletto”):
    28 escursioni in montagna ; 11 pranzi in rifugio ( 6 sulla Apuane; poi Resinelli, Artavaggio, Presolana, Grignone..); 8 giorni sotto ombrellone al mare ; ho visto 11 film ( 2 in Toscana, 9 a Milano ); visitato 2 musei e una mostra di pittura; visitato (4 giorni) Matera; letto alcuni libri, in parte recapitati a domicilio, in parte acquistati di persona in libreria; da 7 settimane faccio servizio di “Nonno Amico” alle 8 e alle 16,30 davanti ad una scuola elementare, alle 13, 40 davanti ad una Media; .. Certo, ho 78 anni, non ho pensato di “rifare” il Cervino, o di prenotare un trekking per fare la coda sull’Everest..( però stiamo programman do il nostro sesto viaggio in Burkina). Insomma, scusate, non avrò grandi aspirazioni. ma non mi sento un ergastolano!
    PS: se Tizio non crede che l’uomo sia sceso sulla Luna, sono affari suoi; se Tizio crede che il Covid sia una LORO invenzione ,sono ANCHE affari miei, perchè Tizio non metterà mascherine, sputacchierà allegramente a destra e a manca, e spero vivamente di non incrociarlo !

  17. 28
    lorenzo merlo says:

    Se di proverbio si tratta nessuno ne è esente.
    Gli affetti sono convolti nel discorso ma non sono il discorso.
    E grazie per il tuo per me, che ricambio.
    Solo l’amore salta la storia.

  18. 27
    Roberto Pasini says:

    Lorenzo, ti voglio un gran bene e mi batterei per strada perché tu possa parlare. Ma ti ricordo un proverbio che usava mia nonna in certe circostanze: “Un bel tacer non fu mai scritto”. Tra quei numeri ci sono persone che mi sono state molto care e che sarebbero state probabimente ancora qui per qualche anno. Qualcuno anche ricordato su questo blog. Lo stesso dolore è toccato e potrebbe toccare ad altri lettori.  Fermati sull’orlo del crepo. Non forzare il ponte. Lo dico per te e con affetto. 

  19. 26
    lorenzo merlo says:

    40.192 morti per Covid secondo statistiche ufficiali in Italia.
    Togli quelli uccisi dalle cure errate e quelli classificati covid ma in realtà per altre patologie (se trovi i dati).
    Poi fai la percentuale rispetto alla popolazione italiana.
    Quindi confronta il dato ottenuto con il concetto di pandemia.

  20. 25
    renato says:

    Riecco Lorenzo Merlo, quello della “cosidetta” pandemia: a che punto siamo col numero di decessi, abbastanza per essere una pandemia senza “cosidetta”,o non ancora ? ( on ricordo il numero “limite”)

  21. 24
    lorenzo merlo says:

    Il “perecottaro” esiste soltanto in una realtà definitiva.
    In quella libera dalla propria struttura è invece ruolo disponibile a chiunque secondo la giostra delle prospettive.

  22. 23
    Roberto Pasini says:

    Per Crovella. Giustamente Cominetti ci rimprovera quando noi dilettanti spariamo giudizi su cose che conosciamo poco e ci ricorda l’antico motto lombardo : “pasticcere fai il tuo mestiere”. E io mi inchino reverente, chiedo venia e me ne sto al mio livello. Non siamo performanti nello stesso modo in tutti i campi. Una crosta resta una crosta, progressista o reazionaria che sia, di destra o di sinistra e così via per tutte le dicotomie possibili. Ogni tanto Totem e Tabu ospita delle croste, che ricicciano temi trattati ad un livello più alto dai professionisti di campi non alpinistici, come lo era il citato Pasolini o i grandi maestri del pensiero antimodernista. Forse per “spaventare i borghesi”? O perché fuori dal proprio campo si è più generosi o ingenui nel dare credito anche ai perecottari ? Il risultato è che la discussione viene trascinata verso il basso, a volte in modo imbarazzante, cosa che accade meno in altre rubriche, quando si parla di montagna. Di solito le croste mi fanno tenerezza, anche quelle che sono molto lontane dal mio gusto. Non in questi giorni. Quando il gioco si fa duro……Finiamola comunque qui. C’è altro a cui pensare nelle prossime settimane.

  23. 22
    Antonio Arioti says:

    Sono combattuto fra il postare un commento salace e il lasciar perdere.
    Credo che stavolta metterò la mordacchia per un po’ (in senso figurato ovviamente).
    Come dice Crovella, buona giornata a tutti.

  24. 21
    lorenzo merlo says:

    “Era fuori dal coro, ma riconoscevi d’acchito che il suo canto era vero, ed eri con lui”.
    “Per quanto voi vi crediate assolti Siete per sempre coinvolti”.

  25. 20
    Carlo Crovella says:

    Io non vedo tutto ‘sto scandalo nell’aver pubblicato un testo che indigna molti di voi: non voglio enbtr5rare in polemica con nessuno, men che mai con Pasini, ma le idee circolano e nel mare magun ci sono anche quelle poco nobili come nell’attuale testo. E’ bene sapere che alcuni individui hanno pensieri del genere, non per condividerli, ma per osteggiarli. Sia chiaro, io non condivido per nulla il contenuto di questo articolo: chi segue il dibattito sul Covid avrà constatato che sono molto rigoroso, in generale nella vita e nello specifico sul punto Covid. Ma il punto è diverso, quasi indipendente dal Covid: questo spazio web, per esplicita affermazione del suo creatore/amministratore, è un contenitore di opinioni, non una testata con una linea editoriale “schierata”. O, meglio, la linea editoriale è proprio nel non averne una esplicitamente schierata, quanto nell’essere luogo di confronto di opinioni: a tal fine, vengono avanzate anche proposte a volte contrapposte e disorientanti. Sono spunto di riflessione per i lettori, non devono scandalizzarci né infastidirci per il fatto che siano state pubblicate qui. Spesso, molto spesso, ho la sensazione che, sia su temi prettamente “montanari” che su questioni più generali, molti lettori siano condizionati da un preconcetto del tipo “un grande alpinista non può non pensarla in un certo modo” e quindi scatta il fastidio nel vedere un determinato testo, che, nell’opinione pubblica, non collima con quanto si pensi sia la posizione dei grandi alpinisti. Si tratta, ribadisco, di spunti di riflessione: prendiamoli come tali. Buon lockdown a tutti!

  26. 19
    Salvatore Bragantini says:

    Fa bene leggere ogni tanto dei post deliranti come questo; è vero chenon viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma a parte un 5-10% di affermazioni condivisibili, il resto è un concentrato di oscurantismo che vuol parere illuminazione. Libertà intesa come individualismo puro, nostalgia di un passato che l’autore, come noi tutti, ha avuto la fortuna di non conoscere dal vivo. Sono con Pasini ed altri. E a proposito, per assonanza con il nome Pasini, lasciamo stare Pasolini. Era fuori dal coro, ma riconoscevi d’acchito che il suo canto era vero, ed eri con lui.
    E ora buona settimana

  27. 18
    lorenzo merlo says:

    Pasolini diceva cose che nessuno vedeva. Fosse stato ascoltato non saremmo a questo punto socio-politico-culturale.
    Ugualmente molti altri, noti e meno.
    La struttura nella quale ci identifichiamo lo impedisce. Tutte le ideologie lo palesano.
    Il frainteso, sempre in agguato, si compie.
    Il suo terreno è il giudizio e l’identificazione con esso.
    Per questo la domanda non è se è vero ma in che che termini lo è.
    Emancipati dalla propria struttura molto altro appare nel mondo.
    Oltre la dmensione materiale, per esempio, ne appaiono altre.

  28. 17
    Roberto Pasini says:

    Caro Govi, volevo starne fuori per un po’ ma tu mi tiri per i capelli. Ricorderai sicuramente il personaggio del comandante della base dei bombardieri B52 che scatena la guerra atomica nel dottor Stranamore. In una scena illuminante spiega al personaggio del colonnello inglese interpretato da Peter Sellers che i comunisti avvelenano l’acqua per “indebolire le forze vitali” dei maschi americani. Sempre lì si torna. Al nucleo di molte sofferenze umane. La congiura, la minaccia, la bugia che vuole indebolire le “forze vitali”sane dei veri uomini, forti e liberi per ridurli a “impotenti” , schiavi e sudditi. Se hai lo stomaco forte leggiti in rete altri contributi del musicista/filosofo autore del pezzo, in particolare quello sull’omosessualismo come lo chiama lui, segno evidente della inevitabile decadenza e fine della civiltà moderna. Lo schema interpretativo è sempre lo stesso per vari fenomeni della modernità contrapposta alla purezza e alla forza di un mitico tempo delle fiabe. Alcune persone, per vari motivi sono particolarmente sensibili nel cogliere le incongruenze, i lati oscuri del reale, le minacce, ma a volte le loro intuizioni assumono aspetti grotteschi, esagerati. In questi casi ti domandi perché questo spreco, perché non ti sei fermato prima, avevi colto un frammento utile ma poi sei andato oltre. Il catalogo delle risposte è molto ampio e c’è un’intera letteratura sulle radici dell’orientamento paranoico. Normalmente è corretto essere pazienti, empatici e comprensivi, ma purtroppo questo orientamento è contagioso e crea seguaci, come tu hai notato e influisce sui comportamenti individuali e collettivi. E qui entra in gioco la responsabilità. Niente censura ma neanche amplificazione. È un gioco che fanno i media per fare audience. Io personalmente non ci sto. Non è più il tempo. La faccenda è diventata molto seria. Ciao e adesso chiudo davvero. 

  29. 16
    Giuseppe Balsamo says:

    Quando la realtà non ci piace, rigettarla per crearne una a nostra misura credo rientri fra i comportamenti umani.
    In questa rappresentazione aggiustata, la pandemia non esiste (o al massimo è “solo un’influenza che fa il suo onesto lavoro”) ed esterne a noi sono le cause dei nostri problemi (quasi sempre la colpa è dei governi cattivi oppure delle elites).
    Ciò è molto, molto più confortante che accettare di essere in balìa di una Natura ben più grande di noi oppure rendersi conto che siamo noi stessi i primi artefici della nostra condizione.
    Ovviamente, alla realtà vera, quella là fuori, tutto ciò non interessa. Tant’è che l’universo continua per la sua strada, indipendentemente da quanto ci si possa autoproclamare svegli o, invece, ben più onestamente, farsi venire il dubbio di averci capito poco o nulla.

  30. 15
    lusa says:

    Siamo ai primi di Novembre e l’Inverno deve ancora iniziare…
    Speriamo che gli ospedali reggano le ondate e non collassino, altrimenti la realtà sarà ancor più tragica.
    La regola è sempre quella come per tutte le malattie infettive: distanziamento, mascherina e igiene.
    Le chiacchere sono superflue….

  31. 14
    Giacomo Govi says:

    Grazie Lorenzo, mi hai tolto un peso! 🙂

  32. 13
    lorenzo merlo says:

    “Non è possibile dire con certezza se l’infezione avvenga per via chimica, elettromagnetica o eterica”.
    Non è riferito al covid. 

  33. 12
    Giacomo Govi says:

    Capisco l’indignazione di Pasini. D’altra parte lui e’ uno dei pochi commentatori che potrebbe tentare un’operazione di empatia caritativa, e semmai spiegare/perdonare  manifestazioni cosi clamorose di scissione dalla realta’, magari suggerendoci quali sono i meccanismi psicologici che le producono.  Io pure esito tra la condanna e il compatimento.  Credo che frasi come ‘Non è possibile dire con certezza se l’infezione avvenga per via chimica, elettromagnetica o eterica.’ corrispondano effettivamente al pensiero dello scrivente, dando una misura della suo livello culturale. 
    Non rimane quindi che il dibattito sulla responsabilita’ di chi pubblica. Il cappello dovrebbe suggerire un qualche livello di dissociazione dal contenuto. Ma la formula usata e’ come in altri casi ambigua o pilatesca. Per l’insistenza con cui si pesca con regolarita’ in siti in cui la pseudo cultura e’ sovrana, io credo che siamo invece di fronte ad una simpatia ancora un po’ clandestina, in attesa di outing…
    Ad ogni modo, dai commenti sembra che non manchino gli estimatori, che ci ritrovano senza imbarazzi il proprio pensiero…

  34. 11
    Lora says:

    Lucida poetica rappresentazione della surreale realtà che ci è dato di vivere. Grazie.

  35. 10
    Carlo Crovella says:

    Per Roberto (Pasini). Due sono i punti. 1) che il Covid riempia la prima pagine di ogni giornale e purtroppo un dato di fatto perché è il “fatto” del momento. Addirittura le elezioni USA hanno spazi ridimensionati rispetto al passato… il che la dice lunga. 2) Questo pezzo ha molti risvolti poco nobili, specie nello specifico contesto in cui versano le zone rosse, ma è sempre importabte conoscere l’avversario, ovvero  cosa pensa chi sostiene tesi antagoniste a quelle di ciascun lettore. Il lettore avrà modo di riflettere e, se del caso, di trovare maggior vigore nelle “sue” valutazioni. In tale contesto non è campato in aria proporre un articolo del genere, anche se io per primo mi dissocio da molti suoi contenuti. PS: in un clima di lockdown obbligato, sto trascorrendo la domenica (assolata, almeno in citta’) a scrostare il muro e ridare il bianco nel bagno. Sto imparando a mie spese quanto sia faticoso e complicato il lavoro manuale. Ogni tanto non fa male, come scuola di vita… 

  36. 9
    Matteo says:

    Mi pare la consueta provocazione del Capo.
    Che però non è mai infondata: io resto dell’opinione che tutta la faccenda abbia molti, molti punti assolutamente dubbi, che sia stata molto malgestita e anzi non gestita affatto, se non con una comunicazione terroristica e fuorviata. E che continui ad esserlo: è dell’altro ieri il tentativo di Toti di usare i letti delle RSA per i malati!
    E infine che dovremmo proprio cercare e trovare altri modi, nuovi e differenti, perché non passerà se non muta: dagli studi preliminari pare che l’immunità duri poche settimane e quindi il vaccino sia una chimera.
    Tirare a campare finché si trova il salvifico vaccino quindi è stupido e inutile, l’unica è imparare a convivere, ma la via non può certo essere lockdown e mascherine…purtroppo non mi pare di notare segnali in questo senso

  37. 8
    Ernesto says:

    Il solito pezzo vanesio dell’intellettuale “controcorrente” (ma bene all’interno della sua corrente antimodernista e reazionaria) scritto al termine di un’estate di furioso negazionismo e smemoratezza che ha portato ai risultati che vediamo. Oggi, qui in Piemonte dove gli ospedali sono pieni e non esiste quasi famiglia che non sia stata toccata dalla pandemia, con il suono delle ambulanze a scandire le nostre giornate chiusi in casa,  questo pezzo appare come la piroetta di un esibizionista: inutile, squallida, banale.

  38. 7
    lorenzo merlo says:

    Tutti i fondamentalismi produrranno morte. 
    La domanda non è se è vero o meno. È in che termini lo è.
     
    Senza l’emancipazione dal proprio ego nulla cambierà. 
     

  39. 6
    Roberto Pasini says:

    Per Crovella. Questa mattina, quando ho aperto il blog, l’occhiello redazionale non mi pare ci fosse. Ho visto la data e la fonte, la stessa del famoso professore veneto mussoliniano che sosteneva che l’olocausto è un’invenzione sionista. Ho pensato alle conseguenze di chi a fine agosto ha diffuso certe idee sugli “imbecilli” che adottavano la prudenza, oltre ovviamente alle gravi responsabilità del governo nazionale e locale. Poi una cosa è l’apertura mentale e la tolleranza, una cosa è la responsabilità di chi gestisce strumenti di comunicazione in rete nel veicolare certi contenuti. In più, ti dirò, che per vari motivi l’odore di olio di ricino che ogni tanto si sente mi produce degli irrefrenabili effetti lassativi. Purtroppo è una mia debolezza personale, probabilmente ereditata. Ribadisco che pubblicare oggi questo pezzo, nella situazione in cui siamo e stiamo andando, è stato inopportuno. 

  40. 5
    Carlo Crovella says:

    Non condivido molte delle specifiche posizioni ideologiche dell’articolo, ma non sono così tranchant come i commenti precedenti. Sul tema Covid ho una posizione molto “prudenziale”, ma condivido il timore generale espresso dall’articolo, ovvero che l’attuale società inneschi un condizionamento mentale negli individui. Io per esigenze professionali, ed anche per piacere personale, leggo diversi quotidiani e  periodici e assisto a numerosissimi dibattiti in TV: pero’ mi rendo conto io per primo che occorre una capacità di selezione e di analisi molto accurata, altrimenti si rischia di venir trascinati nelle idee dalla corrente di un fiume preconfezionato. Proprio per questo motivo, tendo a leggere giornali del campo politico avverso al mio: è un escamotage che suggerisco, perché spinge inevitabilmente a riflettere sulle proprie convinzioni in merito ai vari fenomeni, mentre se si leggono solo testate della propria parte non si fa altro che trovare conferma delle idee già elaborate genuinamente in prima persona (cioe’ non si alimenta quindi la propria capacità di analisi). PS: io sono un gran appassionato degli articoli della Rivista della Montagna, ma che c’entrano qui? Questa partizione, Totem e Tabù, è dedicata a temi non di montagna… Buona domenica a tutti e… nel dubbio statevene tranquilli in casa! Ciao.

  41. 4
    Giorgio Daidoka says:

    Siamo davvero al delirio distruttivo, l’unica speranza è che da questo vecchio mondo malandato, stanco, perfido, stupido e senza prospettive ne nasca uno migliore, un mondo ovviamente senza di noi.

  42. 3
    renato says:

    Condivido i 2 commenti precedenti .Credo che,  “per riempire” questo spazio ci siano molti articoli più congrui, magari di argomento alpino ( anche , orrore !! sulla Rivista della Montagna ) . 
    PS: però, se “questa società” riesce ancora a dare una pedata nel sedere a Donald Trump, forse non è così vicina al suicidio …
    Renato

  43. 2
    Nicolò says:

    A mio avviso: i troppi aggettivi connotano come l’intervento sia più ideologico – fiabesco direi – che basato sull’analisi della realtà. Sul tenore di “la sua gestione è controversa, indi per cui il fenomeno non esiste”. 

  44. 1
    Roberto Pasini says:

    Sono una persona che cerca di mantenere un approccio critico e di applicare con buon senso alcune regole di responsabilità collettiva. Ho trovato questo articolo offensivo nei confronti delle persone come me. Forse avrei dovuto non leggerlo ma la curiosità mi ha fregato. Mi ha profondamente irritato in una domenica come questa che vede molta ansia, preoccupazione e sofferenza intorno a me e che a mio parere richiederebbe solidarietà, nervi saldi e buon senso. Difendo la libertà di pensiero ma trovo inopportuna la sua pubblicazione oggi. Opinione personale ovviamente. Con educazione, senza urlare (ma sinceramente vorrei gridare “Basta”) esprimo il mio profondo dissenso in proposito. Ognuno, in libertà fa le sue scelte, e se ne assume le conseguenze. Io faccio le mie. Saluto e dico dunque arrivederci agli interlocutori con i quali ho avuto il piacere di scambiare idee, informazioni e anche ogni di scherzare piacevolmente. Ciao, riguardatevi e siate prudenti, ho visto con i miei occhi che non è uno scherzo o una passeggiata, anche quando non porta a conseguenze estreme. 

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